sabato 24 giugno 2017

Abusi liturgici e Ritus Modernus



Una volta tanto parliamo di Novus Ordo Missae.
Un'interessante esposizione pubblicata dagli amici di Campari e de Maistre sulla facilità di compiere abusi nel NOM.
L


del Cardinal Dal Sacco

Carissimi amici e lettori, ben trovati! Ho avuto bisogno di un lungo periodo di pausa forzata dal computer ma nel frattempo non ho smesso di raccogliere e di valutare tutte le eresie che quotidianamente si trovano sotto gli occhi dei fedeli cattolici. Riprendiamo oggi la nostra rubrica che, come sicuramente ricorderete, si era attestata al II appuntamento. Oggi parleremo delle eresie legate alla Pasqua ma partendo da un punto di vista particolare, vale a dire quello liturgico. Perché dobbiamo parlare di liturgia e non di teologia? Perché parlando di liturgia si parla – eccome! – di teologia e quindi sbagliare liturgia significa avere idee sbagliate in teologia. E questo per almeno due motivi: il primo è che la liturgia «è fonte e culmine della vita cristiana» (da essa tutto parte, e ad essa tutto torna); il secondo è cristallizzato in una legge antichissima della Chiesa, ribadita anche nell’ultima edizione del Catechismo, «Lex Orandi, Lex Credendi», per cui i fedeli sono tenuti a credere e professare tutto ciò che la Chiesa celebra in tutte le sue pratiche liturgiche. Con uno slogan, potremmo correttamente dire che chi sbaglia teologia, sbaglierà liturgia ma anche il contrario visto che, soprattutto dal punto di vista dei fedeli laici, la liturgia ha un carattere profondamente pedagogico nonché mistagogico (che ci introduce/conduce al mistero).

venerdì 23 giugno 2017

Mons. Schneider e de Mattei su Rai 3 ora a "la grande storia"

Intervistato l'ottimo mons. Schneider su Amoris Laetitia e su "ecumenismo" parla chiaro su rai3. 
Il prof. de Mattei non le manda a dire su riforme e ambiguità di Francesco. 
Peccato intervistino (come ovviamente normale) anche Riccardi e Spadaro. 

Amoris laetitia: il silenzio, un atteggiamento incomprensibile

Dopo i nostri post di MiL dei giorni scorsi (QUI e QUI) pubblichiamo le dolenti e accorate note di Riccardoi Cascioli sull'argomento.
L

da La Nuova Bussola Quotidiana del 20-6-17
È con grande amarezza che pubblichiamo oggi la lettera inviata due mesi fa dal cardinale Caffarra con la richiesta di udienza per i quattro cardinali che lo scorso 16 settembre hanno firmato i Dubia. Nessuna risposta ai Dubia, nessuna risposta neanche ora. 


Il Papa che non degna di un cenno dei cardinali, che non risponde alle lettere e alle richieste di udienza: credo non ci siano precedenti, almeno nella storia della Chiesa degli ultimi secoli. Tanto più pesante è questo silenzio quanto più si pensi alle telefonate, alle lettere, alle udienze che in gran quantità papa Francesco concede a tantissime persone, di ogni tipo. È difficile non leggere questo atteggiamento come una volontà di mortificare, di umiliare dei cardinali che vengono percepiti come un ostacolo a un disegno di riforma.

Però il motivo di questo atteggiamento è incomprensibile:

giovedì 22 giugno 2017

Funerali di padre Ingo Döllinger






Un ringraziamento al Rev.do don Wilmar Pavesi per le foto. 

Qui trovate informazioni sul rito funebre celebrato lunedì 19 giugno 17 nella chiesa di San Nicola a Opfenbach, in Baviera, dal suo fraterno amico Mons. A. Schneider. 

Qui invece un articolo sulla figura del religioso e dell'incontro che ebbe con Ratizinger.

Roberto 

don Nicola Bux: "Urge una dichiarazione di fede da parte del Pontefice per correggere la sua ambiguità e sanare la Crisi della Chiesa"

