mercoledì 7 dicembre 2016

RIforma liturgica. Papa Francesco "Parlare di riforma della riforma è un errore" poi se la prende coi giovani. Così il pontefice nel 50° della Sacrosanctum Concilium.

Tramite  un articolo su Quotidiano .net, che già dal titolo sembra rivolgersi anche a noi ("il Papa stronca i nostalgici del latino") apprendiamo questa notizia. 
Il Papa ha rilasciato l'ennesima intervista al direttore di "Civiltà Cattolica", e per il gesuitico giornalista sembra che il pontefice abbia voluto chiudere le porte a qualsiasi ritorno del messale di San Pio V. Per Papa Francesco la riforma del Concilio Vaticano II (che in realtà, così come è stata disegnata ed attuata, non era stata manco sognata dai padri conciliari!) va forse migliorata, curata ma non corretta o soppressa. 
E' in questa occasione che il Papa si è domandato il motivo di "tanta rigidità" da parte di chi, troppo giovane per avere vissuto in prima persona la liturgia pre-conciliare, è comunque più attratto dalla messa in latino, dal canto gregoriano, dai gesti più ieratici del sacerdote, dall'adorazione del Santissimo Sacramento con la genuflessione, con la celebrazione ad orientem, con il ruolo sacro del sacerdote, ecc ecc ecc.
Ecco Santità, se lo domandi. E si dia la risposta. La ritengo abbastanza intelligente per trovare da solo la risposta giusta, che può trovare non solo nel preambolo al Motu Proprio Summorum Pontificum, ma soprattutto nella lettera del Suo augusto predecessore ('?) ai Vescovi.
Roberto

  Civiltà Cattolica, quaderno 39.95, pagg.432-445

Rinunciando ad assumere il messale di Pio V come punto di partenza, è possibile vedere nel messale di Paolo VI la realizzazione del sogno di Pio V, quello cioè di riportare il messale ad pristinam sanctorum Patrum normam. È dalla tradizione dei Padri che occorre procedere per una corretta ermeneutica della continuità.
«Parlare di “riforma della riforma” è un errore», ha detto di recente papa Francesco. Considerando dunque impossibile aderire all’appello a riorientare gli altari verso l’abside, come qualcuno ha suggerito, nell’articolo vengono sottolineate due urgenze: il recupero della dimensione sacrale della liturgia e l’impegno per la formazione liturgica. La riforma liturgica è da curare meglio, ma non certo da sopprimere.

Novus Horror Missae (diocesi di Mileto-NIcotera-Tropea)


"Processione di ingresso" su biciletta, per la II domenica domenica di Avvento, in una chiesa di una frazione della Diocesi di Mileto Nicotera e Tropea (RC). 
Mah...

Roberto

Nostre informazioni. Mons. Favella: "il Papa non risponderà ai dubia dei Cardinali". Lo dice una nota della Segreteria di Stato di oggi (07.12.2016)

Per tramite del suo segretario don Ambrogio Fidato, il sempre certior S. E. Mons. Eleuterio Favella ci informa della nota odierna della Segreteria di Stato con cui si informa che il Papa non risponderà ai dubia degli Em.mi Sigg.ri Cardinali 
Roberto
 
Con una nota della Segreteria di Stato, che sarà pubblicata sugli Acta Apostolicae Sedis, si rende noto oggi nella memoria di Sant'Ambrogio vescovo, che il S. Padre non risponderà ai dubia sollevati dagli Em.mi Sigg.ri Cardinali Burke, Brandmuller, Caffarra e Meisner per assicurare loro la "par condicio" di trattamento rispetto a S. Em. il card. Danneels il quale, dopo aver reso pubblica la pluriennale congiura di S. Gallo e il mafia-club ecclesiastico la cui opera portò all'abdicazione di Benedetto XVI e alla conseguente elezione dell'Augusto Pontefice regnante, non ebbe risposta da Sua Santità, ai sensi del Breve ap. "Qui tacet consentire videtur".

Convegno per il X anniversario del Summorum Pontificum: messaggio di Mons. Pozzo. #sumpont2017

In occasione del Convegno organizzato per il prossimjo settembre 2017 dall'Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum e da Giovani e Tradizione in occasione del X anniversario del Motu Proprio Summorum Pontificum, pubblichiamo il messaggio di S. E. Mons. Pozzo, presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei (invitando tutti, sin da ora, ad organizzarsi per recarsi a Roma il prossimo 14 settembre) per il #sumpont2017
Roberto



