sabato 25 ottobre 2014

Pellegrinaggio: pontificale del Cardinal Burke




Pellegrinaggio: Adorazione Eucaristica a San Lorenzo in Damaso e processione

Notizie confliggenti: una visita apostolica ad Albenga?


Abbiamo comunicato mercoledì l'informazione, data da alcuni quotidiani nazionali, dell'inizio del cammino verso un possibile commissariamento della diocesi di Albenga-Imperia, al cui vescovo mons. Oliveri si imputa una sorta di culpa in vigilando, per il fatto che un certo numero di sacerdoti della sua diocesi sono accusati di comportamenti inappropriati o di veri e propri reati. Con la conseguenza che verrebbe affiancato, e di fatto esautorato, da un vescovo 'ausiliario' (la piccola diocesi ingauna non ne avrebbe certo bisogno, date le dimensioni).

Poche ore fa, mons. Oliveri ha smentito ufficialmente la notizia, sulla base di rassicurazioni ricevute da Roma (il Nunzio Berardini aveva già visitato la diocesi nei mesi scorsi).

Ma poiché, evidentemente, a Roma la mano destra non sa quel che fa la sinistra, occorre riferire di informazioni confliggenti con la smentita.

Il Daily Telegraph riferisce infatti di avere interpellato in proposito la sala stampa del vaticano e di avere avuto questa risposta da Padre Ciro Benedettini, vice direttore dell'ufficio: "Non commentiamo mai su questa materie, sono confidenziali e non sarebbe corretto. Noi rilasceremmo un comunicato solo alla fine dell'investigazione, se sono prese decisioni".

Più esplicite le parole di Padre Lombardi, direttore della sala stampa, al settimanale cattoprogressista The Tablet: "La diocesi potrebbe aspettarsi una visita apostolica".

A quanto pare, dal vescovo ausiliare si sarebbe passati al visitatore apostolico. La visita apostolica è una procedura di ispezione e controllo, al cui esito possono essere presi ulteriori provvedimenti (come, nel caso dei Francescani dell'Immacolata, anche loro rei di filotradizionalismo, il commissariamento ostile). Il Tablet - ma la cosa ci appare poco credibile - fa anche il nome del possibile visitarore apostolico, il vescovo emerito della limitrofa diocesi di Ventimiglia-Sanremo, mons. Careggio. Il quale, come chi vi scrive sa fin troppo bene, non solo ha una irrazionale e viscerale avversione per la liturgia antica, ma è anche prevenuto nei confronti del collega Oliveri.

Resta comunque il fatto che la smentita di mons. Oliveri è posteriore a quelle dichiarazioni dei portavoce vaticani (pur se magari ignote al momento della smentita alla diocesi di Albenga), e che, dal loro letterale tenore, sembrano affermazioni generiche che potrebbero rappresentare risposte astratte alla domanda che cosa avviene se...

mons. Ricca e papa Bergoglio
Anche perché, se davvero qualcosa bollisse in pentola, si tratterebbe, come scrive Rorate caeli in un bell'articolo, di uno stridente doppio standard applicato a mons. Oliveri (cui si imputa come crimine il fatto di avere accolto in diocesi preti rivelatisi omosessuali) rispetto a moltissime situazioni consimili in tante diocesi nel mondo. In particolare, lo stesso Papa vive sotto il tetto di un albergo amministrato da mons. Battista Ricca (nella foto), la cui condotta scandalosa indicata dagli organi di informazione, non solo è stata l'occasione della celebre battuta di Bergoglio "chi sono io per giudicare un gay", ma non gli ha impedito di nominarlo addirittura prelato dello IOR (v. Magister, Il prelato della lobby gay, e in quest'altro articolo la difesa fattane dal Papa).

E che dire poi, aggiungiamo noi, che mentre ad Oliveri si imputerebbe di non aver vigilato abbastanza, Bergoglio chiamava, come membro del Sinodo sulla famiglia (dopo averne escluso i membri dell'Istituto creato da Giovanni Paolo II appunto per la famiglia: v. qui), l'ultra progressista card. Danneels, che si era dovuto scusare a suo tempo per aver coperto chierici pedofili. Quella nomina come minimo incongrua era avvenuta, tra l'altro, senza che il mondo mediatico facesse una piega (leggi qui)


