martedì 3 marzo 2015

S. Messa antica a Lavagna (Ge) il 4 marzo 2015

 
Mercoledì 4 marzo 2015 ore 18:00

Abazia di N.S. del Ponte in Lavagna (Ge)
diocesi di Chiavari
S. MESSA SOLENNE
nella forma extraordinaria del Rito Romano 

in onore al Beato Umberto III di Savoia
al quale è dedicato un altare della chiesa.
 
(qui profilo facebook)

L'Osservatore stronca il film su Pio XII, Sfumature di verità, (Marabini): "Onirico. Si sarebbe potuto fare di meglio"

ROMA - Una stroncatura senza appello, quella riservata dall’«Osservatore Romano» al film Sfumature di verità (Shades of Truth ), che la regista Liana Marabini ha dedicato al rapporto tra Pio XII e la questione ebraica. Il film è stato presentato ieri a Roma in anteprima mondiale. La tesi dell’autrice, già molto discussa, è che papa Pacelli avrebbe salvato ben 800.000 ebrei nel mondo e avrebbe dunque diritto al titolo di «Schindler Vaticano». Ma il quotidiano della Santa Sede diretto da Gian Maria Vian non lascia spazio a interpretazioni: «Non è certo con lavori come Shades of Truth che si aiuta la comprensione storica dell’operato di Pio XII e della sua Chiesa nei confronti del popolo ebraico durante la Seconda guerra mondiale».
«Mezzi produttivi e artistici scarsi»
Per l’«Osservatore Romano», «quando i mezzi produttivi e artistici non sono all’altezza di un compito di tale spessore, allora è meglio rinunciare. La regista Liana Marabini affronta con un atteggiamento volenteroso i limiti di una produzione piccolissima. Eppure, anche con ambientazioni un po’ arrangiate e con pochi attori, fra l’altro validi come Remo Girone e Giancarlo Giannini, si poteva fare molto meglio». La conclusione è più dura e inequivocabile, perché sottolinea l’inattendibilità delle fonti: «Dal punto di vista del dossier storico siamo ai minimi termini, anche se qua e là filtrano ovviamente spiragli di verità. Ma è nel tentativo francamente maldestro di dare forma drammaturgica al tutto, che l’autrice rende il prodotto complessivo ingenuo e di conseguenza poco credibile».
La replica della regista
L’«Osservatore Romano» appare quasi in sintonia con un altro verdetto severissimo, quello espresso da «Pagine ebraiche», organo dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. Basterebbe il titolo, Ciak si beatifica. E anche l’incipit: «Non esiste preparazione spirituale sufficiente ad affrontare un’esperienza tanto catastrofica». Perché, si legge nel pesante corsivo, «vicende drammatiche che hanno segnato indelebilmente i destini di milioni di persone sono degradate alla stregua di una goffa soap opera di dubbia qualità, infarcita di luoghi comuni e di fattoidi che non spostano di un capello quanto era già noto. Prima che cali il sipario appare sullo schermo un onirico Pio XII che sfoggia persino la stella gialla. La storia e le sofferenze vengono riaccomodate a piacimento, l’immaginazione galoppa».

Il periodico ebraico registra la telegrafica opinione della storica dell’ebraismo Anna Foa, dopo la proiezione. «Questi temi sono molto seri e importanti. Devono essere lasciati alla ricerca, allo studio dei documenti. L’immaginazione della gente di spettacolo sarebbe più prudente metterla da un canto». La regista, intervistata da Radio Vaticana, assicura di «aver consultato sull’operato di Pio XII in favore degli ebrei tutte le fonti storiche esistenti, che sono accessibili a tutti sia per verifica che per informazione. Spero che il film porti con sé il desiderio della gratitudine verso questo grande Papa e anche il desiderio di giustizia, perché chi è vittima di ingiustizia soffre moltissimo, soffre di solitudine e di impotenza, e ritengo che Pio XII sia vittima di un’enorme ingiustizia».

lunedì 2 marzo 2015

ASSP: programma IV Convegno sul Motu Proprio 'Summorum Pontificum' in Roma, 13-14 giugno 2015

Amicizia Sacerdotale Summorum PontificumGiovani e Tradizione
4° Convegno sul Motu proprio Summorum Pontificum
di S.S. Benedetto XVI
“Un tesoro per tutta la Chiesa”
Roma, Pontificia Università San Tommaso (Angelicum),
13-14 giugno 2015




Comitato scientifico-organizzatore:

P. Vincenzo M. Nuara O.P.

Don Marino Neri

Dott. Angelo Pulvirenti

Dott. Alessandro Laudani



Programma:

Sabato 13 giugno 2015



Chiesa dei Ss. Domenico e Sisto (Angelicum)
Ore 8,30 Santa Messa Prelatizia di S.E.R. il Sig. Card. Raymond Leo Burke, Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta.
Servizio liturgico: Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum


Aula Minor

Ore 9,15: Accoglienza e iscrizioni in segreteria.
Ore 9.45: Prolusione di P. Vincenzo M. Nuara O.P., Moderatore del Sodalizio Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum e Presidente onorario dell’Associazione Giovani e Tradizione.

Sessione mattutina. 

