mercoledì 1 ottobre 2014

Pellegrinaggio di Montenero : lo splendore della Liturgia nella devozione mariana

Cordialiter ha pubblicato oggi il Comunicato ( corredato da alcune belle foto) dell'Associazione Cristo Re di Livorno sul VII Pellegrinaggio Regionale Toscano al Santuario della Madonna di Montenero. 
Ci congratuliamo ancora una volta con i bravi Organizzatori dell'iniziativa che è diventata una bella realtà da ascrivere nelle più belle pagine della devozione mariana di stampo tradizionale. 


Finalmente il sole ed il bel tempo hanno ripagato dei sacrifici imposti l’anno scorso da un violento acquazzone: alla partenza della Funicolare di piazza delle Carrozze a Montenero Basso i primi pellegrini si son ritrovati già dalle ore nove per poi partire sulla ripida salita in circa centocinquanta con le insegne, gli stendardi e le bandiere ma soprattutto col rosario in mano: ha così inizio il VII Pellegrinaggio Toscano. 
La salita breve ma decisa, ha visto la pia processione guidata dal Canonico Don Joseph Luzuy dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote che a Livorno ha un attivo Apostolato, supportato dal Diacono don Roberto Donati di Firenze; una particolare intenzione di preghiera è stata dedicata ai Frati e alle Suore Francescani dell’Immacolata, realtà presente in Toscana ed al Pellegrinaggio tradizionale fino a poco tempo fa ma recentemente “evaporata” con sconcerto e grave danno per i fedeli. 
All’arrivo in Basilica i partecipanti raggiungevano le quattrocento presenze con la chiesa letteralmente strapiena anche nelle cappelline laterali. 
 E’ dunque iniziata la S. Messa solenne celebrata dal Padre Stefano Bertolini, oratoriano ed esorcista nella Diocesi di Prato, assistito dal Canonico Don Federico Maria Pozza che ha fatto da diacono con un confratello dell’ICRSS, che fungeva da suddiacono; in trono ha assistito S.E.Rev.ma Mons. Alberto Silvani, Vescovo di Volterra che ha tenuto una bellissima e precisa omelia sul tema della complementarietà tra contemplazione e carità attiva paragonando l’anima all’eremita e il corpo all’eremo. 
Il monastero che si separa dal mondo e sembra escludersene, ha affermato il Vescovo della Città dell'alabastro, in realtà è stata l’ossatura e la struttura portante della civiltà europea, traslando così naturalmente sulla vita concreta i benedici di un’esistenza tutta tendente alle cose dello spirito. 
Ogni anno la presenza di un Vescovo toscano sta a sottolineare l’attenzione e la cura per le istanze dei fedeli legati alla Tradizione. 
Terminata la solenne liturgia con la lettura della concessione dell’Indulgenza Plenaria accordata dal S. Padre a tutti i partecipanti al Pellegrinaggio, molti dei pellegrini si sono trattenuti nella foresteria del Santuario della Patrona della Toscana per pranzare assieme dopo la benedizione impartita da Mons. Valentino Miserachs Grau, presente dall’inizio del Pellegrinaggio e invitato dal Coordianemto Toscano a tenere una conferenza molto interessante sulla bellezza nella Musica Sacra ed un ricordo del Cardinal Domenico Bartolucci, illustre compositore toscano recentemente scomparso. 
Il Preside emerito del PIMS ha magistralmente esposto la sua analisi della situazione in cui attualmente versa la musica di chiesa lamentando oltre la mancanza di vera Arte nelle attuali composizioni “sacre”, la eccessiva mondanizzazione contro la quale tuona sovente Papa Bergoglio...

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Pellegrinaggio Straordinario "Populus Summorum Pontificum" 2014: ecco il volantino




martedì 30 settembre 2014

Contributo di Mons. Gherardini sul Beato Pio IX




Omaggio a Pio IX


29 settembre 2014, San Michele Arcangelo


Disputationes Theologicae volendo onorare il Beato Pio IX in questo mese di settembre (il 3 è la data della sua beatificazione e il 20 settembre è la data della croce più dolorosa del Pontificato, l’occupazione di Roma), ha posto alcune domande a Mons. Brunero Gherardini, per lunghi anni Postulatore della Causa di beatificazione del grande Pontefice marchigiano.


1) Disputationes Theologicae: Il sacerdozio cattolico davanti alla facile tentazione liberale. Un dramma moderno vissuto anche dal Beato Pio IX?

Il sacerdozio cattolico può sempre essere esposto alla “tentazione liberale” seppure in forme diverse, ma è particolarmente a partire dal Settecento illuminista che il clero cattolico è avvicinato e talvolta sedotto dalle “Lumières”. I fattori da valutare sono molteplici, un generale rilassamento su posizionamenti culturali mondani, un malinteso senso dell’esercizio e del prestigio dell’autorità ecclesiastica, una crisi della formazione, la stagnazione degli studi tomistici, seppur con delle lodevoli eccezioni, producono un indebolimento dell’identità cattolica che talvolta cede alle infiltrazioni del giansenismo o del sensismo, ma soprattutto del razionalismo. Pio IX vive in un periodo post-rivoluzionario, che nonostante la Restaurazione (o forse anche a causa di una Restaurazione condotta male) è percorso da una messa in discussione dei punti fermi del passato e da una volontà, talvolta sincera, di conciliare il cattolicesimo con le istanze di rinnovamento presenti nel secolo. Di per sé l’istanza di rinnovamento, specie in un’epoca che vive una certa stanchezza, non è sempre da riprovare, il problema è che i nemici della Chiesa... [continua a leggere]

Editoriale "Radicati nella fede" - Ottobre 2014

E' IL PASSATO
CHE GIUDICA IL PRESENTE

 
 
  “I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti”. 