Tosatti "Sulla comunione ai divorziati Papa Francesco è in stato di impasse"

tramite La Fede quotidiana, riportiamo uno stralcio (relativo ad Amoris Laetitia, alla comunione ai divorziati e ai dubia) tratto dall'intervista rilasciata da Marco Tosatti a Cooperatores Veritatis del 04.12.2016, in cui il Vaticanista si distingue un'altra volta per equilibrio e obiettività, mostrando di essere leale alla Verità, e non solo a quella dei fatti. 
Di Marco Tosatti sono da seguire i blog "San Pietro e dintorni" e Stilum Curiae, nonchè i suoi articoli su la Stampa e su Vatican Insider. Di questi blog trovate il link nella nostra colonna di sinistra in fondo.
Roberto
da Cooperatores Veritatis, del 04.12.2016

(omissis)
D. Arriviamo dunque all’Amoris Laetitia. Lei ha capito se il celeberrimo capitolo VIII ammetta oppure no i divorziati-risposati alla Comunione?
R. «Rispondo con una domanda: è possibile capovolgere il magistero secolare della Chiesa, e in particolare quello dei due papi precedenti, che all’argomento avevano dedicato tempo, studio e preghiera, con una noticina a piè di pagina? La forma è sostanza, anche in questo caso. Se releghi in una noticina una possibile svolta clamorosa vuol dire che o non sei sicuro del terreno su cui ti avventuri, o hai timore delle conseguenze. E quello che i napoletani dicono: aumm aumm…Personalmente, vedendo le cose da laico, mi sembra che l’autorevolezza del Magistero ne venga sminuita. Da giornalista: se l’Amoris Laetitia fosse l’articolo scritto da un collega alle prime armi, gli direi: che senso ha nascondere la notizia in due righine in fondo? Se vuoi dire una cosa, devi dirla forte e chiaro».
D. Sempre sull’Amoris Laetitia. Perché, a suo giudizio, papa Francesco non ha voluto rispondere ai cinque “Dubia” dei quattro cardinali Brandmuller, Burke, Caffarra e Meisner?
R. «Credo che si trovi in un’impasse. Da ignorante, facendo teologia da bar, direi questo. Se dice che chi è in un secondo rapporto coniugale mentre il primo, per la Chiesa, è ancora valido, può fare la comunione, corre il rischio di avallare un peccato mortale. O addirittura di esortare a compierlo. Il che per un papa è certamente singolare. Se sconfessa la noticina dell’Amoris Laetitia che figura ci fa? Specialmente dopo che Kasper, Schoenborn e compagnia cantante hanno intonato peana alla rivoluzione!».
D. Riguardo l’appena concluso Giubileo Straordinario della Misericordia, quali sono le sue impressioni, come giornalista e fedele cattolico?
R. «Che è sempre bene parlare di misericordia, e ancora più bello praticarla, dentro e fuori la Chiesa. Straordinariamente, qualche volta, anche con i cattolici, magari».
D. Si aspettava questo linciaggio mediatico nei confronti di coloro che sono definiti con disprezzo “fondamentalisti cattolici?”.
R. «Quando non vuoi esaminare le ragioni portate avanti da chi non la pensa come te; quando hai una cattiva coscienza, perché magari fino a poco fa sostenevi proprio quelle ragioni; quando magari devi dimostrare tutto il tuo entusiasmo ai nuovi detentori del potere, è naturale che tu ricorra a termini squalificanti verso chi dissente. È un modello vecchio come il mondo. Vi ricordate le accuse di tesi antipartito, di frazionismo, di trotzkismo, di attività antipopolari delle realtà socialiste?».
 

D. Infine, ringraziandoLa di nuovo, vorremmo domandarLe come descriverebbe, come vaticanista, l’attuale situazione della Chiesa. Quali sono, come cattolico, le sue preoccupazioni e le sue speranza per la Chiesa?
R. «“Grande è la confusione sotto il cielo”. Non chiedetemi altro. Grazie per la vostra pazienza».

Nuovo appello al papa. I dubbi cattolici del "New York Times"


 
ROMA, 5 dicembre 2016 – Quattro cardinali, come si sa, hanno chiesto al papa di dire una parola chiara su cinque "dubbi" sollevati dai passaggi più controversi di "Amoris laetitia":


Ma non hanno avuto risposta e probabilmente non l'avranno mai. Poiché per papa Francesco "è nel flusso della vita che si deve discernere", non a colpi di "o bianco o nero", come "alcuni continuano a non comprendere":


Da qualche giorno, però, è arrivata a Francesco per una via insolita un'altra pressante richiesta di pronunciarsi con chiarezza. Alla quale gli sarà più complicato sottrarsi.
La richiesta gli è arrivata dal più famoso giornale laico del mondo, "The New York Times", e per l'esattezza da un suo editorialista, Ross Douthat, cattolico.
Il quale ha citato le istruzioni su "Amoris laaetitia" date alla diocesi di San Diego, in California, dal vescovo Robert W. McElroy (nella foto). In cui l'abbandono dell'indissolubilità del matrimonio e l'ammissione delle seconde nozze appaiono così clamorosamente evidenti da obbligare di fatto la somma autorità della Chiesa, in concreto il papa, a prendere posizione. E a pronunciarsi contro, perché anche il solo tacere equivarrebbe a dare libero corso a un'indubbia sostanziale rottura con un caposaldo della fede cattolica di sempre:


