martedì 24 marzo 2020

Messaggio del Card. Raymond L. Burke sul combattimento contro il coronavirus

Duc in altum, il blog di Aldo Maria Valli, ha diffuso la versione italiana di questo importante messaggio del Card. Raymond L. Burke, che siamo lieti di riprendere.
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Cari amici, 
da qualche tempo siamo in lotta contro la diffusione del coronavirus Covid-19. Da tutto quello che possiamo capire – e una delle difficoltà del combattimento è che molto della pestilenza rimane poco chiaro – la battaglia continuerà ancora per un po’ di tempo. Il virus in questione è particolarmente insidioso, perché ha un periodo di incubazione relativamente lungo – alcuni dicono quattordici giorni, altri venti giorni – ed è altamente contagioso, molto più contagioso di altri virus che abbiamo sperimentato. 

Uno dei principali mezzi naturali per difenderci dal coronavirus è quello di evitare ogni contatto ravvicinato con gli altri. È importante, infatti, mantenere sempre una distanza – alcuni dicono un metro, altri un metro e mezzo – l’uno dall’altro, e naturalmente evitare gli incontri di gruppo, cioè gli incontri in cui un certo numero di persone si trovano nelle immediate vicinanze dell’altro. Inoltre, poiché il virus viene trasmesso da piccole goccioline emesse quando si starnutisce o si soffia il naso, è fondamentale lavarsi le mani frequentemente con sapone disinfettante e acqua calda per almeno venti secondi, e usare il sapone disinfettante e le salviettine. È altrettanto importante disinfettare tavoli, sedie, piani di lavoro eccetera, su cui queste goccioline possono essere cadute e da cui sono in grado di trasmettere il contagio per un certo tempo. Se starnutiamo o ci soffiamo il naso, ci viene consigliato di usare un fazzoletto di carta per il viso, di gettarlo immediatamente e poi di lavarci le mani. Naturalmente, coloro a cui viene diagnosticato il coronavirus devono essere messi in quarantena, e quelli che non si sentono bene, anche se non è stato stabilito che soffrono di coronavirus, devono, per carità verso gli altri, rimanere a casa, finché non si sentono meglio. 
Vivendo in Italia, dove la diffusione del coronavirus è stata particolarmente letale, soprattutto per gli anziani e per coloro che si trovano già in un delicato stato di salute, sono edificato dalla grande cura che gli italiani stanno mettendo in atto per proteggere sé stessi e gli altri dal contagio. Come forse avrete già letto, il sistema sanitario italiano è messo a dura prova nel tentativo di fornire ai più vulnerabili i necessari ricoveri ospedalieri e le cure intensive. Pregate per il popolo italiano e soprattutto per coloro per i quali il coronavirus può essere fatale e per coloro a cui è stata affidata la cura. Essendo cittadino degli Stati Uniti, ho seguito la situazione della diffusione del coronavirus nella mia patria e so che chi vive negli Stati Uniti si preoccupa sempre più di fermare la sua diffusione, per evitare che una situazione come quella italiana si ripeta in patria. 
L’intera situazione ci espone certamente a una profonda tristezza e anche alla paura. Nessuno vuole contrarre la malattia legata al virus o farla contrarre a qualcun altro. Soprattutto non vogliamo che i nostri cari anziani o altri che soffrono per la salute siano messi in pericolo di vita a causa della diffusione del virus. Nel combattere la diffusione del virus ci troviamo tutti in una sorta di ritiro spirituale forzato, confinati in un alloggio e incapaci di mostrare i soliti segni di affetto alla famiglia e agli amici. Per chi è in quarantena, l’isolamento è chiaramente ancora più grave, non potendo avere contatti con nessuno, nemmeno a distanza. 
Se la malattia stessa associata al virus non bastasse a farci preoccupare, non possiamo ignorare la devastazione economica che la diffusione del virus ha causato, con i suoi gravi effetti sugli individui e sulle famiglie, e su coloro che ci sono utili in tanti modi nella nostra vita quotidiana. Naturalmente, il nostro pensiero non può non includere la possibilità di una devastazione ancora maggiore della popolazione della nostra patria e del mondo. 
