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URGENTE APPELLO AI GRUPPI STABILI ITALIANI: comunicateci conferme o variazioni alle vostre Messe

ABBIAMO URGENTE BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO!  Viste le ultime notizie sulla CEI e sulle risposte dei Vescovi  sul Summorum Pontificum i...

domenica 18 aprile 2021

Le Sante Messe del tempo pasquale in dom Prosper Guéranger #11 seconda domenica dopo Pasqua

Continuiamo le meditazioni liturgiche tratte dall’Année Liturgique di dom Propser Guéranger (Le Mans 1841-1866) per il tempo pasquale: seconda domenica dopo Pasqua.

L.V.

SECONDA DOMENICA DOPO PASQUA

Domenica del Buon Pastore

Questa Domenica viene designata con l’appellativo popolare di “domenica del Buon Pastore” perché, alla Messa, vi si legge il brano evangelico di san Giovanni in cui nostro Signore stesso si chiama in questo modo. Un vincolo misterioso unisce tale testo al tempo nostro, poiché è in questi giorni che il Salvatore degli uomini, stabilendo e consolidando la sua Chiesa, cominciò a darle quel Pastore che dovrà governarla fino alla consumazione dei secoli.

Nella Chiesa greca, la seconda domenica dopo Pasqua, che chiamiamo del “Buon Pastore”, è designata sotto il nome di Domenica delle sante mirofore o porta-profumi

sabato 17 aprile 2021

Cum Sanctis Tuis: nuovo libro di Plinio Corrêa de Oliveira

Vi segnaliamo la pubblicazione di un nuovo libro del prof. Plinio Corrêa de Oliveira e curato da Julio Loredo, presidente dell’associazione Tradizione, Famiglia, Proprietà - TFP: CUM SANCTIS TUIS. Profili di santi, ChoraBooks editore, acquistabile sulla piattaforma Amazon.
Un’opera che raccoglie cinquanta commenti del prof. Plinio sui «santi del giorno», riflessioni di un grande militante cattolico che speriamo possano accompagnare l’incedere giornaliero dei nostri lettori.

L.V.

(Dalla prefazione)

Un nuovo testo del famoso pensatore brasiliano Plinio Correa de Oliveira, esponente di grande importanza del pensiero controrivoluzionario. Il Dott. Julio Loredo, suo discepolo, così dice nell’introduzione

S. Padre Francesco, si ricordi che la povertà in salsa comunista non è cristianesimo!

Con dolore ricordiamo quando qualche piccolo imprenditore vedrà il proprio locale essere sequestrato dal tribunale ed andare all’asta durante questa epidemia, saranno parole azzeccate e di grande sollievo quelle del Papa sulla proprietà privata....
Ci permettiamo anche a segnalare la superficialità e il pericolo sociale di certe affermazioni di Francesco.
Il cattolicesimo, per fortuna, non è Che Guevara o Il Capitale di Carlo Marx.
Sarcasticamente un amico mi ha scritto: "La parola giusta al momento giusto...!"
Luigi 

La povertà in salsa comunista non è cristianesimo, Tommaso Scandroglio, 


I media hanno fatto un gran parlare dell’omelia del Santo Padre di domenica scorsa tenuta presso la Chiesa di Santo Spirito in Sassia. O meglio, hanno fatto un gran parlare solo di un frammento di questa omelia, quello riguardante il mettere in comune degli apostoli le proprie sostanze. La frase più citata, da cui spesso si è ricavato il titolo degli articoli pubblicati, è stata la seguente: «Gli Atti degli Apostoli raccontano che “nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune” (4,32). Non è comunismo, è cristianesimo allo stato puro». La lettura di questo passaggio dell’omelia offerta dai media è evidente: sei cristiano se condividi i tuoi averi con i poveri. L’essenza del cristianesimo sta in questo. Un vecchio stereotipo.