Questa richiesta al papa di dire una parola chiara è tanto più pungente in quanto il vescovo in questione, McElroy, è un prediletto di Jorge Mario Bergoglio, che l'ha promosso all'importante diocesi di San Diego proprio per rafforzarne il peso tra i vescovi degli Stati Uniti.
Ma che cosa dicono le istruzioni date da McElroy alla sua diocesi?
Il loro testo integrale è nel sito della diocesi di San Diego:


E questi sono i passaggi più di rottura con la dottrina bimillenaria del matrimonio cattolico:
"Molti cattolici divorziati e risposati concludono per una serie di motivi legittimi – molti dei quali derivanti da una preoccupazione premurosa per gli effetti che un processo di annullamento potrebbe avere sui sentimenti di figli adulti o di ex coniugi – che non possono avviare il processo d’annullamento. Qual è il loro stato nella Chiesa?
"La ‘Amoris laetitia’ sottolinea che nessuna norma astratta può incorporare le molte complessità delle circostanze, le intenzioni, i livelli di comprensione e di maturità che originariamente avvolgevano l'agire di un uomo o di una donna nell’entrare nel loro primo

martedì 6 dicembre 2016

Card. Sarah preoccupato per la confusione sulla dottrina della Chiesa



da: Sinodo 2015 del 30.11.2016

SarahCome riporta il portale web in lingua tedesca kath.net, in un’intervista concessa al settimanale francese Homme Nouveau, il cardinale Robert Sarah esterna la propria preoccupazione per la grande confusione che regna nel mondo cattolico, persino tra i Vescovi, riguardo alla dottrina della Chiesa.
Il cardinale si sente chiamato in causa in qualità di Prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, poiché l’attuale disorientamento coinvolge tre sacramenti: il Matrimonio, la Penitenza e l’Eucaristia. Secondo il cardinale, la confusione che viviamo attinge la sua linfa nella mancanza di formazione che riguarda purtroppo i suoi stessi confratelli nell’episcopato.
Sarah tiene a sottolineare che ogni Vescovo, se stesso in primis, è legato alla dottrina del matrimonio monogamico indissolubile, che Cristo ha riportato alla sua forma originaria e nel quale risiede il bene dell’uomo, della donna e dei figli.
Questa verità non può che avere delle conseguenze riguardo alla possibilità di accostarsi alla Santa Comunione: «La Chiesa intera ha sempre tenuto fermo sul fatto che non si può ricevere la Comunione quando si è consapevoli di aver commesso un peccato grave, principio che è stato confermato definitivamente dall’enciclica Ecclesia de Eucharistia di San Giovanni Paolo II». Ed il Cardinale Prefetto aggiunge: «Neanche un Papa può sciogliere da questa legge divina».

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: l'odio dei Savoia-Carignano per la Chiesa

 Dagli amici di Campari e de Maistre.
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di Alfredo Incollingo

Quando Roma divenne la capitale del nuovo Regno d'Italia, i nuovi Re inaugurarono una serie di cantieri per adeguare la città al suo nuovo ruolo di prestigio (se così lo si può definire). Furono aperte ampie strade, furono costruiti nuovi palazzi del potere e nuove chiese, non cattoliche, ma anglicane. I piemontesi vollero fin da subito sancire il nuovo corso della politica religiosa del regno aprendo una chiesa protestante nel cuore della Roma cattolica.

lunedì 5 dicembre 2016

Mons. Wrobel, vescovo Polacco «Dubia: appello lecito per salvare anime»

 Altri contributi su Amoris laetitia. Da leggere anche QUI per un contributo del vescovo polacco Wrobel
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La Bussola Quotidiana  Benedetta Frigerio 20-11-16
“Nessuno può porsi al di sopra del Vangelo”. Così George Woodall, professore di teologia morale e di bioetica alla Regina Apostolorum di Roma, spiega alla Nuova BQ perché è importante porre un freno a quelle interpretazioni dell’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” in contrasto con l’insegnamento millenario della Chiesa cattolica. Confermando la confusione generale in merito al testo, Woodall apprezza l’appello dei quattro cardinali che hanno sollevato dei dubbi in merito chiedendo al papa di ribadire pubblicamente la dottrina.
Sia i quattro cardinali sia altri teologi e sacerdoti da noi intervisti hanno parlato di una confusione dilagante fra i fedeli e i sacerdoti circa l’interpretazione dell’A.L. Conferma?
Questa confusione preoccupante è un dato assolutamente reale. Posso poi sostenere che sia nel mio ruolo di professore sia di pastore riscontro una crescente divisione alimentata da questa confusione. Perciò penso che l’intervento dei cardinali a precisare i loro dubbi sia un atto di carità lecito e anche giusto nei confronti del Santo Padre, il quale, è bene ricordare, ha il compito di custode della dottrina.
Perché intervenire pubblicamente se il papa stesso non ha ritenuto opportuno rispondere ai cardinali nemmeno in forma privata?
Questa domanda è da rivolgere a loro, ma penso che proprio la preoccupazione per una giusta pastorale necessiti un intervento. Si sente il bisogno di una parola chiara che spazzi

