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martedì 1 dicembre 2020

Omelia e relazione del card. Burke al convegno 'Summorum Pontificum' del 23 ottobre scorso. E altro

Pubblichiamo con molto ritardo - ma aspettavamo alcune traduzioni - l'omelia del Card Burke durante gli eventi di fine ottobre scorso che hanno sostituito il Pellegrinaggio annuale Summorum Pontificum.
Vedere Mil QUI, QUI (intervento Claude Barthe), QUI e QUI  per i vari eventi di quei giorni.
Pubblichiamo inoltre l'intervento - in inglese - dello stesso Card Burke al  Convegno e  quello - in francese - di Jean de Tauriers, Presidente di Notre-Dame de chrétienté, il pellegrinaggio di Pentecoste a Chartres.
Luigi



Journée de rencontré «Summorum Pontificum» 
Festa di San Raffaele, Arcangelo 
Chiesa della Ss.ma Trinità dei Pellegrini 
Roma, 24 ottobre 2020 
Tb 12, 7-15 
Gv 5, 1-4 
Predica 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia. 

Al termine della bellissima storia dell’aiuto fedelmente prestato dall’ Arcangelo Raffaele a Tobi e a suo figlio Tobia, il padre e il figlio vogliono compensare questo straordinario uomo, come loro pensavano che Raffaele fosse. Tobia disse al padre: 

Padre, quanto dovrò dargli come compenso? Anche se gli dessi la metà dei beni che egli ha portato con me, non ci perderei nulla. Egli mi ha condotto sano e salvo, ha guarito mia moglie, a portato con me il denaro, infine ha guarito anche te![1]

Tobi, condividendo pienamente i sentimenti del figlio propose dunque il generoso compenso: “la metà di tutti i beni” che Raffaele aveva riportato.[2] In risposta al proposito di Tobi e Tobia, Raffaele portò i due in disparte dove rivelò loro la sua identità angelica e la particolare missione degli angeli. 

Prima di tutto, Raffaele li istruì circa il dovere di ringraziare e benedire Dio per tutte le benedizioni che avevano ricevuto per tramite del suo ministero angelico. Egli disse loro: “Fate conoscere a tutti gli uomini le opere di Dio, come è giusto, e non esitate a ringraziarlo.”[3]

Poi, egli li istruì sull’inseparabile legame tra la gratitudine a Dio per le Sue benedizioni e la cooperazione con Dio nelle Sue opere di misericordia e amore verso gli uomini, specialmente i più bisognosi, attuato da Tobi nella straordinaria cura posta per la riverente sepoltura dei morti. Raffaele ammonì: 

È meglio la preghiera con il digiuno e l’elemosina con la giustizia, che la ricchezza con l’ingiustizia. Meglio praticare l’elemosina che accumulare oro.[4]

Il culto di Dio e le opere di misericordia, secondo l’angelico insegnamento, costituiscono la realizzazione dell’uomo. Nelle parole di Raffaele, “[c]oloro che commettono il peccato e l’ingiustizia sono nemici di se stessi.”[5]

Avendo dato l’istruzione fondamentale sulle opere costitutive della dignità umana, ossia il culto di Dio e le opere di giustizia e misericordia verso gli altri, Raffaele rivela come sia nel culto di Dio che nella carità verso gli altri, Dio è con noi attraverso l’operato dei Suoi messaggeri, gli angeli. L’Arcangelo disse infatti a Tobi e Tobia: 

Ebbene, quando tu e Sara eravate in preghiera, io presentavo l’attestato della vostra preghiera davanti alla gloria del Signore. Così anche quando tu seppellivi i morti. Quando poi tu non hai estitato ad alzarti e ad abbandonare il tuo pranzo e sei andato a seppelire quel morto, allora io sono stato inviato per metterti alla prova. Ma, al tempo stesso, Dio mi ha inviato per guarire te e Sara, tua nuora. Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza della gloria del Signore.[6]

Così nel Vangelo, l’Angelo del Signore è lo strumento attraverso il quale Dio liberò gli uomini dalla malattia presso la piscina di Betzatà.[7]

In questi giorni, mentre stiamo ringaziando il Signore per la grande legislazione del Motu Proprio «Summorum Pontificum», che favorisce tanto il culto di Dio “in spirito e verità,”[8] pensiamo a come gli angeli fedelmente e incessantamente ci aiutano a dare culto a Dio. Così preghiamo dopo la Consacrazione durante la Santa Messa: “Noi Ti supplichiamo, Dio onnipotente: fa’ portare queste offerte sulle mani del tuo santo angelo, lassù, sul tuo altare, alla presenza della tua divina Maestà.”[9] Non dobbiamo mai dimenticare che gli angeli e i santi sono presenti in ogni offerta della Santa Messa. 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci istrusice sul rapporto tra Cristo e gli angeli: 

Cristo è il centro del mondo angelico. Essi sono i suoi angeli... Sono suoi perché creati per mezzo di lui e in vista di lui... Sono suoi ancor più perché li ha fatti messaggeri del suo disegno di salvezza...[10]

Sugli angeli la Lettera agli Ebrei dichiara: “Non sono forse tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati a servire coloro che erediteranno la salvezza.”[11] Ed ancora, il Signore, all’inizio del Suo Ministero Pubblico, dopo aver chiamato Natanaele ad essere uno dei Suoi Apostoli, gli dice: “In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo.”[12] Cristo ci salva, soprattutto tramite il Sacrificio Eucaristico, assistito da tutti i cori degli angeli. Così, per volontà di Cristo, loro sempre ci assistono a rimanere nella verità e nella carità di Lui. 

