giovedì 17 aprile 2014

Tolentino : Sacro Triduo

Tolentino ( MC ) Chiesa del Sacro Cuore ( detta dei "sacconi" )
nel centro storico. 
Gli orari sono indicati nella locandina. 

Domenica di Pasqua 20 aprile alle ore 11,30 sarà celebrata la Messa Solenne

Venerdì Santo a Stiatico

SOLENNE AZIONE LITURGICA
DELLA PASSIONE E MORTE
DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO




Vemerdì 18 aprile 2014, ore 21
nella chiesa parrocchiale di S. Venanzio Martire di Stiatico
via Stiatico, 7, 40016 Stiatico di San Giorgio di Piano - BO
sarà celebrata la Solenne Azione Liturgica della Passione e Morte
di Nostro Signore Gesù Cristo





mercoledì 16 aprile 2014

Il Papa : " riflettete sul prezzo di sangue pagato dal Signore per la nostra salvezza"

La via della spogliazione di Cristo è stato il tema al centro della catechesi di Papa Francesco durante l’udienza generale svoltasi in Piazza San Pietro in questo Mercoledì della Settimana Santa. 
La liturgia odierna – ha detto il Papa – ci presenta “il racconto del tradimento di Giuda, che si reca dai capi del Sinedrio per mercanteggiare e consegnare ad essi il suo Maestro. ‘Quanto mi date se io ve lo consegno’. Gesù da quel momento ha un prezzo. 
Questo atto drammatico segna l’inizio della Passione di Cristo, un percorso doloroso che Egli sceglie con assoluta libertà. E lo dice chiaramente Lui stesso: «Io do la mia vita… Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo» (Gv 10,17-18). 
E così incomincia quella via dell’umiliazione, della spogliazione, con questo tradimento. Gesù, come se fosse nel mercato: 'Questo costa 30 denari…'. E Gesù percorre questa via dell’umiliazione e della spogliazione fino in fondo”. “Gesù – ha proseguito il Papa - raggiunge la completa umiliazione con la «morte di croce». 
Si tratta della morte peggiore, quella che era riservata agli schiavi e ai delinquenti. Gesù era considerato un profeta, ma muore come un delinquente. 
Guardando Gesù nella sua passione, noi vediamo come in uno specchio anche le sofferenze di tutta l’umanità e troviamo la risposta divina al mistero del male, del dolore, della morte. 
Tante volte avvertiamo orrore per il male e il dolore che ci circonda e ci chiediamo: «Perché Dio lo permette?». 
È una profonda ferita per noi vedere la sofferenza e la morte, specialmente quella degli innocenti!”. 
A braccio ha aggiunto: "Quando vediamo soffrire i bambini, è una ferita nel cuore. E’ il mistero del male. 
E Gesù prende tutto questo male, tutta questa sofferenza su di sé. Questa settimana, ci farà bene a tutti noi guardare il Crocifisso, baciare le piaghe di Gesù, baciarle nel Crocifisso. 
Lui ha preso su di sé tutta la sofferenza umana". “Noi attendiamo che Dio nella sua onnipotenza – ha proseguito - sconfigga l’ingiustizia, il male, il peccato e la sofferenza con una vittoria divina trionfante. Dio ci mostra invece una vittoria umile che umanamente sembra un fallimento. E possiamo dire: Dio vince proprio nel fallimento. Il Figlio di Dio, infatti, appare sulla croce come uomo sconfitto: patisce, è tradito, è vilipeso e infine muore. Gesù permette che il male si accanisca su di Lui e lo prende su di sé per vincerlo. La sua passione non è un incidente; la sua morte – quella morte – era ‘scritta’”. "Davvero, non abbiamo tante spiegazioni - ha osservato - è un mistero sconcertante, il mistero della grande umiltà di Dio: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito» (Gv 3,16). Questa settimana pensiamo tanto al dolore di Gesù e diciamo a noi stessi: ‘E questo è per me. Anche se io fossi stata l’unica persona nel mondo, Lui l’avrebbe fatto. L’ha fatto per me’. E baciamo il Crocifisso e diciamo: ‘Per me. Grazie Gesù. Per me’. E Quando tutto sembra perduto, quando non resta più nessuno perché percuoteranno «il pastore e saranno disperse le pecore del gregge» (Mt 26,31), è allora che interviene Dio con la potenza della risurrezione”. “La risurrezione di Gesù – ha aggiunto ancora Papa Francesco - non è il finale lieto di una bella favola, non è l’happy end di un film ma è l’intervento di Dio Padre là dove s’infrange la speranza umana. Nel momento in cui tutto sembra perduto, nel momento del dolore e in cui tante persone sentono come il bisogno di scendere dalla croce, è il momento più vicino alla risurrezione. La notte diventa più oscura proprio prima che incomincia la mattina, prima che incomincia la luce. Nel momento più oscuro interviene Dio. Resuscita”. Il Papa ha continuato: “Gesù, che ha scelto di passare per questa via, ci chiama a seguirlo nel suo stesso cammino di umiliazione. Quando in certi momenti della vita non troviamo alcuna via di uscita alle nostre difficoltà, quando sprofondiamo nel buio più fitto, è il momento della nostra umiliazione e spogliazione totale, l’ora in cui sperimentiamo che siamo fragili e peccatori. 
È proprio allora, in quel momento, che non dobbiamo mascherare il nostro fallimento, ma aprirci fiduciosi alla speranza in Dio, come ha fatto Gesù”. 
Quindi ha così concluso la sua catechesi in italiano: “Cari fratelli e sorelle, questa settimana ci farà bene prendere il crocifisso in mano e baciarlo tante volte e dire: ‘Grazie Gesù, grazie Signore’. Così sia”. 
( Il Papa ha detto ) “domani entriamo nel Triduo Pasquale che ci introduce nel mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo. 
Esso fa memoria di Gesù crocifisso. In Lui Dio ama e perdona tutti e ci stringe a sé. 
La gioia della mattina di Pasqua vi coinvolga, faccia risplendere la vita di ciascuno di voi di speranza, fiducia e pace”....
Un pensiero speciale rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. 
Domani inizia il Triduo Pasquale, cuore dell’anno liturgico. 
Cari giovani, riflettete sul prezzo di sangue pagato dal Signore per la nostra salvezza. 
Cari malati, il Venerdì Santo vi insegni la pazienza nei momenti di croce. 
E voi, cari sposi novelli, riempite della gioia della Risurrezione le vostre mura domestiche. Grazie”. 