domenica 4 dicembre 2016

Radio Vatikan: Papa Bergoglio il nuovo Lutero?

Il 6 novembre scorso, alle ore 17,49, il profilo facebook della Radio Vaticana in lingua tedesca (Radio Vatikan), ha postato un’immagine di Lutero con il volto ridente di papa Bergoglio.
Con questa didascalia: “Auch mal eine nette Variante. 
Wir wünschen noch einen fröhlichen Rest-Sonntag. (C) Uffizien, Florenz”.
Una “bella variante” dunque.
In altre parole, la Radio Vaticana – in lingua tedesca – afferma che papa Bergoglio è un altro Lutero?
Una sua “reincarnazione” nel XXI sec.? 
Stupiti i commenti di molti lettori. 
Alcuni hanno definito “geniale” il montaggio, esaltando il “coraggio” di far continuare il nuovo “dialogo” avviato in Svezia (Eine geniale Montage. Bezeichnend und mutmachend für den weiteren lutherisch-katholischen Dialog. 
Danke für das humorvolle Bild! Bleiben die Uffizien: Du sollst nicht lügen. Aber sicher gibt es bei Radion Vatikan einen verständnisvollen Beichtvater). 
Altri hanno, invece, evidenziato la “stupidità” della foto; o che si tratta della fisionomia della Chiesa

Ancora sullo sberrettamento dei quattro Cardinali

PINTO, I QUATTRO CARDINALI DEI DUBIA
E LO SBERRETTAMENTO. UNA CORREZIONE.
MA FORSE RAFFORZA, PIÙ CHE CORREGGERE.
CHE NE DITE?



dal blog "Stilum Curiae" di Marco Tosatti

Il Decano della Rota, mons. Pio Vito Pinto, corregge quello che è stato pubblicato qualche giorno fa da Religion Confidencial, e di cui abbiamo dato conto; e cioè la dichiarazione, che ha fatto molto scalpore, sulla possibilità che il Pontefice potesse togliere la berretta ai quattro cardinali autori dei “Dubia” sull’Amoris Laetitia.

Religion confidencial lo ha annunciato con un comunicato: “Religion Confidencial pubblicò martedì una notizia che metteva in bocca a mons. Pio Vito Pinto, decano della Rota Romana, l’affermazione che i quattro cardinali che hanno scritto al Papa ‘potrebbero perdere il cardinalato’. La frase, presa da un’intervista realizzata da RC in cui mons. Vito rispondeva in italiano, non è corretta. Rivista la registrazione, si è comprovato che quello che afferma è che papa Francesco non è un papa di altri tempi, in cui si presero questi tipi di mezzi, e che non avrebbe ritirato loro la dignità cardinalizia. La notizia è stata corretta, però pubblichiamo questa rettifica nel caso che non fosse sufficiente”.

La nuova versione recita: “Che Chiesa difendono questi cardinali? Il Papa è fedele alla dottrina di Cristo. Quello che hanno fatto è uno scandalo molto grave”. Ha aggiunto che, a dispetto di ciò, papa Francesco non è un papa del passato che potrebbe toglier loro la berretta cardinalizia, come ha fatto Pio XI con il famoso teologo gesuita Louis Billot. “Francesco non lo farà”, ha precisato.

Nella versione precedente, la sua dichiarazione suonava così: “Quale Chiesa difendono questi cardinali – si è chiesto Pinto? – Il Papa è fedele alla dottrina di Cristo. Quello che hanno fatto è uno scandalo molto grave che potrebbe addirittura portare il Santo Padre a ritirar loro il cappello cardinalizio come già è accaduto in qualche altro momento della Chiesa. Il che non vuol dire che il Papa tolga loro la posizione di cardinale, ma potrebbe farlo”.

Questi i dati del problema. Così, a occhio, ci sembra che la precisazione, certamente importante, non tolga molto al senso generale. Il monsignore, a fronte dell’atto di pubblicare la lettera – rimasta senza risposta, dopo due mesi – ha ribadito le accuse di scandalo nei confronti dei quattro cardinali. Un fatto di tale gravità, nelle sue parole, da far ipotizzare, anche se rivolta al passato, una reazione clamorosa da parte del Pontefice. Che non sia un papa del passato, che non lo faccia, va, se interpretiamo bene la mens del prelato, a suo merito; ma i quattro potrebbero anche meritarsela, la degradazione…Anche perché l’esempio scelto non risale mica al Medioevo: Pio XI è storia recente, se non attuale.

