lunedì 16 marzo 2009

Abbé Barthe: Esiste un’opposizione romana a Papa Benedetto XVI?

Iniziamo la pubblicazione "a puntate", di un contributo 'illuminante' dell'abbé Claude Barthe, che ha iniziato una per noi preziosa collaborazione con un post pubblicato nei giorni scorsi (v. qui). Si tratta di un'analisi volta ad indagare quali forzi si oppongono, dall'interno e dalla Curia stessa, al disegno riformatore di Papa Benedetto. Lo studio è apparso su L'Homme Nouveau (rivista che ha la distribuzione in esclusiva dell'edizione francese dell'Osservatore romano) e ripreso dal sito Eucharistie Miséricordieuse. La traduzione è nostra.



Mano a mano che prosegue il pontificato di Benedetto XVI, vediamo svilupparsi la sua volontà di riportare ordine, con prudenza ma allo stesso tempo con tenacia, in una Chiesa gravemente turbata in tutte le sue parti dopo quasi mezzo secolo.

Rimessa in ordine, ma in quali ambiti in particolare? Per il futuro molti sperano in una " riforma della riforma " liturgica, preannunciata dalla qualità delle attuali celebrazioni pontificali. In seguito, alcuni pensano che dovrebbe intervenire con una " riforma della riforma " dottrinale dei punti del Vaticano II che hanno troppo sovente dato luogo a una " interpretazione di rottura ". Ma per il momento, è a una " riforma della riforma " politica a cui stiamo assistendo : gli uomini " di rottura " vengono, uno dopo l’altro, rimpiazzati nei posti di maggiore responsabilità da uomini " di continuità " – per riprendere le parole del Discorso di Benedetto XVI alla Curia del 22 dicembre 2005 –, prelati allineati con il Papa, teologi, liturgisti, amministratori, specialmente sullo scacchiere complesso qual è la Curia romana. Troppo lentamente ? E’ che, rimettere a posto l’" ermeneutica " del Vaticano II la più concreta e la più efficace possibile, quella che uomini nuovi, attraverso atti in sintonia con quella gerarchia e quei fedeli, intenzionati a voltar pagina ad un periodo disastroso, incontrano difficoltà e resistenze estremamente potenti, agguerrite e determinate.


Una transizione dolce

La transizione che sta cercando di operare Benedetto XVI per far uscire la Chiesa dallo stato di "apertura", e cioé di dissoluzione nel mondo (il mondo moderno), per farle ritrovare uno stato di vera riforma (Ecclesia semper reformanda), è una transizione molto dolce. Sembrerebbe, in effetti, tenuto conto della situazione "patologica" del malato, che la cura potrà essere solamente omeopatica. Ma sarà forse troppo lenta per ottenere un qualche risultato? In ogni caso, al momento, questa visione del cattolicesimo, nonostante la sua debolezza e nonostante le sue attese, si trova in linea col Papa eletto nel 2005. Ma questa convergenza è come un arco voltaico sopra la testa della maggioranza delle élites ecclesiastiche in campo, ancora fortemente impigliate nei modi di pensare e di apparire – o piuttosto di sparire – di una interminabile crisi post-conciliare. A Roma stessa, un'autentica opposizione al Papa, un alto personaggio, un ecclesiastico cosiddetto "di rottura", ancora più temibile perché sente la minaccia su di sé, è ancora oggi solidamente installato. Il rapido abbozzo che vado a stendere vuole semplicemente attirare l’attenzione che merita questa complessa galassia (certo in evoluzione) e le tecniche di ostruzionismo, di freno e di antagonismo che la stessa utilizza.


L’opposizione a Papa Benedetto XVI nei corridoi del potere


Il filosofo Jacques Maritain ha fatto a suo tempo una distinzione tra la " persona " della Chiesa e il "personale", constatando come il secondo non sia stato sempre all’altezza della santità della prima. Uno dei miracoli costanti della Chiesa è appunto la Sua continuità nei secoli malgrado la debolezza umana e di coloro che La compongono, compreso ognuno di noi. Potremmo meravigliarci delle opposizioni fatte al Papa anche da coloro che l’hanno eletto, se non conoscessimo la storia della Chiesa e se non riconoscessimo la comune intenzione di servirLa. Insieme alle nostre preghiere dobbiamo ribadire il nostro sostegno a Papa Benedetto XVI, come sempre abbiamo fatto.

