Con il sinodo sui giovani dal titolo "discernimento vocazionale" il Papa vuole arrivare a

lunedì 27 aprile 2009

L'opposizione romana al Papa secondo l'abbé Barthe. Settima parte.


Opinioni diverse sulla Fraternità San Pio X

C’è da aggiungere che il Cardinale Levada non ha nascosto le sue perplessità nell’ambito delle riunioni di cardinali in cui si è parlato di liberalizzazione della messa tridentina e di reintegrazione della Fraternità San Pio X. Ha anche espresso la sua opposizione a un'eventuale reintegrazione dei vescovi di questa fraternità, suggerendo, contro il precedente della soluzione trovata per il vescovo tradizionalista di Campos (il quale è stato "ufficializzato", nonostante il fatto che si trattasse di un " Lefebvre di seconda generazione", in quanto consacrato dai vescovi della comunità di Mons. Lefebvre), e soprattutto contro ogni buon senso, di reintegrare questi vescovi nello stato in cui si trovavano al momento della loro "uscita dalla Chiesa"- e cioè nello stato di sacerdoti - come se si trattasse di preti cattolici consacrati vescovi all’interno di sette. Si è a lungo ritenuto che il Cardinale Levada sarebbe stato allontanato da Roma e promosso alla sede di New York. Ma il suo stato di salute sta peggiorando di giorno in giorno ed è piuttosto di dimissioni che si dovrebbe semplicemente parlare.

Per quanto riguarda il Cardinale Ivan Dias, ormai malato e in uno stato di grande debolezza, è stato nominato a capo della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, in sostituzione del Cardinale Crescenzio Sepe, nel 2006. Faceva parte, quando era Arcivescovo di Bombay, anche della Congregazione per la Dottrina della Fede. Un tempo vicino al cardinale Silvestrini, è stato osservato come il suo atteggiamento, nei confronti dei più singolari avvenimenti del dialogo interreligioso, abbia assunto aspetti di grande tolleranza. Inoltre, come il Cardinale Levada, è ben lungi dall'essere sulla stessa lunghezza d'onda di Benedetto XVI riguardo le questioni liturgiche ed è stato altresì osservato come a Bombay abbia espresso profonda ostilità nei confronti di tutti i tradizionalismi, ufficiali o meno.

Ma la nomina che ha sorpreso più di tutti i sostenitori di Benedetto XVI è stata quella, ancora una volta sostenuta con forza dal Cardinale Re, di Mons. Gianfranco Ravasi, esegeta italiano di alto livello, divenuto presidente del Consiglio per la Cultura - il Ministro della Cultura del Papa, come si suol dire - in sostituzione del Cardinale Poupard. Mons. Ravasi espresse la sua delusione quando il cardinale Castrillòn celebrò una Messa col rito tridentino in S. Maria Maggiore, il 24 maggio 2003, in un commento pubblicato da Avvenire (il giornale che esprime la posizione dominante dei Vescovi italiani), il 12 giugno 2003. La molto "progressista" National Catholic Reporter del 2 maggio 2008 lo definisce perfino come uno dei migliori papabili di impostazione liberale in un futuro conclave. Ma per quello, deve prima diventare cardinale. Quali sono stati i rapporti tra questo biblista milanese e il Cardinale Ratzinger?
Si è certamente fatto apprezzare da lui, che ne aveva fatto un membro della Commissione Teologica Internazionale, e della Pontificia Commissione Biblica sin dal 1995. Era stato tuttavia "stoppato" da lui nella nomina a vescovo di Assisi e alla Prelatura di Loreto. Per quanto si sia dimostrato intelligente nei suoi studi sul funzionamento della poesia biblica e nelle sue opere divulgative di alto livello, che corrispondevano in pieno al modo di funzionamento intellettuale di Joseph Ratzinger, le sue "differenze" con lui in termini di esegesi risultavano difficili da contestare.
Ben nota è la critica di Joseph Ratzinger ai presupposti filosofici di Bultmann e Dibelius, i quali arrivarono alla conclusione che è praticamente impossibile conoscere il “Gesù della storia“ attraverso i Vangeli, che non testimonierebbero, secondo loro, se non il "Gesù della fede".

Una deformazione voluta?

