martedì 2 settembre 2014

ESCLUSIVO di "Notions Romaines": Benedetto XVI ha ricevuto il direttore del Pellegrinaggio Populus Summorum Pontificum

Apprendiamo dal nuovo e ben fatto blog "Notions Romaines" questa bella notizia! 
Traduzione frettolosa, vista l'ora (00:24) che ci proponiamo di migliorare. http://notionsromaines.com/2014/09/01/exclusif-benoit-xvi-recoit-juventutem-et-salue-le-peuple-summorum-pontificum/#more-1311

Lunedi 1 settembre 2014, il papa emerito  ha concesso nel tardo pomeriggio Cosimo Marti, fondatore e tesoriere della Federazione Internazionale Juventutem accompagnato da Giuseppe Capoccia, direttore del pellegrinaggio "Summorum Pontificum Populus."

Nel luglio di quest'anno, in coincidenza con il settimo anniversario del Motu Proprio Summorum Pontificum del 7 luglio 2007 Cosimo Marti ha ricevuto tramite la Nunziatura Apostolica di Berna - sede in Svizzera di Juventutem   - una lettera che non era ormai più attesa. Come molti cattolici, egli aveva  cercato invano un'udienza con Benedetto XVI prima di rinuncia all'esercizio del papato.
Dopo il ritiro del Santo Padre, egli aveva considerato la sua richiesta come archiviato e aveva dimenticato.
Che sorpresa per lui la lettera del vescovo Gänswein invitandolo a incontrare il papa in pensione Vaticano emerito!
Avendo letto il Permesso di essere accompagnato da una persona, Cosimo Marti ha scelto Giuseppe Capoccia, originario della Puglia come lui e, soprattutto, amministratore delegato di Summorum Pontificum Coetus Internationalis, che, dal 2012, ha organizzato il pellegrinaggio internazionale del "popolo Summorum Pontificum" del popolo a Roma la cui prossima edizione si terrà a fine ottobre. Va detto che il pellegrinaggio ospiterà quest'anno, riuniti intorno al loro cappellano, Padre Malleray, FSSP, la Federazione Juventutem che quest'anno festeggia il suo 10 ° anniversario. Venerdì 24 ottobre, il Cardinale Pell, Prefetto per l'economia della Santa Sede, e celebrerà una Messa pontificale nella chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini, in ringraziamento per Juventutem.

Ricordiamo che il cardinale Pell ha officiato solennemente per Juventutem alla GMG di Colonia nel 2005, che ha segnato la prima partecipazione ufficiale dei cattolici legati alla Messa tradizionale in un evento pubblico nella Chiesa. Era stata anche la prima Gmg con papa Benedetto XVI, che aveva dato la sua benedizione a Juventutem in questa occasione. Meno di due anni dopo, nella sua lettera ai vescovi che accompagna il motu proprio Summorum Pontificum, ha certamente pensato alle migliaia di giovani delegazione Juventutem a Colonia quando scrisse: "Subito dopo il Concilio Vaticano II si poteva supporre che la la domanda per l'uso del Messale del 1962 sarebbe limitata alla generazione più anziana che era cresciuta con lui, ma nel frattempo è emerso chiaramente che anche giovani persone scoprono questa forma liturgica, si sentono attirate e vi erano una forma di incontro con il Mistero della Santissima Eucaristia, particolarmente adatto a loro. "

Uno molto emotivo, come l'altro, prima di attraversare il cancello di Sant'Anna, che segna il confine della Città del Vaticano e portatori di innumerevoli intenzioni di preghiera, Cosimo Marti e Giuseppe Capoccia ci hanno detto di avere un desiderio : la testimonianza di Benedetto XVI per il riconoscimento e l'affetto che egli porta i giovani Summorum Pontificum, lasciando il resto nelle mani della Provvidenza e Papa emerito.

lunedì 1 settembre 2014

Il Card. Cañizares "mandato" a Valencia (e non più a Madrid). Punizione? Chi verrà al Culto Divino?


