Echo

lunedì 28 maggio 2012

Chartres 2012

Qualche dato statistico e informazioni complementari sulla 30ma edizione del Pellegrinaggio Parigi-Chartres, che ha avuto  inizio sabato 26 maggio e termina oggi 28 maggio (http://romualdica.blogspot.it/2012/05/la-famiglia-culla-della-cristianita.html ).


- Hanno partecipato 200 Capitoli, con oltre 10.000 pellegrini iscritti, età media 21 anni, 800 stranieri.

- La logistica è assicurata da 600 volontari. Vi sono inoltre 150 responsabili della sicurezza e 40 medici e infermieri dell’Ordine di Malta.

- I bivacchi notturni occupano 14 ettari.

- Sono stati distribuiti 90.000 panini e 6.000 litri di zuppa, e sono state spostate 500 tonnellate di bagagli e materiali.

La sacrestia mobile è gestita da un gruppo di 15 laici, i quali gestiscono circa 60 Messe basse al giorno.

I celebranti delle Messe solenni nei tre giorni sono stati:

- sabato 26, cattedrale di Parigi, mons. Chauvet, parroco di Saint François-Xavier (omelia di S.E. mons. Nahmias, vescovo ausiliare di Parigi)

- domenica 27, Messa al campo celebrata dal canonico Boucheron dell’Institut du Christ Roi Souverain Prêtre.

- lunedì 28, cattedrale di Chartres, don John Berg, superiore generale della Fraternità San Pietro.

L’assistenza spirituale durante i 100 km di marcia è assicurata dai seguenti istituti religiosi:

Abbaye Sainte-Madeleine du Barroux

Abbaye Notre-Dame de Fontgombault

Abbaye Notre-Dame de Randol

Abbaye Notre-Dame de Triors

Fraternité Sacerdotale Saint Pierre

Fraternité Saint Vincent Ferrier

Institut du Christ-Roi Souverain Prêtre

Institut des Chanoines Réguliers de la Mère de Dieu

Institut de la Sainte-Croix de Riaumont

Institut du Bon Pasteur

domenica 27 maggio 2012

Il Papa ha annunciato due nuovi Dottori della Chiesa

Durante il Regina Caeli, il Papa ha annunciato due nuovi Dottori della Chiesa Santa Ildegarda di Bingen e San Giovanni d'Avila saranno proclamati il prossimo 7 ottobre, in occasione dell'Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi 
CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 27 maggio 2012 (ZENIT.org) Nel corso del Regina Caeli di stamattina, papa Benedetto XVI ha rivolto ulteriori parole all’odierna solennità di Pentecoste. “Lo Spirito Santo – ha detto il Pontefice - irrompendo nella storia, ne sconfigge l’aridità, apre i cuori alla speranza, stimola e favorisce in noi la maturazione interiore nel rapporto con Dio e con il prossimo”. 
 Lo Spirito Santo, con i “doni della sapienza e della scienza continua ad ispirare donne e uomini che si impegnano nella ricerca della verità, proponendo vie originali di conoscenza e di approfondimento del mistero di Dio, dell’uomo e del mondo”, ha aggiunto il Santo Padre. A tal proposito, Benedetto XVI ha annunciato che il prossimo 7 ottobre, in occasione dell’Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, proclamerà San Giovanni d’Avila e Santa Ildegarda di Bingen, dottori della Chiesa Universale. Ildegarda, monaca benedettina nel cuore del Medioevo tedesco, fu “autentica maestra di teologia e profonda studiosa delle scienze naturali e della musica”, mentre Giovanni D’Avila, sacerdote negli anni del rinascimento spagnolo, “partecipò al travaglio del rinnovamento culturale e religioso della Chiesa e della compagine sociale agli albori della modernità”. Una donna e un uomo di Chiesa, dunque, molto diversi per epoca e carisma specifico. 
Entrambi, però, ispirati da una “santità di vita” e da una “profondità di dottrina” che li rendono “profondamente attuali”. “La grazia dello Spirito Santo, infatti – ha spiegato il Papa - li proiettò in quell’esperienza di penetrante comprensione della rivelazione divina e di intelligente dialogo con il mondo che costituiscono l’orizzonte permanente della vita e dell’azione della Chiesa”. I due futuri dottori della Chiesa, ha aggiunto Benedetto XVI, appaiono “di rilevante importanza ed attualità”, soprattutto alla luce del progetto di nuova evangelizzazione, cui sarà dedicata l’Assemblea del Sinodo dei Vescovi già menzionata, e dell’Anno della Fede. “Anche ai nostri giorni – ha proseguito il Santo Padre - attraverso il loro insegnamento, lo Spirito del Signore risorto continua a far risuonare la sua voce e ad illuminare il cammino che conduce a quella Verità che sola può renderci liberi e dare senso pieno alla nostra vita”. 
...

Pentecoste 2012 : l'Omelia di Benedetto XVI, Successore di Pietro

OMELIA 
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI 
 Basilica Vaticana Domenica, 27 maggio 2012
Cari fratelli e sorelle! Sono lieto di celebrare con voi questa Santa Messa, animata oggi anche dal Coro dell’Accademia di Santa Cecilia e dall’Orchestra giovanile - che ringrazio -, nella Solennità di Pentecoste. 
Questo mistero costituisce il battesimo della Chiesa, è un evento che le ha dato, per così dire, la forma iniziale e la spinta per la sua missione. 
E questa «forma» e questa «spinta» sono sempre valide, sempre attuali, e si rinnovano in modo particolare mediante le azioni liturgiche. Stamani vorrei soffermarmi su un aspetto essenziale del mistero della Pentecoste, che ai nostri giorni conserva tutta la sua importanza. 
La Pentecoste è la festa dell’unione, della comprensione e della comunione umana. 
Tutti possiamo constatare come nel nostro mondo, anche se siamo sempre più vicini l’uno all’altro con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, e le distanze geografiche sembrano sparire, la comprensione e la comunione tra le persone sia spesso superficiale e difficoltosa. 
Permangono squilibri che non di rado portano a conflitti; il dialogo tra le generazioni si fa faticoso e a volte prevale la contrapposizione; assistiamo a fatti quotidiani in cui ci sembra che gli uomini stiano diventando più aggressivi e più scontrosi; comprendersi sembra troppo impegnativo e si preferisce rimanere nel proprio io, nei propri interessi. In questa situazione, possiamo trovare veramente e vivere quell’unità di cui abbiamo bisogno? 
 La narrazione della Pentecoste negli Atti degli Apostoli, che abbiamo ascoltato nella prima lettura (cfr At 2,1-11), contiene sullo sfondo uno degli ultimi grandi affreschi che troviamo all’inizio dell’Antico Testamento: l’antica storia della costruzione della Torre di Babele (cfr Gen 11,1-9). 
Ma che cos’è Babele? 
E’ la descrizione di un regno in cui gli uomini hanno concentrato tanto potere da pensare di non dover fare più riferimento a un Dio lontano e di essere così forti da poter costruire da soli una via che porti al cielo per aprirne le porte e mettersi al posto di Dio. 
Ma proprio in questa situazione si verifica qualcosa di strano e di singolare. 
Mentre gli uomini stavano lavorando insieme per costruire la torre, improvvisamente si resero conto che stavano costruendo l’uno contro l’altro. 
Mentre tentavano di essere come Dio, correvano il pericolo di non essere più neppure uomini, perché avevano perduto un elemento fondamentale dell’essere persone umane: la capacità di accordarsi, di capirsi e di operare insieme. Questo racconto biblico contiene una sua perenne verità; lo possiamo vedere lungo la storia, ma anche nel nostro mondo. 
Con il progresso della scienza e della tecnica siamo arrivati al potere di dominare forze della natura, di manipolare gli elementi, di fabbricare esseri viventi, giungendo quasi fino allo stesso essere umano. 
In questa situazione, pregare Dio sembra qualcosa di sorpassato, di inutile, perché noi stessi possiamo costruire e realizzare tutto ciò che vogliamo. 
Ma non ci accorgiamo che stiamo rivivendo la stessa esperienza di Babele.
 E’ vero, abbiamo moltiplicato le possibilità di comunicare, di avere informazioni, di trasmettere notizie, ma possiamo dire che è cresciuta la capacità di capirci o forse, paradossalmente, ci capiamo sempre meno? 
Tra gli uomini non sembra forse serpeggiare un senso di diffidenza, di sospetto, di timore reciproco, fino a diventare perfino pericolosi l’uno per l’altro? Ritorniamo allora alla domanda iniziale: può esserci veramente unità, concordia? E come? La risposta la troviamo nella Sacra Scrittura: l’unità può esserci solo con il dono dello Spirito di Dio, il quale ci darà un cuore nuovo e una lingua nuova, una capacità nuova di comunicare. 
E questo è ciò che si è verificato a Pentecoste. 
In quel mattino, cinquanta giorni dopo la Pasqua, un vento impetuoso soffiò su Gerusalemme e la fiamma dello Spirito Santo discese sui discepoli riuniti, si posò su ciascuno e accese in essi il fuoco divino, un fuoco di amore capace di trasformare. La paura scomparve, il cuore sentì una nuova forza, le lingue si sciolsero e iniziarono a parlare con franchezza, in modo che tutti potessero capire l’annuncio di Gesù Cristo morto e risorto. 
A Pentecoste dove c’era divisione ed estraneità, sono nate unità e comprensione. Ma guardiamo al Vangelo di oggi, nel quale Gesù afferma: «Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità» (Gv 16,13). Qui Gesù, parlando dello Spirito Santo, ci spiega che cos’è la Chiesa e come essa debba vivere per essere se stessa, per essere il luogo dell’unità e della comunione nella Verità; ci dice che agire da cristiani significa non essere chiusi nel proprio «io», ma orientarsi verso il tutto; significa accogliere in se stessi la Chiesa tutta intera o, ancora meglio, lasciare interiormente che essa ci accolga. Allora, quando io parlo, penso, agisco come cristiano, non lo faccio chiudendomi nel mio io, ma lo faccio sempre nel tutto e a partire dal tutto: così lo Spirito Santo, Spirito di unità e di verità, può continuare a risuonare nei nostri cuori e nelle menti degli uomini e spingerli ad incontrarsi e ad accogliersi a vicenda. 
Lo Spirito, proprio per il fatto che agisce così, ci introduce in tutta la verità, che è Gesù, ci guida nell’approfondirla, nel comprenderla: noi non cresciamo nella conoscenza chiudendoci nel nostro io, ma solo diventando capaci di ascoltare e di condividere, solo nel «noi» della Chiesa, con un atteggiamento di profonda umiltà interiore. E così diventa più chiaro perché Babele è Babele e la Pentecoste è la Pentecoste. Dove gli uomini vogliono farsi Dio, possono solo mettersi l’uno contro l’altro.
Dove invece si pongono nella verità del Signore, si aprono all’azione del suo Spirito che li sostiene e li unisce.
 La contrapposizione tra Babele e Pentecoste riecheggia anche nella seconda lettura, dove l’Apostolo dice: “Camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne” (Gal 5,16). 
San Paolo ci spiega che la nostra vita personale è segnata da un conflitto interiore, da una divisione, tra gli impulsi che provengono dalla carne e quelli che provengono dallo Spirito; e noi non possiamo seguirli tutti. Non possiamo, infatti, essere contemporaneamente egoisti e generosi, seguire la tendenza a dominare sugli altri e provare la gioia del servizio disinteressato. 
Dobbiamo sempre scegliere quale impulso seguire e lo possiamo fare in modo autentico solo con l’aiuto dello Spirito di Cristo. San Paolo elenca - come abbiamo sentito - le opere della carne, sono i peccati di egoismo e di violenza, come inimicizia, discordia, gelosia, dissensi; sono pensieri e azioni che non fanno vivere in modo veramente umano e cristiano, nell’amore.
 E’ una direzione che porta a perdere la propria vita. Invece lo Spirito Santo ci guida verso le altezze di Dio, perché possiamo vivere già in questa terra il germe di vita divina che è in noi. 
Afferma, infatti, san Paolo: «Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace» (Gal 5,22). 
E notiamo che l’Apostolo usa il plurale per descrivere le opere della carne, che provocano la dispersione dell’essere umano, mentre usa il singolare per definire l’azione dello Spirito, parla di «frutto», proprio come alla dispersione di Babele si contrappone l’unità di Pentecoste. 
Cari amici, dobbiamo vivere secondo lo Spirito di unità e di verità, e per questo dobbiamo pregare perché lo Spirito ci illumini e ci guidi a vincere il fascino di seguire nostre verità, e ad accogliere la verità di Cristo trasmessa nella Chiesa. 
Il racconto lucano della Pentecoste ci dice che Gesù prima di salire al cielo chiese agli Apostoli di rimanere insieme per prepararsi a ricevere il dono dello Spirito Santo. Ed essi si riunirono in preghiera con Maria nel Cenacolo nell’attesa dell’evento promesso (cfr At 1,14). 
Raccolta con Maria, come al suo nascere, la Chiesa anche quest’oggi prega: «Veni Sancte Spiritus! - 
Vieni, Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore!». 
Amen. 
© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana

sabato 26 maggio 2012

Roma : Chiesa di Gesù e Maria. Messa Solenne di Pentecoste

Domenica 27 maggio 2012 nella gloriosa ricorrenza liturgica di Pentecoste, presso la Rettoria di Gesù e Maria al Corso, alle ore 10.00, sarà officiata in forma solenne la Santa Messa Tridentina, celebrata "in tertio", da Mons. Richard Soseman, Officiale della Congregazione per il Clero, che commemorerà il suo 20° anniversario d'ordinazione sacerdotale; Don Giuseppe Vallauri sarà il diacono e Don Michael Hauser il suddiacono. 
 Il solenne rito si avvarrà anche della presenza, quale cerimoniere, del Rev.do Don Gilles Guitard, attuale priore romano dell'Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote (I.C.R.S.P.). 
 I Musici dell'Ensemble strumentale "In Nomine" (Opera San Gregorio) accompagneranno la sacra Liturgia con brani di: Girolamo Frescobaldi; Giovanni Paolo Cima; Alessandro Scarlatti; Giovan Battista Vitali; Antonio Vivaldi; Giovan Battista Pergolesi. 
Al basso di violino/violoncello il M° Renato Criscuolo; al clavicembalo il M° Alberto Bagnai; alla tiorba il M° Michele Carreca. I cantori dell' Ensemble vocale "In Nomine" (Opera San Gregorio) eseguiranno la "Missa Lux et Origo" ed altri brani tratti dal repertorio monodico gregoriano guidati dal M° David Maria Gentile. All'organo "Giovanni Battista Testa 1750" il M° Andrea Moncada, organista titolare/direttore artistico della prefata Cappella Musicale, interpolerà con brani tratti dal "Premier et Second Livres d’orgue 1689/1700" di Jaques Boyvin. 
 Con l'occasione estendo ai lettori romani  l'invito a partecipare quanto più numerosi possibile alla solenne funzione liturgica, assicurando fin d'ora nella mia preghiera quanti, fra amici e conoscenti vorranno unirsi non solo in presenza ma anche in ispirito al sacro rito. 
Nel salire unanime la nostra lode all'Altissimo Iddio, voglia l'Onnipotente benignamente a noi tutti concedere una rinnovata, feconda messe di Grazie e Benedizioni spirituali e materiali. A.M. 

( Foto :  Mons. Richard Soseman celebra la Messa Solenne di  Pentecoste 2010  nel Santuario di Campocavallo di Osimo)

venerdì 25 maggio 2012

Le balaustre, argine del sacro


Da Il Timone n. 113 maggio 2012

Alcuni manufatti, chiamati comunemente balaustre per molti secoli hanno costituito una presenza regolare all'interno delle chiese. Nonostante l'appa¬rente banalità di questi oggetti, sarebbero necessari fiumi d'inchiostro per descrivere tutte le funzioni e tutti i significati che essi hanno rivestito.
di Andrea Di Meo

Varcare un confine a piedi, scavalcare il crinale di un monte, addentrarsi in una caverna, sono piccole esperienze accomunate, come molte altre, da una sensazione particolarissima. A chi le ha vissute non sarà sfuggita l'impressione di oltrepassare una linea oltre la quale vigono altre regole, oltre la quale il comportamento deve mutare perché al di là di quel punto lo spazio è diverso, non è più lo stesso di prima. Gli esempi che ho citato, a solo scopo narrativo, hanno tutti la caratteristica di essere accompagnati da segnali visibili, che quasi suggeriscono con la loro stessa presenza l'incipiente mutamento di stato. In alcuni casi, come l'ingresso in una grotta, tale segnale è offerto dalla natura, in altri, come il passaggio del confine, il segnale è posto dagli uomini.

Esiste un parallelo a queste sensazioni anche nell'esperienza dello spazio sacro? Questo è sacro per effetto di un rituale che vi si celebra e di una formula di dedicazione che lo dedica solennemente alla divinità, ma è vero tuttavia che tale dedicazione, pur comportando un mutamento di stato e quasi di natura del luogo stesso, non ne condiziona però le leggi fisiche né le apparenze, e potrebbe quindi passare inosservato. Ecco dunque che si rende necessario apporre degli avvertimenti, dei nuovi segnali volti a rendere visibile ciò che altrimenti potrebbe non essere percepito. Fu così che nacquero già in tempi ancestrali e presso i culti più antichi i primi recinti per separare i luoghi più sacri dallo spazio circostante, e molto tempo dopo, ma in modo simile, furono create anche le prime recinzioni nei luoghi cristiani per separare il santuario o presbiterio dal resto della chiesa, come si può verificare dalle tracce archeologiche delle più antiche domus ecclesiae.

Nel percorso di attraversamento dello spazio sacro cristiano che in questa rubrica si sta compiendo, sarà infatti inevitabile inciampare, per così dire, in alcuni manufatti, chiamati comu¬nemente balaustre, che per molti secoli hanno costituito una presenza regolare all'interno delle chiese. Nonostante l'appa¬rente banalità di questi oggetti, sarebbero necessari fiumi d'inchiostro per descrivere tutte le funzioni e tutti i significati che essi hanno rivestito, e tutta la storia che li ha modellati fino ad arrivare alla semplicità delle ultime balaustre, mandate in soffitta, se non proprio distrutte, da tanti parroci nei passati cinquant'anni. Le balaustre, infatti, non furono che l'ultima mutazione di quegli elementi separatori che assunsero di volta in volta la forma della transenna lapidea, della tenda, del cancello e dell'iconostasi, e che replicavano quanto già la facciata della chiesa, o il suo portale, esprimevano fin dal primo approccio all'edificio sacro.

Il loro messaggio era un avvertimento, un caveat, posto a segnalare che oltre la linea sulla quale essi si ergevano si entrava in un'area dove l'azione e il pensiero individuale avrebbero dovuto abbandonare le consuetudini mondane e, lasciando alle spalle i diritti del mondo, piegarsi al diritto di Dio e conformarsi ad attitudini più sante. Al contrario infatti di come molti hanno erroneamente pensato, il compito primario delle balaustre e degli elementi ad esse affini non era di tipo funzionale, ma simbolico. Non era dunque di chiudere l'ingresso al presbiterio, ma di manifestare all'esterno di esso cosa il presbiterio dovrebbe realmente significare. Le balaustre dunque, più che elementi di divisione, vanno piuttosto percepite come tramiti di comunicazione. Se esse infatti non fossero esistite, quale spazio avremmo garantito al sacro?

