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mercoledì 22 giugno 2022

Una Curia romana vacante?

Ancora una bella traduzione di Korazym.org.
Luigi

13 Giugno 2022, di Andrea Gagliarducci

Con l’entrata in vigore della nuova Costituzione apostolica [sulla Curia romana e il suo servizio alla Chiesa nel mondo Praedicate Evangelium, 19 marzo 2022 [QUI]], Papa Francesco avrebbe dovuto nominare tutti i nuovi capi di dipartimenti. Era una necessità formale: infatti non esisteva più nessuno dei precedenti dicasteri, c’era una nuova Costituzione, e quindi tutti dovevano essere riconfermati, sia quelli che sarebbero rimasti alla guida dei nuovi dicasteri sia quelli che sarebbero subentrati.
Nessun appuntamento [nomina] è stato fatto prima del 5 giugno, e nessun appuntamento [nomina] è stato fatto il 6 giugno, quando tutti li aspettavano [QUI]. Nel frattempo è iniziata un po’ di confusione. L’Arcivescovo Arthur Roche è stato indicato come Prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti nei fogli di udienza. Una conferma, insomma, nella sua posizione, con un semplice cambio di titolo. Anche il Cardinale Marc Ouellet è stato descritto come Prefetto del Dicastero per i Vescovi nel foglio di udienza dell’11 giugno [QUI]. Quindi, è stato confermato o è solo una distrazione? [Anche il Cardinale Leonardo Sandri è indicato come Prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali nel foglio di udienza del 13 giugno 2022 [QUI]].

Il Cardinale Luis Antonio Tagle, che ha incontrato il Papa il 9 giugno [QUI], è stato menzionato invece senza titolo, mentre una prima bozza interna lo descriveva ancora come Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Segno che presto, come si dice, si sposterà alla guida di un’altro dicastero? Le voci dicevano che sarebbe andato dai Vescovi, ma il titolo di Ouellet potrebbe suggerire il contrario (forse il Dicastero per la Dottrina della Fede?).

Diversi indizi sono arrivati dall’udienza concessa all’Arcivescovo Rino Fisichella, che avrebbe dovuto essere, logicamente, Pro Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione. Nel foglio di udienza, invece, compare solo come Vescovo titolare di Voghenza. Ciò significa che verrà spostato in un’altra posizione?

Non vi era alcuna norma transitoria che disponeva che, fino a quando il Papa non avesse nominato i nuovi Prefetti, i capi dei dicasteri disciolti e riformati rimanessero in carica.

Sono tutti segnali minori che alimentano il clima di incertezza. Ma forse è proprio questo che vuole Papa Francesco: alimentare l’incertezza.

A Papa Francesco non piace che le sue decisioni vengano anticipate e fa di tutto perché nessuno sappia nulla. Finora, ha sempre annunciato personalmente i Concistori, senza condividerne le date nemmeno con il suo cerchio più stretto. Nessuno dei cardinali è mai stato avvertito e ogni decisione è stata presa solo da lui.

Lo stesso è accaduto con le riforme. Il Consiglio dei Cardinali non ha mai deciso veramente sulla riforma, fatta eccezione per la Pontificia Commissione per la Protezione di Minori. Tutti gli altri annunci di riforma sono stati fatti prima della Riunione del Consiglio dei Cardinali, che ha dovuto prendere atto delle decisioni del Papa. E così sarà per il prossimo Concistoro: i cardinali non saranno chiamati a discutere le riforme. Non saranno in grado di cambiarli. Dovranno semplicemente prenderne atto.

Alla fine, nulla è inevitabile perché il Papa può decidere diversamente in qualsiasi momento. È uno scenario ormai noto da diversi anni. Per capire il Papa, bisogna stare lontani da decisioni che sarebbero logiche e ovvie. Papa Francesco applica sempre una logica diversa: fiducia personale e reazioni all’opinione pubblica.

La fiducia personale è, tuttavia, la chiave per comprendere le diverse nomine alla Curia e non. Ad esempio, è la fiducia personale che spiega perché il Cardinale Santos y Avril, oggi 86enne, è ancora Presidente del Consiglio di Sovrintendenza dello IOR.

L’altra chiave di lettura del modus operandi di Papa Francesco il classico divide et impera (dividi e [così] domina). Papa Francesco fa tutto il possibile per evitare la formazione di consorzi di potere o di gruppi consolidati. Per questo fece continui cambi di personale in Curia e stabilì nella nuova Costituzione che nessuno poteva rimanere più di due mandati quinquennali a capo di Dicasteri.

