lunedì 24 novembre 2014

Card. Sarah al Culto divino: retroscena della nomina del prediletto di Canizares


Culto: Sarah, come annunciato.
di Marco Tosatti, da La Stampa del 24.11.2014

 Il Papa ha nominato il nuovo Prefetto della Congregazione per il Culto Divino. Come avevamo anticipato su questo Blog sabato scorso , si tratta del cardinale guineano Robert Sarah, attualmente presidente di “Cor Unum”, e con una lunga esperienza al grande dicastero di Propaganda Fide.   
  Non è stato un percorso facile, quello che ha portato alla scelta del porporato africano. Il suo nome, secondo quanto dicono nei Sacri Palazzi, era emerso subito, quando si pensava di rimandare in Spagna il “piccolo Ratzinger”, il card. Canizares. Ma era stato suggerito da un suo consigliere sudamericano al Papa di cercare prima in America Latina. Un cardinale, titolare di una grande diocesi, interpellato, ha risposto no grazie; forse anche in ragione dell’età, piuttosto avanzata.  
  Su altri due nomi possibili, sempre della stessa area geografica, dopo molta riflessione avrebbe preferito soprassedere. E anche per questioni di equilibrio in Curia (la Riforma probabilmente creerà dei cardinali di Curia “vaganti” per la scomparsa del loro istituto) il Papa alla fine avrebbe deciso per Sarah. Che è certamente su una linea di grande rispetto per la tradizione, e alieno dalle innovazioni liturgiche.  
  Forse anche per questo motivo qualche settimana fa è stato nominato [il 5 novembre 2014 come sottosegretario della Congregazione, n.d.r.] Corrado Maggioni, 58 anni, monfortano, molto amico dell’ex Maestro delle Cerimonie pontificie, Piero Marini, un grande seguace delle teorie di mons. Bugnini, il responsabile della riforma liturgica post-conciliare [Maggioni era stato nominano lo scorso anno consultore dell'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, n.d.r.]  I due precedenti sottosegretari, l’inglese Anthony Ward, 66 anni, e lo spagnolo Juan-Miguel Ferrer Grenesche, 53 anni, sono stati congedati il 5 novembre con effetto immediato. Quest’ultimo era un grande esperto di tradizione liturgica, in particolare antica, un vero specialista del settore, e il suo allontanamento ha creato interrogativi e perplessità. 

S. Sede: Card. Sarah nominato prefetto della Congregazione per il CultoDivino

Laus Deo!
Scongiurato il serio pericolo Marini (Piero, bien sûr) diamo questa buona notizia per cui siamo riconoscenti al Santo Padre. 
Roberto 
Ps: sperando che per Marini non si aprano altre porte. Ma intanto questa gli è ben chiusa e sprangata. Almeno per ora.





 RINUNCE E NOMINE
Bollettino della Sala Stampa del 23.11. 2014

In data 23 novembre 2014, il Santo Padre ha nominato Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti l’Em.mo Card. Robert Sarah, finora Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum".


Marco Tosatti: I retroscena della nomina annunciata del Card. Sarah al Culto Divino (LaStampa, 24.11.2014)

Pontificale a Londra: l'Arcivescovo di San Francisco al Brompton Oratory di S. Filippo Neri


Apprendiamo dal profilo Facebook dell'Oratorio di S. Filippo Neri di Londra (Brompton Oratory) che il 30 novembre 2014, I domenica di Avvento, alle ore 11:00, la S. Messa Solenne sarà celebrata pontificalmente da S. E. Rev.ma Mons. Salvatore Cordileone, Arcivescovo di San Francisco. 
Roberto



On 30th November, the First Sunday of Advent, there will be a Pontifical High Mass at 11am with Archbishop Salvatore Cordileone of San Francisco as celebrant and preacher. Archbishop Cordileone is a friend of the Oratory and last visited us in January 2013.

Il Card. Sepe ha istituito una nuova S.Messa nell'antico rito ogni domenica e festa di precetto a Napoli

 Riceviamo una bella notizia da Napoli!


Laudentur Iesus et Maria! 
Cari Amici, con grande gioia Vi comunico che Sua Em.za Rev.ma il Card. Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli, accogliendo la richiesta di applicazione del motu proprio «Summorum Pontificum» avanzata dal nostro Coetus fidelium «Sant’Andrea Avellino», ha stabilito che le celebrazioni secondo l’Usus antiquior del Rito Romano abbiano luogo ogni domenica e festa di precetto alle ore 18:30 presso la Chiesa della Reale Arciconfraternita di Santa Maria del Soccorso (quartiere Vomero-Arenella, piazzetta Giacinto Gigante 38), a partire dal 7 dicembre p.v., II domenica d’Avvento e vigilia della Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima. 
Il celebrante sarà il Rev.do Don Antonio Luiso, vice-parroco presso la Chiesa di S. Giovanni Battista dei Fiorentini al Vomero. 
Siamo grati a Nostro Signore Gesù Cristo e al Cuore Immacolato di Maria per tale incomparabile dono; non possiamo, tuttavia, non rivolgere il nostro filiale ringraziamento anche al Cardinale Sepe per la paterna benevolenza e l'esemplare sollecitudine pastorale dimostrata nei nostri confronti, nonché al Parroco della Chiesa di S. Maria del Soccorso e al Governo dell’Arciconfraternita per la generosa e calorosa accoglienza. 
Siete tutti invitati a partecipare numerosi e a diffondere la notizia. 
In unione di preghiera
In Cordibus Iesu et Mariae 

A.M.S.

domenica 23 novembre 2014

A Bose studiano come "abolire" il Papato. E il Papa che fa?


Il servizio pubblicato lo scorso 3 novembre in www.chiesa ha suscitato la prevedibile irritazione dei due personaggi in oggetto:  L’ecumenismo riscritto da Enzo Bianchi e Alberto Melloni
Ma ha anche dato spunto a ulteriori critiche al progetto ecumenico coltivato da entrambi e in particolare dal priore di Bose, fresco di nomina papale a consultore del pontificio consiglio per l’unità dei cristiani.
L’autore della seguente nota è sacerdote della diocesi di Bari, docente di liturgia e consultore della congregazione per il culto divino e della congregazione per le cause dei santi.