Possiamo formulare alcune analisi nella maniera seguente: con l’elezione del 19 aprile 2005, alcuni cardinali rimasti (moderatamente ma in modo massiccio) nella linea delle innovazioni risalenti agli anni Sessanta e Settanta, hanno comunque portato al pontificato un uomo tendente (prudentemente ma certamente) a piegare queste innovazioni nel senso di una riforma della Chiesa nel senso tradizionale del termine. In questo, Joseph Ratzinger, divenuto Benedetto XVI corrispondeva parfettamente alla speranza di tutta una parte del clero e dei fedeli in procinto di diventare maggioranza nell’ambito del popolo veramente cattolico. Riassumendo: Benedetto XVI, Papa di un cattolicesimo "identitario", è stato eletto dai maggiori rappresentanti di un cattolicesimo liberale. E pertanto la sua situazione è la stessa di quella di un eventuale vescovo "identitario" che prendesse in carica una diocesi dove i quadri ecclesiastici fossero ancora in maggioranza del tipo ’68 e seguenti, o comunque quella di un parroco "identitario" che arriva in una parrocchia dove si trova a "aver a che fare" con consigli pastorali e strutture di laici impegnati, di tendenza opposta, in ogni caso pregni di abitudini e di impostazioni totalmente differenti. Dobbiamo sempre ricordare che questa definizione di "opposizione" copre sensibilità molto differenti, a volte opposte le une alle altre, per esempio su quanto riguarda la morale familiare o il celibato sacerdotale, ecc. A dire il vero i neo conservatori non si considerano oppositori del Papa, anche se rappresentano – poiché sono molto vicini a lui – gli impedimenti più efficaci ai suoi disegni ed ai suoi programmi liturgici.


Il ventaglio di uomini che stanno all’opposizione

I più ostili tra coloro che avversano Benedetto XVI si ritrovano nella critica che gli vien fatta dall’anonimo cardinale nel volume di Olivier Le Gendre, Confessions d’un cardinal, Jean-Claude Lattès ed., 2008": è un Papa teologo e non un Papa pastore (non vediamo, d’altra parte come le due cose possano essere incompatibili), un Papa "da statu quo e per rimettere ordine". Ritiene che i cardinali non abbiamo scelto Joseph Ratzinger "per ragioni valide ma che si siano lasciati condurre da argomenti irrazionali, alimentati da timori eccessivi e troppo turbati dalle reazioni del mondo alla morte di Giovanni Paolo II". E conclude: "Devo essere sincero: hanno avuto paura di buttarsi nel vuoto".

Ma, in effetti, le alternative che venivano offerte loro risultavano poco consistenti. E questo è vero un po’ dappertutto, nelle diocesi come nelle parrocchie: con un corpo ecclesiale consunto di fronte alle "forze vive" delle nuove comunità, dei tradizionalisti, degli " identitari " di ogni sensibilità, non ci sono, e questo è un fatto, che uomini senza speranza all’interno di strutture esangui. Allo stesso tempo, in aprile 2005, di fronte a Joseph Ratzinger, nel preconclave, sintomaticamente, c’erano solamente tre grigi candidati: Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano; Angelo Sodano, allora Segretario di Stato, che pensava di avere solide reti in America Latina dove aveva brillato come nunzio in Cile contro la teologia della liberazione; Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi, che si era imposto come uno dei personaggi inaggirabili della fine del pontificato precedente.

Ma già dalla prima votazione si poteva vedere come i tre risultassero "messi al tapppeto" se così si può dire. Immediatamente dopo il conclave l’inossidabile cardinal Silvestrini aveva con urgenza tentato di rianimare le energie deluse facendo pubblicare su una piccola rivista di un’opera educativa da lui patrocinata, la "Villa Nazareth", la foto d’una riunione "segreta" che avevano tenuto, prima dell’elezione, otto cardinali anti-Ratzinger : egli stesso, Danneels, arcivescovo di Malines-Bruxelles, che aveva altresì rifiutato il tradizionale invito del nuovo Papa a condividere il tavolo all’indomani del conclave, Backis, arcivescovo di Vilnius, Kasper, Lehmann, arcivescovo di Magonza, oggi molto malato, Martini, l’inglese Murphy-O’Connor, arcivescovo di Westminster, e il francese Tauran, allora incaricato della Biblioteca vaticana, di cui nessuno, a cominciare da lui stesso, sapeva cosa ci faceva in quel posto. Comunque a partire da aprile 2005, la nebulosa liberale ha perso, di mese in mese, posti importanti: il Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, il cardinal Crescenzio Sepe, è stato nominato arcivescovo di Napoli; Mons. Fitzgerald, presidente del Consiglio per il Dialogo interreligioso, è stato spedito, come nunzio apostolico in Egitto; Mons. Piero Marini, cerimoniere pontificio, che aveva esalato pubblicamente il suo malumore all’apertura della porta della Sistina, dopo aver rifiutato tutti gli incarichi che gli venivano proposti fuori Roma, ha finito per accettare la presidenza del Comitato per l’organizzazione dei congressi eucaristici; Mons. Sorrentino, Segretario della Congregazione per il Culto divino e che, a tale titolo, ha fatto per molto tempo opera di sbarramento alla liberazione del rito tridentino (durante il sinodo di ottobre 2005, era riuscito persino a far firmare al cardinal Arinze, Prefetto della Congregazione per il Culto divino, uno studio per tentare di impedire la possibile liberalizzazione della messa tridentina) è stato nominato alla sede episcopale di Assisi. Il cardinal Sodano, infine, arrivato ormai al limite per l’età, ha dovuto lasciare con grande dispiacere e trascinando a lungo i piedi, i fastosi appartamenti della Segreteria di Stato al terzo piano dei palazzi apostolici.