San Raffaele, il cui nome significa “Medicina di Dio,” ci soccorre specialmente nei tempi della malattia, come ha fatto per Tobi e per Tobia e sua moglie Sara. La malattia, essendo un effetto del peccato originale, presenta un’occasione particolare per Satana e gli altri spiriti immondi di tentarci, di conducirci alla perdita di fede nella salvezza per mezzo di Cristo, e per indurci a cercare la salvezza in realtà mondane e perfino diaboliche. San Raffaele e tutti gli angeli ci aiutano specialmente ad avere fiducia nei tempi di prova. Dom Prosper Guéranger, nel suo commentario per la festa odierna, scrive: 

Ricordiamo anche noi i benefici del cielo perché, con la certezza di Tobia, che vedeva con i suoi occhi l’arcangelo Raffaele, noi sappiamo dalla fede che l’angelo del Signore segue i nostri passi dalla culla alla tomba. Abbiamo per lui lo stesso confidente abbandono e il cammino della vita, più seminato di pericoli che il cammino nel Paese dei Medi, sarà per noi sicuro e gli incontri che faremo saranno felici, perché preparati dal Signore, e la sua benedizione, splendore anticipato della patria, si diffonderà sopra di noi e sui nostri cari.[13]

Di fronte alla tentazione della paura, dello scoraggiamento e della disperazione, ascoltiamo la direzione degli angeli che ci assicurano che tutto è preparato dal Signore, che tutto è nelle Sue mani. 

Il presente momento di crisi sanitaria, vissuto con grande sofferenza da parte di molti, per diversi aspetti manifesta segni dell’opera del Maligno che è “omicida fin da principio” e “menzognero e padre della menzogna.”[14] Preghiamo specialmente oggi l’Arcangelo San Raffaele affinché sia lo strumento della guarigione fisica e della vittoria spirituale su Satana e gli spiriti immondi che veramente, nel tempo attuale, sembrano completamente scatenati nel loro nefasto lavoro della rovina di tante anime. Di fronte alle sfide fisiche e soprattutto spirituali del nostro tempo, ricordiamo le parole di San Raffaele, quando Tobi e Tobia, rendendosi conto della sua natura angelica, furono presi da paura: 

Non temete: la pace sia con voi. Benedite Dio per tutti i secoli. Quando ero con voi, io stavo con voi non per bontà mia, ma per la volontà di Dio: lui dovete benedire sempre, a lui cantate inni... Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie a Dio.[15]

San Raffaele e tutti gli angeli ci rimangono anche oggi i messaggeri di Cristo e della Sua salvezza. Ci guidano e ci salvaguardono la via quotidiana. 

Non dimentichiamo la verità sugli angeli, enunciata nel Catechismo della Chiesa Cattolica, citando San Basilio Magno: 

Dal suo inizio fino all’ora della morte la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione. «Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita»[16]

Non manchiamo allora, specialmente in questi tempi tumultuosi per il mondo e per la Chiesa, di invocare gli angeli, specialmente San Raffaele Arcangelo, insieme con il nostro Angelo Custode. 

Accogliendo con tutto il cuore il consiglio di San Raffaele, lodiamo e ringraziamo Dio, specialmente per l’aiuto che gli angeli, i Suoi messaggeri, ci prestano quotidianamente. Preghiamo il Signore, perché, attraverso questa Santa Messa, possiamo partecipare “nella fede, alla beata comunità degli angeli e degli uomini, uniti in Dio.”[17] In modo particolare oggi, chiediamo l’intercessione dell’Arcangelo San Raffaele perché il Signore ci conservi salvi dal male del Wuhan virus e di ogni altro male. 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia. 

Raymond Leo Cardinal BURKE 

[1] Tb 12, 2-3. 

[2] Tb 12, 5. 

[3] Tb 12, 6. 

[4] Tb 12, 8. 

[5] Tb 12, 10. 

[6] Tb 12, 12-15. 

[7] Cf. Gv 5, 3-4. 

[8] Gv 4, 24. 

[9] “Supplices te rogamus, omnipotens Deus : iube haec perferri per manus sancti Angeli tui in sublime altare tuum, in conspectus divinae maiestatis tuae: …” Traduzione italiana: Gaspare Lefebvre, Messale Romano quotidiano, ed. L’Apostolato Liturgico di Genova (Torino: Marietti Editori Ltd., 1963), p. 851. 

[10] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 331. 

[11] Eb 1, 14. 

[12] Gv 1, 51. 

[13] “Célébrons nous aussi les bienfaits du ciel. Car aussi sûrement que Tobie voyait de ses yeux l’archange Raphaël, nous savons par la foi que l’ange du Seigneur accompagne nos pas du berceau à la tombe. Ayons, pour lui, même confiant abandon : et la route de la vie, plus semée de périls que ne l’était celle du pays des Mèdes, n’aura cependant pour nous que sécurité ; et les recontres y seront heureuses, car elles seront celles que nous préparait le Seigneur ; et, rayonnement anticipé de la patrie, la bénédiction se répandra de nous par notre ange sur tous nos proches.” Prosper Guéranger, L’Année liturgique, Le temps après la Pentecôte, Tome V, 12ème éd. (Tours: Maison Alfred Mame et Fils, 1925), p. 513. Versione italiana : Prosper Guéranger, L’Anno liturgico, Vol. 4, tr. Redazione Fede & Cultura (Verona : Fede & Cultura, 2018), p. 642. 

[14] Gv 8, 44. 

[15] Tb 12, 17-20. 

[16] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 336. 

[17] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 336.


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Journée de rencontré «Summorum Pontificum» 
23 October 2020 

Safeguarding and Promoting the Usus Antiquior of the Roman Rite 
Raymond Leo Card. BURKE 

It pleases me to be able to speak to you today and to encourage you to continue your faithful work of safeguarding and promoting the Usus Antiquior of the Roman Rite, in accord with the intention of Pope Benedict XVI in the promulgation of his Motu Proprio Summorum Pontificum. By way of clarification, I prefer to use the terminology, Usus Antiquior and Usus Recentior, instead of Extraordinary Form and Ordinary Form, in order to underline more strongly that the classical Roman liturgy has been, is, and will always remain a significant part of the daily life of the Church. If the word, extraordinary, is not properly understood, it can seem to imply that the classical Roman liturgy is something unusual in the life of the Church, which, from time to time, manifests itself. Its extraordinary character comes from its long history and remarkable beauty, which the Motu Proprio aimed to make ever more widely present for the whole Church. 

