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martedì 12 aprile 2011

Monsignor Brunero Gherardini lamenta la paura dello studio e dell'approfondimento del Concilio Vaticano II da parte dei nemici della Tradizione



Nel marzo del 2009 venne alla luce il bellissimo ed istruttivo volume Concilio Ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare del teologo Monsignor Brunero Gherardini, pubblicato dalla Casa Mariana Editrice. Il libro ebbe successo: immediata ristampa e, nel giro di pochi mesi, una seconda edizione; poi una traduzione in francese, seguita da quella inglese e tedesca, a breve, anche in spagnolo e portoghese. Di fronte a questi brillanti risultati si levarono alcune voci critiche che, invece di stimolare un sano dibattito, hanno ingiustamente e presuntuosamente biasimato l’egregio lavoro del teologo.

Quel libro è stato realmente una vera e propria pietra lanciata nello stagno (perché di stagno si tratta) delle discussioni sull’Assise pastorale che tanti problemi ha creato durante e dopo la sua realizzazione, dentro e fuori la Chiesa. L’intenzione del saggio era quella di smuovere le paludose e ferme acque nelle quali si è incagliata la crisi, evidente, della Chiesa. «Era in effetti un appello a chi decide gli orientamenti della Chiesa cattolica, oltre che ai non pochi opinion’s makers i quali, per motivi diversi, talvolta anche discutibili, determinano gli orientamenti del variegato mondo culturale» (1): si trattava, quindi, di innescare una saggia discussione critica su una questione irrisolta da quasi cinquant’anni. Il desiderio di Monsignor Gherardini era quello di porre fine ad una sterile e persistente celebrazione conciliare, in un quasi ossessivo collegamento di tutti i temi, sia sacri che profani, al Concilio, seppur pastorale, e finalmente venissero sottoposti i suoi 16 documenti (4 Costituzioni, 9 Decreti, 3 Dichiarazioni) ad un’analisi libera e costruttiva, scevra da pregiudizi. Ebbene, a due anni esatti di distanza (marzo 2011), esce un nuovo e illuminante testo del grande teologo di Santa romana Chiesa, Il Concilio Vaticano II. Il discorso mancato, edito da LINDAU, dove l’autore esterna tristezza e delusione di fronte a quell’appello non sufficientemente colto.


Le due centrali di orientamento


Si sono formate due centrali di orientamento ermeneutico, l’«una, ufficiale costante univoca nella ripetizione martellante del proprio orientamento di fondo, ha enfatizzato dell’evento stesso la grandiosità inaudita, l’importanza eccezionale, la provvidenziale e tempestiva risposta alle attese del mondo contemporaneo, l’allinearsi della Chiesa a servizio dell’uomo e perfino nel culto di esso – sia pure, ovviamente, dell’uomo redento –, il suo aprirsi al dialogo con la cultura imperante come se in esso consistesse la quintessenza della missione ecclesiale, il suo inserirsi da protagonista nel dialogo ecumenico come se esso fosse il toccasana della cristianità divisa e come se il Signore avesse chiesto di dialogare e non di predicar e convertire» (2).

L’altra centrale, priva di ufficialità ecclesiale ma seguita da molti uomini di Chiesa e portabandiera dell’ala progressista della cultura cattolica è la Scuola di Bologna, fondata dal professor Giuseppe Alberigo, che sicuramente è stata la centrale più efficiente di studio, analisi e approfondimento del Concilio, dando una chiave di interpretazione di netta rottura con la Tradizione: dall’Assise sarebbe sorta una nuova Chiesa, libera dai “lacci” del passato. La Tradizione venne polverizzata e da questa scuola di Bologna si dipartirono, sia in Europa che nelle Americhe, i maestri dell’innovazione. Si prese a ridicolizzare non solo riti e devozioni preconciliari, ma anche i contenuti e gli insegnamenti, a partire da san Tommaso e dal suo metodo; il «Magistero – e la vicenda dell’enciclica Humanae vitae ne è la più conturbante conferma – veniva apertamente criticato e, specie quando assumeva il tono e lo stile del passato, s’aveva la sfrontatezza di rinnegarlo. Nella semplicistica e banale contrapposizione di progressista a conservatore-tradizionalista si consumò l’azzeramento di venti secoli di storia e di testimonianza evangelica per dar inizio alla novità della Chiesa conciliare» (3).


Quando avvenne la rottura con la Tradizione?


Fu molto semplice, in tale rivoluzionario contesto, la penetrazione invasiva delle tendenze razionaliste, illusioniste, positiviste, esistenzialiste ed eversive del messaggio evangelico e della Tradizione ecclesiastica; devastante fu poi la creatività liturgica alla quale le Conferenze episcopali, «quando del disordine non fossero esse stesse responsabili» (4), non seppero reagire. Insomma, parve quasi che il 1965, anno di chiusura del Concilio, fosse l’anno zero della Chiesa e poco importò il disorientamento delle coscienze dei semplici fedeli: l’euforia dominò e irresistibile fu il fascino dettato dal nuovo, dal moderno, dall’idea di una Chiesa al passo con i tempi, più attenta all’uomo che a Dio, più attenta ai poveri che ai sacramenti e alla preghiera, più attenta alla pace nel mondo che all’evangelizzazione dei popoli e delle nazioni, più attenta al progresso che agli insegnamenti secolari che sempre aveva pronunciato con forza, determinazione e convinzione.