A tal proposito andiamo a leggere gli Atti

Tesori del Gregoriano: Regina Coeli Laetare, il M° Porfiri Commenta

Nel tempo pasquale una bella riflessione, pubblicata da Tosatti, sul Regina Coeli, che sostituisce l'Angelus fino a Pentecoste .
E buon ascolto in fondo al post.
Luigi

8 Aprile 2021 
[...]

REGINA COELI (Canto gregoriano)

Nel tempo Pasquale c’è un canto che è particolarmente familiare a tutti i fedeli cattolici, ed è quello del Regina coeli. Questa è una delle quattro antifone mariane che si usava cantare alla fine della Messa seguendo i tempi liturgici, insieme con Alma Redemptoris Mater, Ave Regina Coelorum e Salve Regina. Oggi solo quest’ultima e Regina coeli sono ancora cantate in molti luoghi. 
Di queste antifone abbiamo un tono solenne e una versione più semplice, ed è certamente quest’ultima ad essere popolare potendosi eseguire anche da semplici fedeli. Naturalmente il tono solenne è molto elaborato, melismatico, adatto per essere eseguito da un gruppo di cantori professionisti o da monaci abituati al canto gregoriano. La versione semplice permette a tutti di unirsi nella esecuzione di questa bella antifona: “Questa gioiosa preghiera viene rivolta a Maria madre del Risorto e, dal 1742, viene tradizionalmente cantata o recitata nel tempo pasquale, cioè dalla domenica di Pasqua fino al giorno di Pentecoste in sostituzione dell’Angelus. La sua composizione risale al X secolo,

Pasqua 2021 il doveroso ringraziamento ai Coetus fidelium: "Zelus domus tuae comedit me"

Non loderemo mai abbastanza i Sacerdoti, i Religiosi e i
fedeli dei vari Coetus che anche nelle passate feste pasquali hanno alimentato nei nostri cuori la cristiana e feconda speranza:  dopo il buio e la tempesta"tempora bona veniant"!
Dobbiamo ringraziare la Divina Provvidenza perchè da Sud a Nord  le celebrazi0ni  dei riti tradizionali della Settimana Santa  hanno riproposto appieno  il  versetto del Salmo 68 "Zelus domus tuae comedit me" che, pur nel momento terribile che stiamo vivendo, ben descrive il lavoro di tanti fedeli alla "sola gloria di Dio"
In una società ormai  secolarizzata e scristianizzata rifulge la certezza della ritrovata liturgia dei nostri padri: segno di un’intima devozione e di un amore incommensurabile per Cristo e per la Sua Chiesa. 
Sono sempre di più i  fedeli che si avvicinano alle “oasi tradizionali” che fanno dimenticare la banalità, il  protagonismo mondano e il pauperismo, unilaterale, dei chierici progressisti:  tre virus (in uno) che umiliano la liturgia

venerdì 16 aprile 2021

Per sorridere un po’ sulla vicenda del Parroco «innamorato»

Abbiamo pubblicato ieri il comunicato stampa del Vescovo di Orvieto-Todi sulla vicenda del Parroco «innamorato» il quale ha chiesto la dimissione dallo stato clericale, che si conclude stigmatizzando severamente quanti hanno «parlato di eroismo» riferendosi

Musica e architettura: le melodie liturgiche nei chiostri benedettini di San Cugat e di Girona

"La nostra cultura è largamente influenzata da un razionalismo illuministico che inesorabilmente ci separa e ci allontana dalla possibilità di comprendere manifestazioni culturali, fondate su presupposti digerenti dagli odierni, frutto di una cultura tradizionalmente orientata che pure è parte integrante ed essenziale del nostro essere attuale. Siamo cosi divenuti quasi incapaci di scorgere e decifrare il messaggio profondo contenuto e celato, sotto forma di simboli, in tante opere del passato. Tutto ciò è mostrato nel breve ma denso articolo che qui si presenta — ripreso dal Bollettino Ceciliano, 1, gennaio 1977 — in cui C.F. Carli ripercorre le tappe fondamentali che hanno permesso al musicologo M. Schneider di interpretare il significato della decorazione architettonica di alcuni chiostri catalani del XII sec. e, al di là di questa scoperta che pure ha per noi dello stupefacente, di illuminare il rapporto profondo che collegava in armonica unità architettura, musica e parola nell'opera di artisti che, con scienza antica, sapevano letteralmente far parlare e cantare le pietre." (Cifr. Una Voce Italia, v.sotto) 

AC  

Musica e architettura 
di Carlo Fabrizio Carli 

La musica si svolge nel tempo, l'architettura occupa lo spazio; l'una è affidata all'entità immateriale dell'onda sonora, l'altra è fondata sulla saldezza tangibile e tetragona della pietra; una vive la sua vita effimera e sempre rinnovellata, incapace a sostenere il più esiguo impaccio della materialità, l'altra sfida lo scorrere di secoli e millenni con le vestigia più imponenti e durature che l'uomo imprima nel cammino della sua storia. 

