venerdì 26 gennaio 2018

Punizioni divine: seminari chiusi e tonache alle ortiche. Sempre meno preti. Come faremo?

"Sono ciechi e guide di ciechi”( Mt 15,14) 
La chiusura dopo 11 anni di vita del Seminario interdiocesano di Betania delle Diocesi Alessandria, Asti, Casale, Tortona e Acqui fa riflettere amaramente sul possimo futuro o delle vocazioni sacerdotali in Italia e in Europa.
Nel commentare la notizia il Quotidiano la Stampa ha sottolineato che "...scende anche il numero dei sacerdoti, che diventano sempre più anziani. Nella diocesi di Casale, ad esempio, sono 67 i sacerdoti attivi pastoralmente, per 115 parrocchie, con circa 100 mila abitanti. 
È lo stesso numero di parrocchie della diocesi di Acqui, mentre quelle di Tortona sono 314 e quelle di Alessandria 75 (con 45-50 preti attivi)." QUI  
Un' eccezione par essere la costante fioritura di Sacerdoti in Burundi, terra dove 21 anni fa ci fu  il martirio  "di 40 giovanissimi allievi del Seminario di Buta (diocesi di Bururi), appartenenti alle etnie hutu e tutsi, per non essersi voluti separare gli uni dagli altri." QUI 
Da sottolineare l'aspetto devozionale di diversi preti originari del Burundi, impegnati  pastoralmente in terra italiana, che sono soliti spronare pubblicamente ai fedeli  ad adorare Gesù Eucaristia stando in ginocchio durante la Santa Messa dal Santo fino alla Dossologia

Ci siamo già occupati della crescente mancanza di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa: terribile "castigo" che Dio sta riservando soprattutto al continente europeo. QUI 

I vecchi preti erano soliti affermare, con estrema gravità, che la fioritura delle vocazioni al Sacerdozio era la "cartina di tornasole" della bontà di un episcopato; tant'è che nelle vecchie pubblicazioni che trattavano della storia  di una diocesi sotto il nome di un Vescovo spesso si scriveva : "durante il suo governo episcopale fiorirono  ... sacerdoti ...religiosi" ect ect 

Nell'attuale situazione di una chiesa caratterizzata dal troppo impegno "sociale" sfioriscono invece tante, troppe vocazioni  come pure avvenne in modo drammatico ed eclatante  durante il triste Pontificato del Beato Paolo VI. 

L'articolo che postiamo oggi riguarda  la desolante situazione sacerdotale in terra italiana e fa riflettere molto sulla "bontà" della formazione che viene impartita nei seminari italiani. 
Parla della  "fuga" di alcuni sacerdoti italiani verso la confessione anglicana (che non gode ne' della successione apostolica ne' tantomeno di ordinazioni valide): sintomo inequivocabile dei cattivi insegnamenti che quei sacerdoti hanno ricevuto in seminario e nelle facoltà teologiche che sono  monopolio dei più stravaganti insegnanti modernisti/progressisti.
Chi è causa del suo mal... 
Qualcuno ne risponderà direttamente a Dio!
Preghiamo per la Chiesa, i Consacrati e per le vocazioni sacerdotali e alla vita religiosa. 
AC  

Vaticano e Papa Francesco? 
Fuga di massa dalla Chiesa: uno su dieci va a Londra a sposarsi 