 Chi oserebbe oggi parlare così nella Chiesa? Chi avrebbe il coraggio di ripetere queste parole di Papa San Pio X, di cui cade quest'anno il centenario della morte? Le scrisse nella lettera “Notre charge apostolique”, del 1910, indirizzata ai vescovi e arcivescovi di Francia. Certo, S. Pio X lì tratta della concezione secolarizzata della democrazia, ma queste parole possono benissimo riferirsi anche alla situazione della Chiesa, avvelenata oggi al suo interno da una medesima secolarizzazione

 Veniamo spesso accusati, da coloro che non capiscono le scelte operate da noi in questi anni, di essere dei patetici cristiani che guardano al passato, mentre occorre vivere la Chiesa del presente. Anche tra coloro che amerebbero un po' più di tradizione nell'azione della Chiesa, tra i “conservatori timidi” per intenderci, l'imbarazzo è quello di non passare per tradizionalisti, uomini cioè troppo ancorati all'antico. 

 Invece per noi è chiaro che il passato deve prevalere sul presente, in modo netto.

 È il passato che giudica il presente della Chiesa e non il presente della Chiesa che giudica il passato. 

 Semplicemente perché all'origine c'è Gesù Cristo Nostro Signore, è lui il Capo della Chiesa, la Chiesa è il suo Mistico Corpo. E Cristo ci viene dal passato: la conoscenza di Lui, la Rivelazione divina, la sua Grazia anche, agiscono nel presente ma ci sono consegnate dal passato, dalla ininterrotta trasmissione di verità, santità e grazia, che dagli Apostoli giunge fino a noi attraverso quel processo che si chiama Tradizione.

 Potremmo senza il passato essere Cattolici? Conosceremmo Cristo senza questa comunicazione con il passato? Avremmo i sacramenti, se non ci fossero consegnati dalla Tradizione Apostolica, che ci àncora al passato con certezza? Senza il sacerdozio che ci viene dalla successione apostolica, che ci unisce con certezza al passato e cioè a Cristo, avremmo ancora i sette sacramenti con la grazia che salva? 

 No di certo! Una Chiesa del solo presente sarebbe una non-chiesa, una pura falsità inventata dagli uomini; una vuota casa umana fatta di parole senza Dio.
 
  Cristo e la sua grazia ci sono dunque continuamente consegnati dal passato della Chiesa, perché il presente sia il tempo della salvezza. 

 Per questo, e non per un gusto personale, vogliamo che sia il passato a giudicare il presente della Chiesa, guidando tutti i giudizi necessari a compiere scelte giuste che evitino mortali errori.

 Per sapere se stai pensando e agendo in modo cattolico, devi guardare a ciò che nel passato la Chiesa ha insegnato e fatto. A ciò che, nei secoli, nella Chiesa si è mantenuto costantemente, portando frutti di bene. Altrimenti cadrai nell'errore degli eretici che hanno perso Cristo. 

 L'alternativa a questo prevalere del passato sul presente, sarà una nuova religione fondata su un “Cristo carismatico” che dipende dal tuo modo di sentire del momento, che dipende dal tuo sentimento; e il tuo sentimento dipende infine dalla mentalità comune che il potere di questo mondo impone.

 Hanno fatto così tutti gli eretici della storia della Chiesa, hanno fatto così i Protestanti, volendo stare con Cristo negando tutto il passato della Chiesa, giudicandolo negativamente. E Cristo lo hanno perduto. 

 È il male del cattolicesimo diffusosi oggi in mezzo a noi. Un cattolicesimo che usa il presente della Chiesa per condannare il suo passato.

 Anche i famosi “mea culpa”, con cui anni fa' il Sommo Pontefice domandò perdono per le colpe dei cristiani nella storia, furono usati ideologicamente come condanna della storia della Chiesa: oggi un normale cristiano è portato a pensare che la vera Chiesa di Cristo è quella di oggi, mentre nel passato c'è una Chiesa che deve farsi perdonare quasi tutto quello che ha fatto. 

 Così si è sovvertito l'ordine della verità e si è introdotta una logica falsa e non cattolica, quella del presente che giudica il passato: il contrario della Tradizione.

 La Tradizione resta una delle fonti della Rivelazione assieme alla S. Scrittura; e la Tradizione implica la venerazione del passato della Chiesa, e chi lo nega non è più cattolico. 

 La mentalità comune oggi è di fatto il ribaltamento della logica cattolica: ti permettono di infangare il passato della Chiesa con una facilità estrema e con una ignoranza estrema; anzi, se lo fai ti lodano pure, perché dimostri di essere un cristiano adulto che ripensa criticamente la sua fede; mentre il presente della Chiesa non puoi azzardarti a giudicarlo, pena l'essere accusato di disobbedienza e scisma.