Allo stesso tempo, il Papa spesso concentra il potere nelle mani di una persona, rendendo più facile togliere il controllo in caso di crisi. Il Cardinale Kevin J. Farrell, ad esempio, è Prefetto del Dicastero per i Laici, per la Famiglia e per la Vita; Camerlengo di Santa Romana Chiesa; e ora Presidente del Comitato per gli Investimenti [previsto dall’Art. 227 della Costituzione apostolica Praedicate Evangelium].

Pochi, in questa situazione, corrono il rischio di una decisione personale, perché forse il Papa non appoggia la decisione, e non si fa scrupoli a cambiare tutto. Un ben noto esempio è stata l’annunciata decisione di un Ufficio del personale, smentita dal Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede il giorno dopo l’annuncio. Eppure, due anni dopo, l’Ufficio del personale viene annunciato, quasi all’improvviso e senza avviso, come stabilito all’interno della Segreteria per l’Economia [QUI]. E rimane l’impressione di punizione del Papa per una decisione annunciata in un momento in cui non l’avrebbe voluto.

Quindi, nonostante tutti conoscano le nomine e come saranno, nessuno ne parla. Se Papa Francesco viene a sapere che la notizia è filtrata, cambia rapidamente idea. E non sarebbe la prima volta. All’inizio del suo Pontificato, Monsignor Lucio Vallejo Balda assunse che sarebbe diventato Segretario del Consiglio per l’Economia. Ma il Papa non lo ha nominato.

È un quadro che dà anche un’idea della volatilità del Papa, che spesso è convinto a ricredersi quando tutto è già stabilito.

È successo quando il Papa decise, lo scorso febbraio, di non partecipare all’incontro sul Mediterraneo organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana. Il Papa non ne ha parlato nemmeno all’Angelus. Quello che è successo è, che al Papa è stato detto che al convegno stava partecipando anche un ex ministro italiano responsabile di alcune decisioni sulle politiche migratorie. Non bastava che gli fosse spiegato che la sua presenza non riguardava l’incontro dei vescovi: il Papa si fidava dei suoi amici, che gli fornivano una lettura ideologica dalla quale non faceva un passo indietro [QUI].

Tuttavia, ci sarà molto lavoro da fare. Al di là della volontà di Papa Francesco di rompere il carrierismo, alcune decisioni vanno valutate con attenzione. Ad esempio, la Costituzione Praedicate Evangelium necessita ancora di alcune modifiche. Del Pontificio Comitato di Scienze Storiche [organismo della Curia romana, fondato il 7 aprile 1954 per decisione di Papa Pio XII], infatti, non c’è traccia.

Niente di grave, dicono alcuni. Ma è importante se una struttura del genere impiega persone che ancora non sanno se tornare o meno nel proprio ufficio.

Ma questo non importa a Papa Francesco. Il modello della “riforma in movimento” è un modello che non prevede pianificazione, ma andare avanti per tentativi.

E forse questa idea di riforma in cammino può essere applicata anche al pontificato. Perché anche il pontificato era in movimento, camminando in avanti per tentativi, ma senza una reale, apparente pianificazione.

L’incertezza sulle nomine è, in fondo, un’incertezza giuridica. Ma, fin dall’inizio del suo pontificato, Papa Francesco ha fatto sapere in privato che il diritto canonico potrebbe essere modificato in caso di conflitto. Quindi non c’è uno studio ma un’intuizione iniziale a cui tutti devono conformarsi.
Così ci troviamo con una Curia vacante. Si dice che Monsignor Scicluna abbia appreso che non sarà lui il Prefetto della Dottrina della Fede, ma una volta che il Cardinal Ladaria se ne sarà andato (ha già 77 anni), al suo posto dovrà essere nominato qualcuno.

Gli altri continuano il loro lavoro come se nulla fosse successo. Ma potrebbero essere chiamati a nuovi incarichi domani. L’attivismo decisionale caratterizza il Papa. Attivismo che, si ipotizza, derivi dalla sua malattia, ma soprattutto, dalla consapevolezza che forse non riuscirà a portare a termine tutti i progetti.

Per ora, quindi, c’è un cammino in avanti. Resta da vedere fino a che punto andrà.

Questo articolo è la nostra traduzione italiana dell’articolo che è stato pubblicato oggi dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican [QUI], dal titolo Has Pope Francis completed his reforms? (Papa Francesco ha completato le sue riforme?).