Ore 10,00: Introduzione: S.E. R. il Sig. Card. Raymond Leo Burke, Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta: “La Tradizione come fondamento della liturgia cattolica”.
Ore 10.30: 1^ Relazione:“Lex orandi-lex credendi nel Motu proprio Summorum Pontificum: un approccio teologico”, Prof. Dom. Cassian Folsom, O.S.B. (Pontificio Ateneo Sant’Anselmo- Roma).
Ore 11.10: pausa
Ore 11.30: 2^ Relazione: “Giustizia, religione, vero culto : la prospettiva di San Tommaso d’Aquino”, Prof. Giovanni Turco (Università degli Studi- Udine)
Ore 12.10: 3^ Relazione: “Il culto in spirito e verità: liturgia e simbolismo”, Don Marino Neri (Università degli Studi- Pavia)
Ore 13.00: pausa pranzo (Sala delle Colonne)
Sessione pomeridiana. 


Ore 15.30: Introduzione:  S.E. R. il Sig. Card. Gerhard Ludwig  Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei: “La Tradizione come principio proprio della teologia cattolica”.
Ore 16.00: 4^ Relazione: “Dove il cielo si apre: l’altare paleocristiano in  liturgia e arte”, Prof. Mons. Stefan Heid (Pontificio Istituto di Archeologia cristiana – Roma).
Ore 16.45: pausa
Ore:17.00: 5^ Relazione: “La dimora di Dio tra gli uomini: l’altare e i suoi tesori”, Mons. Marco Agostini (Segreteria di Stato – Città del Vaticano).
Ore 17.30: 6^ Relazione: “Il tesoro dell’altare: l’ineffabile maestà della santa Comunione” S.E.R. Mons. Athanasius Schneider (Vescovo ausiliare della diocesi della SS. Madre di Dio in Astana).
Ore 18.10: Conclusioni


Chiesa dei Ss. Domenico e Sisto (Angelicum)

Ore 18,30: Canto del Te Deum e Benedizione eucaristica
Presiede: S.E. R. il Sig. Card. Walter Brandmüller, Presidente emerito del Pontificio Comitato di Scienze storiche.
Servizio liturgico: Fraternità Sacerdotale San Pietro

 

Domenica 14 giugno 2015
(III domenica dopo Pentecoste)
(Mattina)



Basilica papale di San Pietro in Vaticano, Solenne Santa Messa Pontificale.
Celebrante: S.E.R. il Sig. Card. Velasio De Paolis, Presidente emerito della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede.
Servizio liturgico: Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote
(Coro della Cappella Musicale di Trinità dei Monti in Roma diretta dal M° Ildebrando Mura che eseguirà la “Missa quatuor vocum” di Domenico Scarlatti).

Sede del convegno
:
Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum) P.U.S.T.
Largo Angelicum, 1 – 00184 ROMA – te. +39.06.67021 –
www.pust.it
Organizzazione:
www.giovanietradizione.org cell. +39.330.702501 indirizzo email: info@giovanietradizione.org; amiciziasacerdotale@gmail.com
N.B. Le iscrizioni al convegno si possono effettuare anche on-line sul sito web dell’ Associazione Giovani e Tradizione.
Quota di partecipazione (light lunch incluso): E. 20.00

LAUS DEO

CNSP: Ciclo di conferenze del Card. Burke sul libro "Permanere nella Verità di Cristo" su Matrimonio e Comunione. (Marzo 2015 nel nord d'Italia)




Il Card. Burke in Emilia Romagna, Piemonte e Veneto con il CNSP 

Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Raymond Leo Burke sarà in Emilia Romagna, Piemonte e Veneto dal 12 al 15 marzo prossimi per un breve ciclo di conferenze dedicate alla presentazione del volume “Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa cattolica”, che raccoglie scritti dei Cardinali Brandmüller, Müller, Caffarra, De Paolis, di mons. Vasil', dei professori Mankowski, Rist, Dodaro, e dello stesso Cardinal Burke.

Le conferenze, promosse dal CNSP - Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum, e organizzate in collaborazione con diverse realtà locali, si terranno a Piacenza, Biella e Verona, secondo il seguente programma:

-         12 marzo 2015, h. 17,30: Piacenza, Sala “Panini” della Banca di Piacenza, Palazzo Galli, via Mazzini 14;

-         13 marzo 2015, h. 18,00: Biella, Sala Conferenze di Biverbanca, via Carso 15, in collaborazione con Federvita Piemonte e Valle d’Aosta, Gruppo Vita e Famiglia Biella e Movimento per la Vita Biella;

-         14 marzo 2015, h. 17,00: Verona, Biblioteca Capitolare, piazza Duomo 19, in collaborazione con Una Voce Verona, Sezione San Pietro Martire.

A coronamento dell’iniziativa, sabato 14 marzo 2015, alle h. 10,30, a Verona, presso la Rettoria di Santa Toscana, Piazzetta XVI Ottobre, 27 (Porta Vescovo), e domenica 15 marzo 2015, alle h. 11,15, a Piacenza, presso la Chiesa di San Giorgio in Sopramuro, via Sopramuro 63, Sua Eminenza celebrerà la S. Messa nella forma straordinaria del Rito Romano. Le celebrazioni del sacro rito sono state promosse dal CNSP in collaborazione con Una Voce Verona, Sezione San Pietro Martire, e con la Confraternita della Beata Vergine del Suffragio di Piacenza.

Nei prossimi mesi, è prevista l’organizzazione, a cura del CNSP, di un ulteriore ciclo di conferenze in Puglia ed a Trieste. Il relativo programma verrà comunicato in seguito.

Il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum ringrazia con profonda, filiale gratitudine S. E. Rev.ma il Cardinal Burke per aver aderito con generosa disponibilità all’iniziativa, che si inserisce nelle attività promosse dal CNSP all’insegna del principio “Lex orandi, lex credendi.

