sabato 6 marzo 2010

Le immagini del solenne rito col Patriarca a Venezia

Sua Eminenza il card. Scola ha assistito pontificalmente, oggi pomeriggio, alla Messa solenne in San Simon Piccolo, cappellania della Fraternità San Pietro. Ecco una selezione di immagini.


















Questi i canti e le musiche:

Proprio della Messa gregoriana Immaculatis Cordis B.M.V: ADEAMUS CUM FIDUCIA
Ordinario: Kyriale IX “CUM JUBILO"
Riprende il Proprium Missae relativo alla festività del Cuore Immacolato di Maria, 22 Agosto, e riportata come messa votiva per il primo Sabato del mese. Rispetto a tale proprio solamente l'Alleluia verrà sostituita dal Tractus Nunc ergo filii, come previsto nelle messe votive che dovessero essere celebrate dopo la Septuagesima.Il Kyriale IX Cum jubilo, è invece relativo all'Ordinarium Missae delle festività Mariane e verrà eseguito comprensivo del Gloria.

Offertorio: SANCTA MARIA a 3 voci e basso continuo di Giovanni Martino Cesare (1590-1667)
I brani polifonici sono mottetti a 3 e 4 voci della scuola veneziana del primo '600.
Poco si conosce della vita dell’autore. Il dizionario Grove's ci informa che nacque a Udine verso il 1590 e che si spense a Monaco il 6 febbraio 1667. Nel 1611 è cornettista al servizio del margravio di Burgau a Gunzburg, poi del duca Massimiliano I di Baviera. La sua opera Musicali Melodie per voci e strumenti, pubblicata a Monaco nel 1621, raccoglie musiche da 1 a 6 voci, per organici sia strumentali che vocali, come pure misti.

Elevazione: O BONE JESU a 4 e b.c. di Alessandro Grandi (1577-1630)
Grandi fu l'assistente di Claudio Monteverdi presso la basilica Marciana. Il brano in questione, tratto dal Secondo Libro dei Mottetti a 2-4 voci (A.Vincenti, Venezia 1623), è particolarmente adatto a tale momento della Messa. Grazie all'uso di un testo molto intimo e l'impiego della scrittura contrappuntistica di tessitura medio-grave che vede impegnati un basso, due tenori e un alto, il brano risulta particolarmente adatto a descrivere “Li aspri e duri tormenti della passione”.

Comunione: O GRANDE MYSTERIUM a 3 e b.c. di Natale Monferrato (1603-1679)
Anche Monferrato fu compositore d'area Marciana, vice maestro e poi maestro di cappella negli anni successivi a Cavalli. Viene proposto il mottetto a 3 voci e basso continuo tratto da il I Libro de i Motetti concertati a 2-3 v. Op.3. Nel brano in questione Monferrato espone con maestria un testo che descrive le virtù del SS. Sacramento: O grande mysterium, O admirabile convivium, venerabile Sacramentum, in quo salus in quo spes in quo vita peccatorum adoratur,...

Finale: RECERCAR CON OBLIGO DI CANTAR LA QUINTA PARTE
di Girolamo Frescobaldi (1583-1643)
Dopo l'Ite Missa est, alla lettura del Vangelo di San Giovanni, saranno intonate alcune litanie alla Madonna, inserite nel soggetto di sei note (LA-DO-DO-SI-MI-LA) del Recercar con obligo di cantare la quinta parte senza toccarla del ferrarese Frescobaldi e tratto dall'opera ad uso dei suonatori d'organo I Fiori Musicali (Venezia, Giacomo Vincenti 1635) relativi alla terza Messa, quella della Madonna.

Cappella musicale “San Simon”
Alto: Julio Fioravanti
Tenore: Jonathan Pradella
Tenore: Nicola Lamon
Basso: Antonio Furlan
Organo e concertazione: Nicola Lamon

Il libretto, in formato pdf, si può scaricare al link
http://www.messalini.org/pdf2/6mar2010.pdf

Ricordiamo, inoltre, che domenica 7 marzo, la Messa festiva delle ore 11.00 sarà celebrata nella forma solenne "in terzo".

