mercoledì 22 ottobre 2014

"Io non mi lascerò dominare da nulla"

di Cristina Siccardi 
 "Corrispondenza Romana" 22-10-2014
 
Lutero e Melantone
 
La coscienza di ogni individuo che segue i principi del Creatore è quella che segue la Verità, portatrice di libertà (Gv 8, 32); la «libertà di coscienza» di ogni individuo che segue i propri voleri e i propri piaceri è quella che rende la vita avviluppata di problemi e di infelicità. Tuttavia l’individuo, anche cristiano, si ribella e vuole imporre la sua volontà, sfidando Dio e corrompendo, di peccato in peccato, la sua splendente innocenza battesimale.
C’è chi, pur conducendo una vita licenziosa, vuole a tutti i costi vedere legittimati i propri atti dissoluti. Esistono casi eclatanti nella storia, come quello di Enrico VIII, la cui scelta di divorziare da Caterina d’Aragona per contrarre nuovo matrimonio con Anna Bolena originò uno scisma all’interno della Chiesa.
Tuttavia un fatto similare avvenne anche nel Protestantesimo stesso; mentre quest’ultimo, però, si piegò alle voglie di Filippo I d’Assia, la Santa Sede di Roma non si piegò a quelle di Enrico VIII. Fu così che il Parlamento inglese approvò gli atti che sancirono la frattura con Roma nella primavera del 1534. In particolare l’Act of Supremacy stabilì che il Re è «l’unico Capo Supremo della Chiesa d’Inghilterra» e il Treasons Act dello stesso anno rese alto tradimento, punibile con la morte, il rifiuto di riconoscere il Sovrano come tale: molti martiri persero la vita sul patibolo per tale ragione, fra questi san Tommaso Moro.
Alcuni anni prima di tali fatti storici, il Langravio Filippo I d’Assia, dopo poche settimane dal suo matrimonio con la malaticcia e poco piacente Cristina di Sassonia, che probabilmente abusava anche di alcool, commise adulterio e nel 1526 iniziò a considerare l’ammissibilità della bigamia. Scrisse quindi a Martin Lutero per chiedergli la sua opinione in merito, portando come precedente la pratica della poligamia tra i patriarchi dell’Antico Testamento.
Lutero rispose che per un cristiano non era sufficiente considerare gli atti dei patriarchi, ma che, come per i patriarchi, era necessaria una speciale sanzione divina. Poiché nel caso specifico tale sanzione non esisteva, l’eresiarca gli raccomandò di non incorrere in un matrimonio poligamo. Ma Filippo non abbandonò il suo progetto, né tantomeno uno stile di vita basato sul libertinaggio che, per anni, gli impedì di accostarsi alla comunione luterana (memoria dell’ultima cena di Cristo), dove non avviene la transustanziazione, poiché Lutero la negò.
Entrò quindi in scena Melantone con il caso di Enrico VIII: il riformatore propose che le “difficoltà” del Re venissero risolte prendendo una seconda moglie, piuttosto che divorziando dalla prima. Proposta che garbò molto al langravio, avvalorata da alcune affermazioni dello stesso Lutero, contenute nei suoi sermoni sulla Genesi. Tale soluzione parve a Filippo I l’unico “medicinale misericordioso” per curare la sua coscienza malata di vizi e di peccati. Egli quindi pensò di sposare la figlia di una dama di compagnia di sua sorella, Margarethe von der Saale, la quale non voleva a lui unirsi se non con l’approvazione dei teologi di Wittenberg, approvazione che arrivò sotto le minacce dello stesso langravio d’Assia a Rotenburg an der Fulda, dove, il 4 marzo 1540, Filippo e Margarethe vennero uniti in matrimonio. La vicenda, comunque, fu di enorme scandalo per tutta la Germania, tanto che alcuni alleati del langravio smisero di servirlo e Lutero si rifiutò di confermare il proprio coinvolgimento nella questione.
Come non ricondurre tali vicende alle proposte avanzate all’interno del Sinodo straordinario sulla famiglia conclusosi da poco? L’uomo contemporaneo, tronfio del suo progresso scientifico, culturale, tecnologico e teologico, ripropone gli stessi temi di mezzo millennio fa per andare incontro alle coscienze esigenti non di Verità, ma di soggettiva libertà delle persone: “diritti” per le proprie incontrollate passioni.
«Chi viene a trovarsi in queste ed in altre situazioni del genere, in cui le norme canoniche chiaramente non coincidono con la realtà umana quale si prospetta ad una coscienza deformata, ha diritto all’aiuto ed alla comprensione fraterna ed intelligente del prossimo. Ciò significa non solo trattarli come dei fuorilegge, ma anche aiutarli a giudicare la loro situazione e l’eventuale dissidio fra la norma, da una parte, e l’imperativo della coscienza, dall’altra. In definitiva, si tratta di prestar loro l’attenzione che meritano, facendo sentire inoltre la propria partecipazione alla loro fiducia nell’amore di Dio, che tutto abbraccia e di tutto finisce per avere ragione. Ciò significa anche non impedir loro senza motivo di accostarsi ai sacramenti. Poiché le attuali norme sembrano non consentirlo e non è possibile trovare una via d’uscita neanche ricorrendo all’epicheia, si dovrebbe cercare di riformare queste prescrizioni».
Questo non è un brano tratto dalle discussioni del Sinodo sulla famiglia; non è neppure il passo di un’intervista rilasciata dal Cardinale Kasper e nemmeno una considerazione di Papa Francesco. Questa è una citazione tratta da un libro di Viktor Steininger pubblicato in Germania nel 1968 e tradotto in Italia, l’anno seguente, con il titolo Divorzio anche per chi accetta il Vangelo? Paradossi dell’indissolubilità matrimoniale (Herder-Morcelliana, pp. 174-175).
Lo stratagemma della Misericordia, privata della Giustizia (Dio è sia Misericordia che Giustizia), muterebbe non solo la pastorale nei confronti dei peccatori adulteri o omosessuali, ma si relazionerebbe a quell’auspicato «sviluppo del dogma» sbandierato dai teologi novatori che aprirono la loro breccia nel Concilio Vaticano II e le cui conseguenze, cariche di zolfo, oggi i cattolici sono costretti a respirare. Sono in molti, nel clero, a scalpitare per “soccorrere” le necessità spirituali dei fedeli.
Ma sono così sicuri di voler soccorrere spingendo le loro anime sempre più nelle sabbie mobili del peccato mortale? E quale misericordia userebbero per Nostro Signore? L’anima, quando riceve la Comunione, diventa Tempio di Dio. Rimembrano ancora i custodi del depositum fidei e coloro che odono più le loro teorie degli imperativi del Signore, ciò che scrive san Paolo nella prima lettera ai Corinzi?
«“Tutto mi è lecito!”. Ma non tutto giova. “Tutto mi è lecito!”. Ma io non mi lascerò dominare da nulla […] il corpo poi non è per l’impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio poi, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! […] non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartiene a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!» (1Cor. 6, 12-20).
Se tale insegnamento stride alle coscienze nutrite di libertà soggettive e non oggettive, non è un problema di san Paolo, né di quelli a lui fedeli che continuano tenacemente e con perseveranza a non essere né adulteri, né profanatori del Sacramento della Comunione. La Chiesa si è sempre prodigata con carità verso il peccatore, ma ha sempre combattuto contro il peccato, nemico delle anime. Come né il langravio Filippo I d’Assia, né Enrico VIII potranno mai diventare modelli di vita matrimoniale, così nessun tipo di concessione al peccato potrà mutare la rotta di coloro che sono coscienti di essere stati comprati a caro prezzo.
 

