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sabato 11 marzo 2023

Rescritto papale sugli affitti in Vaticano: un'analisi giuridica

Ancora sul Rescritto papale sugli appartamenti vaticani in affitto (QUI e QUI MiL che lo ha pubblicato in esclusiva).
Riceviamo e volentieri pubblichiamo dall'avvocato Francesco Patruno.
Luigi

E qui comando io ….. e questa è casa mia

 «E qui comando io e questa e casa mia,

ogni dì voglio sapere, ogni dì voglio sapere;

e qui comando io e questa è casa mia,

ogni dì voglio sapere chi viene e chi va.

Devi pagarle con sangue e dolor,

finché la luna, finché la luna,

devi pagarle con sangue e dolor,

finché la luna non cambia i color. …».

 Così cantava Gigliola Cinquetti in un celebre motivetto a Canzonissima nel dicembre 1971.

A quanto pare – ci sia permessa la battuta – nei Palazzi, un tempo Sacri, si canterebbe questa deliziosa canzoncina. E lo crediamo! Chi abita i Palazzi, un tempo Sacri, ne avrebbe ben donde.

Specie dopo l’ultimo rescritto di Francesco in tema di locazioni degli immobili della Santa Sede offerti a cardinali e prelati. E non solo.

Piccolo antefatto, che volentieri riprendiamo dal sito Messa in latino, il quale, per primo, a quanto ci consta, ne dava la notizia qualche giorno fa.

Il tema degli immobili della Santa Sede, offerti gratuitamente o a canoni vantaggiosi, ad onor del vero, costituiva, da anni, una questione spinosa, che aveva dato luogo anche a polemiche e saggi volti a criticare le scelte della Santa Sede in tale ambito. Molti probabilmente ricorderanno gli “scoop” del giornalista Gianluigi Nuzzi (basti pensare al suo famoso libro Via Crucis) o di varie testate (v. qui) o all’altrettanto famoso servizio della trasmissione Le Iene risalente al 2016.

Trattandosi di un tema scottante, Francesco ha pensato di intervenire. Nel decennale della sua salita al trono, non avendone ravvisato prima – chissà perché – la necessità. Forse – azzardiamo un’ipotesi – si trattava di una carta mediatica da giocare nei momenti in cui la sua azione fosse apparsa debole o, per lo meno, “coperta” dal clamore mediatico di scandali od eventi in grado di offuscarne l’immagine. Ovviamente, tale intervento è avvenuto a modo suo.

Apprendiamo, dunque, che, a seguito dell’udienza concessa allo spagnolo dott. Maximino Caballero Ledo, Prefetto (laico) della Segreteria per l’Economia, lo scorso 13 febbraio 2023, Francesco, per far fronte agli asseriti e non meglio specificati impegni crescenti che la Santa Sede per l’adempimento del suo servizio della Chiesa tutta e ai bisognosi (!!!), tramite il Prefetto, emanava un rescritto, nel quale chiedeva di destinare e riservare alla Sede Apostolica maggiori risorse economiche anche incrementando i ricavi alla gestione del patrimonio immobiliare.

Fin qui non ci sarebbe nulla di strano, se non che viene il sospetto che la richiesta di maggiori risorse, a nostro modo di vedere, probabilmente tradisca le difficoltà delle casse della Santa Sede di poter andare avanti. D’altronde, già nel marzo 2021 Francesco era intervenuto, a seguito del disavanzo del bilancio della Santa Sede verificatosi negli ultimi anni (grazie alle contrazioni delle offerte provenienti dai fedeli per via pure degli scandali economico-finanziari per i quali vi sono procedimenti in corso ed in ossequio alla richiesta francescana di una “povera chiesa”!), “aggravato” dalla pandemia di coronavirus, disponendo un taglio degli stipendi nella Curia romana che arrivava al 10% nel caso dei cardinali, dell’8% nel caso degli alti incarichi della Curia e del 3% nel caso dei religiosi ed ecclesiastici con funzioni non-direttive.

Per questo, Francesco, nel nostro rescritto, stabiliva alcune misure.

