lunedì 3 agosto 2015

Monaci e studenti pregano nel monastero di San Matteo nella piana di Ninive ( costruito 1600 anni fa)

È quello che avviene nel monastero di San Matteo nella piana di Ninive, esposto al pericolo di una scorreria o di un attacco 
di Marco Tosatti 
da Vatican Insider 


Tre monaci e un pugno di studenti – una mezza dozzina – continuano a vivere in uno dei più antichi monasteri del mondo, quello di San Matteo, collocato in uno dei luoghi – attualmente – più pericolosi del mondo: la piana di Ninive, in Iraq, nella zona nord del Paese, teatro dell’invasione da parte dei terroristi dello Stato Islamico. 
E in effetti la posizione di San Matteo è veramente precaria: si trova a pochi chilometri dalla linea del fronte che oppone l’Isis alle forze dei peshmerga curdi, ed è costantemente esposto al pericolo di una scorreria o di un attacco devastante. 
Nel 2014, quando ad agosto i fondamentalisti dilagarono in Iraq, conquistando Mosul e una larga parte del territorio della piana di Ninive, vicino al monte Alfalf, culla secolare della cristianità irachena, molti monaci e abitanti del vicino villaggio si unirono alle centinaia di migliaia che con ogni mezzo cercarono scampo e rifugio nelle zone ancora libere. 
Ma non tutti. 
«Possiamo vedere le battaglie, e le incursioni aeree davanti a noi, da qui – racconta uno dei monaci, Yousif Ibrahim – specialmente di notte. Il cielo si illumina di notte. Ma sicuramente non abbiamo paura. Dio ci protegge». 
La protezione terrena è offerta dal militari curdi, i peshmerga, che rappresentano il sottile schermo che divide il Monastero, e quei pochi civili rimasti, dal cadere nelle mani dell’Isis. Ibrahim e i suoi confratelli hanno fatto voto di restare lì fino a quando l’ultimo cristiano non avrà abbandonato l’Iraq. ( Un piano diabolico di cui si è occupato persino l'esorcista Padre Armoth vedere QUI intervista N.d.R.)
Allora prenderanno in considerazione l’idea di partire per l’esilio. 
«Il pastore non può abbandonare il suo gregge», ha dichiarato a un intervistatore televisivo del programma televisivo statunitense «60 Minutes». 
La tranquillità di spirito di Ibrahim è condivisa dai sei allievi del Monastero che hanno scelto di condividere la sorte dei monaci, e di restare. 
«Non abbiamo paura – ha dichiarato uno di essi, Sahr Karaikos – perché i nostri insegnanti ci danno una sensazione di pace, qui; ma sappiamo che siamo sulla linea del fronte, e lo Stato Islamico potrebbe essere qui in pochi secondi. 
E non voglio neanche pensare o parlare della distruzione che lo Stato Islamico potrebbe causare, se prendessero il nostro monastero. Loro non sanno che cosa è la storia, vogliono distruggere la storia». 
San Matteo è aggrappato ai fianchi di una montagna punteggiata da caverne; ed è stato un luogo di rifugio per i cristiani sin dal IV secolo d.C.. 
Mosul è a soli venti chilometri, e lo scorso anno i cortili e le stanze dei monaci hanno ospitato centinaia di persone fuggite da Mosul; la prima tappa di un esodo che ancora non è terminato. 
Il Monastero fu fondato nel 363 da un eremita, Mar Mattai (Matteo) che era sfuggito alla persecuzione di Giuliano l’Apostata. 
Sul monte Alfalf, dove stabilì la sua dimora, fu raggiunto da un gruppo di discepoli siriaci. Il monastero è ancora retto dalla Chiesa siriaca. 
Le liturgie al monastero di San Matteo si svolgono in aramaico, la lingua che Gesù parlava. Il monastero di San Matteo nella piana di Ninive era famoso per la sua biblioteca. 
Nel corso dei secoli (e in particolare dopo un attacco nel XII secolo da parte di tribù curde) una parte dei suoi tesori letterari è stata trasferita a Mosul. 
E negli ultimi mesi molte reliquie e libri ospitati nel Monastero, alcuni dei quali risalgono ai primi secoli del cristianesimo, sono stati trasferiti al sicuro, a nord, nelle zone controllate dai curdi. 
La stessa sorte è toccata alle ossa di Mar Mattai, nel timore che un’eventuale conquista da parte dei terroristi dell’Isis potesse condurre alla loro distruzione. 
«San Matteo è arrivato qui perché stava fuggendo una persecuzione, ma la persecuzione ci segue. Non possiamo sfuggirla, dobbiamo essere fermi di fronte alla nostra storia. 
Se le persone non hanno conoscenza del loro passato, non avranno un futuro perché non sapranno quali sono le loro origini, da dove vengono». 
Il monastero di San Matteo fino a oggi è sopravvissuto agli imperi Ottomano e Persiano, agli invasori mongoli e alla conquista curda. 
Sopravvivrà anche all’Isis? 
I terroristi rifiutano di vivere con chi non è musulmano, e cercano di estirpare le radici del cristianesimo dal territorio. 
Nicodemus Sharaf, arcivescovo della Chiesa siriaca di Mosul, ora controllata dall’Isis, ha dichiarato: «Ci prendono tutto, ma non possono togliere Dio dai nostri cuori, quello non possono farlo».

Il ringraziamento ai volontari che difendono con decisione le tradizioni e i simboli cattolici.