Anatomia di una cattolica guerra civile


Un articolo di Damian Thompson di più di un anno fa. Veramente inquetante rileggerlo ora.
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 9-11-2015
Domenica 1° novembre, il quotidiano italiano la Repubblica ha pubblicato un editoriale a firma di Eugenio Scalfari, uno dei più celebri giornalisti del Paese, in cui questi sosteneva che il Papa gli avrebbe confidato che «alla fine di percorsi più veloci o più lenti tutti i divorziati che lo chiedono saranno ammessi» al sacramento della comunione. L’opinione pubblica cattolica è rimasta di sasso: il Papa aveva appena terminato di presiedere un sinodo di tre settimane, in cui erano emerse ampie divergenze proprio attorno alla questione dell’ammissione o meno dei divorziati cattolici risposati alla comunione. Sinodo che, alla fine, aveva votato per un nulla di fatto. Lunedì scorso, il portavoce del Papa, padre Federico Lombardi, ha dichiarato che quanto riferito da Scalfari «non è in alcun modo affidabile» e «non può essere considerato il pensiero del Papa».

sabato 3 dicembre 2016

Francia: la "liberté" laica nega la libertà di parola su Internet a difesa della vita!

"Francia. Aborto, approvata legge che vieta di difendere la vita su Internet  
Via libera dell'Assemblea nazionale. 
I siti web delle associazioni pro life rischiano di trovarsi fuori legge. 
Negata la libertà di parola on line, ma anche il concetto base della "liberté" laica.
L’ulteriore intervento normativo – apertamente liberticida – introduce una vera e propria repressione di presenze online che si propongono semplicemente di ascoltare e, se richieste, consigliare le donne alle prese con una scelta drammatica. 
Una riforma lungamente annunciata, contro la quale sinora non si è alzata nessuna tra le voci che abitualmente difendono la libertà di parola su Internet.
A difesa dei siti per la vita, animati dal vivacissimo associazionismo sociale francese, si è schierata la Chiesa cattolica con la lettera del presidente dei vescovi Pontier al presidente Hollande, rimasta senza risposta. Ugualmente inascoltati gli appelli dell’opposizione".  (Cfr Avvenire
AC

Francia: vescovi contro Campagna del governo pro-aborto 

di Roberto Piermarini

Estensione della legge francese sull’aborto che vieta alle associazioni di effettuare consulenze, sostegno e difendere la vita su Internet. Ieri sera infatti con una votazione per alzata di mano, l’Assemblea nazionale ha approvato in prima lettura la norma che aggiunge

Joseph Ratzinger: il Papa incarna l’obbligo della Chiesa a conformarsi alla parola di Dio, anche sul matrimonio

Speriamo che questi vecchi libri vengano ancora letti da chi di dovere......
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Joseph Ratzinger,
Dio e il mondo. Essere cristiani nel nuovo millennio. In colloquio con Peter Seewald

Ratzinger: il Papa incarna l’obbligo della Chiesa a conformarsi alla parola di Dio, anche sul matrimonio«Il Papa non è il signore supremo – dall’epoca di Gregorio Magno ha assunto il titolo di “servo dei servi di Dio”  – ma dovrebbe essere – amo dire – il garante dell’ubbidienza, della conformità della Chiesa alla volontà di Dio, escludendo ogni arbitrio da parte sua. Il Papa non può dire: “La Chiesa sono io”, oppure: “La Tradizione sono io”, ma al contrario ha precisi vincoli, incarna l’obbligo della Chiesa a conformarsi alla parola di Dio. Se nella Chiesa sorgono tentazioni a fare diversamente, a scegliere la via più comoda, deve chiedersi se ciò è lecito. Il Papa non è dunque un organo che possa dare vita a un’altra Chiesa, ma è un argine contro l’arbitrio.
Faccio un esempio: dal Nuovo Testamento sappiamo che il matrimonio sacramentale è indissolubile. Ci sono correnti d’opinione che sostengono che il Papa potrebbe abrogare quest’obbligo. Ma non è così. E nel gennaio del 2000, rivolgendosi ai giudici romani, il papa (Giovanni Paolo II) ha detto che, rispetto alla tendenza a voler vedere revocato il vincolo dell’indissolubilità del matrimonio, egli non può fare tutto ciò che vuole, ma deve anzi accentuare l’obbedienza, deve proseguire anche in questo senso il gesto della lavanda dei piedi».