Enrico

venerdì 24 ottobre 2014

Pellegrinaggio: Vespri cantati di mons. Pozzo

Pellegrinaggio a Roma: S. Messa alla Ss. Trinità Pellegrini


Il Card. Pell è malato e non è potuto venire,  ma ha mandato il suo segretario personale a rappresentarlo e a celebrare. Ha voluto indicare, come specificato nel messaggio fatto leggere in chiesa, che la sua assenza era dovuta al solo motivo della malattia improvvisa. Appena avremo il testo della bellissima omelia del cardinale la pubblicheremo, ma vi anticipiamo alcuni passaggi. 
Il cardinale ha assicurato la volontà assoluta di noi cattolici di rimanere cum Petro et sub Petro e ha esortato i partecipanti ad aiutare il Santo Padre , in questo anno prima del sinodo ordinario 2015, nel mantenere la dottrina tradizionale sulla famiglia. 
È stata data lettura anche del messaggio del Santo Padre emerito Benedetto che, inter alia, riferisce che "sono con voi spiritualmente". Appena avremo la versione ufficiale del messaggio la pubblicheremo.
 La chiesa gremita di pellegrini ha terminato la celebrazione solenne con l'unisono canto del Salve Regina. 

La smentita di Mons. OIiveri





Mons. Oliveri, vescovo di Albenga-Imperia, ha appena ufficialmente dichiarato di essere all'oscuro di misure di 'commissariamento' o tutela nei suoi confronti, a differenza di quanto riportato in questi giorni da numerosi quotidiani italiani.

“Lo scenario di situazioni palesate in questi giorni riguardanti la Diocesi di Albenga-Imperia ed in particolare la persona del Vescovo, Mons. Mario Oliveri non sono corrispondenti alla realtà e sono lesive della dignità morale di questa Chiesa particolare, dei suoi Ministri e del suo Pastore” ha dichiarato il vicario generale mons. Brancaleoni. 

Con un comunicato ufficiale è stato anche precisato che

Nessun procedimento di “commissariamento” è in atto nei confronti della Diocesi di Albenga-Imperia da parte della Santa Sede e nessuna nomina di possibili figure episcopali.

 Molto significativa e conforme allo stile del Vescovo, l'ulteriore sua precisazione:

Mi adopererò con tutte le mie forze per vivere la mia vita cristiana ed il mio ministero apostolico, in rendimento di grazie, ordinando ed orientando tutto affinché Dio sia da tutti e in tutto riconosciuto e glorificato. Con l’aiuto di Dio, mi impegnerò affinché la mia vita non sia difforme dall’insegnamento che proporrò – a nome di Cristo, unico Maestro – in comunione di mente e di cuore col successore di Pietro e di tutta la Chiesa. Terrò costantemente presente che avrò titolo di essere chiamato Padre e Maestro solamente nella misura in cui rappresenterò con verità l’amore misericordioso dell’unico Padre che è nei cieli, e l’unica verità che Dio ci ha rivelato in Cristo Gesù.

Enrico

S. Messa antica a Torino per Cristo Re.

Associazione Cardinal G. Saldarini per la liturgia latino-gregoriana “Summorum Pontificum” (Ass. in corso di costituzione e Coetus fidelium stabiliter existens
ex art. 5 M.P. Summorum Pontificum et art. 15 . Instr. Universae Ecclesiae)

 
Domenica 26 ottobre 2014, ore 18:00


Santuario di Cristo Re
(suore Povere Figlie di S. Gaetano)

Lungo Dora Napoli 76 - Torino





SANTA MESSA CANTATA
Nella forma extraordinaria del Rito Romano 

(C.d. LATINO- GREGORIANA)

nella solennità di N.S. Gesù Cristo Re dell'universo
(messale latino di S. Giovanni XXIII - 1962)



Celebrante: don Stefano Cheula, Parroco
Omelia di Mons. Massimo Degregori, attaché presso la Missione Permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra


Coro "Abbazia della Novalesa"

Organista:  Marco Capello



al termine della celebrazione canto dell'Inno Te saeculorum principem
e
recita della preghiera a Gesù Cristo Re Universale




Perulterioriinformazioni si rimanda alla pagina Facebook dell'evento (accessibile senza registrazione): https://www.facebook.com/events/768775263188180/
Si segnala che, data la concomitanza delle celebrazioni, la consueta S. Messa cantata dell'ultima domenica del mese presso la parrocchia di Gesù Crocifisso e Madonna delle Lacrime non sarà celebrata.

Che fare del card. Burke?