Uno su dieci non ce la fa. 
Tra i sintomi più preoccupanti della crisi del cattolicesimo non c’è solo la fuga dei fedeli dalle chiese e il mancato avvicinamento o la mancata conversione di nuovi credenti; ma c’è anche la rinuncia al proprio ministero da parte di tanti, tantissimi sacerdoti che - per ragioni personali, motivi dottrinali o un’insofferenza verso le gerarchie - si spretano, dismettono l’abito talare o approdano ad altre confessioni. 
Secondo le stime di alcune associazioni cattoliche in Italia, sono ben 5mila i preti che si
sono dimessi su un totale di 50mila uomini con la tonaca. 
Un’erosione enorme.
Ed è interessante che, mentre la maggior parte torna alla vita laicale, alcuni di essi restano preti, ma sotto una nuova veste, quella della Chiesa anglicana. 
In questi giorni ha fatto scalpore la storia del segretario dell’abbazia di Montecassino, padre Antonio Potenza, diventato anglicano e trasferitosi in Gran Bretagna dove ha sposato una giovane donna all’interno di un’altra abbazia, quella di Westminster. 
Ma non è un caso isolato. 
Come raccontato da Marianna Losito di coratolive.it, un prete pugliese, don Fabrizio Pesce, dopo una crisi spirituale durante una missione in Argentina (dove aveva come vescovo il futuro Papa Francesco), ha lasciato il sacerdozio, si è innamorato di una donna che ha sposato ed è andato a vivere a Londra; qua si è avvicinato alla comunità anglicana fino a divenirne sacerdote. 
Storie che si inseriscono in un fenomeno più ampio, confermato dal vicario generale della Chiesa anglicana in Italia, Vickie Sims: «I preti cattolici mi contattano nella speranza di poter diventare preti anglicani», ci dice, «anche se non esiste un passaggio diretto. 
Uno deve essere prima membro della chiesa anglicana, e poi in un secondo momento discernere la vocazione al sacerdozio anglicano». 
Ecco allora il caso di «un gesuita che, tempo dopo aver lasciato il sacerdozio cattolico, è entrato nella Chiesa d’Inghilterra e ha poi ottenuto il permesso a esercitare il ministero dal nostro vescovo»; e ancora la storia di un prete che si è sposato, ha avuto una figlia ed è approdato alla Chiesa d’Inghilterra; o la vicenda di un giovane ex sacerdote cattolico che «è ancora nel processo per fare riconoscere i suoi ordini» dalla Chiesa anglicana. 
A conferma che, sebbene richiesto, il passaggio è molto lento e lungo. 
«Prima la persona deve far parte di una congregazione anglicana come laico per un periodo di tempo. 
Poi, a seguito di un processo di discernimento, può essere accettata per esercitare il suo ministero nella Chiesa d’Inghilterra». 
Di solito i parroci ex cattolici, nella fase di passaggio, cambiano non solo confessione ma anche Paese: si trasferiscono in Gran Bretagna dove hanno maggiore possibilità di esercitare il loro sacerdozio con la nuova veste. 
«A muoverli nella scelta di approdare all’anglicanesimo c’è una somma di fattori. In primo luogo, la possibilità di vivere a pieno la propria sfera affettivo-sessuale, visto che nella Chiesa anglicana il matrimonio dei sacerdoti è pienamente riconosciuto. 
Ma contano anche altri aspetti, di natura dottrinale-pastorale: dalla minore gerarchia interna alla maggiore autonomia di ciascuna comunità fino a un messaggio evangelico più vicino all’uomo e alla sua natura, in nome di un pragmatismo tipicamente british. 
«Una combinazione», sintetizza la Sims, «di vita privata con questioni di dogma e di cultura ecclesiastica». 
Temi che spingono ad aderire alla comunità anglicana non solo parroci ma anche semplici fedeli. 
Motivati ad esempio dalla possibilità per un divorziato di risposarsi o di vedere celebrata una messa anche da parte di una donna (nella Chiesa anglicana è prevista l’ordinazione femminile ). 
Ma, ribadisce la Sims, «quello che attrae le persone è soprattutto l’esperienza di una comunità dove si sentono volute, accettate, e trovano lo spazio per riflettere sulla vita e incontrare Dio». 
E così la Chiesa anglicana cresce, a piccoli passi in Italia, dove esistono una ventina di congregazioni riconducibili alla Chiesa d’Inghilterra e la comunità ha un carattere internazionale, in quanto mette insieme persone dalle nazioni più diverse; e in modo più significativo nel mondo, dove la confessione anglicana è la terza del cristianesimo, dopo il cattolicesimo romano e la Chiesa ortodossa. 
Ma, a spiegare questa tendenza, c’è forse soprattutto la volontà di realizzare il doppio auspicio di Enrico VIII e di Lucio Dalla. 
Il primo, divorziando, sperava di «tornare lo scapolo più felice del creato»; il secondo sognava preti che «potranno sposarsi, ma solo a una certa età». 

Fonte : Libero QUI

Immagini: Pieter Bruegel il Vecchio ( 1525-1569), La Parabola dei ciechi ( datata 1568), Museo di Capodimonte di Napoli.


25 commenti:

  1. Purtroppo capita sempre più spesso che laddove ci sono ragazzi che anelano con tutto il cuore di entrare in seminario, si trovino sorprendentemente i portoni ben chiusi nei loro confronti. Il fatto grave è che chi sta ai vertici sembra quasi che si compiaccia di ciò e non se ne preoccupi affatto, malgrado parli in continuazione di abbattimento di muri, apertura di porte, parole da abitare...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Confermo da persona direttamente interessata.
      Chi ha il cuore "cattolico", tra preghiera e servizio della liturgia delle ore e della Messa ha i portoni chiusi, entrano in seminario solo "gli amici degli amici" di comitiva della parrocchia, amanti del divertimento, gite, festicciole e varie carnevalate per attirare i più piccoli a stare in Chiesa e i grandi a non farli scappare....

      Elimina
  2. Approcciare la questione in questi termini è il modo migliore per tirare la volata a preti donna e sposati.
    Penso invece che vadano invertiti i termini: il problema non sono quelli che escono, che può anche essere fisiologico, quanto piuttosto che mancano quelli che entrano, cioè i nuovi, manca il ricambio.

    RispondiElimina
  3. Considerazione piccola piccola: è assai improbabile che la questione del prete che desidera sposarsi, con una donna, possa rientrare nella normalità della situazione clericale ma viene usata come grimaldello per scardinare definitivamente l'apparato cattolico clericale.
    E' difficilissimo incontrare un prete tanto voglioso di sposarsi, con una donna.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Concordo con Anonimo delle 09:24. Ho conosciuto svariati preti che si sono confidati totalmente: manifestano dubbi di qualsiasi tipo, ma non ce n'è uno che si sia pentito di non essersi sposato.