Ora, sotto molti aspetti, Gianfranco Ravasi sembra non essere del tutto uscito dall'influenza della vecchia Form-geschichte, studio delle forme letterarie, come proposte da Bultmann. Di qui una divergenza tra Mons. Ravasi e il Papa su questo punto fondamentale – possiamo noi conoscere il “Gesù storico”? - apparsa in modo pubblico e del tutto singolare con la pubblicazione di una nuova edizione - illustrata - del Gesù di Nazaret, nel mese di ottobre 2008, pubblicata da Rizzoli.
Joseph Ratzinger nella prefazione al Gesù di Nazaret aveva scritto per gli eredi di Bultmann: "Ho voluto tentare di presentare il Gesù dei Vangeli come il Gesù reale, come il Gesù storico in senso vero e proprio." Ma nell'introduzione alla nuova edizione Gianfranco Ravasi cita così il Papa: " Ho voluto fare il tentativo di presentare il Gesù dei Vangeli come il Gesù reale". Punto. E Mons. Ravasi commenta questa citazione tronca – troncata in ciò che gli dà la sua forza - in modo sconcertante, "Notiamo l’aggettivo 'reale': non è automaticamente sinonimo di 'storico', perché noi sappiamo che molti eventi non sono registrati, suscettibili d'essere documentati e verificabili storicamente, anche se risultano profondamente reali. In Gesù coesistono varie dimensioni, storiche, mistiche e trascendenti". Seguono considerazioni destinate a dimostrare un Gesù reale nella sua complessità storica e teologica.
Si può immaginare l'emozione a Roma e in Italia. "Per il Papa 'reale' è sinonimo di 'storico', per il suo Ministro della Cultura, no!" ironizzava Massimo Pandolfi ne La Nazione (21 ottobre 2008). Certo, le parole di Mons. Gianfranco Ravasi potrebbero intendersi, di per sé, in modo quasi ortodosso – un’ortodossia un po’ imbarazzata di esserlo - ma resta evidente come Ravasi abbia, come minimo, “garzato” il pensiero dell'Autore (garzato, coperto con un velo di garza: gergo abituale in materia di correzione dei discorsi papali).

segue


Collegamenti alle precedenti parti dello studio dell'abbé Barthe:

10 commenti:

  1. Miserere nobis, Domine

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  2. homo liturgicus27 aprile 2009 07:11

    http://www.unavox.it/055b.htm

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  3. Il card Levada sta male?

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  4. Levada ha suggereito di riaccogliere i vescovi lefebvriani come semplici scerdoti. Uhmmm.
    Sarebbe interessante sapere come accoglierebbe i "vescovi" della chiesa anglicana tradizionale. scommetto che in questo caso lui li accoglierebbe tutti come vescovi!
    Antonello

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  5. stavolta l'abbe Barthes non ha scritto pettegolezzi come avava fatto la penultima volta. Interessante. Sapevo di Dias che era già molto al conclave del 2005, non di Levada. A questo punto laica correttezza vorrebbe che entrambi i due (importantissimi) capi dicastero rassegnassero le dimissioni dall'incarico per serissimi motivi di salute. O l'attaccamento (l'inchiodamento?) alla poltrona tipico dell'ambito laico - ateo che vedo tutti i giorni nella grande burocrazia in cui lavoro si è spostato anche nella Curia romana? Alessandro

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  6. Levada e Dias occupano dicasteri troppo importanti per poterli fare funzionare a corrente alternata anzichè a pieno regime. Per il primo all'ordine del giorno ci sono i colloqui con la FSSPX, il secondo si occupa delle nomine dei vescovi in Asia , Africa e parte dell'America latina. Tant'è che il prefetto di propaganda fide viene anche chiamato il Papa rosso. Per loro dovrebbe essere giunto il momento di tornare nei rispettivi Paesi d'origine. La Curia romana deve funzionare come un orologio svizzero. Alessandro

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  7. Ma nel caso di un "semplice" scisma, il vescovo scismatico non rimane vescovo? Io sapevo che si doveva procedere con la riordinazione nel caso di eresia...

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  8. Comunque è Abbé Barthe, non Barthes. Credo che ognuno di noi si irriterebbe ad esser chiamato ripetutamente col nome sbagliato. Un po' di rispetto non guasta mai

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  9. DANTE PASTORELLI27 aprile 2009 21:08

    I vescovi furono consacrati vescovi illecitamente (almeno all'apparenza: loro sostengono, come mons. Lefebvre, per stato di necessità) ma validamente. Per questo son vescovi a tutti gli effetti. Il sacramento non si può cassare, semmai si può sospendere a divinis gl'interessati, come lo sono attualmente, o per casi particolarmente gravi, ridurli allo stato laicale. Come accade a volte per i vescovi che si sposano.
    Solo in caso di dubbia validità la Chiesa accetta il "rientrante" nello stato in cui era al momento della consacrazione.
    Ciò potrebbe avvenire per certi vescovi sedevacantisti della cui valida consacrazione può dubitarsi, e per il segreto che ha circondato la consacrazione e per l'assenza di testimoni credibili e per la valida consacrazione del... consacrante ecc.
    Levada non sa quel che dice. E dovrebbe essere il custode della Fede. Povera Chiesa in che mani è caduta!

    Povero Ravasi! troppi pesi sulle gracili spalle d' uno che non sa distinguere l'ebraico dal greco, com'ebbe a fare col 7Q5.

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  10. all'anonimo di ieri delle 18,22: a) perchè non ti sei firmato? 2) d'accordo, ho sbagliato a scrivere il nome di Barthe (non conosco il francese) ma non mi pare il caso che tu debba usare dei toni prossimi a scatenare una guerra di religione. Alessandro

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