domenica 30 aprile 2017

"I miei compagni sono nati in cielo dando un esempio indimenticabile a tutti i cristiani" 30 Aprile 1997 i 40 seminaristi Martiri Burundesi trucidati a Buta

Venti anni fa "il 30 aprile 1997 vennero assassinati 40 giovanissimi allievi del Seminario di Buta (diocesi di Bururi), appartenenti alle etnie hutu e tutsi, per non essersi voluti separare gli uni dagli altri. Jolique Rusimbamigera, studente nel Seminario di Buta, seppur ferito gravemente scampò al tragico massacro." (Cfr. Santi e Beati
Nel ventesimo anniversario ricordiamo il Martirio di quegli eroici Seminaristi con le parole di quel Sacerdote di Cristo, allievo del Seminario di Buta, scampato miracolosamente all'eccidio. 
Ringraziamo un altro Sacerdote, originario del Burundi, che svolge la sua Missione Sacerdotale nella sempre più scristianizzata terra italiana, per averci inviato questa testimonianza e le foto allegate. 

"I miei compagni sono nati in cielo dando un esempio indimenticabile a tutti i cristiani" 
AC

Un focolare d’Amore.   

Questo titolo dice tutto, compendia tutto ciò che ho vissuto a BUTA, in seminario, durante i sette anni che ho passato lì. 

Io entrai nel seminario all’età di 13 anni cioè nel 1992. 

Un anno dopo fu scoppiata la guerra civile e noi cercammo di vivere quei momenti difficili nell’unità e nella fraternità aiutati dagli educatori e dallo Spirito di Dio. 

La guerra era tra due etnie: hutu e tutsi e noi eravamo hutu e tutsi insieme. 

Sentivamo cose brutte che succedevano dappertutto nel paese ma questo non ci ha scoraggiato perché eravamo ancorati alla roccia vera che è Cristo. 

Che cosa è successo? 

Prima di tutto, i formatori del Seminario ci hanno aiutato a rimanere uniti mediante l'informazione per evitare che qualcuno ci ingannasse dicendoci bugie su ciò che stava succedendo nel paese. 

Questo è stato un primo pilastro di unità. 

Un secondo pilastro è stato la preghiera mediante la quale venivamo resi forti dallo Spirito di verità. 

Un altro elemento indispensabile per i giovani è la lotta contro l’ozio
Si dice che "l’ozio è il padre di tutti i vizi". 

I nostri educatori ci occupavano con i lavori manuali per rafforzare i legami tra noi. 

Questo ci permise di vedere ciò che era necessario: lavorare insieme per produrre qualcosa tramite il sudore della fronte. 

Le attività culturali: le danze, i balli,…sono stati per noi momenti di crescita nella fraternità sincera. 

Il vero focolare e l’amore fraterno prendevano forma davvero in quella isola di pace in mezzo alle fiamme in un paese lacerato da divisioni interetniche. 

Infatti, nelle scuole vicine sentivamo che alcuni alunni si uccidevano per motivi etnici ma questo non ci ha fatto deviare dalla strada dell’unità. 

BUTA (=nome della scuola) rimase un piccolo paradiso fatto da piccoli servi di Dio resi forti dallo Spirito per testimoniare che è Lui la nostra vera pace. 

Le due classi terminali godettero di un ricchissimo momento di esercizi spirituali per il discernimento vocazionale e li vedevamo davvero trasformati. 

I loro volti erano splendenti: avevano incontrato Dio! 

Però la sera del 29 Aprile 1997 fu trascorsa con tanta paura perché i ribelli avanzavano verso di noi, stavano a meno di 15 km dalla nostra scuola e temevamo che venissimo attaccati. 

Facemmo una riunione  per sapere come ci saremmo comportati se venissimo attaccati: “Insieme”, ci dicevamo l’uno all’altro. 

Il 30 Aprile 1997 alle 5:20 del mattino i ribelli ci sorpresero mentre eravamo ancora a dormire. 

Entrarono nel nostro dormitorio sparando e ci chiesero di separarci in due gruppi gli hutu da una parte e i tutsi dall’altra. 

Ci mettemmo sotto i letti per nasconderci quando li abbiamo visti entrare con i fucili.   

Noi rifiutammo di dividerci. 

Rimanemmo insieme. 

Ci dissero:”vi hanno ingannati, adesso vi facciamo vedere, usiamo i maceti, gli hutu qui e tutsi lì”

I maceti sono una specie di spada. 

Al sentire questo i miei compagni si alzarono hutu e tutsi mescolati e i ribelli continuarono a minacciarli per separarli ma rifiutarono lo stesso. 

Io ero stato colpito da una pallottola e non mi potevo alzare. 

Rimasi coricato sotto il letto. 

Sono rimasto lì giacendo nel sangue per oltre 5 ore ossia dalle 5:20 fino a circa mezzogiorno. 

Gli uccisori continuarono a malmenare i miei compagni chiedendogli i soldi e a un certo punto, sentii un gran rumore e cioè una ribelle (una ragazza) lanciò una granata (esplosivo) nel gruppo radunato vicino a me. 

L’esplosivo uccise più di 30 ragazzi. 

Uscirono dopo questa sparatoia.  

E non era finita perché dopo una decina di minuti ritornarono piangendo. 

