Con il sinodo sui giovani dal titolo "discernimento vocazionale" il Papa vuole arrivare a

lunedì 30 marzo 2009

L'opposizione romana al Papa secondo l'abbé Barthe. Terza parte

Proseguiamo, in quello che sta diventando un nostro appuntamento del lunedì, la pubblicazione dello studio dell'abbé Barthe sul tema indicato nel titolo. Questi i link alla prima parte e alla seconda parte.


Personaggi di alto rango stanno preparando già il dopo-Benedetto XVI


Poco dopo l’elezione di Benedetto XVI, apparve un libro-manifesto di un anonimo cardinale che non aveva partecipato al conclave. Risulta rivelatore dello stato d’animo dell’ala più liberale della Curia.

Al momento della pubblicazione, lo scorso anno, presso Lattès, del libro di Olivier Le Gendre, Confessioni di un cardinale, gli osservatori attenti hanno capito che si trattava di una operazione importante, messa su da personaggi di alto rango, i quali starebbero già preparando la successione a Benedetto XVI, alla quale vorrebbero imprimere una direzione del tutto diversa dall’attuale pontificato.

Quest’opera, studiata con ingegno, in forma di conversazione con un anonimo cardinale, a Roma e in altre parti, testimonia d’una conoscenza precisa degli ambienti (ed allo stesso tempo dei luoghi) ecclesiastici romani e sviluppa intenzioni sapientemente misurate ma temibilmente liberali. Tutto lascia pensare che questa operazione sia stata immaginata e sollecitata dal cardinale Achille Silvestrini, capofila dell’ala liberale del collegio cardinalizio. In coppia con il cardinale Walter Kasper, già vescovo di Rottenburg-Stuttgart, presidente del Consiglio pontificio per la Promozione dell’Unità dei cristiani. Il cardinal Walter Kasper, teologo liberale molto conosciuto, si oppose al cardinal Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, su vari soggetti quali l’ammissione dei divorziati risposati all’Eucarestia, ma soprattutto su questioni ecclesiologiche quali la giusta interpretazione di collegialità. Il cardinale che si «confessa» prende da Silvestrini un certo numero di segni particolarmente riconoscibili: è anche lui un ex membro di Curia (Achille Silvestrini, che ha 85 anni, è stato Prefetto dell’importante Congregazione per le Chiese orientali). Nonostante la fatica dovuta all’età, l’anonimo cardinale, così come Silvestrini, sembra godere di ottima salute intellettuale. Ma per ragioni d’età il cardinale che si confessa non ha potuto partecipato all’ultimo conclave (Achille Silvestrini, che di anni ne aveva 81 all’apertura del conclave, non ha egli stesso varcato la soglia). In ogni caso, Achille Silvestrini non è mai stato esperto conciliarista come invece dice di essere il cardinal che Olivier Le Gendre ha intervistato. Alcuni dettagli farebbero pensare ad un vecchio collega di Silvestrini, il cardinal Laghi (Ndr: ormai deceduto), 86 anni, anche lui romagnolo, che si era fatto la reputazione di amico della dittatura argentina quando era Nunzio apostolico in quel paese. Già Nunzio anche negli Stati Uniti, i quali non hanno mai gradito le sue nomine episcopali, così come non gradita sembrerebbe la gestione in qualità di Prefetto della Congregazione per l’Educazione cattolica, e che si è naturalmente trovato fra gli oppositori all’elezione al pontificato del cardinale Joseph Ratzinger. Altri hanno inoltre proposto tasti diversi (il cardinale Etchegaray e, chiaramente per le sue numerose analisi teologiche, il cardinale Kasper).

Una riforma da portare a termine

La tesi basilare del libro, che riassume perfettamente il progetto dell’ala liberale è la seguente: la secolarizzazione finisce di distruggere un modello di Chiesa costantiniano e tridentino, che l’ultimo Concilio, malgrado le sue buone intenzioni, non è riuscito a far sparire del tutto. Se il seguito del Vaticano II ha prodotto una crisi senza precedenti, ciò è dovuto al fatto che il Concilio non è stato totalmente conciliare. Il lavoro più importante resta da fare : si deve oggi «inventare» un nuovo modello di Chiesa per i tempi nuovi in cui siamo entrati : «Se il mondo attuale, disincantato, fa parte dell’evoluzione naturale, inevitabile e indispensabile dell’umanità (…), allora la Chiesa deve inventare in questo mondo disincantato e per questo mondo disincantato un nuovo modo di essere fedele al suo messaggio». In verità questo modello «nuovo» non è altro che un nuovo avatar del vecchio liberalismo cattolico. Vi si ritrovano tutti gli ingredienti: la constatazione «realista» della vittoria definitiva della modernità, di cui è conveniente che i cattolici accettino le istanze; la sorprendente misconoscenza della natura radicalmente anticristiana -e antinaturale– di questa modernità, specialmente nella sua versione politica, la democrazia liberale; la cattiva coscienza degli uomini di Chiesa (la condanna della contraccezione, come un nuovo affare Galileo).

Più vicino a noi di quello dei cardinali Dupanloup, Maret, di padre Gratry, il modello di Chiesa dell’anonimo cardinale è quello della teologia della liberazione di trent’anni fa, «liberazione» dalla «gogna» disciplinare e dogmatica. Identico o quasi, perché dacché il marxismo, che affascinava padre Boff e padre Sobrino e innumerevoli vescovi brasiliani, è crollato, il fascino degli uomini di Chiesa liberali di oggi si porta ormai verso una società postmarxista, di cui sostengono ecclesialmente i disegni, così come i teologi della liberazione sostenevano quelli degli ultimi eredi di Lenin.