1. Aboliva, con effetto ex tunc, e non già ex nunc come ci si sarebbe attesi, qualsiasi disposizione, da chiunque emanata, che prevedesse un godimento (uso alloggio gratuito o a canone vantaggioso) a Cardinali, Capi Dicastero, Presidenti, Segretari, Sotto Segretari, Dirigenti ed equiparati, ivi inclusi Uditori ed equiparati, del Tribunale della Rota Roma, degli immobili di proprietà delle Istituzioni Curiali e degli Enti, che fanno riferimento alla S. Sede, inclusi nella lista allegata allo Statuto del Consiglio per l’Economia comprese le Domus.

2. Stabiliva il divieto per tutti gli Enti di dare ai soggetti di cui innanzi il c.d. “contributo alloggio” o contributi similari con finalità di compartecipare al canone di locazione o alle spese per l’alloggio.

3. Gli Enti proprietari applicheranno, d’ora innanzi, ai soggetti di cui sopra gli stessi prezzi applicabili a chi non avesse un incarico nella S. Sede o nello Stato della Città del Vaticano: vale a dire il canone di mercato, che specie per quelli in zona Vaticano a Roma possono raggiungere i 4-5.000,00 euro al mese!

4. Eventuali eccezioni alla normativa dovranno essere autorizzate “da Egli” (sic!), cioè da Francesco in persona.

5. Il provvedimento non avrebbe avuto effetto sulle agevolazione già concesse alla data della sua entrata in vigore né sui contratti stipulati anteriormente a questa data. Tali contratti sarebbero proseguiti sino alla loro naturale scadenza. Ma la proroga o i rinnovi – salvo per quelli obbligatori stabiliti dalla legge o dal contratto – potrebbero avvenire soltanto nel rispetto delle nuove citate disposizioni.

6. Le richieste di alloggio o le agevolazioni, presentate successivamente al 31 dicembre 2022 e che non fossero ancora state concesse o in relazione alle quali non sarebbe stato ancora stato sottoscritto il contratto da entrambe le parti, sarebbero state trattate secondo la nuova disciplina di cui al rescritto.

7. Il rescriptum avrebbe avuto efficacia immediata e sarebbe stato pubblicato negli Acta Apostolicae Sedis e nel Cortile di San Damaso!

Alcune piccole notazioni.

Non entriamo negli aspetti propriamente legati alla morale: sul punto rinviamo al contributo di Stefano Fontana. Ci soffermeremo solo sugli aspetti giuridico-pratici.

Il primo, non trascurabile: questo atto amministrativo non consta che sia stato approvato in forma specifica da Francesco. Si tratta di un atto a firma del Prefetto e di sua provenienza. Il che ne fa un atto di per sé impugnabile dinanzi alla Segnatura Apostolica (sebbene, per la verità, con un difficile esito positivo). In altre parole, il rescritto è un atto, che raccoglie dalla viva voce dell’autorità (oracolo a viva voce), le sue volontà, mettendole per iscritto. Ma solo l’approvazione in forma specifica da parte della medesima autorità lo rende non impugnabile. Nel nostro caso, per di più, non consta che il Prefetto l’avesse richiesta né tantomeno che Francesco l’avesse concessa.

Il Regolamento Generale della Curia Romana del 1999, che, nonostante l’abrogazione della costituzione Pastor bonus di Giovanni Paolo II, ad opera della Cost. ap. Praedicate evangelium sulla Curia Romana (entrata in vigore il 19 marzo 2022), è tuttora vigente nei limiti in cui non sia incompatibile con la nuova normativa[1], stabilisce all’art. 126 § 1: «Il Dicastero che ritiene opportuno chiedere al Sommo Pontefice l’approvazione in forma specifica di un suo atto amministrativo, deve farne richiesta per iscritto, adducendone i motivi e presentando il progetto di testo definitivo. Se l’atto contiene deroghe al diritto universale vigente, esse devono essere specificate ed illustrate».

Al § 4: «Affinché consti dell’approvazione in forma specifica si dovrà dire esplicitamente che il Sommo Pontefice “in forma specifica approbavit”».

Come abbiamo detto, a norma del citato art. 126 del Regolamento di Curia, il rescritto in questione non sembra sia stato approvato in forma specifica, ed a rigore neppure in via generica[2], non constando dal suo tenore il ricorso alla formuletta indicata dal Regolamento o ad altra equivalente.

