lunedì 23 luglio 2018

Il Canto Gregoriano e le profetiche,disattese raccomandazioni di 52 anni fa del Beato Paolo VI

Ci ha fatto grandemente piacere leggere che nell'Articolo  postato (v.sotto il link) il M°Aurelio Porfiri, che ringraziamo, ha dato giustamente ampio spazio a un documento ecclesiale pressocchè dimenticato: la Lettera Apostolica Sacrificium laudis del Beato Paolo VI.
MiL volle ricordare quel mirabile documento del Magistero Papale con due articoli ( QUI e QUI ) e continuerà a citarlo  in futuro  convinti più che mai che la "buona musica liturgica, anche in italiano, non può crescere senza il suo modello" che è appunto il Canto Gregoriano! 
AC  

San Gregorio Magno prega per noi.

Abbiamo bisogno del canto gregoriano 
di Aurelio Porfiri  

Una errata interpretazione della riforma liturgica ha spazzato via anche il canto gregoriano, andando contro ciò che i documenti del Concilio espressamente chiedevano. 
Il risultato è stato un oggettivo impoverimento della musica liturgica, che del gregoriano ha bisogno come modello. 

 Negli anni del dopoconcilio, uno dei temi che ha occupato di più le penne dei polemisti è stato quello della perdita del canto gregoriano.  
Questo repertorio che la Chiesa riconosce come suo è stato di fatto estromesso dalle celebrazioni liturgiche, alla pari del latino, la lingua d’eccellenza del canto gregoriano (o canto romano franco, come sarebbe meglio chiamarlo).  

Il Beato Paolo VI nella Sacrificium Laudis del 1966 (Epistola apostolica sulla lingua latina da usare nell'Ufficio Liturgico corale da parte dei religiosi tenuti all'obbligo del coro, ndr) diceva: “Quale lingua, quale canto vi sembra che possa nella presente situazione sostituire quelle forme della pietà cattolica che avete usato finora? Bisogna riflettere bene, perché le cose non diventino peggiori dopo aver rinnegato questa gloriosa eredità. Poiché vi è da temere che l'Ufficio corale venga ridotto a una recitazione informe, della quale voi stessi sareste certamente i primi a risentire la povertà e la monotonia. Sorge anche un altro interrogativo: gli uomini desiderosi di sentire le sacre preci entreranno ancora così numerosi nei vostri templi, se non vi risuonerà più l'antica e nativa lingua di quelle preghiere, unita al canto pieno di gravità e bellezza?”.  

La risposta da dare al Beato Paolo VI che si poneva questa angosciosa domanda più di
50 anni fa è: no, gli uomini e le donne non sono più così numerosi nell’attendere la liturgia e questo malgrado si sia tentato l’abbraccio con le cose del mondo nel modo più plateale, buttando moltissimo della Tradizione liturgica e musicale alle ortiche.  

Proseguiva la Sacrificium Laudis: “Preghiamo dunque tutti gli interessati, di ponderare bene quello che vorrebbero abbandonare, e di non lasciare inaridire la fonte alla quale hanno fino ad oggi abbondantemente attinto. Senza dubbio la lingua latina crea qualche, e forse non lieve, difficoltà ai novizi della vostra sacra milizia. Ma questa, come sapete, non è da ritenere tale che non possa essere superata e vinta, soprattutto tra voi che, più lontani dagli affanni e dallo strepito del mondo, potete più facilmente dedicarvi allo studio. Del resto quelle preghiere permeate di antica grandezza e nobile maestosità continuano ad attrarre a voi i giovani chiamati all'eredità del Signore; in caso contrario, una volta eliminato il coro in questione, che supera i confini delle Nazioni ed è dotato di mirabile forza spirituale, e la melodia che scaturisce dal profondo dell'animo, dove risiede la fede e arde la carità, il canto gregoriano cioè, sarà come un cero spento che non illumina più, non attrae più a sé gli occhi e le menti degli uomini”. 
Un cero spento...veramente una bella immagine che in modo vivo ci da la percezione di quello che stiamo vivendo. 

Come ha dichiarato il noto gregorianista Giacomo Baroffio ad Alessandro Beltrami su Avvenire nel 2016: «Una delle accuse che si fa al gregoriano è che impedisce alla gente di cantare. Ma anche in molte chiese dove si canta in italiano l’assemblea partecipa poco, con il 'coretto' che fa tutto da sé... Sul gregoriano c’è un grande equivoco: la sua crisi non è musicale ma culturale. Il problema è accogliere la parola di Dio secondo una formula collaudata dalla tradizione. Il gregoriano non è musica, è preghiera». 
E certamente il canto gregoriano paga un pregiudizio contro ciò che è percepito come Tradizione. 
Bisogna innovare sempre e comunque, anche e soprattutto a scapito di quello che i nostri padri ci hanno lasciato.
  
