martedì 9 febbraio 2010
Echi tridentini in gastronomia: ferri da cialde e ostie
Una condanna contro i tradizionalisti? "Prima ci ignorano, poi ci deridono, poi ci combattono; infine vinciamo" (Gandhi)
S. Em. card. Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi Insomma: da quarant'anni assistiamo all'alternanza tra una negazione dell'esistenza del movimento tradizionale e una sua ridicolizzazione; quest'ultima posizione è divenuta la più diffusa dopo che è diventato sempre più insostenibile sostenere che non ci sono persone legate all'antico rito, o che si tratta soltanto di vecchi nostalgici destinati a rapida estinzione.
Ma proprio negli ultimissimi tempi, e lo riportiamo con vera gioia, notiamo che il ritornello sta cambiando. Ora iniziano a combatterci di petto, a viso scoperto, non più soltanto in modo sotterraneo con la denigrazione, l'intimidazione, la calunnia discreta e sotterranea. I custodi della pseudortodossia bugninian-liturgica iniziano a reagire scompostamente, e con attacchi diretti. Segno inequivocabile della loro paura, e del sentimento, che si sta impadronendo di loro, che stanno perdendo terreno, perché appare sempre più chiaramente che il futuro della Chiesa sarà radicato nella continuità e nella Tradizione, o non sarà.
Alcuni giorni orsono avevamo tradotto uno strano articolo de La Croix, l’organo semi-ufficiale dell’episcopato francese, di stampo spiccatamente progressista. Lo leggete a questo link. L’articolo dava notizia della visita al Papa dei vertici della conferenza episcopale transalpina, ma si concentrava su un unico punto: il dispetto e lo sconcerto dei capi dei vescovi, in primis il presidente card. Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, per l’attivismo dei tradizionalisti e per le loro azioni sul campo e via internet dove, come tutti sanno, la Tradizione è più attiva di qualunque altra voce ecclesiale. L’articolo arrivava ad inventare (proprio così: non risulta nulla di tutto ciò) aggressioni dirette a non specificati vescovi a Lione e Bordeaux. L’articolo de La Croix concludeva infine su un tono mesto (per loro), ossia che la gravità del pericolo tradizionale non sarebbe stata ben compresa da Roma.
Ma che un cambio di strategia, più aggressiva, sia stato elaborato dai mitrati francesi (o, meglio, dai capi del loro sinedrio, pardon, conferenza) si è subito reso evidente. Per questo diciamo che sono passati dalla ipocrita negazione del “problema” (come lo chiaman loro e La Croix: “trouble”) al combattimento aperto. Siamo dunque alla frase 3, secondo le tappe che descriveva Gandhi. Già l’articolo de La Croix, nel considerare i tradizionalisti il pericolo pubblico numero uno, ripudia la linea fin qui seguita di considerarci una manciata trascurabile di nostalgici. Ma un altro piccolo evento è stato significativo: sul Forum Catholique, alcune settimane fa, un forumista (Ennemond) si chiedeva come mai alla visita romana non avesse partecipato uno dei vicepresidenti della CEF (conferenza episcopale francese) e si augurava avesse buoni motivi per quell’assenza. Benché quasi subito fosse apparso nella discussione del forum che l’interessato s’era rotto una gamba e lo stesso Ennemond, a quel punto, invitasse a pregare per il suo pronto ristabilimento, è intervenuto sul gestore del Forum il vescovo Simon con una nota di singolare durezza (vedi qui). Si sapeva che i vescovi sono attenti lettori di quanto si scrive sui siti tradizionalisti: ma una pubblica intemerata di quanto vi si scrive è un’assoluta novità.
E ancora: in una parrocchia parigina (Immaculée-Conception) “occupata” per il tempo di un rosario da una trentina di fedeli, esacerbati di essere presi in giro dalle manovre dilatorie di un parroco che, dopo avere ipocritamente dato speranze, rifiuta ora di riceverli, la curia arcivescovile stessa (ossia il card. Vingt-Trois: la polizia ha mostrato la sua richiesta scritta) ha chiamato due volanti della gendarmeria per farli immediatamente sloggiare, "se necessario coi lacrimogeni". Roba che di solito non si fa nemmeno dopo giorni di bivacco in chiesa di stranieri irregolari minacciati di espulsione. E soprattutto, mai senza prima l’offerta, almeno, di un dialogo: che era poi tutto quel che quei fedeli chiedevano.
