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sabato 28 agosto 2021

I santi Re cattolici #30 San Sebbo (29 agosto)

Continuiamo la memoria dei santi Re cattolici commemorati nel Martirologio Romano: San Sebbo (- 694).

29 agosto.
In Inghiltérra san Sebbo Re. (Martirologio Romano ed. 1955)
A Londra in Inghilterra, commemorazione di san Sebbo, che, re della Sassonia orientale molto devoto a Dio, lasciato il regno, volle morire vestendo l’abito monastico che aveva a lungo desiderato. (Martirologio Romano ed. 2004)

L.V.

San Sebbi (noto anche con le varianti di Sebbe o Sebbo) regnò sulla Sassonia Orientale, regione dell’isola britannica comprendente l’Essex, l’Hertfordshire e la città di Londra. La sua incoronazione sarebbe avvenuta durante l’epidemia di peste che si verificò nell’anno 664.
Seghere, suo collaboratore nel governo, considerando tale tragedia quale segno d’ira da parte degli dèi pagani per la conversione al Cristianesimo del re Sebbi, decise con molti altri sudditi di tornare alla religione dei suoi padri.
Dal vicino regnò di Mercia giunse allora il vescovo Jaruman, ritenuto “uomo onesto” da san Beda il Venerabile e sostenuto dal re Sebbi, con lo scopo di riconvertirli. Pare che la sua missione si rivelò efficace.
Durante il suo lungo regno, il santo sovrano ebbe modo di dimostrarsi governatore saggio e particolarmente devoto, a tal punto da esser considerato dai sui sudditi assai più adatto come vescovo. A lui è tra l’altro attribuita l’edificazione del primitivo monastero di Westminster, non unico caso nella storia della Chiesa in cui un sovrano o un nobile si sia fatto promotore della realizzazione di nuovi edifici religiosi, anche se i casi più celebri in tal senso restano quelli relativi ai santi imperatori Costantino il Grande e Carlo Magno.
Non appena la moglie acconsentì alla separazione, non per gentile concessione bensì per l’aggravarsi delle condizioni di salute del marito, Sebbi poté coronare il suo grande sogno: abdicare dopo trent’anni alla corona e ritirarsi in un monastero. Ricevette così l’abito religioso dal neovescovo di Londra Waldhere, appena succeduto a sant’Erconvaldo, al quale affidò tutti i suoi beni affinché fossero equamente distribuiti ai poveri.


Non appena ebbe il presentimento che si stesse avvicinando l’ora della sua morte, desiderò essere vegliato dal vescovo e da due suoi servitori, onde evitare che per timore o stanchezza potesse pronunciare o compiere qualcosa di inopportuno.
Sempre nell’ultimo periodo della sua vita si verificò un episodio in parte simile a quanto capitò, secondo la Bibbia, al patriarca Abramo. Secondo quanto Sebbi ebbe a raccontare, in sogno “gli erano apparsi tre uomini con vesti splendenti. Uno si era seduto davanti al suo giaciglio, mentre i suoi compagni erano rimasti in piedi ed avevano chiesto informazioni sul malato. Il primo uomo disse che la sua anima avrebbe lasciato il corpo senza dolore ed in uno splendore di luce, e che sarebbe morto dopo tre giorni. Entrambe le cose accaddero, secondo quanto era stato annunciato nella visione”.
La morte sopraggiunse dunque verso l’anno 694, probabilmente il 29 agosto. Fu poi seppellito presso il muro settentrionale dell’antica cattedrale di San Paolo. Una leggenda attribuita sempre a san Beda narra che il sarcofago predisposto per la sua sepoltura, essendo troppo corto, miracolosamente si adattò alla statura del cadavere.
L’introduzione del culto liturgico per san Sebbi è abbastanza recente. L’inserimento del suo nome nel Martirologio Romano avvenne nel secolo XVI ad opera del cardinal Baronio.

Autore: Fabio Arduino

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