Sono sempre più scarsi i soldi per la manutenzione, ordinaria e straordinaria, delle chiese soprattutto quelle dei piccoli paesi e delle frazioni di campagna. 
La “logica” che la CEI ha preso a prestito dal mondo imprenditoriale imponendola poi alle Diocesi  è vincolata alla produttività della Parrocchia cioè in buona sostanza al numero dei parrocchiani. 
Ormai il ritornello è sempre lo stesso :“Questa parrocchia è troppo piccola e la diocesi non riesce a restaurare la chiesa”.
I fedeli non sembrano condividere la scelta degli illuminati impiegati della CEI e tanto meno la sconsiderata vendita o il "cambiamento d'uso" delle chiese che la pietas dei nostri padri ha affidato alla nostra cura temporale.
Sopratutto nel periodo estivo un piccolo esercito di volontarie e di volontari sta in pattugliamento da sud a nord della Penisola per allestire le tantissime feste patronali che consentono di tenere in piedi chiese e chiesette dei paesi e dei villaggi.
Le grandi città che si svuotano per le ferie ed i paesi , un tempo floridi prima degli sconvolgimenti demografici e sociali dello scorso secolo, che si trasformano in cantieri per la festa estiva del santo patrono o della Madonna Assunta.
A tutti quei volontari che “sacrificano” parte delle loro ferie estive per allestistire le feste patronali estive, onde “salvare” le tante chiese “dimenticate” dagli uffici della CEI, vogliamo far giungere un grato ringraziamento.
Quei volontari, assieme ai ragazzi dei nostri gruppi liturgici dei Coetus della "Messa in latino", stanno formando in silenzio una nuova ossatura spirituale per l'urgente recupero artistico-devozionale degli edifici di culto più abbandonati  e per la valorizzazione di tutta l'immensa dote culturale  che è di aureo coronamento attorno all’autentica Liturgia cattolica. 
Alcuni Vescovi (nordici) , di nuova o di vecchia nomina che ora si stanno esercitando in una fatua linea sociale para-governativa, hanno scritto : “Dobbiamo confessare che rimaniamo sconcertati di fronte alla deformazione di un cristianesimo professato a gran voce, e magari “difeso” con decisione nelle sue tradizioni e nei suoi simboli, ma svuotato dell’attenzione ai poveri, agli ultimi: dunque svuotato del Vangelo, dunque svuotato di Cristo.” 
Sono proprio i poveri e gli ultimi che tengono in piedi con il loro devoto volontariato le chiese dei paesi e dei villaggi italiani che qualcuno, nel nome di una violenta inciviltà laica, vorrebbe svuotate del Vangelo e di Cristo.
Testardamente e evangelicamente contro-corrente continuiamo ad esaltare ed a ringraziare gli umili, i poveri e i devoti alla legge del Signore e al Magistero ( immutabile ) della Santa Chiesa, Cattolica, Apostolica e Romana .
Nada te turbe” : neppure la pesante impostazione sociale, taggata anni '70, che taluni pretendono di imprimere all’ecclesiologia attuale
Nada te turbe” : neppure questo  breve ritorno dei dinosauri.
Nada te turbe” : neppure l' impronta demagogico-popolulista che  sta appesantendo la Chiesa e favorisce l'avanzata dell'indifferentismo religioso, preludio all'ateismo.

Lasciate una parrocchia, per vent’anni, senza prete, vi si adoreranno le bestie... Il prete non è prete per sé, lo è per voi” ( Santo Curato d'Ars ) 



Immagini : Malta : una chiesa ( scelta a caso fra molte ) splendidamente addobbata dai fedeli in occasione della festa patronale .

domenica 2 agosto 2015

Il fondo inquietante della proposta kasperiana

Mons. Livi, decano di Filosofia alla Pontificia Università Lateranense, interviene sul Sinodo di ottobre


                                                                  



Per cogliere la portata dello scontro in atto Disputationes Theologicae intende esaminare gli aspetti sottostanti alla scandalosa “proposta Kasper”, o da essa implicati. In questa prospettiva Mons. Livi analizza il fondo della “teologia eucaristica” dell’ecclesiastico tedesco.




L’Eucarestia secondo Kasper


di Antonio Livi


Walter Kasper è nato in Germania il 5 marzo 1933, [...]

La produzione teologica di Kasper è costituita da saggi di argomento prevalentemente ecclesiologico e pastorale; l’edizione completa delle sue opere, programmata da Herder Verlag, prevede finora diciotto volumi[1]. La prima osservazione da fare a riguardo di queste opere e di quelle che si sono poi aggiunte negli ultimi anni, è che in esse risulta evidente la mancanza di una corretta metodologia teologica. 

Ogni singola tesi sostenuta da Kasper (che raramente ha i caratteri dell’originalità, visto che l’autore si accontenta di ripetere quanto già sostenuto dai suoi maestri, a cominciare da Karl Rahner), se analizzata da un punto di vista rigorosamente... Continua a leggere...>> 

sabato 1 agosto 2015

Domenica 2 agosto il Perdono di Assisi : le condizioni per ricevere l'Indulgenza Plenaria

PERDONO DI ASSISI DOMENICA 2 AGOSTO
SANTA MARIA DEGLI ANGELI ALLA PORZIUNCOLA

Quella notte in cui Cristo apparve a san Francesco che pregava in Porziuncola.
All'origine della «Festa del Perdono» c'é un episodio della vita di san Francesco. 
Una notte del 1216, era immerso nella preghiera alla Porziuncola. 
All'improvviso entrò una luce fortissima e Francesco vide sopra l'altare il Cristo e alla sua destra la Madonna e gli Angeli. 
Gli chiesero che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. 
La risposta fu immediata: «Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego di concedere ampio e generoso perdono». 
La sua richiesta fu esaudita così da quell'anno, dopo aver ricevuto il permesso dal Pontefice Onorio III, il 2 Agosto si celebra la «Festa del Perdono» a Santa Maria degli Angeli ma anche in tutte le parrocchie e le chiese francescane.
E' concessa l'Indulgenza a chi si comunica, si confessa e  prega per il Papa dal mezzogiorno del 1° Agosto alla mezzanotte del giorno seguente si può ottenere, una sola volta l’indulgenza plenaria della Porziuncola.



CONDIZIONI PER RICEVERE L'INDULGENZA PLENARIA DEL PERDONO DI ASSISI
Per ottenere l'Indulgenza Plenaria il fedele, completamente distaccato dal peccato anche veniale, deve: 
- confessarsi, per ottenere il perdono dei peccati; 
- fare la comunione eucaristica, per essere spiritualmente unito a Cristo; 
- pregare secondo le intenzioni del Papa, per rafforzare il legame con la Chiesa, recitando almeno Padre nostro, Ave Maria e Gloria al Padre
- recitare il Credo e il Padre nostro
- visitare una chiesa o oratorio francescano o, in alternativa, una qualsiasi chiesa parrocchiale. 
Confessione e comunione possono essere fatte anche alcuni giorni prima o dopo le date previste (nell'arco di una o due settimane). 
La visita e la preghiera è opportuno che siano fatte lo stesso giorno. 
L'indulgenza può essere richiesta per sé o per i defunti.

Immagine 1 : La gloria dei Santi Francescani
Immagine 2José Benlliure y Gil, Apoteosi di S. Francesco e della Porziuncola, XX sec.

venerdì 31 luglio 2015

Torino. Domenica 2 agosto, Decima dopo la Pentecoste : Santa Messa Cantata

Torino, Parrocchia di S. Gioacchino - Corso Giulio Cesare 10 bis 
Domenica 2 agosto 2015 - ore 19.30 
Domenica X dopo Pentecoste S. Messa cantata latino-gregoriana (forma straordinaria- Messale del 1962) 
Programma musicale della celebrazione: 
- Proprio gregoriano del giorno parzialmente salmodiato 
- Kyriale XI (Orbis Factor, in dominicis per annum, secc. X-XV) 
- Credo III 
- O Esca viatorum (H. Isaac, + 1517, testo di S. Tommaso d'A.) 
- Adoro Te o Panis (G. M. Haydn, 1736-1806) 
- Salve Regina (t. simplex) 
- Giù dai colli (Rastello-Gregorio, 1929, inno per la beatificazione di S. Giovanni Bosco) 
- Improvvisazioni per Organo sul proprio gregoriano del giorno e C.Tournemire, L'Orgue Mystique, Offertoire de l'Office de la Xème dimanche après la Pentecote. 
Organo Vincenzo Mascioni 1952 - Organista Marco Capello 
Seconda questua per il sostegno delle attività della Associazione Cardinal G. Saldarini

giovedì 30 luglio 2015

Un grave, diffuso abuso liturgico : i laici che prendono le Sacre Particole dal Tabernacolo

