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sabato 24 giugno 2023

La Chiesa sinodale, continuatrice della “Chiesa dei poveri” della Teologia della liberazione

Continuiamo a proporvi importanti e qualificati contributi sull’«Instrumentum laboris» per la Prima Sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, reso noto martedì pomeriggio (su MiL QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUIQUI, QUI e QUI).
Di seguito riportiamo l’articolo di Julio Loredo, pubblicato sul sito dell’associazione Tradizione, Famiglia, Proprietà - TFP.

L.V.


È finalmente uscito l’Instrumentum laboris che chiude la tappa di consultazione del Sinodo sulla sinodalità convocato da Papa Francesco. Da qui si passerà alla fase successiva, per la quale sono previste due assemblee generali a Roma: la prima nell’ottobre 2023, e la seconda nell’ottobre 2024.

La lettura del documento non è un’esperienza gradevole. Bisogna armarsi di molta pazienza e coraggio per riuscire a districarsi in mezzo a un testo quasi ermetico, zeppo di neologismi e di concetti comprensibili solo da qualche addetto ai lavori. Il Documento parla del bisogno di un “rinnovamento del linguaggio ecclesiale” per “rendere accessibile e attraente per gli uomini e le donne il mistero che la Chiesa annuncia” (n. 60). A me sembra che il risultato sia stato l’esatto contrario.

Fra i molteplici quesiti che il Documento solleva, mi preme rilevarne uno, forse non centrale ma comunque degno di nota: la “Chiesa sinodale” proposta da Papa Francesco si presenta come la continuatrice della “Chiesa dei poveri” voluta dalla Teologia della liberazione (TdL), biasimata da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI.

Per la TdL, i “poveri”, e più genericamente gli “oppressi”, sono il principale locus theologicus, cioè i destinatari privilegiati della Rivelazione e, di conseguenza, la fonte principale della teologia.

Spiega il teologo della liberazione spagnolo Jon Sobrino: “Lo spirito di Gesù è nei poveri. (…) La storia di Dio passa sempre attraverso i poveri, lo spirito di Gesù acquista carne storica nei poveri, e solo dalla loro realtà noi possiamo vedere il corso che, secondo Dio, la storia avrà. (…) I poveri sono il vero locus theologicus per la comprensione della verità e della prassi cristiana” [1].

Nella TdL originale, il concetto di “povero” coincideva col “proletario” marxista, cioè quelli che, privati dalla proprietà dei mezzi di produzione, erano oppressi dalle classi dirigenti. Il principale compito dei fedeli impegnati nel movimento della TdL sarebbe, dunque, di organizzare tutti gli “oppressi” nella Chiesa, conducendoli alla lotta dialettica contro le strutture ecclesiastiche “oppressive”, salvo poi realizzare identica rivoluzione in campo temporale. L’associazione di tali fedeli sarebbe la “Chiesa popolare” o “Chiesa dei poveri”.

L’Instrumentum laboris del Sinodo sulla sinodalità assume questo concetto fondamentale della TdL, affermando che il “discernimento” per costruire la nuova Chiesa sinodale deve “partire da quello dei poveri e degli esclusi” (n. 54). Continua il Documento: “In una Chiesa sinodale, i poveri, nel senso originario di coloro che vivono in condizioni di indigenza e di esclusione sociale, occupano un posto centrale. Sono destinatari di cura, ma soprattutto portatori di una Buona Notizia che l’intera comunità ha bisogno di ascoltare: da loro la Chiesa ha innanzi tutto qualcosa da imparare” (n. B,1,1,a).

Il Documento vaticano richiama inoltre i cristiani “a essere strumenti di Dio per la liberazione e la promozione dei poveri. Questo comporta anche la disponibilità a prendere posizione a loro favore nel dibattito pubblico, a prestare la voce alle loro cause, a denunciare le situazioni di ingiustizia e discriminazione, senza complicità con coloro che ne sono responsabili” (n. B,1,1,e).

Dagli anni Ottanta del secolo scorso, però, i teologi della liberazione avevano già cominciato ad ampliare il concetto marxista di “povero” – cioè il materialmente bisognoso – per includere qualsiasi categoria che si senta in qualche modo “oppressa”: donne, indigeni, gente di colore, omosessuali e via dicendo. Allargando il concetto di “povero”, il Documento Finale del Congresso ecumenico di teologia, tenutosi a San Paolo del Brasile nel 1980 e dedicato all’ecclesiologia della TdL, affermava: “[I poveri] sono le classi sfruttate, le razze oppresse, le persone che qualcuno vorrebbe restassero anonime o assenti dalla storia umana” [2].

Nei documenti preparatori del Sinodo troviamo identici concetti. Per esempio, il Documento latinoamericano, espressione della corrente minoritaria della Teologia della liberazione, afferma: «È importante che nel processo sinodale si abbia il coraggio di sollevare e discernere grandi temi spesso dimenticati o messi da parte, e di andare incontro all’altro e a tutti coloro che fanno parte della famiglia umana e sono spesso emarginati, anche nella nostra Chiesa. Diversi appelli ci ricordano che, nello spirito di Gesù, dobbiamo ‘includere’ i poveri, le comunità LGTBIQ+, le coppie in seconda unione, i sacerdoti che vogliono tornare alla Chiesa nella loro nuova situazione, le donne che abortiscono per paura, i prigionieri, i malati. Si tratta di camminare insieme in una Chiesa sinodale che ascolti tutti i tipi di esiliati, in modo che si sentano a casa, una Chiesa che sia un rifugio per i feriti e gli spezzati» [3].

Pure l’Instrumentum laboris raccoglie questi concetti: “I Documenti finali delle Assemblee continentali menzionano spesso coloro che non si sentono accettati nella Chiesa, come i divorziati e risposati, le persone in matrimonio poligamico o le persone LGBTQ+. Rilevano altresì (…) forme di discriminazione a base razziale, tribale, etnica, di classe o di casta, presenti anche nel Popolo di Dio” (n. B,1,2,ab).

Ciò non fa altro che ripetere quanto proposto nel Documento di lavoro per la tappa continentale del Sinodo: «Tra coloro che chiedono un dialogo più incisivo e uno spazio più accogliente troviamo anche coloro che per diverse ragioni avvertono una tensione tra l’appartenenza alla Chiesa e le proprie relazioni affettive, come ad esempio: i divorziati risposati, i genitori single, le persone che vivono in un matrimonio poligamico, le persone LGBTQ, ecc.» [4]. Si tratterebbe di “allargare lo spazio della tenda” per “includere” nella Chiesa queste “minoranze emarginate”.

In questo senso, la “Chiesa sinodale” proposta da Papa Francesco si presenta come continuatrice della “Chiesa dei poveri” auspicata dalla Teologia della liberazione.

Note

[1] Jon Sobrino, Ressurreição da Verdadeira Igreja. Os Pobres, Lugar Teologico da Eclesiologia, Edições Loyola, São Paulo 1982, p. 102.

[2] Final Document, in The Challenge of Basic Christian Communities, a cura di Sergio Torres e John Eagleson, New York, Orbis Books, 1981, p. 232.

[3] CELAM, Síntesis de la Fase Continental del sínodo de la sinodalidad en América Latina y el Caribe, n. 65. https://www.synod.va/content/dam/synod/common/phases/continental-stage/final_document/celam.pdf

[4] “Allarga lo spazio della tua tenda”, Documento di lavoro per la tappa continentale, n. 39 https://www.synod.va/content/dam/synod/common/phases/continental-stage/dcs/Documento-Tappa-Continentale-IT.pdf

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