*

L’ECUMENISMO NON CATTOLICO DI ENZO BIANCHI
di Nicola Bux

La “decostruzione del papato nella sua forma attuale” – come ha fatto notare Sandro Magister – è cara al priore di Bose, secondo cui non c’è più da sperare nell’unità tra le grandi Chiese tradizionali, in quanto la loro divisione su chi abbia il primato sarebbe proprio ciò che impedisce l’unità dei cristiani oggi:
“Nell’Evangelo c’è scritto che i discepoli incominciarono a litigare per sapere chi fosse il primo. Mi sembra che questo litigio sia continuato nella storia della Chiesa e costituisca ancora uno dei nodi centrali della questione dell’unità. Si ignora che ogni tradizione è limitata e parziale e che solo tutti insieme è possibile giungere alla piena verità” (E. Bianchi, “Ricominciare”, Marietti, Genova, 1999, p 73-74).
In realtà, Gesù risolse la discussione pre-pasquale tra i discepoli stabilendo egli stesso il primato di Simone-Cefa.
Inoltre, chi è veramente cattolico sa che non esistono “Chiese tradizionali” ma l’unica Chiesa che quei cristiani autonomamente costituitisi in Chiese e comunità tra il primo e secondo millennio devono giungere a riconoscere presente nella tradizione apostolica condivisa con Roma e da lei suggellata.
Bianchi, quindi, dissimula un’idea relativista dell’unità della Chiesa; né nasconde di condividere la visione di Jean-Marie Tillard, secondo cui la Chiesa è fatta solo dall’insieme di “Chiese sorelle”. Per evidenziare l’erroneità di tale concetto, la congregazione per la dottrina della fede ha emesso il 30 giugno 2000 una nota: Nota sulla espressione “Chiese sorelle”
Inoltre, Bianchi invoca il fatto che il papa non debba decidere nulla da solo, ma poi vorrebbe attribuire a lui il potere “di ridare unità alla Chiesa” (”Ricominciare”, pp. 72-73).
Invece, il teologo ecumenico Max Thurian ha descritto così le conseguenze ecumeniche del Credo comune alle confessioni cristiane:
“L’unità visibile dei cristiani non potrà esser compiuta che nel riconoscimento delle celebrazioni eucaristiche e dei ministeri che strutturano la Chiesa, nella successione apostolica e in comunione col vescovo di Roma. […] Per la Chiesa cattolica, la pienezza dell’apostolicità si trova nella successione dei vescovi dopo gli apostoli e nella loro comunione grazie al ministero di Pietro proseguito dal vescovo di Roma” (”Avvenire”, 29 giugno 1997).
Per Bianchi, al contrario, il riconoscimento del primato papale è il reale impedimento all’unità della Chiesa.
Non so se papa Francesco conosceva tutto questo, quando lo scorso 22 luglio  ha nominato il priore di Bose consultore del dicastero ecumenico della Santa Sede.
Le idee di Enzo Bianchi esprimono quell’“ermeneutica della discontinuità e della rottura” che costituisce il filo rosso dell’edizione bolognese, in più volumi, dei “Conciliorum oecumenicorum generaliumque decreta”, sulla quale a detta delle autorità vaticane “permangono le riserve di carattere dottrinale”.
A questo, l’arcivescovo Agostino Marchetto ha puntualmente e in modo documentato fatto il contrappunto. E il papa lo ha definito “il miglior interprete del concilio Vaticano II”.
Dunque, non dovrebbero esservi dubbi su chi non la conta giusta.

sabato 22 novembre 2014

L'esercizio eroico della virtù di venerazione

Pubblichiamo questo bell'articolo tradotto da Romualdica. E ringraziamo l'autore per il permesso alla pubblicazione. 
Roberto
 L'esercizio eroico della virtù di venerazione
da Romualdica, del 20.11.2014

[Grazie alla cortese autorizzazione di Yves Chiron, riproduciamo l'ultima sezione del suo articolo “Les juges du Pape François”, in Aletheia. Lettre d'informations religieuses, anno XV, n. 223, 9 novembre 2014, pp. 1-4 (p. 4), trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B. (per informazioni e abbonamenti ad Aletheia: Yves Chiron, 10 rue Racine, 85000, La Roche-sur-Yon, France)]

Circa mezzo secolo fa, la Chiesa attraversava – in Francia e in altri Paesi – una grave crisi. A quell’epoca mons. Lefebvre non aveva ancora creato la Fraternità Sacerdotale San Pio X né il seminario di Écône. Alcuni laici cattolici erano in prima linea, attraverso le pubblicazioni che dirigevano, per difendere la Chiesa, la fede, il catechismo. Taluni potevano essere tentati da una rimessa in causa radicale dell’autorità del Papa. L’entrata in vigore della Messa detta di Paolo VI andò a dividere ancora di più i cattolici francesi.
Un intervento, assai poco conosciuto, è stato importante per impedire le derive, le tentazioni sedevacantiste (il termine cominciava appena a circolare) o le tentazioni scismatiche.
Il 26 novembre 1969, in un appartamento privato di Versalilles, Dom Jean Roy, Padre Abate di Fontgombault, riunì discretamente diversi responsabili laici di pubblicazioni cattoliche. Erano presenti Pierre Lemaire, direttore della rivista mensile Défense du Foyer e delle edizioni Saint-Michel, Jean Madiran, direttore della rivista mensile Itinéraires, Marcel Clément, direttore del quindicinale L’Homme nouveau, e altri ancora.
Dopo una cena in cui gli uni e gli altri poterono scambiare e confrontare le proprie opinioni, Dom Jean Roy prese la parola per dare a tutti dei consigli e delle raccomandazioni. Egli era in relazione con ciascuno di loro da molti anni, anche se non aveva alcuna autorità formale nei loro confronti. Nella sua allocuzione, lungamente preparata, egli rilasciò una specie di trattato d’azione per i pubblicisti cattolici in tempo di crisi (la conferenza, dattilografata, non è mai stata pubblicata né diffusa, malgrado l’accordo che Dom Jean Roy aveva dato a uno dei partecipanti).
Egli disse loro che «la prima, e in un certo senso l’unica, legge della vostra attività nella Chiesa e per la Chiesa» dev’essere «il vigore sempre crescente della vostra vita soprannaturale alimentata da tutti i mezzi propri a sviluppare la carità, una carità che trionferà su tutte le difficoltà che incontrerete nel vostro compito».
Il Padre Abate di Fontgombault raccomandava a questi responsabili di pubblicazioni cattoliche di conservare «l’amore e il culto della verità», la «rettitudine dottrinale» e la «rettitudine storica».
La sua lunga allocuzione si concentrò inoltre sull’attitudine dei pubblicisti cristiani di fronte al Papa. Le raccomandazioni che faceva erano fondate su una profonda teologia della Chiesa ed erano ispirate da una visione soprannaturale della situazione presente:
«Certo, anche quando si tratta del Papa, non abbiamo il diritto di chiamare il male bene, l’errore verità. Se il Papa ci dicesse di fare qualcosa d’intrinsecamente malvagio, non sarebbe il caso di obbedirgli, perché l’autorità non esiste che al fine del bene. Talora è legittimo e persino obbligatorio di mettere a parte l’autorità, anche sovrana, dei propri dubbi, delle proprie difficoltà, di fare da contrappeso al suo cospetto, con i giusti mezzi, a delle pressioni indegne».
«Tutto questo detto, occorre certamente riconoscere che molto spesso noi non abbiamo le informazioni sufficienti per giudicare adeguatamente, non dico delle intenzioni e del cuore del Papa – di cui solo Dio è giudice –, ma della sua condotta esteriore, poiché egli vede le cose da più in alto che noi».
«E poi, se abbiamo la certezza pratica che egli si sbagli, noi dobbiamo ciò nonostante esercitare la fede nella funzione del Papa e l’obbedienza ai suoi ordini, la venerazione filiale nei confronti della sua persona. […] certi giorni può accadere che occorra molta umiltà e molta carità, una buona dose di coraggio e della grandezza d’animo, per essere di fronte al Santo Padre ciò che si deve essere. Ricordiamoci allora dell’esempio dei santi, e ricordiamoci che fra i doni dello Spirito Santo vi è il dono di pietà, mediante il quale Dio ci renderà eroici – se occorre – nell’esercizio delle virtù di venerazione».