Tanti e così marcati elementi di diversità, da far sospettare tra musica e architettura divorzio e

Il cardinale Burke lancia la “scomunica” per Biden per la sua promozione “aggressiva” dell’aborto

Una bella traduzione sul Blog di Sabino Paciolla tratta  da Lifesitenews.
Luigi

Marzo 31 2021

Il cardinale statunitense Raymond Burke ha detto che i cattolici pro-aborto nella vita pubblica come il presidente Joe Biden, che “ostinatamente e pubblicamente” negano le verità della fede e agiscono contro di esse, non solo deve essere negata loro la Santa Comunione ma devono ora affrontare l’accusa del “crimine di apostasia” dove la “pena canonica” per i colpevoli è la “scomunica”.

Un articolo di Pete Baklinski, pubblicato su Lifesitenews, nella mia traduzione.

Il cardinale statunitense Raymond Burke ha detto che i cattolici pro-aborto nella vita pubblica come il presidente Joe Biden, che “ostinatamente e pubblicamente” negano le verità della fede e agiscono contro di esse, non solo deve essere negata loro la Santa Comunione ma devono ora affrontare l’accusa del “crimine di apostasia” dove la “pena canonica” per i colpevoli è la “scomunica”.

94º genetliaco del Papa emerito: buon compleanno, Santità!

La redazione di MiL si unisce agli auguri per il 94º genetliaco del Papa emerito, Sua Santità Benedetto XVI, 264º Successore del Principe degli Apostoli.

L.V.

Dodici anni di rito antico a Lecce. Il cammino della Messa Tridentina

Belle notizie dal Salento e dagli amici di Lecce.
Luigi


 Giuseppe Capoccia, Portalecce News, 11 Aprile 2021

Sono passati dodici anni da quella Domenica in albis del 2009 quando, ad iniziativa di un piccolo gruppo di fedeli, ritornava a Lecce in forma pubblica la messa secondo il messale antico.

L’anno precedente era stata presentata all’arcivescovo Ruppi una richiesta e grazie alla disponibilità di mons. Giancarlo Polito, la prima messa fu celebrata in San Matteo da don Joseph Luzuy che negli anni successivi, con cadenza quasi mensile, veniva a Lecce per la celebrazione e per la direzione spirituale del gruppo.

Cresceva così un legame forte tra i fedeli salentini e l’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote (Icrss), di cui don Joseph è ora superiore per l’Italia, pur mantenendo il gruppo un costante e fecondo rapporto con il clero diocesano:

giovedì 15 aprile 2021

Platinette sarà dottore della Chiesa?

Siamo arrivati al punto in cui Mario Coruzzi, in arte Platinette, omosessuale ad ateo dichiarato, difende l'ortodossia  di Santa Romana Chiesa opponendosi  a chi invece, nonostante la sua posizione canonica, si inventa una sua morale considerandola adeguata ai tempi. Lo stesso sacerdote che si è rifiutato di benedire le palme (vedi MiL QUI).

Credete sia impossibile? Guardate QUI dal minuto 52 al minuto 1:10:23, RAI 1 ItaliaSì!

Claudio


Precisazioni a viso aperto: il Vescovo di Orvieto-Todi interviene sul caso del Parroco «innamorato»

La notizia è nota e ha immediatamente occupato le prime pagine dei giornali, assumendo tratti da stereotipo superficialmente nazionalpopolare: domenica scorsa, dopo averne parlato con il suo Vescovo, don Riccardo Ceccobelli, Parroco incardinato nella Diocesi di Orvieto-Todi, ha annunciato ai propri parrocchiani la decisione di voler avviare presso la Santa Sede le pratiche relative alla sua dimissione dallo stato clericale ed alla conseguente dispensa dagli oneri connessi alla Sacra Ordinazione

Peron, Fidel, Francesco e il populismo gesuita: un volume di Loris Zanatta

«"Democrazia", come riferimento astratto, non può sostituirsi in maniera soddisfacente all'autorità divina. La mentalità moderna è scivolata nell'eresia della democrazia, cioè nel disastroso errore della vox populi vox Dei, come se il Popolo, inteso in astratto, fosse divino, e che la verità derivi dalle urne. [...] l'eresia secondo cui la volontà del popolo sia la volontà divina»
(Russell Amos Kirk).