Le balaustre, non diversamente dall'abito talare, custodivano uno spazio esigente, una riserva di santità e ne manifestavano l'esistenza al di fuori rendendola visibile. Quegli umili elementi, che diventavano l'appoggio dei comunicandi e che reggevano gli sguardi inginocchiati dei fedeli verso l'altare, sostenevano inoltre il peso immane di rendere il sacro percepibile e quasi tangibile. Quando, dopo gli anni Sessanta, tanti chierici e religiosi vollero disfarsi del concetto del sacro rivoluzionandolo, si accanirono proprio contro quei recinti che, delimitandolo, lo rendevano riconoscibile. Ma quest'opera di distruzione fu solo apparente: si possono cancellare le tracce del sacro ma esso sussisterà non visto, e presto o tardi tornerà a manifestarsi. Il ristabilimento delle balaustre nel restauro della Cappella Paolina al Vaticano voluto da Papa Benedetto XVI ben manifesta che questi elementi non hanno esaurito la loro funzione e che anzi mai più di oggi si sente nuovamente l'urgenza di restituirli al loro gravoso compito.

Scandali e fede

La Chiesa è travolta dagli scandali: dopo la pedofilia, gonfiata quanto si vuole, certo mondo gode a far conoscere altre miserie. Miserie di uomini di Chiesa intrallazzoni, carrieristi, faccendieri… povera gente, che ha anche lei il suo significato nell’economia della salvezza: mettere alla prova e fortificare la fede di chi, in qualche modo, riesce a conservarla, come un lumicino colpito dal vento del laicismo e da quello, molto più pericoloso, delle infedeltà dei credenti. Immagino i poveri discepoli di fronte a Cristo prigioniero prima e crocifisso poi. Si saranno scandalizzati a venderne l’impotenza. Si saranno sentiti traditi, abbandonati. Ebbene quel Cristo che si lasciò imprigionare dalla soldataglia, schiaffeggiare e sputacchiare da tanti, si lascia anche oggi incarcerare dalle mene e dalla malvagità di tanti cattolici, di tanti ecclesiastici, anche molto in alto, forse anche per metterci alla prova come mise, un tempo, i suoi discepoli: voi credete in me? Credete nella mia Chiesa, “una, santa, cattolica ed apostolica”? Sì, scandalizzati, arrabbiati, confusi, crediamo. Perché conosciamo la miseria prima di tutto di ognuno di noi, e chi conosce un poco il proprio peccato, si scandalizza meno di quello degli altri; mentre chi è sempre pronto a salvare se stesso, perdona molto di rado gli altri. Crediamo, perché chi vuole, scorge lo stesso, dietro tanto male, il bene che ancora la Chiesa fa per tanti corpi e per tante anime; perché chi vede e conosce la miseria di tanti pastori, vede nel contempo anche, se vuole, che la dottrina della Chiesa rimane l’unico spiraglio di luce nelle tenebre fitte della modernità. Conosco per esperienza di cosa sono capaci certi sacerdoti; conosco a quali menzogne possono arrivare certi cattolici, che magari scrivono sui giornali; so bene a quali bassezze giungono persone che sembrerebbero dedite ad “opere buone”… Ma so anche che i pulpiti che per primi si lanciano nelle accuse, sono, sovente, sepolcri imbiancati, che nascondono vermi e putredine. Prendiamo il libro di Gianluigi Nuzzi. Non lo compererò mai, per non finanziare certe operazioni; perché non ritengo necessario, né per me né per il miglioramento del mondo, leggere di tante povertà umane. Ne ho letto solo un estratto, su Corriere Sette, e alla fine mi sento di condividere alcuni pensieri espressi da Francesco Colafemmina sul suo salace Fides et forma. Con lui condivido l’idea secondo cui molti documenti sono usciti non per un disegno di qualche tipo, ma come ribellione di persone che vivono con angoscia certe atmosfere e certi comportamenti. Scrive Colafemmina: “E mi si parlava da tempo - a me che conto quanto il due di picche - di documenti scottanti, documenti che raccontano gli episodi più impensabili. Li si voleva rendere noti non certo per innescare guerre sante fra cordate cardinalizie, ma per destare una Chiesa sclerotizzata dal sonno dell'indifferenza, dalla garanzia dell'impunità, dal culto del clericalismo autoreferenziale. E per questo più che di accuse e indagini basterebbe, a mio modestissimo parere, un mea culpa, un mea culpa forse non proclamato davanti ai media, ma vissuto attraverso una azione di governo a tutti i livelli più decisa e coerente con il Vangelo”. Ma dopo le pagine sui segreti vaticani svelati, sempre sullo stesso numero di Corriere Sette, c’è un altro articolo, di Mario Suttora. Si intitola: “Pio XI fu assassinato dal padre di Claretta Petacci?”. In esso si ipotizza, con argomenti convincenti, la possibilità che Pio XI sia stato ucciso per la sua posizione avversa, oltre che al comunismo, anche al nazismo. Per le sue denunce coraggiose. Ecco, questo articolo mi ricorda di guardare anche al libro di Nuzzi con la lucidità di chi, per mestiere, insegna storia. Di chi, dovendo bilanciare i pro e i contro, non può che osservare un fatto: che il male esiste ed esisterà sempre nella storia, persino nel cuore dei papi; però è solo nella Chiesa che accade qualcosa di straordinario: che uomini limitati e miseri, come siamo, compiano opere immense. Che i santi camminino insieme agli altri. Pio XI sfidò i mostri dell’ateismo novecentesco, e come lui Pio XII, come nessun’altro seppe fare. I pontefici per primi compresero l’intrinseca malvagità del comunismo, quando ancora non aveva fatto un morto; per primi denunciarono la barbarie del nazionalismo. Cristiani, e non per caso, sono stati e sono gli eroici nemici delle dittature disumane: da Solgenitsyn ai ragazzi della Rosa Bianca, da Armando Valladares a Cuba a Xiaobo e Chen in Cina… La Chiesa, ancora oggi, a ranghi ridotti quanto vogliamo, è rimasta l’unica a lottare per i diritti veri dei bambini e della famiglia, mentre la cultura contemporanea, assedia e cerca di distruggere ciò che resta di umano e di civile nella nostra civiltà. E allora, alla malora gli intrallazzoni, preti, vescovi o cardinali che siano. Esiste ancora un popolo, come quello festante e virile che ho conosciuto a Roma il 13 maggio, che non perderà mai la speranza, che non rimarrà schiacciato dagli scandali, né da quelli del mondo, né da quelli degli uomini di Chiesa. La sua fede è in Colui che è risorto. Avrà la pazienza di aspettare sia il venerdì che il sabato santo… Francesco Agnoli, Il Foglio, 24/5/2012

Il libro "Iuxta Modum" di padre Serafino Lanzetta


Il Vaticano II riletto alla luce della Tradizione della Chiesa



(


Non si può negare l’evidenza. Molte, troppe cose, sono mutate dal Concilio Vaticano II in poi. Tanti, ormai, deridono il concetto di peccato, quando, raramente, se ne parla; i Sacramenti non sono più un’essenziale della propria vita religiosa; parecchi non credono più all’infallibilità del Papa, come non credono alla presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia; Purgatorio e Inferno? Credenze infantili, minacce di una volta… “leggende” presenti prima del Concilio Vaticano II, poi arrivò il Concilio e il pensiero e la pastorale della Chiesa divennero adulti, adulti come le filosofie moderne, le scienze umane, il progresso del mondo.

Si chiedeva il teologo de Lubac al termine dell’Assise: «La Chiesa cattolica stessa resterà in mezzo agli uomini testimone di Dio, oppure diventerà una società antropocentrica?». La citazione è ripresa da Padre Serafino Lanzetta F.I. nel suo libro Iuxta Modum. Il Vaticano II riletto alla luce della Tradizione della Chiesa (Cantagalli, Siena 2012, pp. 184, € 15.00).

Si tratta, dunque, di un nuovo saggio sul Concilio Vaticano II: prendiamo atto che l’auspicio formulato nel 2009 da Monsignor Gherardini, in parte, si è avverato, ovvero si è aperto un franco dibattito, sebbene non (ancora) ufficiale. Il teologo di Santa Romana Chiesa aveva diretto una supplica al Sommo Pontefice affinché si facesse chiarezza su quell’Assise; anche padre Lanzetta si augura un atto chiarificatore da parte del successore di san Pietro, un «intervento dell’Autorità suprema per risolvere una disputa che potrebbe essere senza fine». Occasione propizia potrebbe essere proprio nell’Anno della fede indetto dal Papa, che, guarda caso, inizierà l’11 ottobre del 2012, lo stesso giorno in cui nel 1962 si apriva il Vaticano II.

Da cinquant’anni la Chiesa vive una grave crisi che, secondo Benedetto XVI, «è essenzialmente una crisi di fede». Afferma padre Lanzetta: «Abbiamo smarrito la fede e il suo canone. Sembra che non sia più importante quello che si crede, ma che in qualche modo si creda, o dovremmo dire, si creda di credere, ci si autoconvinca per acquietare la coscienza. Questo non basta. È necessario recuperare la fede cattolica e quindi l’identità cattolica» e per riconquistarla c’è un solo ed unico mezzo: recuperare la Tradizione bimillenaria della Chiesa, ossia il canone della fede ricevuta e trasmessa ininterrottamente dagli Apostoli fino ad oggi.

Purtroppo, per realizzare ciò, occorre che cadano pregiudizi, falsità e malafede perché, spiega il teologo dei Francescani dell’Immacolata, oggi «la Tradizione è assimilata allo stendardo di una vecchia confraternita: contraddistingue alcuni e ne distanzia altri. È letta in modo politico e una lettura politica ha purtroppo contribuito a far perdere nei credenti il suo intimo valore teologico per la Chiesa». La Chiesa, senza la Tradizione, è destinata ad apparire soltanto come un’istituzione internazionale con connotati religiosi, ma neanche troppi. La Chiesa, in realtà, è di natura divina; essa ha però nascosto l’obiettivo missionario per cui è nata: portare a tutti e a ciascuno la verità di salvezza annunciata da Gesù Cristo con la sua morte in croce e la sua risurrezione.