Lo avevamo visto anche noi la notte scorsa, nella versione in inglese, ma, vinti dalla stanchezza non siamo riusciti a tradurlo. Il buon Tosatti è stato più lesto di noi a tradurlo e a darne notizia.
Riportiamo qui di seguito la notizia che ha del sensazionale: il teologo don Nicola Bux ritiene necessario che il Papa faccia una dichiarazione di fede per correggere l'ambiguità causata da sue frasi o documenti e risolvere la crisi della Chiesa.
Roberto
di Marco Tosatti, da Stilum Curiae del 22.06.2017
Il National Catholic Register pubblica un’interessante intervista di Eward Pentin a don Nicola Bux, un noto teologo italiano, scrittore (l’ultima sua opera è “Con i sacramenti non si scherza”) docente di teologia e consultore alla Congregazione per le cause dei Santi e per la Dottrina della Fede.
In essa si afferma che per risolvere la crisi in corso nella Chiesa relativa all’insegnamento e all’autorità del papa, il modo migliore sarebbe una dichiarazione di fede del Pontefice per correggere le sue parole e gesti “ambigui ed erronei” che sono stati interpretati in maniera non cattolica. Secondo Bux la Chiesa è “in una piena crisi di fede”, e le tempeste che la attraversano sono causate dall’apostasia, “l’abbandono della fede cattolica”.
Solo pochi giorni orsono è stata resa pubblica la lettera in cui il cardinale Caffarra, a nome anche di altri tre porporati, chiedeva (il 25 aprile) udienza al Pontefice per parlare dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia e delle sue interpretazioni opposte. La lettera non ha mai ricevuto risposta. Mons. Bux commenta che “Per molti cattolici è incredibile che il Papa chieda ai vescovi di dialogare con chi la pensa in maniera differente (per esempio i cristiani non cattolici) ma non voglia lui per primo affrontare i cardinali che sono i suoi consiglieri principali”. “Se il Papa non difende la dottrina non può imporre la disciplina”.
Traduciamo qui un brano molto pregnante dell’intervista.

“Il punto è: quale idea ha il papa del ministero Petrino, così come è descritto in Lumen Gentium 18 e codificato dalla legge canonica? Di fronte alla confusione e all’apostasia, il Papa dovrebbe fare una distinzione – come Benedetto XVI fece – fra ciò che pensa e dice come studioso privato e quello che deve dire come

Volontari pro life e miserie vaticane


Dopo le miserabili vicende raccontate da MIL QUI la giornalista Costanza Miriana descrive un aspetto "morale" del dolore per queste sciagurate scelte.
Ci siamo  chiesti in molti perchè non sciogliere definitivamente l'Accademia per la Vita e l'Istituto Giovanni Paolo II; almeno mons. Paglia non era costretto a dire le menzogne contenute  nell'intervista a Vatican Insider (QUI).
Ma, siamo certi, Dio vede e provvede. 
Nei suoi tempi.
L


Ore 7.40, agenzia delle entrate. Fuori dall’edificio, tu e una palla di spine che rotola. Dentro, la fila. Però ce l’hai fatta, hai stirato le divise alle 5, hai evitato di litigare con tuo marito occasionalmente reincarnato in un bradipo, hai  portato i bambini a scuola prima che sorga il sole e arrivi la bidella, e sei li prima che apra, tu e solo altre 40 persone prima di te.

mercoledì 21 giugno 2017

Le quattro ferite. Analisi di un breve brano di Mons. Lefebvre.

Le quattro ferite 
di Enrico Salvi 
Mi sono imbattuto in un breve ma denso brano dell’Itinerario spirituale di Mons. Lefebvre (Ichthys 2000) che mi ha molto edificato.
Ovviamente, neanche a dirlo, la pastorale e l’omiletica attuali suonano tutt’altra musica, con grave inganno e confusione dei fedeli ipnotizzati da pistolotti più o meno prolissi farciti con le solite generiche, universalistiche, laicistiche, vuote parole: “pace”, “amore”, “libertà” e “accoglienza” che con l’itinerario spirituale cui ogni singola anima è chiamata, è che è l’unica cosa che conti, hanno niente, ma proprio niente a che vedere.
Di più, è quasi certo che il linguaggio attraverso cui si esprime il brano risulti di stampo “medievale” e perciò incomprensibile agli occhi di chi è stato sedotto dalle moderne e misericordiose sirene che infestano la Chiesa Cattolica e sono abilissime nella mistificazione culturale e teologale perpetrata proprio a mezzo di un lessico parlato e scritto sottilmente ambiguo, una mistura micidiale di verità ed errore grazie al delirio cerchio-bottista, insufflato dal tizio solfureo, del voler “dialogare con il mondo”.
In ogni caso, almeno a chi ha orecchi per intendere, auguro buona lettura e, ancor di più, buona meditazione.
Invece, per chi si “sdegnerà” pensando “
ma tu guarda questo dov’è rimasto”, non resta che una preghiera perché lo Spirito Santo lo illumini. Anzi, prima lo svegli.
  ES



«La nostra esperienza quotidiana e la dottrina della Chiesa ci insegnano che la grazia del battesimo non ci libera da tutte le conseguenze del peccato originale. Queste conseguenze spiegano perché la nostra vita spirituale si configuri come un combattimento spirituale che dura tutta la vita terrena. Questo insegnamento è fondamentale e presiede anche a tutto il nostro apostolato. Noi restiamo dei malati e abbiamo bisogno del Medico delle nostre anime  e dei soccorsi spirituali che Egli ha previsto. Ecco l’insegnamento della Chiesa espresso da san Tommaso d’Aquino (I – II, q. 85, q. 3) in padre Thomas Pègues O. P., La Somme de saint Thomas en forme de cathéchisme, p. 128:

“La santità originale è stata perduta a causa del peccato del primo uomo. Per questo tutte le forze dell’anima restano, in una certa misura, distolte dal loro proprio fine, per il quale erano ordinate alla virtù; e questo distogliere si chiama la ferita della natura (vulneratio naturae).

