lunedì 3 aprile 2017

Finto "vescovo": intervengono i parroci di S. Nicandro Garganico e la Curia di S. Severo

ULTIM'ORA  
Sul finto "vescovo" finalmente la Chiesa particolare di S. Severo prende posizione e condanna senza se e senza ma il "grave fatto", affermando che il signor Collica non vescovo (per la Chiesa Cattolica), in quanto le ordinazioni di questa associazione ecumenica (non riconsciuta nè dalla Chiesa Cattolica, nè da quella Ortodossa) non sono ovviamente valide, e, quindi, non sono valide nemmeno le "consacrazioni" durante la"messa". 
La Curia diffida quindi i cattolici (laici e preti) dal persistere nel riconoscere i titoli e le celebrazioni di tali individui, pena la scomunica, e vieta ai Francescani di ospitarli nelle loro case, oratori e cappelle presenti nella Diocesi.  
Riprendiamo la notizia dal quotidiano San Nicandro. org. che alle 19:32 di oggi lunedì 03.04.2017 riporta la nota severa e chiara dei parroci di Matteo, don Roberto De Meo, don Giancarlo Borrelli e don Peppino D'Anello, dopo aver sentito il vescovo e la Curia di S. Severo.
In conclusione: Messainlatino aveva ragione, e i frati torto. 
Grazie ai fedeli che ci hanno segnalato questo grave episodio in modo da portarlo a conoscenza delle competenti autorità ecclesiastiche. 
Le parole del comunicato dei parroci sono ottime: decise, chiare,  veridiche e giuridicamente e dottrinalmente ineccepibili.
Ma ora ci aspettiamo anche i provvedimenti per i frati che hanno reso possibile un simile grave fatto, meritevole di scomunica
latae sententiae, come riferito dai parroci stessi.
A quanto pare infatti, come detto dai frati stessi durante le Messe di ieri (02.04.2017) essi sapevano dell'identità del Sig. Collica, tanto da avere riconosciuto che il loro unico errore era stato quello di non avvisare il Vescovo della "celebrazione ecumenica". Chiamando "ecumenica" la messa del 22.03.2017, il frate ha ammesso di sapere bene dell'identità o quanto meno della non "cattolicità" del sig. Collica... 

Come la mettiamo ora?
Roberto

              COMUNICATO DEI PARROCI DI S. NICANDRO GARGANICO

"Continuando ad aumentare la confusione e le divisioni tra i fedeli della nostra città circa l'evento del "falso vescovo" che ha celebrato messa nella parrocchia di S. Maria delle Grazie, leggendo sui social forum giudizi e interpretazioni molto soggettive se non errate su tale triste vicenda, ci sentiamo in dovere come sacerdoti di questa città di precisare quanto segue.
Mons. Renna, vescovo della nostra diocesi di San Severo, nè l'arcivescovo metropolita di Foggia Mons. Pelvi (sotto la cui giurisdizione ricade il santuario di Stigano, affidato ai Frati Minori Francescani e dove il signor Collica, con una suora ortodossa sono stati ospitati), erano stati informati della loro presenza e dell'evento poi svolto nella parrocchia affidati ai Frati Minori francescani di S. Maria delle Grazie in San Nicandro Garganico.
Informati circa l'evento e la reale identità del Sig. Collica e della suora ortodossa, i Vescovi suddetti hanno provveduto a contattare immediatamente le rispettive autorità della Provincia francescana ingiungendo la proibizione di qualsiasi altra celebrazione da parte del Sig. Collica in tutte le chiese, oratori e comunità religiose cattolica nel territorio delle rispettive diocesi di S. Severo e Foggia.
Chi è questo "vescovo" che ha celebrato? Il Sig. Collica appartiene ad una associazione denominata "Chieas Cattolica Ecumenica". Premesso che ognuno può costituirsi come associazione con legali riconoscimenti civili, ciò però non implica un atrettanto riconoscimento da parte del Diritto Canonico. Infatti tale associazione non è riconosciuta in nessun modo e sotto nessuna forma dalla Chiesa Cattolica: nè come associazione di fedeli cattolica, nè come comunità cristiana di diversa confessione (chiesa della Riforma in genere), nè tanto meno come Chiesa di un'altra tradizione cristiana (Ortodossa, Greca, Bizantina).
Anche se gli appartenenti a tale gruppo o associazione che sia sono liberi di autodefinirsi preti, vescovi, primati, arcivescovi e denominare la loro associazione

come "prelature personali" tali titoli per il Diritto Canonico della Chiesa Cattolica non hanno nessun valore, nè validità, nè liceità. Inoltre la loro dottrina in merito alla morale e alla Fede stessa è incompatibile con la Fede Cattolica Apostolica, le sua morale e la sua dottrina.
Essendo la forma esteriore delle loro uniformi, dei loro abiti, delle loro insegne,del tutto simili a quelle della Chiesa Cattolica e della sua liturgia, possono essere facilmente confusi e il non aver rivelato pubblicamente, in un luogo di giurisdizione proprio della Chiesa Cattolica (una parrocchia cattolica con legale e canonico riconoscimento) la loro reale identità, celebrando un rito proprio della Chiesa Cattolica, ciò costituisce un grave atto avendo abusato della non conoscenza dei fedeli.
Essendo le loro consacrazioni e ordinazioni non riconosciute nè dalla Chiesa Cattolica e neanche dalla Chiesa Ortodossa (avendo la medesima dottrina sulla consacrazione e la validità delle ordinazioni) coloro che continuassero a sostenere la validità (secondo i canoni cattolici) della loro messa e delle loro ordinazioni e dei loro titoli, siano essi fedeli laici, e ancor più, se sacerdoti cattolici, sarebbero in grave errore.
Se poi tale errore non dovessere essere frutto di ignoranza (non conoscenza) ma di accettazione più o meno ampia delle loro tesi e dottrina, rischierebbero di non essere in comunione con la Chiesa Cattolica con tutte le conseguenze canoniche del caso.
Infine, per la Chiesa Cattolica un ordinazione sacerdotale per essere valida presuppone un vescovo validamente ordinato e consacrato, e per
essere lecita tale vescovo deve essere in comunione con il Romano Pontefice.
Pertanto il signor Gino Collica, non è stato ordinato nè sacerdote nè vescovo, nella Chiesa Cattolica Romana e in nessuna Chiesa canonicamente riconosciuta dai Patriarchi Ortodossi Greci Bizantini o cattolici. Non essendo in comunione con il Romano Pontefice, nè con nessun Patriarca Grego ortodosso o cattolico, canonicamente riconosciuto, la sua ordinazione sacerdotale e la sua consacrazione episcopale sono invalide e illecite secondo il Diritto Canonico 'I sacramenti celebrati da ministri non lecitamente e validamente ordinati non hanno alcun valore' per cui coloro che impartiscono tali sacramenti 'incorrono nella scomunica latae sententiae a norma del can. 1378 del Codice di Diritto Canonico'.  [omissis] "

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