Certamente, abbiamo ragione a conoscere e a utilizzare tutti i mezzi naturali per difenderci dal contagio. È un atto di carità fondamentale usare ogni mezzo prudente per evitare di contrarre o diffondere il coronavirus. I mezzi naturali per prevenire la diffusione del virus devono però rispettare ciò di cui abbiamo bisogno per vivere, ad esempio l’accesso al cibo, all’acqua e alle medicine. Lo Stato, ad esempio, nell’imposizione di sempre maggiori restrizioni alla circolazione delle persone, prevede che le persone possano andare al supermercato e in farmacia, nel rispetto delle precauzioni di allontanamento sociale e dell’uso di disinfettanti da parte di tutti gli interessati. 
Nel considerare ciò che è necessario per vivere, non dobbiamo dimenticare che la nostra prima considerazione è il nostro rapporto con Dio. Ricordiamo le parole di Nostro Signore nel Vangelo secondo Giovanni: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (14, 23). Cristo è il Signore della natura e della storia. Egli non è distante e disinteressato a noi e al mondo. Egli ci ha promesso: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20). Nella lotta contro il male del coronavirus, la nostra arma più efficace è, quindi, il nostro rapporto con Cristo attraverso la preghiera e la penitenza, le devozioni e il sacro culto. Ci rivolgiamo a Cristo per liberarci dalla pestilenza e da ogni male, ed Egli non manca mai di rispondere con amore puro e disinteressato. Ecco perché è essenziale per noi, in ogni momento e soprattutto in tempi di crisi, avere accesso alle nostre chiese e cappelle, ai sacramenti, alle devozioni e alle preghiere pubbliche. 
Così come siamo in grado di acquistare cibo e medicine, facendo attenzione a non diffondere il coronavirus, così dobbiamo essere in grado di pregare nelle nostre chiese e cappelle, ricevere i sacramenti e impegnarci in atti di preghiera e devozione pubblica, in modo che conosciamo la vicinanza di Dio a noi e rimaniamo vicini a Lui, invocando opportunamente il suo aiuto. Senza l’aiuto di Dio, siamo davvero perduti. Storicamente, in tempi di pestilenza, i fedeli si riunivano in fervente preghiera e partecipavano alle processioni. Infatti, nel Messale Romano, promulgato da Papa San Giovanni XXIII nel 1962, ci sono testi speciali per la Santa Messa da offrire in tempi di pestilenza, la Messa Votiva per la liberazione dalla morte in tempo di pestilenza (Missae Votivae ad Diversa, n. 23). Allo stesso modo, nella tradizionale Litania dei Santi, si prega: “Dalla peste, dalla carestia e dalla guerra, o Signore, liberaci”. 
Spesso, quando ci troviamo in grande sofferenza e anche di fronte alla morte, ci chiediamo: “Dov’è Dio?”. Ma la vera domanda è: “Dove siamo?”. In altre parole, Dio è certamente con noi per aiutarci e salvarci, specialmente nel momento di una grave prova o della morte, ma troppo spesso siamo troppo lontani da Lui perché non riconosciamo la nostra totale dipendenza da Lui e, quindi, non preghiamo ogni giorno per Lui e non gli offriamo la nostra adorazione. 
In questi giorni, ho sentito da tanti cattolici devoti che sono profondamente rattristati e scoraggiati dal non poter pregare e adorare nelle loro chiese e cappelle. Comprendono la necessità di osservare la distanza sociale e di seguire le altre precauzioni, e seguiranno queste pratiche prudenti, che possono facilmente mettere in pratica nei loro luoghi di culto. Ma, abbastanza spesso, devono accettare la profonda sofferenza di avere le loro chiese e cappelle chiuse, e di non avere accesso alla Confessione e alla Santissima Eucaristia. 