È vero che sotto Francesco siamo stati abituati a prassi di Curia un po’ diverse da quelle seguite sino al 2013 dai Dicasteri della Santa Sede, tuttavia, l’assenza di quelle forme legali fa sì che l’atto possa essere impugnato dinanzi al giudice amministrativo della Santa Sede (la Segnatura Apostolica).

Seconda notazione: Francesco stabilisce in questo rescritto che chiunque fruisca di un immobile di proprietà della Santa Sede dovrà corrispondere, in caso di nuovo contratto di locazione, un canone corrispondente a quelli di mercato, che, in zona Vaticano, a Roma, possono sfiorare i 4-5.000,00 euro mensili. Come nota il giornalista Philip Pullella, citando fonti anonime, «molti vescovi e sacerdoti, che lavorano in Vaticano, ricevono stipendi inferiori rispetto ad alcuni dei loro omologhi in altri paesi» («[…] particularly as many bishops and priests working in the Vatican receive lower salaries than some of their counterparts in other countries»). Con la conseguenza ovvia: questi, a causa dei nuovi canoni locatizi imposti secondo prezzi di mercato, saran costretti a lasciare i propri alloggi, e chissà anche il loro lavoro, con ripercussioni sull’attività della Santa Sede, che così faticherà a trovare, a fronte di retribuzioni inferiori rispetto a realtà omologhe di altri Paesi, dei lavoratori, disposti anche a sostenere un costo locatizio non indifferente.

Certo, si potrebbe obiettare che nel rescritto è stata prevista una deroga, purché stabilita da Francesco in persona.

Una deroga che, priva di parametri oggettivi, rischierà di trasformarsi in un autentico arbitrio.

Da parte, infatti, l’ennesima conferma dell’imprinting fortemente accentratore dato da Francesco al suo regno (che dovrà occuparsi, ora, anche di questioni minime quali quelle degli affitti degli alloggi della Santa Sede!), come avevamo già posto in luce nei giorni scorsi, con buona pace di principi di sussidiarietà, condivisione, sinodalità, ecc., per come è formulato il rescritto, priva com’è di parametri oggettivi, potrà costituire per l’albiceleste sovrano uno strumento utile per eliminare qualsiasi dissenso nei suoi confronti.

Come insegnava quel volpone della politica qual era Giovanni Giolitti, la legge per gli amici si interpreta, per i nemici si applica.

Forse comprendiamo le ragioni di quella riserva espressa e senza parametri fissata da Francesco in proprio favore: non crediamo che sia lontano dal vero ritenere che Egli, anche attraverso questo mezzo, cioè la mannaia dei canoni di locazione a prezzo di mercato (che viene ad incidere direttamente sulle tasche degli interessati), con la sua misericordiosa misericordia, possa tentare di eliminare qualsiasi voce contraria alle sue scelte ed, al contempo, isolare eventuali contestatori alla sua linea, che pur ci sono nei Palazzi un tempo sacri. È evidente, infatti, che un prelato, che più o meno apertamente, possa mettere in discussione la linea francescana, si vedrà, se non privato dell’alloggio, applicare il nuovo canone in sede di rinnovo o proroga del contratto locatizio, con la conseguenza che dovrà chiedere allo stesso Francesco la graziosa concessione di beneficiare dell’eccezione. È chiaro che il nostro albiceleste sovrano richiederà in contropartita, con verosimiglianza ed in barba alla parresia, una cieca ed assoluta fedeltà ed obbedienza.

La terza annotazione. Che dire, quindi, in generale di questo provvedimento?

Si tratta di un provvedimento ingiusto, che pur ha cercato di mettere ordine in un ambito che aveva dato a sacche ingiustificate di privilegi.

L’ingiustizia sta, da un lato, nell’aver commisurato i canoni di locazione sic et simpliciter a quelli di mercato, senza le retribuzioni degli officiali della Santa Sede siano state adeguate e parametrate a quelle maggiori spese, facendo sì che possano verificarsi casi nei quali i canoni locatizi superino la retribuzione percepita dagli officiali della Sede Apostolica, obbligandoli a dover cercare alloggi a Roma o fuori l’Urbe. Con inevitabili ripercussioni sul lavoro. Sarebbe stato più equo prevedere dei correttivi ai prezzi di mercato, stabilendo che i canoni non possano superare un certo range delle entrate degli officiali, accompagnata da un ridimensionamento dell’attività della Santa Sede in quegli ambiti non essenziali al bene ed alla missione propria della Chiesa. Se mal non si ricorda, proprio Francesco, all’indomani della sua elezione, dichiarava: «se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore […]». Per cui, se la Santa Sede fosse meno ONG assistenziale e più attenta alla missione sua propria (pascere le pecore e gli agnelli del gregge e confermare i fratelli nella fede), certamente anche le casse ne avrebbero beneficiato.