Pellegrinaggio Populus Summorum Pontificum: modalità per entrare in San Pietro sabato

AVVISO DI SERVIZIO 

Si ricorda ai pellegrini del Populus Summorum Pontificum che il modo migliore per accedere alla basilica sabato per la Messa con il cardinale Burke è di unirsi alla processione che partirà da San Lorenzo in Damaso dopo l'adorazione eucaristica

L'adorazione è alle 9.30, la processione patirà alle 10.30 e giungerà verso le 11.15 in piazza San Pietro.

chi non può camminare può aspettarci sotto il portico della libreria L'Ancora o della Sala Stampa.

martedì 21 ottobre 2014

Mons. Bruno Forte: su gay e divorziati il dissenso è apparso bizzarro



Sul quotidiano napoletano Il Mattino è apparsa ieri un'intervista all'arcivescovo teatino Bruno Forte (originario della città partenopea), appena tornato a casa dopo le fatiche del Sinodo che lo ha visto Segretario. E autore della contestatissima Relatio post disceptationem, la cui paternità è in buona misura sua ("L'hai scritta tu, spiegala tu", gli ha detto sotto il fuoco delle domande dei giornalisti, il card. Erdo, firmatario evidentemente riluttante di quel testo eversivo).

Vi risparmio la abituale fuffa dell'intervistato, che conosciamo per il fatto di essere un primatista di aria fritta, specie quando: o non ha le idee chiare; oppure le ha chiare ma non il coraggio di confessarle. Del resto, che attendersi da chi si autodefinisce, con ineffabile ossimoro, un "progressista rispettoso della tradizione"?

Esempio di questa fuffa: alla domanda se sarà convocato un nuovo Concilio, la risposta è: "Il Sinodo ha respirato l'aria viva e frizzante che circolava nel Vaticano II, dove lo Spirito Santo ha soffiato con energia: e questo mi ha riempito di gioia e di speranza". Ma la domanda è rimasta ovviamente senza risposta. Magari perché non lo sa; ma allora perché non ammetterlo chiaramente?

Più interessanti altri due punti. Alla (pertinente) domanda del perché occorresse rivedere il tema della famiglia appena trent'anni dopo la Familiaris Consortio, la replica è 
perché la situazione del 'villaggio globale' è molto cambiata e accanto ad esempi meravigliosi di vita familiare, ci sono tante situazioni di crisi. Spesso, poi, è l'istituto familiare in se stesso che viene messo in discussione [come se ciò fosse un buon motivo per metterlo ulteriormente in discussione]
Le parti più interessanti dell'intervista sono quelle dove il Nostro considera bizzarri i voti di dissenso su alcuni passaggi del documento finale
Effettivamente questi voti sono parsi a molti un po' bizzarri. Ma forse essi esprimevano più un disagio che non un rifiuto, e può darsi volessero qualcosa in più, non qualcosa in meno. Ma questo lo sa solo lo Spirito Santo!
L'intento è non darsi per vinti e giocarsela l'anno prossimo:
Anche i punti che hanno ricevuto meno dei due terzi dei consensi, hanno però ottenuto la maggioranza assoluta. Dunque, c'è materia per andare avanti in comunione e ascoltare la voce di tutte le diocesi nell'anno che c'è davanti, per portare al Sinodo 2015 frutti maturi.
Mons. Forte in questi giorni deve aver deciso (o così gli è stato consigliato) una controffensiva mediatica; ed oggi è la volta di un giornalista in tutto consono alle sue posizioni (o meglio, a quelle dei vari papi pro tempore), Andrea Tornielli. Ecco uno stralcio della nuova intervista:

Tornielli - Lei è stato indicato dal cardinale Erdo come l'autore del controverso passaggio sui gay della relazione dopo la discussione, decisamente modificato nella versione finale. Non crede fosse troppo sbilanciato?
Forte - Devo precisare: non sono certamente io l'autore unico, né l'estensore materiale. Io coordinavo il lavoro di stesura. Non c'è un autore unico...
Tornielli - Ma è stato il passaggio più contestato dall'assemblea, come dimostra il dibattito nei circoli minori, del quale abbiamo letto le sintesi.
Forte - Mi sembra che non ci fosse alcuna mancanza di fedeltà rispetto a contenuti espressi durante il dibattito. In ogni caso il testo finale è chiaro: la Chiesa si oppone all'equiparazione fra il matrimonio e le unioni omosessuali. Al tempo stesso accoglie le persone e non le discrimina.
Tornielli - A molti il nuovo testo è apparso come una marcia indietro. Condivide?
Forte - Vivendo dall'interno il Sinodo, non ho avvertito questo! [regalategli un cornetto acustico: non ha nemmeno sentito le proteste da stadio di giovedì...] Ho sentito invece una fondamentale continuità. Il Sinodo è stato più sereno di quanto apparso sui media. Certo, c'è stata grande libertà di parola e ci sono stati accenti e posizioni diverse. Ma tutti siamo pastori che cercano il bene delle persone, sempre tutti siamo preoccupati di coniugare la dottrina con la misericordia, senza cadere negli irrigidimenti o nel buonismo, le tentazioni di cui ha parlato il Papa nel suo discorso finale
[..]

Tornielli - Qual è il percorso che si apre da oggi fino al Sinodo dell'ottobre 2015?
Forte - Lo vedo innanzitutto come un cammino sereno. C'è tanta fiducia data alle Chiese locali, all'ascolto, alle ipotesi, agli approfondimenti e infine alle proposte. C'è bisogno di grande libertà di parola, e ascolto nella verità e nella carità, continuando quanto avvenuto in questo Sinodo. L'ultima parola spetta al Papa: e su questo siamo tutti d'accordo, il potere delle chiavi che gli deriva dall'essere vicario di Cristo e successore di Pietro, è suo!
 

