venerdì 27 marzo 2009

Giuliano Ferrara: "Vogliono abbattere Papa Ratzinger"

di Giuliano Ferrara

Per capire di dove arrivi l’assedio ostile a Benedetto XVI, lasciato solo o aggredito per aver detto cose molto ragionevoli sull’Islam a Ratisbona o sul preservativo in viaggio per l’Africa, basta un po’ di storia. Giovanni XXIII fu percepito dal mondo, a cavallo tra la fine degli anni 50 e l’inizio dei 60, come una rottura e una crescita spirituale, e lo era. La Chiesa dei papi Pii, fino a Pio XII morto nel 1958, aveva pur fatto grandi cose e moderne, dalla Radio vaticana inaugurata da Pio XI all’enciclica scritta da Agostino Bea (sotto il successore) con cui fu accettato il metodo storico critico nella lettura della Bibbia; ma per l’essenziale la Chiesa si era consapevolmente e comprensibilmente intrappolata nella crisi modernista di fine Ottocento e degli inizi del secolo Ventesimo, quel che emergeva alla luce era il suo conflitto con il mondo dell’esperienza, della storia, del dinamismo sociale e culturale scagliato contro i dogmi e certe idee perenni custodite nel patrimonio di fede (la tradizione).

Giovanni, Papa buono, fu dunque accettato con tratti di mito e di lirismo leggendario, e la sua scelta di convocare un concilio di aggiornamento e di chiusura di certi vecchi conti tra Chiesa e umanità, con la luna sentimentale che rispondeva al Papa e lo induceva a mandare una carezza ai bambini, con l’apertura alle ansie e all’agenda del tempo moderno, fu salutata come un atto profetico che incuteva rispetto a tutti.

Ma da Paolo VI in avanti tutti i papi sono stati combattuti con veemenza, con acrimoniosità, con una tendenza al rassemblement conformistico sotto le bandiere di un’ideologia secolarista sempre vigile contro i progetti di restaurazione. Con differenze di contesto storico decisive. Giovanni Battista Montini ebbe qualche momento di tregua perché era un papa conciliare, era l’erede di Giovanni, era il Papa dell’apertura a sinistra, un seguace teologico dell’umanesimo di Jacques Maritain, innovatore del pensiero cristiano del Novecento. Ma poi, a concilio chiuso e nella grande ventata di anarchia che percorse il «popolo di Dio», Paolo VI si azzardò a scomunicare la pillola e la contraccezione, si mise contro lo spirito di banalizzazione libertina del sesso e dell’eros che si era aperto un varco nella secolarizzazione, e furono anni tormentati di isolamento e di durezze, fino alla morte nel 1978.

Il successore Giovanni Paolo II, eletto dopo il breve regno di Albino Luciani, fu accolto come «meritava» e dunque male, malissimo: da polacco, da anticomunista, da conservatore teologico e filosofico quale era. Però tre anni dopo l’elezione un turco armato dai comunisti bulgari e sovietici tentò di ammazzarlo scatenando emozione universale, il Papa fu identificato con la grande rivoluzione di libertà degli anni Ottanta, contro il comunismo da Danzica a Mosca, al Muro di Berlino, e quella sua forza profetica, insieme con la salute del corpo, la capacità apostolica in ogni itinerario del mondo, la lontananza assoluta dai giochi di curia, fino all’abbandono a se stessi dei vecchi apparati, tutto questo diede a Giovanni Paolo II un lasciapassare speciale, una forza d’urto cui nulla poteva resistere. La malattia, il calvario simbolico che dovette affrontare, sacralizzarono la sua grande popolarità e la trasversalità del suo magistero.

Contro Joseph Ratzinger, naturale prolungamento e anima teologica di Giovanni Paolo II, gioca un fondale della storia assai diverso e, quasi per contrappasso e ritorsione verso un quarto di secolo in cui il mondo ha subito il Papa, la grande voglia di far subire al Papa la dittatura ideale del mondo postmoderno e del suo relativismo etico.

Da Panorama, 27 marzo 2009, via Papa Ratzinger blog

9 commenti:

  1. Non si possono ridurre in poche righe più di sessanta anni (1939 - 2005) di pontificati. Ferrara si legge sempre volentieri ma l'analisi sui pontifici mi sembra insufficiente, salvo il finale che, purtroppo, è vero. Ogni pontificato ha le sue croci, nessun sarà indenne da critiche, odio, inimicizie. Così vuole Cristo per ogni suo Vicario. Alessandro

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  2. Condivido l'opinione di Alessandro, con in più una punta di avversione per questi "maestri" dell'ultima ora, il cui improvviso fervore lascia molto, molto perplessi, specie a fronte di un curriculum segnato da numerosi trasformismi.
    "Il foglio" ha certamente qualche merito. Ma dei sessantottini bisogna diffidare d'ufficio.