34 commenti:

  1. E' stata una Santa Messa molto toccante anche perché per me era la prima volta che vedevo partecipare un Vescovo alla forma straordinaria e così ho potuto scoprire ed apprezzare i vari aspetti liturgici nuovi per me come la vestizione del Patriarca o la presenza dei diaconi e la coordinazione dei movimenti tra i cerimonieri, chierichetti e monsignori. Forse le dimensioni ridotte della zona dell'Altare poteva intralciare un po' gli spostamenti ma tutto sommato è andata bene per essere la prima volta dopo tanti anni di un Patriarca a San Simeone Piccolo.
    Una nota curiosa: sappiamo che nel rito straordinario non ci si da la pace al vicino ma dopo che padre Konrad ha detto: "Pax vobis sit semper vobiscum" e la successiva risposta, uno dei monsignori ha dato la pace al Patriarca e poi ad uno dei diaconi. Si tratta di un'eccezione oppure è stata una svista?

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  2. Non è stata una svista, ci mancherebbe altro... :-D ma lascio la risposta più articolata ai nostri esperti di liturgia.

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  3. Ciao, avevo chiesto di te all'uscita della chiesa perché si era formato un gruppetto. Pensavo di trovarti tra quelle persone. Non so tu dove eri ma io ero seduta in prima fila lato destro. Dalla foto scattata dall'alto mi puoi vedere di spalle (come tutti!).  :)  Adesso mi devo preparare per andare a Messa. Ciao!

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  4. la pace, nel rito antico, è sempre proveniente dall'altare e dal sacerdote celebrante, e quasi per propagazione viene poi portata a tutti; nel rito antico non c'è una pace orizzontale che ognuno scambia col vicino. ma ognuno dopo averla ricevuta la trasmette al propio vicino il quale fa lo stesso. insomma la pace vetus ordo è una catena che idealmente unisce tutti, in primo luogo con Cristo e col sacerdote che in quel rito agisce in persona Christi, e poi anche cogli altri presenti.

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  5. Vorrei sapere due cose: esiste un testo dell'omelia del Patriarca, uomo sapiente e grande,  poi se sarà messo il video su youtube per ascoltare il magnifico assortimento di musiche.

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  6. ho assistito alla Santa Messa anch'io  con mia moglie e i due bambini,anche se per metà visto che il bambino più piccolo di tre mesi si è svegliato e prima che attaccasse la sirena (è molto preciso e deciso negli orari di richiesta di allattamento) hopreferito uscire per non disturbare.Sono un principiante nella conoscenza dell antico rito eppure ogni giorno di più lo apprezzo perchè mi consente di concentrarmi di più sulla preghiera e di conmprendere in maniera chiara senza quivoci il Santo Sacrificio.Infine una novità, ho scoperto che mia moglie di origine africana conosce buona parte dei canti in latino, perchè da bambina la messa nella sua chiesa era celebrata ancora con il rito antico negli anni novanta!Dispiace davvero non essere rimasti sino alla fine ma troveremo ancora la possibilità di partecipare. Un grazie al patriarca,  un alto prelato  che non parla con astio e saccenza del rito antico èuna gioia immensa ,speriamo che sia da esempio a tutti i vescovi;ungrazie infine a padre Konrad e a tutti i suoi collaboratori per questa splendida missione dura e difficile.Buona domenica da Demetrio ,Francoise ,Marie Helene e Lorenzo Louis Marcel

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  7. Spero che anche altri vescovi residenziali italiani seguano l'esempio

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  8. <span>

    <span>E stamattina su RAI UNO... </span>Santa Messa dal Santuario dell’Amore Misericordioso in Collevalenza (PG).
    Vediamo, sull`altare: ai lati una candela, al centro, al posto della Croce,... il microfono, dietro l`altare, sopraelevata, la sedia del presidente...inginocchiatoi, assenti.
    Insomma l`esempio di Benedetto XVI, propositivo e non impositivo, qui non sembra fare emuli!  
    </span>