In questo scenario paradossale, in cui uomini di Chiesa e teologi lottavano contro di essa per una voglia di emancipazione e di riscossa con l’obiettivo terreno e non soprannaturale di avvicinarsi al mondo per essere compresi da esso e sentirsi legittimati ed alla pari nell’essere accettati, grazie all’aggiornamento, in ogni ambiente culturale, politico, associativo. Era, in definitiva, una ribellione euforica alle regole di sempre e la Curia romana fu il bersaglio preferito. Monsignor Gherardini sostiene che la rottura con la Tradizione avvenne già durante il Concilio Vaticano II e fin dalla prima ora. Basti pensare al rifiuto degli schemi preparatori: non ne fu salvato neppure uno, tutti cestinati. «Ricordo», rivela l’autore, «l’indiscussa fedeltà alla Tradizione che caratterizzava gli schemi stessi, senza nulla toglier al loro equilibrio fra contenuti rivelati e dalla Chiesa già definiti, esposizione secondo la metodologia classica, ed attenzione ai nuovi problemi del momento. Alcuni di essi, oltre che per fedeltà e chiarezza dottrinale, s’imponevan pure per la trasparenza formale dell’esposizione. C’era, in essi, la Chiesa di sempre. E con essi la Chiesa di sempre si presentava al confronto con i fermenti culturali del nuovo illuminismo.

Aperto il Concilio, s’aprì pure il confronto. Il nuovo illuminismo ne uscì burbanzosamente vittorioso; e lo si capì subito. La sorte dei detti schemi fu segnata non appena pervennero nelle mani dei Padri conciliari» (5). Il dibattito conciliare fu anche rissoso ed irrispettoso. Un esempio valga su tutti: quando «al venerando cardinal Ottaviani, nel corso della sua appassionata difesa della Messa tradizionale, allo scoccare del regolamentare quindicesimo minuto fu spento il microfono e tolta la parola. A quel punto, il Concilio già procedeva per la sua strada: in dichiarata rottura con il secolare magistero, riassunto ed attualizzato negli schemi contestati […]. Si stava già operando un capovolgimento che, con l’andare del tempo, si sarebbe fatto sempre più netto: la teologia diventava antropologia; l’uomo era elevato, in ossequio – come si diceva – ad un progetto di Dio, a valore primo ed ultimo di tutta la realtà creaturale; la salvezza perdeva progressivamente il contatto con la rivelazione del peccato originale, con l’incarnazione e la redenzione di Cristo, con la speranza cristiana della vita eterna» (6).

Con il trucco degli espliciti riferimenti ai precedenti Concili, il Vaticano II ha disseminato nei suoi documenti, soprattutto là dove maggiori sono le innovazioni introdotte, diverse citazioni «per assicurar una conoscenza fra ieri e oggi, che di fatto non c’è. Son frasi intese a tacitar apprensioni e turbamenti» (7). Con queste lucide spiegazioni l’autore giunge alla convincente conclusione che lo spirito del Concilio non venne fuori dopo il Concilio, ma già durante il suo stesso divenire. Lo spirito del Concilio venne denunciato dall’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Joseph Rantzinger, oggi Benedetto XVI, sostenitore dell’ermeneutica della continuità con il passato «in una sorta di mai interrotta autoriforma» (8), e in esso scorse gli estremi di un «gegen-Geist», ovvero «contro-spirito».


Contro i «profeti di sventura»


Lo spirito del Concilio, d’altra parte, si coglie già dalle parole pronunciate da Giovanni XXIII nell’allocuzione di apertura dell’Assise, dove si evince la volontà di esprimere in forme nuove la dottrina cattolica di sempre. Afferma, infatti, Gherardini: «Sì, con quel suo fare tra l’ingenuo e l’ottimista ad ogni costo, papa Roncalli non si rese conto, anche perché agì senz’alcun previo contatto con l’episcopato mondiale, di come e quanto un Concilio in quella particolare contingenza fosse intempestivo» (9).

L’«enigmatico» papa Roncalli, come lo definisce Gherardini, fu durissimo nei confronti dei «profeti di sventura», i quali offendevano il Papa con i loro presagi negativi: «Ad aumentare la santa letizia che in quest’ora solenne pervade i nostri animi. Ci sia cioè permesso osservare davanti a questa grandiosa assemblea che l’apertura di questo Concilio Ecumenico cade proprio in circostanze favorevoli di tempo. Spesso infatti avviene, come abbiamo sperimentato nell’adempiere il quotidiano ministero apostolico, che, non senza offesa per le Nostre orecchie, ci vengano riferite le voci di alcuni che, sebbene accesi di zelo per la religione, valutano però i fatti senza sufficiente obiettività né prudente giudizio. Nelle attuali condizioni della società umana essi non sono capaci di vedere altro che rovine e guai; vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori; e arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia, che è maestra di vita, e come se ai tempi dei precedenti Concili tutto procedesse felicemente quanto alla dottrina cristiana, alla morale, alla giusta libertà della Chiesa. A Noi sembra di dover risolutamente dissentire da codesti profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo…».