 Che strana questa non-logica della Chiesa ammodernata: l'unico pericolo di scomunica grava su coloro che si permettono di valutare ciò che sta accadendo nel presente della Chiesa. Il mea culpa lo puoi fare battendo il petto dei cristiani di un tempo, ma non puoi farlo sul tuo petto di cattolico del presente.

  Sono invece gli Apostoli, sono i Padri della Chiesa, sono i Papi e i Concili dogmatici di duemila anni di Cristianesimo, sono i santi della cristianità a giudicare il nostro presente: in una parola è Cristo con il passato della Chiesa a giudicarci. 

 Per lo stesso preciso motivo, diciamo che è la Messa della tradizione che giudica il disastro liturgico di oggi.

 È la Messa del passato che giudica quella in circolazione oggi e non la accetta. Non è la Messa antica che deve chiedere timidamente il permesso di essere giudicata e tollerata dalla Messa di oggi. Sono i frutti di santità prodotti dalla Messa antica a giudicare lo sgretolamento della presenza cristiana nel mondo, causato anche da una riforma liturgica che non ti permettono di giudicare.

“Un Sacerdote che parlerà contro le sette potrà essere dichiarato razzista e imprigionato”


Patriottismo e religiosità non sono e non debbono essere in contrasto specie quando sono in pericolo il futuro dei giovani e la civiltà cristiana.
In questa prospettiva d'imminente pericolo si inquadra l'appello del Metropolita Ortodosso di Kalavryta e Aigialeia ( Grecia) : un grido d'allarme per  il cancro mondialista, globalizzante e progressista che sta corrodendo   la civiltà cristiana d'occidente . 
Lo prendiamo  come esempio di vera sollecitudine pastorale che ora sarebbe  impensabile traslare nella nostra "casa cattolica". 
Un Vescovo Cattolico, che sia italiano, francese, spagnolo, tedesco, ecc., riesce attualmente a mettere in guardia i suoi fedeli sui pericoli reali che il suo gregge corre senza  "risultare disobbediente " alla presunta "collegialità" ed alle conseguenti  "linee" imposte dalla burocrazia clericale delle potenti Commissioni  delle Conferenze Episcopali, regionali, nazionali e pluri-nazionali ? 
Nell'Omelia della Messa di ieri celebrata  nella Cappella Domus Sanctae Martae il Santo Padre ha fatto riferimento alla preghiera esorcistica composta da Leone XIII nel 1896 :  « per recitare quella preghiera antica ma tanto bella all’arcangelo Michele, perché continui a lottare per difendere il mistero più grande dell’umanità: che il Verbo si è fatto uomo, è morto ed è risorto». Perché «questo è il nostro tesoro. E all’arcangelo Michele chiediamo di continuare «a lottare per custodirlo».  
A tal proposito si inquadra l'iniziativa  dei Vescovi delle Filippine che hanno invitato  i sacerdoti ed i religiosi delle Diocesi dell’arcipelago a recitare la  preghiera a San Michele Arcangelo, composta da papa Leone XIII  al termine  di tutte le Sante Messe. 
Iniziative simili atte al   Ripristino della Preghiera a S. Michele Arcangelo  sono attive presso comunità e singoli fedeli. 
Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio; contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium.

Επίσης, σε μας τους αμαρτωλούς


"I vostri figli saranno schiavi dei Musulmani"

Il Metropolita greco Amvrosios di Kalavryta e Aigialeia – vescovo secondo la gerarchia cristiano ortodossa – ha alzato la sua voce contro la “legge anti-razzista” che il governo della troika sta approvando in Grecia. 
Una legge liberticida molto simile alla Mancino. 
Con l’entrata in vigore della legge anti-razzista, tutti quelli che parlano a favore della patria e del patriottismo rischierebbero il carcere”, ha tuonato. 
Un sacerdote che parlerà contro le sette, potrà essere dichiarato un razzista e imprigionato,” ha detto. 
 “Presto diventeremo stranieri nel nostro paese. Non so se vivrò per vedere questi tempi, ma i bambini potranno essere schiavi dei musulmani. La Grecia sta scomparendo, la fede sta scomparendo… Mantenere la fiamma della patria e della fede. La globalizzazione non sta più bussando alle nostre porte – è già entrata nella nostra casa". ha concluso. 
Questo è un uomo di religione. 
Un difensore dell’ordine naturale delle cose, contro l’avanzata di una dilagante entropia.