Un cordiale ringraziamento va anche ai Coetus Fidelium ed agli altri organizzatori locali, senza la cui fattiva e determinante collaborazione l’iniziativa non avrebbe potuto realizzarsi.

S. Messa in suffragio del prof. Mario Palmaro a Modena lunedì 9 marzo

LUNEDI’ 9 Marzo 2015 alle ore 19:00
chiesa dello Spirito Santo 
via Rosselli 180, Modena

S. Messa nel Forma Extraordinaria del Rito Romano
(rito latino tradizionale) 

in suffragio dell'anima eletta del prof. Mario Palmaro
grande amante della Chiesa e della sua autentica vitalità.

domenica 1 marzo 2015

Non sarà la religione della massoneria a salvarci dall'Islam

Editoriale del numero di Marzo 2015
di "Radicati nella fede"
Anno VIII n° 3


  Dobbiamo pregare San Giuseppe in questo mese a lui dedicato, pregarlo tanto: per noi, per tutta la Santa Chiesa, per l'opera che Dio le chiede nel mondo.
  Protector Sanctae Ecclesiae, è l'ultimo titolo di invocazione indirizzato a San Giuseppe nelle sue litanie, Protettore della Santa Chiesa.
  Sì, perché la Santa Chiesa va protetta da tutti i suoi nemici, che sono gli stessi nemici di Nostro Signore: nemici esterni e nemici interni. E forse, in questi tempi difficilissimi, dobbiamo pregare San Giuseppe soprattutto perché la protegga dai nemici interni, che sono certamente i più pericolosi.
  Lo scrivevamo il mese scorso e lo ribadiamo ancora qui, il nemico interno più grande per la Chiesa è costituito da tutti coloro che ne reinterpretano la dottrina e l'azione attraverso il falso dogma della modernità. Rileggono tutta la Rivelazione, tutte le verità di fede, tutta l'azione pastorale e sacramentale, piegandole all'ideologia della modernità, che in fondo si riassume nel mettere al centro l'uomo al posto di Dio. L'uomo è al centro di questo cristianesimo ammodernato, l'uomo con le sue esigenze, col suo voler essere felice, col suo non sopportare più nessuna imposizione, nessun comando; un cristianesimo agnostico, dicevamo già, che non sapendo quasi nulla di certo su Dio, si deve fermare sull'uomo e sul suo ben- vivere. Insomma, tutto il cristianesimo riletto alla luce dei diritti dell'uomo, riassumibili nel libertà, fraternità e uguaglianza della Rivoluzione francese: ciò che è compatibile con questi principi rivoluzionari viene salvato; ciò che della rivelazione cristiana non collima con questa magna carta della modernità, viene accantonato, censurato o maldestramente reinterpretato.
  Tutto questo sta provocando, da circa sessant'anni, la più drammatica crisi che il Cattolicesimo abbia mai conosciuto nella sua storia (pensiamo alle caotiche difficoltà del Sinodo sulla Famiglia, che non riesce a conciliare l'obbedienza a Dio con i diritti dell'uomo) e sta anche rendendo spaventosamente impotente il Cristianesimo occidentale di fronte alle altre religioni e soprattutto di fronte al gravissimo problema dell'Islam in mezzo a noi.
  Cosa fa il cattolicesimo ammodernato di fronte all'Islam e alla violenza terroristica di matrice islamica?
  Chiede a quest'ultimo di accettare la modernità, chiede di mettere al centro la persona al posto di Dio, chiede cioè di accettare il trinomio della Rivoluzione, libertà-uguaglianza-fraternità. Il cattolicesimo modernamente reinterpretato ha la sfrontatezza di esporsi, giungendo a ricordare che la Chiesa Cattolica, dopo un errato rifiuto di duecento anni, ha saputo accogliere la modernità rifondandosi e collocandosi così in una fase più matura della religione. La chiesa ammodernata chiede così ai mussulmani di sapere fare gli stessi passi, per poter entrare nel consesso della religione moderna, quella che mette al centro l'uomo.
  Cosa capiranno i veri credenti mussulmani di questo invito? Capiranno che noi non crediamo più in Dio, che siamo diventati agnostici, che i dogmi della religione massonica, che poggiano sulla centralità dell'uomo, hanno scalzato per noi i veri dogmi, quelli di Dio.
 Un disastro!
  Gli islamici si confermeranno nella loro idea che l'occidente cristiano è immorale e da combattere.
  Diverso sarebbe stato l'approccio della Tradizione, del Cattolicesimo di sempre, quello autentico. Non chiedere agli islamici di adattarsi alla modernità, ma fare appello alla loro ragione per domandare di verificare la verità storica intorno alle loro origini: verificate quale è la vera Rivelazione di Dio, quella di Cristo o di Maometto? Ci sono le prove per essere certi che è quella di Cristo... verificate dove Dio ha parlato veramente. La Chiesa di sempre, senza illudersi di operare impossibili conversioni di massa, ha sempre fornito le prove della verità del Cristianesimo e della falsità dell'eresia di Maometto. La Chiesa ha sempre domandato una onestà intellettuale, perché la ragione ce l'ha data Dio, nel verificare se Dio ha parlato a Maometto o se invece Maometto è semplicemente un eretico che ha stravolto l'unica vera Rivelazione in Gesù Cristo.
  Non dunque l'invito di adeguare la propria religione alla religione massonica, ma l'approccio della sana apologetica, che riafferma l'unica verità di Cristo, questo deve fare il cattolico con il mussulmano.
  Facendo cosi, lo ripetiamo, la Chiesa non convertirà gli islamici in massa, ma dimostrerà ai suoi figli e al mondo intero di non essere agnostica, di credere nella SS. Trinità e nell'unico Redentore Nostro Signore Gesù Cristo. E se farà così, rafforzando la fede dei cristiani - chiamati al martirio se è necessario -, toccherà anche il cuore di qualche anima mussulmana che con la grazia si convertirà.
  Che tragico errore, invece, perdere il tempo nel domandare agli islamici che applichino la ragione non nel riconoscere il vero Dio di Gesù Cristo, ma i diritti dell'uomo! È come se la chiesa moderna dicesse ai mussulmani: siccome non si può verificare chi è il vero Dio, accordatevi con noi sull'accettazione delle libertà moderne che sono l'unica cosa certa. Non c'è che dire, puro agnosticismo!
  Carissimi, non sarà la religione della massoneria, quella del Dio ignoto, a salvarci dalla violenza terroristica e dall'invasione. La religione della massoneria ha distrutto dall'interno il cristianesimo in occidente e l'ha reso privo di qualsiasi attrattiva, incapace di parlare alla mente e al cuore; ha ucciso la missione cristiana e ha dato spazio a tutte le false religioni. La violenza di questi tempi è solo l'ultimo tragico frutto dell'opera massonica.
  Non sarà la religione massonica, ma il vero Cattolicesimo, quello autentico, quello della Tradizione, che ci salverà; e questa salvezza passerà ancora per il sangue dei martiri, di quei cristiani che muoiono pregando Gesù Cristo Salvatore. Sarà il Cattolicesimo pieno di Dio a salvarci. Il Cattolicesimo che usa la ragione, non per mettere al centro l'uomo ma per riaffermare la centralità di Dio.
  Solo la Tradizione ridonerà dignità al Cattolicesimo di fronte al mondo neo-pagano di oggi e anche di fronte all'Islam; gli ridarà la sua dignità, liberandolo dalla servitù allo spirito massonico.
  Protector Sanctae Ecclesiae ora pro nobis.
  Sì, San Giuseppe, prega per noi, per la Chiesa d'Occidente, perché ritrovi la via della fede certa e semplice, quella di sempre, la sola capace di missione.