S'i' fosse papa, serei allor giocondo,
ché tutti cristïani imbrigarei
(Cecco Angiolieri, XIII sec.)


Facciamo il gioco del "se fossi".

Immaginiamo ch'io sia il Papa, un papa d'inclinazione progressista e, come tale, naturalmente, del tutto illiberale e visceralmente insofferente di opinioni diverse dalle mie, aperte e illuminate.

Immaginiamo anche che, nell'esercizio del mio Alto Ministero, abbia deciso di fare un po' di bricolage nel polveroso deposito della Fede. Ho deciso di cominciare con la morale sessuale, perché sono stufo che la Chiesa, di cui sono il capo assoluto, riceva critiche perché non distribuisce  profilattici ai poveri negri dell'Africa nera, o perché si comporta in modo oscurantista verso i metrosexuals dell'Occidente; che non saranno proprio come i poveri delle periferie, visto che hanno un reddito pro capite secondo solo ai banchieri, ma sono pur sempre una lobby potentissima. Non sia mai che poi mi facciano negare il Premio Nobel!

S'io fossi papa, e quel papa, penserei allora ad un concistoro e/o a un sinodo, giusto per non far vedere che decido tutto io. Com'è ovvio, avrei l'accortezza di farlo dirigere da persone fidate e di manipolarlo un po' con pressioni e trucchi procedurali. Ma soprattutto, penserei a diluirlo in sessioni, almeno due, per prolungarlo per un periodo assai lungo. Perché col tempo quel che sembra sulle prime impossibile può diventare, prima ancora che probabile, del tutto inevitabile.

Immaginiamo però che la prima parte del mio bel sinodo sia andata male, per un'imprevista resistenza di quelli che avrebbero dovuto limitarsi ad applaudire, ed io abbia in conseguenza subito una cocente sconfitta. E che il capo della rivolta, in particolare, mi stesse sull'anima prima e mi ci stia adesso ancora di più, tanto che non ci salutiamo nemmeno alla fine delle cerimonie.

Che farne di questo rompiscatole guastafeste, che si crede un defensor fidei e s'agita come un sant'Atanasio? 

La prima possibilità è: me lo tengo, perché a questo punto se lo degrado e lo pensiono con tanti encomi (in Italia un sigaro toscano e il titolo di cavaliere non si negano a nessuno; a proposito, relegarlo a cappellano di un ordine cavalleresco farebbe proprio al caso suo), si penserà ch'io reprimo il dissenso, proprio dopo che avevo invitato a parlare liberamente. Non pensavo che quelli si permettessero di prendermi alla lettera...

L'alternativa è: lo caccio. Anche perché l'interessato stesso ha confermato pubblicamente che sarebbe stato rimosso, quindi un mio ripensamento sarebbe visto come una umiliante marcia indietro.

Sì, lo caccio. Ma resta da decidere quando. La soluzione più logica: aspetto ancora un po', lascio calmare le acque e, quando tutti pensano ad altro (o magari quando c'è qualche grossa notizia che monopolizza l'attenzione), passo all'azione. Tanto c'è tempo: ancora un anno al secondo round, quando sarà imperativo che costui non possa più venire - lui insieme a molti altri - a rompermi le uova nel paniere.

Oppure... Ma certo! Domani proprio qui, a San Pietro, quegli invasati di tradizionalisti vengono a sciorinare le loro stoffe merlettate per un pontificalone tridentino; mi riempiranno la basilica di incenso e di tarme, sopravvissute alla naftalina di quei paramenti stantii. E il mio cardinale refrattario si presta pure a celebrare per loro. Quale migliore occasione per far uscire in contemporanea il comunicato della sua rimozione? 
 
Nei giornali, potranno ricamare con gusto su un cardinale retrogrado ed omofobo che si balocca con cappemagne e riti nostalgici. E anche i suoi alleati al sinodo, in buona parte, provano avversione per quella paccottiglia tradizionalista; cosicché la tempistica permetterebbe di dare massima pubblicità e peso a questo penchant tridentino. Il che potrebbe aiutare a far digerire l'esilio del 'capo dell'opposizione' agli occhi dei più.

Devo proprio pensarci su...


Enrico

giovedì 23 ottobre 2014

Pellegrinaggio Summorum Pontificum in diretta

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Roma non vuole la resa della FSSPX e le consentirà i dissensi non dottrinali




In un'intervista rilasciata a  Famille chrétienne (accesso a pagamento), ripresa e commentata da Riposte catholique, Mons. Guido Pozzo, Segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, si è espresso sulle relazioni tra Roma e la Fraternità Sacerdotale S. Pio X.