First Things su Amoris laetitia: "Una Distinzione senza Disciplina"


Ringraziando per la traduzione da First things l'amico Giovanni.
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di Dan Hitchens, 30 settembre 2016

Ogni volta che qualcuno tenta di difendere la comunione per i divorziati risposati, la riforma che essi propongono suona sempre più come una eresia. La risposta di John F. Crosby per me non fa eccezione. Sulla questione di come la riforma potrebbe essere compatibile con l'insegnamento cattolico, Crosby risponde con una storia di dubbia rilevanza (o di scarsa precisione). La sua risposta conferma questa mia tesi: in pratica, tutto ciò significa annullare la disciplina sacramentale della Chiesa.

Crosby afferma che l'accesso alla comunione per alcuni cattolici risposati non sarebbe un grande sconvolgimento, perché "la disciplina della Chiesa" ha già subito un “grande cambiamento” per la concessione di san Giovanni Paolo II: “Nella sua riforma del Diritto Canonico della Chiesa del 1983, sollevò la scomunica che per secoli era imposta automaticamente alle persone che si risposavano senza che fosse riconosciuto nullo il loro primo matrimonio”. La stessa storia è stata raccontata dal collega di Crosby, Rocco Buttiglione. Capita di essere imprecisi: il papa che ha sollevato la scomunica fu Paolo VI, nel mese di novembre del 1977. Inoltre la scomunica risaliva solo al 1884, quando venne emanata in un solo paese, gli Stati Uniti, quindi è difficile riferirsi a una “disciplina della Chiesa” che durò “per secoli”.

Ma non importa il dettaglio, la storia è comunque irrilevante. La disciplina della Chiesa sulla

venerdì 2 dicembre 2016

Regali natalizi: opere di Plinio Correa del Oliveira


Dai cari amici della TFP alcuni consigli di lettura del grande pensatore brasiliano Plinio Correa de Oliveira per i nostri regali natalizi.
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 Natale copia

Un'interessante novità editoriale dalla blogosfera

Gli amici del CNSP ci segnalano questo articolo, che riprendiamo volentieri.

Campari & de Maistre - una delle voci autenticamente cattoliche più interessanti della blogosfera - ha annunciato nei giorni scorsi l'imminente pubblicazione di un libro steso a più mani da amici e collaboratori, e destinato a celebrare il quinto compleanno del blog. L'uscita del volume - al quale ha collaborato anche Marco Sgroi del CNSP, cui è stato affidato il capitolo sulla liturgia - è prevista per il prossimo 8 dicembre, festa dell'Immacolata. La redazione del blog ha anticipato ai lettori i contenuti del libro con l'articolo che siamo lieti di riprendere qui di seguito.
"Custos, quid de nocte?" Sentinella, a che punto è la notte? La frase, tratta dal libro del profeta Isaia, appare oggi attuale per descrivere un'attesa che viene vissuta quotidianamente dai fedeli in Cristo. Ormai certo che la modernità stia per dissolversi, come appunto la notte poco prima del mattino, il popolo di Dio, decimato e stanco, sembra ormai in una condizione di attesa. Quando finirà questa lunga notte dello Spirito?
Come sapete bene, dalla sua nascita questo blog ha cercato di offrire quotidianamente una serie di contributi critici alla modernità, senza perdere quella vena ironica e irriverente che caratterizza il sano cattolicesimo. Campari & de Maistre appunto.
Dopo cinque anni di attività la redazione ha pensato di proporre al pubblico una serie di riflessioni, organizzate in un libro, riguardanti la Fede e l'attualità, per fare un bilancio di questi tempi oscuri che ci tocca vivere: il nostro vuole essere un messaggio di natura generazionale, una sfida da proporre a chi, nostro coetaneo, si ritrova davanti un mondo da ricostruire. Da dove partire e verso dove andare?

Amoris Laetitia - Prof. Grygiel (amico e braccio destro di S. Giovanni Paolo II): "Se si colpisce il matrimonio poi cadranno anche la confessione, l'Eucarestia ed infine il Sacerdozio"



 Su Il Foglio del 2 dic 2016 un bellissimo e duro articolo di Stanislaw  Grygiel, amico e collaboratore di Giovanni Paolo II (strenuo difensore della famiglia e della retta dottrina in tema di comunione e divorziati) in sostegno dei 4 Cardinali: hanno fatto bene: in questo momento di crisi e ambiguità è necessaria una risposta del papa. Il professore (membro anche del Pontif. Ist. Giovanni Paolo II per gli studi su matrimoni e famiglia) usa parole severe contro una Chiesa che sempre più si fa piegare dalle derive moderne che stanno purtroppo affascinando anche molti vescovi.E punta il dito contro chi cerca di colpire il sacramento del matrimonio con l'intento (o comunque la disastrosa conseguenza) di fare sgretolare anche i sacramenti ad esso connessi, come quello dell'Eucarestia e, quindi, quello del Sacerdozio. 
Roberto