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  3. DANTE PASTORELLI27 marzo 2009 15:36

    L'analisi di Ferrara è indubbiamente assai superficiale. Privo di formazione teologica, spesso pensa che basti un po' di buon senso e qualche lettura piluccata qua e là per giungere a conclusioni accettabili. Mentre è da apprezzare il suo sforzo di seguire e comprendere il cammino della Chiesa e la sua morale, appare assolutamente non attrezzato per emetter giudizi addirittura sull'esegesi biblica.
    E così, andando dietro alle correnti neo-moderniste, che poi ebbero il loro peso nel concilio, definisce la Divino Afflante Spiritu di Pio XII l'apertura al metodo storico critico. E questa è una sciocchezza madornale. A parte il fatto che avrebbe dovuto chiarire in cosa consiste questo metodo e quale delle sue "forme" egli ritiene sia stata da Pio XII promossa, l'enciclica in questione si pone sulla scia della Provvidentissimus di Leone XIII e della Spiritus Paraclitus di Benedetto XV. Il Magistero mai si è chiuso all'apporto delle scienze umane, archeologia, filologia ecc, ma ha sempre sostenuto quel che il metodo storico critico nega e cioè: a) La divina ispirazione della Sacra Scrittura; b) la sua inerranza assoluta; 3) la Chiesa come unica interprete e depopsitaria della Fede e pertanto iol dovere dell'esegesi biblica
    d'esser sottomessa al Magistero.
    Questi canoni della cattolica esegesi via via sono stati ripetuti nella condanna della Nouvelle Théologi (Humani Generis).
    Il card. Ratzinger, che pure in qualche modo piegava verso il metodo storico critico, alla ricerca della quadratura del cerchio, scriveva mons. Spadafora, in "Esegesi Cristiana", scritto nel 1991 assieme al La Potterie, asserisce che il senso e l'autentica interpretazione della Bibbia devono adeguarsi a quanto stabilisce la S. Chiesa. Questo atteggiamento è violato dall'esegesi moderna che lo vuole eliminare: l'interpretazione tradizionale è accusata di essere prescientifica, mentre solo il metodo storico critico viene proposto come unico metodo che riesca ad esprimere il significato delle Scritture. Ratzinger ancora afferma che la Dei Verbum si sforza di trovare una sintesi tra il metodo storico-critico e la verità affermata dalla Tradizione e dalla ricerca precedente. Per lui gli esegeti moderni eliminano dal loro orizzonte la parte teologica della Dei Verbum, e giudicano il testo solo sulla base della sua parziale adesione al metodo storico-critico. Con ciò, continua, scompaiono le differenze tra esegesi cattolica ed esegesi protestante e conclude che lo iato tra esegesi e dogma è totale.
    Non facciamo diventar Pio XII l'iniziatore delle moderne eresie scaturite dalla libera interpretazione della Bibbia.

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  4. Ferrara purtroppo non è il solo a definire la Divino Afflante di Pio XII come una "apertura al metodo storico-critico. Tutti gli esegeti postconciliari (si legga: neomodernisti) fanno risalire al grande Pacelli l'origine della nuova esegesi cattolica (nuova per modo di dire e cattolica solo di nome). Ma il più grande esegeta cattolico del XX secolo, mons. Spadafora è di tuttaltro avviso. Notare come questo esimio esegeta (sue sono circa 100 voci della Enciclopedia Cattolica) è stato vicinissimo alla Fraternità San Pio X ed assiduo relatore dei convegni teologici di "SI SI NO NO"!

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  5. Ah, dimenticavo: diversi libri di mons. Spadafora si possono trovare sul siti della Fraternità San Pio X www.sanpiox.it

    Sapete che giudizio mi ha dato di mons. Spadafora un moderno esegeta che spopola nelle Università Pontificie?

    "Spadafora non è male (!!!) come esegeta, ma è troppo cattolico".

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  6. DANTE PASTORELLI27 marzo 2009 21:02

    Il problema non è quello d'esser sessantottini, ma quello di non aver cultura specifica approfondita, per cui si accettano giudizi di teologi o esegeti alla moda. Il mercato molto altro non offre.
    Non solo Spadafora, ma diversi biblisti di fama, si son ben guardati dallo stravolgere la Divino Afflante Spiritu. Ma le cose a posto le mette lo stesso Pio XII nella Humani Generis.
    Insomma non si può esser tuttologi. Un conto è scrivere un commento su un blog, un altro voler proporre il pensiero della Chiesa in un quotidiano con "fondi" che dovrebbero aver alla base altro retroterra.

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  7. DANTE PASTORELLI27 marzo 2009 21:07

    Dimenticavo: i principali scritti di Spadafora ora non si trovan più se non in qualche libreria antiquaria: Pilato, Gesù e la fine di Gerusalemme, Leone XIII e gli studi biblici, Attualità Bibliche,
    La resurrezione di Gesù, La Chiesa di Cristo e la formazione degli apostoli ecc.

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  8. Oh, Dante, il problema è - anche - quello di essere sessantottini. Avere respirato la militanza ideologica di quel periodo è come avere fatto uso di acido d-lisergico: il danno c'è ed è irreversibile.

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  9. DANTE PASTORELLI29 marzo 2009 13:17

    Capisco, ma è un male da cui si guarisce con la cultura e l'esperienza della fede. Guarda il Papa: da perito conciliare (in giacca e cravatta) alla Rahner, Kung ecc. che gridava; finalmente abbiamo l'antisillabo!, è passato ad altre sponde predicando,in modo non so quanto convincente peraltro, l'ermeneutica della continuità. Dalla rottura alla continuità il passo è veramente abissale.
    E pensa anche ai Ferrara, Liguori, Rutelli ecc.

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