I am deeply conscious of the growing confusion and error within the body of the Church and of the strong temptation to discouragement, which it can easily stir up in us as individuals and as a community. We also know that there are those in the Church, especially in the hierarchy, who would wish to abrogate definitively the legislation contained in Summorum Pontificum. They remain adherents of an ideology promoting a so-called “paradigm shift” in the Church, which, in fact, is a revolution attempting to separate the faithful from the living Tradition by which Christ continues always to be the Head and Shepherd of the flock. The ideology is totally mundane, secular, viewing the Church as a man-made reality subject to our manipulation, while the Church is a divine institution to which we are called to subject ourselves and our gifts in service. The ideology is often reflected in a kind of political view of the Church, which betrays the Kingship of Christ which He exercises through the living body of the faithful. 

I recall well the meeting, just prior to the promulgation of the Motu Proprio Summorum Pontificum, Pope Benedict held with Bishops from around the world on June 27, 2007, in which I was privileged to participate. During the meeting, one Bishop observed that the rupture in the liturgical tradition is a reflection of a rupture in the understanding of the Church herself, as Our Lord constituted her during His Public Ministry. Because the true nature of the Church as a hierarchical communion is so strongly expressed in the Usus Antiquior, the revolutionaries with their “paradigm shift” find it a nuisance, if not intolerable. 

Given a current lack of correction of those who contradict the doctrines of the faith or violate Church discipline, the enemies of the Usus Antiquior become more emboldened. The lack of strong fatherly direction in essential and treasured elements of Church life, like the Sacred Liturgy, naturally engenders fear for the future. 

Clearly, in such circumstances, it is more important than ever that we maintain our strong commitment to foster all that Pope Benedict XVI intended by his Motu Proprio for the good of the universal Church. We cannot comport ourselves as discouraged and fearful soldiers of Christ but rather as courageous and confident in the truths which Pope Benedict XVI wished to safeguard and promote by his most timely Motu Proprio. In sending the Apostles to act in His person to teach, sanctify and govern the faithful, Our Lord spoke plainly to them with these words: “Behold, I send you out in the midst of wolves; so be wise as serpents and innocent as doves.”[1] He continued by exhorting them, not to put their trust in men who would so readily betray them but to trust in the Holy Spirit Who acts in us, when we are doing Our Lord’s work.[2]

Our Lord’s exhortation applies to all of us who, in varying ways according to our vocation in life and our gifts, are called to serve Our Lord in His holy Church and, in a preeminent way, to worship Him “in spirit and truth.”[3] Following Our Lord’s counsel, our service of the Sacred Liturgy by safeguarding and promoting the Usus Antiquior of the Roman Rite, begins with our own worship, prayer and devotions, by which Our Lord inspires and strengthens us with the sevenfold gift of the Holy Spirit. We should invoke the intercession of Pope Saint Gregory the Great and Pope Saint Pius V, in particular, because of their profound and enduring discipline of the Sacred Liturgy. 

Having first prayed to God and worshipped Him, we are equipped to fulfill our responsibilities with the wisdom of serpents and the innocence of doves. In going about the work, we are fully conscious of the challenges we face, but we do not give way to discouragement and fear because we trust that Our Lord always fulfills His promises to us, above all, His promise: “[L]o, I am with you always, to the close of the age.”[4]

Two events affecting directly the work governed by the Motu Proprio Summorum Pontificum are a cause of concern for us. Both events are difficult to interpret precisely. One is the suppression of the Pontifical Commission «Ecclesia Dei» and the integration of its competencies into the offices of the Congregation for the Doctrine of the Faith. The second is the survey regarding the implementation of the Motu Proprio Summorum Pontificum recently conducted by the Congregation for the Doctrine of the Faith. The reasons for both events are not immediately evident. Although we are told that they are simply routine administrative acts to be accepted without any special concern, it is not unreasonable to wonder how they will be helpful in safeguarding and promoting the important direction given to the universal Church by the Motu Proprio. 

We must pray very much for the office of the Congregation for the Doctrine of the Faith, which has the competencies formerly belonging to the Pontifical Commission «Ecclesia Dei», and for the superiors of the Congregation, who now deal immediately with the work of the office in question. At the same time, we must do all that we can to keep the office and, therefore, the superiors, informed regarding all of the good which redounds to the Church through the regular celebration of the Sacraments and sacramentals, according to the Usus Antiquior. At the same time, conscious of our sacred rights and duties as members of the faithful, we must, as necessary, insist upon the application of the provisions of the Motu Proprio Summorum Pontificum, together with the Instruction, Universae Ecclesiae, on the Application of the Apostolic Letter Summorum Pontificum of His Holiness Benedict XVI Given Motu Proprio, given by the Congregation for the Doctrine of the Faith on April 30, 2011. In this context, I express deepest gratitude to the Capo Ufficio and members of the staff of the office of the Congregation for the Doctrine of the Faith which has assumed the competencies of the former Pontifical Commission «Ecclesia Dei». 

If necessary, the discipline of the Church provides for hierarchical and administrative recourse, so that the provisions of the Motu Proprio and of the Instruction are applied, in accord with justice. Charity cannot be served in the Church, if the fundamental requirements of justice are not observed. The faithful rightly lose confidence in the charity of their pastors, if their pastors do not even do what is just in their regard. Following the regula iuris (the rule of law) is not legalism; it is rather the secure foundation upon which the good order of the Church depends. The practice of justice is the condition of the possibility for all of the pure and generous acts of charity in the Church. 

Regarding the survey, it is important that the many blessings which have come to the Church through the application of Summorum Pontificum be made known to pastoral authorities, so that those blessings are reflected in the results of the survey. But, beyond the immediate scope of the present survey, it is important to make these same blessings known through Catholic newspapers and journals, and through the social media. In this regard, I wish to commend once again the excellent work of Paix Liturgique, especially the publications of Les Dossiers d’Oremus, which provide, in several languages, surveys of the blessings which the Motu Proprio has brought to seven countries of Europe.[5] Similar studies are underway for countries in Africa, America, and Asia. 

