Post in evidenza

MiL ha bisogno di voi lettori: DONAZIONI

A sx (nella versione per pc) e su palmare (voce " Donazione ") troverete la possibiltà di donare. Vi speghiamo il perchè.  Potrete...

sabato 7 maggio 2022

Usa, furia abortista. Chiese e giudici pro vita nel mirino

Già lo scrivevamo ieri (QUI) e oggi ne abbiamo una ulteriore conferma: «Quando le divisioni corazzate si stanno posizionando sul campo, è la dimostrazione che una grande battaglia sta per iniziare: per quanto il nemico stia mostrando molta preoccupazione, non è il momento per abbassare la guardia, ma per intensificare la preghiera e ogni azione che possa essere utile alla giusta causa».
La diffusione – in circostanze ancora non chiarite – della bozza di «opinion» della Corte Suprema statunitense con cui la maggioranza conservatrice vorrebbe rovesciare la storica sentenza Roe v. Wade e revocare il diritto all’aborto a livello federale (QUI la notizia su MiL) sta scatenando una vera e propria furia distruttrice del fronte abortista in molte città statunitensi, giunta a vandalizzare una chiesa in Colorado: ma è da domani che si attendono le proteste più eclatanti davanti (o addirittura all’interno) alle chiese cattoliche. Con il complice silenzio (se non addirittura malcelato compiacimento) dell’amministrazione guidata dal sé dicente cattolico Joe Biden e dall’altrettanto sé dicente cattolica speaker della Camera Nancy Pelosi (ancora con ottime entrature dalle parti di Casa Santa Marta).
Sull’argomento riportiamo il documentato articolo di Luca Volontè, pubblicato oggi sul quotidiano La Nuova Bussola Quotidiana.

L.V.


Esplode la violenza negli Stati Uniti dopo che è stata trafugata e pubblicata la bozza della Corte Suprema che intende annullare le sentenze abortiste Roe vs Wade e Casey vs Planned Parenthood. Proteste in diverse città, da Los Angeles a New York. Distrutto un centro di aiuto alla vita a Portland, vandalizzata una chiesa in Colorado. Pubblicati gli indirizzi delle abitazioni dei giudici che hanno aderito alla bozza anti-aborto. Il network RiseUp4AbortionRights chiama a protestare nelle chiese per l’8 maggio e davanti alle case dei giudici l’11. E l’Amministrazione Biden sta a guardare compiaciuta.

La furia abortista si abbatte sugli Stati Uniti, nel mirino ci sono i giudici conservatori e la Chiesa. In questi pochi giorni dalla pubblicazione della bozza di sentenza della Corte Suprema che potrebbe smontare il diritto federale all’aborto e lasciare ai singoli Stati le decisioni in merito, dopo le prime reazioni a cui avevamo accennato sulla Bussola, è iniziata una pericolosa caccia ai giudici supremi (Clarence Thomas, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh, Amy Coney Barrett) che hanno condiviso lo scritto del collega Samuel Alito, ai centri di aiuto alla vita, alle chiese cattoliche e ai loro fedeli.

Nel mirino delle pattuglie degli abortisti ci sono tutti coloro che credono alla dignità della vita umana sin dal concepimento e ritengono l’aborto un “omicidio con un sicario”, come ebbe modo di ripetere Papa Francesco anche lo scorso ottobre. Naturalmente, i “cattolici devoti” come Nancy Pelosi e Joe Biden non devono temere nulla, soprattutto dopo le parole vergognose del presidente degli Usa che ha dichiarato il proprio sostegno al diritto all’aborto come diritto proveniente dall’essere persone “a immagine di Dio”.