Si apre una nuova era nella storia della Chiesa spagnola: Papa Francesco ha accettato le dimissioni per raggiunti limiti d'età del settantottenne cardinale Antonio Maria Rouco Varela e ha nominato nuovo arcivescovo di Madrid Carlos Osoro, attuale pastore di Valencia. Al posto di quest'ultimo è destinato il cardinale Antonio Cañizares Llovera, Prefetto del Culto divino, che fa così ritorno nel suo Paese dopo aver trascorso cinque anni e mezzo nella Curia romana occupandosi di liturgia.
Cañizares, 69 anni il prossimo ottobre, è originario di Utiel, paese della comunità autonoma valenciana. Teologo, detto «il piccolo Ratzinger», è stato vescovo di Avila nel 1992, trasferito a Granada nel 1996 quindi alla sede primaziale di Toledo nel 2002. Creato cardinale nel 2006, nel primo concistoro di Benedetto XVI, è stato chiamato a Roma nel dicastero che si occupa della liturgia nel dicembre 2008. La sua nomina doveva segnare la rinnovata attenzione verso la liturgia voluta da Papa Ratzinger.
In questi anni trascorsi in Curia Cañizares non ha mai troncato i rapporti con la Spagna e in molti avevano profetizzato che sarebbe stato il successore di Rouco nella capitale. Ritorna invece a Valencia, una grande diocesi, nella terra in cui è nato: sarà il secondo arcivescovo della città con la porpora nell'ultimo secolo, dopo Agustín García-Gasco. Diverse fonti autorevoli hanno confermato a Vatican Insider che è stato lo stesso Prefetto del Culto divino a chiedere a Papa Francesco di poter tornare in una diocesi spagnola.
Il nuovo arcivescovo di Madrid, Carlo Osoro Sierra - originario di Castañeda in Cantabria, già vescovo di Orense e quindi di Oviedo, prima di essere trasferito a Valencia nel 2009 - ha 69 anni ed è soprannominato «il Francesco spagnolo», per la sua sintonia con la chiamata a una Chiesa «in uscita» come ripete Papa Bergoglio. È stato da poco eletto vicepresidente della Conferenza episcopale spagnola.
Con l'annuncio odierno finisce il ventennale episcopato madrileño di Rouco Varela: il cardinale in questi anni ha esteso la sua influenza sulla Conferenza episcopale spagnola, ed è stato decisivo nelle nomine dei nuovi vescovi. Notoriamente vicino alla parte più di destra del Partito popolare - ma non all'attuale premier Mariano Rajoy - l'ormai ex arcivescovo di Madrid è stato un fiero oppositore del governo socialista di Zapatero.
Non è stato invece pubblicato il nome del nuovo Prefetto del Culto divino, che prenderà il posto di Cañizares. Evidentemente la decisione finale da parte del Papa non è stata ancora presa.

Sant'Elpidio a Mare: Festa del Patrono senza il Santo ma con " fate e maghetti ".

Sant'Elpidio  a Mare , Perinsigne Collegiata,  Altare Maggiore , sul retro, sarcofago romano IV secolo dove sono conservate le reliquie dei Santi patroni della Città.
"L’anno scorso ci fu la vicenda della festa coi profilattici in piazza, quest’anno i maghetti. 
Il sacerdote [Don Enzo Nicolini, Arciprete della Perinsigne Collegiata a cui va anche l'indiscusso merito di aver effettuato il grandioso restauro della Chiesa/madre della storica cittadina compresa la creazione del Museo della Collegiata N.d.R.] aveva già storto il naso qualche settimana fa, in occasione dell'Insolito festival, una due giorni tutta dedicata alla magia. 
Ma aveva scelto il silenzio. 
Stavolta, invece, si è fatto sentire. 
Come aveva fatto qualche mese fa, in occasione del venerdì Santo, con la scelta a sorpresa di effettuare la processione in assoluto silenzio, come segno di protesta verso il disinteresse a problemi di degrado e spaccio di droga nei pressi della chiesa." 
Il Corriere Adriatico con l'articolo: Don Enzo: "Una festa del patrono senza Santo" ha voluto dare giusta visibilità alle preoccupazioni del Parroco di una delle più belle e storiche cittadine del Fermano (Provincia ed Arcidiocesi Metropolitana di Fermo ): " la Città delle tradizioni "in cui Fede, Arte e Musica Organistica riescono puntualmente a portare nel Centro Storico visitatori provenienti da tutta Italia soprattutto in occasione dell'Accademia Organistica Elpidiense, giunta alla quarantesima edizione. (QUI
L'articolo citato riporta altre amare considerazioni espresse dal Parroco: "Si fa la festa del patrono, ma il santo non viene nominato nemmeno! Fino a qualche anno fa, c'era l'immagine di Sant'Elpidio a cavallo ora non c'è più nemmeno il nome del santo, si parla solo di feste patronali. Ma chi, cosa festeggiamo? Non si sa.  Abbiamo perso il senso autentico di questa celebrazione. ... Poi vedo che oggi (ieri pomeriggio, ndr) qui alla Torre gerosolimitana, dove pochi mesi fa è accaduto un fatto tragico, ci sarà uno spettacolo per bambini con fate, fantasmi e maghetti. Ma che c'entra questa città, che c'entrano le feste patronali, con fate e maghetti? E' necessario ritrovare lo spirito di comunità intorno alla figura religiosa che dà il nome alla città!". 
Anche questa dolorosa vicenda, che offende la devozione del popolo elpidiense, ci fa sentire ancor più  vicini a don Enzo ed a tutti coloro che in ogni parte cercano di tenere vive e visibili le " Radici Cristiane " nella nostra nebbiosa società.
Ci è l'aiuto in questi sani e santi propositi l'Omelia che il  nuovo Vescovo di Macerata Mons. Nazzareno Marconi  ha pronunciato ieri in occasione della Festa di San Giuliano Ospitaliere Patrono della Città. 
Ne riportiamo alcuni passi:  "non si può costruire il presente ed il futuro, senza la memoria viva e condivisa del passato." ... 
Per questo il libro del Siracide, nella prima lettura di oggi, ci invita: “Considerate le generazioni passate e riflettete: chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso?”. 
E’ il valore della memoria credente, che oggi la liturgia ci invita a celebrare. Il nostro mondo contemporaneo invece sembra avere dimenticato questa sapienza. 
E’ un mondo senza memoria, che non percepisce il valore del ricordo. 
Il motivo è semplice e tragico: la società dei consumi in cui viviamo ha bisogno di masse, caratterizzate come “spettatori” degli innumerevoli spot commerciali e come “votanti” conquistabili dagli spot elettorali. 
Gli uni e gli altri è bene che non guardino al passato, neppure a quello recente. 
Questo sguardo ricco di memoria potrebbe farci ricordare che gli acquisti fatti in passato, con l’illusione di trovare la felicità, si sono mostrati un imbroglio. 
Abbiamo soddisfatto desideri materiali, ma il cuore è rimasto vuoto e deluso. ... 
Cercheremo perciò di tornare alle radici della nostra identità cristiana, nutrita della memoria della nostra chiesa diocesana, dei suoi pastori del passato e dei suoi santi. 
La tradizione credente, la fede popolare, sono il luogo vivo di questo ricordo. 
La fede popolare è un tesoro prezioso, sempre bisognoso di purificazione e di rinnovamento, ma che non dobbiamo perdere, anzi dovremo passarlo rinvigorito e purificato, alle nuove generazioni" .