Fonte : Voxnews

Ferrara: Fraz. Pescara Santa Messa in rito antico tutti i martedì

 Comunicato

Movimento Liturgico Benedettiano Ferrara 
Aderente al Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum




Si comunica che a partire da Martedi 7 ottobre p.v. 
Presso la Parrocchia di
Pescara di Ferrara
 tutti i martedi’ alle ore 19
sara’ celebrata la S. Messa Tridentina
preceduta alle 18.30 dalla recita del Santo Rosario.

lunedì 29 settembre 2014

L'antipapismo di Antonio Socci: la mossa disperata di un cattolico conciliare



E' probabilmente una deformazione tutta moderna quella di chi sostiene, nei fatti più che nelle dottrine, l'assoluta indefettibilità dei Sommi Pontefici, nelle interviste ai quotidiani come nel sostegno politico a questo o quel paese in guerra, nei commissariamenti degli ordini religiosi fino ai siluramenti dei cardinali di Curia... Tutto è giusto, tutto è santo, tutto è indiscutibilmente la scelta migliore possibile...
Ovviamente questo atteggiamento "culturale", anche i cortigiani infatti, sia pur in tono minore, possono fare cultura, non ha nulla a che vedere nè con il Dogma dell'infallibilità, nè con il Cattolicesimo tout court.  
Eppure... Così stanno purtroppo le cose in molte teste di persone, magari ottime,  specialmente in Italia. Si tratta quasi sempre di articolisti od ecclesiastici considerati conservatori, benpensanti, poco avvezzi ad usare la ragione, che pure hanno in abbondanza, ma assai abili nell'arte oratoria dell'arrampicata...
Il "normalismo" però, quando supera i limiti umani della resistenza, espone talvolta a rischi preoccupanti.
Già in passato, ad esempio, mi sono soffermato a riflettere sui legami, apparentemente incomprensibili, fra normalismo e sedevacantismo. Questi due orientamenti, in un certo senso opposti, derivano tuttavia entrambi da quella convinzione, completamente infondata, dell'assoluta indefettibilità pontificia, in ogni manifestazione pubblica o privata della persona Papa.
I primi, in altre parole, si arrampicano sui vetri all'inverosimile per tentare di far quadrare sempre il cerchio: ogni dichiarazione, ogni starnuto, ogni pillola di Misericordina elargita, che so, a padre Manelli..., è sempre in continuità con i predecessori, con la Tradizione, con la Chiesa di sempre...
I secondi invece, convintissimi comunque anch'essi dell'assoluta indefettibilità, ma constatando, per il principio di identità e non contraddizione,  l'impossibilità concreta di conciliare determinate posizioni con la Dottrina, decidono  semplicemente che il Papa non c'è e la Sede è vacante. 
Il mio ragionamento è ovviamente estremamente sintetizzato: non è questo del resto l'argomento principale che voglio affrontare in questo articolo. 
E dove voglio allora arrivare? Ecco subito il nocciolo.
Oggi lo scenario sembra arricchirsi di una nuova posizione intermedia: con l'uscita infatti del nuovo volume di Antonio Socci "Non è Francesco" si affaccia una tendenza, sempre comunque figlia dell'indefettibilità papale assoluta, che potremmo definire "antipapismo".
In cosa consiste nella sua essenza? L'elezione di Papa Francesco sarebbe nulla ma... ciò non porterebbe il Socci al sedevacantismo per il semplice motivo che il predecessore di Bergoglio è ancora in vita e quindi sarebbe lui il vero Sommo Pontefice.
A sostegno di questa tesi il Socci porta, almeno a quanto sembra prima di aver letto il libro, argomentazioni tutto sommato abbastanza inconsistenti: una supposta votazione in più, la talare bianca che Ratzinger continua ad indossare, qualche speculazione araldica sullo stemma del "Papa Emerito", qualche elucubrazione sulla formula utilizzata nella dichiarazione delle dimissioni... Un po' pochino anche per un giornalista non propriamente esperto in Diritto Canonico.
Il fenomeno Socci apre tuttavia una breccia, piuttosto inattesa ma indubbiamente reale, nel fronte del conciliarismo più o meno conservatore. Egli infatti non perde occasione di magnificare i gesti ed il Magistero di Giovanni Paolo II, il Papa di Assisi, dei polli scannati sugli altari, del bacio al Corano, dei "mea culpa" per le Crociate e l'Inquisizione. Non contesta minimamente i documenti del Concilio Vaticano II, ama la liturgia sciatta del nuovo Messale, segue le Apparizioni carismatiche di Medjougorje, incensa regolarmente la figura di don Giussani. Un cattolico conciliare dunque a tutti gli effetti.
Eppure... di fronte all'irruzione sulla scena vaticana del Vescovo di Roma Bergoglio... anche un ciellino conciliarista come Socci rimane sgomento. Lo scatto in avanti è troppo violento, troppo evidente il contrasto con i predecessori più immediati, troppo stridente la discontinuità del suo presunto Magistero.  
Ed ecco che il buon Socci, che, bisogna ammetterlo, è comunque una persona intellettualmente onesta, non ci si ritrova più e cerca disperatamente una via di fuga che possa farlo uscire dal dramma teologico dell'attuale situazione ecclesiale. Pensa che ti ripensa... il nostro scrittore non trova di meglio che rifugiarsi nell'anticamera di una sorta di neo-sedevacantismo conciliare.
Posizione francamente debole, anzi debolissima. Oggi, tanto per fare un esempio, Socci può infatti ancora più o meno sostenere che il vero Pontefice continuerebbe ad essere Benedetto XVI. Ma..., cosa succederebbe, facendo i debiti scongiuri, alla morte di Papa Ratzinger? 
E se, per continuare con le ipotesi tutt'altro che di scuola, il successore di Bergoglio riconoscesse il suo predecessore argentino e si impegnasse a proseguirne l'opera di smantellamento del Cattolicesimo?
Cosa farebbe Socci in tale situazione?
E se infine il medesimo Benedetto XVI, come ha abbondantemente dimostrato nei mesi scorsi, riconoscesse esplicitamente di non avere alcuna intenzione di opporsi alla potestà di Bergoglio e di non sentirsi depositario di alcun munus?
Le domande potrebbero continuare ancora a lungo. Occorre comunque, a conclusione di questo articolo,  ipotizzare almeno qualche risposta plausibile.
A mio parere non ci sono scappatoie di sorta se non quelle offerteci dalla sana Dottrina e dalla storia della Chiesa. In poche parole: ci sono sempre stati Papi ottimi, buoni, mediocri e pessimi.
Quelli negativi sono stati inflitti ai cristiani sicuramente a causa dei loro peccati.
I Pontefici pessimi lo sono stati non solo per motivi di vita morale ma anche, seppur in misura minore, per incertezze ed errori nel loro insegnamento magisteriale (Papi Vigilio, Liberio, Giovanni XXII ecc.)
I santi, come S. Atanasio o S. Caterina da Siena, in quelle circostanze non hanno quasi mai contestato la legittimità dell'elezione ma si sono semplicemente opposti agli errori e impegnati affinchè i medesimi Pontefici potessero riconoscerli e correggerli.
Perchè dunque oggi non dovrebbe essere così? Perchè oggi i Papi possono essere soltanto o tutti santi o non Papi? Un po' di buon senso allora, unito alla preghiera, ci sarà certamente di grande aiuto nella lettura di questi anni tribolati della storia ecclesiale contemporanea.

