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giovedì 19 gennaio 2023

Perché la Sacra Scrittura non è “la Parola di Dio”. Solo Cristo è la vera e unica "Parola di Dio", il Verbum Dei incarnatosi

La prossima domenica (22 gennaio 2023) secondo il calendario N. O. sarà la III del Tempo Ordinario  e, come istituita da Papa Francesco nel 2019 con motu proprio Aperuit illis, sarà dedicata alla "Parola di Dio". La scelta temporale non è casuale: è stato scelto il periodo in cui si prega per l'unità dei Cristiani indicando "la Parola" della Sacra Scrittura come elemento di legame (tacendo sull'abiura e sulla conversione che gli altri "fedeli" dovranno necessariamente compiere perchè realmente "unum sint", ma tralasciamo...). Qui avevamo dato notizia e qui aveva o pubblicato un primo commento di don Morselli. 
Oggi proponiamo ai nostri lettori un coltissimo articolo di altissima e granitica teologia scritto dal rev.do don Michele Gurtner  (di cui MiL ha già pubblicato omelie e commenti) a commento di questa denominazione ("Parola di Dio") riferita alla Sacra Scrittura, molto diffusa da diversi decenni ma altrettanto infelice perchè implica (e fa infelicemente propri) alcuni errori protestanti. Nella Tradizione non si parla mai in questi termini della Sacra Scrittura, e per i cristiani solo Cristo é (e solo Elil può esserlo) il Verbum Dei ("La Parola di Dio", la Seconda Persona della Ss.ma Trinità) incarnatosi. 
Ringraziamo don Gurtner per il gentile invio. 
Sottolineato nostro. 
Roberto 


Perché la Sacra Scrittura non è semplicemente “la Parola di Dio”

Un commento teologico di Don Michele Gurtner
17 gennaio a D. 2023 

Chi conosce la Liturgia riformata sa, che dopo la prima (e seconda) lettura si dice “Parola del Signore” – cosa che prima della riforma liturgica non si faceva. Oltre a ciò è diventa uso sempre più comune che i testi della Sacra Scrittura, in particolare però i quattro Vangeli, non vengono più chiamati con i loro propri nomi, ma semplice “la Parola”, mentre una volta si parlò della “Sacra Pagina”, che è molto più sensata. Frasi come “la Parola di oggi ci dice”, “la Parola del giorno”, “commento alla Parola” e simili suonano alquanto bizzarri.

Nel 2019 Papa Francesco introdusse la cosiddetta “Domenica della Parola” nel calendario liturgico. Quindi è forse appropriato fermarci un attimo su questa espressione particolare, perché ormai è molto diffusa da decenni, ma anche molto infelice come termine. Ma visto che viene usata così spesso, in qualche modo si è impressa profondamente in noi.

La “Parola” biblica (verbum) è Cristo stesso

Le Sacre Scritture sono quella parte della rivelazione di Dio che è stata scritta sotto l'ispirazione dello Spirito Santo. Ma con questo non è semplicemente la "Parola di Dio". I cosiddetti agiografi, cioè gli autori umani dei singoli libri della Sacra Scrittura, sono prima destinatari e poi anche mediatori dell'autocomunicazione di Dio. Questa è stata prima trasmessa oralmente, poi messa per iscritto nei vari libri e infine riassunta dalla Chiesa in quel libro che oggi chiamiamo Sacra Scrittura o Bibbia. La Tradizione precede allora la Scrittura, che si basa proprio su di essa. Secondo la natura della questione, i testi sono stati scritti in parole. Ma le singole parole non sono state dettate lettera per lettera dallo Spirito Santo, quindi non c'è stata un'ispirazione verbale, come ritengono alcuni protestanti. Da qui l'espressione "Parola di Dio" per la Sacra Scrittura, che nel frattempo ha trovato posto anche nella liturgia cattolica: nella nuova liturgia, infatti, alla fine della lettura, si dice: "Parola del Dio". Ogni volta. Ma alla fine, rispetto a ciò che la Bibbia è realmente, questo è troppo banale e troppo piatto, e tra l'altro non corrisponde a ciò che le stesse Sacre Scritture intendono chiaramente per "Parola di Dio" quando parlano della "Parola": le Sacre Scritture stesse riferiscono sempre il concetto di "Parola di Dio" a Cristo stesso. Egli è il Verbo fattosi carne, per mezzo del quale tutto è stato creato e attraverso la cui incarnazione Dio si è rivelato e ha anche dato compimento alla sua rivelazione. Anche il Credo, tra l'altro, identifica il Verbo con Cristo, se lo leggiamo con attenzione: nella Genesi, infatti, si legge che Dio Padre "disse", cioè parlò, inviando il suo Verbo, per così dire, e quindi "fu". Dio ha parlato – e di conseguenza le cose sono diventate. Così Dio Padre ha creato, e ha creato per mezzo della sua Parola. Questa Parola viene poi equiparata a Cristo anche in altri passi, soprattutto nel Prologo di Giovanni, che riprende al suo inizio la Genesi, collegando così la nuova creazione in Cristo con la prima creazione di Cristo.