In quanto la ragione è distolta dal suo ordinamento al vero, si ha la ferita dell’ignoranza (vulnus ignorantiae).

In quanto la volontà è distolta dal suo ordinamento al bene, si ha la ferita della malizia (vulnus malitiae).

In quanto la fortezza è destituita dal suo ordinamento alle cose ardue, si ha la ferita della debolezza (vulnus infirmitatis).

In quanto il desiderio è distolto dal suo ordinamento a ciò che è dilettevole secondo ragione, si ha la ferita della concupiscenza (vulnus concupiscientiae)”.



Nella sua prima epistola, san Giovanni conferma questa verità: “tutto quello che è nel mondo è concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi, orgoglio della vita" (1 Gv. 2, 16).
Queste quattro ferite toccano le nostre quattro virtù cardinali e perciò provocano in noi un disordine continuo. La più devastante sembra sia quella dell’ignoranza o cecità, cioè la misconoscenza di Dio e di Nostro Signore Gesù Cristo. Infatti è in questa conoscenza che risiede la vita eterna: “Poiché la vita eterna è che essi conoscano Te, solo vero Dio, e colui che Tu hai mandato, Gesù Cristo” (Gv. 27, 3)».

Il Corpus Domini e la perdita del sale

Dagli amici di Campari e de Maistre.
L


"Ma non ci si stupisce di ciò se pensiamo all’insipienza delle gerarchie e soprattutto del capo visibile della gerarchia. Spiace dirlo, ma il magistero liturgico ed eucaristico del Papa regnante è fortemente deficitario, anche solo paragonato a quello dei suoi due predecessori, e più delle encicliche o delle esortazioni, il fedele semplice va a vedere l’insegnamento concreto: se vediamo il Papa che non si inginocchia, o si inginocchia per pochissimi istanti (quando San Giovanni Paolo II, pur anziano e malato, volle sempre inginocchiarsi davanti all’Eucaristia), o che sposta dopo secoli alla Domenica la tradizionale processione romana del Corpus Domini del giovedì, peraltro con un’assenza mostruosa di fedeli, o se, dall’incontro con la parrocchia luterana di Roma, sentiamo che non è importante andare in chiesa ma aiutare il prossimo (cosa giusta, per carità, ma come possiamo aiutare il prossimo senza l’aiuto divino dei sacramenti, e soprattutto dei veri sacramenti, che solo la Chiesa Cattolica ha?) che cosa dobbiamo dedurne? Che non è importante l’Eucaristia? (del resto, se si può fare la Comunione anche in peccato mortale, vuol dire che è forse una burletta?) Che non è importante la frequenza della chiesa? Guardiamo in faccia la realtà: le chiese sono sempre più vuote, e proprio sotto l’attuale pontificato. Ma del resto, se i sacramenti non sono importanti, tanto che si possono (?) ricevere in stato di peccato, se nelle omelie si devono sentire le solite banalità ambientaliste e immigrazioniste, uno, logicamente, in chiesa cosa va a fare? "


di Roberto De Albentiis 

martedì 20 giugno 2017

Don Milani: veramente una "traccia luminosa" per i parroci di oggi o educatore con gravi... ambiguità?


http://www.barbiana.it/Lettera%20a%20Gianni%20Meucci%20-%2021.06.htm

Oggi il S. Padre si è recato in visita privata (QUI) (non è perciò un viaggio ufficiale) a Bozzolo (Mn) e Barbiana (Fi) sulle tombe di don Primo Mazzolari (1890-1959) e don Lorenzo Milani (1923-1967). Vedere i discorsi QUI e QUI

Voci insistenti raccontano che il vero scopo del viaggio sia stato la proposizione della nuova  figura di esempio sacerdotale che deve superare i vecchi stereotipi old wave (il nuovo parroco 2.0?). Sembra inoltre che il vero obiettivo del viaggio sia don Milani: don Mazzolari potrebbe essere stato scelto in maniera quasi ancillare: il soggiorno a Barbiana infatti ha avuto un incontro con i discepoli di don Milani e vi è stato un discorso pubblico più ufficiale a sacerdoti e discepoli (QUI).
Si aggiunga che inizialmente nei luoghi di incontro con il S. Padre (a Bozzolo almeno) dovevano essere presenti SOLO sacerdoti, per rimarcare l'indirizzo dato alla visita, e solo una specie di rivolta popolare locale ha permesso di aprire ai laici una parte dei posti disponibili, rigorosamente scelti e possessori di un pass personale.

Su don Primo Mazzolari, personaggio  sfaccettato e significativamente diverso dalla descrizione che una parte dei suoi discepoli hanno veicolato, non trattiamo. Ribadiamo solo che l'Arciprete di Bozzolo è molto diverso dalla vulgata progressista che ci hanno propinato alcuni suoi esegeti e aveva un rigore morale e dottrinale non discutibile.