Curioso: l'umile Bergoglio ha scoperto sabato di essere Sommo Pontefice e non solo vescovo di Roma, con tanto di richiami al codice di diritto canonico sulla sua potestà piena, immediata ed universale; ora anche il suo uomo di fiducia non manca di ricordare le prerogative del capo


Enrico

Il "vento di primavera" non ha eliminato i corvi che si avventano contro Benedetto XVI

«Destituita di fondamento la notizia della "fronda" di cardinali andata a trovare Benedetto XVI durante il sinodo
Clicca qui per leggere l'articolo in tedesco. 
Era ovviamente troppo aspettarsi una smentita ufficiale da parte degli organi ufficiali della santa sede così loquaci quando non c'e' di mezzo Benedetto XVI... 
Confermo e sottoscrivo comunque il mio commento di domenica. 
Non sono stati i cardinali a tentare di tirare il Papa emerito per la cronaca da una parte o dall'altra, ma la situazione è ancora peggiore: hanno cercato di farlo i mass media aiutati da chi, all'interno della chiesa, non cessa di far uscire gli spifferi con buona pace di chi si era illuso che il "vento di primavera" avesse tarpato le ali ai corvi ». 

(Sottolineature nostre N.d.R.)

Corsi di Ganto Gregoriano a Rimini presso il Priorato della FSSPX


lunedì 20 ottobre 2014

A Orvieto riprede la S. Messa antica

Per la sollecitudine pastorale di sua eccellenza Benedetto Tuzia, vescovo di Orvieto-Todi, e l’ospitalità dei Servi di Maria, sono riprese le celebrazioni della santa Messa nella forma straordinaria nella città di Orvieto.
Le celebrazioni avranno luogo la seconda e la quarta domenica di ogni mese, alle ore 17:30, così come lo scorso anno, ma nella nuova sede della chiesa di Santa Maria dei Servi, in via Belisario (vicinissimo a piazza Cahen e al parcheggio di via Roma).
La Messa in rito antico sarà celebrata dal rev. can. don Gilles Guitard dell’ICRSS.
Il prossimo appuntamento, quindi, sarà in coincidenza della festa di cristo Re, domenica 26 ottobre 2014.
F. D.

La 'crisi Williamson' di papa Bergoglio

Partito per suonar...


Questo mese di Ottobre è stato finora un mensis horribilis per papa Francesco.

Il Pontefice osannato e coccolato da tutto il sistema mediatico internazionale, e tanto più entusiasticamente quanto più i commentatori eran lontani dal cattolicesimo (Scalfari è un esempio), ha dovuto incassare il primo disappunto proprio sul suo terreno preferito, quello delle public relations: il mancato premio Nobel per la pace. Conoscendo l'attitudine del comitato del Nobel (che aveva rifiutato il riconoscimento a Giovanni Paolo II, nonostante le sue iniziative contro le guerre del Golfo, per via dei suoi insegnamenti sui contraccettivi), ciò dovrebbe essere un motivo di sollievo; non così, però, per un uomo che tiene molto a costruire il proprio stile sull'appeal mediatico e su gesti in consonanza col sentire comune. Pare che ci sia andato vicino, ad ottenere il premio; ma gli svedesi voglion prima vedere cammello, ed attendono che Bergoglio concretizzi le promesse di sovvertimento della morale sessuale. Per ora annunci, ma non è stato ancora in grado di adempiere.

Secondo fastidio, sempre in questo mese, la pubblicazione del libro di Antonio Socci, Non è Francesco. Certamente non spaventa Bergoglio (né convince il lettore di buon senso) la parte di quel saggio che si dilunga in minuzie procedurali per dimostrare la nullità dell'elezione. Ma la parte di serrata critica al modo di condurre la barca di Pietro e in particolare l'esame dei molti punti di rottura coi predecessori, rappresenta un pesante J'accuse che, Bergoglio capisce, non è più appannaggio esclusivo di frange isolate (Socci per primo non è mai stato un tradizionalista). Il libro è, nella categoria dei testi sulla religione, un best seller in Italia (nonostante l'ostracismo delle Paoline, che rifiutano di venderlo nelle loro librerie). E questo lascia intuire che non proprio tutti formano il loro giudizio solo sulla base del numero di disabili abbracciati durante le passeggiate papali.

Ma la vera débâcle è stata il Sinodo. Dal punto di vista della catechesi, un danno incommensurabile al cattolicesimo è già stato fatto con la pubblicazione della prima Relatio: ormai il messaggio è passato che ciascuno può fare i propri porci comodi con la benedizione della Chiesa; e infatti la politica italiana, sempre attenta agli umori vaticani, trova ora urgente regolare le unioni civili; cosa che a ben pochi interessava fino al mese scorso. Il card. Napier ha parlato di danno irredimibile, nel senso che ormai i buoi sono scappati, qualunque documento magisteriale tentasse in futuro di riagguantarli. Quindi, sotto questo profilo, la strategia eversiva di Bergoglio (l'uomo aduso a cestinare millenni di dottrina senza argomentare in encicliche corpose, ma con battute in intervista) ha raggiunto lo scopo.

Tutto ciò, però, gli è costato un prezzo incommensurabile. Il Papa è stato sfiduciato dal suo 'parlamento'. Pubblicamente, apertamente, a voce alta e perfino veementemente. E dal momento che, nonostante tutto il suo sproloquiare di collegialità e libertà d'espressione, era ben chiaro a tutti come agisse in modo manipolatorio per far valere la sua agenda, così come tutti sanno che la prima Relatio era stata concordata con lui, la rivolta non ha nemmeno rispettato l'ipocrita convenzione di prendersela solo coi suoi esecutori. I cardinali hanno rinfacciato proprio a lui, al mandante e non solo ai suoi scherani, di aver causato grave danno alla Chiesa (card. Burke), o di dover ripassare il catechismo (arcivescovo di Kiev); alcuni, come Mueller, Ruini e Burke, gli hanno perfino tolto il saluto, come riportano oggi tutti i quotidiani. E infine, come non vedere una punzecchiatura diretta al papa in questa frase di una delle commissioni del sinodo (Italicus B): "non andiamo alla ricerca di un facile populismo che tutto assopisce e ovatta".

