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mercoledì 6 aprile 2022

Il nuovo decreto della curia milanese: disobbediente e tragicamente ridicolo

Dopo il sarcastico commento pubblicato sul blog Duc in altum di Aldo Maria Valli (QUI), sempre in merito al decreto del Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Milano del 29 marzo 2022, recante il «Protocollo per le celebrazioni» e la «Nota circa le celebrazioni della Settimana Autentica», vi proponiamo il comunicato molto critico e circostanziato pubblicato il 5 aprile dall’associazione Iustitia in Veritate.

L.V.


Quattro giorni dopo la nota della CEI sulle nuove indicazioni pastorali alla luce della cessazione dello stato di emergenza (cfr DL 24 marzo 2022, n.24), il 29 marzo scorso, anche la diocesi milanese, nella persona del suo vicario generale, mons. Franco Agnesi, ha emesso un decreto con il protocollo da adottare per le celebrazioni a partire dal 1º aprile 2022.

Secondo una prassi ormai tristemente consolidata (si veda al riguardo il nostro comunicato sul decreto del 9 settembre 2021) la diocesi di Milano, si distingue per pervicacia nell’infliggere divieti e prescrizioni, anche in contrasto con le stesse direttive della Conferenza Episcopale.

Il più grave di tutti riguarda la distribuzione dell’Eucarestia: se per la CEI la modalità preferenziale è nella mano, ammettendo quindi la possibilità per i fedeli, che lo desiderano, di ricevere il Santissimo Sacramento sulla lingua, come stabilito dal canone 92 dell’Istruzione Redemptoris Sacramentum, la diocesi di Milano invece lo vieta espressamente (la distribuzione della comunione potrà avvenire solo sulla mano).

Mons. Agnesi aggiunge inoltre che, nel comunicare i fedeli, il ministrante può utilizzare non meglio identificati dispositivi di distribuzione.

Dobbiamo immaginare che si riferisca agli esecrandi guanti di lattice, gettati nella spazzatura dopo aver toccato il Corpo del Signore?

Altre restrizioni sono semplicemente bizzarre, ridicole e prive di fondamento scientifico dal punto di vista sanitario.

Ad esempio, mentre nella nota della CEI si riporta espressamente che non è più obbligatorio rispettare la distanza interpersonale di un metro, il decreto della diocesi milanese si dilunga a dettagliare le distanze da osservare nei vari contesti, tanto che il fedele potrebbe considerare opportuno recarsi alle funzioni, dotandosi di un apposito dispositivo di misurazione:

  • 1 metro di distanza tra gli sposi durante la celebrazione del matrimonio;
  • 1 metro di distanza interpersonale laterale e 2 metri tra le eventuali file per i cantori, indipendentemente dal numero;
  • 2 metri di distanza e mascherina obbligatoria per i partecipanti alla processione degli ulivi, che si svolgerà interamente all’aperto.

Viene da domandarsi se nella rigida osservanza di tutti questi distanziamenti, resterà ancora spazio per avvicinarsi a Dio…

I sussidi cartacei utilizzati per le funzioni, dopo essere stati ritirati, potranno essere riutilizzati solo dopo almeno 3 ore. Sarebbe interessante chiedere a mons. Agnesi la giustificazione scientifica di un provvedimento tanto bislacco.

Tra il profluvio di indicazioni destinate ai Ministri della Comunione Eucaristica, spicca l’assurdo e assai poco caritatevole obbligo per ciascuno di loro di visitare periodicamente un massimo di 4 ammalati, sempre gli stessi.

Come considerazione finale, ci permettiamo di ricordare alla curia milanese il canone 387 del Diritto Canonico che afferma, in via generale: “il Vescovo diocesano […] si impegni a promuovere con ogni mezzo la santità dei fedeli […] e si adoperi di continuo affinché i fedeli si adeguino in grazia mediante la celebrazione dei sacramenti e perché conoscano e vivano il mistero pasquale”.

Inseguire ed appesantire ultra legem o extra legem disposizioni civili discutibili, se non già arbitrarie ed in parte decadute, mortifica la funzione e la dignità dell’autorità ecclesiastica, ne mina la credibilità e le fa perdere la (residua) fiducia dei fedeli.

Conformemente al canone 212 par. 3 del Codice di Diritto Canonico, che stabilisce che i fedeli “hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa”, invitiamo l’Arcivescovo di Milano a farsi portavoce dell’esigenza di non affliggere ulteriormente i fedeli e di provvedere, per quanto necessita, al ritiro del documento o alle opportune rettifiche e correzioni del caso.

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