Nella stessa luce, una persona di fede non può considerare l’attuale calamità in cui ci troviamo senza considerare anche quanto la nostra cultura popolare sia lontana da Dio. Non solo è indifferente alla Sua presenza in mezzo a noi, ma si ribella apertamente a Lui e all’ordine buono con cui ci ha creato e ci sostiene nell’essere. Basti pensare ai banali e violenti attacchi alla vita umana, maschile e femminile, che Dio ha creato a sua immagine e somiglianza (Gn 1, 27), agli attacchi ai nascituri innocenti e indifesi, e a coloro che hanno il primo titolo alle nostre cure, a coloro che sono pesantemente oppressi da gravi malattie, da anni avanzati, o da bisogni speciali. Siamo testimoni quotidiani della diffusione della violenza in una cultura che non rispetta la vita umana. 
Allo stesso modo, basta pensare all’attacco pervasivo all’integrità della sessualità umana, alla nostra identità di uomo o donna, con la pretesa di definire per noi stessi, spesso con mezzi violenti, un’identità sessuale diversa da quella che ci è stata donata da Dio. Con sempre maggiore preoccupazione, assistiamo all’effetto devastante sugli individui e sulle famiglie della cosiddetta “teoria del genere”. 
Siamo anche testimoni, anche all’interno della Chiesa, di un paganesimo che adora la natura e la terra. C’è chi, all’interno della Chiesa, si riferisce alla terra come a nostra madre, come se venissimo dalla terra, e la terra fosse la nostra salvezza. Ma noi veniamo dalla mano di Dio, Creatore del cielo e della terra. Solo in Dio troviamo la salvezza. Preghiamo con le parole divine del Salmista: “Solo in Dio riposa l’anima mia; da lui la mia salvezza. Lui solo è mia rupe e mia salvezza, mia roccia di difesa: non potrò vacillare” (Sal 62 [61]). Vediamo come la stessa vita di fede si è sempre più secolarizzata e quindi ha compromesso la Signoria di Cristo, Dio Figlio Incarnato, Re del cielo e della terra. Siamo testimoni di tanti altri mali che derivano dall’idolatria, dall’adorazione di noi stessi e del nostro mondo, invece di adorare Dio, la fonte di ogni essere. Vediamo tristemente in noi stessi la verità delle parole ispirate di San Paolo riguardo alla “empietà e malvagità degli uomini che con la loro malvagità sopprimono la verità”: Poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli” (Rm 1, 18. 25). 
Molti con i quali sono in comunicazione, riflettendo sull’attuale crisi sanitaria mondiale con tutti i suoi effetti, mi hanno espresso la speranza che essa ci porti – come individui e famiglie, e come società – a riformare la nostra vita, a rivolgerci a Dio che è sicuramente vicino a noi e che è incommensurabile e incessante nella sua misericordia e nel suo amore verso di noi. Non c’è dubbio che i grandi mali, come la pestilenza, sono un effetto del peccato originale e dei nostri peccati reali. Dio, nella sua giustizia, deve riparare il disordine che il peccato introduce nella nostra vita e nel nostro mondo. Infatti, Egli soddisfa le esigenze della giustizia con la sua misericordia sovrabbondante. 
Dio non ci ha lasciati nel caos e nella morte, che il peccato ha introdotto nel mondo, ma ha mandato il suo Figlio unigenito, Gesù Cristo, a soffrire, morire, risorgere dai morti e ascendere nella gloria alla sua destra, per rimanere sempre con noi, purificandoci dal peccato e infiammandoci con il suo amore. Nella sua giustizia, Dio riconosce i nostri peccati e la necessità della loro riparazione, mentre nella sua misericordia ci fa la grazia di pentirci e di riparare. Il profeta Geremia ha pregato: ” Riconosciamo, Signore, la nostra infedeltà, la colpa dei nostri padri: abbiamo peccato contro di te. Ma per il tuo nome non respingerci, non disonorare il trono della tua gloria. Ricòrdati! Non rompere la tua alleanza con noi” (Ger 14, 20-21). 
Dio non ci volta mai le spalle; non romperà mai la sua alleanza di amore fedele e duraturo con noi, anche se siamo così spesso indifferenti, freddi e infedeli. Mentre la sofferenza attuale scopre tanta indifferenza, freddezza e infedeltà da parte nostra, siamo chiamati a rivolgerci a Dio e ad implorare la sua misericordia. Siamo fiduciosi che Egli ci ascolterà e ci benedirà con i suoi doni di misericordia, perdono e pace. Uniamo le nostre sofferenze alla Passione e alla Morte di Cristo e così, come dice san Paolo, “perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1, 24). Vivendo in Cristo, conosciamo la verità della nostra preghiera biblica: ” La salvezza dei giusti viene dal Signore: nel tempo dell’angoscia è loro fortezza” (Sal 37 [36], 39). In Cristo, Dio ci ha pienamente rivelato la verità espressa nella preghiera del Salmista: “Amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno” (Sal 85 [84], 11). 