Trattiamo invece di un aspetto di don Lorenzo Milani che lo cronache di queste settimane hanno seguito:
è da circa un mese che Mondadori, nella sua prestigiosa collana I Meridiani ha pubblicato in due volumi  le opere complete del parroco di Barbiana. Un'opera mastodontica di quasi tremila pagine e del costo di € 140 (QUI) curata dall'esponente della Scuola di Bologna  Alberto Melloni, confidente e intimo del s. Padre. L'opera e stata presentata addirittura dal Papa Francesco  stesso, con  un filmato (QUI) molto favorevole,   alla prestigiosa fiera del libro di Milano "Tempo di Libri".
Negli stessi giorni è uscito però  un romanzo - Bruciare tutto - di un noto scrittore progressista, Walter Sitti (vincitore del Premio Strega), su un sacerdote con tentazioni di pedofilia (non però praticata) che l'autore stesso ha, in qualche modo, identificato in don Milani stesso (la dedica del libro è "All'ombra ferita e forte di don Lorenzo Milani"). Sitti in un'intervista molto prudente  a Repubblica (QUI) - a caso scoppiato -  afferma (sottolineati e neretti sono nostri):


"Che cosa vuol dire la dedica: all'ombra ferita e forte di don Milani?
"Tutto nasce, mentre stavo covando il libro, dall'aver letto in un vecchio e quasi introvabile libro di Santoni Rugiu (Il buio della libertà, De Donato-Lerici 2002) alcune frasi dell'epistolario di don Milani, che ora dovrebbero figurare nel Meridiano di prossima uscita: "E so che se un rischio corro per l'anima mia non è certo di aver poco amato, piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!)" - e poco più avanti, in una lettera a un giornalista poi suo biografo: "E chi potrà amare i ragazzi fino all'osso senza finire di metterglielo anche in culo, se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l'Inferno ?" - già anni prima in una lettera a un amico, aveva scritto: "Vita spirituale? Ma sai in che consiste oggi per me? Nel tenere le mani a posto". Forse forzando l'interpretazione, mi è parso che don Milani ammettesse di provare attrazione fisica per i ragazzi, e ho trovato eroica la sua capacità di tenersi tutto dentro il cuore e i nervi, senza mai scandalizzarne nessuno. La dedica è un modo per dichiarare la mia stima e la mia ammirazione profonda per lui". (W. SITTI, All'ombra ferita e forte di don Lorenzo Milani)
Immediatamente sono nate enormi polemiche sulla vicenda (una delle lettere era addirittura ad un giornalista amico). La risposta di alcuni  studiosi è stata che, in particolare in due lettere sicuramente autentiche, don Milani fa in un certo qual senso outing su certe sue "predisposizioni" riguardo ai ragazzi.

I difensori del parroco di Barbiana parlano solo di un linguaggio molto crudo, di cui don Milani era famoso (vedere sotto il suo linguaggio disgustoso su Pio XII e de Gasperi in una lettera), e null'altro. Anche se la stessa agiografa Silvia Ronchey accenna ad una sua "non celata omosessualità nella Firenze di fine anni Trenta" (QUI).
Al di la di ogni polemica, riproponiamo più sotto uno dei testi in integrale chiedendoci l'opportunità di tale visita a Barbiana da parte del S. Padre e dell'intenzione di passare - come modello di parroco - dal S. Curato d'Ars a don Milani. Sul linguaggio osceno di don Milani riproponiamo un'altra sua lettera.

Per  ben altri motivi - per la sua mancanza di prudenza, per le liti continue con tutti, per i suoi attacchi alla proprietà e alla vita militare, per il suo pacifismo  assoluto  e tanti altri - riteniamo don Milani certamente NON un modello sacerdotale e ci pare - come minimo -  una rara mancanza di prudenza proporcelo. 

Sul personaggio, vedere anche Marcello Veneziani (QUI) e Studi Cattolici  QUI. Per interessanti notizie su Don Milani, sulla vicenda della pedofilia al Forteto e sulla sua corrispondenza (con l'integrale di una delle lettere), vedere QUI e Magister (QUI). Sulle polemiche di questi giorni vedere anche  QUI. Ricordiamo la definizione che ne diede Giovanni XXIII: "pazzo scappato dal manicomio" (QUI).

Ci permettiamo infine  di dubitare, visto tutte le tare caratteriali e dottrinali di don Lorenzo Milani, che sia una "traccia luminosa", "profondo equilibrio tra durezza e carità" , "il prete trasparente  e duro come un diamante continua a tramettere la luce di Dio sul cammino della Chiesa" (come ha detto oggi il S. Padre) per i parroci di oggi.
L

http://www.barbiana.it/Lettera%20a%20Gianni%20Meucci%20-%2021.06.htm :