Tutta l'Omelia di Mons. Marconi  QUI



                    Questa  la locandina della Festa del Patrono 2014 criticata da don Enzo

La sofferenza salva dall'ambiguità


Editoriale "Radicati nella fede"
Settembre 2014

  Le difficoltà non sono sempre un male, non sono certamente un male in sé. Questo è vero per la vita personale e lo è anche per la vita pubblica. È vero per la vita spirituale ed è vero, verissimo, anche per la vita della Chiesa.
 Il male è uno solo: perdere Cristo e la sua grazia. Il male è la dannazione, non la sofferenza.
 Siamo così immersi nella mentalità pagana di questo mondo da non accorgerci più che ragioniamo come esso. Troppe volte per noi il male è soffrire e, ed è peggio, valutiamo la bontà delle cose, la giustezza delle decisioni e delle opere intraprese, dal fatto che esse ci diano o no serenità e tranquillità. Se non ci fanno soffrire, le cose per noi sono buone.
 Questo modo di pensare e di pesare le cose è quanto di più lontano dal cristianesimo ci sia. In esso passa il rifiuto pratico della Croce di Cristo.
 Questo è vero per ogni cosa, anche per il ritorno alla Tradizione e alla Messa di sempre.
 In questi anni, dopo la promulgazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, con il quale sua santità Benedetto XVI dichiarava apertamente che la Messa tradizionale non fu mai abolita e dava facoltà ai sacerdoti di tornare a celebrarla; dopo la sua entrata in vigore nel settembre di sette anni fa', molti si spaventarono così tanto delle resistenze messe in campo dalle curie diocesane contro il ritorno della Tradizione nella Chiesa, da gettare la spugna fin dall’inizio, in quella che doveva essere una “gloriosa battaglia”.
 Molti sacerdoti, convinti in cuor loro che fosse necessario tornare alla Messa “Tridentina”, si spaventarono dei possibili provvedimenti punitivi nei loro confronti e non fecero più nulla; così i fedeli a loro affidati non ebbero nemmeno il tempo di rendersi conto della posta in gioco.
 Osiamo dire che tutti questi provvedimenti punitivi, nei riguardi dei sacerdoti decisi a celebrare secondo l’antico rito, fatti di resistenze- minacce- piccole o grandi restrizioni-trasferimenti o confinamenti, che in sè sono ingiusti, sono stati anche un bene.
 Sì, le sofferenze che ci hanno causato, le sofferenze causate ai sacerdoti e ai fedeli che domandavano di abbandonare la disastrosa riforma liturgica post-conciliare, sono stati in fondo un bene che Dio ha provvidenzialmente permesso, affinché la lotta per vivere e morire da cattolici, e non da cripto-protestanti, fosse purificata.
 Che cosa intendiamo dire? Semplicemente che le sofferenze vissute per Cristo, oltre a santificare chi le vive con Lui, preservano dal male più profondo per la Chiesa di questi tempi, che è l'ambiguità!
 Come è avanzato il disastro nel Cattolicesimo moderno? Esattamente con il metodo dell'ambiguità: apparentemente nella Chiesa si salvava qualche aspetto tradizionale, ma lo si svuotava di contenuto vero e lo si reinterpretava secondo una mentalità non più pienamente cattolica. Nel post-concilio è avvenuto così, traducendo prima la messa in italiano, poi cambiandone i testi, poi ripensando il sacerdozio in modo più democratico, fino a giungere alle ipotesi moderne di modificazione della morale e della disciplina dei sacramenti (vedi ad es. la richiesta della comunione per i divorziati risposati in civile). L'ambiguità è il metodo del modernismo pratico nella Chiesa: fingere rispetto per la Tradizione, cambiando di fatto la fede e la morale in nome dell'adattamento ai tempi mutati e in nome di un approfondimento della fede stessa.
 L'ultima arma del demonio sarebbe stata quella di permettere qualche messa tradizionale qua e là, dentro un contesto ecclesiale di fatto modernista e protestantizzato, così da “anestetizzare” la coscienza dei sacerdoti e fedeli tradizionali.
 All'epoca dell'immediato post-concilio il demonio addormentò la coscienza di molti cattolici in nome dell'obbedienza: quanti vescovi, preti e fedeli, piangendo, sacrificarono la Verità sull'altare di una falsa obbedienza, aprendosi alle novità pericolose; oggi, in un epoca non più cristiana e sostanzialmente disobbediente, il demonio usa un’altra arma, quella dell'unità. Così nella Chiesa ti possono concedere un po' di Tradizione, purché non diventi una scelta esclusiva, altrimenti - ti dicono - rompi l’unità. In nome dell’unità della Chiesa ti chiedono di accettare tutte le riforme e innovazioni che oggi vanno per la maggiore, e che stanno letteralmente bruciando il campo di Dio, dimenticando che l’unità si fa sulla fede.
 Ecco perché le resistenze delle gerarchie, le sofferenze di duri provvedimenti, sono un dolore buono, perché ci salvano dall'inganno di una falsa obbedienza e di una falsa unità. In una parola ci salvano dall'ambiguità.
 Tornare alla Messa della Tradizione, senza abbracciare tutto il Cattolicesimo della Tradizione, sarebbe una mortale follia. Follia sarebbe mischiare Messa tradizionale e apostolato “modernistico”. Ma da questa mortale follia ci salva proprio la sofferenza.
 Sì, perchè la sofferenza delle piccole e grandi persecuzioni da parte dei fratelli nella fede, ci dice che la vita cattolica di oggi, così come è vissuta e propagandata, non ha proprio nulla a che fare con la Tradizione della Chiesa.
 Certo, tornerà forse un po' di latino in qualche canto; rispolvereranno abiti e stendardi per le processioni... ma vivranno tutto questo in modo troppo umano e non cristiano. Ci sarà la facciata di un folklore tradizionale, ma dentro ci potrà essere una “congregazione protestante”.
 Allora, benedette le piccole e grandi sofferenze che dovremo vivere, le piccole o grandi emarginazioni di cui saremo oggetto, cari sacerdoti e fedeli; benedette se ci impediranno questo inganno mortale, facendoci cercare in tutta umiltà la grazia di Cristo nella Chiesa di sempre.