Il libro l'ho letto alcune settimane fa e l'ho trovato molto interessante anche se, in alcuni punti, molto duro con il regnante pontefice.
Luigi

PERON, FIDEL, BERGOGLIO: IL POPULISMO GESUITA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 22 marzo 2021

Un saggio di Loris Zanatta indaga accuratamente e dettagliatamente sui ‘populismi gesuiti’ latino-americani. Ben riconoscibile il filo ideologico che lega Peron, Castro, Chavez e Bergoglio. [...]

LORIS ZANATTA, “IL POPULISMO GESUITA – PERON, FIDEL, BERGOGLIO”, EDITORI LATERZA

Il pontificato di Jorge Mario Bergoglio (ormai sono passati otto anni da quel 13 marzo in Piazza San Pietro e ancora abbiamo scolpito nella memoria il commento immediato e lapidario – che ci era parso a quel momento un po’ azzardato - del collega Giuseppe Di Leo … “Vedrai…questo rivoluzionerà la Chiesa”) è certo contrassegnato da una lunga serie di contraddizioni, derivate un po’ dal carattere assai umorale dell’inquilino di Santa Marta, dall’altra dall’habitat mentale acquisito negli anni argentini.

Per cercare di comprendere le ragioni profonde di un comportamento spesso e oggettivamente non lineare (per noi ricco di luci sì, ma abbondante anche di ombre), è bene mettersi in testa che papa Francesco vede il mondo dall’emisfero sud, al contrario dell’Occidente.

E’ uscito qualche tempo fa un saggio agile, di facile lettura e di grande sostanza, che aiuta a porsi in tale condizioni. Scritto da Loris Zanatta (docente di Storia dell’America latina presso l’Università di Bologna), è edito da Laterza Editori e si intitola in modo tanto significativo quanto apparentemente provocatorio: “Il populismo gesuita – Peron, Fidel, Bergoglio”. E Chavez? Non temete, dentro c’è un capitolo assai ampio dedicato anche al dittatore venezuelano. E, riguardo a Peron, non si ignora l’importanza di Evita, “uragano mistico”.

L’introduzione si apre con una doppia domanda di fondo: “Esiste un ‘populismo gesuita’? L’America Latina è la sua terra d’elezione?” . L’Autore non ha dubbi: “Sì, esiste e permea la storia latino-americana”. Insomma “il ‘populismo gesuita’ ha confini sfumati, ma è una realtà assai concreta, la cui portata trascende tali limiti”. In sintesi ” è un filo antico e robusto che attraversa la storia latino-americana, (…) è il filo della cristianità ispanica, della visione del mondo che plasmò per secoli l’America Latina”. Nella storia recente si è manifestato attraverso peronismo, castrismo, chavismo, che tutti hanno avuto/hanno “legami speciali con la Compagnia di Gesù”, l’ordine cui appartiene Jorge Mario Bergoglio, che approdò al ‘populismo gesuita’ “sulle ali del peronismo”, diversamente da chi lo fece suo attraverso una teologia della liberazione di impronta marxista.

Zanatta, esperto riconosciuto delle vicende latino-americane, ricostruisce nei primi due capitoli la genesi storica del ‘populismo gesuita’. Furono dapprima i missionari gesuiti - parte integrante della Conquista spagnola benedetta da Papi e re cattolici – che trasfusero nel continente la loro visione del mondo. E le reducciones nel Paraguay del Settecento la concretizzarono, con la creazione di un’organizzazione sociale e di governo etico-cristiana, in cui la vita era regolata da una sorta di ‘comunismo evangelico’. Irruppero però nello stesso Settecento le idee illuministiche che si manifestarono – specie nel secolo seguente – con i regimi liberali, i quali tuttavia non riuscirono a cancellare (solo li erosero) i presupposti religiosi dell’ ispanidad catolica. Tanto che successivamente “il grosso del nazionalismo ispanico” fu cattolico e lottò in particolare “contro il protestantesimo anglossassone”, per il corporativismo contro la democrazia liberale, “con la croce e la spada contro i partiti e il Parlamento”.

Juan Domingo Peron

Il regime di Juan Domingo Peron fu, secondo Zanatta, la prima incarnazione moderna del ‘populismo gesuita’: “Come i gesuiti nelle antiche missioni – scrive l’Autore - lo Stato doveva plasmare il popolo, unirlo, moralizzarlo, evangelizzarlo. Il peronismo voleva ‘restaurare l’argentinità’, la cui essenza era ‘il più puro sentimento cristiano’ “. Le scuole gesuitiche erano considerate “gli organi educativi per eccellenza”, contro l’ateismo marxista e l’individualismo liberale, per l’applicazione delle encicliche sociali, “della dottrina cattolica fondata sull’armonia tra le classi” con uno Stato paternalistico garante della giustizia sociale.