Nella nostra cultura totalmente secolarizzata, c’è la tendenza a vedere la preghiera, la devozione e il culto come qualsiasi altra attività, per esempio andare al cinema o a una partita di calcio, che non è essenziale e quindi può essere annullata nel prendere ogni precauzione per frenare il diffondersi di un contagio mortale. Ma la preghiera, la devozione e il culto, soprattutto la Confessione e la Santa Messa, sono essenziali per rimanere sani e forti spiritualmente e per cercare l’aiuto di Dio in un tempo di grande pericolo per tutti. Non possiamo quindi accettare semplicemente le decisioni dei governi laici, che trattano il culto di Dio come se andassimo in un ristorante o a una gara di atletica. Altrimenti, le persone che già soffrono tanto per le conseguenze della pestilenza sono private di quegli incontri oggettivi con Dio che è in mezzo a noi per ristabilire la salute e la pace. 
Noi vescovi e sacerdoti dobbiamo spiegare pubblicamente la necessità dei cattolici di pregare e di praticare il culto nelle loro chiese e cappelle, e di andare in processione per le strade e le vie, chiedendo la benedizione di Dio sul suo popolo che soffre così intensamente. Dobbiamo insistere affinché le norme dello Stato, anche per il bene dello Stato, riconoscano l’importanza distinta dei luoghi di culto, soprattutto in tempi di crisi nazionale e internazionale. In passato, infatti, i governi hanno compreso soprattutto l’importanza della fede, della preghiera e del culto del popolo per superare una pestilenza. 
Come abbiamo trovato il modo di provvedere al cibo, alle medicine e alle altre necessità della vita in un periodo di contagio, senza rischiare irresponsabilmente la diffusione del contagio stesso, in modo simile possiamo trovare il modo di provvedere alle necessità della nostra vita spirituale. Possiamo offrire maggiori opportunità per la Santa Messa e per le devozioni alle quali un certo numero di fedeli può partecipare senza violare le necessarie precauzioni contro la diffusione del contagio. Molte delle nostre chiese e cappelle sono molto grandi. Esse permettono a un gruppo di fedeli di riunirsi per la preghiera e il culto senza violare i requisiti della “distanza sociale”. Il confessionale con lo schermo tradizionale è solitamente dotato o, in caso contrario, può essere facilmente dotato di un sottile velo che può essere trattato con disinfettante, in modo che l’accesso al sacramento della confessione sia possibile senza grandi difficoltà e senza pericolo di trasmissione del virus. Se una chiesa o una cappella non ha un personale sufficiente per poter disinfettare regolarmente i banchi e le altre superfici, non ho dubbi che i fedeli, in segno di gratitudine per i doni della Santa Eucaristia, della Confessione e della devozione pubblica, saranno lieti di aiutare. 
Anche se, per qualsiasi motivo, non possiamo avere accesso alle nostre chiese e cappelle, dobbiamo ricordare che le nostre case sono un’estensione della nostra parrocchia, una piccola Chiesa in cui portiamo Cristo dal nostro incontro con Lui nella Chiesa più grande. Lasciamo che le nostre case, in questo tempo di crisi, riflettano la verità che Cristo è ospite di ogni casa cristiana. Rivolgiamoci a Lui attraverso la preghiera, specialmente il Rosario, e altre devozioni. Se l’immagine del Sacro Cuore di Gesù, insieme all’immagine del Cuore Immacolato di Maria, non è già intronizzata nella nostra casa, ora sarebbe il momento di farlo. Il posto dell’immagine del Sacro Cuore è per noi un piccolo altare in casa, in cui ci riuniamo, consapevoli della dimora di Cristo con noi attraverso l’effusione dello Spirito Santo nei nostri cuori, e mettiamo i nostri cuori spesso poveri e peccaminosi nel suo glorioso Cuore trafitto, sempre aperto ad accoglierci, a guarirci dai nostri peccati e a riempirci di amore divino. Se desiderate intronizzare l’immagine del Sacro Cuore di Gesù, vi raccomando il manuale, L’Intronizzazione del Sacro Cuore di Gesù, disponibile attraverso l’Apostolato Catechista Mariano. È disponibile anche in polacco e in slovacco. 