Il Credo recita: … "Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili.... E in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, (ci ricorda già il Verbo unigenito - e il Verbo si è fatto carne) ... della stessa sostanza del Padre; 
per mezzo di lui (= il Figlio/il Verbo) tutte le cose sono state create., Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo".

Nel Prologo di Giovanni, che viene letto alla fine di quasi ogni Messa celebrata nel rito tradizionale, si legge molto similmente: "In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità... " la grazia e la verità vennero allora attraverso Gesù Cristo, il Verbo incarnato.

Quindi l'espressione "Parola di Dio" nella comprensione biblica ha chiaramente già una connotazione diversa e significa sempre Cristo stesso e non ciò che è stato scritto su di Lui. Lo si potrebbe dimostrare anche con molti altri passi biblici, per esempio in San Paolo, che spesso intende Cristo stesso quando parla della Parola.

Questo concetto, che il termino “la Parola” andrebbe più attribuito a Cristo stesso che non alla Sacra Scrittura ci sembra forse un po’ strano, perché ormai siamo abituati ad un uso diverso, più banale e più “materiale”. Siamo stati abituati sia dalla Liturgia riformata stessa, che dall’uso eccessivo per la Bibbia, fino all’orlo del bizzarro (la frase “leggo la Parola di oggi”, per esempio, ricorda più un oracolo che non un testo sacro, per esempio). Ma in realtà anche il Catechismo della Chiesa Cattolica la vede così; lo dice prima nel titolo "Cristo è l'unica parola della Sacra Scrittura" e poi lo specifica ancora in numero 102: attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura Dio dice una sola parola: la sua parola unigenita, nella quale dice tutto di sé (cfr. Eb 1,1-3).

Del resto, anche gli ortodossi intendono giustamente con il terminus tecnicus "Parola (di Dio)" la seconda ipostasi divina, cioè Gesù Cristo stesso, il Figlio del Padre. Loro hanno fedelmente mantenuto il significato originario, mentre noi cattolici abbiamo ceduto, purtroppo, alla protestantizzazione della nostra fede. Questa è emersa durante l’ultimo Concilio e la seguente riforma liturgica, che ormai si è dimostrata un fallimento totale. Però, per essere onesti e sinceri, dobbiamo ammettere che questo processo ebbe inizio già ben prima, più o meno sin dal “movimento liturgico” e il “movimento biblico” degli anni 1920, che non a caso erano strettamente legati al terzo grande movimento di quegli anni, ossia il “movimento ecumenico”. Basta guardare anche certi messalini preconciliari di quegli anni, in cui la prima parte della antica Liturgia viene intitolato “parte didattica” oppure “Liturgia della Parola”. Sono termini che rispecchiano idee infiltratisi in seguito dei movimenti biblico, ecumenico e liturgico, i quali, alla loro volta, si sono ispirati al protestantesimo tedesco.