Padre Lanzetta si pone lo scopo, con questo libro, di rendere visibili i nodi essenziali, che prima o poi dovranno essere sciolti: il problema teologico della pastoralità legato a quello dell’ “aggiornamento” e del metodo del dialogo; il rapporto fra dottrina e pastorale; il livello magisteriale del Vaticano II. L’occhio è critico sul Concilio, divenuto superdogma e mito. Occorre, perciò, far rientrare nel giusto alveo della Chiesa l’ultimo Concilio: «prima la Chiesa e poi i suoi concili». Cinquant’anni di ricezione del Vaticano II sono tanti, sono troppi… molte preoccupanti dichiarazioni in esso contenute non sono a tutt’oggi chiarificate e da ciò scaturiscono tensioni ecclesiali ed ermeneutiche contrastanti.

In esso si sono scontrate, come ha storiograficamente provato il professor de Mattei nel suo Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, due minoranze: i fedeli alla Tradizione e i progressisti, per poi giungere a votazioni dal sapore democratico-parlamentare ed è stato «questo confondere spesso le nostre voci (troppo umane) con quella dello Spirito Santo che non ha funzionato».

Cristina Siccardi



Fonte: http://www.corrispondenzaromana.it/recensione-libraria-iuxta-modum-di-padre-serafino-lanzetta/

Perugia: foto della Santa Messa dell'Ascensione celebrata da don Nicola Bux







Alcune foto, per gli amici di MiL, della celebrazione della Festa dell'Ascensionedi Nostro Signore celebrata a Perugia , con l'antico rito romano, Giovedì 17 maggio 2012alle ore 18:00 nella chiesa di San Filippo.
Ha officiato don Nicola Bux, Consultore delle Congregazioni per la Dottrina della Fede e per le Cause dei Santi.

Alle 21:00 è seguita, presso nel bellissimo oratorio di S. Cecilia, la Conferenza tenuta dallo stesso don Nicola Bux sul tema "Le variazioni nelrito romano dopo il Concilio Vaticano II: continuità o rottura? Questioniteologiche e liturgiche".Siamo tutti rimasti stupiti dalla grande affluenza di coloro che hanno partecipato, con assoluta puntualità, anche alla Conferenza di don Bux nel meraviglioso oratorio filippino di Santa Cecilia che merita  di essere visitato.

Gli amici perugini ci ricordano che LUNEDI' 4 GIUGNO ( festa traslata di SAN FILIPPO NERI) alle ore 17,30 nella chiesa di San Filippo SUA EMINENZA REV.MA IL SIGNOR CARDINALE RAYMONDLEO BURKE, CARD. DIACONO DI SANT’AGATA DEI GOTI E PREFETTO DEL SUPREMO TRIBUNALE DELLA SEGNATURA APOSTOLICA officerà il SOLENNE PONTIFICALE nel rito romano antico.

Il servizio liturgico sarà assicurato dai Francescani dell’Immacolata.

giovedì 24 maggio 2012

Un giorno con Maria nella Parrocchia di S. Maria Assunta in cielo (Frazione Valle, Avellino)



Domenica 27 Maggio 2012, presso la Parrocchia di S. Maria Assunta in cielo (Frazione Valle, Avellino), si svolgerà l'appuntamento mariano intitolato "Un giorno con Maria" e organizzato dai Francescani dell'Immacolata in collaborazione col giovane Parroco di questo paesino Irpino, che alle 19 celebrerà la Messa di San Pio V. Programma :

9.45 Proiezione del filmato a colori: “I tre Pastorelli” (nella sala, ex oratorio)

10.30 Processione d’entrata con la Madonna di Fatima (in chiesa). Incoronazione. Regina coeli

11.00 Misteri Gaudiosi. Litanie

11.30 S. Messa Solenne: Celebrante: P. Pietro M. Luongo, FI

12.45 Intervallo (Pranzo a sacco nella sala canonica)

15.00 Esposizione del SS.mo Sacramento. Misteri dolorosi. Meditazione mariana di P. Pietro M. Luongo FI.

Processione del SS.mo Sacramento.

Coroncina della divina misericordia.Adorazione silenziosa. Consacrazione dei fedeli presenti al Cuore Immacolato di Maria

16.30 Intervallo e momento d’incontro16.45 Misteri della luce. Adorazione silenziosa

17.15 Vespri solenni. Misteri gloriosi. BenedizioneImposizione Scapolare e Medaglia miracolosa

19.00 S. Messa Tridentina cantata: Celebrante: Don Luigi Iandolo

Consacrazione della Parrocchia al Cuor Immacolato di MariaProcessione finale della Madonna

Durante la giornata: Possibilità di confessarsi e lucrare l’indulgenza plenaria

Per informazioni 349 6790854

Aspettando il trionfo del Suo Cuore Immacolato...

Chiesa cattolica: Fatima 95 anni dopo

di Roberto de Mattei


Il 95esimo anniversario delle Apparizioni di Fatima, avvenute da maggio ad ottobre del 1917, è passato inosservato, se non fosse per un convegno organizzato a Roma da padre Nicholas Gruner e per la pubblicazione, da Sugarco, del bel libro di Cristina Siccardi, Fatima e la Passione della Chiesa, su cui avremo modo di ritornare.
Limitiamoci qui a ricordare che il Messaggio della Madonna ai tre pastorelli Lucia, Giacinta e Francesco, consta di tre parti diverse, ma logicamente concatenate tra di loro. La prima parte si riferisce alla salvezza delle anime ed è caratterizzata dalla terrificante visione dell’inferno, che è il destino che attende le anime dei peccatori impenitenti. La seconda parte del Messaggio estende il castigo alle nazioni infedeli alla legge divina. La terza parte, divulgata dalla Santa Sede nel giugno 2000, dilata la tragedia alla vita della Chiesa, offrendo la visione di un Papa e di vescovi, religiosi, religiose e laici colpiti a morte dai persecutori, Le discussioni che si sono aperte negli ultimi anni su questo “Terzo Segreto” rischiano di offuscare la forza profetica della parte centrale del Messaggio, riassunto da due frasi decisive: «la Russia diffonderà nel mondo i suoi errori» e «Infine, il mio Cuore Immacolato trionferà».
Il 13 luglio del 1917, quando la Madonna rivolge ai fanciulli di Fatima queste parole, la minoranza bolscevica non ha ancora conquistato il potere in Russia. Ciò avverrà qualche mese dopo con la “Rivoluzione di Ottobre”, che non è un avvenimento puramente storico, ma un complesso di gravi errori ideologici. Ciò che caratterizza il pensiero classico e poi quello cristiano che lo perfeziona è il primato della contemplazione sull’azione.
Nella seconda tesi su Feuerbach, Karl Marx afferma invece che l’uomo deve trovare la verità del suo pensiero nella prassi e nell’undicesima tesi sostiene che il compito dei filosofi non è quello di interpretare il mondo, ma di trasformarlo. Il filosofo è sostituito dal rivoluzionario e il rivoluzionario deve dimostrare nell’azione, la potenza e l’efficacia del suo pensiero. Sotto questo aspetto Lenin fu il rivoluzionario-filosofo che nel 1917 attuò nella prassi la teoria comunista.
La Russia è stato il principale veicolo della diffusione di questi errori, che non hanno la loro causa nella nazione russa, ma nel furore ideologico dei marx-leninisti, portatori di  un’azione sul mondo tesa alla dissoluzione di ogni principio e di ogni verità. «Per la prima volta nella storia – affermò Pio XI nella sua enciclica Divini Redemptoris del 19 marzo 1937– stiamo assistendo ad una lotta freddamente voluta e accuratamente preparata dall’uomo contro tutto ciò che è divino (2 Tess. 1, 4)».
Non c’è stato nel Novecento crimine analogo al comunismo, per lo spazio temporale in cui si è disteso, per i territori che ha abbracciato, per la qualità dell’odio che ha saputo secernere. Tutti i crimini e le sventure del XX secolo, compreso il nazionalsocialismo, secolo, sono frutti, diretti o indiretti dell’ideologia marx-leninista. Da Stalin a Kruscev da Breznev a Gorbaciov l’errore comunista si è diffuso nel mondo, come un magma incandescente.
Il crollo dell’Unione Sovietica non ha visto la fine, ma semmai l’espansione di questi errori. L’evoluzionismo, il pragmatismo e l’edonismo, intrinseci alla dottrina comunista, pervadono l’Occidente e alla “dittatura del proletariato” si va sostituendo una “dittatura del relativismo” che scaturisce dalla stessa fonte avvelenata del materialismo dialettico. Inoltre la ex-nomenklatura comunista controlla ancora larga parte del potere in Russia e in alcuni Paesi dell’Est europeo, mentre intere nazioni, dalla Cina a Cuba, gemono ancora sotto l’oppressione rossa. L’anticomunismo da parte sua si è dissolto, perché, come già ammoniva Pio XI nella Divini Redemptoris: «assai pochi hanno potuto penetrare la vera natura del comunismo».
La diffusione degli errori del comunismo è descritta dalla Madonna come una punizione dovuta ai peccati degli uomini. Per evitare questo castigo, la Vergine Maria ha espresso due precise richieste: la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati. Giovanni Paolo II attribuì alla Madonna di Fatima una miracolosa protezione nell’attentato del 1981 e fece due consacrazioni del mondo al Cuore Immacolato di Maria, il 13 maggio 1982 e il 25 marzo 1984, ma senza menzionare specificatamente la Russia.
E’ indubbio che, come conseguenza di questi atti, qualcosa di importante sia accaduto pochi anni dopo, con la caduta del Muro di Berlino e lo sgretolamento dell’Unione Sovietica. Ma è altrettanto certo che il comunismo è ancora in piedi e la conversione dell’umanità in generale e della Russia in particolare sembra ancora lontana. Chi potrebbe affermare che la profezia di Fatima sia compiuta e che i gravi avvenimenti preannunciati dalla Madonna nel 1917 siano tutti alle nostre spalle?
La profezia di Fatima potrà dirsi avverata solo quando l’umanità volterà le spalle agli idoli del nostro tempo per abbracciare pienamente i principi dell’ordine naturale e cristiano negati dal relativismo socialista e comunista. Ciò dovrà infallibilmente avvenire perché la stessa Vergine Maria lo ha promesso con parole cariche di dolce speranza : «Infine il mio cuore Immacolato trionferà».  (Roberto de Mattei)

Fonte: http://www.corrispondenzaromana.it/chiesa-cattolica-fatima-95-anni-dopo/

Chartres, il pellegrinaggio della Tradizione

Da Romualdica:

Dal 26 al 28 maggio 2012 si svolgerà la 30ma edizione del Pellegrinaggio di Pentecoste, che come vuole la tradizione ripresa da Charles Péguy (1873-1914) – riattivata, nel 1983, nello spirito dei fratelli Henri (1883-1975) e André Charlier (1895-1971) –, accompagna i pellegrini a piedi, dalla cattedrale Notre-Dame di Parigi alla cattedrale Notre-Dame di Chartres, per un totale di circa cento chilometri. A organizzare questo imponente pellegrinaggio, al quale è attesa la partecipazione di oltre diecimila persone, è l'associazione Notre-Dame de Chrétienté, secondo una carta fondativa che vuole questa iniziativa – d'impronta mariana e liturgicamente vincolata alla forma extraordinaria del Rito romano – posta sotto l'egida del motto Tradizione - Cristianità - Missione.