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  9. Forse sono uno dei pochi fortunati ad avere a pochi Km da casa un amico parroco (non il mio purtroppo) che celebra il rito in forma ordinaria alternativamente coram Deo oppure rivolto al popolo ma con la croce al centro dell'altare e amministra la santa comunione ad un inginocchiatoio. Ovviamente poi non perde occasione per celebrare in forma straordinaria...
    Senza contare che ieri (molto lontano da casa mia questa volta) ho assistito ad un novus ordo in latino (celebrazione occasionale comunque) coram Deo, seguito dalla recita delle preci leonine 
    Gli esempi di Benedetto XVI sono ancora pochissimo seguiti per ora, ma piano piano, poco alla volta... ricordiamoci che all'inizio del Medioevo san Benedetto diede vita a pochi monasteri isolati in mezzo alla barbarie, ma gradualmente i monasteri si moltiplicarono, intorno ad essi sorsero villaggi, città..e da lì nacque l'Europa

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  10. @ Ospite La Messa non è stata ripreda alle telecamere. Inoltre, abbiamo cheisto il testo dell'omelia del patriarca al suo cerimoniere, appena arriva saremo felici di pubblicarlo
    @Demetrio Ti aspettiamo presto con la famiglia!

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  11. Questa e' la VERA SANTA MESSA.......

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  12. Grazie, ospite, della tua spiegazione. Nella Messa di stamattina c'erano pure i due diaconi che avevano assistito ieri all'Altare e ho visto scambiarsi il saluto di pace tra i due e con il celebrante.

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  13. A volte, quando partecipo, forse è un dono del Signore, mi sopravviene un senso di pace nel mio essere che non posso spiegare, al punto tale che, qualche volta, mi spuntano le lacrime!
    Io desidererei ardentemente che le Messe NO fossero pure celebrate con la massima cura e devozione come quelle VO... Forse un giorno... forse... tantissimi preti si sentiranno spinti a celebrare come lo fa il Santo Padre includendo la forma straordinaria.

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  14. Ma non dovevano trasmettere la Messa del Santo Padre in visita ad una parrocchia romana? 

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  15. Colui che avete visto non è il vero cerimoniere del patriarca. E' il segretario in seconda, se così possiamo dire. Peraltro c'è anche il cattivo gusto di girare in clergyman da diaconi permanenti.

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  16. Andrea Carradori7 marzo 2010 14:52

    Tutto bello e tutto lodabile !
    Una sola domanda agli amici della Serenissima.
    Ieri era una festa speciale per la Vostra chiesa di San Simeon piccolo ?
    Come mai tanta solennità?
    Organo, coro, drappi rossi, reliquie sull'altare ecc ecc ?
    Grazie

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  17. perchè il cerimoniere non aveva il rocchetto sotto la cotta??

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  18. era la visita pastorale del Patriarca.

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  19. http://www.facebook.com/photo_search.php?oid=203515300518&view=user#!/group.php?gid=203515300518&ref=ts

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  20. @ Carradori La solennità, l'organo, i parati, il colore bianco erano giustificati dal fatto che sabato 6 marzo, secondo il calendario liturgico, era possibile celebrare la Messa Votiva del Cuore Immacolato di Maria. Così abbiamo fatto per dare maggiore solennità all'occasione della visita del patriarca. Altrimenti, no organo, ecc.

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  21. speriamo che quel giorno tanto atteso saremo ancora tutti vivi per poter gustare una celebrazione come Dio comanda! per adesso si può pensare che chi è un po' avanti con gli anni non ne vedrà più una di quelle Messe "vere": farà prima a giungere al suo capolinea....(specialmente se abita a sud del Po...)

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  22. Come mai c'erano i fiori sull'altare? Il rito staordinario non lo prevede, così pure il rito ordinario.

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  23. Omelia del Cardinale Patriarca:
    http://angeloscola.it/2010/03/07/il-bellamore-e-effettivo-quando-e-oggettivo-fedele-e-fecondo-come-testimonia-maria-lomelia-del-patriarca-alla-messa-del-cuore-immacolato-di-maria/

