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mercoledì 25 febbraio 2009

Mons. Ranjith: la crisi liturgica va riconosciuta e le sue cause indagate, per rimediare.

Mons. Ranjith ha scritto la prefazione all’edizione in inglese (che avrà titolo True Development of the Liturgy) del libro di un suo collaboratore alla Congregazione per il Culto Divino, Mons. Nicola Giampietro, Il card. Antonelli e gli sviluppi della riforma liturgica dal 1948 al 1970, apparso per i tipi degli Studia Anselmiana nel 1998. Il card. Antonelli fu anch'egli, come Ranjith, Segretario della Congregazione dei riti (oggi del Culto Divino), ma negli anni postconciliari.

Il testo nell’edizione inglese apparirà a settembre prossimo; né abbiamo al momento il testo completo della prefazione, di dieci pagine. E’ tuttavia apparso un resoconto visionabile in inglese a questo link.


Ecco il pensiero dell’Arcivescovo Ranjith: a causa di una comprensione errata degli insegnamenti conciliari e dell’influenza delle ideologie secolari, si deve concludere – come già aveva detto l’allora card. Ratzinger nel 1985 –che "il vero tempo del Vaticano II non è ancora arrivato". In particolare, nel campo della liturgia, Mons. Ranjith dice: "La riforma deve andare avanti".


Gli scritti del card. Antonelli, osserva nella Prefazione, aiutano il lettore a "comprendere il complesso lavoro interno della riforma liturgica prima e immediatamente dopo il Concilio". E conclude che l’applicazione delle riforme suggerite dal Concilio spesso si è allontanata dal reale intento dei padri conciliari. Come risultato, la liturgia oggi non è la vera realizzazione della visione proposta dal documento liturgico principale del Vaticano II, Sacrosanctum Concilium [v. la nostra analisi di questa costituzione conciliare in questa pagina: la sua abnorme violazione da parte della corrente prassi liturgica, e da parte dello stesso messale paolino, è palese a colpo d’occhio].


In particolare, Mons. Ranjith scrive:

Alcune pratiche che la Sacrosanctum Concilium non aveva mai nemmeno contemplato furono consentite nella liturgia, come la Messa versus populum, la S. Comunione in mano, l’abbandono del latino e del canto gregoriano in favore della lingua volgare e canzoni ed inni senza molto spazio per Dio, e un’estensione oltre ogni ragionevole limite della facoltà di concelebrare la S. Messa. Ci fu anche il grossolano fraintendimento del principio della "partecipazione attiva".

Il prelato cingalese argomenta che per portare avanti una "riforma della riforma" è essenziale riconoscere come la visione liturgica del Vaticano II fu distorta. Loda il libro sul card. Antonelli poiché consente al lettore di raggiungere una migliore comprensione di "quali figure o attitudini cagionarono la presente situazione". Questa, dice l’Arcivescovo, è un’inchiesta "che, in nome della verità, non possiamo tralasciare".


Mentre riconosce "la turbolenta temperie degli anni che immediatamente seguirono il Concilio", l’Arcivescovo Ranjith ricorda ai lettori che nel convocare i vescovi del mondo ad un concilio ecumenico il Beato Giovanni XXIII mirava a una "fortificazione della fede". Il Concilio, agli occhi di Papa Giovanni, era "certamente non un'invocazione ad accodarsi allo spirito dei tempi".


Comunque, egli continua, il Concilio ebbe luogo in un tempo di grande rivolgimento intellettuale in tutto il mondo, e specie nel periodo ad esso successivo, molti sedicenti interpreti videro l’evento come una rottura con la tradizione precedente della Chiesa. Come osserva mons. Ranjith:

Concetti e temi basilari come Sacrificio e Redenzione, Missione, Proclamazione e Conversione, Adorazione come integrale elemento di Comunione, e la necessità della Chiesa per la salvezza eterna – tutto fu accantonato, mentre Dialogo, Inculturazione, Ecumenismo, Eucarestia-come-banchetto, Evangelizzazione-come-testimonianza, divenne più importante. I valori assoluti furono disdegnati.

Perfino nel lavoro del Consilium [l’esecrato ente presieduto dal card. Lercaro, con l’operosa segreteria di mons. Annibale Bugnini, che esautorò la Congregazione dei riti e confezionò il nuovo Messale] quelle influenze furono chiaramente sentite, come nota l’Arcivescovo:

Un senso esagerato di arcaismo, antropologismo, confusione di ruoli tra ordinati e non ordinati, uno spazio senza limiti accordato alla sperimentazione – e, invero, la tendenza a guardare dall’alto in basso alcuni aspetti dello sviluppo della Liturgia nel secondo millennio – furono sempre più visibili tra certe scuole liturgiche.