Testo proveniente dalla pagina  del sito Radio Vaticana

Le canonizzazioni sono atti infallibili?


Il Professor Roberto de Mattei ha rilasciato un’intervista al mensile «Catholic Family News», che ha una versione quotidiana on-line, nella quale esprime il suo parere, in qualità di cattolico e di storico, sulle canonizzazioni di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II, che avverranno domenica 27 aprile. Nel mondo, infatti, molti fedeli sono perplessi per questi due atti che riguardano due Pontefici la cui eroicità delle virtù, anche a fronte della loro modalità di governare la Chiesa, è dubbia. (C.S.)



Professor de Mattei, le imminenti canonizzazioni di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II  suscitano, per vari motivi, dubbi e perplessità. Come cattolico e come storico, quale giudizio esprime?
Posso esprimere un’opinione personale, senza pretendere di risolvere un problema che si presenta complesso. Sono innanzitutto perplesso, in linea generale, per la facilità con cui negli ultimi anni si avviano e si concludono i processi di canonizzazione. Il Concilio Vaticano I ha definito il primato di giurisdizione del Papa e l’ infallibilità del suo Magistero, a determinate condizioni, ma non certo l’ impeccabilità personale dei Sovrani Pontefici. Nella storia della Chiesa ci sono stati buoni e cattivi Papi ed è ridotto il numero di quelli elevati solennemente agli altari. Oggi si ha l’impressione che al principio dell’infallibilità dei Papi si voglia sostituire quello della loro impeccabilità. Tutti i Papi, o meglio tutti gli ultimi Papi, a partire dal Concilio Vaticano II vengono presentati come santi. Non è un caso che le canonizzazioni di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II abbiano lasciato indietro la canonizzazione di Pio IX e la beatificazione di Pio XII, mentre avanza il processo di Paolo VI. Sembra quasi che un’aureola di santità debba avvolgere l’era del Concilio e del postconcilio, per “infallibilizzare” un’epoca storica che ha visto affermarsi nella Chiesa il primato della prassi pastorale sulla dottrina.

