sabato 2 maggio 2015

SInodo. Ancora Müller: "La dottrina Cristiana non è una teoria, da adattare"

 Dottrina della Fede, il card. Gerhard Ludwig Müller: "Non è possibile adattare la dottrina della Chiesa ai nostri Paesi secolarizzati, a meno di accettare un cristianesimo superficiale".
di Marco Tosatti, da La Stampa, del 02.05.2015


In un’intervista al giornale francese "La Vie" il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il card. Gerhard Ludwig Müller ha risposto ad alcune domande relative al Sinodo sulla Famiglia, e alla proposta del card. Kasper.  
  L’intervistatore ha chiesto se fosse reale l’impressione di forti tensioni fra i partecipanti al Sinodo.
Il cardinale Kasper ha presentato un’ipotesi per aiutare le persone che vivono un legame che secondo la Chiesa non è sacramentale – ha risposto Müller -. Siamo tutti unanimi sul fatto di volere aiutare i nostri fratelli e sorelle coinvolti in questa situazione. Ma come? La dottrina della Chiesa non è una teoria, essa riposa sulla fedeltà alla parola di Dio. Il matrimonio fra due battezzati è un sacramento effettivo, una realtà oggettiva. Dissolvere un patrimonio sacramentale con tutti i suoi attributi costituivi di libertà, di indissolubilità, di fedeltà e di fecondità è impossibile. Come prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede devo presentare la dottrina della Chiesa. La Chiesa non può cambiare la sacramentalità dei matrimoni: si promette di essere fedeli fino alla morte”.
Secondo Müller l’obiettivo principale del Sinodo non è quello di discutere il problema dei divorziati risposati, ma di riaffermare il ruolo del matrimonio come fondamento della società civile e della comunità della Chiesa. “E’ grande il rischio di concentrarsi su questa questione particolare dimenticando l’essenziale”. “Non si tratta di dire quello che vorremmo, ciascuno nella sua situazione particolare…fare dei compromessi sarebbe più facile per noi, ma il buon rimedio è quello che permette di vedere la situazione con verità e di superare la situazione che ha reso possibile l’incidente. Non è possibile adattare la dottrina della Chiesa ai nostri Paesi secolarizzati, a meno di accettare un cristianesimo superficiale”. 
Questa la definizione di cristianesimo superficiale: “In un buon numero di Paesi d’Europa, i cristiani sono dei battezzati non credenti e non praticanti. Non accettano la sostanza del cristianesimo, il cui effetto è di produrre un cambiamento nel pensiero e nel comportamento: una conversione… basta guardare la percentuale di battezzati non cresimati o la moltiplicazione degli aborti per vedere che l’esistenza di un cristianesimo superficiale è una realtà”.

16 commenti:

  1. "Cristianesimo superficiale" m'appare un eufemismo rispetto alla gravità del comportamento dei battezzati ben evidenziato dal cardinale.

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  2. Però il matrimonio rato non consumato viene dissolto senza troppi "ma" o "perché" ...
    Va bene tutto, ma non la contraddizione.

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    1. Semplicemente perché l'atto coniugale è il suggello, è l'elemento conclusivo, necessario ed essenziale per la celebrazione del sacramento. Sarebbe come una confessione senza assoluzione o penitenza. Ciò non vieta che però gli sposi si accordino e facciano voto a Dio di castità assoluta. Anche quello è vero matrimonio, vissuto in una via di perfezione più alta e faticosa, ma gradita a Dio. Mi vengono in mente il Beato Bartolo Longo, alcuni santi preti della chiesa ortodossa, Maria e Giuseppe...

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    2. Dalle sue prime tre righe di risposta, si desumerebbe che il matrimonio non consumato tra due cristiani non è sacramento ("l'atto coniugale è il sugello necessario per la celebrazione del sacramento").
      Nelle righe successive, invece, si contraddice e va ad affermare che anche il matrimonio in castità "è vero matrimonio" (nb: con "vero matrimonio" intende dire "matrimonio sacramentale"?).
      Apprezzo la sua fatica a cercare di rispondere ed argomentare, ma la contraddizione è palese tanto nella sua risposta quanto nella disciplina canonistica.
      Il matrimonio rato, appunto, è già valido in sé e per sé, e non richiede nessun altro sugello per la sua validità ("rato" significa concluso validamente). Qui si tratta in senso tecnico di una vera e propria dissoluzione di un matrimonio canonico validamente celebrato (in termini profani, è davvero un "divorzio cattolico"). E perché? Che senso ha?
      E' assurdo, semplicemente assurdo, nonché totalmente insensato, affermare che il matrimonio non consumato esiste solo in spiritualibus e quindi il Pontefice (in virtù del tanto usato ed abusato Mt16, 13-20) può scioglierlo. Ma che sciocchezza è mai questa? Anche il battesimo, la confermazione, la penitenza, l'ordine, ecc. esistono solo in spiritualibus! Allora perché questi sono indissolubili e il matrimonio, invece, no?