venerdì 21 novembre 2014

"L'immutabilità della Tradizione"

Seregno, 12 dicembre - Conferenza Circolo J.H.Newman


L’immutabilità della Tradizione
Teologia e attualità dell’Enciclica
“Pascendi Dominici Gregis” di San Pio X

Interverranno

ROBERTO DE MATTEI
Storico della Chiesa – Università Europea di Roma

DON MAURO TRANQUILLO
Teologo – Sacerdote della Fraternità Sacerdotale San Pio X

Introdurrà Andrea Sandri - Presidente del Circolo Culturale Cardinal J.H. Newman

Venerdì 12 Dicembre – Ore 21
Sala Mons. Luigi Gandini – Via XXIV Maggio - Seregno

Circolo Culturale Cardinal John Henry Newman - Seregno

mercoledì 19 novembre 2014

Aggiornamento elenco delle Ss. Messe in Italia

Cari lettori: abbiamo ricevuto molte segnalazioni da parte vostra circa variazioni o soppressioni nell'elenco delle Messe in latino. 
Abbiamo avuto problemi tecnici che ci hanno impedito di aggiornare l'elenco. 
Sareste così gentili da contattarci nuovamente e dirci di quali cambiamenti o soppressioni siete a conoscenza? 

  L'elenco è qui.  

Potete contattarci o via mail redazione@messainlatino.it o lasciando un commento qui o al post che riporta l'elenco.

Grazie a tutti per la collaborazione: siete preziosi perchè essendo "sul campo" conoscete meglio di noi la realtà dei fatti e i vari cambiamenti. 

La Redazione di MiL


Dopo 20 mesi di pontificato contraddittorio e confusionario, i vescovi sono disorientati dal Papa (S. Magister)

Riportiamo dal quotidiano economico "Italia Oggi", questa intervista a Sandro Magister, che spiega, dalla sua priviligiata posizione di Vaticanista da lunghissima data, i motivi (con esempi e giudizi) delle reazioni disorientate degli episcopati mondiali dopo i primi 20 mesi di pontificato di Papa Francesco, contraddistinti purtroppo da molte contraddizioni nel merito (anche dottrinale) e nella forma di governo.
Roberto
 Under Bergoglio, Christianity Matters Less. A Contradictory PopeThe Pope is confusing many bishops
Rorate Caeli
This year Sandro Magister celebrates 40 years as a Vatican journalist. His first articles in L’Espresso in fact, date back to 1974.  And today, from those columns and also from the site of the weekly magazine, he still continues to report Vatican and Church news, everything very well-documented without bowing down to anyone.


Born in 1943, a native of Busto Arsizio, with degrees in Philosophy and Theology from the “Cattolica”, Magister has followed many Roman pontiffs. His articles regarding the present Pontiff, Pope Francis, are distinct from the mainstream Vatican journalists, unhesitatingly noting contradictions.  (see more)
 
LE PAPE DÉSORIENTE BEAUCOUP D'ÉVÊQUES ... parce qi'il joue sur plusieurs plans et souvent, il se contredit
Il célèbre cette année 40 ans de chroniques vaticanes, Sandro Magister. Ses premiers articles sur L'Espresso datent de 1974. Et aujourd'hui encore, dans les colonnes [de l'Espresso], et sur le site de l'hebdomadaire, il continue à raconter l'autre côté du Tibre et l'Église tout entière, de manière extrêmement documentée mais sans aucune révérence.
Et lui, né à Busto Arsizio (ville de Lombardie) en 1943, diplômé en philosophie et en théologie à la Cattolica (l'Université catholique de Milan), des pontifes romains, il en a suivi beaucoup! Sur le dernier, François, ses chroniques se différencient du mainstream des vaticanistes, et il n'hésite pas à en souligner les contradictions (regardez ici).

Il Papa disorienta molti vescoviÈ la conclusione di Sandro Magister che da 40 anni segue da vicino
le vicende del Vaticano

Perché gioca su più piani e spesso si contraddice anche
di Goffredo Pistelli, da Italia Oggi, del 13.11.2014

Quest'anno ha festeggiato 40 anni di cronache vaticane,
Sandro Magister. I suoi primi articoli su L'Espresso risalgono infatti al 1974. E ancora oggi, da quelle colonne ma anche dal sito del settimanale, continua a raccontare l'Oltretevere e la Chiesa tutta in maniera documentatissima ma senza riverenze di sorta.

E lui, nativo di Busto Arsizio, classe 1943, laureato in filosofia e teologia alla Cattolica, di romani pontefici ne ha seguiti tanti. Sull'ultimo, papa Francesco, le sue cronache si distinguono dal mainstream dei vaticanisti, e non esitano a sottolinearne le contraddizioni.