"Caro Giorgio… Quando si vuole bene davvero ai
ragazzi, bene come gliene può volere solo la
mamma che li ha fatti o il maestro che li ha partoriti
alla vita dello spirito o il prete che non ha
donna o figli fatti per mezzo del pipi, ma solo
figli fatti per mezzo dei Sacramenti e della Parola
allora il problema della scuola confessionale
o non confessionale diventa assurdo, ozioso.
Quei due preti mi domandavano se il mio scopo
finale nel fare scuola fosse nel portarli alla Chiesa
o no e cosa altro mi potesse interessare al mondo
nel far scuola se non questo. E io come potevo
spiegare a loro cosí pii e cosí puliti che io i miei
figli li amo, che ho perso la testa per loro, che
non vivo che per farli crescere, per farli aprire,
per farli sbocciare, per farli fruttare? Come facevo
a spiegare che amo i miei parrocchiani piú che
la Chiesa e il Papa? E che se un rischio corro per
l’anima mia non è certo quello di aver poco amato,
ma piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli
anche a letto!). E chi non farà scuola cosí
non farà mai vera scuola e è inutile che disquisisca
tra scuola confessionale e non confessionale e
inutile che si preoccupi di riempire la sua scuola
di immaginette sacre e di discorsi edificanti perché
la gente non crede a chi non ama e è inutile
che tenti di allontanare dalla scuola i professori
atei … E chi potrà mai amare i ragazzi fino
all’osso senza finire col metterglielo anche in culo
se non un maestro che insieme a loro ami anche
Dio e tema l’Inferno e desideri il Paradiso?"
(Lettera di don Milani a Giorgio Pecorini, in:
GIORGIO PECORINI, Don Milani! Chi era costui?,
Baldini e Castoldi 1996, pp. 386–391)
 *
"IERI mi hai fatto un po’ patire perché noialtri campagnoli quelle poche notizie che ci vengono dalla città le beviamo per vere […] Fino a ieri p. es. usavo consolare i miei ragazzi colla promessa di una redensibilità della parte migliore della Dc.
Dicevo loro che con le preferenze potremmo costruire un partito cristiano fatto tutto di sindacalisti e di massaie. Della Cisl m’hai insinuato invece il sospetto di infiltrazioni dell’area del dollaro. Dell’Acli massa di manovra ecclesiastica. Di Fanfani conformismo. Di La Pira paternalismo. Dell’Aci MERDA. Di Pio XII MERDA. Di De Gasperi MERDA. Di Adesso MERDA. Di Giuseppe [Dossetti, N.d.R.] disperazione. Oppure no, forse qualcosa di peggio. Di Dossetti stima illimitata. Ma in questa stima per l’uomo che si è trovato solo nel deserto quasi un invito anche a me a dire, siamo soli […] Sentirci due o tre dalla parte di Dio e tutto il resto nel più sporco tradimento."
21 GIUGNO 1952
LETTERA DI DON MILANI A GIAN PAOLO MEUCCI.
Fonte: Maurizio Di Giacomo, Don Milani tra solitudine e
vangelo, 1923 1967, Borla, Roma 2001, pp. 61 62.

La lettera del Card. Caffara: un punto di riferimento dottrinale per i buoni

di don Alfredo Morselli



1. Non siamo soli

L'ultima lettera del Card. Caffarra al Papa, a nome anche di altri Cardinali, costituisce, per i cattolici, un punto di riferimento dottrinale di straordinario valore.
Oggi i buoni fedeli, quelli che riempivano piazza San Pietro ai tempi di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, i tanti che hanno trovato nei pellegrinaggi a Medjugorie un aiuto per la loro fede, il popolo dei Family Day, il popolo della vita, sono decisamente sconcertati: in molti ci chiediamo che cosa stia succedendo nella Chiesa.

Clamoroso! Rimossa la S. Bibbia dal sito della S. Sede!

Avevamo letto la notizia ieri, ma non ci potevamo credere. 
E oggi, facendo un rapido controllo tra una mail e un post, siamo andati a controllare. 
INAUDITO: il sito della S. Sede non riporta più il testo della BIBBIA nè in latino nè nelle lingue nazionali. 
Se si clicca sopra "LA SACRA BIBBIA", nella sezione "Testi fondamentali", appare la seguente frase: 


La Sacra Bibbia è disponibile in quasi tutte le lingue del mondo: le Conferenze Episcopali provvedono al continuo perfezionamento delle traduzioni. Si invita pertanto a consultare il sito web della propria Conferenza Episcopale per accedere alla versione più aggiornata.


Carissimi, non capiamo davvero quale problema potesse esserci a lasciare sul sito il link alla Bibbia. Maggiormente quella in latino. 
Abbiamo l'impressione, ma è una nostra infondata impressione, non supportata da reali prove, che qui, a poco a poco, ci stanno smantellando la Chiesa! 
A noi pare che tale processo di "relativizzazione" della dottrina passi anche con queste piccole e apparentemente innocenti censure che oggigiorno assumono un'eco assai rilevante, influenzata com'è - la società moderna -dall'uso dei social e di internet.