segue

16 commenti:

  1. UNO degli alti ecclesiastici di ROTTURA, ultrapensionato, incredibimente residente in Vaticano è il Card. SODANO. I suoi "uomini" sono nella Segreteria di Stato, controlla l'informazione della Sala stampa, TV e Radio. Ha una forte influenza nelle varie Conferenze Episcopali e sul giornale AVVENIRE. E' inverosimile che un uomo siffatto non possa essere rimosso fisicamente dal Vaticano e spedito in qualche monastero a meditare e a pregare. Il nostro Papa va aiutato sopratutto con l'ausilio di collaboratori fedeli e ricchi di fede: le preghiere che continuamente rivolgiamo al Signore non sono sufficienti se noi uomini non compiamo azioni compatibili che riguardano la gestione della Chiesa.

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  2. Certo che esiste un'opposizione interna al Papa che si annida nella Curia! E' sufficiente leggere l'articolo del vaticanista Tosatti su La Stampa del 15 c.m. per rendersi conto che ora il vero obiettivo dell'opposizione interna è Bertone. Sappiamo poco di quante resistenze il card. Ratzinger ha incontrato in Curia durante il pontificato di Giovanni Paolo II. Secondo Tosatti alcune conferenze episcopali del nord Europa (quelle che hanno gettato la croce addosso al Papa in questi ultimi due mesi) starebbero per chiedere il pensionamento di Bertone (e la sua sostituzione col lituano Backis, già diplomatico e vicino a Silvestrini) per il prossimo dicembre al compimento del 75° anno di modo che facendo fuori Bertone il Papa resti molto indebolito. Chissà poi perchè codeste conferenze episcopali chiederebbero il pensionamento di Bertone e non di Re che ha già compiuto 75 anni. Quando a Sodano, ricordiamoci che è il decano del collegio cardinalizio e questa figura e quella del vice decano (Etchegaray) hanno l'obbligo , sancito dal C.J.C., di risiedere a Roma. Per cui Sodano, anche se il Papa lo volesse, non può essere esiliato lontano da Roma. Alessandro

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  3. Che i cardinali Sodano e Re fossero candidati italiani al Soglio Pontificio mi pare sinceramente una fantasia un po' troppo fervida, perciò che siano stati messi "al tappeto" è una inferenza da dimostrare: se nessuno li aveva candidati non potevano perdere (proprio perchè non stavano correndo). Per il resto ringraziamo dell'analisi ma aspettiamo qualcosa di più nel seguito, per ora non mi pare ci siano grosse rivelazioni.

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  4. Quel che è stato è stato nel conclave dell'aprile 2005. Per tre ragioni ritenevo improbabile l'elezione del card. Ratzinger: perchè era di Curia, perchè era anziano, perchè non era italiano. Proprio un anno prima a Roma mi avevavo detto che in caso di conclave si sarebbe partiti con la ricerca di un italiano e se non lo si fosse trovato lo si sarebbe cercato fuori Italia. Ormai le ricostruzioni di quel conclave lasciamole agli storici: un dato però è certo: il card. Ratzinger è stato votato subito. E un'altra cosa che molti vaticanisti fanno finta di dimanticare è che quel conclave è stato breve come quello che elesse Giovanni Paolo I. Ciò premesso, il pontificato di Benedetto XVI è tutt'altro che di transizione. Alessandro

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  5. Quel che è stato è stato nel conclave dell'aprile 2005. Per tre ragioni ritenevo improbabile l'elezione del card. Ratzinger: perchè era di Curia, perchè era anziano, perchè non era italiano. Proprio un anno prima a Roma mi avevavo detto che in caso di conclave si sarebbe partiti con la ricerca di un italiano e se non lo si fosse trovato lo si sarebbe cercato fuori Italia. Ormai le ricostruzioni di quel conclave lasciamole agli storici: un dato però è certo: il card. Ratzinger è stato votato subito. E un'altra cosa che molti vaticanisti fanno finta di dimanticare è che quel conclave è stato breve come quello che elesse Giovanni Paolo I. Ciò premesso, il pontificato di Benedetto XVI è tutt'altro che di transizione. Alessandro

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  6. Quel che è stato è stato nel conclave dell'aprile 2005...