Lei ritiene invece che gli ultimi Papi non siano stati santi?
Mi permetta di esprimermi su di un Papa che, come storico, conosco meglio: Giovanni XXIII. Avendo studiato il Concilio Vaticano II ho approfondito la sua biografia e ho consultato gli atti del suo processo di beatificazione. Quando la Chiesa canonizza un fedele non vuole solo assicurarci che il defunto è nella gloria del Cielo, ma ce lo propone come modello di virtù eroiche. A seconda dei casi, si tratterà di un perfetto religioso, parroco, padre di famiglia e così via. Nel caso di un Papa, per essere considerato santo egli deve avere esercitato le virtù eroiche nello svolgere la sua missione di Pontefice, come fu, ad esempio, per san Pio V o san Pio X. Ebbene, per quanto riguarda Giovanni XXIII, nutro la meditata convinzione che il suo pontificato abbia rappresentato un oggettivo danno alla Chiesa e che dunque sia impossibile parlare per lui di santità. Lo affermava prima di me, in un celebre articolo sulla “Rivista di Ascetica e Mistica”, qualcuno che di santità se ne intendeva, il padre domenicano Innocenzo Colosio, considerato come uno tra i maggiori storici della spiritualità nei tempi moderni.
Se, come Lei pensa, Giovanni XXIII non fu un santo pontefice e se, come sembra, le canonizzazioni sono un atto infallibile dei pontefici, ci troviamo di fronte a una contraddizione. Non si rischia di cadere nel sedevacantismo?
I sedevacantisti attribuiscono un carattere ipertrofico all’infallibilità pontificia. Il loro ragionamento è semplicista: se il Papa è infallibile e fa qualcosa di cattivo, vuol dire che la sede è vacante. La realtà è molto più complessa ed è sbagliata la premessa secondo cui ogni atto, o quasi, del Papa è infallibile. In realtà, se le prossime canonizzazioni pongono dei problemi, il sedevacantismo pone problemi di coscienza infinitamente maggiori 
Eppure la maggioranza dei teologi, e soprattutto i più sicuri, quelli della cosiddetta “scuola romana” sostengono l’infallibilità delle canonizzazioni
L’infallibilità delle canonizzazioni non è un dogma di fede: è l’opinione della maggioranza dei teologi, soprattutto dopo Benedetto XIV, che l’ha espressa peraltro come dottore privato e non come Sovrano Pontefice. Per quanto riguarda la “Scuola romana”, il più eminente esponente di questa scuola teologica, oggi vivente, è mons. Brunero Gherardini. E mons. Gherardini ha espresso sulla rivista Divinitas, da lui diretta, tutti i suoi dubbi sull’infallibilità delle canonizzazioni. Conosco a Roma distinti teologi e canonisti, discepoli di un altro illustre rappresentante della scuola romana, mons. Antonio Piolanti, i quali nutrono gli stessi dubbi di mons. Gherardini. Essi ritengono che le canonizzazioni non rientrano nelle condizioni richieste dal Concilio Vaticano I per garantire l’infallibilità di un atto pontificio.  La sentenza della canonizzazione non è in sé infallibile perché mancano le condizioni dell’infallibilità, a cominciare dal fatto che la canonizzazione non ha come oggetto diretto o esplicito una verità di fede o di morale, contenuto nella Rivelazione, ma solo un fatto indirettamente collegato con il dogma, senza essere propriamente un “fatto dogmatico”. Il campo della fede e della morale è vasto, perché comprende tutta la dottrina cristiana, speculativa e pratica, il credere e l’operare umano, ma una precisazione è necessaria. Una definizione dogmatica non può mai implicare la definizione di una nuova dottrina in campo di fede e di morale. Il Papa può solo esplicitare ciò che è implicito in materia di fede e di morale ed è trasmesso dalla Tradizione della Chiesa. Ciò che i Papi definiscono deve essere contenuto nella Scrittura e nella Tradizione ed è questo che assicura all’atto la sua infallibilità. Ciò non è certamente il caso delle canonizzazioni. Non a caso né i Codici di Diritto Canonico del 1917 e del 1983, né i Catechismi, antico e nuovo, della Chiesa cattolica, espongono la dottrina della Chiesa sulle canonizzazioni. Rimando su questo tema, oltre che al citato studio di mons. Gherardini, ad un ottimo articolo di José Antonio Ureta sul numero di marzo 2014 della rivista Catolicismo.

Ritiene che le canonizzazioni abbiano perduto il loro carattere infallibile, in seguito al mutamento della procedura del processo di canonizzazioni, voluto da Giovanni Paolo II nel 1983?
Questa tesi è sostenuta sul  Courrier de Rome, da un eccellente teologo, l’abbé Jean-Michel Gleize. Del resto uno degli argomenti su cui il padre Low, nella voce Canonizzazioni dell’Enciclopedia cattolica, fonda la tesi dell’infallibilità è l’esistenza di un poderoso complesso di investigazioni e di accertamenti, seguito da due miracoli, che precedono la canonizzazione. Non c’è dubbio che dopo la riforma della procedura voluta da Giovanni Paolo II nel 1983 questo processo di accertamento della verità sia divenuto molto più fragile e ci sia stato un mutamento dello stesso concetto di santità. L’argomento tuttavia non mi sembra decisivo, perché la procedura delle canonizzazioni si è profondamente modificata nella storia. La proclamazione della santità di Ulrico di Augsburg, da parte del Papa Giovanni XV, nel 993, considerata come la prima canonizzazione pontificia della storia, fu proclamata senza alcuna inchiesta da parte della Santa Sede. Il processo di investigazione approfondita risale soprattutto a Benedetto XIV: a lui si deve, ad esempio, la distinzione tra canonizzazione formale, secondo tutte le regole canoniche, e canonizzazione equipollente, quando un Servo di Dio viene dichiarato santo in forza di una venerazione secolare. La Chiesa non esige un atto formale e solenne di beatificazione per qualificare un santo. Santa Ildegarda da Bingen ricevette dopo la sua morte il titolo di santa e il Papa Gregorio IX, fin dal 1233, iniziò un’inchiesta in via della canonizzazione. Tuttavia non c’è mai stata una canonizzazione formale. Neanche santa Caterina di Svezia, figlia di santa Brigida fu mai canonizzata. Il suo processo si svolse tra il 1446 e il 1489, ma non fu mai concluso. Essa fu venerata come santa senza essere canonizzata.