    <p>SANTA MESSA VOTIVA DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA CON COMMEMORAZIONE DELLE SANTE PERPETUA E FELICITA (Siracide 24,17-22; Gv 19,25-27) SECONDO IL RITO STRAORDINARIO IN OCCASIONE DELLA VISITA PASTORALE DI S. EM. REV.MA CARD. ANGELO SCOLA, PATRIARCA DI VENEZIA
    </p><p> 
    </p><p>1. «Io sono la madre del bell’amore» (Sir 24, 18). In questo modo l’Epistola ci dice che il cuore della Madre è il cuore umano che più partecipa della “perfezione” dell’amore del Figlio Crocifisso. Ne è documento lo Stabat mater cui fa riferimento il Santo Evangelo. Commenta il Proto-patriarca San Lorenzo Giustiniani: «Il cuore della Vergine fu lo specchio della passione di Cristo. Perciò tutti i colpi, tutte le ferite, tutti i dolori del figlio furono rappresentati, riprodotti, rivissuti nel cuore della madre» (De agone cristiano, e. II).<span></span>
    </p><p>Al Cuore immacolato della Madre di Cristo e madre nostra noi vogliamo immedesimarci in questa azione eucaristica.
    </p><p> 
    </p><p>2. Essa si svolge nel contesto della Visita Pastorale ormai giunta al suo sesto anno. Il Patriarca ed i suoi collaboratori sostano oggi nella Parrocchia di San Simeone Profeta. Col desiderio ardente di rinnovare la vita del popolo santo di Dio attraverso la Sacra liturgia, l’educazione al pensiero di Cristo, al dono gratuito di sé perché proponga il fascino del seguire Gesù Cristo a tutti i fratelli uomini in ogni ambito dell’umana esistenza, la Visita Pastorale attraversa tutte le realtà ecclesiali del Patriarcato, vicariato dopo vicariato, parrocchia dopo parrocchia. Non poteva quindi mancare l’incontro con voi che celebrate in questa chiesa dei Santi Simone e Giuda, sita nel territorio della parrocchia di San Simeone profeta, il Santo Sacrificio della Messa secondo la forma straordinaria dell’unico rito romano. In conformità al Motu proprio Summorum pontificum promulgato dal Santo Padre Benedetto XVI il Patriarcato di Venezia e la Fraternità sacerdotale di San Pietro hanno firmato una Convenzione. Mediante essa il Cappellano, Padre Konrad, è inserito nella Chiesa diocesana, sotto l’autorità del Patriarca ed in comunione con lui (Convenzione, 14 settembre 2007, art. 3).
    </p><p> 
    </p><p>3. La Vergine Immacolata ci indica la strada del bell’amore. Come ci ha fatto pregare l’Orazione «O Dio concedi che possiamo vivere secondo il tuo cuore» (secundum cor tuum vivere valeamus), seguendo la Vergine noi possiamo imparare “la misura” dell’amore di Dio. È questo il senso della conversione cui la Quaresima nella sua quotidiana, triplice scansione di preghiera, digiuno ed elemosina, ci richiama. È la strada per la crescita della nostra umanità «… affinché l’intrapresa mortificazione della carne si trasformi in incremento delle anime nostre» (ut castigatio carnis assumpta, ad nostrarum vegetationem transeat animarum). Quel transeat allude al grande passaggio che è la Pasqua cui ci stiamo preparando.</p>

