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mercoledì 9 dicembre 2020

Le Messe votive di Rorate durante l'Avvento, l'usanza Boema

La Rorate in ceco antico a S. Enrico con Messa VO
canta la Confraternita letteraria di Sant'Enrico 

Da Praga, dal caro amico Natale Vadori, riceviamo e pubblichiamo questa bella dissertazione sulle Messe "Rorate".

Dello stesso autore, ormai nostro affezionato collaboratore, segnaliamo anche i pregressi post QUI1, QUI2 e QUI3.

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Le Messe votive di Rorate durante l'Avvento

Una tradizione Centroeuropea, l'usanza boema



La quarta domenica d’Avvento ricorre la messa Rorate che, come è d’uso, prende il nome dall’incipit dell’antifona dell’introito Rorate, cœli, desuper, et nubes pluant iustum. 

Messa Rorate a Sant'Enrico
In Europa Centrale è però diffusa un’antica devozione medievale di messe avventizie, votive mariane, antelucane: le Missæ Rorate, chiamate Roráty in ceco e slovacco, Roratenmesse in tedesco, Rorate hajnali mise in ungherese.


Storicamente radicate nell’area alpina, in Italia in Alto Adige e nell’Alto Friuli, dove grazie al Cœtus Fidelium Carnorum Regio, [1] [e il nostro post QUI, ndr] tali messe sono ora nuovamente celebrate nella forma tradizionale in Carnia.

Nella sua grande devozione per la Santissima Vergine, il Medio Evo, fin dal IX sec. fece del sabato di ogni settimana un giorno di festa particolarmente dedicato alla Madonna. Una prima messa di S. Maria in Sabato è prevista per l’Avvento, una seconda dal Natale alla Purificazione, una terza dalla Purificazione a Pasqua, una quarta da Pasqua a Pentecoste, una quinta da Pentecoste all’Avvento. Le stesse si possono dire negli altri giorni come Messe votive. 

La particolarità della messa Rorate non è quindi che sia quella di Sancta Maria in Sabbato e che sia celebrata di regola ogni giorno, tranne la domenica, ma lo è il suo orario, alle sei del mattino, eventualmente prima. Se i fedeli si congregano per tempo, prima di cominciare la santa messa, oltre al santo Rosario si recita infatti il primo Angelus. Il venerdì, al termine della santa messa, c’è l’esposizione del Santissimo e la recita delle Litanie al SCJ.


Il significato simbolico dell’orario è evidente: dal buio della notte e del peccato si passa gradualmente alla luce del giorno e della Rivelazione, grazie all’intercessione della Santissima Madre. La santa messa è celebrata ad un altare dedicato alla Madonna, se c’è, oppure al maggiore. L’altare è illuminato solo da candele, altre luci non sono ammesse in chiesa e, a seconda dei luoghi, anche i fedeli si premuniscono di una candela. Nelle varie nazioni interessate si sviluppò gradualmente una tradizione di canti del Proprio o anche dell’Ordinario, da cantarsi negli idiomi locali anziché, come era inizialmente, in latino. 

In Boemia tale tradizione è attestata fin dalla seconda metà del XIV secolo, introdotta da Carlo IV re di Boemia (1316-1378) e da Arnoldo di Pardubice (1297-1364), primo arcivescovo di Praga [2].

Messa Rorate a Sant'Adalberto
I canti, in origine in latino, poi in parte tradotti e in parte originali, furono redatti in ceco antico e sono il primo esempio notevole di ceco letterario. Nei secoli XV e XVI la Boemia si trovò in buona parte in balia degli eretici ma le Roráty sopravvissero perché adottate dagli utraquisti, hussiti moderati. Le redazioni e le annotazioni musicali di cui oggi disponiamo, risalgono alla fine del XVI sec. o all’inizio del XVII. Rinnovata la tradizione dopo la fausta vittoria cattolica del 1620 alla Montagna Bianca, che fece sparire gli eretici dalla Boemia, s’interruppe bruscamente all’epoca di Giuseppe II (regnante 1780-1790), l’imperatore massone che oltre a tutte le altre persecuzioni che qui non rammentiamo, proibì le Roráty e fece confiscare e bruciare cantorini e spartiti. Riscoperte e valorizzate a fine Ottocento, in verità più per ragioni patriottiche che religiose, ma si sa che la Provvidenza scrive anche sulle righe storte, si diffusero nuovamente, e seppure ancora sparite nel duro e crudele periodo comunista, sono di nuovo emerse dopo la fine del regime. Al giorno d’oggi prevale la versione moderna, con la messa NO e canti specifici. Si sta riscoprendo però anche la versione tradizionale. A Praga nella parrocchiale di S. Adalberto (kostel sv. Vojtěcha v Novém Městě) [3] le si celebra ogni giorno nella forma tradizionale, col concorso del coro parrocchiale; invece nella parrocchiale slovacca di S. Enrico (kostel sv. Jindřicha a Kunhuta) [4] solo il giovedì, mentre negli altri giorni per le Rorate c’è la messa ordinaria NO coi canti specifici in ungherese il lunedì, in slovacco il martedì e mercoledì, in latino il venerdì. In altre parrocchie cittadine messa NO e canti in ceco.


A S. Enrico è attiva anche la Confraternita Letteraria di S. Enrico (Literátské bratrstvo sv. Jindřicha) [5] che, nonostante il nome lasci intendere altro, è un coro specializzato in musica liturgica gregoriana e medievale. Il nome riprende infatti quello del precedente coro attivo nella medesima chiesa in età medievale. Grazie ai canti eseguiti con attenzione filologica dalla Confraternita, a S. Enrico ci si può totalmente immergere in un’atmosfera medievale.

Una gran bella tradizione quindi quella delle messe Rorate e che sta gradatamente rifiorendo, e non solo a Praga.


Natale Vadori 




[2] Esaurienti informazioni sulla storia delle Roráty, oltre al loro testo e spartito sono reperibili in Staročeské Roráty, pubblicazione del 1940, oramai definitiva sull’argomento, disponibile on line e regolarmente scaricata per le necessità liturgiche. 






A Sant'Enrico


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