Che cosa pensa della tesi di san Tommaso, ripresa anche dall’articolo Canonisations del Dictionnaire de Théologie catholique, secondo cui se il Papa non fosse infallibile in una dichiarazione solenne come la canonizzazione,  ingannerebbe sé stesso e la Chiesa.
Bisogna dissipare innanzitutto un equivoco semantico: un atto non infallibile, non è un atto sbagliato, che necessariamente inganna, ma solamente un atto sottoposto alla possibilità dell’errore. Di fatto quest’errore potrebbe essere rarissimo, o mai avvenuto. San Tommaso, come sempre equilibrato nel suo giudizio, non è un infallibilista ad oltranza. Egli è giustamente preoccupato di salvaguardare la infallibilità della Chiesa e lo fa con un argomento di ragione teologica, a contrario. Il suo argomento può essere accolto in senso lato, ma ammettendo la possibilità di eccezioni. Concordo con lui sul fatto che la Chiesa, nel suo insieme non può errare quando canonizza. Ciò non significa che ogni atto della Chiesa, come l’atto di canonizzazione sia in sé stesso necessariamente infallibile. L’assenso che si presta agli atti di canonizzazione è di fede ecclesiastica, non divina. Ciò significa che il fedele crede perché accetta il principio secondo cui normalmente la Chiesa non sbaglia. L’eccezione non cancella la regola. Un autorevole teologo tedesco Bernhard Bartmann, nel suo Manuale di Teologia dogmatica (1962), paragona il culto reso a un falso santo all’omaggio reso al falso ambasciatore di un re. L’errore non toglie il principio secondo cui il re ha veri ambasciatori e la Chiesa canonizza veri santi.    

In che senso allora si può parlare di infallibilità della Chiesa nelle canonizzazioni ?
Sono convinto che sarebbe un grave errore ridurre l’infallibilità della Chiesa al Magistero straordinario del Romano Pontefice. La Chiesa non è infallibile solo quando insegna in maniera straordinaria, ma anche nel suo Magistero ordinario. Ma così come esistono delle condizioni di infallibilità per il Magistero straordinario, esistono condizioni di infallibilità per il Magistero ordinario. E la prima di queste è la sua universalità, che si verifica quando una verità di fede o di morale viene insegnata in maniera costante nel tempo. Il Magistero può insegnare infallibilmente una dottrina con un atto definitorio del Papa, oppure con un atto non definitorio del Magistero ordinario, a condizione che questa dottrina sia costantemente conservata e tenuta dalla Tradizione e trasmessa dal Magistero ordinario e universale. L’istituzione Ad Tuendam Fidem della Congregazione per la dottrina della Fede del 18 maggio 1998 (n. 2) lo ribadisce. Per analogia si potrebbe sostenere che la Chiesa non può sbagliare quando conferma con costanza nel tempo verità connesse alla fede, fatti dogmatici, usi liturgici. Anche le canonizzazioni possono rientrare in questo novero di verità connesse. Si può essere certi che santa Ildegarda da Bingen sia nella gloria dei santi e possa essere proposta come modello, non perché essa è stata solennemente canonizzata da un Papa, visto che nel suo caso non c’è mai stata una canonizzazione formale, ma perché la Chiesa ha riconosciuto il suo culto, senza interruzione, fin dalla sua morte. A maggior ragione, per i santi per cui c’è stata canonizzazione formale, come san Francesco o san Domenico, la certezza infallibile della loro gloria nasce dal culto universale, in senso diacronico, che la Chiesa ha loro tributato e non dalla sentenza di canonizzazione in sé stessa. La Chiesa non inganna, nel suo Magistero universale, ma si può ammettere un errore delle autorità ecclesiastiche circoscritto nel tempo e nello spazio.