Marco BONGI

domenica 28 settembre 2014

L’Opera Familia Christi e Mons. Giuseppe Canovai

L’Opera Familia Christi – Associazione di Fedeli nata a Tivoli il 17 settembre 1937 – è stata fondata dalla professoressa Tommasina Alfieri, raccogliendo l’ispirazione e la paternità sacerdotale del Servo di Dio Mons. Giuseppe Canovai
Questi ne è stato l’anima e ha dato per essa, con larghissima generosità, le ricchezze del suo spirito, del suo cuore, della sua intelligenza, offrendo ad essa il meglio della sua preghiera e della sua sofferenza, fino all’oblazione della propria vita. 
Inizialmente denominata Opera “Regina Crucis” ed aperta alla sola partecipazione femminile, l’associazione ricevette la prima approvazione canonica a Tivoli, dove la Signorina Alfieri abitava, dal vescovo Mons. Domenico della Vedova, il 1° gennaio del 1938. Dopo la distruzione di questa sede e la conseguente dispersione dei suoi membri, in seguito agli eventi bellici legati alla Seconda Guerra Mondiale, l’Opera fu ricostituita con il nome di Familia Christi dalla stessa Alfieri nel 1948 a Roma. 
Per la peculiarità dell’identità romana che contraddistingueva l’Opera e per l’unicità dei caratteri che da tale sede derivano, i Fondatori desiderarono sempre radicare nell’Urbe la loro Opera, trovando in essa il terreno migliore ed originale del loro apostolato. 
E’ infatti qui che il Servo di Dio Mons. Canovai l’aveva da sempre pensata e desiderata a Roma l’Opera fu aperta anche ad una partecipazione maschile mantenendo tuttavia immutato il proprio ideale. 
Nel frattempo, nel 1942, Mons. Canovai moriva in Argentina, dove era stato inviato nel 1939 quale Uditore di Nunziatura: di lì non aveva mancato di continuare a seguire ed indirizzare la sua Opera con continua vigilanza ed incessante zelo di padre. 
Dal 2000 l’Opera Familia Christi è riconosciuta quale Associazione privata di fedeli della Diocesi di Roma con decreto del 5 luglio 2000. 
Dal 1950 al 2000 si è impegnata specialmente nella formazione di laici a una Carità vissuta con serietà di intenti ed approfondimento dottrinale, guidandoli, in piena aderenza all’insegnamento della Gerarchia, a sostenere e vivificare il proprio impegno nel mondo, mediante una solida vita di preghiera e una solerte apertura al servizio ai fratelli, specialmente a quelli comunque sofferenti nell’anima e nel corpo. 
A tal fine, ha anche promosso la diffusione, mediante la propria Editrice “Centena”, degli scritti e del pensiero della propria fondatrice e di Mons. Canovai, nonché di altre esimie personalità del pensiero cattolico, quali il Card. Pietro Pavan e Don Luigi Bogliolo. 
A partire dal suo radicamento a Roma, l’Opera Familia Christi fu confermata nei suoi ideali e nelle sue attività anche dal beneplacito dei Successori di Pietro che rivolgevano parole di incoraggiamento per le attività che andavano svolgendosi dall’Opera e per il cammino di santità da essa proposto. 
Particolarmente care alla nostra Famiglia, per il valore profetico in esse contenuto, sono le parole rivolte nel 1951 dal Sostituto alla Segreteria di Stato, Mons.Giovan Battista Montini, a nome del Papa Pio XII, indirizzate alla stessa Signorina Alfieri: «L’ideale a cui cotesta nascente Opera aspira, quello cioè di portare in mezzo al mondo, con particolare preferenza per i ceti più popolari, la testimonianza viva e costante che il Cristianesimo è carità (…) risponde senza dubbio alle esigenze della società moderna, e mostra comprensione profonda delle inesauste ricchezze del Vangelo, divino codice della carità», per cui Sua Santità «con particolare compiacimento ha rilevato come la Familia Christinel breve ed iniziale periodo della sua esistenza, ha già conseguiti buoni frutti (…). Il Santo Padre confida che tale nobile slancio non conoscerà soste, ma sarà continuamente proteso verso orizzonti sempre più vasti e verso nuove apostoliche conquiste». [Lettera G.B.Montini alla Sig.na Alfieri, 22 gennaio 1951, Vaticano; prot. N. 237417] 
Divenuto Pontefice con il nome di Paolo VI, lo stesso volle confermare tutta la propria stima all’Opera e mantenere rapporti di amicizia e fiducia con la signorina Alfieri. 
Tra le speciali e riservate missioni che il Pontefice volle personalmente affidare alle sue cure, ve ne fu una che, con esortazione scaturita direttamente dalla sua viva parola, volle fosse custodita dall’intera Opera Familia Christi: che almeno in essa, nonostante ogni indirizzo contrario esterno, si conservasse sempre la cura per la tradizione liturgica romana, in maniera speciale nell’uso della lingua latina, del canto gregoriano e della polifonia sacra. Inoltre l’Opera ha zelato l’avvio e il sostegno della Causa di Canonizzazione di Mons. Canovai, in qualità di “ponente della causa”, al fine di farne conoscere l’eccezionale figura di Sacerdote e il trascinante esempio di amore a Cristo e alla Chiesa. 
Per il progresso spirituale dei suoi membri, la Fondatrice ha acquisito per la Familia Christi un antico Convento, l’Eremo S.Antonio alla Palanzana, nelle vicinanze di Viterbo, che, mirabilmente ripristinato e restaurato, viene utilizzato per le giornate di spiritualità a cadenza mensile e gli esercizi spirituali che caratterizzano la vita dell’Opera durante lo scorrere dell’anno liturgico nei suoi tempi forti. 
L’Eremo si presenta quale luogo ideale per la realizzazione deimomenti di vita comune degli affiliati, nonché di quanti desiderino raccogliersi in un luogo dove gli ambienti, la storia di santità e sacrificio, l’accoglienza sollecita e fraterna, elevino l’animo e confortino al progresso spirituale. 
La Familia Christi prosegue oggi le sue attività di formazione cristiana ed apostolato cattolico rivolgendo a quanti desiderano avvicinarsi ad essa una proposta formativacaratterizzata dal servizio di Dio nel culto e nella lode, nella formazione spirituale personale e comunitaria, nelle opere di carità spirituali e materiali che da sempre hanno caratterizzato questa Famiglia nel solco della Tradizione della Chiesa. 