Ora il quadro di questo indurimento nelle reazioni si completa con una notizia diffusa da parecchi siti francesi (in particolare Summ. Pont. Observatus), e che anche noi abbiamo da fonte certa: il card. Vingt-Trois ha richiesto all’Ecclesia Dei e al card. Levada, che dell’Ecclesia Dei è Presidente in quanto Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, una pubblica sconfessione e condanna dell’operato dei gruppi tradizionali che “osano” insistere per ottenere una S. Messa Tradizionale.
Noi siamo convinti che Roma sia ben più intelligente e lungimirante di questi mitrati transalpini, che hanno spiritualmente desertificato la ex “Figlia primogenita della Chiesa”. Ché, se così non fosse, significherebbe davvero che viviamo in un mondo al contrario, dove la libertà è schiavitù e la guerra è pace. Prendiamo ad esempio Parigi: praticamente in tutte le parrocchie cittadine esiste un gruppo che ha richiesto la Messa di Sempre: una trentina di domande sono depositate in curia. Eppure, dal motu proprio ad oggi, sono state concesse solo due Messe in aggiunta a quelle preesistenti col sistema dell’indulto, ad orari e condizioni tutte speciali: una (a Ste Jeanne de Chantal) alle 12.15 e l’altra (a Notre-Dame du Travail) 3 settimane su 4, la quarta essendo riservata a far conoscere a quei fedeli buzzurri la bellezza e l’incomparabile maggior ricchezza del rito riformato…
Ora, il comportamento ostruzionistico di molti vescovi è sotto gli occhi di tutti. E in Francia come nel resto del mondo. I tradizionalisti perseverano, con i mezzi che concede loro il diritto, il buon senso e l’amore per la Chiesa (cui sappiamo farebbe un gran bene una bella iniezione di Tradizione): petizioni, raccolte di firme, volantini dati all’uscita della Chiesa, proteste in internet e all’Ecclesia Dei. Una pressione, lo si vorrà riconoscere, educata e modesta: ma di fronte all'assoluta chiusura ermetica, anche una fiammella porta la pentola ad una pressione insostenibile.
Si deve quindi perseverare, così come si deve ribadire con forza ai dicasteri romani (che peraltro lo sanno già bene) che la divisione è causata non dai tradizionalisti, ma dal disprezzo e dall’esclusione esercitata nei loro confronti da certi vescovi; perché tra i fedeli laici, tradizionali o ordinari che siano, di problemi o divisione non c’è neppure l’ombra e ci intendiamo benissimo, come ha mostrato anche il nostro sondaggio: tutti, fedeli ordinari e straordinari, desidereremmo convivere nelle stesse parrocchie, contribuendo, ciascuno con le proprie legittime preferenze liturgiche, all’opera quanto mai necessaria di ricristianizzazione della società.
lunedì 8 febbraio 2010
Nuovi seminaristi al Buon Pastore


Particolarmente cosmopolita l'ambiente seminariale: i tredici nuovi seminaristi provengono dal Brasile (sei), dalla Francia (quattro), dalla Polonia (due) e dall'Italia (uno: vocazione maturata nelle Marche, al Santuario di Campocavallo gestito - in forma straordinaria, in tutti i sensi - dai Francescani dell'Immacolata).
La presenza italiana nel Seminario del Buon Pastore si rafforza: non solo grazie al neo-tonsurato Nicolas, ma anche per via di un altro seminarista in teologia e di quattro ragazzi, brasiliani sì, ma figli di emigrati italiani. E senza contare nel corpo docente il carismatico don Stefano Carusi, lui pure marchigiano.
Messa a Bergamo
19 giugno 2009 - 11 giugno 2010
I fedeli bergamaschi che partecipano alla Celebrazione del
Divin Sacrificio
nella Forma Straordinaria del Rito Romano
con letizia e cuore grato
annunciano
ai Fratelli nella Fede che
Sua Eccellenza Reverendissima
Mons. Francesco Beschi
Vescovo di Bergamo
aderendo al loro desiderio
permette che
Sabato 13 febbraio 2010
possa essere celebrata
preceduta dalla
Solenne Benedizione Eucaristica
(ore 15:30)
la
SANTA MESSA
nella Forma Straordinaria del Rito Romano
(ore 16:00)
presso la
Cappella Vescovile di San Marco
(Santa Rita)
via Locatelli, Bergamo
Celebra l’Eucaristia
Rev.mo P. Konrad zu Löwenstein, FSSP
Echi tridentini: Ippolito Nievo
Ippolito Nievo (1831-1861; nella foto) è l’autore delle Confessioni di un italiano, romanzo importante, unanimemente considerato fra i migliori dell’Ottocento italiano; chi gli rimprovera uno stile non compiutamente definito e un andamento lento, frenato da troppe digressioni e inutili abbondanze, dimentica che morì a trent’anni senza avere il tempo di adoperare la lima. [Morendo a trent’anni il Manzoni avrebbe lasciato – in tutto – un’ode e quattro inni sacri, di fattura più volenterosa che compiuta. Ariosto, Machiavelli e Cervantes nulla di nulla. Shakespeare (forse) non molto più che un paio di testi teatrali: il Tito Andronico e l’Enrico VI...].