Ci vuole riassumere la sua opinione?
La canonizzazione di Giovanni XXIII è un atto solenne del Sovrano Pontefice, che promana dalla suprema autorità della Chiesa e che va accolto con il dovuto rispetto, ma non è una sentenza  in sé stessa infallibile. Per usare un linguaggio teologico, è una dottrina non de tenenda fidei, ma de pietate fidei. Non essendo la canonizzazione un dogma di fede, non esiste per i cattolici un positivo obbligo di prestarvi assenso. L’esercizio della ragione, suffragato da un’accurata ricognizione dei fatti, dimostra con tutta evidenza che il pontificato di Giovanni XXIII non è stato di vantaggio alla Chiesa. Se dovessi ammettere che Papa Roncalli abbia esercitato in modo eroico le virtù svolgendo il suo ruolo di Pontefice minerei alla base i presupposti razionali della mia fede. Nel dubbio io mi attengo al dogma di fede stabilito dal Concilio Vaticano I, secondo cui non può esserci contraddizione tra fede e ragione. La fede oltrepassa la ragione e la eleva, ma non la contraddice, perché Dio, Verità per essenza, non è contraddittorio. Sento in coscienza di poter mantenere tutte le mie riserve su questo atto di canonizzazione.

In memoria di Mario Palmaro


La Tradizione, vita della Chiesa
in memoria di Mario Palmaro

il 1° maggio a Linarolo (PV), nella chiesa parrocchiale
 S. Antonio Abate, in via Roma 4, si svolgerà la
Giornata della Buona Stampa Cattolica

Inizio alle ore 10.00
Interverranno
ROBERTO DE MATTEI
docente di Storia Moderna e Storia del Cristianesimo all’Università Europea di Roma, direttore del mensile
Radici Cristiane

MAURO FAVERZANI
Coordinatore editoriale del mensile Radici Cristiane

ALESSANDRO GNOCCHI
Saggista e giornalista de «Il Foglio»

MARCO FERRARESI
Ricercatore di Diritto del Lavoro all’Università degli Studi di Pavia, Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici di Pavia

Ore 12.00 Pranzo

Ore 16.00 Santa Messa Solenne
in rito romano antico

La Giornata è aperta a tutti
È gradita la comunicazione della propria presenza a
ilaria.pisa@gmail.com


Pastorale e catechesi quotidiane

" Stamane mi è toccato tranquillizzare la mia parrocchietta personale (edicola, macellaio, fruttivendolo). 
E la cosa mi ha fatto pensare. 
Tanta gente semplice è nella più grande confusione. 
 Percepisce che stanno cambiando il mondo e si aggrappa alla sola voce che potrebbe rappresentare anche la loro. 
Perché il Papa non parla? 
Chiaramente sanno tutto del Papa, dal mate alle foto con la gente in piazza. 
Ma non sanno che due giorni fa il Papa ha parlato. 
I loro canali di informazione sono quelli che sono. 
Erano contenti di sapere che il Papa ha parlato. 
 Da qui due domande. 
La prima: chi deve confermare nella fede al di fuori di Roma? 
Chi deve parlare, non può tacere. 
La seconda è questa: siamo sicuri che l'euforia mediatica porti davvero nuove anime a Cristo? 
Forse qualcuno pensa che la Chiesa sia tutta una cosa. 
E' una, ma non è tutta omogenea. 
Per dieci cattolici adulti, intervistati a più non posso, ce ne sono diecimila che hanno conservato la semplicità della fede. ( sottolineatura nostra N.d.R)
Non frequentano, forse, ma hanno le idee chiare. 
E sanno che se anche la Chiesa tace, allora è davvero finita! 

Per lo meno è qualcosa che mai s'era sentito. 
E hanno ragione nel mostrare volti esterrefatti.

Ci tocca pure chiedere che almeno si rispetti l'immagine...
Sperando che l'edicolante abbia capito! - v. foto N.d.R. -

Ps: chissà, meglio acchiappare la misericordia quando passa, pur non frequentando, che tenere banco e diffondere il pensiero del mondo camuffandolo per pensiero di Cristo. Il mio pensiero è cattivo, lo so. 
Ma sfiora...  

( dal diario pastorale di un Sacerdote impegnato quotidianamente nelle " periferie esistenziali " )

martedì 15 aprile 2014

Che cosa si deciderà nel prossimo Sinodo dei Vescovi?


Monsignor Bernard Fellay parla a proposito delle gravi affermazioni del Cardinale Kasper e ricorda gli importanti interventi e le obiezioni del Cardinale Caffarra, Arcivescovo di Bologna, di altri Principi della Chiesa e di alcuni intellettuali italiani. (C.S.)


Dichiarazione di Mons. Bernard Fellay,
Superiore generale della Fraternità San Pio X,
sulla nuova pastorale matrimoniale secondo il Cardinal Kasper.