sabato 28 febbraio 2015

50 anni fa la prima Messa in lingua italiana : si ma nel rito tradizionale e bilingue !

Il Quotidiano Avvenire ha voluto dedicare un Articolo alla prima Messa celebrata dal Beato Paolo VI il 7 marzo 1965 con il Messale riformato italiano-latino a norma dal Concilio Vaticano II e pubblicato il 12 marzo di quello stesso anno con l'imprimatur, in Italia, del Cardinale Giacomo Lercaro, Presidente per la Liturgia della Conferenza Episcopale Italiana.
L' illustre Teologo ( e Compositore ) Mons. Pierangelo Sequeri ha scritto alcune “considerazioni” di circostanza. 
Su Vatican Insider A.Tornielli ha invece sottolineato la provvisorietà temporale del Messale del ’65 protagonista dell’anniversario.
Il titolo del lungo Articolo è eloquente: “Cinquant'anni fa la prima versione del rito romano post-conciliare, introdotta in forma sperimentale nel marzo 1965. È il primo abbozzo della riforma liturgica che porterà al nuovo messale, entrato in vigore nel novembre 1969” . 
L'Articolo di Tornielli reca però qualche inesattezza quando parla di "nuovo rito" : in realtà il Messale del '65 sia pur con alcuni tagli è ancora il Messale Romano che i Padri Conciliari tennero a tutelare.
E’ vero che la brevissima vita del Messale del '65 induce a considerare la sua transitorietà prima dei cambiamenti radicali operati dal Consilium ad exequendam Constitutionem de Sacra Liturgia ma le dichiarazioni di alcuni protagonisti del Concilio fanno  pensare che  dopo la pubblicazione del Messale del '65  la "riforma liturgica conciliare" fosse stata ritenuta conclusa .
L’orientamento liturgico dei Padri Conciliari fu difatti ribadito in occasione del primo Sinodo dei Vescovi quando la cosiddetta “messa normativa” venne "bocciata" alla grande : con 43 non placet, moltissime e sostanziali riserve 62 juxta modum e 4 astensioni.
La determinazione dei 187 Padri Sinodali non bastò perchè appena un anno dopo la stessa rifiutata "messa normativa"  venne imposta d'autorità come "Novus Ordo Missæ".
Non mortifichiamo dunque i ricordi di coloro che hanno vissuto quei momenti : l’Ordo Missae di cinquant’anni fa, come si può chiaramente vedere dalle due foto del Messale, era bilingue e, sostanzialmente, nella forma tradizionale del Messale Romano. 

Dall'Offertorio al Per ipsum le preghiere Sacerdotali erano solo in latino.