Dall’altro lato, la previsione che Francesco possa accordare, sua sponte, delle eccezioni, senza alcuna previsione di parametri oggettivi e di motivazione, ma, astrattamente, anche sulla base della simpatia o antipatia nei riguardi del richiedente, darà luogo ad applicazioni discutibili ed inique del rescritto. Insomma, Francesco uno scopo l’ha raggiunto: se infatti era sua volontà inimicarsi ancor più gli officiali ed i prelati di Curia, ecco si può dire che avrà conseguito tale finalità. I suoi sudditi arriveranno a detestarlo, perché se a costoro, sino ad oggi, non interessavano i problemi di dottrina che pur Francesco poneva, con tale provvedimento, che viene ad incidere sulle tasche degli officiali e prelati di Curia e che, per giunta, potrà essere applicato in maniera distorsiva ed iniqua come abbiamo segnalato, farà aumentare il divario di gradimento – se vogliamo dir così – tra Francesco ed i suoi sottoposti.

Non a caso, si domanda la Redazione de Il Sismografo: «quanti sono coloro che ora perdono privilegi e trattamenti di favore e quanti sono coloro che possono essere considerati a pieno titolo “i nuovi previlegiati” del pontificato?».

Ed ancora: «quale sarà ora il trattamento nel caso di appartamenti situati nella città di Roma che hanno affittuari illustri: politici, giornalisti, manager di stato, ambasciate e ambasciatori, ecc.?». In effetti, basti ricordare il celebre caso, venuto fuori nel 2015, dell’on.le del PD, Monica Cirinnà, che grazie alle sue entrature vaticane, riuscì ad ottenere un appartamento di Propaganda Fide, in prossimità di Piazza Navona, ad un canone di 360 euro mensili per oltre un decennio (benché per la zona il canone sarebbe dovuto essere dieci volte tanto), sebbene, stando alla sua prospettazione, avesse provveduto a ristrutturarlo a sue spese in quanto in condizioni disastrose. Ovviamente, la parlamentare PD lasciava poi quell’immobile. Ma come lei, chissà quanti politici si siano trovati e si trovino tuttora nelle medesime condizioni della parlamentare fruendo di locazioni di immobili in zone esclusive di Roma e senza neppure che lavorino per la Santa Sede o che magari abbiano poi posizioni inconciliabili con la morale cattolica.

Forse il secondo interrogativo de Il Sismografo non si pone, visto che il rescritto si riferisce esclusivamente ed espressamente agli alloggi offerti ai Cardinali, ai Capi Dicastero, Presidenti, Segretari, Sotto Segretari, Dirigenti ed equiparati, ivi inclusi Uditori ed equiparati, del Tribunale della Rota Romana. Quindi, non sarebbero inclusi coloro che non lavorano per la Santa Sede, come politici, giornalisti, ecc. Ciò costituisce un ulteriore vulnus del provvedimento, poiché crea un’evidente discriminazione tra i primi ed i secondi, che, benché beneficiari di alloggi della Santa Sede, non pagheranno canoni locatizi commisurati al valore di mercato. Insomma, paradossalmente, sotto il regno di Francesco, meglio non essere cardinale né lavorare per la Santa Sede! Ne va della … salute anche delle proprie tasche.



[1] Ci consta che sia stata istituita, con apposito Chirografo di Francesco del 12 aprile 2022, una Commissione Interdicasteriale ad hoc per occuparsi della revisione del Regolamento Generale della Curia Romana, che non ci sembra abbia concluso i suoi lavori.

[2] L’approvazione in forma generica, per prassi curiale, è richiesta per l’emanazione di tutte le norme generali amministrative varate dai Dicasteri, con la formula adprobare dignatus est.

1 commento:

  1. Benissimo. Cosi adesso, nelle vicinanze della Cupola, ci sta' o chi ha la grana o chi il Potere vuole vicino.

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