La storia conferma la verità cattolica sul culto alla Madonna Santissima

Per iniziare " in modo mariano " il Mese di Settembre 

Pensate che la più antica e famosa preghiera rivolta a Maria, Sub tuum praesidium, è stata trovata in un papiro egiziano, copto, che secondo molti studiosi risale al 111 dopo Cristo, quindi in epoca antichissima. [QUI lo studio musicale dell'Antifona gregoriana del celebre Maestro Giovanni Vianini, Cantore, Organista e Direttore della Schola Gregoriana Mediolanensis, Basilica di San Marco, Milano N.d.R.]
Ed è una preghiera, una richiesta di intercessione rivolta dai primi cristiani alla Vergine Maria. Ascoltiamo questa preghiera antichissima: "Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio santa Madre di Dio. 
Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta". 
Dunque, se noi cattolici invochiamo Maria e le chiediamo di intercedere presso Dio, di proteggerci e di liberarci dai pericoli, facciamo quello che hanno sempre fatto i veri cristiani, dalle origini e fino ai nostri giorni. In terzo luogo, noi cattolici prestiamo culto a Maria cercando di imitarne le virtù. 
Questo culto è fondato sulla specialissima e singolare santità di Maria, che l'angelo ha chiamato "Piena di Grazia"
La storia offre conferme. 
Se visitate le catacombe di Priscilla, a Roma, le catacombe dove si radunavano i primi cristiani, troverete una rappresentazione che risale al III secolo dove si vede bene la figura di un vescovo che, nell'atto di imporre il sacro velo ad una vergine cristiana, le addita come modello Maria, che è lì dipinta col bambino Gesù in braccio.
Come vedete, i primi cristiani erano convinti che la Vergine Maria fosse un esempio da imitare, specialmente da coloro che sceglievano la verginità consacrata come stile di vita al servizio di Dio. 
La storia conferma che i cattolici, venerando Maria e cercando di imitarla non inventano niente di nuovo, ma ripetono ciò che i veri cristiani hanno sempre fatto. 

Dalla pagina Facebook : Il Protestantesimo è fallito ( Suggeriamo una piccola - realistica -  modifica al titolo della pagina fb : Il Protestantesimo sarebbe fattito da un pezzo se negli ultimi decenni  non avesse ricevuto nuovo ossigeno vitale dal clero progressista cattolico N.d.R.) 

I testi :

Greca
Ὑπὸ τὴν σὴν εὐσπλαγχνίαν,
 καταφεύγομεν, Θεοτόκε.
Τὰς ἡμῶν ἱκεσίας,
μὴ παρίδῃς ἐν περιστάσει,
ἀλλ᾽ ἐκ κινδύνων λύτρωσαι ἡμᾶς,
μόνη Ἁγνή, μόνη εὐλογημένη.

Versione Romana 
Sub tuum praesidium confugimus, 
 Sancta Dei Genetrix. 
Nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus, 
sed a periculis cunctis libera nos semper, 
Virgo gloriosa et benedicta 

Versione Ambrosiana (  più vicina al testo originale )
Sub tuam misericordiam confugimus 
Dei Genitrix 
(ut) nostram deprecationem 
ne inducas in tentationem sed de periculo libera nos 
 sola casta et benedicta 



Επίσης, σε μας τους αμαρτωλούς

sabato 30 agosto 2014

Gli studi scientifici hanno confermato la storia tradizionale dell’Icona bizantina della Madonna dell’Elemosina di Biancavilla

 Domani, ultimo giorno della grande Festa Estiva, sul sagrato della Basilica Collegiata , addobbato da preziosi drappi , Sua Eccellenza. Mons. Giuseppe Sciacca, catanese, Vescovo titolare di Fondi, Segretario Aggiunto della Segnatura Apostolica officerà il Solenne Pontificale . 
Nell’ultima domenica del mese di agosto per antica tradizione la città di Biancavilla fa memoria delle sue origini e rilegge la sua storia con gli occhi della fede, ritrovandosi attorno alla Madre che è ritenuta da sempre la vera fondatrice della comunità. 
La bellezza di questa festa è tutta nel grande concorso di popolo, una festa di famiglia, in cui i figli si ritrovano attorno alla Madre.


