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mercoledì 10 maggio 2023

Una omelia di mons. Vitus Huonder, Vescovo emerito di Coira: «È sbagliato insultare i chierici usando il termine clericalismo»

Vi proponiamo – in nostra traduzione – la lettera numero 934 pubblicata da Paix Liturgique il 9 maggio 2023, in cui si riporta la profonda omelia pronunciata il 7 dicembre 2018 da Mons. Vitus Huonder, allora Vescovo di Coura, in occasione dell’ordinazione sacerdotale presso l’Abbazia benedettina di Disentis/Mustér.
Il Vescovo evidenzia con forza il carattere necessariamente sacramentale dell’ordinazione sacerdotale, che conferisce «poteri spirituali»: «richiamare questi poteri spirituali non è clericalismo, è la presentazione della verità, la difesa della fede e la protezione di un dono che il Signore stesso ha dato alla sua Chiesa e rinnova in essa attraverso la celebrazione del sacramento dell’Ordine da parte del Vescovo».
Una esposizione adamantina ed una chiara lezione che risponde – con quattro anni e mezzo d’anticipo – anche alla confusione che sempre più regna sovrana nell’organizzazzione della prossima XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi.

L.V.

AGGIORNAMENTO: un lettore (che ringraziamo) ci segnala gentilmente che nell'articolo riportato sotto, c'è un errore (proprio nelle prime righe). 
Come si evince dal sito della diocesi di LuganoFriburgo non è nella diocesi di Coira. Fa Diocesi con Losanna e Ginevra. La diocesi di Coira comprende i cantoni dei Grigioni, Svitto, Glarona, Zurigo, Obvaldo, Nidvaldo ed Uri.



Mons. Vitus Huonder non è un Vescovo di seconda categoria. Oggi è Vescovo emerito ed è stato a capo della grande Diocesi svizzera di Coira, che comprende nel suo territorio il Cantone di Zurigo [il Cantone più popoloso della Svizzera: N.d.T.]. È un grande amico della Fraternità sacerdotale San Pietro, per la quale ha svolto diverse ordinazioni, e della Fraternità sacerdotale San Pio X. Si è ritirato nel 2019 in una casa di formazione (a Wangs, nella Svizzera tedesca) di questa Fraternità, probabilmente con l’approvazione del Papa, al quale è molto legato.

Prima di lasciare la sua Diocesi, il cui Capitolo ha mantenuto il privilegio di designare il Vescovo da una lista di tre nomi, una terna, stilata dalla Santa Sede, aveva proceduto alla nomina di Canonici, rafforzando la maggioranza molto classica che, per lungo tempo, è stata quella del Capitolo di Coira (che aveva così nominato Vescovi come mons. Johannes Vonderach e mons. Wolfgang Haas). Roma, in barba a questo stesso processo «sinodale», e dopo un braccio di ferro in cui il Capitolo aveva rifiutato tutti i nomi presentati dal card. Marc Armand Ouellet P.S.S. [allora Prefetto della Congregazione per i vescovi: N.d.T.], ha imposto il progressista mons. Joseph Maria Bonnemain.

A Wangs, mons. Vitus Huonder è rimasto inizialmente molto discreto, come voleva la Fraternità sacerdotale San Pio X, rifiutando ogni invito a celebrare. Ma segni di «disgelo» sono stati dati su iniziativa del distretto tedesco della FSSPX (vedi Lentrée en scène de Mgr Vitus Huonder: un pas vers la dédiabolisation de la FSSPX? [L’entrata in scena di mons. Vitus Huonder: un passo verso la de-demonizzazione della FSSPX?: N.d.T.], pubblicato sul portale Riposte catholique). A Pentecoste 2021, mons. Vitus Huonder ha celebrato una Santa Messa pontificale nel Seminario di Zaitzkofen, poi un’altra a Pasqua 2023. Inoltre, il Giovedì Santo 2023, sempre a Zaitzkofen, mons. Vitus Huonder ha proceduto alla consacrazione degli Oli Santi, come fanno i Vescovi della FSSPX.

Sulla scia di ciò, Piusfilm/Certamen, il produttore di video della FSSPX in Germania, ha appena pubblicato Die grosse Wunde mit Bischof Vitus Huonder - Teil 1 [La grande ferita, parte prima: N.d.T.], video in cui il Vescovo emerito di Coira si esprime molto serenamente sulla nuova liturgia («nulla ha portato così tanto alla dissoluzione dell’unità della Chiesa come il nuovo Ordo liturgico»), sugli effetti benefici del motu proprio Summorum Pontificum, sulla ferita causata dal motu proprio Traditionis custodes, sul ruolo benefico di mons. Marcel François Lefebvre dopo il Concilio Vaticano II. Queste posizioni gli sono valse dure critiche in Svizzera: Vitus Huonder übt scharfe Kritik am Papst – Vatikan muss einschreiten [Vitus Huonder critica aspramente il Papa – Il Vaticano deve intervenire, parzialmente tradotto QUI: N.d.T.].

In una parola, il Vescovo emerito di Coira entra nel dibattito pubblico con molta libertà.