L’autore del libro constata, con approfondito esame, che il «gegen» ha lasciato la sua inconfondibile traccia nei documenti conciliari e in certuni è abbondantemente riscontrabile, come nella Dei Verbum, nella Nostra aetate, nella Lumen gentium, nella Unitatis redintegratio, nella Dignitatis humanae. Sani e salutari dibattiti, studi, libri, articoli, approfondimenti critici Gherardini auspicò con il libro del 2009. Quando, per esempio, ebbe fra le mani il testo di Ralph McInerny, dal titolo promettente e ad effetto Vaticano II. Che cosa è andato storto?, sperò di trovarvi uno studio serio, invece, fu una «delusione assoluta. Sul Vaticano II McInerny ripeteva la volgata» (10) comune, concentrando le critiche sul postconcilio, «speravo di trovar un compagno di viaggio, di fatto ingarbugliava ulteriormente la matassa e non portava nessun contributo di chiarezza» (11).


Il provvidenziale «passa parola»


La speranza di Monsignor Gherardini di discutere sul Vaticano II, non per alimentare sterili polemiche, ma per giungere ad una costruttiva discussione e chiarificazione, è stata soddisfatta dalla Fraternità San Pio X, che «ha capito ed ha risposto […] e dico: grazie!» (12). A questo riguardo desidero ricordare una frase molto impegnativa che un coraggioso, quanto vessato sacerdote diocesano mi ha riferito in questi giorni: «Chi vuol fare la tradizione senza Monsignor Lefebvre perde tempo».

Ebbene, nel mondo della Tradizione gli unici ad aver accolto il richiamo di Monsignor Gherardini sono stati proprio i figli di Monsignor Lefebvre, i quali non solo hanno prestato attenzione al discorso da fare, ma hanno aperto un dibattito con una lunga serie di interventi e con un congresso, organizzato dal Courrier de Rome, che si è tenuto a Parigi dall’8 al 10 gennaio del 2010 con i relativi Atti, già pubblicati (13).

Segnali positivi, comunque, stanno arrivando un po’ dappertutto, manca ancora l’ardire, ma un “passa parola” si sta diffondendo sempre più, a macchia d’olio: molti sacerdoti, seppure ancora nel nascondimento, leggono, s’informano, approfondiscono... Per esempio ci sono preti che, senza identificarsi esplicitamente, telefonano a Radio Maria compiacendosi e sostenendo il movimento culturale e religioso che si è ormai innescato, grazie anche a libri dello spessore di quelli scritti da Monsignor Brunero Gherardini.


La bonifica dello stagno


Interessantissima, poi, la disamina che l’autore compie di alcuni movimenti come i «neopentecostali», detti successivamente «rinnovamento nello Spirito» ed i «neocatecumenali», che Gherardini definisce vere e proprie «chiese parallele». Un Vescovo, al quale il teologo aveva esposto le sue riserve su tali realtà in odore di eresia, gli aveva risposto: «Però pregano molto e quindi lasciamoli in pace […] Si vede che per i vescovi del postconcilio una preghiera […] val bene un’eresia!» (14). Interessantissimo, poi, ma assai doloroso, è quanto rilevato sulle aberrazioni e non soltanto risultanti dalla orrenda ed esecrabile pedofilia. Monsignor Gherardini riporta la pubblicazione ufficiale dei preti sposati: più di 100.000, ossia un quarto dei 408.000 incardinati nelle varie diocesi; ma il loro numero è largamente inferiore rispetto ai preti conviventi more uxorio con una donna. E in mezzo al numero sempre più ridotto, sia di sacerdoti che di religiose, «si respira un’atmosfera inquinata e quasi nessuno se ne rende conto» (15), oppure si fa finta di non accorgersene. Benedetto XVI disse l’11 giugno 2010, alla chiusura dell’Anno sacerdotale: «… la Chiesa deve usare il bastone del pastore, il bastone col quale protegge la fede contro i falsificatori, contro gli orientamenti che sono, in realtà, disorientamenti. Proprio l’uso del bastone può essere un servizio di amore. Oggi vediamo che non si tratta di amore, quando si tollerano comportamenti indegni della vita sacerdotale. Come pure non si tratta di amore se si lascia proliferare l’eresia, il travisamento e il disfacimento della fede, come se noi autonomamente inventassimo la fede. Come se non fosse più dono di Dio, la perla preziosa che non ci lasciamo strappare via. Al tempo stesso, però, il bastone deve sempre di nuovo diventare il vincastro del pastore, vincastro che aiuti gli uomini a poter camminare su sentieri difficili e a seguire il Signore» (16).

I comportamenti indegni della vita sacerdotale Gherardini li classifica come «immondezzaio» (17), nato e cresciuto nel postconcilio perché quel «contro spirito» è andato contro la spiritualità che ha guidato la Chiesa dalle origini fino al 1962; contro i suoi dogmi, reinterpretati non teologicamente, ma storicamente, contro la sua Tradizione, cancellata come fonte di Rivelazione e reinterpretata alla luce dell’esperienza ordinaria. Monsignor Gherardini giunge a queste conclusioni: i sedici documenti del Concilio Vaticano II, autentico Concilio ecumenico della Chiesa cattolica, esprimono tutti un magistero conciliare, non necessariamente coperto dal carisma dell’infallibilità; si tratta di un magistero, proprio perché conciliare, solenne e supremo.