Verità, non compassione. E' questo che i cardinali chiedono al Papa

Brandmüller, Burke, Caffarra e Meisner, scrivendo a Francesco, hanno fatto ciò che era necessario La fede è minacciata dalle suggestioni moderne. Serve la parola di Pietro

di Stanislaw Grygiel*, da Il Foglio del 2.12.2016


Ciò che sta accadendo negli ultimi tempi sia nella Chiesa sia nella società mi fa sempre di più pensare a Gedeone. Come lui e il popolo d’Israele furono assaliti dai Madianiti e ridotti “in grande miseria” (Gdc 6,6), anche noi siamo a nostra volta astutamente assaliti dai Madianiti postmoderni, la cui inesorabile praxis ci getta nel caos d’una “selva oscura”, nella quale non è solo difficile ma anche pericoloso cercare “la diritta via” che è stata “smarrita” (Dante). Spesso mi rivolgo ai miei amici con le parole di Gedeone: “Signor mio, se il Signore è con noi, perché ci è capitato tutto questo? Dove sono tutti i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato?” (Gdc 6,13). Per salvarci dall’angoscia, assieme a loro lancio questa domanda al cielo e aspetto la risposta. Spero che possa giungerci. Quando? Nel tempo prescelto, che è il migliore per noi tutti. Aspettare il tempo prescelto da Dio esige però una grande fede e una grande speranza che ci danno la certezza d’una grazia sovrabbondante nei tempi difficili e pericolosi in cui è la paura a servire agli uomini da punto di riferimento. Ho seguito con grande preoccupazione ciò che si è svolto in rapporto alla Lettera indirizzata a Papa Francesco dai quattro cardinali, Walter Brandmüller, Raymond Leo Burke, Carlo Caffarra e Joachim Meisner.

Condivido questa preoccupazione con tanti miei amici che adesso cercano di amare ancor più Cristo e la Sua Chiesa e che sono pronti a sacrificare tutto, solo che Dio salvi la Chiesa dallo scompiglio intellettuale e morale suscitato da una mentalità postmoderna che subdola s’insinua nelle menti di tanti nostri pastori.
Vedo la Lettera dei quattro cardinali come una normale, a volte necessaria, filiale domanda rivolta al Papa perché la sua parola petrina – spiegando ciò che non è chiaro per i fedeli – dilegui i loro dubbi evitando che dissolvano la fede e l’amore senza i quali nessuna famiglia può reggere.
Non regge soprattutto quella famiglia che si chiama Chiesa. In altri termini, i quattro Cardinali hanno chiesto al Papa di rafforzare i fratelli nella fede sempre più minacciata dalle suggestioni moderne, cui a parere di molti fedeli l’esortazione post-sinodale Amoris laetitia non si è opposta in modo chiaro e fermo. Una famiglia in cui non fosse possibile tale comportamento dei figli verso il padre, sarebbe non famiglia ma piuttosto una collettività costruita sulla base della dialettica hegeliano-marxista servo-padrone, dove il padrone ha paura del servo che a sua volta ha paura del padrone. Di conseguenza, principio della coesistenza sociale non sarebbe l’amore e la libertà, ma il conflitto e la schiavitù. Ho vissuto più di quarant’anni in un paese dialetticamente amministrato e non c’è da meravigliarsi se ne sono allergico. Ciò mi permette di vedere meglio i pericoli micidiali ai quali il mondo occidentale è esposto o, meglio, si espone sponte sua.

La sollecitudine dei quattro cardinali riguarda qualsiasi dubbio possa intaccare il sacramento del matrimonio e la famiglia che in esso prende vita. I potenti della postmodernità, ben sapendo che senza togliere di mezzo quest’ostacolo, cioè la vita sacramentale della Chiesa, non riusciranno mai a impadronirsi del mondo, colpiscono i sacramenti nei quali la Chiesa di Cristo nasce e si sviluppa. Colpiscono perciò il sacramento del matrimonio e la famiglia che in esso nasce, colpiscono gli altri sacramenti a esso organicamente legati, i sacramenti cioè della penitenza e dell’eucaristia. Di conseguenza anche il sacramento del sacerdozio, poiché una volta distrutti quelli il sacerdozio non serve a niente.
La cura dei quattro cardinali è lungimirante. Essi difendono l’uomo. Le loro domande, i “dubbi”, sono giustificate e perfettamente articolate. Ne irradia l’amore della Verità che è la Vita e la Via della Chiesa e dell’uomo. Ne irradia l’amore per Cristo. La loro Lettera è atto

