mercoledì 5 giugno 2019

La "Rosa d'Oro" donata dal Papa al Santuario di Csíksomlyó in Transilvania: "una bellezza! Non avevo mai visto una cosa del genere!"

Durante il Viaggio Apostolico in Romania il Santo Padre ha fatto sosta "al Santuario di Csíksomlyó la cui storia centenaria ci ricorda come la fede e la devozione alla Madonna Santissima hanno resistito alle tante sanguinose persecuzioni scagliate nel corso dei secoli contro gli eroici cattolici di quella terra" ( MiL QUI). 
Il Papa ha omaggiato il celebre Santuario con il dono della Rosa d'Oro con la quale i Romani Pontefici sono soliti onorare i luoghi di culto Mariani più importanti per fede e storia (QUI). 
E' stato particolarmente significativo il saluto che S.E. Mons. György-Miklós Jakubínyi Arcivescovo di Alba Iulia ha rivolto al Papa di cui riportiamo la parte finale: "La ringraziamo, Santo Padre, per essere venuto a pregare con noi, a offrire il Santo Sacrificio della Santa Messa, a chiedere alla Madonna Ausiliatrice di Șumuleu-Ciuc /Csíksomlyó che ci benedica secondo l’iscrizione della croce votiva: “Dio! Conservaci nella santa fede e nelle virtù degli antenati!”. 
  
Papa Francesco a Csíksomlyó: una Rosa d’Oro nel 
Giardino della Madre di Dio 


Nella suggestiva cornice naturale del Santuario di Csíksomlyó (Sumuleu Ciuc), il Santo Padre ha celebrato oggi la S. Messa, davanti ad una folla di circa centomila fedeli, soprattutto ungheresi. 


La monumentale statua lignea della Vergine di Csíksomlyó per l’occasione è stata trasportata dalla chiesa dei francescani all’Altare dei Tre Colli nella Sella del Monte Somlyó.
Papa Francesco l’ha voluta insignire della Rosa d’Oro, speciale onorificenza dei Pontefici riservata ai più celebri santuari del mondo. 

Un gesto molto significativo che rafforza i legami di questo luogo sacro con la Sede Apostolica . 

La Rosa d’Oro papale è  “piantata” in uno dei punti più belli del “Giardino della Madre di Dio” .

La pioggia e la nebbia del mattino non hanno scoraggiato i pellegrini venuti dalle varie località della Transilvania, ma anche dall’Ungheria. 


Un migliaio di quest’ultimi sono arrivati con un treno speciale di 17 carrozze (lunga in tutto 426 metri), accompagnato da diversi vescovi ungheresi. 

Le presenze ungheresi includevano, oltre ai membri della Conferenza Episcopale Ungherese, il Presidente dell’Ungheria János Áder, il Vice Primo Ministro Zsolt Semjén, nonché diversi sottosegretari e parlamentari, del resto abituali frequentatori del Santuario di Csíksomlyó (sottolineatura nostra N.d.R.) che hanno fatto dono al S. Padre di un album dei Santi Ungheresi, alcuni dei quali molto venerati proprio in Transilvania. 

Tra questi Santi spicca la figura di Re San Ladislao d’Ungheria, che alla fine dell’XI secolo ha consolidato il cristianesimo in Ungheria. 

Una sua Reliquia è stata portata dai pellegrini a Csíksomlyó ed esposta accanto alla statua votiva della Vergine durante la messa papale. 


L’Omelia  del Papa è stata tradotta sia in romeno che in ungherese. 

I doni offertoriali sono stati recati all'altare dai bambini, vestiti in costume tradizionale székely (siculo), scelti tra gli orfani accolti e curati da Fra’ Csaba Böjte, il frate ungherese della Transilvania, famoso per il suo impegno per i bambini che è stato recentemente ricevuto in Vaticano da Papa Francesco. 
Questa volta, a Csíksomlyó, Fra’ Csaba ha voluto regalare al Santo Padre una copia della statua di Gesù Bambino, cinto della Corona di S. Stefano, molto venerato dai bambini ed il cui vestito è stato preparato da loro stessi. 

Tra i canti della celebrazione figurava l’antifona “Tota Pulchra es Maria”, in versione ungherese, che nell’ambito del pellegrinaggio di Pentecoste viene sempre cantata durante la processione sul Monte Somlyó. 
Alla Comunione  è stato intonato invece il famoso Inno* del Congresso Eucaristico di Budapest del 1938.  (ascoltare QUI  e leggere sotto la traduzione N.d.R.)