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Fonte : MUNIAT INTRANTES CRUX DOMINO FAMULANTES

Convegno ad ottobre al Priorato della Madonna di Loreto della Fraternità San Pio X.


S. Messa in suffragio di Pio XII celebrata dal Card. Burke nelle grotte di San Pietro

Con piacere diamo notizia di due eventi che si terranno a Roma in occasione dell'anniversario della morte di Papa Pio XII (9 ottobre 1958)
 
 2 ottobre 2014
Università degli Studi "G. Marconi" - Roma

Conferenza Internazionale alla vigilia dell'apertura degli archivi vaticani relativi agli anni del secondo conflitto mondiale 


 4 ottobre 2014
tomba di S. Pietro - Grotte Vaticane

 Santa Messa celebrata dal Card. R.L. Burke 
http://www.papapioxii.it/56-anniversario-della-nascita-al-cielo-di-pio-xii/).


Comunicato inviatoci da edazione di www.papapioxii.it, sito ufficiale della Causa di Canonizzazione di Pio XII

sabato 27 settembre 2014

Sancte Michaël Arcangele, defende nos in proelio



statua di san Michele nella grotta
del Santuario nel Gargano

San Michele Arcangelo, il comandante delle milizie celesti, il capo delle schiere angeliche fedeli a Dio Onnipotente, il vincitore della battaglia primordiale contro Lucifero e i suoi seguaci, raccontata nel capitolo XII dell'Apocalisse,  è sempre stato molto venerato dal popolo cristiano, sia in  Oriente che in Occidente.

Nel Messale Romano il suo nome è citato due volte nel Confiteor e nel rito di benedizione dell'incenso, mentre, in tempi più recenti, Papa Leone XIII inserì, dopo aver avuto una spaventosa visione, una speciale preghiera a San Michele dopo l'Ultimo Vangelo della S. Messa.  

Presso Roma, al settimo miglio della via Salaria, sorse probabilmente la prima basilica, oggi scomparsa,  a Lui dedicata.  

La sua costante protezione sulla Chiesa venne inoltre esercitata anche attraverso alcune apparizioni, risalenti principalmente al primo millennio della Cristianità. Le più importanti, fra queste manifestazioni straordinarie, avvennero certamente sul Gargano, in Puglia, nel periodo che andò dal 490 al 493 quando, secondo la Tradizione, egli richiese di essere onorato all'interno di una grotta ipogea dove venne poi ritrovato un altare non consacrato da mani umane. 