In the same way, it is important to continue strongly the Summorum Pontificum apostolates in various countries and to make the sacrifices necessary to fulfill the requests of an ever growing number of the faithful for regular access to the Usus Antiquior. I commend the work of the Institutes of Consecrated Life and Societies of Apostolic Life which are dedicated to safeguarding and promoting the classical liturgy. At the same time, I commend the work of so many lay faithful who dedicate themselves to these apostolates. I cannot fail to mention the work of associations of the faithful, for example, the International Federation Una Voce (Foederatio Internationalis Una Voce), Pro Missa Tridentina in Germany, and the Latin Society of England and Wales. Of course, above all, a deep debt of gratitude is owed to the Bishops who are striving steadfastly to provide for the regular celebration of the Sacred Liturgy according to the Usus Antiquior in the various parts of their dioceses. 

In carrying forward the work of safeguarding and promoting the Usus Antiquior of the Roman Rite, it is important to study frequently the text of the Motu Proprio Summorum Pontificum and the Letter to the Bishops, which accompanied it.[6] In studying the mind of Pope Benedict XVI, in promulgating Summorum Pontificum, we should be conscious that many in the Church have little appreciation of the Usus Antiquior because they have not been introduced to it and have not had experience of it. I commend all of the efforts to make the richness of the classical liturgy known in the whole Church, which surely was one of the ends which Pope Benedict XVI had in mind with the legislation contained in the Motu Proprio. 

Also, I commend the efforts to produce again for the faithful beautiful hand missals and books of prayers and devotions, according to the Usus Antiquior. Recently, I was pleased to write the forward for a new hand missal for little children, especially at the time of First Holy Communion, published by Verlagsbuchhandlung Sabat in Bayreuth, Germany.[7] Both the text, written by the monks of the Benedictine Abbey at Fontgombault, and the illustrations, created by Joëlle d’Abbadie, a French woman gifted in graphic arts, are outstanding. All such publications are a manifestation of how much the Usus Antiquior continues to be alive in the Church. 

As the title of the Motu Proprio indicates, the legislation it contains is in continuity with the constant concern of the Roman Pontiffs to provide as fully as possible for the worthy offering of Sacred Worship in the Church. Pope Benedict XVI calls to mind, in particular, two Roman Pontiffs, Pope Saint Gregory the Great and Pope Saint Pius V, who were exemplary in the care for the Sacred Liturgy, which is inherent to the office of the Vicar of Christ on earth. Here, it must be observed that the Sacred Liturgy, by its very nature, receives its direction and care from the Roman Pontiff. 

In the second paragraph of the Motu Proprio, Pope Benedict XVI cites no. 397 of the General Instruction of the Roman Missal, in its Third Edition since the Second Vatican Ecumenical Council: 

[E]ach particular Church must concur with the universal Church, not only as regards the doctrine of the faith and the sacramental signs, but also as regards the usages universally accepted by uninterrupted apostolic tradition, which must be observed not only to avoid errors but also to transmit the integrity of the faith, because the Church’s law of prayer corresponds to her law of faith.[8]

In the present time, in which there is frequent talk about the decentralization of the Church and the giving of more authority, even doctrinal authority, to Conferences of Bishops, it is important to insist that the discipline of the Sacred Liturgy belongs principally to the See of Peter. 

It is important, too, to emphasize, in a particular way, the legislation contained in Article 1 of the Motu Proprio. First of all, the Motu Proprio affirms that, while the “Roman Missal promulgated by Paul VI is the ordinary expression of the ‘Lex orandi’ (Law of prayer) of the Catholic Church of the Latin rite,” at the same time, “the Roman Missal promulgated by St Pius V and reissued by Blessed John XXIII is to be considered as an extraordinary expression of that same ‘Lex orandi,’ and must be given due honour for its venerable and ancient usage.”[9] It is clear that the use of the terms, ordinary and extraordinary, underline the particular esteem to be shown for the Usus Antiquior, making it more readily available for all of the faithful. 

Secondly, as Pope Benedict XVI makes clear in his Letter to the Bishops on the occasion of the publication of the Motu Proprio, the Usus Antiquior, that is, the Rite of the Holy Mass and the other rites in effect in 1962 were “never juridically abrogated and, consequently, [were] always permitted.”[10] It is important to emphasize that the Usus Antiquior has always maintained its vitality. The Motu Proprio did not bring back to life a liturgical usage which had fallen into disuse but recognized a living form of the Sacred Liturgy, with its long history and stunning beauty, and desired to make it as accessible as possible. Pope Benedict XVI comments: 

Immediately after the Second Vatican Council it was presumed that requests for the use of the 1962 Missal would be limited to the older generation which had grown up with it, but in the meantime it has clearly been demonstrated that young persons too have discovered this liturgical form, felt its attraction and found in it a form of encounter with the Mystery of the Most Holy Eucharist, particularly suited to them. Thus the need has arisen for a clearer juridical regulation which had not been foreseen at the time of the 1988 Motu Proprio [Ecclesia Dei adflicta, 2 July 1988]. The present Norms are also meant to free Bishops from constantly having to evaluate anew how they are to respond to various situations.[11]

The work of making the history and beauty of the Usus Antiquior more widely known is ever at hand. 

Lastly, the Summorum Pontificum apostolate must help the present generation understand and embrace what “earlier generations held as sacred.”[12] I recall a meeting with priests of a certain city in which I was making more available the Usus Antiquior, in accord with the Motu Proprio Ecclesia Dei adflicta, in the time before Summorum Pontificum. Most of the priests at the meeting were my age or older. They were so hostile to the ancient usage of the Sacred Liturgy. At the end of the discussion, which lasted more than two hours, I asked them: “We grew up with the Usus Antiquior, we loved to serve the Holy Mass, our priestly vocations were inspired by it. Why do you now hate it?” No one responded. The lack of a response, I believe, reflects the fundamentally irrational nature of a failure to appreciate the truth and beauty of the Usus Antiquior; there are no true arguments to justify the repudiation of the classical liturgy. In the words of Pope Benedict XVI, “[i]t behooves all of us to preserve the riches which have developed in the Church’s faith and prayer, and to give them their proper place.”[13]

These are just a few reflections inspired by today’s meeting. It is my hope that they are of some inspiration and encouragement for you. The fact that our annual pilgrimage had to be cancelled must not discourage us or cause us to give way to fear. In fact, while the response to the Wuhan virus has led to the cancellation of our pilgrimage, the experience of the crisis which it has generated, in fact, has led many to rediscover the great beauty of the Usus Antiquior. As one priest said to me, the faithful, experiencing a great evil about which so little seems to be clear, seek God in His most powerful presence with us, that is, in the Sacred Liturgy. They have experienced an attraction to the more ancient usage because of its strong manifestation of the divine presence in our midst. 