Pertanto, è in realtà troppo banale e superficiale parlare di "Parola di Dio", solo perché il testo della rivelazione divina, ossia la Bibbia, è stata ovviamente composto di parole. A parte il fatto che non è nemmeno corretto biblicamente: da un lato oscura il carattere della rivelazione e quindi in qualche modo sminuisce anche le Sacre Scritture stesse, almeno nell'accezione immediata, e dall'altro lato ostacola la giusta comprensione, quella veramente biblica, che Cristo stesso è la Parola di Dio.

Ormai ci siamo abituati, perché lo sentiamo sempre, ma in realtà sarebbe meglio liberarci dall'abitudine di parlare della Bibbia come "Parola di Dio", per parlare piuttosto della "rivelazione (di Dio)", “la Bibbia”, “la (Sacra) Pagina” o le Sacre Scritture, anche perché questo permette semplicemente di far risaltare meglio il loro reale carattere e significato.

Il testo della Sacra Scrittura non è semplicemente “la Parola di Dio”

La Sacra Scrittura è un libro che, solo per la sua scaturigine, differisce da tutti gli altri libri che siano mai stati scritti: il vero autore e artefice è lo Spirito Santo. È quindi l'unico libro sacro, l'unica Sacra Scrittura che ci sia. Lo Spirito Santo, per così dire, ha ispirato senza errore e infallibilmente quei contenuti che i rispettivi autori dei singoli libri biblici (cioè i Salmisti, gli Evangelisti, San Paolo e molti altri ancora; li chiamiamo anche agiografi, ma non dobbiamo confonderli con gli autori di biografie di santi) lo trasformarono poi in "testo umano", per così dire. In questo contesto si parla anche dell'inerranza (libertà dall'errore) e dell'infallibilità delle Sacre Scritture, perché Dio stesso è il primo autore. Egli le ha dunque ispirato mediante la sua terza persona divina, cioè ha “soffiato” per così dire quelle persone, che poi le hanno scritto come autori umani secondo la loro propria natura e competenza, assistiti da Dio nel senso che hanno scritto tutto il contenuto e solo quello che egli voleva. Sono dunque gli autori secondari che, con le proprie capacità umane, che sono stati donati loro per grazia divina, hanno trasformato in linguaggio umano tutti i contenuti rivelati da Dio, cioè fatti, avvenimenti o collegamenti contestuali. Quindi Dio non ha dettato la formulazione esatta e precisa, ma il contenuto. Fin dai primi secoli dei Padri della Chiesa, l'insegnamento cattolico non è partito da un'ispirazione verbale, cioè da un dettato letterale come dicono i protestanti, ma da una vera e propria ispirazione divina. Il contenuto è quindi ispirato da Dio ed è quindi privo di errori e infallibile, mentre la forma del testo è da attribuire all'autore umano.

Per far comprendere un po’ meglio questo concetto, perché la Sacra Scrittura non solo per motivi dommatici, ma nemmeno da questo punto di vista è da considerarsi “Parola di Dio”, facciamo un semplice paragone. Immaginiamoci che il nostro nonno anziano sia il proprietario di un’azienda di famiglia, fondata secoli fa. A noi, che siamo i nipoti, il nostro nonno racconta sempre la storia della fondazione dell’azienda, che gli è stata trasmessa dal racconto, che il suo di nonno aveva sempre sentito dal suo nonno, che aveva sentito dal suo nonno. Quindi parliamo di una trasmissione orale per tante generazioni lungo i decenni e secoli. Una generazione trasmise alla prossima il racconto della fondazione dell’azienda. Per salvare questo racconto per le generazioni a venire, e per non rischiare che ci siano dei dettagli che possano andar persi nel corso degli anni, noi decidiamo di mettere per iscritto questa storia dell’azienda. Ma possiamo veramente dire che questo nostro testo sia la “parola del bis-bis-bis-bis nonno”? No, sarebbe il nostro testo, le nostre parole, che si basano sui racconti (le “rivelazioni”), che attraverso la trasmissione (“tradizione”) lungo le generazioni sono giunti fino ai nostri tempi. Quindi, anche se il nonno fondatore dell’azienda è l’indiscusso fondatore dell’azienda e quindi anche l’autore della sua storia, sarebbe sbagliato dire che il testo, che noi abbiamo scritto, fossero le “sue parole”. Ecco perché anche da questo punto di vista è assai bizzarro chiamare la Sacra Scrittura “Parola di Dio”. (Del resto, questo esempio illustra anche perché la Tradizione precede la Scrittura e perché è indispensabile per essa: senza Tradizione niente Scrittura).