Quest'anno il tema del 30mo pellegrinaggio Parigi-Chartres è La famiglia, culla della Cristianità, come espressione di adesione integrale e difesa del secondo dei punti non negoziabili sui quali Papa Benedetto XVI, a partire dal discorso del 30 marzo 2006, è tornato a più riprese. In questo senso, le tre giornate del pellegrinaggio sono poste rispettivamente sotto il patrocinio di san Giuseppe (26 maggio: La Chiesa, modello della famiglia), dei beati coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi (27 maggio: La famiglia, cammino di santità) e di santa Giovanna d’Arco (28 maggio: La famiglia missionaria).

Mentre invitiamo i lettori di Romualdica a unirsi in preghiera ai pellegrini che si accingono a compiere quest’avventura spirituale e umana, li rimandiamo alla cronaca del Pellegrinaggio di Pentecoste che abbiamo pubblicato l’anno scorso, nonché alla lettura e meditazione dell’omelia pronunciata a Chartres nel 1985, in conclusione di quell'edizione del pellegrinaggio, da Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008), fondatore e primo abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux: Chartres, 1985: "è un monaco che vi parla".

mercoledì 23 maggio 2012

Nostalgie sessantottine : "meno Messe...più Messa" . Nihil novum sub sole



Fra i tanti “slogan” post conciliari uno è attribuito al Card. Jean Marie Villot, avendolo sbandierato nel 1977 al XIX Congresso Eucaristico di Pescara : “ Meno messe.. più messa” .
Ricordo che il "mondo tradizionalista" di allora gridò, vox clamantis in deserto, allo scandalo teologico e devozionale … ma nessuno volle ascoltare e le celebrazioni delle Sante Messe diminuirono .
Per attuare quel perverso disegno chiusero tantissime Chiese, sia pur insigni per storia e per devozione, mentre si osservava, senza far nulla, il calo a picco delle vocazioni sacerdotali unitamente alle troppe richieste di "riduzione allo stato laicale" di una schiera di ex Sacerdoti ed ex Religiosi...


L’Autore di questo post ha analizzato un articolo apparso su un bollettino parrocchiale che sembra un residuato di quasi 35 anni fa …


Come pia riparazione alle nostalgie sessantottine del giovane parroco l’Autore segnala un libro che riporta la celebrazione della Santa Messa nella giusta dimensione ecclesiale e teologica.
A.C.


MENO MESSE... PIU' MESSA!
Da rimanere sbalorditi: un giovane prete, parroco novello, scrive un editoriale per il bollettino parrocchiale di netta matrice sessantottina.
Tralasciamo il lapsus di definire Cardinale il compianto Mons. Maggiolini, eccolo esordire con uno slogan inquietante: “Più messa e meno messe”.
Niente messe basse ed elitarie, meglio piuttosto tutte sciatte.
Guai a messe con pochi fedeli, quasi come se il Santo Sacrificio della Messa perdesse il suo valore a causa di un numero esiguo di fedeli ed acquisisse diritto ad essere celebrata solo in presenza di una folta “assemblea […] convocata e radunata”.
D’altronde, asserisce codesto pretonzolo, “la celebrazione della messa non è un solo fatto di preti”.
A quasi 50 anni dal Concilio Vaticano II, ancora lontano pare il traguardo della “maturità celebrativa” da parte dei fedeli laici.
Beh… dobbiamo ammettere che tale espressione era proprio pari pari contenuta nella Sacrosanctum Concilium e costituiva l’obiettivo primario che si proponeva di conseguire.
I fedeli non assistono, leggiamo ancora, ma “ogni battezzato celebra”.
Cristo no va più di moda ed ecco il tanto abito frutto della rivoluzione liturgica: “Tutti siamo protagonisti!”.
Ed ecco che in tale ottica divengono “necessarie” ai fini della buona riuscita e dell’autenticità della lode a Dio anche dei lettori preparati e dei ministri straordinari, onde non compromettere una fluida distribuzione eucaristica.
Pare non esser più vero che ad ogni Messa sia presente la Chiesa intera, terrena e celeste, bensì essendo la celebrazione di una comunità è bene che essa si raduni quanto più possibile.
Ma tenetevi forte, qualora gli argomenti esposti non fossero stati convincenti una minaccia incombe sui parrocchiani: “la dispersione a tutti gli orari proprio no”.
Lontano dai pasti potete leggere l’articolo in originale, che trovate come immagine allegata.
C'è invece chi grazie a Dio ha capito il vero senso della Santa Messa e ne ha fatto la sua vita.
La sua testimonianza vi offriamo consigliandovi quest'opera, frutto di esperienza vissuta.

Paolo Risso
LA MESSA E’ LA MIA VITA Ed. Cantagalli, 1999
Questo libro è dedicato alla meraviglia delle meraviglie operata da Gesù per tutti e per ciascuno di noi: quella meraviglia che si realizza in ogni celebrazione della Santa Messa. L'opera rappresenta un poema di teologia e di alta poesia spirituale.
E' un incontro con Gesù Cristo sempre ricco di grazia, di serenita e di pace, una risposta a tutti i problemi che assediano i fedeli cristiani e l'umanità intera.
Una risposta chiarificatrice per ogni esigenza del cuore umano, specialmente di oggi e di sempre.
L'autore con questa opera accoglie con grande cuore e pronta, filiale docilità, il ripetuto richiamo del Santo Padre a prepararsi quanto meglio possibile al tramonto del secondo millennio e all'aurora del terzo.
L'autore richiama l'attenzione sul momento piu`sublime del mistero eucaristico, la Santa Messa, dov'è Gesù Cristo stesso, non diversamente da quando sulla croce pregava agonizzando e morendo, liberandoci con la sua morte dalla nostra morte.
La Santa Messa infatti per Paolo Risso non rappresenta una mera liturgia, bensì un momento in cui è tangibile la presenza di Cristo.
* * *Nato a Costigliole d'Asti nel 1947, laureato in lettere all'Università di Torino, abilitato in filosofia e storia, è stato docente nella scuola elementare e media, al liceo classico e psico-pedagogico.
Ha all'attivo parecchie biografie di Santi, Beati e Servi di Dio e libri di catechesi, nonchè la collaborazione con numerose riviste di santuari e congregazioni religiose ed in passato con l'Osservatore Romano.
J.H.


( Per MiL, si rigrazia l’Autore )


I Salesiani ammettono : “…liturgia che, celebrata in lingua latina, attrae un numero crescente di fedeli, soprattutto giovani”.



UN ARTICOLO IN CUI IL BOLLETTINO SALESIANO AMMETTE CHE IL LATINO A MESSA ATTIRA I GIOVANI


Fonte: Il Bollettino Salesiano -( Aprile 2012)


«Lingua morta» a chi?


Don Roberto Spataro, sdb, insegna Letteratura Cristiana antica ed è il segretario della Facoltà di Lettere Cristiane e Classiche dell’Università Pontificia Salesiana, denominata anche Pontificium Institutum Altioris Latinitatis.
50 anni faIl 22 febbraio 1962, Giovanni XXIII firmò la Costituzione apostolica Veterum Sapientia sullo studio e l’uso del latino, in cui auspicava, tra l’altro, la creazione di un Academicum Latinitatis Institutum.
Quest’ultimo verrà, poi, istituito da Paolo VI con la Lettera apostolica Studia Latinitatis del 22 febbraio 1964, affidando alla Società Salesiana il compito di «promuoverne la prosperità».



Don Roberto: dopo la direzione del “Ratisbonne” di Gerusalemme è contento di questo nuovo incarico accademico a Roma?
Certamente!
Anzitutto, per un motivo personale, perché da sempre amo la cultura classica e per otto anni ho insegnato Latino e Greco nei Licei salesiani. In secondo luogo, per un motivo culturale: colgo una continuità tra la teologia, che ho insegnato nel centro di Ratisbonne, e lo studio degli antichi scrittori cristiani, di cui mi occupo attualmente. Sono essi che hanno elaborato le prime sintesi teologiche e che hanno conferito alla teologia un’identità scientifica e sapienziale.

Quali sono i numeri? Ci sono molte iscrizioni?
Sin dall’atto di fondazione, il nostro Istituto si pone come un centro di studi di specializzazione. Di conseguenza, più che la quantità delle iscrizioni occorre curare la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento. Conforta sapere che tra i nostri exallievi, alcuni sono rinomatissimi professori universitari o specialisti presso la Santa Sede e le diocesi. In genere, ogni anno, gli studenti dei tre cicli ammontano a cinquanta, anche se abbiamo attivato un processo per aumentarne il numero.

La tipologia degli allievi: chi sono questi coraggiosi che vogliono imparare la lingua di Cicerone? Ci sono anche stranieri?
Ci sono ecclesiastici, inviati dai loro Superiori, destinati all’insegnamento del Latino, del Greco e della Patristica presso seminari e studentati religiosi; poi ci sono altri studenti, prevalentemente laici, che amano la cultura classica e quella antico-cristiana. Per questi ultimi, allora, svariati sono gli sbocchi professionali: dall’insegnamento alla collaborazione con case editrici.