Già nel comunicato del 23 settembre 2014 si intravvedevano prospettive positive, e le stesse sono state più che confermate da Mons. Pozzo, il quale ha ricordato che le relazioni tra le parti continuano anche "dopo l'elezione di Papa Francesco", per superare le difficoltà dottrinali che persistono.

Aggiungiamo noi che si è creata una certa buon'intesa tra il Superiore della FSSPX mons. Fellay e il card. Mueller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, da cui i colloqui dipendono.

Mons. Pozzo ha ricordato che i punti su cui si ha difficoltà di incontro tra S. Sede e Fraternità riguardano sia problemi dottrinali, sia la situazione pastorale-ecclesiale nel periodo postconciliare.

Mons. Pozzo ha ricordato lo stato canonico di un'eventuale Fraternità riconciliata: egli prospetta la possibilità di una prelatura personale (proposta che, come già apparso durante gli incontri ai tempi di Benedetto XVI, sarebbe accettata dalla Fraternità). Questa soluzione avrebbe come principale caratteristica l'assenza di una circoscrizione territoriale, contrariamente alle diocesi. Il prelato della Fraternità avrebbe il libero e incondizionato diritto di erigere un seminario, di incardinare seminaristi di ordinarli.

Sui rapporti con i Vescovi diocesani ancora nulla è stato definito, anche se in virtù di accordi locali ai sacerdoti della Fraternità potrebbe anche essere affidata la cura di alcune parrocchie (oltre, ben inteso, quella delle chiese della prelatura).       

Sulle questioni dottrinali, Mons. Pozzo ricalca la posizione "ratzingeriana" ma introduce una novità: le riserve o le posizioni della Fraternità su certi aspetti che non riguardano la fede ma che concernono i temi pastorali o di insegnamento prudente del Magistero non devono essere necessariamente ritirati o annullati dalla Fraternità. Questo appare un superamento di alcune posizioni più rigide anteriori: purché non tocchino punti dottrinali, le critiche (si immagina sia sottinteso: rispettose) verso la gerarchia ecclesiastica ed il modus operandi della Chiesa, sono legittime e possono continuare. Riposte catholique commenta che, rispetto alla precisione dogmatica di Benedetto XVI, ciò sembra andare nella direzione 'francescana' di 'sdottrinalizzare' ove possibile, nella logica di un pontificato che aspira ad abbordare le questioni sotto un angolo pastorale...

Ecco le parole di Mons. Pozzo

Coerentemente con il motu proprio Ecclesiae Unitatem di Benedetto (2009), la Congregazione per la Dottrina della Fede ha sempre ritenuto che il superamento dei problemi dottrinali sia condizione essenziale e necessaria per procedere con il riconoscimento canonico della Fraternità. Tuttavia, vorrei chiarire che il superamento delle difficoltà dottrinali non significa che le riserve o le posizioni della Fraternità San Pio X su aspetti che sono al di fuori del campo della fede, ma che si riferiscono a temi pastorali e di insegnamento prudenziale del Magistero, debbano necessariamente essere ritirate o annullate dalla Fraternità. Il desiderio di continuare la discussione e l'approfondimento di tali questioni che turbano la Fraternità San Pio X, per precisazioni e chiarimenti ulteriori, non solo è ancora possibile, ma - almeno a mio parere - da incoraggiare e desiderabile. Non le si chiede quindi di derogare a tale esigenza che la Fraternità manifesta nei confronti di un certo numero di temi.

Per Pozzo, la voce "non negoziabile" è il ruolo del Magistero:

Ciò che è essenziale, cui non si può rinunciare, è l'adesione alla Professio fidei e al principio secondo il quale è solo al magistero della Chiesa che è stato affidato dal Signore la capacità di interpretare in modo autentico, vale a dire con l'autorità di Cristo, la Parola di Dio scritta e trasmessa. Questa è la dottrina cattolica, richiamata dal Concilio Vaticano II (Dei Verbum, 10), ma già esplicitamente insegnata da Pio XII nella sua enciclica Humani generis. Ciò significa che il Magistero, seppur non è certamente sopra la Scrittura e la Tradizione, è però l'istanza autentica che giudica le interpretazioni della Scrittura e della Tradizione, da qualunque parte provegano. Quindi, se ci sono diversi gradi di autorità e di adesione dei fedeli ai suoi insegnamenti - come indicato nella Costituzione dogmatica Lumen Gentium (25) del Concilio Vaticano II - nessuno si può porre al di sopra del Magistero. Penso e spero sinceramente che, in questo quadro dottrinale che ho appena descritto, si possa trovare il punto di convergenza e di intesa comune, in quanto questo particolare argomento è una dottrina appartenente alla fede cattolica, e non una discussione teologica legittima o un criterio pastorale.
 Altro passaggio:

Non è vero che la Santa Sede intende imporre una capitolazione alla FSSPX. Invece, la invita a ritrovarsi al suo fianco nello stesso quadro di principi dottrinali necessari per garantire una costante aderenza alla fede e alla dottrina cattolica del Magistero e della Tradizione, lasciando al tempo stesso al campo dello studio e dell'approfondimento le sue riserve, sollevate su alcuni aspetti e formulazioni dei documenti del Vaticano II e sul modo in cui alcune riforme che ne sono seguite, ma che non riguardano questioni di dogmatica e dottrinali indiscutibili. Non c'è dubbio che gli insegnamenti del Vaticano II hanno un grado di autorità e un carattere vincolante estremamente variabile, a seconda dei testi. Ad esempio, le costituzioni sulla Chiesa Lumen gentium e Dei Verbum sulla divina Rivelazione hanno il carattere di una dichiarazione dottrinale, anche se non c'erano definizioni dogmatiche. Mentre, d'altra parte, le dichiarazioni sulla libertà religiosa, sulle religioni non cristiane, e il Decreto sull'ecumenismo, hanno un grado di autorità e un carattere vincolante diversi e inferiori.
Sui tempi di una possibile riconciliazione:
Non credo che ora possiamo indicare un termine preciso per la conclusione del cammino intrapreso. L'impegno da parte nostra e, suppongo, da parte del Superiore della Fraternità San Pio X è di procedere per fasi, senza scorciatoie improvvisate, ma anche con il chiaro obiettivo di promuovere l'unità nella carità della Chiesa universale guidata dal successore di Pietro. "Caritas urget nos!", come afferma San Paolo.
Robertus e Enrico

Le dure critiche del vescovo di Bayonne alla conduzione del Sinodo

Mons. Aillet in un manifesto 'anti-integralista'

Un lato positivo di questo Sinodo? Sembra che le lingue si siano sciolte e i discorsi siano molto più liberi, chiari e diretti, senza le consuete, avvilenti circonlocuzioni curiali. Non che mons. Aillet, validissimo vescovo di Bayonne, mancasse di sincerità. Ma fa comunque effetto (piacevole) leggere affermazioni così disinibite. Dopo tutto, è quello che Papa Francesco aveva richiesto...
Enrico

- Cosa ce ne pensa del Sinodo?
Vorrei iniziare con un aspetto negativo. Una relazione del Sinodo, piuttosto che restare uno strumento interno per guidare la riflessione dei gruppi di lavoro, è stata inopportunamente rilasciata a metà del percorso. Le sue formule, pur se potevano essere generose, erano pericolose e piene di ambiguità. Hanno logicamente prestato il fianco ad un incendio dei media che hanno creduto che la Chiesa ammettesse le coppie dello stesso sesso e l'accesso ai sacramenti ai divorziati risposati. Ognuno si è creduto obbligato a lanciare la sua strofetta sul tema. Ora sarà difficile recuperare questo pasticcio nell'opinione pubblica.

- Lei è severo con i media ... Io sono severo con il grano da macinare regalato ai media. Si è dato a persone che mal comprendono la Chiesa, che si basano sul solo criterio dell'evoluzione dei costumi, un testo incompiuto che esse hanno preso per moneta sonante. Le lobbies hanno fatto pressione, pesato sulle nostre riflessioni e messo l'accento su due aspetti propri della cultura più che altro occidentale, edonistica e individualistica: i divorziati risposati e l'unione di persone dello stesso sesso.
La nostra comunicazione, la dobbiamo curare. Era meglio non pubblicare nulla e attendere la fine del sinodo; così è da principiantiDetto questo, il Papa ha dato atto delle vivaci discussioni che hanno attraversato l'Assemblea sinodale, affermando che esse sono sane, il che dimostra che la parola è stata libera e costruttiva.