Sembrerà una sciocchezza, una quisquillia, ma se il sito della S. Sede non solo toglie il testo della Bibbia in latino (che è sempre stato veicolo di unità tra i fedeli di varie nazioni e lingue) ma addirittura toglie quello nelle varie lingue, vuol dire che non c'è l'impegno, fors'anche "tecnico", di diffondere la Parola di Dio e di porla alla base del vivere cristiano. 
Forse perchè è troppo scomoda e di ostacolo all'ammodernamento della dottrina da parte di Papa Francesco che vuole dare la comunione ai risposati, ignorando il Vangelo e S. Paolo. 

Il sito web del Vaticano rimanda alle Conferenze Episcopali: annàmo bene! Per Galatino (segretario di quella Italiana) Sodoma e Gomorra alla fine non furono distrutte. Che "perfezionamento" della traduzione biblica volete che garantiscano i vescovi italiani, se il loro segretario si permette addirittua di riscrivere il Vecchio Testamento? 
Magari a breve provvederanno anche a modificare il Nuovo, nei passi che sono di ostacolo al Vescovo di Roma. 
Vergognoso. 

Roberto

Amoris Laetitia: seconda lettera dei 4 cardinali al papa. Che continua ad ignorarli.

Oggi 20.06.2017 su Settimo Cielo di Magister è stata notizia di una seconda lettera che i "quattro Cardinali" dei Dubia (Cafarra - firmatario - Brandmüller, Burke e Meisne) hanno indirizzato al Papa e consegnatogli lo scorso 6 maggio. 
In essa (che riportiamo qui di seguito) i porporati hanno chiesto di essere ricevuti in udienza per parlare con lui delle divisioni generate da "Amoris laetitia" e della conseguente "situazione di confusione e smarrimento" di larga parte della Chiesa. 
(ottimi interventi anche di Cascioli su Il Timone). 
Come messo in evidenza da Magister, nei 45 giorni intercorsi tra la consegna della lettera al papa e la sua pubblicazione (pochi giorni fa), la Babele delle interpretazioni di "Amoris laetitia" – ma non solo – è andata ulteriormente crescendo: 

Si possono segnalare in proposito questi nuovi fatti.
– In Polonia, la conferenza episcopale ha annunciato che in ottobre pubblicherà delle linee guida per l'applicazione di "Amoris laetitia" che terranno fermo, senza eccezioni, l'insegnamento di Giovanni Paolo II sui divorziati risposati, i quali potranno fare la comunione solo se si impegnano a vivere "come fratello e sorella".
– Ma in Belgio i vescovi, in una "Lettera pastorale", hanno dato il via libera alla comunione per i divorziati risposati, anche se semplicemente "decisa in coscienza": cosa che in quel paese già avviene quasi ovunque da tempo.
– Anche in Italia la conferenza episcopale della regione Sicilia ha pubblicato degli "Orientamenti pastorali" sul capitolo ottavo di "Amoris laetitia" che prevedono "soluzioni pratiche differenziate secondo le situazioni", comprendenti l'assoluzione e la comunione per i divorziati risposati che vivono "more uxorio".
– In Argentina, nella diocesi di Reconquista, il vescovo Ángel José Macín, ivi insediato da papa Francesco nel 2013, ha festeggiato pubblicamente la piena riammissione nella Chiesa

lunedì 19 giugno 2017

Sinodo dei giovani 2018: in cantiere stravolgimenti anche della dottrina sull'aborto?

Stilum Curiae è il blog del buon Marco Tosatti, vaticanista (de La Stampa) molto spesso stupito, se non critico, delle continue novità di Papa Francesco. 
(Anche) Oggi (19.06.2017) riporta una notizia che, c'è da immaginarlo, avrà fatto fare un salto sulla sedia anche al giornalista, ovvero la segnalazione fatta da un loro lettore di un interessante dettaglio del Questionario rivolto ai giovani per il Sinodo dei vescovi che si svolgerà nel 2018, e che si intitola appunto “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.
Un'altra conferma della volontà del Papa (e dei suoi attendenti) di modificare la Humanae Vitae (si veda qui, a proposito dei faldoni sui lavori preparatori dell'Enciclica di Paolo VI e della nomina del noto abortista Biggar tra i membri della Pontificia Accademia per la Vita)
Ecco di seguito il testo di Tosatti a proposito del questionario rivolto ai giovani in cui si legge che la "vita va difesa sin dalla nascita"

Roberto
Fra le tante domande ce n’è una in cui si chiede ai giovani di mettere in ordine quelle che dovrebbero essere le priorità della Chiesa. E fra queste appare la difesa della vita. Ma attenzione: la domanda è formulata in questo modo:
“Una maggiore promozione e difesa della vita fin dalla nascita”. 