Domanda. Magister, papa Bergoglio, in questi mesi, ha goduto un successo planetario ma sono emerse anche alcune decisioni che hanno dato da pensare. Per esempio, lui che si è presentato come Vescovo di Roma, al Sinodo sulla famiglia ha richiamato persino i codici del canone che affermano il potere petrino.
Risposta. È vero, nel suo discorso conclusivo.

D. Ha delineato una visione condivisa e aperta del governo della Chiesa, ha commissariato i Francescani dell'Immacolata con metodo piuttosto duri e ha di fatto messo la mordacchia alle conferenze episcopali...
R. Alcune, fra cui quella italiana, sono, di fatto, annichilite.

D. E parlando ai movimenti popolari è parso riecheggiare certe analisi di Toni Negri sul lavoro, come lei ha scritto nel blog Settimo cielo, quando poi accetta il «licenziamento» di 500 fra calligrafi, pittori e stampatori dei quali l'Elemosineria vaticana ha deciso di non avvalersi più.
R. In effetti quella vicenda stride un po'...

D. ...come stridono le dure prese di posizione ultragarantiste, sulla giustizia e sul carcere, con la sua scelta di far carcerare preventivamente l'ex-nunzio di Santo Domingo, in attesa del giudizio per pedofilia.
R. È andata così.

D. Ecco, lei che è un vaticanista di lungo corso, che idea si è fatto?
R. Che le contraddizioni ci sono e rappresentano un giudizio fondato, basato sull'osservazione di parecchi mesi, inerenti la personalità di Jorge Bergoglio.

D. E che conclusioni trae?
R. È una persona che, nell'arco della sua vita e ora anche da pontefice, agisce su diversi registri contemporaneamente, lasciando varchi aperti e, a una prima lettura, molte contraddizioni. Ma quelle che lei hai ricordato non sono peraltro le uniche.

D. Segnaliamone di altre...
R. Quella di un Papa loquacissimo, che telefona, che accosta le persone più diverse e più lontane, ma tace sul caso di Asia Bibi.

D. La pachistana condannata a morte per apostasia da tempo in carcere...
R. Esatto, sulla cui vicenda papa Francesco non ha speso una parola. Così come è stato per le ragazze nigeriane rapite, per l'incredibile atto compiuto pochi giorni fa in Pakistan su quella coppia di sposi cristiani, bruciati in una fornace.

D. Sono storie che riguardano il rapporto con l'Islam, su cui torneremo. Ma queste contraddizioni qualcuno comincia a definirle «gesuitismo», nel senso di un pensiero cangiante.
R. In questi termini è una qualifica dispregiativa e non accettabile, anche se è vero che la spiritualità dei gesuiti ha mostrato storicamente di sapersi adattare alle situazioni più diverse e, a volte, in contrasto fra loro.

D. E contrastante è apparsa la gestione del recente Sinodo.
R. Una gestione accuratamente calcolata dal Papa e non lasciata al caso come si è voluto far credere, e che registra altri elementi contrastanti.

D. Per esempio?
R. Bergoglio che ha detto, e ripetutamente, di non voler transigere sulla dottrina, di stare con la tradizione delle Chiesa. Ma poi ha aperto discussioni, come quelle sulla comunione ai risposati, che effettivamente toccano i capisaldi del magistero.

D. Perché?
R. Perché è inesorabile che la comunione ai risposati arrivi all'accettazione delle seconde nozze e quindi allo scioglimento del vincolo sacramentale del matrimonio.

D. Non sono un vaticanista, ma la sensazione, dall'esterno è che stia diffondendosi un po' di sconcerto e non solo nelle gerarchie. Peraltro anche in settori non certamente definibili come tradizionalisti...
R. Questo è indubbio. Ci sono esponenti di notevole rilievo e non certo lefebvriani che lo fanno capire, anche se non lo esprimono in termini drastici e oppositivi. Neppure il cardinal Raymond Leo Burke, l'ex prefetto della segnatura apostolica recentemente rimosso, l'ha fatto, perché non c'è una corrente pregiudizialmente ostile al pontefice. Certo, ci sono manifestazioni evidenti di disagio.

D. Facciamo qualche esempio?
R. Prendiamo l'episcopato degli Stati Uniti, ossia i vescovi di uno dei più numerosi popoli cattolici del globo. Quella conferenza episcopale, negli ultimi anni, ha espresso una linea coerente e battagliera sul terreno pubblico, anche nei confronti di certe decisioni di Barack Obama sui temi etici. Una linea condivisa da numerosi prelati di rilievo. Un collettivo, più che una somma di singoli, un nucleo dirigente, diciamo.

D. E dunque gli americani?
R. Sono piuttosto a disagio. Lo sono cardinali e arcivescovi come Timothy Dolan a New York, Patrick O'Malley a Boston, José Gomez a Los Angeles o Charles Chaput a Philadelpia. Un episcopato da cui proviene lo stesso Burke, che non è certo confinabile a marginali circuiti tradizionalisti, ma continua ad essere parte di una delle Chiese nazionali più solide.

D. E anche la Cei, si diceva prima, appare un po' in difficoltà.
R. Ce n'è di difficoltà, a mettersi al passo di questo papa. Con un presidente, Angelo Bagnasco, che sembra più in difficoltà di tutti.

D. Anche perché si era apertamente indicato il suo successore nell'arcivescovo di Perugia, Gualtiero Bassetti, creato cardinale da Bergoglio.
R. E invece, mi risulta che anche Bassetti sia fra i vescovi italiani a disagio.

D. Fra gli italiani, i più espliciti sono stati forse il milanese Angelo Scola e il bolognese Carlo Caffarra.
R. Lo sono stati intervenendo prima e durante il Sinodo. Ma era inevitabile considerando la decisione del papa di affidare al cardinal Walter Kasper l'apertura della discussione, e quindi in pratica l'apertura delle ostilità.

D. Perché?
R. Perché Kasper ripropone oggi, tali e quali, le tesi sconfitte nel 1993 dal binomio Giovanni Paolo II e Joseph Ratzinger, ques'ultimo nelle vesti di prefetto del Sant'Uffizio.

D. Sì, il Papa ha lanciato Kasper, ha fatto segretario speciale del sinodo monsignor Bruno Forte che, durante i lavori ha pesato, tanto da suscitare anche le reazioni di qualche padre sinodale, ma poi, alla fine, Francesco è intervenuto bacchettando gli uni e gli altri. Quasi un vecchio dc contro gli opposti estremismi.
R. È un altro dei moduli espressivi ricorrenti di questo pontefice: la reprimenda di una parte e all'altra. Però, a voler fare un inventario, le sue bacchettate ai tradizionalisti, ai legalisti, ai rigidi difensori dell'arida dottrina, appaiono molto più numerose e mirate. Quando invece se la prende con i buonisti, non si capisce mai a chi si riferisca.