- Nonostante questo errore di comunicazione, l'esito del Sinodo è positivo o negativo? Sono rimasto deluso di non trovare il grande tesoro dell'insegnamento di Giovanni Paolo II sulla famiglia. Anche se è menzionato nella relazione finale, non si ha l'impressione che la teologia del corpo, risultato di una capacità intellettuale e di una esperienza pastorale straordinarie, sia messa a disposizione delle famiglie.
Questo è un peccato perché questa teologia, oggi riscoperta da giovani coppie che non provengono necessariamente dal 'serraglio', offre un potente aiuto per le relazioni interpersonali, per il linguaggio del corpo, per la relazione intima, fonte di felicità tra relazione sessuale e apertura alla vita, l'amore coniugale e la procreazione.

- Cosa pensa del discorso finale del papa che ha biasimato "tradizionalisti" come "progressista"? Questa opposizione dialettica in cui il mondo ci chiude funziona come una trappola. Sembra che non si possa uscire da questa contrapposizione tra dottrina e pastorale. Tra ciò che è vero e ciò che è misericordia. E' quasi come se non si potesse uscire da questa contrapposizione tra legge e libertà se non con un compromesso che conduca a "un accordo di essere in disaccordo" - per riprendere la formula del Papa rivolto ai vescovi dell'Asia.
Certo, il percorso di cresta è difficile da trovare, ma manca una terza via. Che tuttavia è stata brillantemente spiegata da Giovanni Paolo II in Veritatis Splendor, e ha servito da luce per Familiaris Consortio e Evangelium Vitae e anche al Catechismo della Chiesa cattolica nella sua parte morale. Infatti, egli dice che la verità sul matrimonio, sull'amore coniugale e sulla famiglia, non è in origine una norma esterna che viene imposta alla libertà dell'uomo come un fardello pesante da sopportare, e inserita in una cultura del peccato. Invece, essa è iscritta nel cuore dell'uomo, come un innato senso della bellezza, bontà e verità.
La verità morale che brilla nel Verbo incarnato non è solo un'idea, un ideale da raggiungere: essa è già presente nell'intenzione. L'uomo ha bisogno di principi per illuminare il suo cammino e questa strada porta molto meglio di quanto si pensi alle realtà concrete sul terreno. Si tratta di una misericordia che non mortifica la capacità di ogni uomo a raggiungere la perfezione, anche se vive situazioni difficili, e che presenta la legge come un percorso di crescita.
[..] 

Fonte: Famille Chrétienne, via Riposte catholique 

mercoledì 22 ottobre 2014

La diocesi di Albenga verso il commissariamento


La "cura misericordiosa" di Papa Bergoglio, dopo aver tanto beneficato i Francescani dell'Immacolata, si rivolge ora verso qualcun altro giudicato un po' troppo sensibile alle sirene della Tradizione.

Parliamo di mons. Oliveri, vescovo di Albenga-Imperia, che ora verrà di fatto commissariato con l'imposizione di un vescovo ausiliare o coadiutore che, in pratica, lo esautorerà.

L'accusa, in linea con l'adagio francese per cui qui veut noyer son chien, l'accuse de la rage (chi vuole affogare il cane, l'accusa di rabbia) sarà sicuramente di non aver vigilato attentamente nella scelta dei seminaristi o avere problemi nelle finanze diocesane (come la quasi totalità delle diocesi, peraltro). Dato che la diocesi di Albenga attira, per le sue attitudini favorevoli alla Tradizione, moltissimi seminaristi (ne ha più Albenga che tutto il resto della Liguria), si troverà questa o quella pecora nera da rinfacciare al presule. La cui personale integrità, in ogni caso, non potrà mai essere messa in discussione da alcuno.

E comunque, non facciamoci illusioni. La vera ragione della persecuzione è dottrinale e liturgica e punta a colpire il clergé réfractaire alle novità rivoluzionarie.

Enrico


La notizia è apparsa anche su Il Secolo XIX, a firma di un giornalista che ha mostrato, già in altre occasioni, d'essere assai prevenuto nei confronti di mons. Oliveri. Essa va nondimeno confermata e corrisponde del resto alle voci che si rincorrono da mesi. Oggi stesso la decisione sarebbe stata presa.



P.S. I commenti sono chiusi per le eccessive libertà prese dai commentatori. In particolare, il Papa e i Vescovi non possono essere oggetto di insulti gratuiti e di denigrazione da parte delle due 'tifoserie'. Raccomandiamo a tutti moderazione, pacatezza e soprattutto rispetto. I commenti servono per opinioni argomentate, non per sfoghi e maldicenze.