lunedì 8 maggio 2017

Aldo Maria Valli sulla liturgia: troppo animata e intesa comeaggregazione sociale e non più come culto a Dio. Urge la rinascita delsacro

Aldo Maria Valli a tutto spiano! Standing ovation! Magnifico! E non esagero. 
Leggete e non ditemi se non condividete anche voi. La cosa eccezionale non è quello che dice, ma chi lo dice: un vaticanista rai del TG1.
Da qualche mese a questa parte, gli scritti di Valli sembrano sempre più condivisibili!  Pur restando ogni volta sorpresi per questa sua esposizione critica verso molti aspetti della Chiesa (ora tratta anche di quello liturgico, e della "troppa" animazione delle celebrazioni), e domandandoci perchè e soprattutto fino a quando resisterà, pur con prudenza non possiamo che pubblicare le sue parole. Maggiormente se tratta di un argomento a noi caro, come quello della sacra liturgia, e ancor più se di critica verso le "animazioni" da parte dei fedeli durante le SS. Messe.
Valli fa, dal suo punto di vista, una critica ad uno dei cavalli di battaglia dei "modernisti" creativi: la actuosa participatio dei fedeli. Egli denuncia la crisi della liturgia, percepisce che essa non è più intesa come culto a Dio, ma aggregazione sociale, critica questo modo "orrizzontale" di intendere le celebrazioni e auspica la urgente necessità di una rinascita del sacro.
Non vi anticipiamo nulla con nostri commenti, perchè lo scritto di Valli è chiaro e cristallino, ma abbiamo sottolineato ed evidenziato i tratti e le parole più significativi per mostrare che ora anche i non addetti ai lavori si stanno accorgendo dei problemi che da anni noi andiamo a stigmatizzare. 
E non possiamo che applaudire! 
Certo, sarebbe fenomenale se una volta queste cose passassero anche in onda al TG1 in un servizio del vaticanista Valli. E noi facciamo un appello a Valli proprio in tal senso: perchè piano piano inizi a inserire anche nei suoi servizi in Rai queste sue ottime riflessioni.
Roberto

"Animare" la liturgia? No grazie, meglio servirla.
di Aldo Maria Valli, dal blog Duc In altum, del 07.05.2017