Dicevano: "Mamma mia che strage! Se ci fosse qualcuno ancora vivo, lo dica e lo portiamo in ospedale". 

Era un modo di ingannarci per potere ammazzare tutti. 

Dopodiché si misero a sparare anche tra i morti. 

Io fui colpito da altre pallottole. 

Tornarono una terza volta piangendo pure. 

Si misero a sparare tra i morti e io, giacendo nel sangue, fui colpito ancora. 

Negli intervalli e cioè prima che i ribelli ritornassero sentii una bellissima testimonianza: i miei compagni morirono perdonando agli uccisori dicendo:"Dio nostro Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". 

Gli altri si rivolgevano a Maria dicendo:"Maria nostra Madre, perdona loro perché non sanno quello che fanno. Accoglici". 

Fu veramente una morte dolce, un’agonia di solidarietà e di testimonianza. 

Alcuni seminaristi si misero appunto a fasciare le ferite dei compagni mettendo a rischio la loro vita. 

Alcuni  feriti furono portati nei bagni per nasconderli. 

Quando tornavano i ribelli videro le tracce di sangue e si dissero tra loro: "Ci sarà qualche ragazzo vivo! "; e si misero a sparare anche tra i morti. 


L’attacco durato circa 6 ore mi fece vedere l’agire di Dio, la sua bontà, il suo Amore infinito. 

C’era accanto a me un amico che mi disse questa parola:"Anche se ci chiedessero di separarci, noi dovremmo rimanere uniti". 

Fu per me ed è rimasto anche oggi una parola di conforto. 

Io avevo 18 anni e lui aveva 19 anni. 
Che bello! 
Fratelli nel dolore. 
Ero coperto di sangue e soffrivo fisicamente ma nel mio cuore provavo una grande gioia per aver testimoniato l’Amore di Dio fino in fondo. 
Sono stato colpito da 6 pallottole. 


Furono uccisi in tutto 40 seminaristi. 

Là dove sono stati sepolti è stato eretto un santuario detto santuario dei Martiri della Fraternità (sanctuaire des Martyrs de la Fraternité) (Vedi foto). 


E’ una meta di pellegrinaggio per tanti burundesi e potrà essere una sorgente di energia nuova volta alla costruzione della pace e alla riconciliazione nel paese dopo una guerra civile durata 13 anni. 

Verso mezzogiorno sono venuti i soldati del governo a soccorrerci e ci hanno portato in ospedale e proprio lì il Signore mi mostrò che il suo Amore è grande. 

Io non conoscevo nessuno in città ma la gente della capitale mi veniva a trovare e mi portava tutto ciò di cui avevo bisogno: cibo, bibite, sugo, ecc. 

E dopo…
La Misericordia di Dio, il Perdono… 
Che bellezza! 

Dopo 7 anni ho potuto incontrare questi ribelli in una parrocchia in cui facevo l’esperienza pastorale dopo due anni di filosofia. 
Il Signore mi fece la grazia di perdonare. "L'anima mia magnifica il Signore" (Lc 1,46). 

Questa frase del Magnificat compendia la mia vita: mi sento in dovere di ringraziare Dio per le cose grandi che ha operato nella mia vita. 

Innanzitutto ringrazio il Signore per il dono della famiglia: primo di dieci figli, ho goduto della gioia della carità e della condivisione e questo mi ha aiutato a crescere nello spirito fraterno. 

I miei genitori mi hanno educato nella preghiera: ho imparato che la fede si trasmette. 

La mia scelta del cammino verso il sacerdozio si è consolidata grazie a questa vicenda della quale fui protagonista. 

Da quel giorno ho avvertito che Dio è il Vivente ed è la nostra vita: Egli è sempre vicino a tutti i suoi figli, soprattutto nei momenti di estrema sofferenza. 

I miei compagni sono nati in cielo dando un esempio indimenticabile a tutti i cristiani. 

Santi martiri di Dio, pregate per noi!


Ecco i nomi dei 40 Seminaristi Martiri: 

 - Jean-Thierry Arakaza 
- Bernard Bahifise 
- Gilbert Barinakandi 
- Alain-Basile Bayishemeze 
- Sébastien Bitangwaniman 
- Remy Dusabumukama 
- Robert Dushimirimana 
- Eloi Gahungu 
- Léonidas Gatabazi 
- Willermin Habarugira 
- Désiré Ndagijimana 
- Audace Ndayiragije 
- Pie Ndayitwayeko 
- Pascal Hakizimana 
- Joseph Harerimana 
- Jean-Marie Kanani 
- Pacifique Kanezere 
- Adronis Manirakiza 
- Jules Matore 
- Longin Mbazumutima 
- Joseph Muhenegeri 
- Jimmy-Prudence Murerwa 
- Emery Ndayumvaneza 
- Alexis Ndikumana -
 Boniface Nduwayo 
- Désiré Nduwimana 
- Phocas Nibaruta 
- Prosper Nimubona 
- Diomède Ninganza 
- Patrick Nininahazwe 
- Egide Niyongabo 
- Prosper Niyongabo 
- Protais Niyonkuru 
- Pasteur Niyungeko 
- Alphonse Ntakiyica 
- Pierre-Claver Ntungwanayo 
- Gédéon Ntunzwenimana 
- Lénine Nzisabira 
- Oscar Nzisabira
- Gabriel Sebahene