Ebbene, le nuove orde barbariche hanno fin qui avuto appunto due obiettivi: i giudici della Corte Suprema, le chiese cattoliche (ma non si possono escludere attacchi agli edifici sacri di altre denominazioni cristiane). In queste azioni, i gruppi Antifa e pro aborto sono sostenuti dai più importanti gruppi multinazionali e dai più noti miliardari del pianeta, i quali temono che il prossimo pronunciamento della Corte Suprema contro la Roe (la sentenza che nel 1973 impose l’aborto in tutti gli Stati Uniti) possa innescare un effetto a catena globale. Sin dalle ore immediatamente successive alla pubblicazione della bozza Alito, i violenti manifestanti abortisti non solo avevano circondato l’edificio della Corte Suprema e distrutto auto della polizia, ma anche annunciato la pubblicazione, poi avvenuta, degli indirizzi delle abitazioni private e famigliari dei giudici supremi sottoscrittori del testo. Una minaccia illiberale e indecente, contraria al rispetto dello stato di diritto, della separazione dei poteri e dell’indipendenza dei giudici, che si è concretizzata in questi giorni con proteste abortiste fuori dalle case dei giudici supremi.

Né l’appello di alcuni senatori Repubblicani e anche Democratici che chiedevano una protezione speciale nei confronti dei giudici supremi, né le preoccupazioni del Wall Street Journal hanno smosso l’Amministrazione Biden che, con la portavoce uscente Jen Psaki e un malcelato compiacimento, ha chiarito che “le proteste dei manifestanti fuori dalle abitazioni dei giudici, non sono la posizione ufficiale dell’esecutivo”. Le violenze e proteste, organizzate con le stesse modalità e dagli stessi figuri dell’Antifa e femministe violente che misero a ferro e fuoco gli Usa negli ultimi mesi di presidenza Trump, si sono svolte in diverse città americane, tra cui Los Angeles, New York, Seattle e Portland, dove un centro di aiuto alla vita è stato completamente distrutto.

La Chiesa cattolica, in particolare, è stata e sarà presa di mira. L’edificio della chiesa della città di Boulder, in Colorado, è stata vandalizzata con slogan pro aborto sin dalla sera del 3 maggio, per la seconda volta in meno di un anno. Gli attivisti pro aborto stanno organizzando proteste contro tutte le chiese cattoliche degli Usa per domenica 8 maggio, Festa della Mamma. La settimana di proteste, militarmente organizzate dal network di organizzazioni “RiseUp4AbortionRights”, si concluderà – secondo i programmi – sabato 14 maggio con manifestazioni pro aborto in tutte le città del paese. Nel comunicato che annuncia le proteste si legge: “Che tu sia un cattolico pro-choice, ex-cattolico, di altra o nessuna fede, devi riconoscere che sei cattolici estremisti [i 6 giudici supremi conservatori, anche se Roberts deve ancora esprimersi, ndr] si sono prefissi di rovesciare la Roe”; gli abortisti invitano dunque a protestare in chiesa l’8 maggio e andare alle case dei giudici il prossimo 11 maggio.

Nel frattempo, anche gli Stati governati da Repubblicani e Democratici si stanno preparando alla sentenza che verrà emessa dalla Corte Suprema, con i primi che spingono per maggiori tutele per la vita del concepito (sino a metà aprile, 86 disegni di legge per limitare o vietare completamente l’aborto erano stati calendarizzati per la discussione in 31 Stati; sei divieti o limitazioni all’aborto sono stati promulgati nel 2022). Ultima iniziativa, seppur ancora in discussione, è quella della Louisiana che vorrebbe ragionevolmente criminalizzare l’aborto come omicidio. Altri Stati stanno già attrezzandosi per vietare le pillole abortive. Gli Stati in mano ai Democratici, da parte loro, promuovono la liberalizzazione dell’aborto e l’infanticidio: è il caso di Colorado, Maryland, Minnesota, New Hampshire e in particolare California, che vuol diventare un “santuario dell’aborto” libero per tutti. I miliardari finanziatori delle multinazionali dell’aborto – come George Soros, Bill Gates, i grandi gruppi di Amazon, Citigroup, Uber e molti altri ancora – si stanno muovendo per pagare le spese dell’aborto ai dipendenti, riconoscere la “malattia per aborto” a tutti gli impiegati aziendali in ogni Stato. Son gli stessi miliardari che finanziano i gruppi abortisti e, non a caso, riaffermano gli ideali dei plutocrati di sempre: aborto come strumento di contraccezione ed eugenetica malthusiana.