Amoris Laetitia: Card. Müller risponde in merito ai dubia dei 4cardinali

Roberto



OTTIMO INTERVENTO DEL CARD. MüLLER, IL QUALE SPIEGA CHE LA CONGREGAZIONE NON PUO' RISPONDERE ALLE DOMANDE DEI QUATTRO CARDINALI SENZA IL MANDATO DEL PAPA
(è Bergoglio che vuole che non si risponda... indovinate perché...). 
MULLER AGGIUNGE CHE, IN OGNI CASO, UN DOCUMENTO ECCLESIALE NON PUO' CONTRADDIRE L'INSEGNAMENTO INTANGIBILE DELLA CHIESA.... SEMPRE PIU' IMBARAZZANTE E INSOSTENIBILE LA POSIZIONE DI BERGOGLIO.
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IL PREFETTO DELL'EX S. UFFIZIO, massima autorità dottrinale nella Chiesa, interrogato sui Dubia dei 4 cardinali, spiega che la Congregazione per la dottrina della fede, non può rispondere a quelle domande se non su mandato del Papa (sottinteso: Bergoglio ha ordinato di non rispondere).
Poi aggiunge che documenti come l'Amoris laetitia non possono essere interpretati in un modo che smentisce i precedenti insegnamenti dei Papi e della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Per quanto riguarda la Comunione per divorziati cattolici "risposati" civilmente, Müller cita una lettera della Congregazione del 1994 (presieduta dal card. Ratzinger) in cui, rispondendo a tre vescovi tedeschi sullo stesso argomento, l'allora cardinale Joseph Ratzinger ha negato la possibilità per i vescovi di consentire la comunione per le coppie in questione.
Inoltre il Cardinale sottolinea che l'indissolubilità del matrimonio deve essere "il fondamento incrollabile dell'insegnamento e di ogni accompagnamento pastorale".
Infine, alla domanda se vi sia una lotta di potere fra gruppi dentro le mura vaticane, Müller risponde di no. Non c'è nessuna "lotta di potere dietro le quinte", tra presunti riformisti e presunti conservatori.
Non è possibile, per i cattolici, leggere la vita della Chiesa secondo le categorie di potenza.

giovedì 1 dicembre 2016

AMORIS LAETITIA, I DUBIA. IL SILENZIO DEL PAPA È OPERA DELLO SPIRITO SANTO PER EVITARE ERRORI? L’IPOTESI DEL NEW YORK TIMES

 Sul fatto che lo Spirito Santo non c'entri nulla con i Sinodi dei Vescovi, avevamo già scritto pochi giorni fa. Solo il Concilio Ecumenico presieduto dal Papa è guidato dallo Spirito Santo. E comunque lo Spirito Santo non può essere "usato" come alibi per i propri comodi.
Sul punto riprendiamo un passo della Costituzione Pastor Aeternus del Concilio Vaticano I, suggerita dal sempre attento e colto Mons. E. Favella, che con parole più degne e precise esprime che:
"Lo Spirito Santo infatti, non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con
la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire con scrupolo e per far conoscere con fedeltà, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede."
Conc. Vaticano I - Cost. Dogmatica "Pastor Aeternus", cap. IV (18 luglio 1870)
Questo, il Papa e la cricca di prelati a lui ruffianamente devoti lo sanno? lo hanno mai studiato? lo ricordano? 
 Roberto

 douthat Marco Tosatti
La situazione che la Chiesa cattolica sta vivendo, dopo l’Amoris Laetitia, le richieste di chiarimento formale di quattro cardinali, i cosiddetti Dubia, (voce di un bacino di perplessità enormemente più ampio, come testimoniano le firme della Supplica Filiale, e documenti di teologi e docenti) e il rifiuto di rispondere del Pontefice la porta a percorrere una “terra incognita”, secondo l’editorialista del New York Times Ross Douthat.
E in effetti, a oltre tre mesi dalla ricezione della lettera privata con cui i porporati chiedevano chiarimenti, che avrebbero provocato una sostanziale irritazione nel Papa (e lo crediamo, nonostante le smentite private) una risposta non c’è stata; definizioni non elogiative, accuse di rigidità, suggerimenti che dietro la rigidità ci siano problemi psicologici, dottrinarismo e chi più ne ha più ne metta. Ma una risposta netta, chiara e sincera no.
Da praticone ignorante, riassumo la questione per chi non la conosce. Amoris Laetita, l’esortazione del Pontefice dopo due Sinodi sulla famiglia, lascia capire, in una nota, senza abolire il magistero precedente, che lo escludeva, che una persona divorziata e risposata civilmente possa accedere all’eucarestia. Cioè qualcuno che è – formalmente – in peccato mortale, e senza cambiare la sua situazione, può comunicarsi. E’ una prospettiva che apre la porta a molte possibilità: perché non si può applicare la stessa soluzione ad altri peccati, anch’essi gravi? Insomma, un bel pasticcio. Che appare voluto.