D. Il Sinodo ha lanciato sempre più il direttore della Civiltà cattolica, padre Antonio Spadaro.
R. Si atteggia ormai a portavoce del Papa e la rivista dei gesuiti, che era avviata a un progressivo declino (già con lui direttore, che si occupava molto di web e di socialnetwork), oggi è espressiva del vertice supremo vaticano. Specie dopo la prima grande intervista col papa gesuita. Mentre il ghostwriter di Francesco è Manuel Fernandez, il rettore dell'Università Cattolica di Buenos Aires, che il papa ha fatto arcivescovo. È con Fernandez che Francesco ha scritto la Evangeli Gaudium, così come in precedenza aveva scritto con lui il documento di Aparecida in Brasile, nel 2007, quando l'allora arcivescovo di Buenos Aires condusse in porto la conferenza dei vescovi latino-americani, documento che per molti è l'anticipazione di questo papato.

D. A fronte di un grande consenso, c'è anche chi, come lo scrittore Antonio Socci, contesta persino la validità dell'elezione del papa. Ha letto il suo libro Non è Francesco (Mondadori)?
R. L'ho letto in una sera, d'un fiato, per quanto siano oltre 300 pagine. E non per la tesi dell'invalidità dell'elezione, a causa dell'annullamento di uno scrutinio in conclave, a motivo di una scheda bianca in più. Una tesi a mio parere inconsistente.

D. E allora perché la lettura è risultata interessante?
R. Per quello che sta determinando il successo del libro, tanto da spingerlo ai vertici delle classifiche, sopravanzando gli stessi libri di e su Bergoglio. E cioè perché ricostruisce, con fatti e parole incontestabili, le contraddizioni che abbiamo citato.

D. Un libro di cui nessuna parla, quasi rischiasse di incrinare la popolarità di Francesco, che è enorme. A dispetto di questo consenso, però, non aumenta la pratica religiosa e, anzi, cresce l'avversione, anche pubblica, al cattolicesimo. Bergoglio sì, il resto no.
R. Anche la popolarità dei predecessori, non dimentichiamolo, è stata fortissima. Giovanni Paolo II ha conosciuto un successo mondiale e non solo negli anni dell'affronto della malattia. E anche Benedetto XVI, tra il 2007 e il 2008, raggiunse i vertici nei sondaggi, anche se lo si dimentica. Il suo viaggio negli Usa fu il culmine, con una grande e positiva accoglienza anche da parte dell'opinone pubblica laica.

D. E dunque qual è la differenza?
R. Che i predecessori erano popolari soprattutto dentro la Chiesa, anche se contestati aspramente da punte robuste della pubblica opinione non cristiana. Mentre la popolarità più appariscente di Francesco è fuori, anche se non provoca ondate di convertiti. Anzi, con lui c'è un certo compiacimento nella cultura estranea o ostile al cristianesimo.

D. In che senso?
R. Nel vedere che il capo della Chiesa si sposta verso le loro posizioni, che sembra di comprendere e persino accettare. La vicenda dei ripetuti colloqui con Eugenio Scalfari è esemplificativa: il papa accetta che il fondatore di Repubblica, una volte il più duro contestatore del pontefice, pubblichi di questi colloqui tutto quello che vuole.

D. Anzi, Scalfari stesso ha dichiarato di aver pubblicato anche quello che Bergoglio non aveva detto.
R. Esatto. Ma, in tutto ciò, non c'è alcun avvicinamento al cristianesimo. Il cristianesimo messo sulla bocca di Bergoglio non è più provocante, non fa problema come prima, lo si può trattare con cortesia, superiorità, distacco. Il cristianesimo conta meno. Basti pensare che al presidente del consiglio, Matteo Renzi, cattolico, di cosa faccia la Cei non importa nulla. Insomma, da una situazione di confronto o di conflitto, siamo passati al disinteresse.

D. Col mondo musulmano, papa Francesco è silente. E anche il segretario di Stato, Pietro Parolin, intervenendo recentemente all'Onu, è stato molto prudente. Alcuni parlano di una grande cautela e, quando lo fanno, citano il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona, che provocò reazioni e anche morti.
R. È una cautela spinta all'estremo che però, in concreto, non vedo quali vantaggi produca, non mi pare che si risolva in un aiuto, anche minimo o parziale, ai cristiani di quelle regioni. La cautela si può capire, se si misura sulla proporzialità dell'effetto, vale se produce minore danno. La situazione mi ricorda il silenzi di Pio XII sugli ebrei.

D. Una polemica storica, anche recente...
R. Papa Pacelli fece di tutto per salvare gli israeliti, anche personalmente in Vaticano, ora lo sappiamo. Ma esitò a denunciare apertamente la cosa temendo che accadesse come in Olanda, dove alla denuncia di alcuni vescovi seguirono persecuzioni anche peggiori.

D. Però questo silenzio permane.
R. Salvo il cardinale Jean-Louis Tauran, prefetto del dialogo interreligioso, che non risparmia giudizi anche severi.

D. Il punto qual è?
R. È che ci sono potentati come l'Isis, con cui ci si affretta troppo a dire che l'islam non c'entra, ma che sono invece nutriti di un islamismo radicale, che non ha risolto la questione della razionalità e quindi del rapporto tra fede e violenza. Cioè proprio ciò che aveva denunciato papa Ratzinger a Ratisbona. E infatti l'unico vero dialogo tra cristianesimo e islam è nato da quel discorso, con la successiva lettera dei 138 saggi musulmani.

D. Anche se la visita alla Moschea Blu di Istambul, l'anno dopo, fu considerata una riparazione di Benedetto XVI.
R. Ratzinger poté fare quel gesto, proprio per aver detto quelle cose Ratisbona. Il suo giudizio non era enigmatico, si capiva benissimo, l'aveva espresso con chiarezza cristallina.

D. E Francesco è chiaro?
R. Talvolta no. Quando a Betlemme si ferma davanti al muro che divide i territori da Israele e resta in silenzio assoluto: non si sa cosa intenda dire. E quando a Lampedusa grida «vergogna», non è chiaro chi e perché debba vergognarsi. L'Italia che ha salvato migliaia e migliaia di vite? Perché non lo dice? Spesso ci sono parole e gesti che sono volutamente lasciati nell'indeterminatezza.