Ci sono anche stranieri?
Poiché la nostra è una facoltà del Papa, è, per sua natura, internazionale. E così abbiamo studenti dell’Europa orientale, africani, nordamericani, e persino cinesi!

Parlare di latino oggi non è molto attuale. Il latino rientra nella categoria “lingue morte”.
L’espressione “lingua morta” attribuita al latino è solo una banalità. Nessun filologo serio la considera tale perché, anche quando ha cessato di essere la lingua-madre della gente alla fine del mondo tardo-antico, il latino ha continuato ad essere una lingua scritta e parlata fino al secolo XIX da tutti gli uomini di cultura, compresi fisici e matematici. Era la lingua ufficiale anche di parlamenti nazionali, come quello ungherese o croato. Può essere, inoltre, considerata “morta” una lingua che continua ad essere studiata da moltissime persone in tutto il mondo? È morta una lingua lo studio dei cui testi alimenta pensieri nobili ed elevati? Inoltre, è la lingua supernazionale della Santa Sede, di molti umanisti che comunicano in latino, della liturgia che, celebrata in lingua latina, attrae un numero crescente di fedeli, soprattutto giovani.

Anche nella scuola media italiana c’è un ritorno dello studio del latino.
Il latino è una lingua molto piacevole da apprendere, ad una condizione: che si abbandoni il metodo che grava morbosamente nelle scuole, imposto dal filologismo tedesco a partire dal secolo XIX. Se insegnato, invece, con il ‘metodo-natura’ appreso in 150 ore, uno studente, senza eccessive fatiche e soprattutto senza noia, è in grado di leggere già i classici. C’è bisogno di una nuova generazione d’insegnanti che conoscano questo metodo e lo adottino con entusiasmo perché fa miracoli!

Quali sono in conclusione gli obiettivi che ancora oggi gli allievi e i docenti di questo Pontificium Institutum Altioris Latinitatis perseguono?
Lo scopo è molto chiaro: attraverso la conoscenza delle lingue antiche, latino e greco, desideriamo entrare a far parte di una res publica litterarum e dialogare con pensatori che, da 2500 anni, utilizzando o la ragione o la fede o entrambe, hanno elaborato una cultura di profondo spessore antropologico, etico, spirituale. Ed il mondo, smarrito come non mai in quest’epoca di crisi, ha estremamente bisogno di riappropriarsi dei valori di quell’humanitas, espressa, solo per fare dei nomi, da Sofocle, Platone, Seneca, Agostino, Tommaso, Erasmo da Rotterdam.

Perché la Santa Sede ha affidato questa Facoltà ai figli di don Bosco?
Perché anche in questo campo don Bosco è stato un pioniere! A Valdocco, ha promosso lo studio del latino e del greco con metodi che oggi vengono riscoperti come innovativi ed efficaci, cioè il metodo-natura: pensi che a Valdocco, e poi per decenni nei collegi salesiani, si rappresentavano commedie in latino con grande successo. Occorre riappropriarsi di tale patrimonio: aiuta i giovani ad essere migliori, amanti della verità, della bontà e della bellezza.

Facebook fa catechismo (corretto). Semplice ed immediato.

SANTA COMUNIONE


cosa vedono gli atei ************ cosa vedono i protestanti


Cosa vedono i Cattolici **************** Cosa è veramente


***

Un'immagine presa da Facebook molto eloquente e che, con quattro semplici frasi, trasmette un messaggio vero, corretto e immediato.
Non c'è altro da aggiungere.

Roberto

Appello per la costituzione gruppo stabile in Provincia di Padova

Ci scrive una giovane famiglia di Baone (vicino ad Este, Pd) che ha frequentato la S. Messa antica a San Canziano (Pd) e a San Simon Piccolo (Venezia), per chiederci di pubblicare il suo indirizzo mail per poter essere contattata da altri fedeli della zona che fossero interessati alla costituzione di un gruppo stabile, al fine di ottenere un'altra S. Messa antica nelle loro zone.


Noi lo facciamo volentieri: edoardo.malgarida@gmail.com

Prime Comunioni a Modena: tra farsa, e antropocentrismo. E Il Vescovo, informato, tace. II parte

(II parte - Segue da qui)

Quinta stazione: preghiera dei fedeli o meglio omelia dei fedeli.
Sì perché se le parole hanno un significato, preghiera vuole dire poche parole senza preamboli o sbrodolamenti buonisti che arrivi al cuore della richiesta che tu uomo fai a Dio.
I figli sono eccezionali nel fare le preghiere: “Papà posso andare al compleanno di tizio”; breve conciso raggiunge l’obbiettivo colpisce e rispondi si o no.
Provi a vedere come funziona se dicessero: “Papà siccome oggi è stata una bellissima giornata, nel mondo non c’è la pace ma in famiglia tutti i giorni mangiamo bene, faccio i compiti e cerco......” si arriverebbe alla fine che esasperato lo guardi negli occhi e gli dici: cosa vuoi??
Questa è stata l’omelia(scusi preghiera) dei fedeli con il radiomicrofono che girava prima tra tutti i bambini della prima comunione (e qui si è visto la grandezza di Dio che ne ha fatti parlare solo 4 o 5) poi tutti quelli che avevano qualcosa da dire.
Quando si fa dire qualcosa a tutti normalmente non si dicono poi le cose importanti per tutti ma quelle che sono importanti per me.
Vuole dire a don Paolo che lo schema della preghiera dei fedeli esiste perché prima di dire le cose importanti per me, devo dire le cose importanti per tutti; pregare per la società (non solo i poveri, ma anche per i ricchi che si convertano) pregare per la chiesa perseguitata nel mondo ( ed attaccata da preti che ne deviano il messaggio divino di salvezza) pregare per i defunti, per i martiri della fede che oggi sono sempre più presenti, pregare per il Papa, i vescovi e perché ci siano più sacerdoti (ad onor del vero un bimbo ha pregato per i sacerdoti e lo avrei baciato) senza i quali non possiamo celebrare l’Eucarestia.
Ma andiamo avanti ed arriviamo alla processione offertoriale con “la tavola che viene apparecchiata” e vengono portate le candele dell’altare (che io sappia dovrebbero essere già presenti ed accese, ma qui ha ragione don Paolo, lui non ha celebrato su un altare, ma al tavolo che potrebbe essere quello di una sana tigellata)
Il tutto accompagnato da musica a palla (sempre pianoforte chitarra e cembali vari, l’organo è vecchio e superato come quello che dice sua Santità Benedetto XVI tanto prima o poi morirà) canti e battiti di mano e via andando (eccellenza ma non è prescritto che il giovedì santo dopo il gloria tacciano gli strumenti per accentuare il momento di preghiera? Poco amichevole ha ragione ed allora freghiamocene della liturgia e facciamoci una bella liturgia BVA che va bene lo stesso ).
Entriamo nel prefazio commentato in maniera tale per cui io, che normalmente gestisco il messale, non capisco quando finisce il commento del prete ed inizia la preghiera. Non per altro ma perché io a costo di non “essere basso”, ho l’abitudine di alzarmi in piedi quando il sacerdote eleva la preghiera a Dio, anche a costo di essere l’unico (come sono stato).
Sesta stazione : preghiera eucaristica
Dopo questo sproloquio, dove al centro d
i tutto è il prete bravo che ti spiega e ti rende partecipe (se don Paolo facesse quello che è scritto coi gesti allegati tutto si spiegherebbe da solo; sono più di 40 anni dalla riforma liturgica che si spiega da solo e comunque anche prima la gente capiva) arriviamo alla preghiera eucaristica ed io faccio una scommessa con me stesso: farà il canone (consigliato) o la III che fa prima? Stupore, fa la II che fa prima ancora! Giusto! Ciliegina sulla torta, vuoi far perdere del tempo a questi poveri cristiani che durante la preghiera eucaristica non possono battere le mani e sentire gli illuminanti consigli di don Paolo; ma stiamo scherzando? Tira via che tanto non serve e per velocizzare non facciamo il ricordo del giovedì santo ma solo quello della comunione di questi bimbi tanto a chi frega? Eccellenza può dire a don Paolo che uno a cui fregava c’era ed ero io? Tutta la consacrazione ovviamente tutta seduto perché bisogna stare bassi.
Io no, sfrontatamente in ginocchio (mi ha insegnato così mia madre).
Ma se insegnasse qualche atteggiamento di preghiera, quale inginocchiarsi per devozione ed amore di Cristo morto per noi, non sarebbe meglio che stare bassi, non farebbe volare più in alto il cuore di quei bambini? Stiamo bassi!!
Settima stazione: Padre Nostro e scambio della pace.
Qui mi perdoni non ce l’ho fatta più e mia moglie pur stringendomi il braccio con forza che non le riconoscevo sono sbottato!!
Passi il Padre Nostro mano nella mano, che ti mette in un profondo imbarazzo perché tu che la mano non la dai e vieni guardato male, come se interrompessi la catena del medium e quindi la preghiera non vale. Ma dove è scritto che bisogna darsi la mano, guardare al cielo con i palmi rivolti a Dio come tanti emulacri del sacerdote? Eccellenza me lo può dire Lei io non lo so.
Ma, dicevo,
passi questo, ma lo scambio della pace è stato l’apoteosi del marasma all’ennesima potenza.
Quando il prete ha dato il via si sono visti centometristi scattare per dare la pace a quello che era nella parte opposta della chiesa, gente disperata perché non era riuscita a dare la pace a tutti, proprio tutti. Mi scusi ma si vince un premio se stringi più di dieci mani? E’ educativo per i cristiani, non solo i bambini, che si crei una caciara da mercato del pesce; ed il raccoglimento, la preghiera per Gesù lasciato da solo lì sull’altare (la tavolata da tigelle ieri) che si è immolato per la tua salvezza?
In questa liturgia che io non conosco, Eccellenza conta l’uomo: l’uomo al centro del mistero, un uomo che si chiama Cristo che ama ci vuole bene ci insegna ma un uomo!
Eccellenza faccia un po’ di catechismo ai suoi preti e specialmente a don Paolo.
Al centro c’è Cristo: vero uomo ma vero Dio, che ci salva in virtù della Sua fedeltà al Suo progetto. In Lui vero Dio siamo salvi. Come uomo, io non mi salvo se mi affido all’uomo che nasce peccatore, mi salvo perché mi affido a Cristo che ha esaltato la natura umana ed ha preso il mio peccato su di sè scusi sto facendo catechismo al mio vescovo, ma lei queste cose le sa benissimo e scuserà l’imprecisione di una sua pecorella, che però a catechismo ci va ancora in parrocchia come dice il Papa: formazione permanente, ma da buoni maestri aggiungerei io).
Ottava stazione: distribuzione della comunione
Abbiamo inventato il self service. Ora non commento il fatto che a distribuire la comunione ci fossero oltre al prete, due zelanti signore di cui una di colore, capisco che fa tutto molto politically correct ed avanti, però mi stupisce che in una comunità così viva non ci sia un diacono, un accolito, un lettore, oltre piissime donne: il mio parroco direbbe che è un bene però....... lasciamo perdere.
Mi soffermo sul fatto che don Paolo ci ha ben spiegato che siccome la comunione la si fa sotto le due specie, se la ricevi in bocca ci pensa lui, se la ricevi in mano ci pensi tu a fare la "zuppetta" nel calice. BINGO!
Mi resta da fare rilevare che i bambini alla loro prima comunione hanno ricevuto il corpo ed il sangue di Cristo seduti (maleducazione) e quindi non potendo avere atteggiamenti di adorazione prima e di ringraziamento dopo, diversi cosa hanno fatto? Quello che avremmo fatto tutti; una bella chiacchierata su quanto vino hai bevuto con sgomitate e sorrisetti, come riferitomi da mio nipote. BINGO!
Arriviamo alla fine e, come lei sa per dare il segno della assenza dell’eucarestia per potersi concentrare sul mistero della croce, processionalmente si porta il Santissimo nel sepolcro e lo si adora lì. NO
Prima ci sorbiamo un polpettone di fotografie dei bimbi (l’uomo al centro ) condito con canti a palla e cembali sonori poi il prete da solo prende il Santissimo e..................lo mette nel tabernacolo incensandolo da solo (mi ha stupito che in una chiesa così avanti nemmeno un ministro
, un chierichetto niente a servire Gesù alla mensa forse sempre per stare bassi ). Poi finito tutto.
Fatto questo mia moglie mi guarda e mi dice: “Non ha nemmeno dato la benedizione finale mah“, mi scappa da ridere, è l’unica cosa giusta, fatta al momento giusto diversa dal solito e….non l’ha spiegata, così la gente non ha capito il messaggio della liturgia del triduo che dura 3 giorni iniziando il giovedì e finendo la veglia di Pasqua.
Dopo un ora e cinquantacinque minuti (e poi dicono che la messa nella mia parrocchia è lunga), forse trenta secondi per spiegarlo poteva spenderli don Paolo.
Sono arrivato alla fine della mia via crucis del giovedì santo 2011 ed anche alla fine della mia lettera che spero lei abbia letto integralmente.
Mi creda eccellenza, la mia prima reazione è stata quella di scriverle una lettera il più cattiva possibile, ma poi credo che lo Spirito Santo mi abbia illuminato e fatto scrivere in maniera ironica quelle sensazioni di sconfitta e rabbia che ho provato.
Perché se io esco dalla mia parrocchia e dalle Sue celebrazioni in Duomo trovo un’altra liturgia fatta su misura del prete locale?
Perché se vado ad un battesimo a Gesù Redentore trovo una chiesa che mi sembra una chiesa protestante ed un rito adattato che prevede la transumanza dell’assemblea così vedi meglio (questa però gliela risparmio ).
Perché non esiste un autorità che faccia smettere certi scempi?
Ieri sera discutendo con mio fratello di questo, lui mi diceva, e solo a questo non ho saputo rispondere, che se ai sacerdoti permettono di fare questo fa bene a farlo.
Ha ragione!!!!!!
Ma il peso e la responsabilità del comando va esercitata e, mi scusi se glielo dico, non centra niente la carità cristiana quando un prete stravolge taglia adatta e sbaglia il messaggio della liturgia.
Se sbaglia il pastore, sbagliano le pecore.
Lei è il pastore corregga con amore con la dolcezza che le appartiene caratterialmente, ma corregga e fermamente perché se no le pecore si smarriscono soprattutto passa un messaggio che non è cristiano cattolico: ti salvi con le tue opere
, se togli la mafia da Scampia (ieri alla BVA in tutta la chiesa c’era una mostra fotografica su Scampia ed i volti dei suoi ragazzi; bella ma adatta al salone parrocchiale, non a coprire la via Crucis il venerdì santo) se fai la pace se togli le guerre (non sto dicendo a caso, cito a braccio alcuni pezzi di don Paolo) .
Ti salvi se porti Gesù nel tuo cuore, nel cuore degli altri, perché Cristo trasforma e ti fa amare i tuoi nemici e toglie la guerra.
Bene eccellenza scusi per queste tante parole, ma Lei ieri era a celebrare un rito del Giovedì santo sicuramente nei canoni, alla prima comunione alla BVA c’ero io e da oggi anche lei, spero che possa fare qualcosa perché il capo della chiesa deve sapere cosa fanno le sue membra.
Con rispetto ed affetto cordiali saluti ed una buona Pasqua.