 
Cosa accadrà all’assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi che si deve riunire dal 5 al 19 ottobre 2014, dedicato alle «sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione»? Questa domanda si pone con grande inquietudine dopo che, all’occasione dell’ultimo Concistoro (20 febbraio 2014), il cardinal Walter Kasper, alla domanda di papa Francesco e con il suo insistente sostegno, ha presentato il tema del prossimo Sinodo facendo delle aperture falsamente pastorali e dottrinalmente scandalose.
Questo rapporto, che inizialmente sarebbe dovuto rimanere segreto, è stato pubblicato dalla stampa e i dibattiti burrascosi che ha sollevato tra i membri del Concistoro hanno finito per essere ugualmente svelati. Un professore universitario non ha esitato a parlare di una vera «rivoluzione culturale» (Roberto de Mattei), e un giornalista ha qualificato come «cambio di paradigma» il fatto che il card. Kasper proponga che i divorziati «risposati» possano comunicarsi senza che il loro precedente matrimonio sia riconosciuto nullo, «attualmente non è il caso, stando alle parole di Gesù, molto severe ed esplicite sul divorzio» (Sandro Magister).
Dei prelati si sono levati contro questo cambiamento, come il cardinal Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, chiedendosi: « Chi fa questa ipotesi, almeno finora non ha risposto a una domanda molto semplice: che ne è del primo matrimonio rato e consumato?  Se la Chiesa ammette all’eucarestia, deve dare comunque un giudizio di legittimità alla seconda unione. E’ logico. Ma allora – come chiedevo – che ne è del primo matrimonio? Il secondo, si dice, non può essere un vero secondo matrimonio, visto che la bigamia è contro la parola del Signore. E il primo?  E’ sciolto? Ma i papi hanno sempre insegnato che la potestà del Papa non arriva a questo: sul matrimonio rato e consumato il Papa non ha nessun potere. La soluzione prospettata porta a pensare che resta il primo matrimonio, ma c’è anche una seconda forma di convivenza che la Chiesa legittima. (…) La domanda di fondo è dunque semplice: che ne è del primo matrimonio? Ma nessuno risponde. » (Il Foglio, 15/03/14).
Si potrebbero aggiungere le gravi obiezioni formulate dai cardinali Gerhard Ludwig Müller, Walter Brandmüller, Angelo Bagnasco, Robert Sarah, Giovanni Battista Re, Mauro Piacenza, Angelo Scola, Camillo Ruini… Ma queste obiezioni restano, anch’esse, senza risposta.
Non possiamo aspettare, senza alzare la voce, che il prossimo ottobre si tenga il Sinodo nello spirito disastroso che gli vuol dare il cardinal Kasper. Lo studio allegato, intitolato «La nuova pastorale del matrimonio secondo il cardinal Kasper», mostra i gravi errori contenuti nel suo rapporto. Non denunciarlo vorrebbe dire lasciare la porta aperta ai pericoli su cui punta il dito il cardinal Caffarra: «si nega la colonna portante della dottrina della Chiesa sulla sessualità. A questo punto uno potrebbe domandarsi: e perché non si approvano le libere convivenze?  E perché non i rapporti tra gli omosessuali? » (Ibidem).
Quando delle famiglie numerose si sono mobilitate coraggiosamente questi ultimi mesi contro le leggi civili che ovunque minano la famiglia naturale e cristiana, è propriamente scandaloso vedere queste stesse leggi furtivamente sostenute da degli uomini di Chiesa desiderosi di allineare la dottrina e la morale cattoliche ai costumi di una società scristianizzata, anziché cercare di convertire le anime.
Una pastorale che si fa beffa dell’insegnamento esplicito di Cristo sull’indissolubilità del matrimonio, non è misericordiosa, ma ingiuriosa nei riguardi di Dio che accorda a ciascuno la propria grazia in maniera proporzionata, e crudele verso le anime che, poste in delle situazioni difficili, ricevono questa grazia di cui hanno bisogno per vivere cristianamente e crescere ugualmente nella virtù, fino all’eroismo.
Menzingen, 12 aprile 2014.
 + Bernard Fellay
Superiore generale della Fraternità San Pio X
Fonte: DICI

Varese : Messa in latino nel “cuore della Città”… “metà dei presenti aveva meno di vent'anni”

Ringraziamo un caro , cortesissimo amico di Varese che ha la bontà di edificarci con delle belle notizie del ( meraviglioso ) Gruppo stabile di cui fa parte, perchè ci ha invitato due bellissimi  articoli della stampa locale che si riferiscono alla riapertura al culto dell’antica chiesa di San Martino nel “cuore del capoluogo” ( foto ) dove, dal 6 aprile scorso , viene celebrata la Santa Messa in rito antico ambrosiano. 
Prima o poi arriveranno, come promesso, anche alcune foto della celebrazione. 
Oltre agli articoli  postati  di Gianfranco Amato e di Riccardo Prando suggeriamo anche la lettura di quello di L.Bot ( QUI).

A.C.