Επίσης, σε μας τους αμαρτωλούς ( A.C.)

giovedì 26 febbraio 2015

Chiesa e preti senza carita’ : “perché non c'era posto per loro”

Una ( triste ) realtà dei nostri ( tristi) giorni. 
C’era una volta in una ridente città di provincia un bel gruppo di fedeli, variegato per età e per condizione sociale, unito dall’entusiasmo comune di lodare Dio con le espressioni liturgiche dei loro padri. 
Pregavano assieme ad un piccola comunità di frati : perfetta attuazione dell’ideale “cor unum” di cui tanti parlano ma che pochi riescono ad attuare. 
Due anni fa in piena estate comunicarono ai fedeli che i fraticelli non avrebbero più potuto celebrare la Messa antica … 
La Provvidenza Divina volle però che la celebrazione della S.Messa Gregoriana non subisse interruzione alcuna in quella città e in quella chiesa : ai frati " impediti "infatti subentrò  un giovane e bravo prete venuto “dalla fine del mondo” che, grazie al suo indiscusso carisma e alle belle ed ispirate omelie, ha fatto pure raddoppiare il numero dei fedeli (anche da località  lontane)   . 
Il gruppo cresceva e si rendeva meritevole di bellissimi gesti di carità verso Dio ( culto) e verso i bisognosi. 
Grazie al gruppo della “messa in latino” i fraticelli potevano affrontare più serenamente le spese di gestione della monumentale chiesa; un Organista professionista suonava la Messa assieme ad alcuni cantori professionisti; furono acquistati diversi arredi ed addobbi per le esigenze liturgiche locali ( come fanno un po’ tutti i gruppi liturgici che da sud a nord costituiscono una delle “glorie nascoste” della Chiesa italiana ). 
Ma un brutto giorno il Convento venne chiuso, i frati mandati via e la porta della Chiesa sprangata da un fabbro che cambiò pure le serrature. 
E i fedeli ? 
In mezzo la strada… ( come i nostri fratelli di Amiens : chi ricorda la storia di quegli eroici fedeli ? ) costretti a migrare “verso i monti” per assistere alla Messa antica che il bravo prete, venuto “dalla fine del mondo”, celebra per quei bravi e sfortunati fedeli. 
-Sfortunati perché nessun prete è stato mosso a compassione del loro sfratto cittadino. 
-Sfortunati perché  sono stati sempre osservati dai preti cittadini con supponente gelosia ed  invidia. 
-Sfortunati perché hanno capito che nessun prete dentro le mura cittadine li vuole ospitare “perché non c'era posto per loro”, mentre vengono inaugurati in pompa magna dei "centri" per  i seguaci di altre religioni.
Che figura sta facendo la Chiesa locale nei confronti dei fedeli di questo gruppo ( uno dei più numerosi e attivi in Italia)?
Che figura stanno facendo quei preti che sono stati solo capaci  di far pesare il loro  risentimento contro quelle celebrazioni, rese ancor più splendenti  grazie al volontariato di decine di persone ?
Che "colpa" hanno i gruppi liturgici tradizionali se riescono ad avere la collaborazione di volontari, giovani ed adulti, per il decoro liturgico ? Perchè non fanno la stessa cosa anche gli altri Parroci per le loro (sciatte) celebrazioni ?
Il modo con cui sono stati trattati quei fratelli, sfrattati ed itineranti "per i monti", dovrebbe far arrossire di vergogna il volto di alcuni Consacrati.
Cari fratelli,  sfrattati ed itineranti "per i monti", state a testa alta! Altri si debbono vergognare per la vostra sofferenza : “Perchè se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?”
Quante storie di dilette e pure anime  ( fedeli al Vangelo e al Magistero)  perseguitate dai Sacerdoti "di ghiaccio" che, tappandosi le orecchie e gli occhi continuano a far finta di non sapere che nelle loro chiese e cappelle “non c'era posto per loro”, dovremo narrare nel prossimo futuro "ad perpetuam rei memoriam"?

Επίσης, σε μας τους αμαρτωλούς ( A.C.)