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  24. <p>(continua)
    </p><p>4. Le Sante Perpetua e Felicita, di cui oggi commemoriamo il martirio (Cartagine, 202), sono fulgide testimoni del bell’amore. Due giovani donne e madri che, accogliendo la grazia del martirio del sangue, non esitano ad affermare il primato di quella nuova parentela che si genera sotto la croce e di cui dà conto l’incomparabile scena narrata nel passaggio del Vangelo di Giovanni: «Donna ecco tuo figlio… Ecco tua madre» (Mulier ecce filius tuus… Ecce mater tua) (Gv 19,26-27). Il dono potente della comunione, approfondito dal Concilio Vaticano II, ai cui «vincolanti insegnamenti» – così li ha definiti Benedetto XVI nella Lettera di Presentazione della Summorum pontificum ai Vescovi di tutto il mondo – voi vi riferite, attraverso il principio della «pluriformità nell’unità» (Assemblea Generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi, Relatio finalis, 1985) trova qui, in questa oggettiva fraternità dei cristiani, la sua attuazione.
    </p><p> 
    </p><p>5. Il bell’amore che la Vergine Immacolata e le Sante martiri Perpetua e Felicita ci testimoniano è effettivo quando è oggettivo. Per questo il bell’amore è fedele, capace di quella stabilitas che sola rende possibile la costruzione («Stabant iuxta crucem» Gv 19,25) e fecondo: «avvicinatevi a me e saziatevi dei miei frutti»: (a generationibus meis implemini, Sir 24,19).
    </p><p> 
    </p><p>6. L’Orazione del Postcommunio riprende il tema della esistenza in Cristo spazio dell’esercizio quotidiano del bell’amore: «Il divino sacramento penetri nell’intimo del nostro cuore e ci faccia potentemente partecipi di sé» (penetralia nostra infundat: et sui nos participes potenter efficiat). In questa prospettiva il tempo, in forza della Sua grazia, attinge all’eterno: «quae temporaliter agimus, spiritualiter consequamur»: (fa’ che otteniamo il frutto spirituale di quanto abbiamo celebrato coi misteri temporali), perché – come potentemente richiama la lettura finale dell’incipit del Vangelo di Giovanni – con Lui l’eterno entra nel tempo.
    </p><p> 
    </p><p>7. Afferma Benedetto XVI: «La liturgia latina della Chiesa nelle varie sue forme, in ogni secolo dell’età cristiana, ha spronato nella vita spirituale numerosi Santi e ha rafforzato tanti popoli nella virtù di religione e ha fecondato la loro pietà» (Motu proprio Summorum pontificum, 7 luglio 2007). La sosta del Patriarca in occasione della Visita Pastorale tra voi che vi alimentate a questa antica e straordinaria forma dell’unico rito romano urge a dare forma eucaristica al quotidiano degli affetti, del lavoro e del riposo. In questo Santo sacrificio offriamo quindi noi stessi perché, con l’intercessione della Vergine Santissima e delle Sante Perpetua e Felicita, la nostra testimonianza cristiana sia a gloria di Cristo Gesù morto e risorto «propter nos homines et propter nostram salutem». Amen.</p>

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  25. Francesco B.7 marzo 2010 23:07

    Una cosa che non ho molto gradito nell'omelia del Patriarca è stato l'aver rimarcato in modo perentorio che i cattolici devono ritenersi vincolati agli insegnamenti del Concilio Vaticano II: come dire, mi raccomando, cari fedeli di San Simeon Pìcolo, non montatevi la testa, non crediate che la Chiesa possa tornare indietro solo perchè il Papa ha riabilitato la Messa tridentina!
    Da notare che, nella sua omelia, il Cardinale, se non ricordo male, ha citato per due volte il Vaticano II e ha inoltre menzionato, tra 265 Papi, soltanto GPII: come dire, la Chiesa è nata nel 1962, prima era acqua!
    Naturalmente si è guardato bene dal complimentarsi per la bellezza, la sacralità e lo splendore del rito preconciliare, neanche lontanamente paragonabile alla scialba Messa di Bugnini.
    Comunque, la cerimonia è stata toccante e molto solenne, la chiesa era gremita di gente all'inverosimile, ci sono voluti quasi venti minuti soltanto per distribuire le particole! Credo che il cardinale sia rimasto sbalordito dalla presenza di così tanta gente, penso che non se lo aspettasse proprio!

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  26. Citare il Vaticano Ii è più che lecito. I suoi documenti nulla hanno a che vedere con tante cose che sono seguite dopo. Benedetto XVi docet. Il patriarca Scola ha fatto un atto di coraggio che gli va riconosciuto. All'interno del percorso della visita pastorale alla parrocchia dei Ss. Simeone e Giuda (detta San Simeon Grando) ha incluso la visita alla chiesa di San Simeon Piccolo e alla Fraternità S. Pietro che vi celebra, su suo permesso.
    Una postilla. Ero nella chiesa dei Carmelitani Scalzi, che è accanto alla Stazione ferroviaria,il giorno dopo, domenica mattina, verso le ore 11. Una signora entra e chiede ai due frati che erano accanto a me: "è qui la messa gregoriana"? I frati rimagono sorpresi. Io rispondo: "no nella chiesa di fronte, al di là del Canal Grande".
    In cocnclusione: come tanti hanno già detto: è stato un evento grande, e bello. Deo gratias. 