Dobbiamo però dire che il «programma» sviluppato dal misterioso cardinale, malgrado l’innegabile intelligenza dei propositi, mostra la corda : l’immaginazione dell’ultimo ridotto di alti responsabili liberali si esaurisce. Le idee di Achille Silvestrini oggi riprendono quelle del cardinal Martini, già arcivescovo di Milano, quando faceva la testa pensante di questa tendenza. Nei propositi che Olivier Le Gendre raccoglie, troviamo esattamente il programma che il cardinal Carlo Maria Martini aveva steso, alla fine del Sinodo dei vescovi d’Europa, nel 1999, enumerando i «nodi» che la Chiesa doveva sciogliere entrando nel nuovo millennio :

- la «carenza drammatica di ministri ordinati»: non potrà essere risolta se non con l’ordinazione di uomini sposati;

- il posto delle donne nella Chiesa: si dovrà giungere all’accesso alle donne, almeno, per iniziare, alle soglie del presbiteriato ;

- i problemi afferenti la «sessualità»: si dovrà fare appello ai diritti della coscienza individuale per superare l’effetto catastrofico per l’immagine che ne è derivata alla Chiesa a causa dell’Humanæ vitæ;

- la «disciplina del matrimonio» : dovrà essere riesaminata onde permettere l’accesso dei divorziati «risposati» all’Eucarestia ;

- «l’esperienza ecumenica» dovrà essere rivitalizzata.

Questo programma di «apertura», venne d’altronde ribadito dal cardinal Martini in un libro colloquio con il suo amico il gesuita tedesco Georg Sporschill, - Conversazioni notturne a Gerusalemme -, già pubblicato in Spagna (San Pablo), in Italia (Mondadori), e presto in Francia : «Non si può rendere cattolico Dio. Dio è al di là dei limiti e delle definizioni che abbiamo stabilito. Nella vita abbiamo bisogno di esse, è evidente, ma non dobbiamo confonderle con Dio».

segue

9 commenti:

  1. Le vie di Dio, molto spesso non sono le nostre vie.

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  2. Per il dopo Benedetto: tanti giochi, tanti intrallazzi, tante ipotesi, tanti scenari che, per il momemto, grazie a Dio, rimangono tali. Ma codesti signori dove pensano di trovare la maggioranza dei 2/3? Una maggioranza di 2/3 d'accordo col sacerdozio femminile, la contraccezione un Vaticano III (!), la possibilità per i preti di sposarsi: ma quando mai una Chiesa ha accettato simili scempiaggioni? Ogni conclave resta sempre un evento imponderabile dove talvolta si parte con una ipotesi che poi diventa tesi (come nel 2005), ma altre volte (ottobre 1978) l'ipotesi (Siri) rimane tale. Lunga, lunghissima vita a Papa Benedetto! Alessandro

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  3. I soliti giochi di alcuni cardinali che vorrebbero tenere il conclave ogni due anni. Anche durante la lunga malattia di Giovanni Paolo II si fecero moltissime illazioni sul dopo, illazioni che non hanno mai trovano un minimo di conferma nella realtà . Mentana, finalmente epurato da Mediaset, nel lontano 1994 descrisse il concistoro del novembre di quell'anno come se fosse stato l'ultimo di Wojtyla. E che dire dell'ineffabile vatinanista de "il Giorno" (ora mi sfugge il nome) che sempre nella primavera del 1994 arrivò a sostenere (scrivendo addirittura un libro!, spero che abbia venduto poche copie) che il "De gloria olivae" dello pseudo Malachia indicava quale successore di Giovanni Paolo II il card. Piovanelli solo perchè questi era toscano e in Toscana si coltivano gli ulivi! A tanto sono giunti certi vaticanisti. Raccontano e scrivono barzellette ma loro non se ne sono ancora accorti! Poverini! Alessandro

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  4. Ora ricordo il nome dello zuzzerellone che identificò il "De gloria olivae" dello psudo Malachia col card. Piovanelli: è il vaticanista Giancarlo Zizola (che fa pendant col suo collega Sandro Magister: quando muore un Papa è obbligatorio leggere i loro articoli per sapere con certezza chi NON sarà eletto). Dobbiamo riconoscere, cari amici, che Zizola ha una fantasia che ci batte tutti. Dobbiamo segnalarlo alla "Settimana enigmistica" come 1° barzellettiere d'Italia. Alessandro

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  5. BXVI Deo adjuvante seppellirà molte porpore, e molte ancora ne creerà; preghiamo perché queste ultime siano di qualità superior

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  6. Dopo le bordate del Pontefice all'ala iperprogressista (Messa Antica, rientro dei lefebvriani), e' ovvio che si pensa al prossimo Conclave per eleggere un Papa ipermodernista per cancellare quello che BXVI sta facendo!

    Ma per fortuna l'uomo propone, Dio dispone!

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  7. Di tutte le affermazioni,la più pericolosa è quella -per me apocrifa- attribuita a mons. Martini. C'è qualche teologo tra voi che è in grado di smontarla per bene?

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  8. L'affermazione che Dio è molto più complesso di quanto la mente umana possa afferrare non ha in sé nulla di strano, né ci voleva il cardinal Martini per scoprire l'acqua calda. Il problema è l'uso che si voglia fare di una simile constatazione. Se l'uso è quello di una mazza ferrata per sfasciare lo sfasciabile, non mi vede d'accordo. Anche perché trovo improbabile che Dio sia martiniano o cattoprogressista, per seguire il ragionamento dell'ex arcivescovo ambrosiano.

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  9. Silvestrini appare in quest'elenco del World Political Forum
    http://nwo-truthresearch.blogspot.com/2010/01/il-world-political-forum.html
    insieme al Card. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo 

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