Ma non solo. L'errore di Bergoglio è stato di attaccare un tema, la famiglia, che è stato il messaggio centrale di quel Papa che più ha plasmato il sentire dei cattolici oggi viventi: Giovanni Paolo II. Questo ha causato un'oltraggiata reazione che va ben più in profondità di quanto sarebbe successo taroccando, chessò, in tema di ecumenismo o di liturgia. Se ai lontani e ai tiepidi può andar bene un certo lassismo morale, ai militanti (dalle cui fila, ovviamente, provengono quelli che sentono la vocazione, e quindi quelli che contano e conteranno nella Chiesa) certamente non piace, se questo avviene al prezzo di rinnegare quello che è stato loro instillato negli ultimi decenni. Restano dalla parte di Francesco solo il clero invecchiato e in particolare quello germanico, espressione di una Chiesa in disfacimento, puntellata solo dalle enormi ricchezze del Kirchensteur. Questa volta, perfino i Francesi sono passati coi conservatori e l'asse renano, che tanto danno fece al Concilio, non esiste più. I sudamericani (da sempre foraggiati dalla Chiesa tedesca, e comunque da decenni inquinati da posizioni progressiste stile teologia della liberazione) sono con Bergoglio; ma i nordamericani, abituati a lotte con la politica sulla morale familiare, per non parlare di africani e asiatici, molto conservatori su questi temi, sono sul piede di guerra. Un caso speciale la Polonia, che ora vede in Bergoglio l'anti-Woityla e freme di indignazione; esacerbata, tra l'altro, dal fatto che in questi giorni ricorre il trentennale del martirio di padre Popieluzko per mano dei comunisti, e in concomitanza gli ex-comunisti citano contro l'episcopato polacco proprio le frasi di Bergoglio e della 'sua' Relatio per mandare avanti la loro agenda sul gender e sulla legalizzazione dell'incesto.

Una simile ribellione, non scevra di toni di rivalsa, lascia intendere che una notevole insofferenza covava. Sappiamo che papa Bergoglio, dietro la facciata televisiva, è umanamente sgradevole per i suoi modi tirannici. Egli stesso confessa che questo carattere fu un suo difetto all'inizio dell'incarico come Superiore gesuita. Forse ci voleva qualcuno di polso per riordinare la Curia, dopo quel sant'uomo così poco manageriale di Benedetto; ma ci riferiscono che nei Sacri Palazzi ci si nasconde negli ascensori, quando sentono arrivare Francesco, per evitare reprimende e rampogne. E questo in Curia; negli episcopati nazionali, basta guardare alle umiliazioni inflitte a Bagnasco o all'inopinata nomina a Chicago di un ultraprogressista inviso a quasi tutti i vescovi americani, per farsi un'idea del vero sentire di buona parte dei 'fratelli vescovi' nei suoi confronti. Anche l'esibito pauperismo del nuovo papa non manca di creare imbarazzo tra i presuli, costringendoli ad analoghe rinunce dimostrative.

Papa Bergoglio è un combattente e un furbo gesuita e non si lascerà abbattere. Si è visto dalla sua reazione muscolosa: nel discorso finale del Sinodo ha denunciato "momenti di desolazione, di tensione e di tentazioni" (si erano mai sentite prima espressioni del genere, riferite ad un'assise ecclesiale?), con riferimento, in primo luogo, allo "irrigidimento ostile, cioè il voler chiudersi dentro lo scritto (la lettera) e non lasciarsi sorprendere da Dio, dal Dio delle sorprese (lo spirito); dentro la legge, dentro la certezza di ciò che conosciamo e non di ciò che dobbiamo ancora imparare e raggiungere. Dal tempo di Gesù, è la tentazione degli zelanti, degli scrupolosi, dei premurosi e dei cosiddetti - oggi- "tradizionalisti" e anche degli intellettualisti". Nello stesso discorso ha scoperto di non essere solo il vescovo di Roma, come abitualmente si definiva, bensì il Papa, e ricordando in proposito le sue prerogative canoniche come "Pastore e Dottore supremo di tutti i fedeli" dotato "della potestà ordinaria che è suprema, piena, immediata e universale nella Chiesa". Messaggio chiarissimo per ricordare chi comanda. All'omelia di ieri ha anche ribadito le sue intenzioni, citando, tra tutte le frasi del beatificato Paolo VI, guarda caso proprio questa: «scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie ed i metodi ... alle accresciute necessità dei nostri giorni ed alle mutate condizioni della società»

Ma oggettivamente, come scrivono anche commentatori con lui simpatetici, l'esito del Sinodo prefigura "l’autunno precoce e dolce di una leadership che non riesce, alla prova dei voti, a portare avanti la sua rivoluzione di ottobre". Papa Bergoglio ha perso la sua aura: non nei confronti del mondo laicista, di cui resta il campione; e nemmeno, probabilmente, tra i milioni di gente semplice che si scaldano a sentirsi dire 'buon pranzo'. Ma non sono questi che decidono il cammino della Chiesa.

Come per papa Ratzinger il caso Williamson rappresentò, con l'aperta ribellione di molti settori della Chiesa contro di lui (cosa dallo stesso Benedetto lamentata nella sua lettera ai vescovi), il momento d'inizio del declino della sua presa sul corpo ecclesiale; così i fatti di questi giorni, che hanno provocato un analogo (e ben più giustificato) sollevamento, hanno tutte le sembianze del punto di frenata di questo pontificato.

Considerato il programma palesato da papa Bergoglio, saremmo ipocriti se dicessimo che ci dispiace.

Enrico

sabato 18 ottobre 2014

Per l'arcivescovo di Kiev occorre insegnare il catechismo al Papa


L'arcivescovo maggiore greco-cattolico di Kiev S. Shevchuk

Questo è il concetto espresso dalle parole del coraggioso Arcivescovo Maggiore di Kiev, come le riporta Mattuzzi su Il Foglio, dette nel corso dell'accesa discussione, per non dire aperta rivolta, con cui i Padri Sinodali si sono imposti al card. Baldisseri, a mons. Forte e al Papa:

L’arcivescovo maggiore di Kiev, Svetoslav Shevchuk, parlava addirittura della necessità di “mandare un chiaro messaggio ai fedeli e al Papa” sul fatto che “la famiglia è l’unione stabile, fedele e sacramentale tra un uomo e una donna”.  

E' davvero la prima volta (e spero anche l'ultima) che mi capita di leggere che un presule ritenga indispensabile ribadire un argomento del catechismo con un messaggio chiaro rivolto non solo ai fedeli, ma anche al Papa. Quest'ultimo, che dovrebbe confermare i fratelli nella Fede, ha invece bisogno di essere confermato lui.

Enrico

La vendetta di Bergoglio

Card. R. Burke
Sandro Magister, in un documentato articolo, ricostruisce tutti i passaggi (non diremo 'le trame') con cui il Papa, Kasper, Baldisseri e lo sprovveduto Bruno Forte, hanno preparato il Sinodo della Famiglia per indirizzarlo nel senso eversivo che conosciamo. Bergoglio, contrariamente alla consuetudine, assiste ai lavori del Sinodo; resta in silenzio ma, a quanto riferisce Katolisches.info, non manca di passare pizzini e papelli al card. Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo, probabilmente per indirizzarlo mentre dirige la discussione.