D. Non c'è il tempo per parlare delle vicende vaticane, come quella di Ettore Gotti Tedeschi, che fu rimosso dallo Ior sotto la segreteria del cardinal Tarcisio Bertone, ma di cui è emersa, a più riprese, la correttezza. Anche con l'archiviazione da parte della magistratura italiana.
R. Gli si nega una riabilitazione. Ha chiesto un colloquio al papa ma gli è stato rifiutato.

D. La Chiesa «ospedale da campo» a volte tiene le porte serrate.
R. È così.

Castelfranco Emilia (MO): Inaugurazione restaurato Organo " Traeri " della Collegiata

Domenica 23 novembre alle ore 16,00 nella Chiesa Collegiata di Castelfranco Emilia (MO) ci sarà la cerimonia inaugurale del ripristino dell' Organo settecentesco opus di  Agostino Traeri costruito nel 1767 e restaurato dalla Bottega Organaria Dell'Orto e Lanzini. 
Il programma del pomeriggio: 
- ore 16:00 Vespro e Rito di Benedizione dell'organo; 
presentazione a cura di Federico Lorenzani dello studio sulla storia e sul restauro dell'organo;   
Concerto d'Organo tenuto del maestro Francesco Tasini. 
Alle esecuzioni musicali interrà la Corale Parrocchiale.

Fonte: Associazione Serassi

Roma : inaugurazione della nuova sede dell'Archivio dell'Ordine dei Predicatori ( Domenicani)



Giovedì 20 novembre 2014 ore 17.00

Roma, 
complesso di Santa Maria sopra Minerva, sala dell’Antico Refettorio 
Piazza della Minerva 42: 

 inaugurazione della nuova sede dell’Archivio dell'Ordine dei Predicatori (Domenicani) della Provincia Romana di Santa Caterina da Siena e di Santa Maria sopra Minerva. 

Interverranno:
- fr. Aldo Tarquini OP, Priore Provinciale della Provincia Romana di Santa Caterina da Siena,  
- S. Ecc. Mons. Jean-Louis Bruguès OP, 
- S. Ecc. Mons. Sergio Pagano OCR, 
- Rev.mo Maestro dell’Ordine, 
- fr. Bruno Cadoré OP, 
- Rev. fr. Daniel Ols OP, 
- fr. Luciano Cinelli OP, 
- Dott. Pierantonio Piatti (Pontificio Comitato di Scienze Storiche). 

***
Dopo un lungo periodo di ristrutturazione e di miglioramenti strutturali e tecnici, riapre al pubblico il prestigioso Archivio domenicano di S. Maria sopra Minerva a Roma. 
Il convento della Minerva è tra i più insigni dell'Ordine dei Frati Predicatori in tutto l'Orbe, e nella sua chiesa, iniziata nel 1280, sono custoditi i corpi di grandi Pontefici, tra i quali Paolo IV e Benedetto XIII, e di illustri santi, come santa Caterina da Siena, Dottore della Chiesa, e del celebre pittore Beato Angelico. 
L'Archivio minervitano funge anche da archivio di concentrazione per la Provincia Romana di Santa Caterina da Siena, che ha la sua sede istituzionale presso il locale convento. 
Al suo interno, pertanto, custodisce non soltanto le carte del convento della Minerva, tra cui un prezioso deposito di pergamene in via di regestazione e di studio, ma anche la documentazione restata in possesso dell'Ordine proveniente dalle diverse case religiose della Provincia Romana e sopravvissuta alle diverse soppressioni degli Ordini religiosi tra il Sette - le soppressioni leopoldine in Toscana - e l'Ottocento. 
Chi voglia studiare la storia plurisecolare dei conventi domenicani di Siena, Lucca, così come di altre regioni del Centro Italia, deve assolutamente prevedere una tappa obbligata presso l'Archivio di S. Maria sopra Minerva. 
La Provincia Romana dell'Ordine dei Predicatori, infatti, sorta nei decenni centrali del 1200, si estendeva, pur con diversi aggiustamenti di confine nel corso dei secoli, su tutto quello che possiamo definire il Centro Italia, comprendendo il Lazio, l'Umbria, la Toscana, la Sardegna e gli Abruzzi. 
Le Marche, invece, afferivano alla Provincia Lombarda dell'Ordine.

martedì 18 novembre 2014

Papa Francesco sulla complementarietà tra uomo e donna ad un colloquio promosso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede





Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al Colloquio Internazionale 
sulla complementarietà tra uomo e donna 
promosso dalla Congregazione per la dottrina della Fede 
Aula del Sinodo - Lunedì, 17 novembre 2014
Dal Sito della Santa Sede
 