Thank you. May God bless you and all of your labors to safeguard and promote the more ancient form of the Roman Rite for the greater glory of God and for the salvation of countless souls. 

Raymond Leo Card. BURKE 


[1] Mt 10, 16. 
[2] Cf. Mt 10, 17-22. 
[3] Jn 4, 24. 
[4] Mt 28, 20. 
[5] Cf. Eleven surveys for the History. The Ancient Liturgy and the Motu Proprio Summorum Pontificum as seen by the Catholic faithful of nine countries in the world. Brazil-Germany-France-Spain-Great Britain-Italy-Poland-Portugal-Switzerland (Croissy, France: Oremus, 2017). Available also in French, German, Italian, and Spanish. 
[6] Cf. Benedictus PP. XVI, Epistula “Ad Episcopos Catholicae Ecclesiae Ritus Romani,” 7 Iulii 2007, Acta Apostolicae Sedis 99 (2007) 795-799. [Hereafter: Epistula]. English translation: “Letter of His Holiness Benedict XVI to the Bishops on the occasion of the publication of the Apostolic Letter ‘Motu Proprio Data’ Summorum Pontificum on the use of the Roman Liturgy prior to the reform of 1970,” in Benedict XVI, Summorum Pontificum: Motu Proprio on the Use of the Roman Liturgy Prior to the Reform 1970 (London: Catholic Truth Society, 2007), pp. 20-27. [Hereafter: EpistulaEng]. 
[7] Der kleine Tarzisius. Illustriertes Messbuch für Kinder ab 4 Jahren für die außerordentliche Form des römischen Ritus (Kulmbach, Germany: Verlagsbuchhandlung Sabat, 2020). 
[8] “… unaquaeque Ecclesia particularis concordare debet cum universali Ecclesia non solum quoad fidei doctrinam et signa sacramentalia, sed etiam quoad usus universaliter acceptos ab apostolica et continua traditione, qui servandi sunt non solum ut errores vitentur, verum etiam ad fidei integritatem tradendam, quia Ecclesiae lex orandi eius legi credenda respondet.” Benedictus PP. XVI, Litterae Apostolicae “Motu Proprio” Datae Summorum Pontificum, “De usu extraordinario antiquae formae Ritus Romani,” 7 Iulii 2007, Acta Apostolicae Sedis 99 (2007) 777. [Hereafter: SP]. English translation: Benedict XVI, Summorum Pontificum: Motu Proprio on the Use of the Roman Liturgy Prior to the Reform 1970 (London: Catholic Truth Society, 2007), p. 11. [Hereafter: SPEng]. 
[9] “Missale Romanum a Paulo VI promulgatum ordinaria expressio ‘Legis orandi’ Ecclesiae catholicae ritus latini est. ... Missale autem Romanum a S. Pio V promulgatum et a B. Ioanne XXIII denuo editum habeatur uti extraordinaria expressio eiusdem ‘Legis orandi’ Ecclesiae et ob venerabilem et antiquum eius usum debito gaudeat honore.” SP, 779, Art. 1. English translation: SPEng, p. 6, Art. 1. 
[10] “… mai giuridicamente abrogato e, di conseguenza, in linea di principio, restò sempre permesso.” Epistula, 795. English translation: EpistulaEng, p. 21. 
[11] “Subito dopo il Concilio Vaticano II si poteva supporre che la richiesta dell’uso del Messale del 1962 si limitasse alla generazione più anziana che era cresciuta con esso, ma nel frattempo è emerso chiaramente che anche giovani persone scoprono questa forma liturgica, si sentono attirate da essa e vi trovano una forma, particolarmente appropriata per loro, di incontro con il Mistero della Santissima Eucaristia. Così è sorto un bisogno di un regolamento giuridico più chiaro che, al tempo del Motu Proprio del 1988, non era previdibile; queste Norme intendono anche liberare i Vescovi dal dover sempre di nuovo valutare come sia da rispondere alle diverse situazioni.” Epistula, 796-797. English translation: EpistulaEng, p. 23. 
11 “… per le generazioni anteriori era sacro.” Epistula, 798. English translation: EpistulaEng, p. 26. 
12 “Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto.” Epistula, 798. English translation: EpistulaEng, p. 26. 

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Intervention de Jean de Tauriers 

Président de Notre-Dame de chrétienté 

le 23 octobre 2020 

Rencontres Summorum Pontificum 

La dimension missionnaire et internationale du pèlerinage de chrétienté 


C’est avec une très grande joie que j’interviens cet après-midi dans ce cadre prestigieux. Je viens vous parler d’une œuvre traditionnelle qui va bientôt fêter ses 40 ans, demain, en 2022. Cette œuvre, un pèlerinage de Paris à Chartres lors des fêtes de la Pentecôte, rencontre un très grand succès depuis de nombreuses années avec des chiffres impressionnants de participation et une croissance en forte progression, particulièrement ces 7 dernières années. 

Ce succès mérite d’être soigneusement analysé puisque ce pèlerinage est dit traditionnel, terme qu’il conviendrait d’expliquer. Retenons-le par simplicité. Nous sommes traditionnels dans la mesure où la seule liturgie célébrée lors de ce pèlerinage est la forme extraordinaire, messes privées et messes publiques. 

Les clercs, environ 300 en 2019, qui accompagnent spirituellement nos pèlerins sont pour une grande majorité issus des communautés ex-Ecclesia Dei avec un pourcentage significatif de prêtres diocésains amis de notre pèlerinage de longue date. 

Le propos de mon intervention visera d’abord à vous faire découvrir l’histoire de ce pèlerinage et de Notre-Dame de chrétienté qui est l’association de laïcs, responsable de l’organisation que j’ai l’honneur de présider. 

L’histoire du pèlerinage de Chartres lui-même est très ancienne et remonte aux origines de la chrétienté en Europe. La cathédrale de Chartres a toujours été un lieu de pèlerinage, les pèlerins venant de toute la chrétienté vénérer le Voile de la Sainte Vierge, Notre-Dame du pilier, Notre-Dame de sous Terre dans la crypte et les vitraux de Notre-Dame de la Belle-Verrière. 