Ma l'intento perseguito dagli organizzatori e in primis dal Papa è, almeno per il momento, deragliato. Ed uno dei più coraggiosi oppositori contro la deriva ereticale che si voleva imprimere al Sinodo sulla Famiglia, è il card. Burke.

Quest'ultimo era da tempo caduto in disgrazia agli occhi di Bergoglio, per le sue coraggiose prese di posizione contrarie a derive dottrinali. In conseguenza era stato rimosso dalla Congregazione dei Vescovi; restava e resta Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, la massima istanza giurisdizionale della Chiesa, ruolo cui era stato nominato nel 2008 da Papa Benedetto.

Per inciso: i Tribunali vaticani rivestono agli occhi di Bergoglio il ruolo di discarica degli indesiderati, visto che alla Penitenzieria Apostolica è stato relegato il reietto card. Mario Piacenza, rimosso dall'incarico di Prefetto della Congregazione per il Clero.

Ma perfino in un posto defilato come la Segnatura il card. Burke dà fastidio al papa, in particolare dopo che è stato accolto un ricorso delle suore Francescane dell'Immacolata avverso alcuni abusi commessi nel procedimento volto a sottoporle a commissariamento.

Si sapeva da oltre un mese che Bergoglio voleva togliere ogni residuo incarico in Vaticano al pugnace presule americano, per relegarlo come cardinale patrono presso l'Ordine di Malta; ruolo puramente onorifico. Pur sempre a Roma, ma fuori del Vaticano. Il Papa - che in merito ha parecchi pregiudizi - deve aver ritenuto appropriato, per qualcuno aduso ad indossare la cappa magna, di finire in mezzo a dame e cavalieri di sangue blu in un'istituzione che sa tanto di 'vecchia e stanca Europa'. Era stato chiesto in tal senso il placet del Gran Maestro dell'Ordine, una formalità consuetudinaria prima della nomina. 

Bergoglio avrebbe voluto fare tutto in tempo onde togliere allo scomodo cardinale, oltre al posto in Segnatura, anche la possibilità di partecipare al Sinodo.

Tuttavia la pubblicazione a sorpresa, in settembre, di un testo sui temi del Sinodo a firma congiunta di Burke, Mueller, Cafarra, De Paolis e Brandmueller, oltre ad attirare l'ira del card. Kasper che l'ha definito senza mezzi termini un attacco alle tesi sue e del Papa, ha reso poco politicamente opportuno che venisse escluso dal Sinodo, all'ultimo momento, proprio uno dei 'capi dell'opposizione di Sua Maestà'. Sarebbe sembrata una prepotenza di Bergoglio contro chi non la pensa come lui, sicché la punizione dovette essere rinviata.

Ieri, tuttavia, Burke ha rivelato in un'intervista di aver ricevuto notizia, per ora solo informale, della sua prossima cacciata. Ecco il testo:

-Devo chiederLe circa le voci per cui Lei sta per essere rimosso dalla Segnatura. Che messaggio manda tutto ciò? Pensa di essere rimosso per aver parlato a voce alta sui temi del Sinodo?
Il problema... So di quelle voci, naturalmente. Io non ho ancora ricevuto un trasferimento ufficiale. Ovviamente, queste cose dipendono da atti ufficiali. Intendo dire, possono avermi detto che sarò trasferito a nuovo incarico, ma finché non avrò una lettera di trasferimento in mano è difficile per me parlarne. Non sono libero di commentare sul perché penso che ciò possa avvenire.

- Le è stato detto che sarà trasferito?
Sì. 

- Lei è una persona molto rispettata. La cosa dev'essere sgradevole.
Beh, devo dire, l'area in cui lavoro è un campo per cui sono preparato e ho tentato di dare un ottimo servizio. Mi è piaciuto molto e sono stato felice di dare questo servizio, per cui è una delusione lasciarlo. D'altro canto, nella Chiesa come preti dobbiamo essere sempre pronti ad accettare qualunque incarico. E così confido che accettando quell'incarico, Dio mi benedirà, e quella è la cosa più importante. E anche se mi sarebbe piaciuto continuare a lavorare alla Segnatura Apostolica, mi dedicherò a qualunque nuovo incarico.

-Che è poi quello di cancelliere all'Ordine di Malta, vero?
Si dice patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta, vero.

Comunque, l'impressione del Vostro cronista è che quel trasferimento non avverrà così presto, sempre per il motivo che ora apparirebbe come una punizione per aver contrariato le tesi appoggiate dal Papa, proprio dopo che questi aveva raccomandato la massima libertà di espressione. Forse, il trasferimento potrebbe persino essere accantonato anche se, dopo questa imprudente intervista di Burke, temo che ciò sarà più difficile.

Enrico

S. Messa di Cristo Re (in ambrosiano antico) a Legnano. Seguiranno concerto di campane e vespri

 
 Domenica 26 Ottobre ore 17:30chiesa di S. Ambrogio in Legnano (MI)  
S. Messa solenne
in rito ambrosiano antico (in lingua latina)

nella festa di Cristo Re
nel suo VI Anniversario
 
Celebrerà il molto reverendo mons. Attilio Cavalli, penitenziere emerito della chiesa cattedrale. 
 
alle ore 17:00 sarà offerto un concerto di campane a festa, suonate manualmente dalla Federazione campanari ambrosiani.
 
A seguire sempre presso il medesimo tempio alle 21:00, sarà eseguito, con ingresso libero, il Vespro in concerto della Beata Vergine, di Isabella Leonarda (1620-1704), da parte della Cappella musicale del duomo di Novara.

 

Cattolici d'italia, adunata! C'èe da vincere un sondaggio!!



Un nostro lettore, Alessandro, ci scrive di pubblicare un post in merito ad un fatto che sta succedendo in  provincia di Biella.

In questo mese, un sito ha aperto un sondaggio on line per le votazioni in merito al nuovo ospedale cittadino, da inaugurare con l'anno nuovo.

Il nome proposto dall'Asl, era quello di ospedale Madonna di Oropa, e fino a qualche giorno fa era quello più gettonato.

Grazie ad una campagna di disinformazione, laicismo, ecc, questo nome comincia ad essere tacciato di superstizionalismo, violazione della laicità, offesa agli immigrati e ai laici, ecc...

Con alcuni amici cattolici, il nostro lettore sta diffondeno la richiesta di votare come nome quello di Madonna di Oropa, sia come omaggio alla Vergine, sia come orgoglio delle nostre radici cristiane, storiche e culturali. 
E' per questo che il nostro lettore si è rivolto a noi. 
Ben lieti quindi diamo questa notizia: andate alla pagina S.B.I.R. - Scuole biellesi in rete , e poi cliccate sull'immagine"Vota il nome del nuovo ospedale" (qui sotto il fac simile)
http://www.biellascuole.it/2014/10/08/scegliamo-assieme-il-nome-del-nuovo-ospedale/

Su quella pagina c'è la possibilità di votare al sondaggio il nome del nuovo ospedale: ovviamente noi proponiamo il nome "Madonna di Oropa".