Domenica la chiesa di piazza Cacciatori delle Alpi torna luogo di culto 

Questa domenica ( 6 aprile 2014 N.d.R.) riapre al culto la chiesa varesina di San Martino, con una particolarità.
Il sacrificio eucaristico sarà infatti celebrato in latino secondo il rito ambrosiano antico.
Si è cosi deciso di preservare anche a Varese una tradizione liturgica quasi bimillenaria in salda continuità con la Ecclesia Mediolanensis.
La Curia arcivescovile insieme alla Parrocchia di San Vittore hanno deciso di individuare proprio la chiesa di San Martino quale luogo di culto più idoneo per la celebrazione nell'antico rito, Domenica alle ore 18, quindi, presso la chiesa di piazza Cacciatori delle Alpi si potranno riudire le parole che per secoli hanno introdotto la Santa Messa: introibo ad altare Dei.
Merita di essere ricordato il fatto che i frequentatori varesini dell'antico rito sono stati esortati il 9 giugno 2013 da Sua Eminenza il Cardinal Angelo Scola « a vivere con particolare partecipazione il Mistero della Consacrazione Eucaristica nella forma dell'antico rito ambrosiano, e a saper mettere a frutto ì benefici derivanti da questa particolare esperienza liturgica anche nella dimensione quotidiana familiare e professionale ».
L'esortazione era stata trasmessa da monsignor Claudio Fontana, Maestro delle Cerimonie del Duomo di Milano, durante l'omelia tenuta in occasione della Santa Messa celebrata secondo il rito antico presso la chiesa di San Giuseppe a Induno Olona.
Poiché domenica ricorre il tempo liturgico quaresimale, la celebrazione eucaristica che si terrà nella chiesa di San Martino sarà introdotta dall'antico inno "Ex more docti mystico", del quale non solo il testo ma persino la musica è stata composta direttamente dallo stesso Sant'Ambrogio attorno al 380 dopo Cristo.
E' noto, del resto, che "il canto liturgico latino della Chiesa milanese" rappresenta il corpus organico musicale più antico dell'Europa occidentale.

Gianfranco Amato 

La messa in latino piace ancora. Quaranta fedeli ieri a San Martino 

Varese - Una quarantina di fedeli (in verità , secondo gli organizzatori, erano di più … ma noi non stiamo in adorazione dei numeri … N.d.R.) ha risposto alle 18 di ieri pomeriggio all'invito proprio del Rito Ambrosiano Antico "Introibo ad altare Dei", che per altre tre domeniche (fino al 27 aprile) sarà celebrato nella chiesa di san Martino.
Una vera e propria lezione di storia a tutto tondo -liturgica, ma non solo- dal momento che le origini di questo particolare rito (diverso dalla "messa in latino" comunemente intesa), pur se stratificato nel tempo, risalgono addirittura al IV secolo con Sant'Ambrogio vescovo di Milano.
Una concezione fortemente cristocentrica, l'uso esclusivo della lingua latina (ma con escursioni in quella greca) fatta eccezione per le letture in italiano, un largo uso del canto per sole voci maschili caratterizzano la celebrazione, presieduta ieri da don Giorgio Spada, amministratore della parrocchia di Sant'Ambrogio, che per diverso tempo ha celebrato con queste modalità ad Indurlo Olona.
E poi c'è l'indubbio fascino di preghiere antiche, caratterizzate da invocazioni "per la clemenza dell' aria, la fecondità della terra” o "per coloro che si trovano nelle catene, nelle miniere, in esilio". 
Lo spostamento nel cuore del capoluogo è stato reso possibile, dopo le aperture liturgiche concesse da papa Benedetto XVI, dai "nulla osta" sottoscritti dal vicario episcopale monsignor Franco Agnesi e dal prevosto della città, monsignor Gilberto Donnini che il celebrante ha ringraziato dal pulpito al termine di una celebrazione che, a seconda dei punti,di vista, potremmo definire "fuori dal tempo" o, viceversa, fortemente radicata in esso. 
In ogni caso, chi si immaginava una proposta per nostalgici d'una certa età ha dovuto ricredersi dal momento che una metà dei presenti aveva meno di vent'anni. 
Messa di nicchia, certo; in compenso, in un'ora di celebrazione non mancano lunghe pause da parte del popolo orante "in assoluto silenzio", alle quali tanto il rito ambrosiano quanto quello romano attuali dedicano invece poco spazio. 
Una opportunità in più per i cattolici fedeli al precetto festivo. 