Laici che «armeggiano» nel Tabernacolo: 
un altro diffuso abuso. 
Solo il Sacerdote lo può fare 

di padre Henry Vargas Holguín 


da«Aleteia» tramite Il Timone 


Pensiamo in primo luogo all'essenza dell'Eucaristia. 
Nostro Signore Gesù Cristo ci ha lasciato il tesoro dell'Eucaristia nell'Ultima Cena, il Giovedì Santo. 
La Chiesa custodisce con somma cura questo tesoro, ma la Chiesa non è un'astrazione, un'idea; la Chiesa siamo tutti noi battezzati. 
E noi vescovi e sacerdoti siamo qui per santificare, reggere, insegnare e curare con zelo il tesoro dell'Eucaristia; sono queste le nostre principali responsabilità. 
I fedeli sono quindi chiamati alla corresponsabilità nella vita ecclesiale e a svolgere un servizio, anche liturgico. 
Svolgere un officio nella liturgia non è però necessario perché un fedele possa partecipare in modo attivo e fruttuoso alla Messa. 
Dobbiamo rispettare la dignità dei laici, evitando ogni “clericalizzazione”. 
Nessuno deve pensare che le persone che svolgono offici liturgici siano cristiani migliori. 
Detto questo, va detto che il ministro ordinato, che è il ministro ordinario della Comunione, è l'unico che normalmente può e deve aprire il tabernacolo per prendere le Ostie sacre, per prendere o portare la riserva, fare l'esposizione del Santissimo, ecc. 
Al termine del rito della Comunione durante la Messa, “le ostie consacrate avanzate vengano o immediatamente consumate all’altare dal Sacerdote o portate in un luogo appositamente destinato a conservare l’Eucaristia” (Redemptionis Sacramentum, 107). 
Gli accoliti istituiti e/o i cosiddetti ministri straordinari della Comunione non devono quindi accedere al tabernacolo, e meno che meno alla presenza del sacerdote e nel pieno della celebrazione eucaristica. 
Se questo accade, è un abuso che purtroppo viene concesso da alcuni sacerdoti. 
L’accolito è istituito per il servizio all’altare e per aiutare il sacerdote e il diacono. 
A lui spetta in modo particolare preparare l’altare e i vasi sacri, e, se necessario, distribuire l’Eucaristia ai fedeli di cui è ministro straordinario” (Ordinamento Generale del Messale Romano, 98). 
Deve essere quindi chiaro che in genere gli accoliti e/o i ministri straordinari della Comunione aiutano a distribuire in casi eccezionali l'Eucaristia, ma non possono, quando c'è un sacerdote che celebra, aprire o chiudere il tabernacolo, né andare a cercare o riporre al termine della Comunione le ostie. 
Se tuttavia il bisogno della Chiesa lo richiede, in mancanza dei ministri sacri, i fedeli laici possono, a norma del diritto, supplirlo in alcune mansioni liturgiche” (Redemptionis Sacramentum, 147).
Solo in casi del tutto straordinari ed estremamente necessari, quindi, un accolito – che è un ministro straordinario della Comunione – può accedere al tabernacolo, ad esempio quando un sacerdote molto anziano non riesce a camminare e non ci sono altri ministri ordinati, o anche, in terra di missione, quando non c'è un sacerdote nella comunità e si richiede di portare la Comunione a qualche malato, fare l'esposizione del Santissimo, ma con la pisside e senza dare la benedizione, ecc. 
Ministro dell'esposizione del santissimo Sacramento e della benedizione eucaristica è il sacerdote o il diacono; in speciali circostanze sono ministri della sola esposizione e riposizione, ma non della benedizione, l'accolito, il ministro straordinario della sacra comunione o altra persona designata dall'Ordinario del luogo, osservando le disposizioni del Vescovo diocesano” (Codice di Diritto Canonico, 943); quanto detto implica che in quelle circostanze speciali una persona che non sia ministro ordinato possa aprire o chiudere il tabernacolo. 
In ogni caso, bisogna fare grande attenzione perché ci sono molte situazioni che si prestano ad abusi e si giustificano con presunte “necessità pastorali”. 
È dunque importante vigilare, perché bisogna recuperare il rispetto, la solennità e tutto ciò che è adeguato alla liturgia. 
Ove lo suggerisca la necessità della Chiesa, in mancanza di ministri, anche i laici, pur senza essere lettori o accoliti, possono supplire alcuni dei loro uffici, cioè esercitare il ministero della parola, presiedere alle preghiere liturgiche, amministrare il battesimo e distribuire la sacra Comunione, secondo le disposizioni del diritto” (Codice di Diritto Canonico, 230, 3). 
È chiaro che questi ministri straordinari o laici devono rispettare certi requisiti, a cominciare dal fatto che devono essere nominati dall'ordinario del luogo. [Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti

mercoledì 29 luglio 2015

CE L'ABBIAMO FATTA!! Il C.I.S.P. ha raccolto le offerte per il filmato sul IV Pellegrinaggio straordinario Populus Summorum Pontificum 2015

#sumpont2015

TRAGUARDO RAGGIUNTO!!!!

IL C.I.S.P.  CE L'HA FATTA! 

L'UNIONE HA FATTO LA FORZA
semper  A.M.D.G.

ORA POTRA' ESSERE REALIZZATO UN FILMATO, GRAZIE AL QUALE  IL MONDO VEDRA'
LA REALTA'  VIVA  E  VERA
DEI "TRADIZIONALISTI": 

non si potrà più dire che non esistono o che "non lo sapevo..."




Perché un documentario ?
 
  Se abbiamo a cuore ovviamente promuovere il pellegrinaggio presso il maggior numero di persone, questo film vuole soprattutto essere una testimonianza.
Più che un semplice diario dei diversi eventi del pellegrinaggio, noi volgiamo, d’intesa con il realizzatore, che questo progetto sia caratterizzato da una forma e da delle scelte di messa in scena che permettano di mettere in luce la ricchezza estetica e spirituale della Messa tradizionale, cuore del mostro impegno. 
  Si tratterà anche di raccolgiere le parole dei partecipanti, semplici pellegrini, celebranti o membri dell’organizzazione, permettendo così di meglio comprendere il fervore e la devozione che caratterizzano questo evento.
 

A cosa servirà la mia colletta?

La regia del film sarà assicurata da Les Films du Lutrin. Questa giovane società francese sta al momento producendo un documentario sulla Schola Sainte Cécile, la cui uscita è prevista per il settembre 2015.
 