La venerazione delle Icone non riguarda la tavola materiale ma il soggetto in essa raffigurato” 

Il secondo Simposio di studi sull’Icona di Maria SS. dell’Elemosina ( venerata nella Basilica Collegiata di Biancavilla, vivace cittadina dell’Arcidiocesi di Catania ) ha avuto il pregio di sottolineare il grande valore artistico, teologico e spirituale dell’icona biancavillese, smentendo le fantasiose ricostruzioni di chi ha affermato che sarebbe un’opera del tardo 500 addirittura attribuibile ad uno dei Niger. 
Si tratta di una purissima icona bizantina – ha affermato il papas Michele M. Pirotta probabilmente opera di un monaco basiliano, come attestano le lettere del retro dell’icona. 
Non sarebbe neppure strano che sia stata portata dagli esuli in fuga dall’Albania. 
Anche i cristiani di Costantinopoli, costretti alla fuga a seguito dell’invasione musulmana della città, portarono con sé tra le cose più preziose le Sante Icone. 
Per la cultura orientale, infatti, l’icona è un elemento di grande valore, è luogo di presenza, finestra dell’invisibile sul visibile, luogo di sintesi e di incontro tra cielo e terra. 
L’Icona non è un idolo, poiché la venerazione rivolta alle Icone non riguarda la tavola materiale ma il soggetto in essa raffigurato, come sancito dal Concilio di Costantinopoli II. 
L’Icona è sporgenza di Dio che si affaccia sul mondo per donare il suo sguardo di Misericordia. 
Questo in particolare è il messaggio dell’Icona di Biancavilla”. 

Molto apprezzato l’intervento di P. Michele, dell’Eparchia greco-cattolica del Gran Varadino (Romania) e assistente spirituale degli Albanesi di Lombardia, per la profondità e la ricchezza di espressioni efficaci ed incisive. 

Placido Antonio Sangiorgio, impossibilitato a presenziare, ha inviato un contributo scritto in cui ha esposto i dati delle sue ultime ricerche. 
In particolare, il Direttore del museo bizantino di Atene ha affermato che si tratta di una splendida icona bizantina di scuola cretese, databile ai primi del 1500. 

L’intervento di Sangiorgio ha smontato la recente ricostruzione di Giosuè Salomone, che non tiene adeguatamente conto delle iscrizioni del retro dell’Icona e delle dimensioni del dipinto, che non poteva essere certamente un regalo per un matrimonio. 
Inoltre, cita uno studio del Pisano del sec. XIX in cui l’Icona di Biancavilla è indicata tra le opere d’arte più significative della Sicilia e che non può certamente essere messa in connessione con le opere dei Niger. 
Ulteriori contributi sono stati offerti dal Papas Giorgio Caruso dell’Eparchia di Piana degli Albanesi, che ha richiamato la lunga tradizione degli Albanesi di Sicilia che hanno riconosciuto nell’icona della Madonna dell’Elemosina di Biancavilla l’icona portata originariamente dai padri. 
Il Prof. Matteo Mandalà, dell’Università di Palermo, infine, ha esposto le ultime ricerche sulle migrazioni degli albanesi, evidenziando come Biancavilla sia stato un centro cruciale nel passaggio da Messina verso la Sicilia occidentale. 
Il Prof. Mandalà, inoltre, ha effettuato un’analisi dei cognomi diffusi a Biancavilla nel sec. XVI e corrispondenti ai cognomi presenti anche a Piana degli Albanesi e negli altri centri. 
Il presidente dell’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina” Giuseppe Santangelo e il Prevosto della Collegiata don Pino Salerno hanno espresso la loro soddisfazione per la serata di studi che ha avuto il merito di approfondire aspetti significativi della nostra storia e cultura. 
Gli interventi sono stati moderati dal dott. Alessandro Scaccianoce, che ha offerto una breve riflessione sul mito di fondazione della città di Biancavilla. 
Tale mito – ha detto Scaccianoce – rappresenta una rilettura di fede degli eventi e degli accadimenti storici da parte. 
Come tale, esso non può essere soggetto ai criteri vero/falso della critica storica, ma mantiene la sua validità perenne”. 




La venerata Icona bizantina con e senza il prezioso rivestimento
d'argento e oro ( che si mette solo in occasione delle feste ) . 

«Neanche i diavoli… questa gente viene dall’inferno. A Mosul da oltre due mesi non si recita più una preghiera »

Nei giorni scorsi l’intervista di Mons. Shlemon Warduni, vescovo ausiliario del Patriarcato di Babilonia e presidente della Caritas irachena,  a Famiglia Cristiana  sulla situazione dei cristiani in Iraq e in Siria : “Si sono aperte le porte dell'inferno e sono usciti tutti i diavoli. Il maligno si è scatenato”
Lo stesso Prelato, invitato al Meeting  CL di Rimini ha rilasciato la presente intervista raccolta da Leone Grotti su I Tempi .