Riccardo Prando

lunedì 14 aprile 2014

Triduo pasquale ad Arona


Ad Arona, provincia di Novara, sul lago Maggiore,
presso la chiesa della Vergine di Loreto
(nota come chiesa di Santa Marta
sarà celebrato da don Marco Pizzocchi il Triduo pasquale nella forma tradizionale:

Giovedì 17 aprile
Ore 18 – Santa Messa “In cena Domini”

Venerdì 18 aprile
Ore 18 – Azione liturgica del Venerdì Santo

Sabato 19 aprile
Ore 20.30 – Solenne Veglia pasquale
(Non ci sarà la Messa alle 18.30)

La chiesa si trova in piazza del Popolo, sul lungolago di Arona.

La Santa Messa tradizionale in Santa Marta si celebra, dal 2010,
tutti i sabati e le vigilie delle feste di precetto alle 18.30 

Celebrante don Marco Pizzocchi.

Questo è il primo anno che viene celebrato l'intero triduo, e Deo adiuvante speriamo di poter continuare in futuro!

A.C.

domenica 13 aprile 2014

Aprendo la via alla fecondazione eterologa, apriamo la strada ad un uomo costruito in laboratorio.

E’ stata abolita la legge 40, quella che vietava la fecondazione eterologa e che era detta ingiustamente una legge cattolica, ( leggere QUI tutto il durissimo intevento del Prof. Stefano Rodotà : " Mi chiedo se oggi con papa Francesco avremmo un’ingerenza così forte dal punto di vista politico da violare principi costituzionali. Che il Parlamento diventi il braccio secolare di una religione è illegittimo, e mi pare dalle parole del nuovo pontefice che la Chiesa stia ridisegnando i suoi rapporti e avrebbe tenuto lontana questa pretesa. senza tener conto che per la dottrina della chiesa è illecita anche la fecondazione omologa , soprattutto perché si uccidono degli embrioni, in quanto se ne impianta uno solo." N.d.R.
Mi metto dalla parte di un adolescente di fine 2 media come quelli a cui oggi farò il catechismo e temo che il messaggio che passerà nelle loro teste suonerà più o meno così: si tratta di una vittoria di libertà che pone fine al dolore di chi non può avere figli, assicurando il diritto ad averne. 
L’adolescente medio,( cioè quello che ha un padre che non confonde la libertà e il diritto con il proprio desiderio), si ferma qui. 
Convintissimo di avere ragione in quanto sono state garantite le due parole fondamentali: appunto “libertà e diritto” .
Non lo sfiora l’idea che il figlio non sia un diritto da soddisfare ma piuttosto un dono da accogliere e un dono non lo si può avere a tutti i costi. 
Si tratterà di cercare altri doni. 
Non lo sfiora nemmeno l’idea che così si sia tagliata definitivamente la connessione tra generazione ed autentico rapporto personale (richiedente fedeltà e diversità sessuale) per garantire il bene del nascituro. 
Chiunque, anche se single, potrà avere un figlio affittando un utero. 
Così come si può avere un piccolo animale da compagnia. 
Anche una coppia omosessuale. 
A questo proposito un buon peso nella cancella zione della legge 40 l’ha avuto l’omosessualismo imperante, per tentare di annullare il limite che il rapporto tra persone dello steso sesso sia infecondo. 
Tantomeno lo sfiora l’idea che, distaccando il concepimento, dal suo naturale periodo di esercizio e cioè l’età giovanile, il figlio, che al di là di impotenza e menopausa si può costruire in laboratorio, venga relegato all’ultimo posto dopo aver garantito carriera , ricchezza (che è diversa da sicurezza) e divertimeto. 
All’adolescente non si parla di “eugenetica”. 
Forse si accenna a salute riproduttiva dicendo che con una opportuna selezione si eviterà di far nascere bambini ammalati . 
Si presenterà in positivo il progetto satanico di costruire una specie perfetta, senza limiti. 
La specie superiore di cui era alla ricerca il regime hitleriano. 
I favorevoli alla eterologa, hanno già detto oggi per il TG (mi riferisco al TG 2 delle 13) che non ci sarà questo caos paventato dai cattolici, in quanto per ora trattasi di coppie sposate o conviventi costituite da uomo e donna. 
Ma è quel “per ora” che mi inquieta. 
Anche con aborto e divorzio si è incominciato con i casi pietosi. 
E’ sui principi che occorre ragionare. 
Se l’uomo è frutto di un rapporto d’amore totale e serio, occorre che lo sia sino in fondo. 
Cosa dire allora all’adolescente da cui sono partito? 
Innanzi tutto che è sbagliato applaudire all’eterologa con i soli criteri di libertà e diritto che non possono essere slegati da altri valori più alti. 
Tuttavia il discorso è ancora in superficie: tutto nasce dal fatto che la modernità ha fondato la verità non più sull’assoluto di Dio, ma sul consenso umano. 
E’ l’uomo che decide lui, col supporto della maggioranza, ciò che è bene e ciò che non lo è. 
Non riconosce più al disopra di tutto una legge di natura, che ha la sua fonte nel Creatore. 

Don Giorgio Bellei