Al netto da ingenuità e incongruenze, Le confessioni di un italiano riescono tuttora a farsi leggere volentieri per la capacità di tenere insieme – cosa non frequente nella nostra letteratura nazionale – il romanzo di formazione, la storia picaresca, il viaggio interiore come scoperta di sé e del mondo, la grande vicenda d’amore (indimenticabile la figura della Pisana, l’anti-Lucia dell’Ottocento), in una cornice storica credibile e con un’intenzione palesemente educativa nella direzione di una religiosità civile non spregevole. La parte forse stilisticamente più compiuta è la prima, dedicata all’infanzia di Carlino, orfano e povero, allevato al castello di Fratta fra servi e signori, in un bizzarro universo concentrazionario interclassista che diviene una specie di luogo dello spirito. Da questa prima parte, e precisamente dal capitolo II del romanzo, abbiamo tratto la citazione riportata sopra.
Conclusa in pochi mesi la prima stesura, Nievo non fece in tempo a provvedere alla necessaria revisione, soprattutto a causa di impegni politici non lievi: fervente repubblicano, prese parte alla spedizione dei Mille, e non solo come combattente: il generale Garibaldi, nominandolo responsabile dell’Intendenza, gli affidò tutta la documentazione sull’uso dei fondi segreti (somme ingenti, soprattutto frutto della “generosità” del governo inglese, oltre che di ricche ricchissime sottoscrizioni: corrisponderebbero, oggi, a svariati milioni di euro). Cominciamo a capire meglio – si chiedeva ironico Vittorio Messori qualche anno fa – come fece realmente una banda di volenterosi volontari a conquistare un regno mettendo in fuga un esercito di centomila uomini bene armati, riportando appena 78 vittime sui 1162 partiti da Quarto? E capiamo meglio, anche, la dissennata e isterica politica anticattolica del rosso avventuriero e dei suoi inopinati e imprevedibili protettori? In questa situazione esemplare, il povero Nievo ci rimise la pelle: un sabotaggio provocò un’esplosione alle caldaie del piroscafo “Ercole”, su cui – con tutte le sue ricevute e pezze d’appoggio – era imbarcato il nostro Intendente, tornando da Palermo a Napoli al termine della spedizione.
Povero “Carlino”! Forse avrebbe fatto meglio – nel castello di Fratta – a imparare il Confiteor e servire la Messa a Monsignore...
[Il testo integrale delle Confessioni di un italiano è presente in libreria in svariate e ben curate edizioni anche economiche; ma è anche liberamente scaricabile dal sito liberliber.]
Giuseppe
Nuova Messa a Roma. Grazie all'Opus Dei.

Cari amici di messa in latino,
ho la gioia di annunziarvi un'altra messa a Roma, stavolta assai importante e speciale.
Ogni terzo sabato del mese, alle ore 10, presso la Basilica Minore di sant'Eugenio, Viale delle Belle Arti 10 - 00196 ROMA [nella foto]
Ps. Si tratta di un'importante parrocchia romana, retta dall'Opus Dei e se abbiamo ottenuto la messa ciò è dovuto alla volontà del Prelato stesso, il che fa ben sperare vista la diffusione e l'importanza dell'Opera...
domenica 7 febbraio 2010
Ritornelli contro la Messa tradizionale
Gianfranco F.
La successione al card. Kasper
Ecco quanto scrive il solitamente bene informato Andrea Tornielli (link):Questa mattina [ieri: N.d.R.] Benedetto XVI ha ricevuto in udienza il vescovo di Basilea, Kurt Koch. Potrebbe essere candidato a sostituire il cardinale dimissionario Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e Presidente della Commissione per le Relazioni Religiose con gli Ebrei. Un altro nome che era stato fatto per quell’incarico era quello del vescovo di Ratisbona, Gerhard Ludwig Müller. Mentre erano circolate voci anche sulla possibile candidatura dell’arcivescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte.
- Il Concilio non ha abolito il latino nella liturgia. Al contrario, enfatizza che nel rito romano, salvi casi eccezionali, l’uso della lingua latina deve essere mantenuto. Chi tra i vocianti difensori del concilio desidera "accettare senza restrizioni" ciò?