Tuttavia, occorre distinguere la qualità dei suoi documenti, «perché il carattere solenne del loro insegnamento né li mette tutti su un piano di pari importanza, né comporta sempre di per sé la loro validità dogmatica e quindi infallibile» (18). Inoltre lo studioso serio, secondo l’alto esponente della gloriosa Scuola romana, deve tenere presente che il Concilio deve venire distinto in quattro livelli: a) quello, generico, del Concilio ecumenico in quanto Concilio ecumenico; b) quello, specifico, del taglio pastorale; c) quello dell’appello ad altri Concili; d) e quello delle innovazioni (19). Quest’ultimo livello ha separato la Chiesa della Tradizione da quella della cosiddetta «nuova Pentecoste».

I drammi sono arrivati proprio dai novatori e dai venti liberaleggianti intrisi di modernismo. Sono quei venti che hanno condotto anche alla caduta libera verso una morale squallida e putrefatta. Il discorso da fare che Monsignor Gherardini ha sapientemente promosso sulle aperture lassiste e relativiste del Concilio e del postconcilio prosegue nel suo inesorabile cammino, in quanto solo «la verità vi farà liberi» (Gv 8,32) e non certo il nascondimento, la paura, o, peggio, la menzogna, con il pericolo di peggiorare sempre più la già precaria situazione. Luce dovrà, prima o poi, essere fatta, in modo che quello stagno, nel quale è caduta la pietra del teologo di Santa Romana Chiesa, sia bonificato e si trasformi nelle cristalline e bucoliche acque delle incantevoli fonti del Clitumno, dove il Cielo si possa rispecchiare.


Brunero Gherardini, Concilio Vaticano II. Il discorso mancato, LINDAU, collana: I Pellicani, pp. 112, € 12,00.

Cristina Siccardi

Note

(1) B. Gherardini, Concilio Vaticano II. Il discorso mancato, Lindau, Torino 2011, p. 9.

(2) Ibid., p. 10.

(3) Ibid., p. 13.

(4) Ibid., p. 14.

(5) Ibid., pp. 30-31.

(6) Ibid., pp. 31-32.

(7) Ibid., p. 33.

(8) Ibid., p. 25.

(9) Ibid., p. 27.

(10) Ibid., p. 58.

(11) Ibid., p. 59.

(12) Ibid., p. 62.

(13) Courrier de Rome, Vatican II: Un débat à ouvrir, Actes du IX Congrès théologique du Courrier de Rome, BP 10156, Versailles Cedex, 2010.

(14) Ibid., p. 72.

(15) Ibid., p. 75.

(16) Ibid., p. 198.

(17) Ibid., p. 74.

(18) Ibid., p. 82.

(19) Ibid., p. 90.

39 commenti:

  1. "...i «neopentecostali», detti successivamente «rinnovamento nello Spirito» ed i «neocatecumenali», che Gherardini definisce vere e proprie «chiese parallele». Un Vescovo, al quale il teologo aveva esposto le sue riserve su tali realtà in odore di eresia, gli aveva risposto: «Però pregano molto e quindi lasciamoli in pace […] Si vede che per i vescovi del postconcilio una preghiera […] val bene un’eresia!»"

    Vorrei porre una domanda a questo sedicente vescovo che "lascia in pace" questi fedeli di Rinnovamento dello Spirito e neocatecumenali, perché "pregano molto": anche i fedeli della FSSPX "pregano molto", se venissero a chiedergli in unso una delle chiese vuote della propria diocesi, al fine di "lasciarli in pace" gliela concederebbe?

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  2. Ipotizzo che il card. Roncalli, uomo di grande devozione ma, temo, di non grande competenza culturale, sia stato fortemente influenzato dagli intellettuali cattolici francesi durante il periodo della sua nunziatura apostolica a Parigi. La Francia era già in larga misura "pays de mission" ( monsignor Ancel ) come è drammaticamente documentato nel "Diario di un parroco di campagna" di Bernanos: "la parrocchia morta".
    Era in corso l'esperienza dei "preti operai", circolavano gli scritti e le idee di Teilhard de Chardin. Il proposito di recuperare la classe operaia e la borghesia e di stabilire un collegamento con il sapere scientifico portarono di fatto a soluzioni di compromesso che lasciarono il cattolicesimo in mezzo al guado. Occorreva un più massiccio impegno di contronto fra cultura moderna e teologia di sempre, da operarsi con calma e senza roppo clamore mediatico nelle università cattoliche, a tale scopo costituite: invece ci si buttò su formule superficiali, con l'inevitabile annacquamento della sostanza. L'apertura al mondo si ridusse in molti casi a una dilettantesca religione "fai da te".