Per coloro che non possono accedere alla Santa Messa e alla Santa Comunione, raccomando la pratica devota della Comunione spirituale. Quando siamo giustamente disposti a ricevere la Santa Comunione, cioè quando siamo in stato di grazia, non consapevoli di un peccato mortale che abbiamo commesso e per il quale non siamo ancora stati perdonati nel sacramento della Penitenza, e desideriamo ricevere Nostro Signore nella Santa Comunione ma non siamo in grado di farlo, ci uniamo spiritualmente al Santo Sacrificio della Messa, pregando Nostro Signore Eucaristico con le parole di sant’Alfonso de’ Liguori: “Poiché ora non sono in grado di riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore”. La Comunione spirituale è una bella espressione d’amore per Nostro Signore nel Santissimo Sacramento. Non mancherà di portarci abbondante grazia. 
Allo stesso tempo, quando siamo consapevoli di aver commesso un peccato mortale e non possiamo accedere al sacramento della Penitenza o della Confessione, la Chiesa ci invita a compiere un atto di perfetta contrizione, cioè di dolore per il peccato, che “nasce da un amore per cui Dio è amato sopra ogni altra cosa”. Un atto di perfetta contrizione “ottiene il perdono dei peccati mortali se include la ferma decisione di ricorrere al più presto alla confessione sacramentale” (Catechismo della Chiesa cattolica, n. 1452). Un atto di perfetta contrizione dispone la nostra anima alla Comunione spirituale. 
Alla fine, fede e ragione, come sempre, lavorano insieme per fornire la giusta soluzione a una sfida difficile. Dobbiamo usare la ragione, ispirata dalla fede, per trovare il modo corretto di affrontare una pandemia mortale. In questo modo dobbiamo dare priorità alla preghiera, alla devozione e al culto, all’invocazione della misericordia di Dio sul suo popolo che soffre tanto e che è in pericolo di morte. Fatti a immagine e somiglianza di Dio, noi godiamo dei doni dell’intelletto e del libero arbitrio. Usando questi doni di Dio, uniti ai doni di Fede, Speranza e Carità, troveremo la nostra strada nell’attuale tempo della prova mondiale, che è causa di tanta tristezza e paura. 
Possiamo contare sull’aiuto e sull’intercessione della grande schiera dei nostri amici celesti, ai quali siamo intimamente uniti nella Comunione dei Santi. La Vergine Madre di Dio, i santi Arcangeli e Angeli Custodi, san Giuseppe, vero Sposo della Vergine Maria e Patrono della Chiesa Universale, san Rocco che invochiamo in tempi di epidemia, e gli altri santi e beati ai quali ci rivolgiamo regolarmente in preghiera sono al nostro fianco. Ci guidano e ci assicurano costantemente che Dio non mancherà mai di ascoltare la nostra preghiera; Egli risponderà con la sua incommensurabile e incessante misericordia e amore. 
Cari amici, vi offro queste poche riflessioni, profondamente cosciente di quanto state soffrendo a causa del coronavirus pandemico. Spero che vi siano d’aiuto. Soprattutto, spero che vi ispirino a rivolgervi a Dio nella preghiera e nell’adorazione, ognuno secondo le proprie possibilità, e a sperimentare così la Sua guarigione e la Sua pace. Con queste riflessioni vi giunga l’assicurazione del mio ricordo quotidiano delle vostre intenzioni nella mia preghiera e nella mia penitenza, specialmente nell’offerta del Santo Sacrificio della Messa. 
Vi chiedo di ricordarvi di me nelle vostre preghiere quotidiane. 
Rimango vostro nel Sacro Cuore di Gesù e nel Cuore Immacolato di Maria, e nel Cuore Puro di san Giuseppe 
Cardinale Raymond Leo Burke 
21 marzo 2020, Festa di san Benedetto abate