 Primo obiettivo
Grazie a questa campagna, il regista  potrà essere presente lungo tutto il corso del pellegrinaggio. Ne deriverà un film di circa 15 minuti che sarà in seguito diffuso su internet.
 Le immagini filmate in questa occasione ci permetteranno pure di realizzare un clip di promozione della quinta edizione del nostro pellegrinaggio, che coinciderà con la chiusura dell’Anno Santo voluto da papa Francesco. 
A questo scopo, ABBIAMO RACCOLTO la somma minima di € 5.900.
 
Questo importo permetterà di coprire il compenso del regista, così come le spese di soggiorno e di viaggio (€ 2.500), il costo del materiale per girare (€ 1.000) e per il montaggio (€ 500), le tasse (€ 900) e le spese legate alla campagna promozionale (€ 1.000).
 
 
Secondo obiettivo (eventuale)
Se raggiungeremo rapidamente questo primo obiettivo, avremo la possibilità di rinforzare la équipe con un secondo operatore.
Il budget necessario per raggiungere questo secondo obiettivo sarà allora di € 10.500.
Il ricorso a un operatore supplementare permetterà al regista di scegliere fra un maggior numero di inquadrature, apportando al film una maggior ricchezza estetica, soprattutto ai fini della valorizzazione delle cerimonie. 
Inoltre, beneficiando di una maggiore copertura del pellegrinaggio, il montaggio finale potrà essere di una durata di circa 26 minuti, corrispondendo così ai requisiti per la diffusione televisiva. 
In ogni caso, se l’obiettivo minimo non dovesse essere raggiunto alla fine della campagna, tutti i donatori saranno immediatamente rimborsati.
Non esitate a diffondere la notizia di questo progetto: senza il vostro aiuto questa campagna è destinata al fallimento.
 
 
Benefici della partecipazione al progetto
 Quanto alle intenzioni di preghiera, coloro che lo desiderano possono specificarle per posta elettronica all’indirizzo cisp@mail.com, specificando nell’oggetto: “intenzione”.
Quanto alle T-shirts, potete precisare se per ragazzo o ragazza e la taglia S/M/L/XL. Cercheremo di soddisfare le domande secondo disponibilità.

S. Messa antica a Vasto (Ch) il 9 agosto 2015

Ci scrive un fedele facente parte del gruppo dei fedeli   costituitosi recentemente per richiedere la Messa tridentina con Motu Proprio. Grazie alla disponibilità di un parroco, hanno ottenuto la possibilità di poter far celebrare messa tridentina domenica 09/08/2015, a Vasto (Ch), diocesi Chieti-Vasto alle ore 19:00 presso la chiesa di Santa Filomena (detta anche Genova-Rulli) in via Anelli.

domenica 9 agosto 2015

chiesa di Vasto: Santa Filomena (Genova - Rulli)
Chiesa dei Baroni Genova Rulli di Vasto, nel centro storico in Via Anelli, adiacente alla Chiesa dell'Annunziata.

martedì 28 luglio 2015

Rivoluzione in Curia?

 Curia, una rivoluzione?
di M. Tosatti, da La Stampa, del 28.07.2015

Si parla molto in Curia in questi giorni di un’ipotesi di riforma che avrebbe davvero effetti radicali. L’idea sarebbe quella di rendere a termine – cinque anni, eventualmente prorogabili sino a dieci in casi eccezionali – il servizio degli “Ufficiali” di Curia; vale a dire dei sacerdoti che nelle diverse Congregazioni e Consigli svolgono la grande mole del lavoro.  
In pratica: un sacerdote di Biella o di New York che venisse chiamato in Curia a fare lavoro di ufficio, dopo cinque anni dovrebbe tornare nella sua diocesi di origine. La norma riguarderebbe tutte le strutture centrali della Santa Sede, salvo la diplomazia: il personale diplomatico continuerebbe a funzionare secondo il modello di carriera consolidato.  
Dopo l’Accademia comincia il “cursus honorum” che in genere porta il candidato a diventare nunzio e arcivescovo dopo sedici-diciassette anni di servizio. Di questa riforma, che secondo alcuni però priverebbe gli organi centrali della Chiesa di un grande patrimonio di esperienza e di competenze, si parlerà probabilmente nel gruppo dei nove cardinali incaricati di studiare la riforma della Chiesa e della Curia. 

Il Direttore della Schola Sainte Cécile sul programma musicale del prossimo pellegrinaggio Summorum Pontificum a Roma dal 22-25 Ottobre

Intervista del Direttore della Schola Sainte Cécile  Maestro Henri de Villiers concessa a  New Liturgical Movement e Paix liturgique. 
Ricordiamo che il celebre e qualificato Coro è operante nella Parrocchia parigina di Saint-Eugène dove la liturgia tradizionale si svolge dal 1985 a fianco di quella moderna . 
Il Maestro Henri de Villiers illustra il ricco programma musicale che la Schola canterà al prossimo pellegrinaggio internazionale Summorum Pontificum a Roma dal 22-25 Ottobre 2015. 

da Paix Liturgique,
n. 502, del 27.07.2015

1) Bonjour Henri : après 2013, la Schola Sainte Cécile revient à Rome pour accompagner le pèlerinage Summorum Pontificum, pourquoi cette fidélité ? 
C'est à la fois un honneur et une grande joie pour nous de revenir à Rome accompagner le pèlerinage Summorum Pontificum
Un honneur, parce que ce pèlerinage international réunit de nombreux fidèles venant des quatre coins du globe, qui viennent rendre grâce à Dieu auprès du siège de Pierre. 
Par cette démarche de pèlerinage, ces fidèles viennent témoigner combien la liturgie traditionnelle est un chemin de conversion et une nourriture pour leur vie de chrétiens ; cela nous oblige du coup à donner le meilleur de nous-même, afin que les offices et messes soient encore plus beaux et plus magnifiques, plus "extraordinaires" qu'ils ne le sont déjà à l'ordinaire le restant de l'année ! 
Une grande joie également, car c'est proprement bouleversant de chanter dans les hauts lieux de notre foi catholique. Je me souviens avoir été au bord des larmes il y a deux ans dans la Basilique vaticane, tant l'émotion était forte de chanter la sainte messe auprès du tombeau de Pierre. 