Ma noi abbiamo bisogno di modelli e questo è il canto gregoriano, un modello indicato dalla Chiesa come esemplare per la musica liturgica. 
La buona musica liturgica, anche in italiano, non può crescere senza il suo modello. Cerchiamo di riscoprire questa grande saggezza che una errata interpretazione della riforma liturgica ci ha portato via.

Fonte: Nuova Bussola Quotidiana QUI 

Foto: la Comunità monastica benedettina  di Norcia intenta a cantare, come sempre, le lodi divine in un rifugio di fortuna pochi giorni dopo  il terremoto del 30 ottobre 2016 che ha distrutto la Basilica di San Benedetto di Norcia.

9 commenti:

  1. "Una errata interpretazione della riforma liturgica ha spazzato via anche il canto gregoriano"...

    Si legga i documenti conciliari su "musica sacra"...è la riforma liturgica che ha spazzato via il gregoriano a favore dei "canti delle singole nazioni popolari" e in parte il latino (che poi è stato cancellato completamente con la riforma di Bugnini del '69.).

    RispondiElimina
  2. Fa un po' ridere criticare un problema citando colui che il problema lo ha creato.
    Quel "fumo di Satana" che fece entrare dalla finestra e invece di chiuderla la spalancò!

    RispondiElimina
  3. Paolo vi fu l artefice delle riforme della chiesa dal concilio vaticano 2 ,la riforma liturgica fu opera sua e di conseguenza è colpa sua della fine del canto gregoriano ,altrimenti non avrebbe fatto riformare la santa liturgia da uno come bugnini ,poi si pentì e lo mandò in iran

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non si è mai pentito della riforma liturgica. Bugnini fu allontanato perchè era sospettato di essere affiliato alla massoneria da fonti attendibili.
      Dicono che fosse nella lista sparita di Mino Pecorelli.

      Elimina
  4. Bologna-San Donato24 luglio 2018 10:26

    Mi vengono in mente queste parole del compianto Cardinal Biffi:

    “Le cose più insensate, oserei dire stupide, del Concilio sono essenzialmente due:
    1. Permettere a chi opera nell’ambiente liturgico ( e dico preti compresi) di poter fare ciò che SECONDO LORO sia più idoneo allo svecchiamento della Chiesa
    2. Far credere a preti e laici che leggendo poche pagine degli Atti Conciliari si potesse capire il Concilio Vaticano II (spacciandosi a volte pure per esperti), in quanto non c’è peggiore cosa di un’autodidatta che si improvvisi maestro”

    Mi rimasero in mente perchè le disse ad una conferenza per insegnanti di Religione Cattolica delle Scuole Bolognesi.

    RispondiElimina
  5. Bastava lasciare se non il messale del 1962 almeno quello, pur sperimentale, del 1965....cambiando è stato buttato tutto al macero

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il Messale "Misto" del '65 già introduceva il "tavolo da pizzeria", dare le spalle al tabernacolo, la "partecipazione del popolo" e la "Preghiera dei fedeli"!

      Mons. Lefebvre dopo poche Messe si rifiutò di continuare a celebrarlo, perché era palese che introduceva al popolo e al clero una nuova mentalità protestante, facendo il lavaggio del cervello che sarebbe poi sfociata nel Messale di Bugnini firmato da Montini del '69.

      Elimina
  6. L'ambivalenza oscillante di Paolo VI è ben nota. Raccomandò si conservare una serie di canti gregoriani ma fu lui che reintegrò Bugnini, acerrimo nemico della musica liturgica, estromesso dalla Commissione del CVII perché: " riformatore spinto e iconoclasta" e organizzatore di Messe rock e yee yee. Quando il card. Micara, saggiamente, ordinò di soprassedere all'applicazione della riforma in Roma, da studiare da una Commissione, dove convergono fedeli di tutto il mondo che non sanno l'italiano, decise di andare lui stesso nelle parrocchie a celebrare. Si guardi il filmato, su you tube, della sua prima celebrazione nella Chiesa di Ognissanti dove le preghiere furono da lui declamate con un tono di rivalsa e dove non si cantò nessun dei brani gregoriani da lui indicati. Per quanto concerne il gregoriano che il popolo non sarebbe in grado di cantare tanti ricordano che fino alla riforma il popolo cantava la Missa de Angelis, il Tantum ergo, l'Adoro te devote, il Salutaris Ostia etc. etc. Il grande Bartolucci scrisse: "Il popolo aveva un repertorio incommensurabile di canto affondante le sue radici nel gregoriano e nelle laudi, ma tutto s'è perso !". Ma la documentazione dimostrativa è tale e tanta che la questione dovrebbe essere finalmente chiusa.

    RispondiElimina
  7. L'ansia riformista di Montini, eco in fatto di liturgia del cosiddetto " Sinodo" di Pistoia del 1796, era già nota dalle ' sperimentazioni' che faceva quando era assistente della FUCI, per le quali fu diffidato dal card. Vicario.

    RispondiElimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.