Un'altra famosa apparizione dell'Arcangelo risale all'epoca del  pontificato di San Gregorio Magno (590 - 604). In tale occasione il grande Papa, mentre infuriava una pestilenza, vide il Princeps Militiae Celestis sul tetto del mausoleo dell'imperatore Adriano, nell'atto di rinfoderare la sua spada fiammeggiante.

L'evento fu interpretato come il segno di una speciale protezione e, difatti, il contagio prontamente rientrò Da quel momento quindi il mausoleo fu rinominato, e così viene indicato ancor oggi, Castel S. Angelo.

In questa rapidissima panoramica sulle manifestazioni soprannaturali di San Michele non possiamo però dimenticare anche l'apparizione, risalente al 709, al Vescovo di Avranches Sant'Auberto. Tale episodio è all'origine del notissimo santuario di Mont Saint Michel in Normandia. La Tradizione racconta che l'Arcangelo avrebbe richiesto la costruzione di una chiesa, a lui dedicata, sulla piccola isola nel Canale della Manica. Ma il presule ignorò, per ben tre volte, il desiderio espresso e il comandante delle milizie divine, allo scopo di mostrare la sua potenza, gli bruciò il cranio toccandolo con un dito, e producendo un foro circolare che tuttavia lasciò in vita l'ecclesiastico. Ancor oggi il capo forato di S. Auberto è conservato, in un reliquiario, all'interno del santuario normanno. 

LE ORIGINI DELLA SACRA

Sappiamo con certezza che già i Longobardi, convertitisi al Cristianesimo grazie alla loro regina Teodolinda (570 - 627), nutrivano una grandissima venerazione verso San Michele. Essi anzi attribuivano direttamente una loro vittoria militare dell'anno 662, contro l'imperatore bizantino Costante II, ad un suo intervento diretto sul campo di battaglia al fianco del re Grimoaldo.  

Il culto micaelico si diffuse dunque con grande rapidità nell'Italia settentrionale e qualche storico sostiene che forse la prima cappella dedicata all'Arcangelo sul monte Pirchiriano, che si trova all'imbocco della Val di Susa, potrebbe risalire proprio all'età longobarda. Non esistono però, in proposito, nè documenti scritti, nè testimonianze archeologiche precise.

Tutte le cronache giunte fino a noi, seppur frammentarie come per la maggior parte degli eventi così lontani nel tempo, fanno invece risalire la fondazione della Sacra agli ultimi anni del X secolo, in un lasso di tempo che va dal 966 al 983 circa.

Una fonte, riferita da un monaco Guglielmo che scrisse intorno al 1090, fa direttamente riferimento alla figura di San Giovanni Vincenzo (955 - 1000). Quest'uomo di Dio pare fosse stato in precedenza Arcivescovo di Ravenna per poi ritirarsi a vita eremitica sulle montagne della Val di Susa. La tradizione riporta che egli avrebbe desiderato costruire una cappella in onore dell'Arcangelo sul Monte Caprasio, vetta posta nel versante opposto della valle. 

I materiali raccolti però in vista dell'edificazione furono traslati miracolosamente sul Monte Pirchiriano ed il Santo Vescovo comprese così che quella doveva essere, per volontà celeste,  la collocazione del santuario più gradita a Dio.

Un'altra narrazione, riferita nella "Chronica Coenobii Sancti Michelis de Clusa" riferisce dell'arrivo del Vescovo di Torino Amizzone che trovò, come nel santuario garganico, un'altare dedicato all'Arcangelo già consacrato.

Ad ogni modo gli eremiti iniziarono a costruire un piccolo monastero e, fra gli architetti coinvolti, pare ci sia stato anche il celebre San Guglielmo da Volpiano (962 - 1031).

Prima furono edificate tre cappelle, che oggi fungono da cripta. La grande chiesa abaziale invece, per innalzare la quale fu necessario erigere un poderoso basamento in pietra alto ventisei metri, iniziò a svilupparsi intorno alla metà del XII secolo.   

Nei decenni successivi sorse poi un convento più grande, di cui oggi restano soltanto le imponenti rovine, che poteva ospitare varie decine di religiosi. Nacquero così anche la foresteria, il solenne scalone romanico che consentiva di salire sul basamento, officine e laboratori.

Da quest'epoca, fino al XVII secolo, si sviluppò altresì una specifica Congregazione Benedettina autonoma, non soggetta all'autorità dei vescovi del luogo, e sciolta, su richiesta dei duchi di Savoia, con una bolla di Papa Gregorio XV nel 1622.

Nel periodo successivo, e fino al 1836, l'amministrazione del santuario passò ai Canonici della Collegiata di Giaveno, una cittadina poco lontana, nella limitrofa Val Sangone.   

IL SALTO DELLA BELL'ALDA

Un'altro evento assai significativo, sebbene oggi considerato quasi unanimemente leggendario, ci è stato tramandato dallo storico piemontese P. Gallizia che ne parlò per primo nel 1699, sostenendo di aver udito il racconto da alcuni vecchi che avevano vissuto all'epoca dei fatti. 