Cardinali che invitano a leggere Lutero

di Cristina Siccardi
 «Dopo cinquant’anni di dialogo ecumenico,
anche per un cristiano cattolico è possibile leggere con rispetto i testi di Lutero
 e trarre vantaggio dalle sue idee».
Questa non è la dichiarazione di un protestante e neppure di un prelato protagonista di un romanzo sulla “fantachiesa”, ma del Cardinale Arcivescovo di Monaco e Frisinga Reinhard Marx, Presidente della Conferenza episcopale tedesca, nonché coordinatore del Consiglio per l’economia istituito dal Papa, il quale ha esternato le sue sconcertanti considerazioni in un articolo pubblicato sul periodico “Politik & Kultur” del 2 gennaio scorso.
Dunque, seguendo il pensiero marxiano, Pontefici, cardinali, vescovi, teologi, santi, martiri per la fede…. compreso tutto il Concilio di Trento, dovrebbero essere cancellati con un colpo di spugna perché, secondo questa soggettiva opinione, «Lutero deve fare da ispiratore alle grandi riforme – spirituali e di governo – che attendono la chiesa nei prossimi anni. Una sorta di bussola che orienti la chiesa, insomma. Dopotutto, il monaco agostiniano “non aveva lo scopo di dividere la chiesa” e, anzi, si può dire – come ha fatto il cardinale Kurt Koch nei mesi scorsi – che “nonostante la data del 1517 sia stata usata e percepita come anticattolica, Lutero a quel tempo poteva considerarsi ancora un cattolico”» (Matteo Matzuzzi “Il Foglio” 8 gennaio 2015).
L’influsso di Lutero sul cardinale Kasper è fin troppo noto. In un nuovo libro dedicato a Papa Francesco, di cui “L’Osservatore Romano” ha pubblicato ampi stralci, il porporato tedesco situa l’attuale Pontefice in una linea di santi e dottori della Chiesa che includono Martin Lutero.
In fondo l’intento del “perseguitato” Lutero era solo quello di «richiamare l’attenzione su ciò che oscurava il messaggio del Vangelo». Misericordia e tenerezza per Lutero, spietatezza contro chi continua a condannare l’eresiarca tedesco. Fra due anni si apriranno per i luterani le grandi celebrazioni dei 500 anni della fondazione della nuova religione, ma l’evento è attesissimo anche da chi ambisce alla progressiva protestantizzazione della Chiesa di Roma, per esempio: il Cardinale Marx, il Cardinale Kurt Koch, il Cardinale Walter Kasper e Hans Küng, professore emerito di teologia ecumenica all’Università di Tubinga.
Il 31 ottobre del 1517 Martin Lutero affisse sulla porta della chiesa di Wittenberg le celebri 95 tesi contro le indulgenze papali. Leone X gli scrisse, chiedendogli di ritrattare le sue idee. Lutero, come gesto di rifiuto, bruciò pubblicamente la bolla papale. In seguito a questi fatti anche l’imperatore Carlo V gli intimò di rinnegare le sue dichiarazioni, ma senza ottenere nulla. Lutero proseguì sulla sua strada di ribellione al Vicario di Cristo, al Capo della Chiesa e a Dio. Invitiamo a leggere la biografia di quest’uomo tormentato che dichiarò guerra a Roma e infierì sul Corpo mistico di Nostro Signore, per comprendere che si è di fronte non ad un modello da prendere in considerazione, ma ad una terribile tentazione.
Ricordiamo, in sintesi, i capisaldi della dottrina luterana:
  1. Salvezza per sola fede: la salvezza non si ottiene a causa delle buone azioni; si ottiene solamente avendo fede in Dio, che può salvare chiunque il Signore decida.
  2. L’uomo compie azioni buone poiché è giustificato dalla grazia di Dio: non perché sia giustificato a causa delle sue buone opere.
  3. Libero esame delle Sacre Scritture (Sola Scriptura): chiunque, illuminato da Dio, può sviluppare una conoscenza completa ed esatta delle Scritture stesse.
  4. Sufficienza delle Sacre Scritture (Sola Fide): per comprenderle non occorre la mediazione della Chiesa, di concili o di papi; ciò che è necessario e sufficiente è la grazia divina.
  5. Negazione dell’infallibilità papale.
  6. I sacramenti sono considerati soltanto il battesimo e l’eucarestia, ma restano validi soltanto se c’è l’intenzione soggettiva del fedele, quindi non possiedono valore oggettivo. Inoltre Lutero riteneva che nell’eucarestia vi sia la consustanziazione non la transustanziazione.
  7. Sacerdozio universale: per ricevere la grazia divina non occorre la mediazione di un clero istituzionalizzato, perché fra l’uomo e Dio esiste un contatto diretto.
Il cardinale svizzero Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, partecipando lo scorso ottobre alla Conferenza della Federazione luterana mondiale, aveva anticipato la presa di posizione di Marx. Mezzo millennio è trascorso dalla Rivoluzione luterana e invece di gloriare la Chiesa tridentina e la Controriforma con i suoi campioni, come san Carlo Borromeo, sant’Ignazio di Loyola, san Filippo Neri – del quale si festeggiano proprio quest’anno i 500 anni dalla nascita – si propone un “maestro” come l’apostata Martin Lutero, dal quale la Chiesa ne uscirebbe sguarnita ed indifesa più di quello che è oggi.
Quale giovane troverebbe ancora le ragioni per farsi sacerdote? Nell’articolo apparso su “L’Osservatore Romano” del 4 gennaio 2015, dal titolo Leggere Lutero con rispetto (http://vaticanresources.s3.amazonaws.com/pdf%2FQUO_2015_002_0401.pdf), è stato ripreso il pensiero del cardinale Marx, ovvero che «Lutero non puntava alla divisione della Chiesa, ma con i suoi sforzi di riforma voleva attirare l’attenzione sulle cose che non andavano bene e che oscuravano il messaggio del Vangelo». Secondo il porporato l’analisi della storia della Chiesa durante l’età della Riforma «ha contribuito in maniera determinante a una valutazione sobria degli eventi del XVI secolo, soprattutto alla consapevolezza che Lutero era radicato nella pietà del suo tempo e ha avviato un processo di cambiamento del pensiero cattolico».
Il cardinale Marx dalle colonne del giornale del Consiglio Culturale tedesco “Politik & Kultur” ha elogiato la Riforma Protestante. Forse la Chiesa del XVI secolo avrebbe dovuto diventare tutta Protestante? Ciò che non avvenne all’epoca viene auspicato 500 anni dopo. Tuttavia è ancora valida la scomunica alle tesi luterane del Concilio di Trento (DS, 1559, n. 9) poiché Lutero ha operato una rottura insanabile tra natura e Grazia, indulgendo anche a tesi di tipo gnostico-manicheo, per le quali la natura è da considerarsi «irredimibile».
In pratica, seppure si immagini un “riformatore” intenzionato a ricercare una fede più pura, alla fine ha negato quasi tutti i Sacramenti e le dottrine della Fede, della Speranza e della Carità. La Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica è stata sfidata dalle idee erronee e violente di Lutero e la Chiesa ha risposto con fermezza per ribadire le verità rivelate da Cristo e tramandate dai suoi Apostoli. Che cosa oggi la Chiesa avrebbe da imparare dal riformatore di Eisleben? Né dalla sua vita pubblica, né dalla sua vita privata, né tantomeno dalla sua teologia soggettiva.
Nell’aprile del 1525 Lutero pubblicò l’Esortazione alla pace a proposito dei dodici articoli dei contadini di Svevia. In questo testo politico, con cui dimostrò di aver scelto definitivamente l’alleanza con i signori feudali, egli prendeva le distanze da quel movimento rurale, esortando i principi tedeschi alla soppressione delle «bande brigantesche ed assassine dei contadini». I suoi ordini ricordano quelli giacobini nei confronti dei cattolici vandeani:
«Che ragione c’è di mostrare clemenza ai contadini? Se ci sono innocenti in mezzo a loro, Dio saprà bene proteggerli e salvarli. Se Dio non li salva vuol dire che sono criminali. Ritengo che sia meglio uccidere dei contadini che i principi e i magistrati, poiché i contadini prendono la spada senza l’autorità divina. Nessuna misericordia, nessuna pazienza verso i contadini, solo ira e indignazione, di Dio e degli uomini. Il momento è talmente eccezionale che un principe può, spargendo sangue, guadagnarsi il cielo. Perciò cari signori sterminate, scannate, strangolate, e chi ha potere lo usi». Quell’incitamento sanguinario, secondo le fonti dell’epoca, provocò 100.000 morti. Lutero, ottenendo ciò, garantì la sopravvivenza della sua Riforma-Rivoluzione.