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  27. percorso a ostacoli8 marzo 2010 07:06

    <span>ahi ahi, caro Stefano...  
    le sta dimenticando una differenza enorme tra il Medioevo ed oggi: infatti S. Benedetto non era osteggiato dalle autorità superiori: se i nemici della Chiesa erano i barbari, essi erano esterni, non interni alla Chiesa!  </span>
    <span>("Dagli amici mi guardi Iddio, chè dai nemici mi guardo io!")
    L'esempio del papa non è "poco seguito", ma attivamente impedito dall'essere divulgato e imitato, infangato, bollato come fonte di divisione, come causa di idolatria(sic!) e seppellito sotto il DIVIETO ASSOLUTO DI PARLARNE, e coperto da una cappa pesante di disprezzo, scherno e velate minacce di varia specie a chi, sia clero che fedeli, faccia mostra o richiesta di volerlo seguire !  
    cerchiamo di aprire gli occhi sulla realtà, nuda e cruda com'è, per favore!  
    (è evidente che il suo amico parroco non ha ricevuto intimidazioni o "caldi inviti" a rinunciare: lei abita in un'isola felice, ovviamente....)  

    </span>

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  28. pia illusione!

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  29. quale coraggio8 marzo 2010 08:48

    <span>... atto di coraggio ?</span>
    e secondo lei,
    quanto coraggio ci vuole per sostenere il Potere dominante, che già con la sua forza incontrastata schiaccia i piccoli fedeli indifesi, fortemente oppressi, impossibilitati a dire le loro ragioni e NON TUTELATI dall'alto? (visto che anche il Papa, se abbiamo gli occhi aperti per vedere la realtà, è palesemente osteggiato dal Potere effettivo dominante....)?
    quale coraggio invece ci vorrebbe per sostenere le ragioni degli oppressi ?
    ("coraggio" allora, si deduce dal suo discorso, per molti oggi significa sostenere le RAGIONI DELLA FORZA!)

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  30. Purtroppo è vero che l`esempio del Papa che sceglie di proporre e non imporre, purtroppo anche quando l`errore è manifesto, non solo non è seguito ma è attivamente impedito di diffusione, è disprezzato, schernito, spazzato con qualche battuta ironica-sprezzante e anche di pessimo gusto come coloro che aspettano...il prossimo Pontefice sicuri che cancellerà tutto e rimetterà "les pendules" all`ora delle conquiste postconciliari. 
    Ed è ancor più vero per chi è lontano da Roma, per chi si affida alle "cure" del proprio vescovo, padrone a casa sua, basta ricordarsi, non dimenticare, come il Magistero di Benedetto XVI è ignorato o contestato, il Summorum Pontificum impedito di applicazione, la persona stessa del Papa spesso attaccata.
    Ma che ciò non ci impedisca di rendere grazie per ogni finestra che si apre mostrandoci la luce che risplende, rendere grazie a chi ha conservato, curato questa luce che ha attraversato i secoli senza nulla perdere del suo splendore, ringraziare Benedetto XVI che ha permesso che sempre più finestre, porte e cuori si aprino.

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  31. i fiori erano sull'altare perchè si è celebrata la messa votiva di S.Maria in sabato in occasione della vista pastorale. vista l'ecezzionalità dell'evento abbiamo potuto derogare alle regole della quaresima.

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  32. Iacolettig Luca8 marzo 2010 15:52

    Il Patriarca, alla fine ed in sagrestia, ha comunque detto: "però davvero questo rito dà il senso di verticalità alla liturgia, e mi ha fatto ricordare quand'ero più giovane". Le parole non erano proprio quelle, giacché non ho cotanta memoria, ma il senso s'intende.
    Spero non sia stata una frase di circostanza...

    L'omelia, va detto, lascia abbastanza dubbi: il richiamo continuo al concilio vaticano ii, la forma straordinaria, et cet. Ad ogni buon conto, come si dice in Friuli "alc 'l è alc, nie 'l è nie" (qualcosa è qualcosa, niente è niente) e siamo contenti che un patriarca abbia accettato di assistere in questa maniera e di fare un'assistenza abbastanza buona... (poteva almeno sapere le preghiere della confessione!).

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