2) Pouvez-vous nous présenter le programme que vous interpréterez durant le pèlerinage ? 
Première place au plain-chant grégorien, qui sera intégralement interprété bien sûr à chacune des messes que nous chanterons, comme nous le faisons d'ordinaire. 
Le programme de polyphonie sera quant à lui original. 
Nous entendons profiter des multiples tribunes présentes dans les églises romaines pour donner des œuvres à plusieurs chœurs (comme nous l'avions fait il y a deux ans), selon la technique ancienne dite des cori spezzati, des "chœurs brisés" : les choristes sont disposés dans plusieurs tribunes et se répondent - parfois de façon très dynamique, générant des effets acoustiques éblouissants. 
Cet usage des "cori spezzati" fut très florissant à Rome de la Renaissance à la fin du XVIIIème siècle. 
Nous allons ainsi chanter à 3 chœurs les vêpres et le salut du Très-Saint Sacrement à la Trinité des Pèlerins le 22 octobre prochain. 
Mais c'est surtout au cours de la messe pontificale de vendredi 23 octobre, profitant de l'acoustique exceptionnelle de l'église Santa Maria in Campitelli et de ses nombreuses tribunes, que nous allons déployer ce répertoire à chœurs multiples. 
Nous y chanterons la Messe à 4 chœurs (H.4) de Marc-Antoine Charpentier, un des chefs d'œuvres de ce compositeur, très rarement donné en raison de sa difficile mise en œuvre à 16 voix réelles et instruments ! 
Des indices laissent entendre que Charpentier a pu composer cette messe lorsqu'il était à Rome dans sa jeunesse, pour les "mariniers romains" (!). 
Il est indéniable qu'il a découvert ce répertoire polychoral dans la Ville éternelle (ses manuscrits contiennent une copie d'une autre messe à 4 chœurs d'un compositeur romain, Francesco Beretta, qui fut maître de chapelle au Vatican et que Charpentier a pu rencontrer lors de ses années de formation à Rome). 
Accompagnant cette messe à 4 chœurs de Charpentier, nous donnerons 3 autres motets à deux chœurs : 
- Beati estis, sur le texte de la 8ème béatitude, par Peter Philips, un prêtre anglais exilé à Rome au XVIIème siècle par fidélité à sa foi catholique (il fut maître de chapelle du Collège anglais de Rome), 
- Vox Domini, d'Eustache du Caurroy, maître de la chapelle du roi Henri IV, ardent propagateur des polyphonies à chœurs multiples en France, 
- Omnes gentes plaudite manibus, de Guillaume Bouzignac (ce sera vraisemblablement la première ré-exécution de cette œuvre à 8 voix depuis le XVIIème siècle). 
L'acoustique de Saint Pierre de Rome, où nous aurons la joie de chanter la messe de la fête de saint Raphaël Archange le 24 octobre, est certes plus difficile. 
Nous y donnerons toutefois  
Angeli Archangeli
un grand motet à deux chœurs de Jean Veillot, maître de chapelle de Louis XIV durant sa minorité, et le magnifique  
Pange lingua  
de Michel-Richard de Lalande, autre maître de la chapelle royale de Louis XIV. 
Nous serons accompagnés cette année par deux sacqueboutes, instrument de la Renaissance et du Baroque, ancêtre du trombone. 

3) La Schola est un chœur de fidèles dont les prestations n'ont souvent rien à envier à celles des chorales professionnelles : quel est le secret de votre harmonie ? 
Ma foi, il n'y a pas de réel mystère en cela : nous ne chantons que Dieu et que pour Dieu, au travers de la liturgie traditionnelle. 
Or cette liturgie est exigeante : on ne peut y faire n'importe quoi, et la subjectivité personnelle se doit d'y passer en second plan, car il faut y suivre avant tout le chemin d'une tradition multiséculaire de musique sacrée. 
La liturgie traditionnelle est exigeante, mais du coup elle devient une véritable école d'excellence, qui nous tire vers le haut et qui nous fait donner le meilleur de nous-même. Voilà pourquoi cette liturgie a engendré au cours de l'Histoire tant de merveilles artistiques, dans le domaine de la musique certes, mais aussi dans ceux des autres arts et en particulier de l'architecture, merveilles dont Rome a été tout particulièrement bien dotée. 
Je pense que nos choristes - qui ne sont que de simples paroissiens - sont très sensibles à cet aspect : la générosité de leur investissement personnel est une réponse enthousiaste qui veut être à la hauteur de la beauté inhérente à la liturgie traditionnelle. 
Dieu est le Souverain Bien et le Souverain Beau - et la liturgie est un avant-goût de sa gloire, une épiphanie, le Ciel sur la terre ! 
On ne peut donc y souffrir la médiocrité ! 
Mon travail à la tête de la Schola Sainte Cécile a consisté avant tout à me placer à l'école de la grande tradition de musique sacrée de l'Occident, qui du reste ne peut être comprise en profondeur que par une bonne connaissance des traditions liturgiques et musicales de l'Orient chrétien. 
Nous avons la joie de replacer les œuvres du grand répertoire occidental de musique sacrée dans le cadre exact pour lequel elles furent créées, alors qu'on ne les entend quasiment plus hélas qu'au concert. 
Ainsi ordonnées à leur vraie finalité, qui est de glorifier Dieu, ces œuvres prennent pleinement tout leur sens, alors qu'elle sont tragiquement amputées de leur dimension réelle lorsqu'elles sont entendues dans un cadre qui n'est pas celui de la liturgie. 
Nous ressuscitons de merveilleuses œuvres oubliées qui dorment sur les étagères de nos bibliothèques publiques, et nous montons régulièrement des projets liturgiques originaux, comme aller chanter le rit mozarabe à Tolède ou le rit ambrosien à Milan. 
Tout cela ne peut être que très motivant pour nos choristes ! 
Enfin, je pense que pratiquer la musique en commun permet de tisser des liens profonds. 
Et chanter pour le Seigneur ajoute une dimension supplémentaire, de communion spirituelle, à cette pratique : nous partageons entre nous bien plus que des notes de musique ! 

(Nei prossimi giorni  sarà pubblicata  anche la traduzione in lingua italiana)

Foto-ricordo della Schola Sainte Cécile con Sua Eminenza il Cardinale Castrillón Hoyos nella Sagrestia della Basilica di San Pietro a Roma, durante il pellegrinaggio Summorum Pontificum del 2013.

Marcello Pera parla del Card. Biffi. Distantissimo da Galantino



Rorate Caeli ha riportato ieri (27.07.2015) un interessante pensiero di Marcello Pera sul Card. Biffi e mons. Galalntino. Ecco il testo originario in italiano. 

Roberto  

Marcello Pera: che abisso fra la chiesa di Biffi e quella di Galantino
da Rimini 2.0 del 18.07.2015


Il cardinale Biffi è stato un eroe della chiesa, nulla a che vedere con certi prelati che oggi vanno per la maggiore. Chi parla è Marcello Pera, dal 2001 al 2006 presidente del Senato, filosofo, considerato uno dei principali studiosi italiani di Popper, negli anni in cui ricopriva la seconda carica dello Stato ha conosciuto e stretto amicizia con Benedetto XVI, un rapporto continuato anche quando Ratzinger è diventato Papa emerito. Dalla sintonia intellettuale fra i due sono nati in particolare tre volumi: Senza radici (2004, Mondadori) scritto a quattro mani e dedicato a Europa, relativismo, cristianesimo e islam, quindi L’Europa di Benedetto (2005, Cantagalli) di Joseph Ratzinger, per il quale Marcello Pera ha scritto l’introduzione, e Perché dobbiamo dirci cristiani: il liberalismo, l’Europa, l’etica (2008, Mondadori), di Marcello Pera, introdotto da una lettera di Benedetto XVI.
Marcello Pera era in prima fila al funerale del cardinale Biffi, che dall’84 al 2003 è stato arcivescovo di Bologna. Gli abbiamo posto alcune domande.