 
«Lo Stato islamico viene dall’inferno, neanche i diavoli saprebbero trovare mezzi peggiori per far tanto male alla gente»
agosto 29, 2014, di Leone Grotti 

Al Meeting di Rimini abbiamo incontrato il vescovo ausiliare di Baghdad Shlemon Warduni: «Finora comunità internazionale e cristiani non hanno fatto niente di pratico per noi».
Rimini . «Non sappiamo da dove viene questa gente, probabilmente dall’inferno perché neanche i diavoli saprebbero trovare modi più terribili per far tanto male alla gente». 
Non usa mezzi termini il vescovo ausiliare di Baghdad dei caldei, Shlemon Warduni, che al Meeting spiega a tempi.it di essere molto preoccupato per la sorte degli iracheni e dei cristiani, cacciati dalle loro case di Mosul e della piana di Ninive dai terroristi dello Stato islamico. 
Inoltre, afferma, è deluso perché «finora la comunità internazionale e anche i cristiani non hanno fatto niente di pratico per aiutarci». 

Eccellenza, qual è la situazione dei cristiani rifugiati in Kurdistan? 
La sorte di tutti i cittadini iracheni è la stessa. 
Tutti sono inquieti, non solo i cristiani, perché mancano pace e sicurezza da tanti anni. 
Ma in questi ultimi mesi è successa una cosa che non avremmo mai potuto neanche immaginare: questi malviventi hanno costretto i cristiani e tutte le minoranze a scappare in massa. 
I cristiani vivevano a Mosul da duemila anni e ormai da oltre due mesi non si recita più una preghiera in città. 
Forse questa gente viene dall’inferno, sono peggio dei diavoli. 
Per questo noi abbiamo gridato ad alta voce per chiedere aiuto a tutto il mondo: ai cristiani, ai musulmani, agli atei, a tutta la gente di buona volontà. 
Perché il nostro popolo, i nostri fedeli, i nostri vecchi, i nostri bambini non vengano maltrattati in questo modo cattivo e terribile. 

Di cosa hanno più bisogno gli sfollati? 
Prima di tutto hanno bisogno di un tetto, perché molti di loro dormono sotto il sole con questo caldo terribile e al buio di notte, mentre prima avevano delle case belle e ordinate. 
Poi hanno bisogno dei viveri e dei vestiti, perché quando sono stati cacciati li hanno saccheggiati, hanno preso da loro tutto ciò che avevano. 

 […]
La comunità internazionale deve intervenire militarmente? 
La comunità internazionale può prima di tutto impedire che le armi arrivino a questa gente cattiva. Poi può inviare le forze internazionali per proteggere la nostra gente. Infine, può liberare questi nostri villaggi e città dalle mani dei malviventi per ridare a noi cristiani e ai cittadini delle altre minoranze i nostri leciti diritti. 
Oggi stanno cercando di sradicarci da questa terra. 
Ogni settimana si pregava e si celebrava la Messa a Mosul. 
Quanta gente oggi piange così: “Un’altra domenica senza Messa, senza partecipare al Corpo e al Sangue di Cristo”.  [Anzi che da noi... Chi  piangerebbe nel nostro già opulento e scristianizzato  Occidente per non poter osservare il precetto festivo a causa della mancanza della celebrazione del Santo Sacrificio della Messa ? N.d.R.]
Ma c’è una cosa ancora più penosa di tutto questo. 

Quale? 
La comunità internazionale finora ha fatto pochissimo, malgrado le grida che si sono levate dal nostro popolo da oltre due mesi. 
Anche i cristiani, cosa hanno fatto? 
Finora non abbiamo visto niente di pratico. 
E quindi noi alziamo la voce, tutti quanti chiediamo che il Signore dia la grazia a tutte le persone perché ci aiutino. 