mercoledì 25 febbraio 2015

Cris+iada a Pistoia il 6 marzo 2015


Dominus Production
è lieta di presentare

un film dai GRANDI valori di FEDE e LIBERTA'
quando  pochi valorosi uomini riescono a cambiare le sorti di un intero Paese

 
La prima a PISTOIA è VENERDI' 06 MARZO ore 21.00
 
repliche MARTEDI' 10 Marzo ore 18.00 e ore 21.00

 presso il
CINEMA GLOBO
Via di Buti, 7, 51100 Pistoia PT


Invitati d'onore alla prima serata:
S.E.R. Mons. Fausto Tardelli, Vescovo di Pistoia
e Samuele Bertinelli, Sindaco di Pistoia.

Per acquisto biglietti on-line:F http://www.cinemaglobo.it/

Per gli acquisti effettuati dai gruppi di almeno 15 persone direttamente in biglietteria entro il giorno prima dello spettacolo il CINEMA applicherà il prezzo di ingresso ridotto invece che intero*

Padre G. Midili (Vicariato di Roma): «Francesco punta sulla liturgia per evangelizzare»

Secondo il direttore dell'Ufficio Liturgico del Vicariato di Roma, la lingua volgare, il cambiamento dei riti (oh, lo ha ammesso!) e lo "spostamento" dell'altare (meglio sarebbe stato dire, il cambiamento dell'orientamento della celebrazione) sono state più che mai positive e necessarie.
Inoltre, interpellato sul ritorno della lingua latina visto come  strumenale al pericolo di una deriva nostalgica e di opposizione all'apertura della Chiesa al mondo contemporaneo (cosa già di per sè errata) ha risposto, ovviamente, in maniera vaga e inconsistente, relegando (c'era da aspettarselo) il latino ad aspetti sentimentalistici e marginali.
La liturgia è uno strumento per evangelizzare. Verissimo!  Ma se celebrata male, non ieraticamente, in maniera pretecentrica (o meglio antropocentrica) e sciatta (per non dire peggio) è causa della perdita del trascendente e del sacro, e, quindi, del fenomeno di  dis-evangelizzazione degli ultimi decenni.
Che ne pensate?  Commenti educati e pubblicabili eh, mi raccomando!

Roberto

Intervista con padre Giuseppe Midili,
direttore dell'Ufficio Liturgico del Vicariato di Roma, sul convegno per il 50°anniversario della prima messa in italiano celebrata da Paolo VI

di G. Galeazzi, da La Stampa, del 21.02.2015

“Uniti nel rendimento di grazie” è il titolo del convegno di pastorale liturgica nel 50° anniversario della prima messa in italiano celebrata da Paolo VI nella parrocchia di Ognissanti. Il 27 febbraio al Teatro Orione di Roma, il Vicariato riunisce esperti e fedeli per discutere della “svolta” conciliare mezzo secolo dopo. Padre Giuseppe Midili dirige l’Ufficio Liturgico e illustra a “Vatican Insider” l’iniziativa della diocesi del Papa.

 Qual è il bilancio cinquant’anni dopo?
“Il bilancio è certamente positivo. L’uso della lingua parlata è stato il segno più evidente della riforma conciliare, che voleva restituire ai fedeli la liturgia come fonte della vita spirituale. La possibilità di celebrare nella lingua del luogo ha reso comprensibili la preghiera liturgica e i testi biblici. Tuttavia il cambiamento dei riti e delle forme celebrative, inaugurato da Paolo VI, trovava nell’introduzione della lingua parlata solo un aspetto di una riforma più profonda, preparata dal Movimento liturgico e sostenuta dagli studi di teologia liturgica pubblicati in quei decenni. Mi riferisco alla posizione dell’altare e del sacerdote rispetto all’assemblea, alla riscoperta di un luogo per la proclamazione della parola (ambone), al recupero della preghiera dei fedeli e del ruolo attivo dei fedeli durante la celebrazione”.