Cosa ha significato il card. Biffi per Bologna, per la chiesa e per l’Italia.
Tre cose, detto in breve: la fede, la sapienza teologica, il coraggio. Tutta merce oggi non solo rara, ma pressoché introvabile. Bologna e la Chiesa tutta devono essere fiere di averlo avuto tra i suoi vescovi.

Ricordando la figura del card. Biffi in questi giorni alcuni commentatori hanno scritto che esprimeva una chiesa ormai pressoché definitivamente scomparsa, impegnata com’è, quella dei nostri giorni, ad essere politically correct, fino a scoraggiare, se non ad osteggiare, come ha fatto il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, la manifestazione del 20 giugno scorso a difesa della famiglia. Cosa ne pensa?
Dove vedevo fede profonda e testimonianza fiera e sincera e sorridente, oggi vedo molto calcolo e carriera. Dove sentivo dottrina meditata e approfondita, oggi sento molta approssimazione. E dove avvertivo la parola del coraggio oggi osservo conformismo. Per favore, non si permetta di confrontare il Segretario generale della Cei, e non solo lui, con Giacomo Biffi! 

Per quale ragione?
Il card. Biffi era un eroe della Chiesa, un gigante della dottrina. Non aveva diffidenza della teologia e non la piegava all’interesse di moda o al potere di turno. Non pensava che la misericordia facesse eccezione alla verità o che la verità fosse astratta e avesse bisogno dell’integrazione della misericordia per rendersi viva e praticabile e accettabile. E non aveva in gran cura la carriera: ci scherzava sopra. Che meraviglia le sue battute di spirito, così ficcanti e così acute!

giacomo-biffi
Fece molto discutere il card. Biffi quando nel 2000, affrontando la questione dell’immigrazione, oltre a pronunciare parole profetiche, invitò a “salvare l’identità propria della nazione” perché “l’Italia non è una landa deserta o semidisabitata, senza storia, senza tradizioni vive e vitali, senza un’inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente, come se non ci fosse un patrimonio tipico di umanesimo e di civiltà che non deve andare perduto”. Così come chiese di non sottovalutare “il caso dei musulmani”, che “va trattato con una particolare attenzione”. Sono trascorsi 15 anni da quel discorso e verrebbe da dire che, anche su questi temi, aveva visto giusto. O no?
Posso risponderle con le prime parole che gli dissi la prima volta che andai a trovarlo: «Mi scusi, Eminenza, io sono tra coloro che non avevano ancora capito. Grazie per avermelo spiegato, non lo dimenticherò». Oggi mi fa tristezza che lo dimentichino anche i suoi confratelli. Che senso ha ancora parlare di evangelizzazione se poi si predica il dialogo e lo si intende e lo si pratica nel senso della cedevolezza, della chiacchiera, dello scambio di opinioni? Quando Gesù disse: «Io sono la verità» voleva forse dire che ce ne sono anche tante altre e che tutte vanno bene? Quando si dice: «Io sono seguace di Cristo» lo si intende alla stregua di «Io sono vegetariano» o «Io sono juventino»? Si ricorda il famoso e teologicamente tanto tribolato imperativo di Gesù rivolto a coloro che si rifiutavano di accogliere l’invito del padrone: «compelle intrare». D’accordo, Gesù non pensava alla forza, non pensava alla costrizione, pensava alla verità salvifica e irrinunciabile. E comunque, quanto a forza e costrizione, quale valore hanno i princìpi sacri e irrinunciabili scritti nelle costituzioni, se non appunto quello della forza e della costrizione, per legge, verso tutti coloro che intendono far parte della comunità in cui valgono quelle costituzioni? Quando un musulmano entra in Italia e lo Stato lo obbliga laicamente al dettato costituzionale di non contrarre più di un matrimonio, o di non interrompere il lavoro cinque volte al giorno, non dice, esso Stato, «compelle intrare»? Anche questo Biffi aveva capito più e meglio di tanti costituzionalisti e filosofi del diritto sedicenti aperti e tolleranti: che uno Stato che rinuncia alla forza dei suoi princìpi non è uno Stato. E quanto acuto e arguto egli si era mostrato verso la modalità di formazione del nostro Stato unitario, massonica e anticristiana, proprio durante i giorni in cui fuori risuonava la retorica trombona, celebrativa e cortigiana dei nostri politici, pronti a istituire un’altra festa nazionale, fredda come tutte le altre nella coscienza popolare! Mi creda, Giacomo Biffi è stato un grande. Scusi ancora, Eminenza, e grazie!
Claudio Monti

lunedì 27 luglio 2015

York (Regno Unito): Pellegrinaggio in onore di Santa Margaret Clitherow Martire, sposa e madre cattolica.