Sarebbe una bella occasione di difenderci dal laicismo e di omaggiare la Madonna in questo mese di ottobre a lei dedicato.
Quindi, cari cattolici, all'opera! E' un operazione che dura pochi secondi e qualche clic. Facciamo vedere che i lettori di MiL se ci si mettono, contano qualcosa e si fanno sentire E che anche dalla comodità della scrivania, dal tablet, o dallo smartphone riescono a farsi valere! 
Non deludeteci!!
La Redazione di MiL

venerdì 17 ottobre 2014

"Il Papa è solo il vicario"

Strategie di sopravvivenza in tempi di “eclissi del Papato”
secondo il pensiero di padre Calmel
di Cristiana de Magistris, da conciliovaticanosecondo.it
Padre-Roger-Thomas-Calmel
Quando, negli anni del Concilio Vaticano II e dell’immediato post-Concilio, venti rivoluzionari soffiavano sulla Chiesa di Cristo, un teologo domenicano, padre Roger-Thomas Calmel, levò il suo vessillo contro-rivoluzionario e, con la sua penna e con la sua parola, fece sentire la sua voce che invitava i fedeli alla resistenza nella fedeltà inflessibile alla Tradizione di sempre con un atteggiamento spirituale di pace e finanche di gioia nella prova.
Il messaggio di padre Calmel non ha mai cessato di essere attuale. Ma torna di particolare interesse quando – ed è il nostro caso – su verità “sempre, ovunque e da tutti” affermate inizia ad aleggiare il soffio funesto del dubbio, a partire dai vertici della gerarchia cattolica.
Padre Calmel, spirito profetico come pochi negli ultimi 50 anni, aveva previsto questa tragica possibilità ed aveva messo in guardia i fedeli fornendo loro le armi per rimanere fedeli alla Chiesa di sempre ed evitare in tal modo la tentazione del sedevacantismo o quella ancor più funesta della disperazione.
Poiché si tratta di una crisi dell’autorità, dal momento che gli errori vengono propugnati da chi avrebbe il compito di condannarli, il punto di partenza, fondamentale ed imprescindibile, è comprendere a fondo fin dove arrivi il potere dell’Autorità, a partire dal suo vertice, il Papa.
Padre Calmel precisa anzitutto che il Capo della Chiesa è uno solo, Nostro Signore Gesù Cristo, che “è sempre infallibile, sempre senza peccato, sempre santo […]. È lui il solo Capo, perché tutti gli altri, compreso il più alto, non hanno autorità se non da Lui e per Lui”. Salendo al cielo, questo Capo invisibile ha lasciato alla sua Chiesa un Capo visibile come suo Vicario, il Papa, “che solo gode della giurisdizione suprema”. “Se però il Papa è il Vicario di Gesù, […], egli è soltanto il Vicario: vicens regens, tiene il posto di Gesù Cristo, ma resta altro da Lui”. Evidentemente il Papa ha prerogative del tutto eccezionali, custodendo i mezzi della grazia, i sacramenti, e la Verità rivelata. Gode, in certi casi ben circoscritti e determinati, dell’infallibilità. Per il resto, “può mancare in molti casi”. La storia della Chiesa – a parte un manipolo di Papi santi e un numero ridotto di papi indegni – è piena di Papi mediocri e manchevoli. Ciò non deve né spaventare né sorprendere. Al contrario, è proprio nella debolezza, e talvolta anche nell’indegnità, dei papi che risalta la signoria del nostro Salvatore, il Quale rimane il solo Capo della Chiesa, sulla quale esercita il suo governo “tenendo in mano anche i Papi insufficienti e contenendo la loro insufficienza in limiti invalicabili”.
            Ora, avverte padre Calmel, perché questa fiducia nel Capo invisibile della Chiesa sia così profonda da superare tutte le possibili deficienze del suo Vicario in terra, occorre che la nostra vita spirituale “sia riferita a Gesù Cristo e non al Papa; che la nostra vita interiore, la quale abbraccia – non serve dirlo – anche il Papa e la gerarchia, sia fondata non sulla gerarchia e sul Papa, ma sul divino Pontefice […] dal Quale il Vicario visibile supremo dipende ancor più degli altri sacerdoti”.
            E ciò per una ragione a tutti evidente e quanto mai elementare: “La Chiesa – scrive quest’illustre figlio di san Domenico – non è il corpo mistico del Papa. La Chiesa, col Papa, è il corpo mistico di Cristo. Quando la vita interiore dei cristiani è sempre più orientata a Gesù Cristo, essi non cadono nella disperazione, anche quando soffrono fino all’agonia delle manchevolezze d’un papa, sia egli un Onorio I o i papi antagonisti della fine del Medio Evo; sia egli, nel caso limite, un papa che manca secondo le nuove possibilità offerte dal modernismo”. Quand’anche un papa giungesse al limite estremo di cambiare la Fede “o per accecamento o per spirito di chimera o per un’illusione mortale” (tra le tante offerte dal modernismo), ebbene “il papa che arrivasse a questo punto non toglierebbe al Signore Gesù il suo governo infallibile, che tiene in mano anche lui, papa sviato, e gli impedisce di impegnare fino alla perversione della fede l’autorità ricevuta dall’alto”.
            Ma anche in questi sventurati casi, la vita interiore dei cristiani non può escludere il Papa, senza con ciò cessare di essere cristiana. Un’autentica vita interore, centrata necessariamente su Gesù Cristo, include sempre il suo Vicario e l’obbedienza a lui dovuta, ma “questa obbedienza, lungi dall’essere incondizionata, è sempre praticata alla luce della fede teologale e della legge naturale”.
E qui entra in gioco lo spinoso problema dell’obbedienza al Vicario di Cristo. Spinoso, nota ancora una volta padre Calmel, solo per chi ignori o voglia ignorare gli articoli della Fede cattolica riguardanti il Sommo Pontefice. Occorre anzitutto ricordare che ogni cristiano vive “per mezzo di Gesù Cristo e per Gesù Cristo, grazie alla sua Chiesa, che è governata dal Papa, al quale obbediamo in tutto ciò che è di sua competenza. Non viviamo affatto per mezzo e per il Papa, quasi ci avesse lui acquistato la redenzione eterna; ecco perché l’obbedienza cristiana non può né sempre né in tutto identificare il papa con Gesù Cristo”.