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  3. Questa di Gheradoni è la posizione di chi ritiene che la scristianizzazione sia da attribuire al Concilio: ai cedimenti dei credenti e delle chiese su uno o più aspetti decisivi della fede cristiana. per lui bisogna tornare al passato, recuperare l'ortodossia o l'ortoprassi perdute con innovazioni che secondo lui  sono corruzioni, ripristinare la retta liturgia, riaffermare le pratiche devozionali, intensificare la preghiera, ritornare all'incrollabile fermezza dottrinale e morale, attenersi all'autorità del magistero preconciliare. Questo è solo conservatorismo nostalgico, intimamente materialista e tecnicista: se si prega, se si crede, se si celebra, se ci si comporta nel modo giusto, allora la fede dimostrerà di essere più efficace, più potente del mondo. Niente di più anticristiano quanto ridurre il cristianesimo ad un suo aspetto particolare datato e farne una superpotenza che agisce là dove si opera nel modo esatto. 
    Invece la croce di Gesù è agli antipodi: è l'autospoliazione, lo svuotamento di sé da parte di Dio nella sua relazione con l'Umanità. Il linguaggio della croce  è l'amore gratuito che accoglie qualsiasi risposta, anche il rifiuto, subendo anche la violenza. Dio non è coglibile «oltre» o «al di là» della storia umana di Gesù, che è ciò che agli occhi del mondo è debolezza estranea alla concezione umana di Dio.
    L'annichilimento non è un atto accidentale o occasionale da parte di Dio, ma è il suo dono totale. Il tradizionalismo non rispecchia la croce. Pensatori come Quinzio invece parlano esplicitamente di necessario fallimento storico del cristianesimo come condivisione necessaria della croce.
    Rouet, vescovo di Poitiers, dice sempre che il cristianesimo deve abbandonare le proprie presunzioni di autosufficienza ed onnipotenza, smentite dalla realta odierna, ma che colonizzano la psiche dei credenti tradizionali. Non serve una religione di riti e precetti, ma una fede nuda e spoglia, non dogmatica e non monda, ma che si regga solo sulla Parola evangelica.

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  4. antonio peschechera da Barletta12 aprile 2011 alle ore 17:08

    Un ministrante si lascia al suo stesso oblio. Fà male all'anima incontrare persone come lui, specie se si è adolescenti o tiepidi: questa è la muffa bianca da curare con vera carità nel cuore della Chiesa Cattolica; è la stessa muffa diabolica dei vescovi che lasciano fare ai vari movimenti pentecostali e neocatecomunali lasciando seminare errori a iosa nell'ovile del Signore.

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  5. beato te che hai avuto la pazienza di leggere tutto il suo sproloquio!

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  6. Si ma siamo alle solite: 
    il Sant’Uffizio (presieduto dal cardinale Ottaviani) aveva condannato le dottrine il gesuita Teilhard de Chardin perché  «racchiudono tali ambiguità ed anche errori tanto gravi che offendono la dottrina cattolica» 
    Ma Giovanni Paolo II fece cardinale il gesuita de Lubac primo discepolo di Teilhard de Chardin. Non solo de Lubac non ha mai ritrattato le eresie di Teilhard, ma le ha sempre difese...

    Il rettore dei gesuiti aveva vietato l'insegnamento a de Lubac negli anni '50, e ritirato i suoi libri dalle scuole e dagli istituti di formazione. Solo nel 1958 fu ripristinato nell'insegnamento.
    E nel 1960 fu nominato da Giovanni XXIII consulente della Commissione Teologica preparatoria al Concilio Vaticano II. La vera riabilitazione fu quando fu nominato "esperto" del Concilio.
    Da quel momento in poi è un teologo ascoltato e rispettato, finché nel 1983 Giovanni Paolo II lo crea cardinale.

    l'idea dell'evoluzione dei dogmi che vanno letti secondo la cultura del tempo é solo una delle esesie deLubachiane...

    Siamo alla religione del "fai da te" (ciascuno secondo il proprio sensum-fidei e si salvi chi puo') perché  a Roma NON si vuole fare chiarezza e si beatifica chi difendeva l'errore!

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  7. Mi hanno raccontato che di fronte a una foto del "buon papa" Giovanni XXIII , che era ammalato di tumore, un bestemmiatore impenitente, anche lui ammalato di tumore, si convertì in articulo mortis ! Disse: "Quello è l'unico prete buono" e si pentì.
    Questo è un elemento dei tanti che descrive la grande santità travolgente di questo papa ammalato, che amava tutti e chiunque lo ascoltava ne era edificato. Qualsiasi altra considerazione è una pistilli versatio animata da spiriti di contesa. Guardiamo con affetto ai pontefici che con amore e pietà, tra le sofferenze, i tumori e altre malattie, hanno fatto tanto del bene, spesso in modo sconosciuto ai più. I piccoli miracoli che avvengono tra la gente semplice sono più eloquenti delle cronache dei grandi concili. E nel Salmo leggiamo: "<span><span>Per i santi, che sono sulla terra, uomini nobili, è tutto il mio amore</span></span>" (Sal 15,3).
    Pensiamo a celebrare a maggio la beatificazione solenne di Giovanni Paolo II Magno, con spirito coeso di letizia.
    Ste ben
    pippo trolley

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  8. Comprendo che un "ministrante" in una chiesa che si riappropria della sua intima (ed effettiva ed efficace in quanto lascito diretto di Cristo) Tradizione, rimarrebbe disoccupato.
    Essere gelosi e fieri del proprio lavoro è cosa rispettabilissima nelle occupazioni secolari. Ma a Cesare ciò che è di Cesare ecc. ecc.

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  9. <span>Comprendo che un "ministrante" in una Chiesa che si riappropria della sua intima (ed effettiva ed efficace in quanto lascito diretto di Cristo) Tradizione, rimarrebbe disoccupato.  
    Essere gelosi e fieri del proprio lavoro è cosa rispettabilissima nelle occupazioni secolari. Ma a Cesare ciò che è di Cesare ecc. ecc.</span>

    Cmq suggerirei di esporre , se si ritiene di doverlo fare, con maggior logica e  con meno supercazzole parafilosofiche.