Cari fratelli e sorelle,
vi saluto cordialmente e ringrazio il Cardinale Müller per le parole con cui ha introdotto questo nostro incontro.
1. Vorrei anzitutto condividere una riflessione sul titolo del vostro colloquio. “Complementarietà”: è una parola preziosa, con molteplici valenze. Si può riferire a diverse situazioni in cui un elemento completa l’altro o supplisce a una sua carenza. Tuttavia, complementarietà è molto più di questo. I cristiani ne trovano il significato nella Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi, dove l’apostolo dice che lo Spirito ha dato a ciascuno doni diversi in modo che, come le membra del corpo umano si completano per il bene dell’intero organismo, i doni di ognuno possono contribuire al bene di tutti (cfr 1 Cor 12). Riflettere sulla complementarietà non è altro che meditare sulle armonie dinamiche che stanno al centro di tutta la Creazione. Questa è la parola chiave: armonia. Tutte le complementarietà il Creatore le ha fatte perché lo Spirito Santo, che è l’autore dell’armonia, faccia questa armonia.
Opportunamente vi siete riuniti in questo colloquio internazionale per approfondire il tema della complementarietà tra uomo e donna. In effetti, questa complementarietà sta alla base del matrimonio e della famiglia, che è la prima scuola dove impariamo ad apprezzare i nostri doni e quelli degli altri e dove cominciamo ad apprendere l’arte del vivere insieme. Per la maggior parte di noi, la famiglia costituisce il luogo principale in cui incominciamo a “respirare” valori e ideali, come pure a realizzare il nostro potenziale di virtù e di carità. Allo stesso tempo, come sappiamo, le famiglie sono luogo di tensioni: tra egoismo e altruismo, tra ragione e passione, tra desideri immediati e obiettivi a lungo termine, ecc. Ma le famiglie forniscono anche l’ambito in cui risolvere tali tensioni: e questo è importante. Quando parliamo di complementarietà tra uomo e donna in questo contesto, non dobbiamo confondere tale termine con l’idea semplicistica che tutti i ruoli e le relazioni di entrambi i sessi sono rinchiusi in un modello unico e statico. La complementarietà assume molte forme, poiché ogni uomo e ogni donna apporta il proprio contributo personale al matrimonio e all’educazione dei figli. La propria ricchezza personale, il proprio carisma personale, e la complementarietà diviene così di una grande ricchezza. E non solo è un bene, ma è anche bellezza.
2. Nel nostro tempo il matrimonio e la famiglia sono in crisi.  Viviamo in una cultura del provvisorio, in cui sempre più persone rinunciano al matrimonio come impegno pubblico. Questa rivoluzione nei costumi e nella morale ha spesso sventolato la “bandiera della libertà”, ma in realtà ha portato devastazione spirituale e materiale a innumerevoli esseri umani, specialmente ai più vulnerabili. È sempre più evidente che il declino della cultura del matrimonio è associato a un aumento di povertà e a una serie di numerosi altri problemi sociali che colpiscono in misura sproporzionata le donne, i bambini e gli anziani. E sono sempre loro a soffrire di più, in questa crisi.
La crisi della famiglia ha dato origine a una crisi di ecologia umana, poiché gli ambienti sociali, come gli ambienti naturali, hanno bisogno di essere protetti. Anche se l’umanità ha ora compreso la necessità di affrontare ciò che costituisce una minaccia per i nostri ambienti naturali, siamo lenti – siamo lenti nella nostra cultura, anche nella nostra cultura cattolica – siamo lenti nel riconoscere che anche i nostri ambienti sociali sono a rischio. È quindi indispensabile promuovere una nuova ecologia umana e farla andare avanti.
3. Occorre insistere sui pilastri fondamentali che reggono una nazione: i suoi beni immateriali. La famiglia rimane al fondamento della convivenza e la garanzia contro lo sfaldamento sociale. I bambini hanno il diritto di crescere in una famiglia, con un papà e una mamma, capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva. Per questa ragione, nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium, ho ​​posto l’accento sul contributo «indispensabile» del matrimonio alla società, contributo che «supera il livello dell’emotività e delle necessità contingenti della coppia» (n. 66). È per questo che vi sono grato per l’enfasi posta dal vostro colloquio sui benefici che il matrimonio può portare ai figli, ai coniugi stessi e alla società.
In questi giorni, mentre rifletterete sulla complementarietà tra uomo e donna, vi esorto a dare risalto ad un’altra verità riguardante il matrimonio: che cioè l’impegno definitivo nei confronti della solidarietà, della fedeltà e dell’amore fecondo risponde ai desideri più profondi del cuore umano. Pensiamo soprattutto ai giovani che rappresentano il futuro: è importante che essi non si lascino coinvolgere dalla mentalità dannosa del provvisorio e siano rivoluzionari per il coraggio di cercare un amore forte e duraturo, cioè di andare controcorrente: si deve fare questo. Su questo vorrei dire una cosa: non dobbiamo cadere nella trappola di essere qualificati con concetti ideologici. La famiglia è un fatto antropologico, e conseguentemente un fatto sociale, di cultura, ecc. Noi non possiamo qualificarla con concetti di natura ideologica, che hanno forza soltanto in un momento della storia, e poi decadono. Non si può parlare oggi di famiglia conservatrice o famiglia progressista: la famiglia è famiglia! Non lasciatevi qualificare da questo o da altri concetti di natura ideologica. La famiglia ha una forza in sé.
Possa questo colloquio essere fonte d’ispirazione per tutti coloro che cercano di sostenere e rafforzare l’unione dell’uomo e della donna nel matrimonio come un bene unico, naturale, fondamentale e bello per le persone, le famiglie, le comunità e le società.
In questo contesto mi piace confermare che, a Dio piacendo, nel settembre 2015 mi recherò a Philadelphia per l’ottavo Incontro Mondiale delle Famiglie.
Vi ringrazio delle preghiere con cui accompagnate il mio servizio alla Chiesa. Anch’io prego per voi e vi benedico di cuore. Grazie tante.

I 7 sacramenti non sono stati istituiti da Cristo. Parola di prete teologo (?) francese

Cattedrale di Poitiers
E' già da qualche tempo che MiL non butta un occhio oltralpe, anche perchè già le vicende nostrane, e quelle della Curia danno già molto a cui pensare e di cui preoccuparsi. 
Ma appena girovagato un po' sulla rete delle diocesi europee, così, per curiosità, abbiamo trovato un sacco di notizie degne di segnalazione. Tante sono le notizie positive (come, ex plurimus,  il pontificale in rito antico in Polonia, celebrato da Mons. Marian Golebiewski Vescovo Emerito di Wroclaw, o della Messa da Requiem celebrata a Londra, in cattedrale, dall'ausiliario dell'Arcivescovo). 
La notizia (letta su Riposte Catholique) che però ci ha fatto saltare sulla sedia è ovviamente una che dire "nefasta" è dire poco, anche perhè essa non è altro che una conseguenza dello "spirito ecumenico del Concilio" e di una colpevole inerzia inattività e dell'ignavia dei Vescovi. 
A cosa facciamo riferimento? Alle dichiarazioni eretiche (tanto per cambiare!) apparse su una rivista parrocchiale francese. Certo, non è la prima volta che i cuginastri si dilettino in farneticazioni dottrinali, ma questa è davvero incredibile. 
Dove accade tutto ciò? Nell'Arcidiocesi di Poitiers "retta" da Mons. Pascal Jean Marcel Wintzer
Prima di raccontare però, è neccessario contestualizzare un po'. In questa diocesi, ahinoi, tutto è possibile. Bisogna dire che il vento di megalomania che ha soffiato in questi ultimi anni è diminuitio, ma è il momento di constatare che... per colpa di quel vento, il conto corrente della Diocesi è vuoto, sebbene la Curia abbia venduto immobili e all'Arcivescovo non rimangano altro che i gioielli di famiglia: il seminario diocesano. 
Inoltre sono state liquidate 420 parrocchie per farne solo 28 per penuria di preti ma soprattutto per grave scarsità di fedeli.
 Ma la cosa più grave non è tra queste. Prima di tutto non si chiede ai vescovi di sapere contare (pazienza quindi se la diocesi è in dissesto economico) ma di insegnare la Fede e di spiegare il Vangelo. Ma sfortunatamente non succede nemmeno questo. 
Ecco cosa invece accade: sulla rivista "cristiana" della parrocchia di Saint-Léger en Saint-Maixentais Chemins d’Espérance (Cammini di speranza)  (più di mille copie distribuite) nel numero 3, di di settembre 2014 si può leggere un articolo poco ortodosso di don Eric Brauns, membro del centro teologico di Poitiers, che sproloquia sull'istituzione dei sacramenti. 
Sentite cosa dice a pagina 4:
«I sette sacramenti della Chiesa Cattolica sono stati codificati nel XII secolo e, durante la Riforma, i nostri fratelli [???? n.d.r.] protestanti li hanno ridotti a due: il battesimo e la Cena. Ci sarebbero ancora molte questioni da approfondire ma il tempo manca. Ci si domanda spesso: i sacramenti sono stati istituti da Cristo? La risposta è no, fatta eccezione dell'eucarestia, nella vigilia della sua morte. [il testo originale in francese è: "On demande souvent : les sacrements ont-ils été institués par le Christ ? La réponse est non, à l’exception de l’eucharistie, la veille de sa mort." »