 Cosa ha rappresentato per la liturgia l’introduzione dell’italiano?
“L’introduzione della lingua parlata ha reso possibile la partecipazione piena, attiva e consapevole alla liturgia. Per il bene dei fedeli era necessario individuare forme celebrative che permettessero di «non assistere come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede». I fedeli, assistendo a una liturgia celebrata in una lingua non compresa, hanno cercato forme più accessibili di preghiera, devozioni private da recitare durante la Messa, mentre il sacerdote pregava quasi da solo e il coro eseguiva canti a cui era impossibile partecipare. Grazie alla riforma liturgica e con l’introduzione della lingua parlata sono lentamente scomparse le forme individualistiche dal contesto celebrativo, per restituire centralità alla celebrazione comunitaria, alla quale tutti prendono parte”.

 C’è il rischio che la nostalgia del latino sia strumento di opposizione all’apertura della Chiesa al mondo contemporaneo?
“Questo è un rischio che la Chiesa non corre, perché è per sua natura missionaria, geneticamente aperta e in dialogo con il mondo. L’annuncio del Vangelo rivolto a tutti, secondo il comando di Cristo, trova nella liturgia la sua forma privilegiata: «la Chiesa evangelizza e si evangelizza con la bellezza della Liturgia» (Evangelii Gaudium, 24). Perché ciò si realizzi il Concilio ha indicato nei principi della riforma liturgica la via maestra per il nostro tempo. Non si possono sottrarre all’evangelizzazione energie preziose, lasciandosi condizionare da impulsi nostalgici. É urgente evangelizzare gli uomini di oggi con un linguaggio comprensibile, mentre i sentimentalismi orienterebbero l’attenzione verso aspetti marginali”.

 Qual è il senso del convegno promosso dal Vicariato di Roma?
“Il convegno vuole riscoprire e approfondire le motivazioni che spinsero i vescovi del Vaticano II a promuovere una riforma della liturgia. In questi cinquant’anni sono stati compiuti grandi passi, ma tutto ciò che fu predisposto non sempre è stato attuato. Non è stato sufficiente tradurre in italiano le formule o i testi della Sacra Scrittura; rimane ancora un grande lavoro da compiere: aiutare i fedeli a entrare profondamente nell’esperienza dell’incontro con Cristo, che si realizza nella liturgia. Per fare questo occorre considerare che la liturgia ha un modo di comunicare "speciale", fatto di segni, gesti, parole e silenzio, musica e canto, al quale occorre essere introdotti attraverso un percorso di formazione”.

Papa Francesco ha così a cuore il 50° da presiedere l’Eucaristia nella stessa parrocchia dove Paolo VI celebrò per la prima volta in italiano. Perché?
“La presenza di papa Paolo VI a Ognissanti, nel giorno in cui si inaugurava un nuovo stile celebrativo, esprimeva il desiderio del Vescovo di Roma di pregare insieme al suo popolo, celebrando secondo una prima modalità rituale che era frutto dalla riforma liturgica. Papa Francesco, con la sua presenza, intende sottolineare il significato di quell’avvenimento ecclesiale e invita a valorizzare, sulla scia tracciata dal suo predecessore, la forza evangelizzatrice della liturgia per la Chiesa di oggi”.

lunedì 23 febbraio 2015

IL CARD. SARAH: SEPARARE MAGISTERO E PASTORALE È UNA FORMA DI ERESIA, ÈSCHIZOFRENIA

 Sinodo: il Card. Sarah: "Separare il Magistero dalla Pastorale 
è una forma di eresia, è schizzofrenia"

Il cardinale Robert Sarah, 70 anni, della Guinea Conakry, da poco prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, è una delle voci più autorevoli della Chiesa africana. Di quella Chiesa che al Sinodo dello scorso ottobre si è espressa con fermezza contro l’agenda di chi vorrebbe piegare il Magistero della Chiesa ai desiderata del mondo, su adulterio e omosessualità.
Già avevamo segnalato in passato dichiarazioni lucide e nette del cardinale Sarah. Ne segnaliamo un’altra, brevissima, tratta da un libro intervista uscito da poco in francese, con Nicolas Diat, Dieu ou rien: entretien sur la foi, rilanciata dal blog Rorate Coeli. Parole che fanno capire la santa determinazione con cui Sarah e agli altri prelati africani parteciperanno al prossimo Sinodo di novembre.  
«L’idea di mettere il Magistero in una graziosa scatola separandolo dalla pratica pastorale – la quale può evolvere a seconda delle circostanze, delle mode e delle passioni – è una forma di eresia, di patologica schizofrenia. Io affermo solennemente che la Chiesa d’Africa si opporrà a ogni forma di ribellione contro il Magistero di Cristo e della Chiesa».

In memoria di Mario Palmaro


Il prossimo 9 marzo ricorre il primo anniversario della scomparsa del Professor Mario Palmaro. Per onorare la memoria di questo credente in Cristo, che ha difeso la Fede e la vita con coraggio e determinazione, sono in programma diverse iniziative annunciate dal sito Riscossa Cristiana.
Ricordiamo, inoltre, che dal 2 marzo p.v. sarà in distribuzione il libro Mario Palmaro. Il buon seme fiorirà, curato da Alessandro Gnocchi, con il quale Palmaro ha strettamente condiviso la buona battaglia. Il testo, pubblicato da Fede & Cultura, raccoglie scritti di amici e colleghi, che testimoniano sia l'opera intellettuale, sia la vita personale del docente lombardo. (C.S.)

 Saranno celebrate in suffragio di Mario Palmaro 
le seguenti Sante Messe in rito gregoriano:
  • Domenica 8 marzo, ore 18,45, a Monza, nella chiesa delle Suore Sacramentine (in via Italia 37).
  • Lunedì 9 marzo, ore 18, nel Duomo di Monza.