Oggi, scrive Ranjith, la Chiesa può guardarsi indietro e riconoscere le influenze che hanno distorto l’intento originario del Concilio. Quella ricognizione, dice, dovrebbe "aiutarci ad essere coraggiosi nel migliorare o cambiare quel che fu erroneamente introdotto e che appare incompatibile con la vera dignità della liturgia". Una "riforma della riforma" assolutamente indispensabile, osserva, dovrebbe essere ispirata "non solo da un desiderio di correggere errori del passato ma molto di più dall’esigenza di essere in sintonia con quello che la Liturgia nei fatti è e significa per noi e con quello che il Concilio stesso definì che fosse".

9 commenti:

  1. Perchè avete cancellato il mio intervento in cui dicevo che, grazie ai potentati episcopali e litugici, l'ottimo Arcivescovo sarà purtroppo trasferito in partibus infidelium ?
    Buona giornata

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  2. Et quid illud dicens quod l'eventuale soppressione della Compagnia di Gesù (ancora l'élite della Chiesa) non sarebbe brillante idea benché le cosa cavate d'Ispagna rechino spesso in sé una certa quale gravezza; et addens quod grande essendo la Compagnia (com'è ad esempio il nobilissimo Ordine francescano), è naturale che al suo interno vi siano anche casi e posizioni spiacevoli ed errate?
    Buona giornata

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  3. All'Anonimo n. 1 (ma non potreste per favore mettere dei nomi, anche fittizi? se non diventa difficila il dialogo).

    Guarda che non abbiamo cancellato niente, ci mancherebbe. Forse c'è stato un problema nella trasmissione del messaggio.

    Ci dispiace e, nel dubbio, ci scusiamo. Ma non siamo responsabili. Non potresti riscrivere il commento?

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  4. Carissima Redazione, sono l'Anonimo (ma non troppo) del post 2. Il mio rilievo era faceto (un modo per spezzare una lancia in favore dei Gesuiti, su cui oggi molti tradizionalisti sparano indiscriminatamente).
    Anche se non vi conosco da molto tempo, ho ben capito con chi ho a che fare e sulla vostra correttezza scommetterei a occhi chiusi. Ed anzi, colgo l'occasione per ringraziarvi davvero di cuore per il vostro impegno e il vostro equilibrio.

    F(ranco) Pernice

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  5. Non da oggi l'arcivescovo Ranjith esprime posizioni ammirevoli per lucidità d'analisi e profondo senso spirituale.
    Si pensava alla sua ascesa alla testa della Congregazione per i Culto Divino,ma sembra certo che tornerà in Sry Lanka e prima o poi avrà la porpora.
    Il S. Padre perderà uno stretto collaboratore fedele che avrebbe potuto essergli d'ausilio nella restaurazione della sacralità della S. Messa e della liturgia in generale.
    Dal trasferimento trarrà giovamento
    sicuro la terra d'origine, la Chiesa locale. Ma la Chiesa universale sarà mai raggiunta da questa purissima voce?

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  6. Grazie davvero, Franco. E allora, che aspetti a ripubblicare il commento?

    Non l'avevi salvato prima? Ah, a fidarsi dell'informatica...

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  7. E infatti non l'avevo salvato (interessante l'impiego di questo verbo in ambito informatico). Comunque sono convinto che dei Gesuiti - e di altre organzizzazioni spagnole - torneremo a parlare.

    F. Pernice

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  8. A differenza dell'intervista, più sopra riportata, al Rev. Guido Marini, qui vediamo un uomo capace di esprimersi senza paradiplomatiche reticenze. "Sì sì" e "no no". A lui lunga vita e massima prosperità, purpurea e, chissà - allo Spirito piacendo - un giorno bianca.

    F.

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  9. Magari!C'e' proprio bisogno di gente nuova ai posti di comando.I vecchi sono tutti,chi per un verso chi per l'altro,compromessi con la grande avventura dello sfascio,e chi,mosca bianca, e' stato sempre contro l'avventura non puo',anche volendolo e teoricamente potendolo,fare piu' di tanto perche'....perche'non puo' e basta.Ricordate Don Abbondio a Perpetua?"ne va della vita".Qui si dovrebbe dire "ne va della reputazione".

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La Redazione