È sbagliatissimo mettere sullo stesso livello la “mensa della Parola” e la “mensa del Pane”

Non possiamo concludere questa breve riflessione senza un’ultima correzione, ossia la perequazione della Sacra Scrittura e l’Eucaristia, come ultimamente avviene sempre più spesso, parlando della duplice “mensa”, quella dal “Pane” e quella della “Parola”. Bisogna insistere con decisione sulla preminenza dell’Eucaristia rispetto ad ogni altra cosa, la Sacra Scrittura compresa – proprio per rispettare ella stessa. Mettere alla pari la Bibbia e il Sacramento significa sminuire la presenza reale e alterare la Scrittura stessa.

Essa è l'auto-rivelazione di Dio a noi uomini, ispirata dallo Spirito Santo e messa per iscritto. È quindi una comunicazione mediata da Dio che ci raggiunge dall'esterno; è una conoscenza certa che non possiamo verificare sperimentalmente e che non potremmo acquisire in modo naturale, almeno non in dettaglio e in abbondanza, che però può tuttavia essere riconosciuta come vera con assoluta certezza, sebbene non possiamo verificarla, per così dire, nell'esperimento naturale a causa della sua natura soprannaturale. Che la Scrittura sia l'auto-rivelazione scritta di Dio, diretta dallo Spirito Santo deve davvero essere sottolineata. Ecco perché la Sacra Scrittura è anche inerrante e infallibile. Bisogna allora distinguere bene: la Sacra Scrittura ci parla ex ante ed ex post di Cristo, il verbo di Dio fattosi carne, ci comunica la volontà divina e il suo operato, e raccoglie la rivelazione di Dio che trova il suo culmine nel Verbo incarnato, cioè in Cristo. Il testo è da considerarsi sacro e perciò immutabile, perché contiene l’autentica volontà di Dio, la sua rivelazione. Ma appunto: ci parla di essa, ma non è realmente Egli stesso! La Sacra Scrittura ci è sacra in quanto ci parla di Dio in modo autentico, come ha voluto e stabilito lui, ma non è lui.

L’Eucaristia invece non ci parla di Cristo: essa è veramente, realmente e sostanzialmente Cristo stesso. L’ostia consacrata diventa Cristo stesso, con la sua umanità e divinità, la sua anima e il suo corpo, il suo sangue, la mente, la volontà e il suo spirito. L’intero Cristo comunque, mentre la Sacra Scrittura ce ne parla. Ecco la differenza. Come non è la stessa cosa se una sposa incontra lo sposo oppure legge qualcosa di lui o su di lui, così non è la stessa cosa se assistiamo alla Santa Messa oppure se leggiamo un passo della Bibbia. Il libro della Sacra Scrittura, giustamente, non viene trattato come l’ostia, perché la Santa Messa e nello specifico il Sacramento, in quanto Cristo stesso, sta al di sopra del “semplice” racconto su di esso.

Fa pensare il fatto, che soprattutto coloro che rinnegano la Liturgia e la presenza reale dell’Eucaristia per enfatizzare la Sacra Scrittura sono i primi a non rispettarla e a cambiarla a volontà, dandole interpretazioni assai arbitrarie e contrarie al suo vero contenuto.

Possano queste riflessioni, che non sono che un breve riassunto di un discorso ben più ampio, aiutare a tutti noi di ricordarci sempre, quando sentiamo parlare della “Parola di Dio” in modo inappropriato, quale sarebbe il su vero significato e dove stanno gli errori di questo pensiero di provenienza protestante per contrastare l’autentica fede cattolica.