Il Cero Pasquale, solennemente benedetto e acceso nella suggestiva
Veglia della Vigilia di Pasqua, rappresenta la presenza corporea del Risorto nel mondo tra i suoi. (Cenacolo, episodio di S. Tommaso, incontro di Emmaus, ecc.).
Il giorno dell’Ascensione, cioè oggi, secondo la liturgia antica si compie un rito semplice ma molto didattico e significativo: dopo il Vangelo, in cui si è proclamata la salita al cielo di N.S.G.C., si spenge il Cero a raffigurare che Gesù Cristo non è più sulla Terra (come lo è stato nel periodo dopo la propria Resurrezione) ma siede alla destra del Padre. Nelle rubriche del Messale (fino a quello del 1962) infatti si legge
“Dicto Evangelio, exstinguitur cereus paschalis” dicitur Credo
Ora, dopo la sciagurata riforma liturgica, che ha stravolto e abolito molte simbologie rituali, il cero non solo non si spenge più durante la Messa, ma si tiene acceso fino alla Pentecoste, svilendo e travisando il vero significato della fiamma accesa dal Fuoco Nuovo nella notte di Pasqua.
“Eúntes in
mundum univérsum, prædicáte Evangélium omni creatúræ.
Qui credíderit, et baptizátus fúerit, salvus erit: qui vero non
credíderit, condemnábitur…Et Dóminus quidem Iesus,
postquam locútus est eis, assúmptus est in coelum,
et sedet a déxtris
Dei.
Illi autem profécti, prædicavérunt ubíque, Dómino cooperánte,
et
sermónem confirmánte, sequéntibus signis.“
mundum univérsum, prædicáte Evangélium omni creatúræ.
Qui credíderit, et baptizátus fúerit, salvus erit: qui vero non
credíderit, condemnábitur…Et Dóminus quidem Iesus,
postquam locútus est eis, assúmptus est in coelum,
et sedet a déxtris
Dei.
Illi autem profécti, prædicavérunt ubíque, Dómino cooperánte,
et
sermónem confirmánte, sequéntibus signis.“