  Ecco invece cosa dice il Catechismo della Chiesa Cattolica (numero 1210):
 «I sacramenti della Nuova Legge sono istituiti da Cristo e sono sette, ossia: il Battesimo, la Confermazione, l’Eucaristia, la Penitenza, l’Unzione degli infermi, l’Ordine e il Matrimonio. I sette sacramenti toccano tutte le tappe e tutti i momenti importanti della vita del cristiano: grazie ad essi, la vita di fede dei cristiani nasce e cresce, riceve laguarigione e il dono della missione. In questo si dà una certa somiglianza tra le tappe della vita naturale e quelle della vita spirituale.»

Nei numeri seguenti, nel Catechismo della Chiesa Cattolica, il caro reverendo, potrà trovare la citazioni dei Vangeli in cui Nostro Signore ha istituito i sette sacramenti. Certo, sapere che don Brauns insegna in un centro teologico... si ha motivo di essere preoccupati.  

Ora, non pretendiamo che il Vescovo vigili... (che assurdità! E in nome di cosa? Della difesa della Dottrina?!?! Sia mai che ritorni l'Inquisizione!) anche perchè... visto come governa... Ma a Roma, visto che quotidianamente ci leggono, ste notizie arrivano? E se non, ora che le sanno (dopo averle apprese da noi) come intendono intervenire? Capiamo bene che se non c'è da castigare un frate francescano, o un vescovo troppo sensibile alla liturgia antica, non c'è divertimento e quindi non si fa nulla, ma sottoponiamo un interrogativo ai prelati di Curia, che vuole essere provocatorio, ma molto verosimile. 
Se non volete difendere la Dottrina per amore della Verità, tenete allora presente che se la Chiesa continua così, continua cioè a tollerare queste mine vaganti, e a non corregere queste palesi contraddizioni teologiche, alla fine i (pochi) fedeli praticanti e paganti (rimasti) che non sono scemi, e che continuano a diminuire, si stuferanno di un clero che rinnega Cristo e si vergogna di se stesso, che contesta la dottrina di sempre e che, quindi, perde credibilità. Se diminuiscono (ancora) i praticanti, diminuieranno sempre più le entrate. In Italia sarebbe un bel guaio. E allora, come faranno a sopravvivere i preti? Con cosa si manterrann i vescovi? Chi pagherà i Cardinali? Come detto, - e come a Roma si sa già bene - gli immobili e gli investimenti non bastano più. Anche perchè il Papa ripete sempre che la Chiesa deve essere povera. Ma se finiranno anche le offerte dei fedeli?  
Roberto

lunedì 17 novembre 2014

La Chiesa cattolica nell’America Latina sta subendo un fenomeno di abbandono massiccio, di portata epocale.

Chiesa e America Latina: l'esodo 
Di Marco Tosatti, da San Pietro e dintorni del 14.11.2014

La Chiesa cattolica nell’America Latina sta subendo un fenomeno di abbandono massiccio, di portata epocale. 
L’esodo si è soprattutto concretizzato verso le confessioni protestanti di ultima generazione. 
Oggi il 19 per cento della popolazione latino americana è evenagelica; ma solo il 9 per cento è nata in quella fede. 
La Chiesa cattolica nell’America Latina sta subendo un fenomeno di abbandono massiccio, di portata epocale. 
Questo secondo uno studio del Pew Research Center , l’agenzia statunitense specializzata in sondaggi di carattere sociologico e religioso. 
L’84 per cento degli adulti nel continente dichiarano di essere stati cresciuti come cattolici; ma solo il 69 per cento si identifica adesso come tale. 
L’esodo si è soprattutto concretizzato verso le confessioni protestanti di ultima generazione. 
Oggi il 19 per cento della popolazione latino americana è evenagelica; ma solo il 9 per cento è nata in quella fede. 
E’ interessante osservare che, per esempio, il 68 per cento dei protestanti del Paraguay proviene dalla Chiesa cattolica; il 66 per cento in Perù, il 54 per cento Brasile. 
Il fenomeno è comune a tutto il sub continente, con percentuali che vanno dal 74 per cento della Colombia al 15 per cento di Panama. 
In Brasile, come abbiamo visto un quinto degli evangelici attuali era cattolico. 
Alla domanda: perché? 
Gli ex cattolici hanno risposto che le Congregazioni Evangeliche danno loro un senso più forte di una relazione personale con Gesù Cristo. 
E secondo il sondaggio, gli ex cattolici ora evangelici erano più impegnati a appoggiare l’insegnamento tradizionale della Chiesa in temi come aborto e omosessualità che coloro che si identificano ancora come cattolici. 
L’America Latina ospita più di 425 milioni di cattolici – scrive il Pew Research Center – circa il 40 per cento del totale dei cattolici del mondo, e la Chiesa Cattolica ha un papa latino-americano per la prima volta nella storia. 
Tuttavia l’identificazione con cattolicesimo è declinata in tutta la regione”. 
La maggior parte dei nuovi evangelici ha lasciato il cattolicesimo prima di compiere 25 anni. 
In attesa di vedere se ci sarà un “effetto Francesco”, la ricerca fa vedere che mentre i cattolici dell’America Latina sono entusiasti per l’elezione, gli ex cattolici, a parte in Argentina e Uruguay hanno un’opinione favorevole del Pontefice; e molti dicono che è troppo presto per dare un giudizio. 
E in genere i protestanti hanno una pratica religiosa più frequente dei cattolici.