      Elimina
    2. Se il prete in questione desidera sposarsi non vuole fare il prete, ma uno stipendiato del Vaticano col posto fisso.

      Elimina
    3. Ha ragione anonimo delle 14,15: "manifestano dubbi di qualsiasi tipo, ma non ce n'è uno che si sia pentito di non essersi sposato". Il problema del prete-sposato esiste solo nella testa dei progressisti.

      Elimina
  4. Il giovane, oggi proveniente spesso da studi universitari, quindi con un una mentalità critica capace di vedere e giudicare, che voglia entrare nel sacerdozio, trova una Chiesa divisa e devastata dal dubbio sulle verità della fede e quindi morali, senza certezze da predicare, ad iniziare dal deviato catechismo dei ragazzi, e ne fugge. L'insensata affermazione " chi sono io per giudicare" da parte di chi ha ricevuto il mandato di confermare i fratelli nella fede, sulla base del Vangelo, sta dando il colpo di grazia ad una Chiesa in grave crisi di identità, iniziata con l'allegro CVII. I sacerdoti con la fregola che si fanno anglicani, sapevano che la Chiesa cattolica prescrive il celibato. Caso patologico quello del disorientato segretario di Montecassino, il quale dovrebbe sapere che il monachesimo, non solo cattolico, ma anche ortodosso e di altri riti è associato al celibato obbligatorio. I mitrati non si chiedono perché gli Ordini 'tradizionalisti' hanno vocazioni e loro no, anzi sono pronti a guardarli con sospetto e ad emarginarli, lasciando al Vaticano l'incarico di perseguitarli.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bravissimo anonimo delle 11:07 : hai colto segno in modo mirabile !

      Elimina
  5. E chi lo dice che vogliono sposarsi con donne, l'Anglicanesimo permette omomatrimoni, e alloraaaaaa......

    RispondiElimina
  6. E chi lo dice che vogliono sposarsi con donne, l'Anglicanesimo permette omomatrimoni, e alloraaaaaa......

    RispondiElimina
  7. "Triste pontificato del beato Paolo VI" che ossimoro terribile tristezza e beatitudine...Che cosa ci resta?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Stranamente dal dopo Concilio canonizzano a tempi record senza miracoli...

      Elimina
  8. La Diocesi di Milano, grazie alla cecità dei responsabili del seminario ha dato numerosissime vocazioni al resto d'Italia. Preti validi che sarebbe andati benissimo per l'arcidiocesi fatto salvo in non allineamento alle "idee" di chi dovrebbe coltivare queste vocazioni... Che tristezza.

    RispondiElimina
  9. Con papa Benedetto, al contrario, erano gli Anglicani a convergere verso Roma, disgustati dal loro liberalismo estremo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si ma lasciarono il loro rito eretico di Kramer...il cavallo di Troia che entrava nella Chiesa...

      Elimina
  10. Segnalo come i modernisti alla guida del seminario di Valmadonna abbiano agito scientemente per allontanare dal sacerdozio i giovani più zelanti e fedeli alla Tradizione cattolica: dei due chierici della diocesi di Acqui, uno si è trasferito a Roma presso i Legionari di Cristo, l'altro è stato costretto a ritirarsi. Anche un chierico alessandrino ha dovuto fare le valigie per Genova; ex fructibus cognoscetis eos...

    RispondiElimina
  11. La Chiesa ormai sta simulando di credere. Infatti, non credono in Dio.Hanno imboccato la via della chiusura definitiva. Poi, parliamoci chiaro, i ragazzi attuali non sono cattolici, sono al massimo buddisti, indifferenti o atei. Quindi non vedo come ragazzi atei possano entrare a farsi preti.

    RispondiElimina
  12. Non è una vita facile quella del sacerdote,bisogna pensarci bene...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse i veri sacerdoti cattolici che si alzano all'alba e recitavano il breviario tutto il giorno....adesso fanno tutt'altro!

      Elimina
    2. Beh, non hanno da pensare ai figli, non sono partite IVA che lavorano tutto il giorno con lo spettro del fallimento, solitamente non possono essere licenziati, hanno una rete di fedeli che li protegge: se non è una vita facile non è neanche una vita da disperati... Diciamo che ci sono "mestieri" ben più pesanti, e diciamo che i sacerdoti dei secoli scorsi vivevano in maniera più dura, perché gli era permesso meno, anche se prima il prestigio sociale della "professione" era maggiore.

      Elimina
  13. Chi ha scritto l'articolo forse non conosce la crisi in cui versa la Chiesa Anglicana

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questa osservazione dell'anonimo delle 21:40 è verissima e innegabile!

      Elimina
    2. Beh, delucidaci.

      Elimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.