Interessante il ritratto che Zanatta fa di Evita Peron, che si ispirava al gesuita e ideologo peronista Hernan Benitez: “Il suo mondo manicheo fu la più genuina espressione del ‘populismo gesuita’ argentino: tutto era per lei ‘noi’ e ‘loro’, amico o nemico; da un lato ‘gli oligarchi e il capitalismo materialista’, le ‘forze del male’; dall’altro ‘lo spirito’ peronista, (…) l’antica diatriba contro i Lumi della cristianità ispanica”. Per tale visione del mondo “il povero era ciò che rimaneva del popolo puro che il liberalismo secolare aveva corrotto. ‘Popolo di Dio’ o ‘proletariato’ era perciò il levatore della ‘redenzione’ o ‘rivoluzione’, del moto che, invocando il piano di Dio’ o le ‘leggi della storia’ l’avrebbe condotto alla terra promessa”.

Fidel Castro

E qui passiamo a Fidel Castro, che aveva ben studiato i discorsi di Peron ed era un suo ammiratore. Zanatta non ha dubbi: “Come e più degli altri ‘populismi gesuiti’ il castrismo ambì a restaurare un ordine organico, una comunità di fede, il Regno di Dio in terra “. Del resto i gesuiti avevano cresciuto Castro “a messa quotidiana, storia sacra e ritiri ignaziani”. Lui, Fidel, “ne assorbì lo zelo missionario”, perché “come loro era un cercatore d’assoluto”. Del resto durante la Rivoluzione Castro “aveva ricevuto l’appassionato aiuto del clero e dell’Azione cattolica: molti militanti passarono dalle sacrestie al regime, dalla fede cattolica a quella comunista”. E perché no? rileva Zanatta, “se Dio era per Castro “l’idea suprema di bene e di giustizia”?

Osserva ancora l’Autore: “La fede castrista si chiamava comunismo come quella peronista si chiamava justicialismo. Chiamala come vuoi, disse Castro anni dopo a Hugo Chavez, suo discepolo: ‘cristianesimo, bolivarismo’, è la stessa cosa”. E Fidel “era un fondatore di religioni, il capo di una religione politica (…) il custode della dottrina”. Da ciò lo scontro con la Chiesa: ne seguirono persecuzioni, espulsioni, scomuniche. E anche una – sostiene Zanatta – “scontata riconciliazione”, perché “il popolo comunista era in realtà il popolo cattolico; a suo modo anche il regime”. E il suo lider “un tipico anticapitalista cattolico”, il cui ‘populismo gesuita’ cubano “inaridì le fonti del progresso e irrorò la pianta della povertà”.

Hugo Chavez

In Venezuela il chavismo è pure un ‘populismo gesuita’, con tutti i tratti tipici del fenomeno. Hugo Chavez – in cui a suo tempo padre Arturo Sosa Abascal (oggi papa nero) intravvide il “fulgore messianico”, un atteggiamento di entusiasmo che condivideva con tanti gesuiti venezuelani – mirava a “fondare l’unanimità politica sull’unanimità di fede, a governare gli uomini per mezzo della sua religione, della sua versione di cristianesimo”. Si riteneva “strumento della volontà divina”, fondando “un ordine teocratico”, dove “i principi del ‘populismo gesuita’ sotterravano quelli della democrazia liberale”. Eppure la furia anticapitalista di Chavez ha prodotto “ciò che voleva estirpare: povertà e disuguaglianza”.

Jorge Mario Bergoglio

Finalmente eccoci a Jorge Mario Bergoglio, nella cui storia e nella cui formazione c’è la Chiesa argentina, vincente sul liberalismo. Dio, patria e popolo è la triade dominante nell’Argentina peronista, quella in cui il giovane Bergoglio “forgiò la sua mentalità”. Precisa Zanatta: “Il peronismo di Bergoglio non era un’opzione politica, ma la naturale proiezione secolare della sua fede”. E annota più oltre: “L’identificazione con la cristianità peronista e la ‘cultura’ del popolo mise Bergoglio al riparo dalla sbornia marxista di tanti sacerdoti e teologi”. E’ vero che in Argentina la ‘teologia del popolo’ prevalse su quella della liberazione.