    Danke.

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  10. appunto: andiamo avanti tammquam non esset, dal momento che costui non ha nemmen letto una pagina del Gherardini e ne storpia a bella posta il nome....

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  11. Su quale parola evangelica, su quella spiegata da lui nella quale asserisce che " ... la teoria della transustanziazione non è più accettabile, allo stato attuale delle conoscenze filosofiche e scientifiche" ?, e che oggi "... la teologia dei sacramenti si riferisce piuttosto alla nozione di 'simbolo'..."
    Ringrazio questo vescovo, ma sono nato cattolico e non voglio morire protestante!

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  12. Il fatto che ci siano molti a non voler che le acque stagnanti vengano smosse significa solo che la bonifica dello stagno verrà ritardata. Ma ci sarà. Prima o poi ci dovrà essere. Perchè il fetore delle acque stagnanti prima o poi stanca e stufa anche chi si tura il naso.

    Un ringraziamento al coraggioso canonico della Basilica Vaticana per aver avuto il coraggio di dire cose che finora diceva solo Lefebvre. 

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  13. Per me a vicenda di Teilhard De Chardin è esemplare. Aveva straragione nel voler stabilire un collegamento tra storia sacra e storia naturale: erano problemi che s'imponevano da sè, dopo la rivoluzione astronomica e i "maestri del sospetto" ( Marx, Darwin, Freud ). Il problema è COME lo fece. Il suo è un PROGRESSISMO OTTIMISTICO, mentre la visione del Nuovo testamento è APOCALITTICA: non è l'umanità che mette a posto il mondo, ma è Dio che crea "cieli nuovi e terre nuove". La perfezione non è raggiunta della città terrena, ma dalla GERUSALEMME CELESTE che scende dall'alto. L'uomo dewve cercare di migliorare la situazione sua e dei suoi fratelli, altrimenti non entrerà; però in ultima analisi "IL NOSTRO AIUTO E' NEL NOME DEL SIGNORE"

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  14. Questo libro è merce rara. Ci sono librerie "cattoliche" che sostengono che "non è ancora uscito".

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  15. Grande Gherardini, Grande, Grande, Grande!

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  16. Ministrante: la sua è una mirabile, esemplare rappresentazione della prosa modernista. Nella sua vuota e mielosa retorica, nel suo rifiuto dei dogmi, dei precetti, del rito (la cui radice etimologica è "ordine, Cosmos", contrapposto al demonico caos), basata protestanticamente (e anche altre) su una parola storicizzata, antimetafisica e  svuotata del Logos, il suo messaggio, proprio per la sua vacuità, rappresenta perfettamente cosa non è il Cattolicesimo, e cosa non sarà mai.

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  17. Poi, Ministrante: si chiama Brunero Gherardini, non Gherardoni. Si ficchi questo nome in testa, sentirà ancora parlare di lui...

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  18. meno male che lo ha pubblicato Lindau. Temevo che i buoni frati Francescani dell'Immmacolata continuassero a pubblicare questo ciarlatano che ci vorrebbe tutti strutturalisti a confondere testo e contesto e a mettere il MAgistero sotto i piedi del soggettivismo di teologi tanto superbi quanto scarsi.

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  19. Ciarlatano....... a Mons Gherardini !?!?!?
    Ma cosa dici mai????
    "Teologi tanto superbi quanto scarsi".......
    E tu chi sei per valutare la grandezza di un teologo?.......
    Ma vatti a dormire.......

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  20. Nobis quoque peccatoribus13 aprile 2011 alle ore 01:22

    Caro ospite il Magistero non puo' contraddire la Tradizione.

    Ma se ci sono amici che ci propongono il pensiero di Mons. Rouet (ora Vescovo emerito di Poitiers) non c'e' da stupirsi.

    Anche sacerdoti "insospettabili" hanno letto il libro di Mons. Gherardini.

    FdS

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  21. e tu chi sei per schifare il Magistero pontificio e ingollarti le balle sulla Tradizione assuradamente avulsa dal Magistero e definita tale da singoli individui impancatisi a super-Magistero i quali, per citare Dante (il poeta, non il Cardinale), "se' stessi sopra se' stessi incoronano e mitriano"?

    RispondiElimina
  22. é appunto perché non si puo' <span>schifare il Magistero pontificio che siamo contro il CVII </span>
    <span></span>

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  23. IGNORANZA e presunzione sempre a braccetto !
    è incommensurabile la sfrontatezza di uno che coloro che si permette di insultare un teologo come mons. Gherardini, e con la solita crassa ignoranza pari alla presunzione, sa solo offendere, ma è incapace di confutare una sola virgola di ciò che il teologo ha detto nella sua lucida analisi.
    Se l'ospite, anzichè un becero commento di volgare offesa fosse capace di portare una sola  valida ragione per    DIMOSTRARE civilmente che mons. Gherardini è in errore, staremmo qui occhi  e orecchie spalancate a bere la sua infinita sapienza: coraggio, ospite, ci insegni lei dalla sua altissima cattedra ! IN CHE COSA si vede che mons. Gherardini sta sbagliando ?
    non vediamo l'ora di apprendere tutto ciò che la sua sapienza ha da offrirci, siamo tutti sui banchi a prendere appunti !