Entro in libreria e vedo numerosi «sussidi per l’animazione liturgica». Di fronte a questi testi resto sempre un po’ perplesso. Che cosa mai ci sarà da animare nella liturgia? Se devo essere sincero, le nostre liturgie a me sembrano già fin troppo animate, nel senso che ci vedo molta umana fantasia e poco raccoglimento, una certa confusione e poca adorazione.
Il chiacchiericcio che c’è in chiesa, prima dell’inizio della celebrazione, è rivelatore. Possibile che le persone non riescano a stare in silenzio nemmeno qui? Possibile che non si riesca più a distinguere tra uno spazio e un tempo ordinari e uno spazio e un tempo sacri?
Più che sussidi per l’animazione liturgica pubblicherei sussidi per insegnare il silenzio.
Secondo un mio carissimo amico, l’idea che la liturgia debba essere «animata» nasce dal fatto che ormai anche molti cattolici ignorano che cosa sia la liturgia cattolica. Non la vivono più come il luogo, il contesto, nel quale avvicinarsi a Dio attraverso il suo Figlio, il luogo nel quale toccare Cristo mediante i sacramenti, ma come una semplice aggregazione sociale. Di qui l’enfasi posta sull’animazione. Se al centro c’è la comunità, come se la liturgia fosse funzionale all’incontrarsi della comunità stessa, allora diventa importante l’animazione. Come nelle feste dei bambini, dove ormai è d’obbligo la presenza dell’animatore.
Noi, mi dice l’amico, magari parliamo ancora di «comunione», ma la pensiamo come semplice aggregazione sociale, alla quale tutto è finalizzato: perfino la santa messa diventa l’occasione per aggregare socialmente.
Questo modo di vedere la liturgia ha una conseguenza importante: poiché non è più culto, ovvero, letteralmente, coltivazione del rapporto con Dio, ma è semplicemente aggregazione, l’obiettivo numero uno diventa non escludere nessuno. Nel momento in cui la protagonista diventa l’assemblea, il fine diventa l’assemblea stessa. Dunque, più ampia è l’assemblea meglio è. Di qui l’idea che alla liturgia possano partecipare tutti, indipendentemente dal
proprio stato spirituale e dalla propria fede.
In questa visione, dominata dall’idea che la liturgia sia aggregazione e che la protagonista sia l’assemblea, il male non sta nell’incapacità di rendere gloria a Dio, ma nell’escludere qualcuno. Quindi porte aperte.
Ma così si dimentica che la liturgia cattolica non è un semplice ritrovarsi, in senso generico. È comunione nello Spirito Santo, comunione di battezzati. Si dimentica che all’eucaristia si arriva provenendo dal battesimo.
Dice il mio amico, che è un teologo esperto: il pensiero comune sostiene che siamo tutti figli di Dio e che dunque nessuno può essere escluso dalla liturgia. Ma non tutti siamo battezzati, e la liturgia cattolica è per i battezzati, per coloro che sono in comunione nello Spirito Santo. Dire che siamo tutti figli di Dio, lasciando intendere così che siamo tutti uguali, significa negare il battesimo. Se per entrare in chiesa e partecipare alla liturgia basta essere figli di Dio, che bisogno c’è del battesimo? E se non c’è bisogno del battesimo, perché non ammettere tutti all’eucaristia, anche i non cattolici?
Secondo il mio amico teologo, nel momento in cui la liturgia perde la sua connotazione divina, e diventa solo un fatto sociale, anche la comunità cristiana perde la fede nel Dio incarnato. Abbiamo, al suo posto, una generica fede in un Dio universale. Abbiamo un deismo vago. Che piace tanto al mondo ma non è cattolico. Da questo punto di vista, la crisi della fede ha un suo presupposto, forse il più rilevante, proprio nella crisi della liturgia.
La liturgia ha senso nella misura in cui il cielo scende sulla terra, il divino entra nell’umano. Se questa dimensione divina è trascurata o, peggio, è negata, abbiamo una falsificazione della liturgia. Formalmente può sembrare ancora cattolica, ma sostanzialmente è falsa. Non trasmette più la fede nell’uomo Gesù Cristo che è venuto nel mondo, ma celebra l’uomo.
Il rimedio? Far rinascere il senso del sacro nei cuori.
Stando al mio amico, molti fedeli, qua e là, se ne sono resi conto e stanno correndo ai ripari, così che la liturgia torni a essere azione per rendere gloria a Dio, in uno spazio e in un tempo sacri, e non sia esibizione sociale. In un’epoca come la nostra, segnata da grande confusione, occorre tornare ai fondamentali: riconoscere il sacro, distinguendolo dall’ordinario; riconoscere che la liturgia è lo spazio e il tempo nei quali Dio, e non l’uomo, ha i suoi diritti. E insegnarlo ai battezzati, fin da bambini.
Più che di animazione c’è bisogno di stupore davanti al mistero del sacro. La liturgia non va animata. Semmai va servita.
Aldo Maria Valli

2 commenti:

  1. No comment .
    S. Messa , digiuno di riparazione e preghiera .
    Signore Vi benedico per quelli che Vi maledicono !
    Vergine Immacolata siate sempre benedetta !
    http://muniatintrantes.blogspot.it/2017/05/servire-o-servirsi-della-liturgia.html

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  2. Beh! Non c'è niente da dire: è tutto molto chiaro e limpido! Ha ragione Roberto nel suggerire al giornalista di farsi portatore, lui che può, di queste riflessioni su palcoscenici più ampi.

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