Continua QUI

Requiem per lo “Spirito del Concilio“. Solo negli USA però, in Italia invece…


Negli U.S.A. la distruzione e la dissoluzione della Sacra Liturgia è stata perpetrata assai prima di noi .
I drammatici risultati non si sono fatti attendere : la decimazione del clero diocesano e , in maniera ancor più vistosa, degli ordini religiosi . 
Dopo la furia rivoluzionaria post conciliare che ha falciato in pochi anni quanto  gli eroici cattolici americani avevano faticosamente costruito con le sole armi della devozione e della santità, la Provvidenza ha riservato proprio ad alcune Diocesi statunitensi la consolazione di mostrare al resto del mondo cattolico una nuova ed irrevocabile ripresa della Tradizione Cattolica . 
L'aspetto più visibile di questo nuovo modo di  " fare chiesa "  lo si percepisce soprattutto nella Sacra Liturgia - portata avanti, specie nella forma antica cosiddetta " straordinaria " da un Clero giovane , deciso e coraggioso. 
Daltronde dopo averne viste di tutti i colori la Comunità Cattolica statunitense per ispirazione dello Spirito Santo, che sempre assiste la Chiesa, ha cambiato registro dandosi una nuova impostazione soprattutto liturgica  da offrire alle  nuove generazioni  come antidoto per reagire alla peste lacista e modernista che tenta di abbattere assieme alla Chiesa Cattolica la civiltà cristiana e dignità dell'uomo.
In Italia la maggior parte dell'attuale Episcopato ,  indottrinato ideologicamente nei sempre più deserti Seminari, dove si respira ancora il pesante puzzo sessantottino, è decisamente contraria ad ogni espressione tradizionale non essendo  obiettivamente in grado di comprendere il fenomeno della rinascita dell'antica Liturgia soprattutto nei giovani :   l'avvenimento ecclesiale più importante ed incomprensibile in questo segmento storico della Chiesa . 
L'aumento considerevole dei Gruppi Stabili dei fedeli legati all'antica Liturgia ( in cui partecipano molti giovani ) ha dimostrato che NON si tratta di una fatua e effimera una moda  chic   che, come tutte le mode, finirà ...   
Ne è prova, paradossalmente la  continua persecuzione psicologico / pratica ad opera del Clero progressista contro i Sacerdoti , i Religiosi ed i Laici che desiderano seguire la Santa Liturgia avvalendosi delle espressioni oranti dei padri che coinvolge  in uno squallido  " pactum sceleris " anche  potenti ed onnipotenti gruppi carismatici .
Ciò nonostante i nostri Gruppi resistono ad ogni tipo di  persecuzione, sottile o grossolana che sia,  di coloro che dovrebbero  attuare umilmente una legge liturgica della Chiesa.
Rimane per questo incomprensibile , agli occhi di tutti coloro che amano la Santa Madre Chiesa con amore incommisurabile, che  gli Eccellentissimi Presuli , che pure si fanno vedere dovunque,  dalle situazioni laiche e religiose più disparate, si pongono invece assai lontano dalle celebrazioni dei " Gruppi Stabili " portate avanti  in maniera eroica, con grande sacrifici personali .
Pare evidente che per questo tipo di  Vescovi esistono fedeli di serie A e di serie B .
Un Padre Cappuccino ci suggeriva di mettere in risalto, ad esempio dei nostri fratelli nord americani, che si sta creando un " nuovo modo di fare Chiesa "  in cui "  secondo la Sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia ". 

Επίσης, σε μας τους αμαρτωλούς
 

CINCINNATI, Giovedì scorso e’ stata celebrata una Messa Solenne da Requiem nella Chiesa di San Martura nel centro di Cincinnati in suffragio dello Spirito del Concilio Vaticano II, di 52 anni che Martedì scorso è morto tranquillamente nel sonno  dopo aver sofferto una malattia progressivamente invalidante. 
Negli ultimi dieci anni della sua vita una nuova generazione di sacerdoti ha riesaminato il Concilio alla luce della Sacra Tradizione. … 
" Mentre la morte dello Spirito del Vaticano II era certamente attesa, siamo stati lieti di offrire la Messa per il suo riposo. "  …
Una parrocchiana ha significativamente dichiarato: 
"Non avevo visto paramenti neri da quando ero una bambina.
E tanto quanto io amo la canzone “ su ali d’ aquila” il canto della sequenza del Dies Irae mi ha fatto pensare intensamente ai Novissimi. "

Lo spirito del Vaticano II era sopravvissuto alla progressiva  diminuzione e all'invecchiamento di un numero considerevole di  hippies  che erano usciti dai seminari negli anni '70.
Della loro presenza rimangono che alcuni sbiaditi striscioni, mentre i tamburelli attualmente giacciono impolverati nei depositi . 




mercoledì 27 agosto 2014

Mons. Galantino: «No alle celebrazioni settoriali. Accorciare le distanze . Accoglienza e comprensione per i divorziati risposati»

Accoglienza e comprensione per i divorziati risposati. 
Lo ha sottolineato monsignor Nunzio Galantino, vescovo di Cassano Jonio nonché segretario generale della Cei, parlando oggi a Orvieto in occasione della 65esima Settimana liturgica organizzata dal Cal (Centro Azione liturgica). 
Nel suo intervento, di cui riferisce l'agenzia dei Vescovi Sir, Galantino ha ammonito sulla necessità che le assemblee eucaristiche siano «un luogo dove tutti si sentano a casa»: migranti, fedeli in situazione matrimoniale irregolare, persone disabili, malati, poveri, anziani, bambini. 
Galantino ha evidenziato la necessità di adottare l'atteggiamento suggerito da papa Francesco di una Chiesa «in uscita, che prende l'iniziativa per essere accogliente e accorciare le distanze». 
In ambito liturgico, Galantino ha raccomandato di non organizzare celebrazioni eucaristiche «settoriali, pensate cioè solo per qualche gruppo o categoria». 
Nelle “messe dei bambini”, per esempio, non si tratta di celebrare in modo infantile, né di snaturare i riti liturgici con l'illusione di renderli più comprensibili o interessanti, ma di porre in atto alcune attenzioni, come canti adatti, valorizzazione delle posizioni del corpo, opportune e brevi monizioni. 
Anche i gruppi presenti nelle comunità sono invitati «a non volersi isolare nel proprio cammino». 
Un'attenzione particolare dell'assemblea eucaristica è «la misericordia nei confronti dei poveri: sono lontani i tempi in cui nelle chiese era evidente la differenza fra ricchi e poveri - ha osservato Galantino - per esempio con i posti riservati per le persone più agiate o anche con sedie e banchi di loro proprietà. Questo grazie a Dio non accade più. 
Ma basta questo per dire che i poveri nelle nostre assemblee sono accolti? 
I poveri sono scomodi, lo sappiamo bene». 
Il Segretario generale della Cei ha posto una serie di domande sulle quali i cristiani sono chiamati a interrogarsi: «Siamo sicuri che i poveri partecipino volentieri alla messa domenicale perché si sentono accolti? 
Siamo sicuri che nelle nostre assemblee non si facciano davvero differenze tra ricchi e poveri? In che modo ci interroga la presenza di persone che chiedono l'elemosina alla porta della chiesa? 
Talvolta costoro sono cristiani, anche cattolici, ed entrano in chiesa per pregare o per partecipare alla messa: quale accoglienza viene loro riservata?». 
Il segretario Cei ha ricordato i fedeli in situazione matrimoniale irregolare. «Vivono la loro condizione con grande sofferenza e percepiscono la disciplina della Chiesa come molto severa, non comprensiva se non addirittura punitiva. 
Con sincerità - ha osservato - dovremmo però riconoscere che anche gli altri fedeli percepiscono la disciplina della Chiesa come un'esclusione di questi loro fratelli e sorelle, e, talora, li osservano con uno sguardo carico di pregiudizio, imponendo loro un ulteriore fio da pagare, una loro discriminazione di fatto». 
Da qui la necessità di «accoglienza, comprensione, accompagnamento, supporto, e percorsi di vita ecclesiale sebbene non possano ricevere la comunione eucaristica».  