Modena 22 Aprile 2011

S. P.

P.S. Io non ho la presunzione di essere nel giusto, ma mi sono rivolto a Lei perché possa, eventualmente riuscisse a trovarne il tempo, darmi conforto sulle mie convinzioni o correggermi come è giusto che sia. Grazie per ora"

Chartres 2012, il pellegrinaggio della Tradizione


Da Romualdica:

Dal 26 al 28 maggio 2012 si svolgerà la 30ma edizione del Pellegrinaggio di Pentecoste, che come vuole la tradizione ripresa da Charles Péguy (1873-1914) – riattivata, nel 1983, nello spirito dei fratelli Henri (1883-1975) e André Charlier (1895-1971) –, accompagna i pellegrini a piedi, dalla cattedrale Notre-Dame di Parigi alla cattedrale Notre-Dame di Chartres, per un totale di circa cento chilometri. A organizzare questo imponente pellegrinaggio, al quale è attesa la partecipazione di oltre diecimila persone, è l'associazione Notre-Dame de Chrétienté, secondo una carta fondativa che vuole questa iniziativa – d'impronta mariana e liturgicamente vincolata alla forma extraordinaria del Rito romano – posta sotto l'egida del motto Tradizione - Cristianità - Missione.


Quest'anno il tema del 30mo pellegrinaggio Parigi-Chartres è La famiglia, culla della Cristianità, come espressione di adesione integrale e difesa del secondo dei punti non negoziabili sui quali Papa Benedetto XVI, a partire dal discorso del 30 marzo 2006, è tornato a più riprese. In questo senso, le tre giornate del pellegrinaggio sono poste rispettivamente sotto il patrocinio di san Giuseppe (26 maggio: La Chiesa, modello della famiglia), dei beati coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi (27 maggio: La famiglia, cammino di santità) e di santa Giovanna d’Arco (28 maggio: La famiglia missionaria).

Mentre invitiamo i lettori di Romualdica a unirsi in preghiera ai pellegrini che si accingono a compiere quest’avventura spirituale e umana, li rimandiamo alla cronaca del Pellegrinaggio di Pentecoste che abbiamo pubblicato l’anno scorso, nonché alla lettura e meditazione dell’omelia pronunciata a Chartres nel 1985, in conclusione di quell'edizione del pellegrinaggio, da Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008), fondatore e primo abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux: Chartres, 1985: "è un monaco che vi parla".

martedì 22 maggio 2012

Glorie Francescane: i Martiri di Praga


"Il 15 febbraio 1601 quattordici Frati Minori venivano barbaramente martirizzati da una folla inferocita, aizzata dai luterani al servizio del vescovo di Passau Leopoldo, che assalì la chiesa ed il convento di Santa Maria della neve di Praga.
Per il fatto di essere cattolici e in odio alla fede, i religiosi vennero denudati e martirizzati in diversi modi.
Federico Bachstein, il capogruppo, fu trafitto con una lancia al cuore.
Lo scorso 10 maggio Papa Benedetto XVI ha riconosciuto il martirio di questi intrepidi testimoni della fede, tra i quali anche quattro italiani, rinnovando per tutti noi alla faccia di tante facilonerie l’impegno in un dialogo con le altre confessione cristiane che non sempre si conclude a... tarallucci e vino.
Ecco i nostri quattro connazionali dei quali il Papa ha spianato la strada alla beatificazione:
- Padre Bartolomeo Dalmasoni o.f.m., nato a Ponte S. Pietro, provincia di Bergamo, curava il restauro della chiesa e del convento, predicatore e confessore, insegnava teologia e teneva i dibattiti religiosi;
- Fra Girolamo degli Arese o.f.m., di Milano, diacono, ucciso all’età di 24 anni ca.;
-
Fra Gaspare Daverio o.f.m., nato a Bosto (Varese) il 27 aprile 1584 e ordinato suddiacono nel 1610, talvolta considerato nato Busto Arsizio;
- Fra Giovanni Bodeo o Rode, nato a Monpiano (Brescia), fratello laico, ortolano e aiutante del sacrestano.
Oltre ai loro nomi, poco sappiamo della loro vita.
Resta il loro sangue versato a testimonianza di quella Verità che risiede solo nella Chiesa Cattolica."
J.H.
(Per MiL, si ringrazia l'Autore)

Prime Comunioni a Modena: tra farsa, e antropocentrismo. E Il Vescovo, informato, tace.

Questo post era stato programmato per domenica, ma visto il tremendo terremoto che ha colpito la povera terra emiliana, è stato spostato. A tutti vada il nostro conforto per quel che vale, e la consolazione della nostra umile preghiera.