Sarà una dimenticanza, certamente, anche se ci stupisce da parte del cardinale Baldisseri, gran maestro delle cerimonie sinodali, come abbiamo visto nel 2014 e nel 2015, e da a parte del sottosegretario Fabene. Ma dalla formulazione sembra che un grave

Ottant’anni fa la Divini Redemptoris. Per non dimenticare l’enciclica sul comunismo

Anche se con qualche mese di ritardo, proponiamo un approfondito saggio di Oscar Sanguinetti per non dimenticare i pericoli della setta socialcomunista. Anche se offerti al Papa con l'effige di Gesù Cristo.  A ottantanni dalla Divini Redemptoris (19.03.1937)
L

(Articolo tratto da Cultura&Identità.
Rivista di studi conservatori, anno IX, n. 15, Roma 25 marzo 2017, pp. 37-41)

Oscar Sanguinetti

Sono passati ottant’anni da quando Papa Pio XI (1922-1939) pubblicava una lettera enciclica indirizzata a tutta la Chiesa, gerarchie e fedeli, sul “comunismo ateo”, il cui incipit recitava “Divini Redemptoris promissio”, “la promessa del Divino Redentore”, con cui sarà consegnata alla storia. Il documento magisteriale conteneva una descrizione dell’essenza, accompagnata da una condanna radicale e perpetua, del comunismo, ossia, in specifico, dell’ideologia e del movimento marxisti-leninisti, la cui dottrina, in radice ma anche in esplicito in quegli anni, professava il materialismo ateo radicale, in forma aggressiva di ogni realtà religiosa organizzata, di ogni forma di vita spirituale e anche semplicemente di ogni atteggiamento teistico, cioè che conservasse l’idea di Dio.

Mons.Francesco Tortora, il Vescovo "rigido" ma santo...

Per la nostra edificazione spirituale pubblichiamo con il permesso dell'Autore  che ringraziamo.
AC

"RICORDANDO UN GRANDE VESCOVO DELLA DIOCESI DI LOCRI-GERACE... 
MONS. FRANCESCO TORTORA
DELL'ORDINE DEI MINIMI DI SAN FRANCESCO DI PAOLA"
 

(Il Vescovo rigido ma Santo...

di Flavio Garreffa 

Parlare di Mons. Francesco Tortora, oggi nella Locride, puo' a molti far ritornare in mente, tempi di grande contestazione e mutamento delle coscienze sociali, politiche e religiose, di questo lembo di terra del Sud Italia. 

Gli anni delle lotte sessantottine, i mutamenti liturgici del Concilio Vaticano II, cominciarono a farsi sentire anche a Locri e nella sua Diocesi. 

domenica 18 giugno 2017

La prima messa (V.O.) di don Tymoteusz Szydlo (figlio del premierpolacco).

Nelle scorse settimane, tutta la stampa internazionale ha parlato dell'ordinazione sacerdotale di don Tymoteusz Szydlo, figlio del primo ministro polacco Beate Szydlo. Nei giorni scorsi, il novello sacerdote ha offerto per la sua prima volta la S. Messa secondo il rito di San Pio V: siamo lieti di proporvi qualche foto della celebrazione, tenutasi nella chiesa della S. Croce di Cracovia, affidata alla Fraternità Sacerdotale San Pietro.





venerdì 16 giugno 2017

Amoris laetitia: la forma “alchemica” della nuova morale.

di don Alfredo Morselli

Nel 1999, il Card. Joseph Ratzinger definiva la magia come "l'uso di forze apparentemente misteriose per avere un dominio sulla realtà fisica e anche psicologica" [1].
Vorremmo dimostrare, in questo articolo, che vi è una certa somiglianza tra l'etica della situazione [2], e la magia o l'alchimia.
Per comprendere queste affermazioni, chiediamoci - dal punto di vista della metafisica - che differenza c'è tra le trasformazioni possibili in un laboratorio chimico e la prassi magica, fondata sul primo principio di ogni forma di magia, solve et coagula [3].
Per rispondere a questa domanda, riprendiamo il concetto, proprio della filosofia perenne, di potenza.

1. Che cos'è la potenza.

Consideriamo un bambino e un cane: nessuno dei due è scienziato, però il bambino può diventarlo, il cane no. Il motivo di ciò è perché nel bambino esiste un qualcosa che gli può permettere di diventare scienziato, la potenza di essere scienziato; questa stessa potenza non esiste nel cane [4].
Tra il non essere scienziati, e l'essere scienziati in atto, c'è il poter essere scienziati.
La potenza dunque è qualcosa che è, una realtà che si pone tra il non essere e l'essere.
Poste queste premesse, possiamo già comprendere, mediante un altro esempio, la differenza che intercorre tra scienza (intesa in senso pratico) e la magia: estrarre la vitamina C da un'arancia non è un'opera alchemica, perché le gocce di vitamina C sono in potenza nell'arancia; così pure non è magia scolpire la Pietà da un blocco di marmo.
Invece trasformare il piombo in oro è un'azione magica, perché l'oro non è in potenza nel piombo.
Mi si potrà obiettare il fatto che la fisica un giorno potrebbe smontare e rimontare gli atomi e le molecole, e che certi fenomeni, che oggi sono facilmente spiegabili, un tempo sarebbero stati considerati magia.
Allora, per chi non coglie il punto di vista metafisico delle precedenti considerazioni, porto l'esempio dell'anima umana: da uno scimpanzé non potrà mai derivare l'anima umana, perché nessuna sostanza materiale è in potenza qualcosa di spirituale.