Carissimi,

la consacrazione è un sacramento. Ciò significa che la consacrazione è una realtà sacra e divina. È un dono di salvezza di nostro Signore e quindi esige rispetto e riverenza da parte dei consacrati stessi e di ogni altro credente: da parte dei consacrati stessi, rimanendo fedeli alla promessa fatta al Signore attraverso il Vescovo, non venendo meno alla parola data e vivendo santamente; da parte dei fedeli, promuovendo le vocazioni al sacramento dell’Ordine e accogliendo i consacrati come Gesù stesso, nel senso della parola di nostro Signore: «Chi accoglie voi accoglie me» (Mt. 10, 40).

L’ordinazione è un sacramento. Perciò è indispensabile per la Chiesa. È anche bene distinguerla dal sacerdozio generale dei battezzati. C’è infatti una differenza di essenza tra il sacerdozio generale e il sacerdozio di servizio, l’ordo, il sacramento dell’ordinazione. Così come c’è una differenza di essenza tra una missio, una missione del vescovo per i teologi laici, ad esempio, e un’ordinatio, un’ordinazione al sacerdozio da parte del vescovo. La Chiesa, il Corpo del Signore, sarebbe priva di un membro essenziale e vitale se non ci fossero sacerdoti e se il sacramento dell’ordinazione venisse meno. La Chiesa non sarebbe più ciò che il Signore l’ha chiamata ad essere: il luogo della pienezza dei doni della grazia. Mancherebbe la rappresentazione del capo, mancherebbe l’attività propria del sacerdote in persona Christi.

Il sacramento dell’ordinazione è diviso in tre fasi: Ordinazione dei diaconi, Ordinazione dei sacerdoti e Ordinazione dei vescovi. Ogni tappa dell’ordinazione è dotata di poteri spirituali. Richiamare questi poteri spirituali non è clericalismo, è la presentazione della verità, la difesa della fede e la protezione di un dono che il Signore stesso ha dato alla sua Chiesa e rinnova in essa attraverso la celebrazione del sacramento dell’Ordine da parte del Vescovo.

Il Signore ha affidato il sacramento della consacrazione alla sua Chiesa inviando gli apostoli, gli undici discepoli, con le parole: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt. 28, 18-20). Il Signore ha affidato il sacramento della consacrazione alla sua Chiesa comandando agli apostoli nel Cenacolo: «Fate questo in memoria di me» (Lc. 22, 19). Ha affidato il sacramento della consacrazione alla Chiesa dando ai discepoli l’autorità di rimettere i peccati: «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv. 20, 23). Sono tutti atti del ministero di Nostro Signore che hanno istituito il sacramento dell’Ordine, che il Vescovo amministra con l’imposizione delle mani e la preghiera.

Ricordare questi atti di Nostro Signore e i poteri ad essi associati nel nostro tempo è, ripeto, tutt’altro che clericalismo. È un impegno nei confronti di una società «anticlericale», una società che vuole distruggere il chierico. Pertanto, non è appropriato nominare il chierico con il termine clericalismo. Dopo tutto, è riprovevole. Al contrario, dobbiamo dare coraggio a chiunque segua la chiamata del Signore e si lasci incorporare tra i suoi discepoli – in altre parole, diventi un chierico – diacono, sacerdote, vescovo – e che eserciti coscienziosamente la sua autorità.

Questo ci porta all’espressione decisiva che vogliamo sottolineare in relazione a questa ordinazione sacerdotale, l’espressione chierico. Il nostro caro diacono Paul è già un chierico secondo l’ordinazione diaconale e sta progredendo verso un altro livello di chierico, quello del sacerdozio. La parola chierico deriva dal greco κλρς, che significa lotto, porzione, eredità. Il chierico è da un lato un uomo che riceve la sua sorte dal Signore, la sorte speciale di un diacono, di un sacerdote o di un vescovo. Dall’altro lato, il chierico è un uomo che partecipa alla sorte del Signore, che si dona completamente al Signore, che cammina con il Signore, che va con lui fino alla croce: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt. 16, 24). «Se uno […] non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo» (Lc. 14, 26). Questo è ciò che il Signore stesso richiede ai suoi discepoli. Tra l’altro, il celibato si basa sulla parola del Signore stesso, oltre che sul suo stile di vita.

Il chierico è un uomo che, come dice Gesù, beve il calice che beve il Signore: «Potete bere il calice che io sto per bere?» (Mt. 20, 22). Questo è ciò che significa essere chierico, questo è ciò che significa essere sacerdote. In questo modo il sacerdote è ordinato in modo particolare alla missione sacerdotale, che è quella di offrire il sacrificio della croce e di esercitare il ministero del perdono dei peccati. Questo è il nucleo del sacerdozio, il primo servizio del sacerdote, ciò che lo costituisce.

Per svolgere questo servizio, il Signore ha istituito il sacramento dell’ordinazione. Ciò significa: il Signore ha dotato questo ministero di uno speciale dono di grazia e lo ha dotato di una speciale impronta spirituale. Il Vescovo può ora impartire questo dono di grazia al nostro diacono Paul e imprimere su di lui questo marchio spirituale. Chiedo quindi al candidato all’ordinazione di non perdere questo dono di grazia e di non rinnegare mai questo segno sacerdotale. Pregherò volentieri per questo con tutti i presenti. Amen.

1 commento:

  1. Mi permetto una piccola correzione. Friborgo non è nella diocesi di Coira. Fa Diocesi con Losanna e Ginevra. La diocesi di Coira comprende i cantoni dei Grigioni, Svitto, Glarona, Zurigo, Obvaldo, Nidvaldo ed Uri.

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