La benemerita THE LATIN MASS SOCIETY OF ENGLAND AND WALES organizza da diversi anni un Pellegrinaggio in onore di Santa Margherita Clitherow Martire, sposa e madre cattolica (foto 4), nella storica e nobile e pittoresca Città di York nella Contea dello Yorkshire.
Doverosa e altamente significativa è la scelta della data del Pellegrinaggio che si svolge  il 4 maggio Festa dei Martiri  Inglesi considerati i Martiri più Eucaristici della Chiesa, massacrati in modo terribile per l' indomita fedeltà alla Santa Sede Apostolica e alla Santa Messa «... che il governo inglese considerava un delitto ed era per la Messa che creature di carne e ossa erano pronte a morire. Era per la Messa che il cattolico perseguitato possedeva una così profonda vita spirituale da superare ogni difficoltà, l’anima di questa vita era la Messa» ( Cfr. Robert Benson -1871-1914- Sacerdote Cattolico Inglese).
Fra i Martiri canonizzati dalla Santa Chiesa spicca la figura di Santa Margherita Clitherow, sposa e madre cattolica, che a York  ha professato la vera fede fino alla suprema testimonianza del Martirio .
Il Martirologio Romano ricorda infatti che  Santa Margherita Clitherow  " con il consenso del coniuge, aderì alla fede cattolica, nella quale educò anche i figli e si adoperò per nascondere in casa i sacerdoti ricercati; per questo motivo fu più volte arrestata durante il regno di Elisabetta I e, rifiutandosi di trattare la sua causa davanti al tribunale per non gravare l’animo dei consiglieri del giudice con il fardello di una condanna a morte, fu schiacciata a morte per Cristo sotto un enorme peso". 
Gli storici sottolineano infatti che :  "l’odio dei vari nemici del cattolicesimo, dai re ai puritani, dagli avventurieri agli spregevoli ecclesiastici eretici e scismatici, ai calvinisti, portò ad inventare efferati sistemi di tortura e sofferenze per i cattolici arrestati. ... tutti gli altri subirono prima della morte, indicibili sofferenze, con interrogatori estenuanti, carcere duro, torture raffinate ..."
Il Pellegrinaggio in onore dei Martiri Inglesi ha inizio con la celebrazione della Messa Solenne in Rito Romano antico nella chiesa di San Wilfrid ( foto 1) che sorge all'ombra della più famosa e imponente Cattedrale ( ora Anglicana) di York o York Minster .
Segue la Processione per le vie del centro storico di York fino al luogo del martirio di santa Margherita Clitherow.
La Benedizione Eucaristica seguita dalla preghiera alla Vergine Maria, Regina dei Martiri,  conclude il Pellegrinaggio.  
Il filmato allegato illustra  alcuni significativi momenti del Pellegrinaggio di York e ci fa pensare all'analoga testimonianza di fede vissuta, proclamata  nella Città Eterna durante il Pellegrinaggio Internazionale del Populus Summorum Pontificum.
Ecco la preghiera alla Beatissima Vergine Maria recitata alla fine del Pellegrinaggio di York :
"O blessed Virgin Mary, Mother of God and our most gentle Queen and Mother, look down in mercy upon England thy "Dowry" and upon us all who greatly hope and trust in thee. By thee it was that Jesus our Saviour and our hope was given unto the world; and He has given thee to us that we might hope still more. Plead for us thy children, whom thou didst receive and accept at the foot of the Cross, O sorrowful Mother. Intercede for our separated brethren, that with us in the one true fold they may be united to the supreme Shepherd, the Vicar of thy Son. Pray for us all, dear Mother, that by faith fruitful in good works we may all deserve to see and praise God, together with thee, in our heavenly home. Amen. "






Fonte : Regina
Photo Credits: Michael Durnan e Joseph Shaw

Chierichetto: un servizio all'altare molto importante.

Decalogo del chierichetto.
perchè servire all'altare è  più importante di quanto si pensi.

Pubblichiamo qui un decalogo per chierichetti scritto dallo statunitense padre Dwight Lonecker, pastore anglicano convertitosi nel 1995 al cattolicesimo e oggi sacerdote cattolico.

1) Ricordati che… non sei necessario. Lo so, non sembra un grande punto di partenza… ma è vero: il sacerdote può fare da solo tutto quello che fai durante la Messa. Ciò significa che il tuo ruolo nella liturgia è più che un semplice “essere utile”. Leggi gli altri nove punti per capire bene cosa intendo.

2) Sei un testimone silenzioso. Arrivando in chiesa venti minuti prima dell'inizio della Messa, vestendo la tua piccola talare e preparando la celebrazione, stai dicendo a tutti: “È importante arrivare presto. È importante prepararsi per la Messa. È importante prendersi il tempo necessario”. Ricorda, qualsiasi cosa che fai è vista dagli altri, usa quindi grande attenzione e riverenza.

3) Le azioni dicono più delle parole. Devi presentarti vestito bene per la Messa. Non devi sfoggiare abiti eleganti, perché tanto la veste li coprirà, ma quello che la gente vede deve essere dignitoso. Indossa scarpe nere. Scarpe da ginnastica? Scarponcini da montagna? Calzature da spiaggia? Andiamo… vali molto di più! Nessun dettaglio del tuo aspetto deve attirare l’attenzione su di sé. Qualsiasi cosa che fai deve portare l'attenzione all’altare, non sul ministro dell'altare. Pettinati come si deve e pulisciti da quel che ti resta addosso della colazione…

4) Anche il linguaggio del corpo parla chiaro. Mentre ti prepari per la Messa muoviti un po' più lentamente. Nella processione avanza in modo cadenzato. Viviamo in una vita sempre di corsa: per ascoltare Dio dobbiamo fare silenzio e per camminare al suo passo dobbiamo rallentare. Dio procede lentamente e tranquillamente, il suo è un cammino lungo. Mantieni quindi una postura distinta e muoviti con tranquillità. Non correre. Che tu lo creda o no, ciò aiuta le persone a mettersi nella giusta disposizione per l'adorazione.

5) La processione è più che un semplice entrare in chiesa. La processione è un'antica cerimonia religiosa in sé. Mentre entri in chiesa in processione guidi ognuno alla presenza di Dio. Questo richiama l'Antico Testamento, quando gli ebrei salivano in processione a Gerusalemme e al tempio di Dio. La processione è il tuo guidare il popolo di Dio attraverso la desolazione nella terra promessa. La processione è il trionfo del re che arriva nella sua città. La processione dovrebbe quindi essere fatta con dignità e solennità. Non affrettarti per raggiungere la tua postazione. Sii orgoglioso di essere un servo dell'altare del re! Quando porti la croce in testa alla processione, stai dicendo ai fedeli: “Guardate, siamo chiamati a portare la nostra croce e a seguire Cristo. Questo è lo stendardo della battaglia”. Porta quindi la croce solennemente come un soldato in parata.

6) Portare un libro o un cero ha un significato più profondo di quanto pensi. Porti le candele? Stai dicendo: “Tutti portiamo nei nostri cuori la luce di Cristo che abbiamo ricevuto nel Battesimo.  Siamo la luce nell'oscurità, le stelle luminose dell'universo”. Le candele accompagnano la croce e il Vangelo perché il Vangelo e la croce portano la luce al mondo. Porti il libro del Vangelo? Rappresenti gli apostoli che hanno portato la Parola di Dio al mondo. Ricordi anche a ognuno di noi che siamo chiamati a portare la buona novella dell'amore di Dio al mondo intero.

7) I chierichetti sono come gli angeli davanti al trono. Al “Santo, Santo, Santo” devi inginocchiarti per la preghiera di consacrazione. A questo punto sei come uno degli angeli in adorazione di fronte al trono di Dio. Inchinati profondamente. Suona il campanello con cura e bellezza. Il modo con cui adori in questo momento della Messa parla ai cuori di tutti.

8) Servi all'altare con azioni rituali. Fai un inchino di fronte all'altare. Fai un piccolo inchino di fronte sacerdote e al diacono nei momenti richiesti. Questi piccoli gesti trasmettono ai fedeli una forma mentis rituale. Il rito trascende le nostre persone e ci rende più grandi delle nostre piccole vite quotidiane. Quando servi in questo modo aiuti le menti e i cuori di tutti a levarsi verso l’alto. Le tue azioni siano piene di dignità. Questo linguaggio visivo funziona anche se le persone non ne sono coscienti.