2. Nessuna sostanza può diventare tutto.

Una sostanza - fatti salvi gli interventi miracolosi di Dio onnipotente - può divenire solo ciò che è in potenza, e non può divenire tutto, perché nessuna sostanza è in potenza rispetto a tutto.
Il motivo per cui non è possibile che un ente possa diventare qualsiasi altra cosa e perché dovrebbe essere tutto in potenza. Perché una cosa possa essere ridotta ad un'altra, questo altro deve pre-esistere in lei [5].

La TFP originaria e gli Araldi del Vangelo sono due istituzioni completamente diverse


Dagli amici della TFP italiana.
L

Davanti a un certo numero di notizie e video, veicolate da media e blog  prevalentemente d’ispirazione cattolica, riguardanti gli Araldi del Vangelo, mi risulta necessario rendere nota una precisazione, in nome di numerosi soci e fondatori della TFP brasiliana e di almeno 28 organizzazioni che s’ispirano all’opera di Plinio Corrêa de Oliveira nel mondo intero. Infatti il noto pensatore e uomo d’azione cattolico brasiliano diede vita a una realtà completamente diversa da quella degli Araldi del Vangelo.

Sebbene una sentenza giudiziaria provvisoria abbia dato a costoro il possesso legale della TFP in Brasile e in alcuni altri Paesi, gli Araldi del Vangelo non continuano il pensiero, le pratiche e l’azione che caratterizzarono  il menzionato prof. Plinio Corrêa de Oliveira, fondatore morale di questa vasta famiglia spirituale; anzi essi si sono organizzati usando una denominazione che egli non conobbe prima del suo decesso nel 1995.

Numerose persone che accompagnarono il prof. Plinio Corrêa de Oliveira per decadi, sia da

giovedì 15 giugno 2017

A Roma Papa Francesco non vuole la processione del Corpus Domini e la sposta alla domenica

 dal blog di Raffaella (15.06.2017)

Cari amici,
ho riflettuto a lungo prima di scrivere questo post. Ho letto vari commenti anche sui social e credo che la regola base sia quella di non pensare subito al peggio. Tuttavia ci si chiede come mai Benedetto XVI non compaia più nemmeno in fotografia da un po' di tempo e precisamente da quando sono divampate (inutilmente) le polemiche sulla sua postfazione al libro del card. Sarah.
Non vorremmo fare 2+2 e saltare subito alle conclusioni (anche perchè sembra che 2+2 non faccia più 4 e che il Diavolo sia una sorta di invenzione), ma qualche domanda ci sorge spontanea.
Innanzitutto ci auguriamo che Benedetto stia bene e che l'eventuale scelta di prendersi qualche settimana di riposo, non ricevendo ospiti, sia frutto di una sua decisione e non di qualche "suggerimento" altrui.
Speriamo di avere al più presto qualche risposta.
Oggi è la Solennità del Corpus Domini che, per la prima volta, non sarà celebrata a Roma. La Santa Messa e la Processione sono state rinviate a domenica, come si usa fare in Italia. Peccato che il nostro Paese non sia il centro del mondo ma tant'è. Ho letto che lo spostamento permetterà una maggiore affluenza di fedeli. Non ne vedo la ragione onestamente visto che la chiesa non dovrebbe guardare solo ai numeri. Inoltre con Papa Benedetto non ci sono mai stati questi problemi come ben testimoniato dai due video seguenti. R. 



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Indiscrezioni confermate a MiL: il Papa vuole cambiare l'Humanae vitae?


Nella foto Biggar e Singer


Sono note le nuove nomine (tra cui quella di Biggar) alla Accademia per la Vita fatte l'altro ieri dal S. Padre (vedi QUI , QUI QUI). E' altrettanto noto che una parte significativa dei nuovi membri ha delle posizioni perlomeno dubbie sui temi della vita e della famiglia (vedi QUI e  QUI) di cui uno, il filosofo Peter Biggar ha fatto addirittura della dichiarazioni a favore dell'aborto fino alla 18 settimana (vedi QUI e QUI). E' da notare che le dichiarazioni furono fatte in un dialogo (vedi QUI) con il noto filosofo animalista  Peter Singer,  famigerato per essere favorevole all'infanticidio.
Ieri (QUI) e oggi (QUI) sono uscite indiscrezioni sul tentativo di modificare l'Humanae vitae e di tentare di cambiare il bambino nella culla in tema di controllo delle nascite e contraccettivi.



MIL è in grado di poter confermare queste voci: proprie fonti assolutamente attendibili  e confermate,  riferiscono che il S. Padre ha personalmente chiesto alla Congregazione per la Dottrina della Fede tutti i faldoni inerenti le tematiche Humanae Vitae (soprattutto della fase preparatoria) per un'analisi da parte di un gruppo di esperti personalmente scelto da lui,  in vista di un cambiamento dottrinale, magari scritto in maniera surrettizia come la S. Comunione ai divorziati risposati in Amoris laetitia.


Vedremo gli sviluppi e vi terremo aggiornati.

L