- Il Concilio ha dichiarato che la Chiesa considera il canto gregoriano come la "musica propria del rito romano" e che perciò deve avere "posto principale". In quante parrocchie questo è applicato "senza restrizioni "
- Il Concilio ha richiesto espressamente che le autorità di governo volontariamente rinunzino a quei diritti di partecipare alla scelta dei vescovi, come insorti nel corso del tempo. Quale difensore del concilio si batte "senza restrizioni " per quello? [per comprendere tale punto, dobbiamo ricordare che in parecchie diocesi del mondo germanico, compresa quella di Basilea, vigono antichi privilegi per cui i vescovi sono scelti con elezioni tra il clero locale, o simili rappresentanze. L’esito è che la scelta diventa appannaggio di cricche semi-politiche o correnti ecclesiali di gruppi e movimenti. Da notare che la rivendicazione dell’elezione dei vescovi su base locale e senza interferenze da Roma è uno dei cavalli di battaglia dei progressisti, appunto di quelli che abusivamente si sciacquano sempre la bocca con un Concilio che, su quasi tutti i punti, ha detto il contrario di quanto essi oggi sostengono].
- Il Concilio descrive la natura fondamentale della liturgia come celebrazione del mistero pasquale e il sacrificio eucaristico come "il completamento dell’opera della nostra salvezza". Come può accordarsi tutto questo con la mia esperienza, fatta in molte differenti parrocchie, che la comprensione sacrificale della Messa è stata completamente eliminata dal linguaggio liturgico e la Messa è ora intesa solo come una cena o "lo spezzare del pane"? In quale modo si può giustificare questo cambiamento profondo richiamandosi al Concilio?
sabato 6 febbraio 2010
Il sangue di San Gennaro
«Senza contare le notti passate nel buio della Cappella reale del Tesoro di San Gennaro – ha spiegato il professor Geraci nelle pagine de Il Mattino – sono partito proprio da lì, dal luogo dove la teca con l’ampolla è custodita. Ho applicato il massimo del rigore scientifico a un evento ritenuto assolutamente metafisico, inspiegabile».
L’ampolla in oggetto non è quella cara alla gente di Napoli, che durante le cerimonie viene esposta in Duomo. I risultati del lavoro svolto dal biologo sono stati presentati ieri presso l’ateneo nei locali di via Mezzocannone 8.
Il lavoro è stato effettuato su una piccola teca rinvenuta dieci anni fa nell’eremo dei Camaldoli. Da questo istituto la reliquia è stata affidata ai responsabili della Cappella del Tesoro di San Gennaro, i quali, proprio per l’interesse mostrato dal Professore, l’hanno offerta a lui affinché potesse studiarne il contenuto.
All’apertura dell’ampolla il liquido ivi contenuto si è solidificato ma è nuovamente tornato allo stato liquido sottraendo calcio e scuotendo il campione. Le analisi effettuate hanno poi rivelato che si tratta proprio di sangue umano.
La liquefazione non avviene come nel famoso prodigio; in quel caso non è il contatto dell’aria a generare il passaggio di stato.
Attorno a questo “miracolo” la scienza non ha ancora dato una risposta univoca. Come spiega lo stesso biologo: «Non c’è dato scientifico univoco che spieghi perché avvengano questi mutamenti. Non basta attribuire al movimento la capacità di sciogliere il sangue , il liquido contenuto nella teca del Tesoro cambia stato per motivi ancora tutti da individuare».
«Il vero miracolo di San Gennaro è la fede che è capace di suscitare. L’affetto dei napoletani per il patrono e per la sua reliquia».
Valeria Panzeri
Un nuovo centro di Messa a Taranto
Fellay: umanamente, gli accordi con Roma sono impossibili; ma la Chiesa non è umana...
Persecuzione anticristiana. In Arabia? No: in Inghilterra!
Neppure il clima natalizio è riuscito ad arrestare l’ondata discriminatoria che sta colpendo i cristiani nel Regno Unito. Questa volta è toccata a Olive Jones, insegnante di matematica con esperienza ventennale. Da quattro anni la professoressa Jones ha scelto di dedicarsi all’insegnamento a domicilio di ragazzi gravemente ammalati o con particolari disturbi psichici. Per tale incarico ha ricevuto un contratto part-time di 12 ore settimanali dalla Oak Hill Short Stay School e dai Servizi Scolastici del Comune di North Somerset.
Durante una delle sue lezioni domiciliari la professoressa Jones, approfittando del fatto che la sua alunna si sentisse male, ha deciso di scambiare due chiacchiere con la madre della ragazza. In qullo che doveva essere un normale colloquio tra donne, la Jones ha commesso l’imprudenza di toccare un argomento oggi pericoloso in Gran Bretagna: la propria fede religiosa. Così, l’incauta insegnante ha raccontato alla madre dell’alunna un episodio accadutole quando da adolescente aiutava i genitori nella fattoria di famiglia vicino a Carmarthen nel Galles.