Je vous propose de découvrir après un rapide historique les raisons, en tout cas celles que j’identifie, de l’extraordinaire croissance de ces dernières années. Je vous parlerai enfin de nos grands enjeux pour les années à venir. 

1. Aux origines du pèlerinage 

L’idée du pèlerinage est née en 1982 lors d’une université d’été du Centre Henri et André Charlier au Mesnil Saint-Loup près de Troyes à l’initiative de son président Bernard Antony. Le Mesnil Saint Loup était la paroisse du Père Emmanuel, curé d’Ars de la Champagne crayeuse de la seconde moitié du XIXème, qui obtint en 1852 du pape Pie IX l’institution de la fête en l’honneur de Notre-Dame de la Sainte Espérance. Depuis le premier pèlerinage en 1983, nous répétons la prière du Père Emmanuel « Notre-Dame de la Sainte Espérance, convertissez-nous ». Le Mesnil Saint Loup était aussi la paroisse de ces nouveaux convertis, les frères Charlier, l’un sculpteur, l’autre directeur d’école, avec des qualités intellectuelles, spirituelles, artistiques multiples. 

Autre figure marquante de ces premières années, très souvent évoquée lors de nos pèlerinages, le grand écrivain Charles Péguy mort le 5 septembre 1914, au début de la 1ère guerre mondiale. Charles Péguy a eu l’intuition profonde de cette alliance du charnel et du spirituel, du caractère sacramentel de l’Eglise (la grâce divine communiquée au moyen d’institutions et de gestes humains) : « La terre est comme les marches de l’église. Elle est pour monter au ciel comme les marches de l’église sont aussi pour monter et entrer dans l’église. Nous avons le droit que la terre soit le seuil de votre ciel ». Tout le pèlerinage de chrétienté est dans ces mots. 

Nos fondateurs voulaient marcher dans les pas de Charles Péguy de Paris à Chartres. Ils voulaient un pèlerinage « de chrétienté et de conversion », comme Charles Péguy l’avait lui-même fait et écrit. Pour cette raison, nous ne manquons de rappeler les vers célèbres de Charles Péguy dans les plaines de Beauce quand les flèches de Notre-Dame montent lentement à l’horizon. 

Dans un film qui vous sera montré, vous verrez certaines de ces images particulièrement frappantes. Je fais ce pèlerinage depuis 37 ans et l’émotion revient chaque année, encouragée par la fatigue physique. Le pèlerinage de chrétienté de Paris à Chartres avec plus de 100 kilomètres en trois jours est un exercice physique difficile… pour la plus grande gloire de Dieu ! 

En cette année 1982, nous étions au début du pontificat de Jean-Paul II qui venait le 13 mai 1981 de subir un attentat dont il avait échappé par miracle. La menace d’une guerre avec l’URSS était présente, Ronald Reagan était président des Etats Unis depuis 1981, Leonid Brejnev, secrétaire général du Parti communiste en URSS. Grâce à Jean-Paul II, l’exemple polonais d’une résistance catholique apparaissait possible aux occidentaux, notamment spirituellement avec le pèlerinage de Czestochowa. Les fondateurs de notre pèlerinage ont voulu lancer un « Czestochowa français » pour répondre à l’appel de Jean-Paul II. Ils ont voulu créer une résistance catholique dans une Europe occidentale déjà très déchristianisée. 

A ce contexte politique s’ajoutait une crise religieuse au sein de l’Eglise. Le pèlerinage de chrétienté a été créé par des catholiques dits « traditionalistes » (osons le pléonasme car comment peut-on être catholique sans être traditionnel). Ces catholiques constataient la crise de la foi autour d’eux et pour transmettre la foi catholique reçue à leurs enfants n’avaient d’autres solutions que d’aller chercher des prêtres capables de leur donner les sacrements et leur enseigner les vérités de la foi. Nous étions heureux et reconnaissants de bénéficier de la présence des prêtres de la Fraternité Sacerdotale Saint Pie X. 

Notre pèlerinage a commencé un petit matin du 21 mai 1983 avec comme thème « Pour le renouveau spirituel de la jeunesse de France ». Les pèlerins étaient quelques centaines avec un envoi donné dans la cathédrale de Paris par l’abbé Coiffet de la Fraternité Saint Pie X qui restera ensuite de nombreuses années l’Aumônier des chapitres Enfants, puis l’un des fondateurs de la Fraternité Saint Pierre en 1988. Les portes de la cathédrale de Chartres sont restées fermées en 1983, l’évêque ne voulant autoriser la célébration de la messe tridentine. 

L’année suivante et les autres années, le nombre de pèlerins n’a cessé de grandir. Des chapitres Enfants, de nombreux chapitres Etrangers sont venus marcher à la Pentecôte dans ce qui est devenu progressivement l’un des grands pèlerinages français et européens, le plus important itinérant sans aucun doute. 

Parmi les grandes dates de notre pèlerinage comment ne pas citer 1985, avec le magnifique sermon de Dom Gérard, fondateur de l’Abbaye du Barroux et futur Père Abbé. Dom Gérard, justement élève d’André Charlier pendant la guerre dans le Béarn, a toujours soutenu le pèlerinage de chrétienté depuis ses premiers jours. Les années passant, cette amitié bénédictine continue encore aujourd’hui. Le sermon de Dom Gérard fait désormais partie des textes fondateurs de Notre-Dame de chrétienté que nous donnons à lire à nos jeunes chefs de chapitre ainsi que le livre de Dom Gérard « Demain, la chrétienté ». Chaque année nous faisons une retraite à l’Abbaye de Fontgombault, nous conservons des liens étroits avec l’Abbaye du Barroux ou le Monastère Sainte-Marie de la Garde, fondation de l’Abbaye du Barroux dans le diocèse d’Agen. 

Certaines dates restent des blessures pour les plus anciens d’entre nous : 1988, année des sacres de Monseigneur Lefebvre sans autorisation pontificale, séparera notre famille attachée à la Tradition. Le pèlerinage de chrétienté ne suivra pas la Fraternité Saint Pie X qui créera son pèlerinage de Chartres à Paris. 