Una giovinetta, di nome Alda, si era recata a pregare nella chiesa abaziale ma, all'uscita dal tempio, venne improvvisamente aggredita da alcuni soldati nemici che infestavano la zona. Ella, spaventata per quanto avrebbe potuto capitarle, si mise a correre lungo il muraglione di cinta e, giunta sulla torre angolare del medesimo, piuttosto di cedere alle angherie dei suoi aggressori, preferì gettarsi nel vuoto nel dirupo sottostante. Gli angeli le vennero però in aiuto, sostenendola miracolosamente durante la caduta e posandola dolcemente su un prato in fondo alla valle. 

Purtroppo la ragazza non seppe tuttavia far tesoro del favore celeste che aveva ottenuto. Ella si innorgoglì e pensò di poter ordinare agli Angeli, a suo piacimento, di soccorrerla anche in futuro.

Così, qualche giorno dopo, Alda radunò sul monte le sue amiche e gli abitanti del villaggio dove abitava. Davanti a tutti, per una civettuola scommessa, risalì sulla torre e si gettò nuovamente nel precipizio.  

Questa volta però nessuno venne a salvarla e la giovane, che si era insuperbita, si schiantò rovinosamente sulle rocce morendo sul colpo. Non bisogna tentare Dio, ci insegna del resto la sana Dottrina, e la Chiesa, quando si è trovata a dover giudicare sulla veridicità dei miracoli, ha sempre accertato che essi avessero una funzione salvifica e non puramente spettacolare. 

LE VICENDE PIÙ RECENTI

Anche il nostro augusto monastero, come tanti altri luoghi sacri, dovette subire purtroppo la chiusura e pesanti danni ad opera delle truppe napoleoniche che invasero il Piemonte nel 1798. L'istituzione, sebbene notevolmente impoverita, fu comunque ripristinata nel 1817 ma solo nel 1836, per effetto di un Breve di Papa Gregorio XVI, e grazie all'interessamento di Re Carlo Alberto (1798 - 1849), l'intera struttura fu assegnata alla Congregazione della Carità fondata da Antonio Rosmini (1797 - 1855). L'abazia passò inoltre sotto la giurisdizione dei Vescovi di Susa. 

Si ebbe così una notevole rifioritura del convento. La chiesa venne nuovamente officiata con regolarità e il Re Carlo Alberto, che teneva molto al rilancio dell'insigne monumento, fece trasportare alla sacra le salme di ventiquattro suoi antenati, affidandone ufficialmente la custodia ai padri rosminiani.

Questi ultimi, che giunsero ad essere fino a quattordici, riuscirono a restare stabilmente nel monastero anche dopo le famigerate leggi del 1867 che prevedevano l'incameramento, da parte dello Stato, di tutti i beni ecclesiastici. 

Oggi però, a seguito della crisi vocazionale che ha colpito quasi tutti gli ordini religiosi dopo il Concilio Vaticano II, i padri permanentemente presenti alla Sacra sono solo tre. L'antico santuario, a seguito comunque anche della legge regionale n. 64/1994, è stato ufficialmente proclamato "Monumento simbolo del Piemonte" e, grazie anche a questo riconoscimento, ha potuto beneficiare di numerosi approfonditi restauri. Esso domina l'imbocco della Val di Susa è lo si scorge anche da lontano sulla vetta del monte Pirchiriano (m. 960 slm). Nell'ammirarne l'arditezza e l'imponenza della costruzione non si può che restarne stupefatti: certo quei monaci architetti erano davvero abili ed animati da una grande Fede.   

La Sacra di S. Michele è visitata ogni anno da numerosi turisti ma ben pochi purtroppo, oltre ad ammirare il panorama o scattare fotografie alle principali opere artistiche, salgono le pendici del monte Pirchiriano con lo spirito dei pellegrini devoti al Principe delle Milizie Celesti.

I tempi sono dunque davvero cambiati e l'architettura delle chiese contemporanee, ben diversa dalla solennità di questo complesso,  ne è una eloquente testimonianza.



Marco BONGI  


articolo pubblicato sul periodico "Il Cedro", bollettino informativo del Priorato "San Carlo Borromeo" di Montalenghe della FSSPX (n. 2 / 2014)

La F.S.S.P.X celebra una S. Messa in riparazione alla messa nera celebrata a Oklaoma City

La Fraternità San Pio X celebra una pubblica riparazione per la Messa nera
ad Oklahoma City.
(da Chiesa e post Concilio, del 24.09.2014)



Come ampiamente riportato dai media statunitensi, un gruppo di satanisti guidati da un noto molestatore sessuale ha affittato un piccolo teatro nell'Oklahoma City Civic Center con l'obiettivo annunciato di eseguire una messa nera. Questa azione è la bestemmia più virulenta ed un sacrilegio verso Dio che offende l'atto stesso del riscatto del genere umano, il Santo Sacrificio della Messa.
Nonostante le suppliche dei leader civili e religiosi, tra cui l'arcivescovo di Oklahoma City e il governatore dell'Oklahoma, i funzionari della città hanno rifiutato di annullare l'oltraggio. Il 10 settembre, il nuovo superiore del Distretto degli Stati Uniti, don Jurgen Wegner ha pensato fosse necessario un atto pubblico di riparazione. [qui] La bestemmia è un atto pubblico  che si è svolto all'interno di una struttura civica e quindi richiede una risposta pubblica.
Sono accorsi quasi 1000 fedeli, di tutte le età e provenienze.