Mentre si trovava alla guida di un trattore e stava affrontando una salita particolarmente ripida, all’improvviso il mezzo agricolo cominciò a ribaltarsi e per un puro caso non fu all’origine di un incidente mortale. Da quel momento la Jones interpretò quel “caso” come un miracolo ed si avvicinò alla fede. Malgrado non avesse fatto trapelare alcun disappunto, la madre della ragazza decise di inoltrare un reclamo contro l’insegnante per quella sua personale esternazione. Neppure le autorità interessate dalla protesta della donna avvisarono la professoressa Jones, la quale, del tutto ignara della denuncia a suo carico, decise di proseguire tranquillamente nel proprio lavoro tornando successivamente a visitare l’alunna per le consuete lezioni.
L’insegnante questa volta, però, commette una seconda imprudenza chiedendo alla ragazza se desidera che preghi per le sue particolari condizioni di salute. A quella inaspettata domanda la stessa ragazza volge lo sguardo alla madre che seccamente replica: «Noi veniamo da una famiglia che non crede». Di fronte a tale reazione la Jones desiste immediatamente. Anzi, adducendo a pretesto che la ragazza non si sentisse particolarmente portata per la matematica, chiede alla madre se intenda cancellare le successive lezioni. La madre risponde di no, desiderando che la propria figlia continui a ricevere l’insegnamento domiciliare.
Nonostante le due donne si lascino in buoni rapporti, nel giro di poche ore la professoressa Jones viene convocata dalla preside della scuola che le contesta il fatto di aver manifestato, durante il servizio, la propria fede, qualificando quel fatto come un vero e proprio atto di «bullismo». Un gesto di pura ed inqualificabile prepotenza. Da qui, il licenziamento in tronco. La professoressa Jones, ovviamente, non la prende benissimo. Dichiara di sentirsi «devastata» dal provvedimento che considera «completely disproportionate» e un vero «marchio di infamia» inflitto alla sua persona.
«Se avessi commesso un atto criminale», confessa, «credo che la reazione sarebbe stata la stessa». La professoressa si scaglia contro l’interpretazione del concetto di libertà di opinione applicata nel suo caso. Sul punto la donna ha le idee molto chiare: «Sono davvero stupita che in un Paese con una forte tradizione cristiana come la Gran Bretagna sia diventato sempre più difficile parlare della propria fede». Ciò che la rende più furiosa non è tanto l’errata interpretazione delle nuove ambigue disposizioni normative in materia di uguaglianza, quanto il «politically-correct system» che impedisce, di fatto, «la possibilità di esternare in pubblico qualunque riferimento alla dimensione religiosa della propria coscienza, pur potendo tale circostanza essere potenzialmente utile anche agli altri».
«La sensazione che ho», continua la Jones, «è che se avessi parlato di qualunque altro argomento al mondo, non ci sarebbero stati problemi, ma il semplice fatto di aver toccato il tema del cristianesimo ha rappresentato la violazione di un tabù. Lo stesso cristianesimo viene ormai visto come una “no-go area”, un campo minato nel quale è più prudente non addentrarsi in pubblico».
La mia amica avvocatessa Andrea Williams, direttrice del Christian Legal Centre, che assiste la professoressa, ha espresso il suo commento: «Storie come quella di Olive Jones stanno, purtroppo, diventando sempre più diffuse in questo Paese e rappresentano il risultato di un’applicazione maldestra delle cosiddette politiche sull’uguaglianza, le quali si traducono, di fatto, in una vera e propria discriminazione a carico dei cristiani nel tentativo di eliminare la dimensione religiosa dalla sfera pubblica».
«Olive Jones», continua la direttrice del Christian Legal Centre, «ha avuto compassione per la sua allieva e si è ritrovata senza lavoro per aver espresso la speranza che nasce dalla sua fede. E’ tempo che si recuperi un approccio di “common sense” su queste delicate materie». Nick Yates, portavoce del Comune di North Somerset, si è limitato ad un freddo e laconico comunicato: «Olive Jones ha lavorato come insegnante per i Servizi Scolastici di North Somerset. Una denuncia è stata sporta da un genitore nei suoi confronti. Su tale denuncia è in corso un’attività istruttoria». Nel frattempo la professoressa Jones è stata licenziata senza preavviso. Episodi del genere fanno persino rimpiangere gli eccessi di un certo sindacalismo scolastico di casa nostra.
Da Il Sussidiario.net