Per Jorge Mario Bergoglio “la democrazia di tipo liberale era frutto di una ‘cultura’ estranea al popolo latinoamericano. (…) Democrazia era la ‘giustizia sociale’, non il modo di organizzare i poteri, di esercitare la rappresentanza, di tutelare i diritti”.

Preminente in Bergoglio l’idea del popolo, una categoria “storica e mitica”, prepolitica: il popolo è quello tipico dei ‘populismi gesuiti’, perché è “colmo di pietà” e nella sua “allegria semplice” prega per “Cristo crocifisso”. Ma il popolo è minacciato di disgregazione dalla modernità liberale: agli occhi del papa argentino “il bicchiere della modernità è sempre mezzo vuoto, mai mezzo pieno: vede gli ‘scartati’, mai gli ‘inclusi’; i ‘poveri’, ma i tanti che alla povertà, un tempo universale, sfuggono; vede gli infermi e non i sani, gli analfabeti e non gli istruiti”.

Per Jorge Mario Bergoglio “l’Occidente è come tale ciò che ‘schiaccia e omogeneizza i popoli”. Qui Zanatta inserisce il tema dei migranti, centrale nel pontificato di papa Francesco e rileva: “Se l’Occidente ha perso la fede, nulla è meglio di una robusta immissione di popolo incontaminato e impregnato di valori religiosi per sanarlo. Tali sono i migranti: la più potente forza per riconquistare il mondo secolare, lo strumento delle ‘periferie’ per convertire il ‘centro’ “. Punge qui l’Autore: “Per questo non tutti i migranti suscitano uguale premura nel Papa. Rare e tiepide sono le sue parole sull’immensa diaspora venezuelana, stentorei i silenzi sui cubani morti durante le avventurose fughe dall’isola”.

Se poi passiamo alle concezioni economiche di Bergoglio, risalta il suo “La ricchezza va distribuita”. Però, annota Zanatta, “come la ricchezza di cui esige la distribuzione si crei, non è oggetto della sua predicazione”. Piuttosto per lui “non importa che i ‘poveri’ salgano sulla scala della prosperità, ma che i ‘ricchi’ ne scendano”. “Decrescita” è la parola chiave: “Bisogna “rallentare la marcia, ritornare indietro prima che sia tardi”.

Per concludere: la tradizione cattolica ispanica ha prodotto i ‘populismi gesuiti’ (da non confondere con l’intera Chiesa Cattolica e nemmeno con l’intera Compagnia di Gesù, di cui però sono certo figli). I ‘populismi gesuiti’, che nascono nelle ‘periferie’ e combattono il ‘centro’, mirano al riscatto del popolo dalle “élite corrotte”. I regimi ‘populisti gesuiti’ “ambiscono a creare l’ordine perfetto, il Regno di Dio in terra”, fondando uno “Stato etico” che “evangelizza e converte, catechizza e reprime”. I ‘populismi gesuiti’ pretendono l’unanimità del popolo, sono gerarchici, sono corporativi, nazionalisti (anche sognando la ‘Patria Grande’ latino-americana). E, fondamentale, vogliono concretizzare la ‘giustizia sociale’.

Il saggio di Zanatta offre poi tante altre riflessioni di sicuro valore e che per ragioni di spazio abbiamo ignorato. Motivo in più perché chi è interessato lo legga con calma e lo metta sul comodino così da assaporarlo sera dopo sera.

Pellegrinaggio di Chartres 2021: sosteniamolo iscrivendoci in molti!


Come annunciato QUI, quest'anno i pellegrini italiani, e stranieri in generale, a motivo delle restrizioni emergenziali, non potranno partecipare fisicamente alla 39ma edizione del glorioso Pellegrinaggio di Pentecoste, da Parigi a Chartres, previsto per i prossimi 22, 23 e 24 maggio 2021.

Riteniamo doveroso, tuttavia, dare sostegno all'appello lanciato dall'associazione organizzatrice (Notre-Dame de Chrétienté): sosteniamo il pellegrinaggio e iscriviamoci comunque numerosi!

Anche se non parteciperemo in presenza, con la nostra iscrizione potremo sostenere simbolicamente, materialmente ed efficacemente il significato in sè dell'evento e tutta la macchina organizzatrice, anche per gli anni a venire.

AZ


Per iscriversi: QUI. Di seguito alcune informazioni pratiche per i pellegrini italiani. ***

 

"Io sono la Via, la Verità e la Vita"
(motto di questa 39ma edizione)