    Il problema è che nei Conclavi recenti si sta facendo troppo spazio una valutazione del tutto PRAGMATICA E POLITICA delle Elezioni al Sogli Pontificio, e si sta cercando di IGNORARE invece che l' "elettore" fondante è lo Spirito Paraclito, a cui i Cardinali "dovrebbero" dare solo ASCOLTO...

    Ma siccome "non prevalebunt", lo SPirito di Dio ci ha sempre riservato belle sorprese...

    Speriamo che non si disgusti al punto di "voltare" il suo sguardo dall'altra parte....!

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  7. caro Stephanos78,
    Quello che tu temi non accadrà MAI. Lo Spirito Santo non abbandonerà mai la Chiesa, non l'ha abbandonata quando nel IV e V secolo la maggioranza dei vescovi era ariana, non l'ha abbandonata durante la riforma protestante, non l'ha abbandonata durante la cattività avignonese. Perchè dovrebbe abbandonarla adesso? E poi lo Spirito Santo non parla solo nei conclavi, parla anche attraverso i santi e i martiri. Alessandro

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  8. ..hai ragione Alessandro. Grazie per la "svegliata". Era un pizzico di scoraggiamento. Ma "Non prevalebunt".

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  9. DANTE PASTORELLI16 marzo 2009 13:39

    Allontanare prelati pericolosi della Curia per mandarli a reggere diocesi dove si dovrebbero inviar santi pastori e non politicanti, m'è sempre sembrata una scelta infelice che può anche rivelarsi un boomerang. Al massimo una parocchia o, ancor meglio, una basilica magari turistica. Ad esser buoni.

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  10. DANTE PASTORELLI16 marzo 2009 14:40

    Nelle segrete, ma non tanto, stanze dei palazzi sacri, ma non tanto, i nomi di Sodano e Re circolavano. Circolava persino quello di Tettamanzi, per cui i primi non son meno credibili. Che poi venissero fatti circolare per bruciarli può eseer vero. Comunque lo Spirito Santo ha indirizzato ad altra scelta.

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  11. Come ebbe a dire un di', oramai lontano, il card. Pericle Felici: " ha dda mori' l'urtimo trombone der Concilio, perche' tutto se rimetta a posto".

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  12. Da voci assai affidabili, mi consta che il Card. Tettamanzi,nel partire per il Conclave, si fosse accommiatato da molti, come se non dovesse mai più ritornare alla sua Diocesi.

    Le stesse voci affidabili mi hanno riferito che, poi, al suo ritorno, si sia rinchiuso per oltre due settimane in Arcivescovado. Ora, poveretto, mi dicono che sia molto malato e, quindi, per semplice rispetto umano, non mi spingo più oltre ...

    Cordialmente.

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  13. A me è stata riferita in termini piuttosto diversi (in particolare sulla spaccatura Ratzinger-Martini). Ma pur ritenendo ottime le fonti che mi hanno informato (come ottime furono quelle che mi informarono sull'andamento del conclave precedente), credo che da questo genere di speculazioni i comuni fedeli debbano starsene fuori.

    Giusto orientarsi, sapere chi vuole che cosa, ma è anche bene evitare di affidarsi a mappature sommarie, quand'anche verosimili. Il rischio di trasformare il campo della Chiesa in un terreno dove consumare faide tra contrapposte tifoserie è serio, e non è ciò quello che vuole il Papa.

    Il chiacchiericcio che si è sentito prima, durante e dopo il conclave da cui è uscito Benedetto XVI è stato spiacevole. Tifo e bookmaking dovrebbero tenersi alla larga dal mondo dello Spirito. Lui, lo Spirito, sa il fatto Suo.

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  14. DANTE PASTORELLI16 marzo 2009 18:48

    Lo Spirito Santo però si serve degli uomini, che chiacchierano.

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  15. Purché non siano gli uomini a volersi servire dello Spirito per i loro bassi interessi.

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  16. Adesso con Papa Francesco si nota una bella differenza....

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