Nous n’avons jamais oublié les promesses du cardinal Ratzinger de cette année 1988 nous assurant que « nous avions toute notre place dans l’Eglise, comme nous étions ». Nous y repensons souvent car toutes ces années nous ont valu beaucoup d’incompréhensions et parfois de bien mauvais traitements. 

Quelques dates dans notre longue histoire de pèlerinages : 

1989, Dom Forgeot, père Abbé de l’Abbaye Fontgombault, récemment rappelé à Dieu le 15 août 2020, célèbre la Sainte Messe dans la cathédrale de Chartres, en présence de Dom de Lesquen, Père Abbé de Randol. L’amitié bénédictine toujours. 

1991, le cardinal Mayer, premier président de la commission Ecclesia Dei. Encore un bénédictin, liturgiste illustre et fidèle serviteur de l’Eglise et du Saint-Siège, qui a beaucoup fait pour la paix liturgique. Nous avons tous en mémoire la rencontre du cardinal avec le millier de pèlerins enfants de moins de douze ans. 

2001, la venue du cardinal Castrillon-Hoyos, préfet émérite de la Congrégation pour le Clergé, et ancien président de la Commission Pontificale Ecclesia Dei. Lors de son ministère comme préfet de congrégation il avait eu à cœur de favoriser l'application du Motu proprio Ecclesia Dei de 1988, et les échanges entre le saint Siège et la Fraternité Sacerdotale St Pie X. Il connaissait et aimait le pèlerinage de Chartres, qu'il avait visité à 2 reprises : à la Pentecôte 2001 et en 2007, lors du 25° anniversaire

Enfin, 2007 avec la promulgation du Motu Proprio « Summorum Pontificum » de Benoît XVI autorisant pleinement le rite tridentin qui n’avait, comme il est écrit, « jamais été abrogé ». 

Et, plus récemment, les venues de Monseigneur Schneider en 2015, du cardinal Burke en 2017, du cardinal Sarah en 2018, de Monseigneur Léonard en 2019 qui nous ont fait l’honneur de venir célébrer la Saint Messe lors du pèlerinage de Chartres. 

Citons également quelques chiffres pour donner une idée de ce qu’est devenu le pèlerinage. Ces chiffres datent de 2019 puisque 2020, marquée par l’épidémie, n’a pas permis d’organiser le pèlerinage comme nous en avions l’habitude. 

En 2019, nous étions à Chartres près de 14 000, auxquels il nous faut ajouter les 3 000 pèlerins Anges gardiens, c’est-à-dire ne marchant pas mais unis au pèlerinage pendant les 3 jours. 

Sur les 5 dernières années, la progression moyenne a été de plus de 8% par année ce qui est considérable. 

La messe du lundi de Pentecôte retransmise sur internet est désormais visionnée plus de 20 000 fois. 

La moitié de nos pèlerins a moins de 20 ans. C’est un pèlerinage très jeune, très fervent, la quasi intégralité de nos pèlerins est composée de pratiquants (rappelons que le taux moyen de pratiquants en France chez les 20 ans est tombé à 1%). 

En 2019, nous avons réuni 280 chapitres dont 194 chapitres Adultes, 50 chapitres Familles, 28 chapitres Enfants et 8 chapitres Pastoureaux. 39 chapitres Etrangers nous ont fait la joie de marcher avec nous avec près de 20 nationalités (pays européens, américains, néo-zélandais, australiens, vietnamiens, …). 

Nous avons en 2019 réalisé un sondage auprès de nos pèlerins avec un taux de réponse de plus de 30%. Nos pèlerins assistent régulièrement (tous les dimanches) à la messe sous la forme extraordinaire pour près de 60%. 20% assistent de temps en temps à cette liturgie traditionnelle et 20% sont des habitués de la forme ordinaire. Je ne serais pas complet sur ces chiffres si je ne mentionnais les pèlerins de l’organisation qui permettent au pèlerinage d’avoir lieu. Ils étaient plus de 1500 en 2019, eux aussi en très forte progression. 

2. Les raisons de l’essor 

Un sociologue français, Yann Raison du Cleuzioux, a écrit en 2019 un livre passionnant intitulé « Une contre révolution catholique. Aux origines de la manif pour tous » afin d’analyser l’évolution de ces derniers bastions catholiques en France ainsi que la réaction catholique contre les lois contre-nature que nous multiplions ces derniers temps en France. 

Depuis l’effondrement numérique de la pratique religieuse qu’il est désormais facile de dater à l’après Concile Vatican II si nous suivons les dernières études de l’historien Guillaume Cuchet, le catholicisme français est devenu urbain, conservateur, militant, fortement marqué par les enseignements de Jean-Paul II et de Benoît XVI. Yann Raison du Cleuzioux qui ne peut être soupçonné de traditionalisme rampant, constate la distorsion entre le carré des derniers catholiques pratiquants et la hiérarchie épiscopale, plus modérée, prudente, progressiste. Je généralise quelque peu car nous avons quelques évêques courageux en France. Ces derniers sont bien évidemment pèlerins de Chartres mais ne sont pas la majorité. Cette distorsion, entre les pratiquants et la hiérarchie épiscopale, existe également avec la génération des nouveaux prêtres diocésains ordonnés. 

La croissance du pèlerinage de Chartres s’explique dans ce contexte par une triple exigence des catholiques pratiquants : l’exigence d’une liturgie digne de Dieu, d’un enseignement catéchétique sérieux et d’un enseignement moral catholique. 

Les dernières lois sur le mariage homosexuel, la procréation médicalement assisté ou l’avortement ont suscité une forte réaction politique en France des milieux catholiques fervents. Ceux-ci ont appris à se rencontrer au-delà des chapelles. C’est ainsi que le mouvement appelé « La Manif Pour Tous » a tout le soutien de Notre-Dame de chrétienté. Nous rappelons régulièrement dans nos formations l’importance du respect des principes non négociables voulus par Jean-Paul II et Benoît XVI. 

Le Motu Proprio de 2007 a joué un rôle déterminant dans ce « décloisonnement » et donc dans la croissance numérique du pèlerinage. 