Un cristiano che voglia incondizionatamente esser gradito al Papa, in tutto e sempre “è necessariamente abbandonato al rispetto umano” e si “espone a molte superficialità e complicità”. È pur vero, riconosce il teologo domenicano, che si è spesso predicato un’obbedienza al Vicario di Cristo che ha più il lezzo del servilismo che il profumo della virtù, talvolta per far carriera, o per preparare la propria testa al cappello cardinalizio, o per dare lustro al proprio Ordine o alla propria Congregazione. Ma, notiamo bene, “né Dio né il servizio del Papa hanno bisogno della nostra menzogna: Deus non eget nostro mendacio”. Occorre sempre ricordare la subordinazione dell’obbedienza alla Verità e dell’autorità alla Tradizione. Il Papa, come tutti gli uomini di Chiesa, non può usare legittimamente della sua autorità se non per definire o chiarire verità che sono sempre state insegnate. Se si allontanasse da questo sentiero, cesserebbe il dovere della nostra obbedienza e varrebbe il monito di san Pietro: “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini” (At 5,29)[1].
Il Papa – in quanto papa – non è sempre infallibile e – come uomo – non è mai impeccabile. “Non bisogna scandalizzarsi se prove, talvolta molto crudeli, sopraggiungono alla Chiesa proprio da parte del suo capo visibile. Non bisogna scandalizzarsi se, benché soggetti al Papa, non possiamo tuttavia seguirlo ciecamente, incondizionatamente, in tutto e sempre”. Ma che fare allora se una situazione di tal genere divenisse la triste e sventurata realtà? In tal caso bisogna ancor più fortemente orientare la propria vita interiore all’unico Redentore e Signore del mondo, nutrendosi della Tradizione apostolica, con i suoi dogmi, del suo immortale Messale e del Catechismo, oltre che della preghiera e della penitenza.
D’altro canto, la Rivelazione non ha mai insegnato che il Vicario di Cristo è immune dall’infliggere alla Chiesa prove di tal genere. Ed il modernismo, imperante da cinquant’anni, certamente è un terreno fertile per farle germogliare. Ma, se ciò avvenisse – come pare stia avvenendo –, benché una sorta di smarrimento e di vertigine assalga l’anima dei fedeli, bisogna ricordare che la Chiesa è la Sposa di Cristo ed è Lui che – nonostante gli umani cedimenti – la guida nella sua ineffabile e spesso a noi incomprensibile provvidenza. Padre Calmel paragona lo stato della nostra vita interiore sopraffatta da una simile prova alla preghiera del Signore Gesù nel Getsemani, quando disse agli apostoli mentre avanzava la soldataglia: Sinite usque huc (Lc 22,51). “È come se il Signore dicesse: Lo scandalo può arrivare fino a questo punto; ma lasciate e, secondo la mia raccomandazione, vegliate e pregate… Col mio consenso a bere il calice, vi ho meritato ogni grazia, mentre eravate addormentati e mi avete lasciato solo; vi ho ottenuto in particolare una grazia di forza soprannaturale, che sia a misura di tutte le prove, anche della prova che può venire alla Santa Chiesa da parte del Papa. Io vi ho reso capaci di sfuggire a questa vertigine”.
L’anima cristiana che fondi la propria vita interiore sulla Tradizione perenne non ha da temere, anche in quella che padre Calmel ritiene la peggiore delle prove per la Chiesa: il tradimento del suo Vicario.
Con l’ottimismo proprio delle anime sante, pur riconoscendo l’immane tragedia che attanaglia la Sposa di Cristo, egli ritiene tuttavia una grazia vivere in questi tempi di prova, nei quali la sofferenza più grande dei figli della Chiesa è esattamente quella di non poter seguire il Papa come desidererebbero. “Noi siamo figli docili del Papa, ma ci rifiutiamo di entrare in complicità con le direttive papali che inducono al peccato”. Il cardinal Caietano non esita ad affermare che “Bisogna resistere al Papa che pubblicamente distrugge la Chiesa”. Si tratta, in questi casi, di una sorta di “eclissi del Papato”. Questa prova però, nota padre Calmel, non potrà essere “né totale né troppo lunga” e – soprattutto – “noi abbiamo la grazia di santificarci” in questa eclissi nella quale la Chiesa resta la Sposa di Cristo, nonostante tutto. Com’era sua abitudine, elevava lo sguardo verso il Cielo e diceva: “Abbiamo la grazia di soffrire e di resistere senza farne una tragedia. La Vergine Santa ci difende”.
Dunque, che cosa fare? I veri figli della Chiesa, quanto più desiderano rivedere la loro Madre rivestita del suo glorioso splendore, a partire dal suo Capo visibile, tanto più devono mettere la loro vita, con la grazia di Dio e conservando la Tradizione, sul solco dei Santi. “Allora il Signore Gesù finirà con l’accordare al gregge il pastore di cui esso si sarà sforzato di rendersi degno. All’insufficienza o alla defezione del Capo non aggiungiamo la nostra negligenza personale. Che la Tradizione apostolica viva almeno nel cuore dei fedeli anche se, sul momento, languisce nel cuore e nelle decisioni di chi ne è il responsabile a livello di Chiesa. Allora certamente il Signore ci userà misericordia”. Quella vera.
____________________________
[1] Il 15 aprile 2010, Benedetto XVI, commentando questo passo degli Atti, nell’omelia ha detto: “San Pietro sta davanti alla suprema istituzione religiosa, alla quale normalmente si dovrebbe obbedire, ma Dio sta al di sopra di questa istituzione e Dio gli ha dato un altro “ordinamento”: deve obbedire a Dio.  L’obbedienza a Dio è la libertà, l’obbedienza a Dio gli dà la libertà di opporsi all’istituzione”.