Redazione (Vatican insider)

Fonte : Vatican Insider 

Le agenzie di stampa hanno immediatamente gridato di "svolta"  e  di " apertura della Chiesa Italiana nei confronti delle coppie di fatto" . 
Come prevedibile la  "notizia" sta passando dai giornali alle Tv.  
Una manovra mediatico/emozionale freddamente costruita in previsione degli prossimi  lavori sinodali .
Da questo intervento non si evince alcun tipo di ansia pastorale per la salute delle anime   delle " coppie irregolari " : preoccupazione che dovrebbe pungolare giorno e notte  " i pastori con l'odore delle pecore "   ...
Proprio ieri in questo stesso blog  è stato  pubblicato (QUI) l'ennesimo grido d'allarme di un semplice e normalissimo Parroco che non è un vip !!! ( un Prelato di può permettere di fare qualsiasi battuta davanti i compiacenti mass media ... tanto egli non va  ad annunciare il Vangelo di Cristo nelle periferie esistenziali  dove vige sovrana la  religione-fai-da-te )  " ... abbiamo bisogno anche di certezze e non solo di battute ... altrimenti la Chiesa - in uscita, con le porte aperte - si trasforma in Chiesa in recessione ! "

Il “ vuoto” che avanza nelle “ periferie esistenziali” . Chiesa in recessione ?

Riceviamo e pubblichiamo .

Non è stata colpa del caldo estivo ( quest'anno purtroppo assente  in quasi tutte le regioni italiane  ) la vivace contestazione nei confronti di un povero Parroco reo di seguire gli insegnamenti immutabili della Santa Chiesa. 
Il Sacerdote, constatata la manifesta inabilità canonica di un aspirante “padrino” dopo la comunicazione all'interessato, a suon di Catechismo della Chiesa Cattolica, ha dovuto sopportare una contro-replica del giovane farcita di citazioni pseudo - papali preventivamente “ copiate ” da Internet . 
L'aspirante “padrino” aspettandosi la reazione del Parroco si era furbescamente organizzato …  affidandosi al " contro/magistero dei mass media ".
Farsi scudo del Papa per fargli dire cose che non ha mai detto o che gli sono state attribuite dai mass media è un’aperta violazione del comune “ sentire cum Ecclesia ” . 
Dopo la vivace insubordinazione del suo parrocchiano il Parroco ha pensato di rivolgersi al proprio Vescovo con la speranza di ricevere solidarietà, appoggio ed incoraggiamento nella difficile ma doverosa opera pastorale dell' annuncio del Vangelo in ogni circostanza " opportune importune ".
Il Vescovo gli ha invece fornito ( ci si perdoni l’espressione) la solita “risposta” politica, demagogica e vuota : “ Cerca di mettere bene in risalto la misericordia e l’amore di Dio per tutti ”.
Il " vuoto " che avanza ...
Al che il povero Parroco ha coraggiosamente replicato al suo Vescovo : “ Perché cosa fa la Chiesa da 2000 anni : non mette in risalto sempre e dovunque la misericordia e l’amore di Dio per tutti ? 
Noi preti nelle periferie esistenziali abbiamo bisogno anche di certezze e non solo di battute ... altrimenti la Chiesa - in uscita, con le porte aperte - si trasforma in Chiesa in recessione ! 
Venga anche lei eccellenza a parlare … Posso fissarle un appuntamento con l’interessato ?” 
Lasciamo alla concretezza della nostra fantasia “ in tempore persecutionis ” la risposta finale che il Vescovo ha dato al Parroco dopo l'invito ...
Qualcuno ignorando la buona prassi cristiana ( Non voler sapere chi l’ha detto ma poni mente a ciò che è detto. Im.Cr.) fanciullescamente desidererebbe conoscere chi l’ha detto e dove è stato detto . 
Ma ormai casi come quello che il bravo Parroco ci ha segnalato “in scriptis” in Italia purtroppo ce ne sono parecchi :  nelle grandi come nelle piccole città. 
Motivo per pregare di più per quei poveri Sacerdoti che sempre più spesso con poco equipaggiamento si “ aggirano per il paese e non sanno che cosa fare ” . 


Επίσης, σε μας τους αμαρτωλούς