Sollecitato dal nostro invito a segnalare gli abusi in occasione delle Prime Comunioni, un lettore ci gira la sua lettera indirizzata all'Arcivescovo di Modena-Nonantola, Mons. A. Lanfranchi, abate.
Si riferisce alla Prima Comunione del 2011, ma va bene ugualmente perché, nella parrocchia in questione (Beata Vergine Addolorata di Modena), tutto continua come prima.
Per quanto si sa, da parte dell’autorità non c’è stato alcun intervento così che la liturgia continua ad essere trattata come cosa di nessun conto.
Anche il fedele che ha denunciato non è stato considerato , in quanto non gli è giunta risposta.
Qualcuno ha provato a “muovere le acque” sulla stampa cittadina, ma è stato coperto di derisione da parte di una campagna orchestrata dai cultori della liturgia creativa.
La lettera è lunga e può essere pubblicata anche solo parzialmente. Vale però la pena di leggerla tutta perché è di una tragicità che rasenta il comico. Anzi il tragicomico.
Solo per spiriti forti.

"Eccellenza
mi rivolgo a Lei con questa lettera perché credo sia mio dovere metterLa al corrente, denunciandola, di un’ esperienza che mi ha profondamente contrariato (e mi creda ho impiegato più di qualche secondo per non usare una parola che non fosse, ai suoi occhi, offensiva).
Per correttezza prima di denunciare, ritengo sia dovere di chiunque metterci la faccia e dire chi si è, quindi mi presento.
Mi chiamo S.P. ho 46 anni dal 1985 svolgo il servizio di catechista (io preferisco il termine “educatore”) e dal 1995 quello di accolito presso la mia parrocchia, con il particolare compito di curare la preparazione dei chierichetti ed il servizio liturgico in parrocchia.
Sedici anni di accolitato e di servizio liturgico hanno sicuramente messo in me un interesse, un amore o sensibilità per la liturgia, che oggi mi portano a sciverLe in questa notte tra giovedì e venerdì santo.

Lei si domanderà cosa sia successo di così grave: ieri giovedì santo ho partecipato alla prima comunione di mio nipote presso la parrocchia della Beata Vergine Addolorata in Modena (foto, n.d.r.).
Quando ho saputo la data scelta per la celebrazione, mi si sono rizzati i capelli in testa perché, con le mie poche conoscenze, ho sempre saputo che durante il triduo la liturgia si concentra sulla passione morte e resurrezione di Cristo e solo nella veglia Pasquale, dove altresì è consigliato, si possono celebrare i Sacramenti dell’iniziazione cristiana.
Imbarazzato per la mia ignoranza e prima di fare brutte figure col mio parroco, ho usato internet e mi è stato confermato che l’ignorante non ero io, ma che un orientamento della CEI diceva quello che io sapevo ed anzi nell’istituzione del 25/03/2004 Redemptionis Sacramentum, si dice in maniera esplicita di evitare, salvo casi eccezionali (pericolo di morte), di amministrare il Sacramento il giovedì santo.
Partiamo bene; forse sarà il caso che qualcuno lo dica al parroco della BVA, ho pensato, ma, consigliato da mia moglie, ho lasciato perdere e sono andato a messa.
Le descrivo brevemente la disposizione della chiesa perché i segni ed i gesti nella vita dell’uomo sono importanti, non per niente la liturgia è piena di segni e gesti.
Una tavolata a ferro di cavallo (sono più di 20 i ragazzi che riceveranno la prima comunione ed almeno 4 i catechisti) nel centro della chiesa: i ragazzi seduti con una spiga di grano ed il sacerdote nel mezzo.
Scenografia leonardiana da ultima cena ma purtroppo oggi come oggi nelle chiese si vede di tutto e di più, passiamo sopra anche a questo.
Niente altare (messo dietro la tavolata), niente candele, il centro della liturgia sono questi ragazzi e la loro festa; io rimango dell’idea che il centro di qualsiasi liturgia è Cristo ed in Lui la Chiesa, nella Chiesa i ragazzi ed io ma mi dico sei antiquato, stai buono.
Esordio di don Paolo: ”.. durante la celebrazione staremo sempre seduti e non ci alzeremo o faremo altri segni ( metterci in ginocchio ad esempio ) perché a noi piace “stare bassi”, perché Gesù ama stare basso…
Sorrido, guardo mia moglie e le chiedo dove è scritto nel Vangelo che Gesù amava stare basso (io stupidamente pensavo che Gesù ci insegnasse a stare alti per arrivare a Dio), e che se questo è un segno di umiltà allora stiamo sdraiati prostrati a terra come nella preghiera dei mussulmani, che però per loro è segno di sottomissione.
Primo taci di mia moglie; Le sembrerà la via crucis ma per me lo è stata.
Proseguiamo col canto eseguito con pianoforte chitarra e vari cembali (il Papa attuale ed il suo predecessore hanno riportato più volte l’attenzione alla musica sacra che deve aiutare la preghiera) ed un battimani che si sentiva ben forte dalla strada; molto etnico ma speriamo finisca, penso io.
Inizia la celebrazione, tutti seduti come a teatro e, per farla breve, fino alla prima lettura è un continuo spiegare e parlare del sacerdote; arriviamo alla proclamazione delle letture.
Seconda stazione: proclamazione delle letture
Si alza il sacerdote, va in fondo alla chiesa, prende il Lezionario ed accompagnato da un canto e due signore con candele in mano, fa una processione fino all’ambone.
Eccellenza, cosa c’entra la processione del Lezionario? Giusto se fosse la processione del diacono o del sacerdote con l’Evangelario alla proclamazione del Vangelo, ma prima che liturgia è? E se è giusto farla perché non la facciamo in Duomo per san Geminiano??
Le mamme che portano le candele: che io sappia è ammesso (a discrezione del Vescovo) il servizio femminile all’altare ma non in età adulta.
Continuo ad essere zittito da mia moglie.
Proclamazione della prima lettura e salmo. Alla seconda lettura il colpo di scena: siccome siamo uniti nella Chiesa universale e c’è una mamma spagnola (divorziata ma questo non conta non stiamo a guardare al capello, siamo moderni) lettura in spagnolo proclamata dalla mamma stessa.
Ora perché non in inglese,ucraino, moldavo o cinese? Nelle nostre comunità sempre più persone di questi paesi partecipano e non sono parte anche loro della Chiesa universale? Mi sembra un altro colpo di teatro.
Proclamazione del Vangelo: tutti seduti per stare bassi e qui sbotto. Mi alzo in piedi, perché io sto basso nell’orgoglio, ma per rispetto ed amore a Cristo, quando parla Lui, io mi alzo.
Terza stazione: la predica (ho messo questo termine e non omelia perché voglio usare una parola che sia leggibile anche in maniera dispregiativa) con proiezione di slides ed interventi dei bambini. Proiezione di slides tra cui spicca: - Ultima cena: presentata come momento negativo di forte tensione tra gli apostoli che hanno mani sporche ed atteggiamenti aggressivi; -
Foto di calice con ostia intera: presentata come segno “ CLERICALE” di egoismo (lo sapeva eccellenza che Lei, come tutti i preti, è egoista perché usa un’ostia più grande di quella che poi distribuisce ai suoi fedeli? Forse bisognerebbe che Lei facesse un po’ di catechismo a don Paolo e gli spiegasse che Cristo è in ogni parte come nell’insieme e non conta quanto è grande l’ostia, perché Gesù è nella stessa “quantità e qualità”, anche in una briciola); - citazione di I CARE di don Milani: oltre ad altre frasi dello stesso autore dicendo che “I CARE“ mi stai a cuore è cristiano se non sei “I CARE” sei fascista ed il tuo motto è “ me ne frego“
Sorrido dentro di me pensando al prete fascista che ho davanti ed a quanto si arrabbierebbe se glielo dicessi. Sì perché se è fascista chi dice “me ne frego” , lui se ne sta fregando delle direttive della Chiesa, della sensibilità dei cattolici come me e via discorrendo, quindi se se ne frega è fascista.
Tutto questo non con letio magistralis o con atteggiamento saccente dall’ambone, non sarebbe basso; un bel pout pourri di domande e risposte ed interventi al radiomicrofono all’insegna del “tutti abbiamo qualcosa da dire” ed allora diciamolo tutti : ma il magistero della Chiesa ed il ruolo del pastore? Aiuto, per non scoppiare lo dico sottovoce a mia moglie che continua a dirmi di stare calmo e mi stringe il braccio minacciosa.
Guardo l’orologio sono le 19,40 e siamo alla fine della “predica” arriva la lavanda dei piedi; quarta stazione.
Ora mi hanno spiegato, lo dice anche il Vangelo del giovedì santo, che Gesù ha fatto il gesto della lavanda dei piedi per spiegare che Lui maestro si “abbassava” a lavare i piedi ai discepoli perché capissero che dobbiamo servire il nostro fratello seguendo il suo esempio: oggi ho scoperto che non è così, ed Eccellenza penso che sia giusto che da oggi lo sappia anche Lei.
Dobbiamo lavarci i piedi gli uni con gli altri, non c’è più il maestro che insegna ed io che seguo i suoi insegnamenti, ma un uomo come me che fa un gesto umano (per giustificare il gesto non solo il sacerdote lava i piedi ma anche i catechisti e catechiste, dividendosi i ragazzi in gruppi e per ultimo il sacerdote si lava i piedi da solo), il tutto all’insegna dell’uomo che si salva se segue l’uomo Gesù. Una volta chi diceva queste cose veniva scomunicato o peggio, oggi viene reso ad esempio perché vicino ai più deboli.
Eccellenza glielo chiedo ancora, può fare un po’ di catechismo ai suoi preti e specialmente a don Paolo e dirgli dolcemente che non è l’umanità di Cristo che ci salva, ma il suo essere Dio che si fa uomo per elevarci in paradiso per i Suoi meriti e non per i nostri; senza la divinità di Gesù ciao salvezza ciao paradiso.
Andiamo avanti con la mia via crucis di ormai ieri. ..." (continua)


S.P.