Les séminaristes et les prêtres (souvent jeunes et de toutes les nationalités) qui entrent en contact avec nous sans nous connaître souvent, suivent des fidèles, de la famille ou des amis. Puis, petit à petit, la formidable ferveur et l’enthousiasme de notre pèlerinage font de ces séminaristes et prêtres des pèlerins habitués. Les prêtres demandent ainsi petit à petit à apprendre à célébrer la messe tridentine avant le pèlerinage. N’était-ce pas l’esprit du Motu Proprio de 2007 ? 

La liturgie n’est pas la seule pomme de discorde. Vous serez peut-être surpris d’entendre que notre attachement à la chrétienté reste souvent incompris. Nous répétons, c’est d’ailleurs dans nos statuts, que nous avons « pour objet de promouvoir la chrétienté entendue comme la réalisation, dans la vie de la cité, de la royauté du Christ sur toute la création et, en particulier, sur les sociétés humaines (CEC N°2105) ». La royauté sociale de Notre-Seigneur a été bien oubliée ces derniers temps dans l’enseignement de l’Eglise. L’actualité avec la montée de l’islam, les attaques contre la vie, la famille, le mariage démontre de manière évidente l’absurdité d’une société sans Dieu. 

Notre pèlerinage s’est toujours voulu missionnaire et international. Je constate l’augmentation du nombre des non français au pèlerinage ce qui est évidemment un grand encouragement pour nous tous. 

Les passants nous voient prier et chanter dans les rues ou les villages chaque année à la Pentecôte. Récemment, nous avons développé un chapitre d’évangélisateurs que nous avons appelé « Emmaüs ». Nos pèlerins, nouveaux missionnaires, vont ainsi à la rencontre des curieux (et des non curieux), leur expliquent ce que nous faisons, pourquoi et pour qui nous marchons. 

3. Les enjeux de demain 

Parmi les grands enjeux et difficultés de notre pèlerinage, je mettrai en première place la formation. Il n’existe pas de milieux protégés et nos pèlerins, même s’ils sont pratiquants et pour une majorité fréquentant les paroisses, écoles traditionnelles, sont aussi touchés par l’ignorance religieuse ambiante, par le laïcisme agressif qui existe en France et peut-être aussi un anti-intellectualisme. 

Quelques chiffres sur la déchristianisation peuvent nous aider à comprendre la situation en France. Ils proviennent d’une étude sortie le 11 août 2020 dans le journal Le Monde : 

23% des pratiquants réguliers ne connaissent pas la signification de Pâques 

33% des pratiquants réguliers ne connaissent pas la signification de l’Ascension 

63% des pratiquants réguliers ne connaissent pas la signification de la Pentecôte 

J’ai été catéchiste dans un grand lycée dit catholique en Région Parisienne. J’avais proposé devant l’aumônier et les autres catéchistes, pères et mères de familles, d’utiliser comme document de base le Catéchisme de l’Eglise Catholique et son Compendium. Assez bizarrement, il m’a été répondu que c’était « trop facile » ! C’est exactement la position inverse que nous suivons au pèlerinage de chrétienté. La mission de notre pèlerinage est de catéchiser en 3 jours, d’organiser en quelque sorte des cours de rattrapage, d’inscrire pour des retraites et de faire vivre nos chapitres toute l’année. 

La Doctrine Sociale de l’Eglise au cœur de la chrétienté est rappelée dans toutes nos formations mais il faut toujours faire davantage bien sûr, en modernisant les moyens matériels à notre disposition. 

Nous avons ces dernières années réalisé une centaine de video-formations diffusées sur notre site et traitant des thèmes de nos pèlerinages (le dernier avait comme thème « Saint Anges, protégez-nous dans les combats » et le prochain en 2021 aura comme thème « Je suis la Voie, la Vérité, la Vie »). Le livret du pèlerinage est édité en plusieurs langues et devient pour nombre de communautés, écoles, associations un document spirituel utilisé couramment toute l’année. 

Nos cadres forment le cœur de notre œuvre, nous cherchons chaque année à transmettre ce que nous avons-nous-mêmes reçus. 

Je n’aborderai pas ici d’autres éléments extrêmement importants comme la limitation physique que nous allons bientôt rencontrer, les pèlerins quand la Covid ne s’en même pas, venant toujours plus nombreux. Allons-nous faire converger des colonnes de pèlerins, multiplier les pèlerinages régionaux, nationaux. Nous aurons sans nul doute à prendre ces décisions dans les mois qui viennent. 

Conclusion 

Je citerai enfin deux citations de deux allemands, un laïc et un clerc 

Martin Mosebach, le grand écrivain allemand, était venu donner une brillante conférence en 2017 ici même à l’occasion du dixième anniversaire du Motu Proprio de Benoît XVI. « L’eau doit couler, et personne qui tient la liturgie pour une composante essentielle de la Foi ne peut se dispenser de cette tâche. La liturgie EST l’Eglise ». 

Monseigneur Schneider dans son livre récent « Christus vincit » : « demande le renouveau du culte à travers la liturgie de l’Eucharistie, la doctrine catholique servie par une catéchèse saine et sûre et sa mise en œuvre dans la vie quotidienne (ce qui s’appelle la chrétienté) ». 

Monseigneur Schneider résume en quelques mots ce pourquoi des dizaines de milliers de pèlerins de Chartres ont pèleriné depuis près de 40 années. 

Je le répète, nos pèlerins ont vingt ans, ils sont exigeants, fervents et courageux. Ils ne demandent qu’à servir, se former, s’engager. 

Pourquoi choisissent-ils la messe tridentine ? Mais tout simplement pour la foi. 

Je terminerai cette intervention avec deux citations. 

La première d’un évêque des antipodes : « Ce sont les moins de 30 ans qui veulent la Messe tridentine et les plus de 50 ans qui veulent la Messe des jeunes ». 

Et la seconde de Paul Claudel dans une lettre à son ami Jacques Rivière : « On dit que la jeunesse est faite pour le plaisir ; en réalité, elle est faite pour l’héroïsme. » 

Je vous remercie pour votre attention. 

Jean de Tauriers 
Président Notre-Dame de chrétienté