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  24. <span>IGNORANZA e presunzione sempre a braccetto !  
    è incommensurabile la sfrontatezza di uno che si permette di insultare un teologo come mons. Gherardini, e con la solita crassa ignoranza pari alla presunzione, sa solo offendere, ma è incapace di confutare una sola virgola di ciò che il teologo ha detto nella sua lucida analisi.  
    Se l'ospite, anzichè un becero commento di volgare offesa fosse capace di portare una sola  valida ragione per    DIMOSTRARE civilmente che mons. Gherardini è in errore, staremmo qui occhi  e orecchie spalancate a bere la sua infinita sapienza: coraggio, ospite, ci insegni lei dalla sua altissima cattedra ! IN CHE COSA si vede che mons. Gherardini sta sbagliando ?  
    non vediamo l'ora di apprendere tutto ciò che la sua sapienza ha da offrirci, siamo tutti sui banchi a prendere appunti !</span>

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  25. già, di tanti comunisti si dice che siano stati convertiti dalla "bontà" di G.Roncalli. Che ci fosse molti lo dicono ma dove fosse non si sa(e non sembra affatto date le sue prese di posizione ben dure). Che poi vi siano stati convertiti comunisti dove siano andati pure nessun lo sa ...come l'araba fenice!
    Ste ben
    pluto senza trolley

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  26. Ma perche' angustiarsi per le librerie "cattoliche"; io ho ricevuto la mia copia a domicilio da DEA Mediagroup in tre giorni lavorativi. Ed ora pondero la risposta di monsignor Gherardini alla domanda (domanda e risposta entrambe nel libro): Chi ha paura del Vaticano II? 

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  27. E tu come la conosci, la Tradizione - e la scrittura - se non attraverso il Magistero? Hai mai parlato con gli Apostoli, tu? E lo stesso Magistero pensi di conoscerlo solo perchè è stampato o lo trovi pre-digerito e selezionato dai lefevriani ad arte su internet?? Non sarà perchè la successione apostolica e il Papato continuano ininterrotti e tengono vivo il Magistero? Pensi che leggere encicliche - a pezzetti e censurate perchè sennò cascano i miti - equivalga a conoscere il Magistero, capirlo e avere le basi per giudicare i papi? E quindi quando non c'era internet non c'era Magistero perchè l'unica Chiesa docente era solo quella del papa e dei vescovi vivi in quel momento, non di internet? La tradizione definita da San Sito Web Vescovo e Dottore della Chiesa?

    Il libro di Gherardini l'ho letto molto bene. E' un altro dei guazzabugli contraddittori di un autore che una volta dice che il Concilio è una grazia divina e un'altra che è una catastrofe, e che fa finta di ignorare le modalità di trasmissione della fede e le sue fonti. Al tempo dei papi "tosti", quando si poteva davvero disciplinare il clero avendone i mezzi e le circostanze, sarebbe a Castel Sant'Angelo assieme a Kung e Boff a meditare prima di attaccare il carisma petrino e l'autorità di un concilio e 5 papi di fila con argomenti inconsistenti. Ma per il suo pubblico l'importante è che si capisca che non gli piace la Chiesa e il Papa dal 1962 in poi, così come al pubblico di Kung non piace tutto quello che è successo prima del 62. E anche dopo, perchè per loro come per i tradiprotestanti c'è ancora troppa "papolatria".

    A forza di leggere Karl Barth - la sua passione - si dev'essere protestantizzato pure lui...

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  28. <span>Caro Nobis, e come la conosciamo e capiamo oggi, la Tradizione - e la Scrittura - se non grazie a e attraverso il Magistero? Qualcuno dei nemici del Papa hai mai parlato con gli Apostoli, per caso? E lo stesso Magistero pensiamo di conoscerlo solo perchè è stampato o si trova pre-digerito e selezionato dai lefevriani ad arte su internet?? Non sarà perchè la successione apostolica e il Papato continuano ininterrotti e tengono vivo il Magistero? Pensi che leggere encicliche - a pezzetti e censurate perchè sennò cascano i miti - equivalga a conoscere il Magistero, capirlo e avere le basi per giudicare i papi? E quindi quando non c'era internet non c'era Magistero perchè l'unica Chiesa docente era solo quella del papa e dei vescovi vivi in quel momento, non di internet? La tradizione definita da San Sito Web Vescovo e Dottore della Chiesa?  
     
    Il libro di Gherardini l'ho letto molto bene. </span><span>A forza di leggere Karl Barth - la sua passione - si dev'essere protestantizzato pure lui... </span><span>E' un altro dei guazzabugli contraddittori di un autore che una volta dice che il Concilio è una grazia divina e un'altra che è una catastrofe, e che fa finta di ignorare le modalità di trasmissione della fede e le sue fonti. Al tempo dei papi "tosti", quando si poteva davvero disciplinare il clero avendone i mezzi e le circostanze, sarebbe a Castel Sant'Angelo assieme a Kung e Boff a meditare prima di attaccare il carisma petrino e l'autorità di un concilio e 5 papi di fila con argomenti inconsistenti. Ma per il suo pubblico l'importante è che si capisca che non gli piace la Chiesa e il Papa dal 1962 in poi, così come al pubblico di Kung non piace tutto quello che è successo prima del 62. E anche dopo, perchè per loro come per i tradiprotestanti c'è ancora troppa "papolatria". </span>

    ormai certa gente si è ridotta come i testimoni di Geova. hanno un'enchiridion di frasi mal citate e mal riportate, dette in diversi contesti, con diverso valore e già corredate delle rispostine sciocche imparate da Sodalitum, Si si no no e altri organi di poveri sbandati. E via allo sbaraglio a proferire enormità. Ormai le so a memoria e ce ne fosse una con un qualche fondamento fattuale. Poi con internet c'è solo la pornografia come attività più immorale che passare le giornate ad andare via di google cercando frasette giustapposte per "incastrare" il Papa e i cattolici. Ma leggersi un'enciclica, e poi le note, e poi gli atti di magistero successivi che la speigano meglio, e magari pregare per capire meglio, per carità!