Al termine della celebrazione è stato cantato il “Himnusz” l' inno di tutti gli ungheresi che è anche inno nazionale d’Ungheria. 
Si tratta di un inno, composto nella prima metà dell’ottocento, quando ancora gli ungheresi non erano divisi dalle frontiere (sottolineatura nostra N.d.R.). 
L'inno  non acclama  un'entità statale specifica  ma invoca invece la benedizione e la misericordia di Dio su tutti gli Ungheresi.
È usanza consolidata cantarlo dopo la messa in quanto ha un carattere religioso (inizia con le parole “Dio, benedici gli ungheresi”). 

Dopo la Messa i fedeli hanno intonato anche il tradizionale Inno dei Székely (“Chissà per quali vie porta il destino…”) mentre all’arrivo del Papa è stato cantato l’antico canto dei pellegrini di Csíksomlyó (“O, mio dolce Dio, Protettore ed aiuto…”). 

Il Papa ha donato un calice a Mons. György Jakubinyi, Arcivescovo di Alba Iulia/Gyulafehérvár, il quale l’ha ricambiato facendo dono  del dipintoDove cielo e terra s’incontrano” opera del pittore locale Géza Xantus

Al Santo Padre è stata simbolicamente consegnata anche la “foresta”, composta dagli alberi piantumati dappertutto in Transilvania in onore della sua visita da parrocchie e istituzioni.
Infine, Mons. György Jakubinyi ha rivolto un indirizzo di ringraziamento al Santo Padre, esprimendo la gioia dei suoi fedeli per il fatto che Papa Francesco sia venuto a compiere la promessa fatta vent’anni prima da San Giovanni Paolo II.
A nome dei fedeli e dei Vescovi “delle quattro Diocesi romano-cattoliche transilvane a maggioranza ungherese-sicula: Alba Iulia, Oradea Mare, Satu Mare e Timișoara” il Presule ha chiesto a Papa Francesco “di aiutarci ad inserirci di più nel flusso vitale della Chiesa Universale”. 


Fonte: Blog dell'Ambasciata d'Ungheria presso la Santa Sede QUI

Foto 1) Il Papa consegna la Rosa d'Oro alla Madonna di Csíksomlyó (foto di P. Cirill Hortobágyi OSB) 
Foto 2) I  Fedeli radunati per la messa papale nella Sella del Monte Somlyó (foto Ambasciata d'Ungheria presso la Santa Sede)
Foto 3)  i migliaia di pellegrini venuti dalle varie località della Transilvania e dall'Ungheria (foto Ambasciata d'Ungheria presso la Santa Sede)
Foto 4) San Ladislao Re d'Ungheria, foto Depositphotos QUI   (vedere anche QUI)
Foto 5) Fra' Csaba Böjte e i bambini in costume siculo con la Madonna di Csíksomlyó (foto: P. Cirill Hortobágyi OSB)   
Foto 6) la Rosa d'Oro Pontificia assegnata alla Basilica Santuario di Csíksomlyó (foto: Santa Sede) 

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(Per notizie plurilingue delle diocesi della Transilvania leggere anche il  sito pontifex.ro

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Il Papa riferendosi all’episodio per cui sabato 1 giugno, per andare al Santuario di Csíksomlyó (Sumuleu Ciuc) a causa della pioggia e della nebbia ha dovuto cambiare percorso, dopo essere atterrato a Marosvásárhely (Targu Mures), capoluogo della Provincia di Maros/Mures, con una delle comunità ungheresi più grandi della Transilvania, per arrivare al santuario il Santo Padre ha dovuto fare oltre due ore e mezza in macchina, attraverso gran parte della terra dei Siculi (Székelyföld) . 
Ecco cosa ha detto il Santo Padre delle sue impressioni: “Per motivi di clima son dovuto andare ieri in macchina 2 ore 40 minuti… Ma è stata una grazia di Dio. Ho visto un paesaggio bellissimo. Ma come mai l’avevo visto? Ho attraversato la Transilvania tutta. È una bellezza! Io mai avevo visto una cosa del genere. E oggi per andare a Blaj, la stessa: una cosa bella, bella, bella. Un passaggio in questo paese. Ringrazio anche la pioggia che mi ha fatto viaggiare con la macchina e non con l’elicottero, e avere un contatto più con la realtà.” ( QUI )

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*Una parte dell'Inno del Congresso Eucaristico di Budapest del 1938 "Canti la vittoria oriente ed occidente. Milioni di cuori consonanti magnifichino il Signore. Cristo è di nuovo venuto sulla terra, divenuto compagno del nostro peregrinare, poiché ha tanto amato il mondo si é nascosto sotto la specie del pane. Cristo sotto le specie del pane e del vino é Signore e Re sulla terra. Riunisci nella pace ogni popolo e nazione."