Il Prefetto, il Vescovo e il teologo: tavola rotonda sulla famiglia all'UER

Il prefetto dell'ortodossia, un vescovo davvero  cattolico italiano e il massimo teologo morale (tradizionale) cattolico, tutti e tre ad una tavola rotonda presso la UER, per parlare di famiglia nel dopo Sinodo... 
Roberto

La speranza della famiglia. Il Sinodo e dopo
da Zenit del 15.10.2014

Martedì 21 ottobre 2014, alle 18:45, all’Università Europea di Roma (via degli Aldobrandeschi 190) si terrà la tavola rotonda “La speranza della famiglia. Il Sinodo e dopo”, organizzata dai Circoli Culturali Giovanni Paolo II in collaborazione con Edizioni Ares.
L’incontro sarà un’occasione per parlare di temi di attualità legati alla famiglia e alla sua condizione nella società di oggi, che sono anche al centro del dialogo di questi giorni nel Sinodo in Vaticano.
Interverranno il Cardinale Gerhard Ludwig Mller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, Mons. Luigi Negri, Presidente della Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II per il Magistero della Chiesa, Mons. Livio Melina, Preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi Matrimonio e Famiglia, Costanza Miriano, Giornalista e scrittrice. Moderatore: Antonio Gaspari, Direttore editoriale di Zenit (www.zenit.org).
Durante l’incontro sarà presentato il libro “La speranza della famiglia” del Cardinale Gerhard Ludwig Müller, (Edizioni Ares). Il volume esce nella formula dell’intervista tra il porporato e padre Carlos Granados, direttore della spagnola BAC – Biblioteca de Autores Cristianos. La prefazione è del Cardinale Fernando Sebastián.
La tavola rotonda sarà aperta da un saluto di Padre Luca Gallizia LC, Rettore dell’Università Europea di Roma, e Padre Jesús Villagrasa LC, Rettore dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

Per informazioni: tel. 06 665431.
Sito dell'Università Europea di Roma: www.unier.it
Sito Edizioni Ares: www.ares.mi.it

Una figura da ber-goglioni



Mons. Bruno Forte
 Mi sto convincendo che davvero a muovere il Sinodo c'è lo Spirito Santo. Ma non nel senso in cui l'intende il tronfio Bruno Forte, che avendo avuto l'incarico di redigere i documenti sinodali, si sente profeta autentico dello Spirito Santo, e lo fa capire pure (vedi qui).

Intendo: l'evidente faux pas commesso dagli organizzatori di questo Sinodo, la cui agenda eversiva era chiara da tempo e, soprattutto, di inaudita enormità, ha permesso a buona parte del mondo cattolico di aprire gli occhi su questo disgraziato pontificato, che dietro il sapiente lavoro di public relations nasconde i semi della distruzione. 

Hanno tirato troppo la corda e c'è stata una reazione: non più soltanto di quegli incorreggibili tradizionalisti piagnoni, ma anche di tutti quelli che, per dirla in modo semplice, vogliono morire cattolici. 

Si dice che una rana messa in una pentola d'acqua scaldata poco a poco, morirà lessa; gettata invece nell'acqua bollente, avrà la reazione per saltare fuori.

E finora, eravamo tutti nel brodo a fuoco lento: cominci con una mozzetta in meno e una croce di ferro (e che sarà mai!); passi da un "chi sono io per giudicare"; ti sforzi di credere all'equivoco su qualche intervista riportata da Scalfari; incassi senza fiatare un ripudio dell'espressione "princìpi non negoziabili" (anche se intuisci che dal ripudio del significante si arriverà al ripudio del significato); leggi di strani pellegrinaggi a Caserta per farsi benedire da un pastore protestante; e così via. Un veleno distillato a piccole dosi, ma costanti, al quale ti abitui, mitridatizzato. Poi un bel giorno scoprirai che la tua religione è diventata una sorta di anglicanesimo, ma senza nemmeno avere a capo una simpatica madama dagli improbabili cappellini.

Card. Lorenzo Baldisseri
Invece, questo benefico Sinodo ha dato la scossa e ha permesso, a tutti quelli che non fermano la loro capacità di giudizio al 'buongiorno e buonasera' e all'ostentato pauperismo, di comprendere dove ci stanno portando.

E anche di vedere con quali mezzi: subdoli e al tempo stesso prepotenti. Tosatti scrive senza mezzi termini di Sinodo taroccato, perché si tenta in ogni modo (a cominciare dalla censura sugli interventi dei padri sinodali, o sulla scelta di chi deve stendere i testi) di zittire il dissenso. E sempre Tosatti riferisce di pressioni per convincere i riluttanti, tra promesse e minacce (e si sa che Bergoglio sa essere spietato coi nemici in disgrazia: basta vedere come ha trattato i cardd. Piacenza e Canizares, o come si apprestava a fare col card. Burke; per non parlare dei Francescani dell'Immacolata).

Ma la notizia di ieri è ancora più bella. Dopo aver pubblicato a tradimento, per mettere i padri sinodali di fronte al fatto compiuto, una Relatio talmente sovversiva che perfino il suo apparente autore, il card. Erdo, se ne è di fatto dissociato, attribuendone la redazione a Forte e a Baldisseri (sono di Forte, in particolare, gli agghiaccianti passaggi sui gay che, come si è poi scoperto, nessuno aveva mai pronunziato in assemblea), ieri hanno tentato di vietare la pubblicazione dei documenti redatti nelle commissioni a commento di quella Relatio. Ecco come Tosatti descrive la scena:

La Segreteria Generale del Sinodo ha annunciato la decisione di non pubblicare le relazioni dei Circuli Minores.

Erdo ha preso la parola, prendendo implicitamente le distanze dalla relazione che portava la sua firma, e dicendo che se era stata pubblicata quella “disceptatio” si dovevano pubblicare anche quelle dei Circuli Minores, le Commissioni.
Il suo intervento è stato seguito a pioggia da numerosi altri sullo stesso tono, sottolineati da applausi fragorosi.
Il Segretario del Sinodo, il card. Baldisseri, guardava il Papa, come in cerca di consiglio e lumi, e il Papa stava muto e serissimo.
Muti anche il sottosegretario al Sinodo, Fabene, Forte, Schoenborn e Maradiaga.
Kasper non c’era.
Infine padre Lombardi ha annunciato che le relazioni delle Commissioni saranno rese pubbliche.
E i documenti delle commissioni (i Circuli) sono già usciti. Credete, di prosa ecclesiastica ne ho letta tanta. Ma mai prima d'ora avevo visto, almeno nei documenti dal Concilio in poi, un linguaggio così diretto e critiche così graffianti. Eccone un piccolo assaggio (è il circolo Gallicus B, presieduto da Schoenborn e Léonard: tutt'altro che reazionari, specie il primo):

“Nel lamentare complessivamente uno stile [della Relatio] ampolloso, tiglioso, eccessivamente verboso e quindi, in linea generale, noioso – stile ancora aggravato dalla traduzione in altra lingua – noi abbiamo soprattutto reagito producendo modifiche sostanziali su punti essenziali”. 

E il card. Pell ha parlato, in un'intervista televisiva, della Relatio come di un documento "tendenzioso", non rappresentativo dell'opinione dei padri sinodali, pericoloso e da non far leggere ai giovani, una capitolazione all'agenda secolarista. Agghiacciante anche quanto rivela: una minoranza dei padri sinodali (quella che ha tentato il golpe, evidentemente) vuole la comunione ai divorziati risposati come punta dell'iceberg, come cavallo di Troia per arrivare al riconoscimento del matrimonio civile e delle unioni omosessuali. E' quanto afferma il card. Pell, non un tradizionalista paranoico.

Come si dice: partirono per suonare, e furono suonati (almeno per ora)

Enrico