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  29. Nobis quoque peccatoribus13 aprile 2011 alle ore 16:03

    Caro Ospite,

    e' chiaro che qui l'accusa tremenda di cripto-lefebvrismo (che parolaccia, meno male che a Econe e Metzingen l'italiano non e' molto popolare) sia sempre in agguato, ma ci concedera' - almeno spero - di confidare nella concordanza della Tradizione e del Magistero su certi punti derivante dall'aver letto integralmente i documenti pontifici.
    Consiglio di cuore la lettura del Catechismo Tridentino, avvincente come un romanzo, chiaro come il cristallo L'ho trovato alle edizioni S. Paolo dietro via di Porta Angelica.

    FdS

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  30. <span>
    <p><span> poi gli atti di magistero successivi che la speigano meglio</span>
    </p><p>aah, ma certo....e poi comunque sempre bisogna aspettare
    </p><p>  la spiegazione della spiegazione della spiegazione della sp......per quanti decenni o secoli prima di arrivare a cogliere un barlume del VERO significato di discorsi indecifrabili................?
    </p></span>

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  31. Quanto è brutto leggere commenti così astiosi, acidi, e direi rancorosi, come quelli dell`anonimo, si direbbe che quel signore, forse un chierico... svuota  e scarica un risentimento personale e lo fa SENZA dimostrare che e dove Mons. Gherardini sarebbe in errore. Pietoso, "lamentable", veramente.

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  32. <span>Quanto è brutto leggere commenti così astiosi, acidi, e direi rancorosi, come quelli dell`anonimo ospite, si direbbe che quel signore, forse un chierico, svuota  e scarica un suo risentimento personale e lo fa SENZA dimostrare che e dove Mons. Gherardini sarebbe in errore. </span>
    <span>Pietoso, "lamentable", veramente.</span>

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  33. <span>
    <p><span> il carisma petrino</span>
    </p><p> 
    </p><p>?
    </p><p>scusi, ospite, non ho mai sentito parlare di questo "carisma": può spiegarci di che si tratta esattamente ?
    </p></span>

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  34. il carisma petrino  ...   
    ?  
    scusi, ospite, non ho mai sentito parlare di questo "carisma": può spiegarci di che si tratta, esattamente ?  

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  35. Parli da ex-lefebvriano. Quindi secondo te le contraddizioni sono solo apparenti...

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  36. infatti. Ma è sintomatico...

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  37. in genere fa parte del lessico meocat, in contrapposizione al carìsma Paolino (il monopolio della evangelizzzazione) che apparterrebbe a loro...

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  38. Non so nel caso specifico, ma <span>in genere fa parte del lessico neocat, in contrapposizione al carìsma Paolino (il monopolio della evangelizzzazione) che apparterrebbe a loro...</span>

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  39. Neanch'io avevo mai sentito parlare del "carisma petrino", fa sempre bene apprendere nuove cose. Ma se Ospite (Guest) e' un neocatecumenale, forse il tono non proprio latte e miele del suo intervento si spiega con queste parole di Mons. Gherardini, che potete trovare a pp. 71-72 di Concilio Vaticano II. Il discorso mancato: "A me interessa soltanto la fedelta' alla dottrina della Chiesa, quale ci vien riproposta nella sua secolare identita' dalla sacra Tradizione. Non ho la possibilita' d'una diretta verifica di essa nei testi ufficiali del Cammino Neocatecumenale, dal momento che tali testi subiscono una sorta di "secretazione". Qualcuno, pero', li ebbe fra le mani e, citandoli alla lettera, li porto' a conoscenza di tutti [nota 3 a p. 72: Cfr. E. Zoffoli, Verita' sul Cammino Neocatecumenale, testimonianze e documenti, Ed. Segno, Udine 1996]. Nessun dubbio che da quelle citazioni emerga l'evidenza dell'eresia. Specificarla sarebbe un'impresa improba: e' eresia su tutta la linea. In particolare la si rileva in ordine al mistero eucaristico." Se la pubblicazione dei testi ufficiali si fa ancora attendere, non resta che credere a testimoni autorevoli, e data l'evidenza di tali testimonianze, le parole di Monsignor Gherardini (con buona pace di Ospite) sono dure, ma un modello di equilibrio.  

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AVVISO AI LETTORI: Visto il continuo infiltrarsi di lettori "ostili" che si divertono solo a scrivere "insulti" e a fare polemiche inutili, AVVISIAMO CHE ORA NON SARANNO PIU' PUBBLICATI COMMENTI INFANTILI o PEDANTI. Continueremo certamente a pubblicare le critiche ma solo quelle serie, costruttive e rispettose.
La Redazione