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    3. Il matrimonio rato e non consumato: perché non è consumato?
      Dalla risposta deriva la possibilità di dichiararlo nullo, non di scioglierlo. Lo scioglimento è previsto in particolari casi in cui non m'addentro (cfr. privilegio paolino)
      I ministri sono gli sposi. Se uno di loro, ad es., celebra il matrimonio ma con l'intenzione di non consumarlo o non potendolo consumare per impotenza, è chiaro che il sacramento non è valido, perché si recide in partenza - magari anche all'insaputa dell'altro contraente - il divenire due in una carne sola e la realizzazione dei fini del matrimonio.
      Per altri motivi si può anche dichiarare nullo un matrimonio consumato. Viene in mente don Abbondio con i suoi impedimenta: vis, error, si sis affinis etc.

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    4. I privilegi paolino e petrino riguardano - al contrario del rato non consumato - un matrimonio non sacramentale (e quindi il discorso è diverso e non assimilabile). Inoltre il privilegio paolino (al contrario di quello petrino e del rato non consumato) trova un diretto fondamento biblico nella lettera ai Corinzi. Questo per dire: non confondiamo i discorsi. Un argomento è la dissoluzione del matrimonio non sacramentale per privilegio di fede, un altro discorso è la dissoluzione di un matrimonio sacramentale perché non consumato. Ed è che corretto parlare di dissoluzione, perché il matrimonio è rato! E' valido! Non si può quindi parlare di "intenzione di escludere la consumazione, quindi la procreazione", perché altrimenti il matrimonio non sarebbe nemmeno valido in partenza. Qui invece stiamo parlando di un matrimonio perfettamente valido! Per lo stesso motivo non possiamo neppure mischiare il rato non consumato agli impedimenti dirimenti (quella da lei citata sarebbe l'impotentia coeundi). I discorsi sono diversi, non bisogna fare confusione.
      Un conto è il matrimonio rato non consumato, un conto sono i privilegi di fede. Un conto è un matrimonio nullo perché da sempre invalido, un conto è un matrimonio (valido) dissolto perché non consumato.
      Sono sempre più convinto della contraddizione della Chiesa sul punto. Spero di trovare un prossimo intervento in grado di correggermi ed argomentare la difesa della dottrina canonistica. Saluti

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    5. Non mi sembra di aver fatto alcuna confusione riguardo al privilegio paolino perché ho detto che non avevo intenzione di entrar nella questione.
      La Chiesa non sempre scioglie il matrimonio rato e non consumato, ma indaga sulle cause della non consumazione e, se esistono e son tali da invalidarne la sostanza, lo dichiara nullo in partenza.
      C'è da fare la distinzione tra il "rato" validamente ed il "rato" invalidamente, solo esteriormente valido, magari con l'inganno o anche per ignoranza. Non per nulla accennavo agl'impedimenti dirimenti di don Abbondio. Che, se son tali, son causa di nullità anche di un matrimonio consumato.
      Mi sono soffermato soltanto sulla nullità del matrimonio.

      La Chiesa può sciogliere il matrimonio rato e non consumato ipso jure "professione solemni" o per dispensa della S. Sede. I motivi per la dispensa devono esser particolarmente gravi, ad es. l'impotenza, o l'invincibile avversione dei coniugi all'atto coniugale, o un delitto commesso da un coniuge.
      Il parere prevalente tra i canonisti prevede che questo matrimonio può esser sciolto o per diritto divino implicito o per il potere ministeriale per cui l'autorità religiosa dispensa dal voto solenne, dal giuramento ecc. per grave necessità. Le "chiavi" sono date a Pietro che, pertanto, può usare la facoltà della dispensa, tramite legge o indulto, da obblighi spirituali, quando ne sia richiesto dalla salus animarum. Come per la dispensa dai voti solenni.

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  3. A distruggere la Chiesa ci pensano Bergoglio e i suoi giannizzeri, Ha telefonatao alla Bonino colei che fece approvare la legge sull'aborto in Italia per farle gli auguri

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    1. La Bonino ha procurato centinaia di aborti e ha sulla coscienza morti innocenti: il Papa lo sa o no? Si informi meglio su chi sono (Pannella, Bonno) quelli a cui telefona con tanto amore...solo per loro la Misericordia?

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  4. LO SCISMA SI AVVICINA SEMPRE PIU'!!!

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    1. E separatevi!

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    2. Direi piuttosto che la Luce torna a risplendere. Le tenebre non l'hanno vinta.

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    3. Ancora non ho capito chi farà lo scisma. Uno scisma in atto c'è ed è quello di vescovi e cardinali modernisti e variamente eretici, che però son furbi e non lo formalizzano

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  5. Scusate se evado un po'... vorrei chiedervi se conoscete qualche bel sito di Parrocchie "cattoliche", sto impostando il sito per la Parrocchia e sto cercando qualche ispirazione.... grazie!

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    1. San Michele Arcangelo, Latina. Don Leonardo M. Pompei.

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