9) Sii orgoglioso di quello che fai. Sii fedele ai tuoi doveri perché Dio è fedele a te. Fai attenzione ai dettagli, perché Dio è nei dettagli. Trasforma le tue azioni in preghiere perché tutto può portare a Dio se lo permettiamo. Quello che stai facendo è un servizio a Dio e aprirà il tuo cuore e lo porterà vicino a lui anche se non te ne rendi conto. Se sei orgoglioso del tuo servizio ti sorprenderai nel renderti conto, man mano, come questa autostima si riflette in tutta la tua vita: dal tuo lavoro a scuola, al tuo impegno nello sport, alle tue amicizie.

10) Sei necessario. Avevo detto che non lo eri? In realtà volevo dire che tu sei molto più che necessario. Sei vitale, perché il tuo non è solamente un ruolo funzionale ma un ruolo simbolico e quello dei simboli è il linguaggio dell'adorazione. Le tue azioni a Messa sono simboliche molto più di quanto tu pensi e il modo in cui si svolge il tuo servizio può avvicinare gli altri Dio. Sei più che necessario, perché la bellezza è più che necessaria e quello che stai facendo è… bellissimo. C'è troppa poca bellezza del nostro mondo. Non sottovalutare la tua importanza!

domenica 26 luglio 2015

Comunione in mano o in bocca?

 Un Prete può rifiutarsi di dare la comunione sulla mano? da Aleteia del 12.05.2015, tratto da Toscana Oggi

In pellegrinaggio a Lourdes, mi è capitata una cosa assai spiacevole. Al momento della Comunione, davanti alla Grotta, mi sono avvicinata al sacerdote progendo la mano per ricevere l'Ostia, ma sono stata apostrofata dal ministro di Dio che, con tono irato, mi ha detto: «apri la bocca e metti giù quella mano». Sono rimasta talmente male che, per un momento, ho pensato di fare un passo indietro e di non comunicarmi più. Ancora oggi, ripensandoci, non capisco il perché di questa reazione davanti a un atto che ormai la maggior parte dei fedeli compie al momento di ricevere l'Eucaristia. Ho di Lourdes, dove mi sono recata più volte, un bellissimo ricordo. Ebbene, il gesto di quel sacerdote ha offuscato la gioia dei giorni sereni trascorsi in quella terra benedetta.
Lettera firmata


Risponde don Roberto Gulino, docente di liturgia
 
Andando oltre lo spiacevole episodio che ha rattristato i ricordi legati a Lourdes di chi ci ha scritto (su cui non entro in merito, ma ribadisco che la maleducazione non ha molto a che fare con il Signore, mai!), prendo spunto per sottolineare alcuni aspetti importanti circa la modalità di ricevere la santa comunione.

La storia ci insegna che nei primi secoli era normale, sia in Oriente, sia in Occidente, ricevere il corpo di Cristo durante la celebrazione eucaristica direttamente sulle mani. Di questa prassi abbiamo numerose testimonianze: basti pensare ai Padri della Chiesa (Tertulliano, Cipriano, Cirillo di Gerusalemme, Basilio, Teodoro di Mopsuestia…), ai canoni giuridici sanciti durante sinodi e concili (Sinodo di Costantinopoli del 629 chiamato «in Trullo» per la Chiesa Orientale; i Sinodi delle Gallie tra VI e VII secolo; il Concilio di Auxerre avvenuto tra il 561 e il 605), fino alle testimonianze dell'VIII secolo di s. Beda il Venerabile e s. Giovanni Damasceno.

In tutti i documenti si chiede sempre che il comunicarsi sulla mano avvenga con grande rispetto e devozione: pulizia delle mani per gli uomini, velo sulla mano per le donne, mani disposte a forma di croce… ed inoltre si indica l'attenzione da avere contro il pericolo di profanazione (da sempre tenuto di conto).

Successivamente, la crescente venerazione per il sacramento eucaristico legata alla questione sulla presenza sacramentale (che nel primo medioevo veniva messa in discussione da alcuni teologi, riducendo l'ostia consacrata ad un segno vuoto ed esteriore, negando così la presenza reale di Cristo) ha portato al nuovo rito della comunione da riceversi direttamente sulla bocca ed in ginocchio, proprio per sottolineare la grandezza (e la realtà!) della presenza sacramentale del Signore nell'eucaristia.

Nello stesso periodo, attorno al IX secolo, assistiamo inoltre al passaggio dal pane lievitato al pane azzimo, con particole di forma tondeggiante molto più sottili e piccole rispetto al pezzo di pane fermentato: anche per questo si preferì distribuire e ricevere il corpo di Cristo direttamente sulle labbra dei fedeli.

Dopo il Concilio Vaticano II, la Chiesa ha lasciato alle singole Conferenze episcopali la possibilità di richiedere alla Sede Apostolica la facoltà di introdurre l'uso di ricevere la comunione sulla mano da affiancare a quello consueto di riceverla sulla lingua (Istruzione «Memoriale Domini» promulgata dalla S. Congregazione per il Culto Divino il 29 maggio 1969). In Italia tale prassi è stata approvata dalla Conferenza episcopale nel maggio 1989 ed è entrata in vigore il 3 dicembre dello stesso anno, prima domenica di Avvento.

Il testo dell'Istruzione sulla Comunione eucaristica, datato 19 luglio 1989, circa la modalità di questo ulteriore modo di ricevere l'ostia consacrata spiega: «Particolarmente appropriato appare oggi l'uso di accedere processionalmente all'altare ricevendo in piedi, con un gesto di riverenza, le specie eucaristiche, professando con l'"Amen" la fede nella presenza sacramentale di Cristo. Accanto all'uso della comunione sulla lingua, la Chiesa permette di dare l'eucaristia deponendola sulla mano dei fedeli protese entrambe verso il ministro, (la sinistra sopra la destra), ad accogliere con riverenza e rispetto il corpo di Cristo. I fedeli sono liberi di scegliere tra i due modi ammessi. Chi la riceve sulle mani la porterà alla bocca davanti al ministro o appena spostandosi di lato per consentire al fedele che segue di avanzare. Se la comunione viene data per intenzione, sarà consentita soltanto nel primo modo» (n° 14-15).

È bene ribadire che ricevere la comunione sulla mano è una possibilità, non un obbligo. Viene lasciata al singolo fedele la facoltà di scegliere la modalità più confacente alla sua sensibilità spirituale. E sicuramente entrambi gli usi hanno significati propri e profondi. Occorre ricevere il corpo di Cristo sempre con fede, rispetto e adorazione indipendentemente dalla modalità, stando attenti ad ogni singolo frammento dell'eucaristia ed al decoro dei nostri gesti («…fai delle tua mano sinistra un trono per la tua mano destra, poiché questa deve ricevere il Re…» s. Cirillo di Gerusalemme, Catechesi mistagogiche, 5,21).

Come sempre, la sostanza delle azioni liturgiche ci chiede di unire e fondere insieme l'interiorità dello spirito con le modalità esteriori della loro celebrazione.