15 commenti:

  1. Ma dai eminenza perché non scrivi ai tuoi amici capitalisti americani che hanno provocato tutto questo macello perché la vera rovina del mondo sono gli USA? E certo il problema sono gli indigeni e il Papa attuale che su una cosa vede chiaro ossia che il capitalismo è la causa del comunismo.

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    1. Eccone un altro che crede alla befana. Il macello l'hanno combinato i cinesi. Capitalismo e comunismo sono le due facce della stessa medaglia.

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    2. "...il capitalismo è la causa del comunismo."

      Studia, somaro!

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    3. ormai è diventata una moda dare la colpa sempre agli USA... ma quando siete nei guai vi fanno comodo, o volete fidarvi veramente dell'Unione Europea?

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    4. Sono senz'altro d'accordo con lei quando afferma che gli USA sono la vera rovina del mondo e che senza il Capitalismo non esisterebbe il Comunismo.
      Non so se conosce l'opera eccellente di Monsignor Hernri Délassus "L'Americanismo e la Congiura Anticristiana", edita da Effedieffe. Gliela consiglio.
      E la consiglio in ogni caso agli altri suoi commentatori e difensori degli USA e del Capitalismo.
      Studiandola, capiranno CHI GOVERNA VERAMENTE GLI USA.
      Esistono poi altre opere eccellenti di Mons. Delassus.

      Effettivamente con le cappe magne e i pizzi non si combina granché.

      Questo è il mio pensiero. Può piacere o non piacere, ma è dettato unicamente da un grande amore per Gesù Cristo Nostro Signore e per la Sua Chiesa.
      Nella Festa dell'Annunciazione imploriamo dallo Spirito Santo tutte le grazie di cui abbiamo bisogno per l'intercessione di Maria e dell'arcangelo Gabriele e particolarmente LUME e FORTEZZA.

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    5. Anch'io leggo Edizioni Effedieffe! Anch'io sono contro il complotto pippoplutogiudaicomassonico! Viva Topolino!

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  2. Ma non poteva essere un po' più succinto ?. E' impossibile leggerlo tutto, e non credo di essere il solo a pensarla così.

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  3. A proposito del virus Mons. Schneider lo definisce "L'attuale divino intervento purificatore". Dal canto suo il Card. Burke afferma: "ci rivolgiamo a Cristo per liberarci dalla pestilenza e da ogni male ... senza l’aiuto di Dio, siamo davvero perduti ... Dio è certamente con noi per aiutarci e salvarci". Quindi Dio, che interviene con un intervento purificatore, va pregato perché ce ne liberi. Dunque la preghiera va intesa come un indurre Dio a tornare sui Suoi passi?
    Prego considerare che questo commento non esprime alcun sarcasmo, bensì, per il sottoscritto, una domanda drammatica.

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  4. Questi Cardinali e Vescovi che ci hanno abbandonato alle chiese senza messa ...ma ai tabaccai aperti, alle industrie aperte...non hanno diritto di “ipocrisia”! Invece di parlare a bassa voce come fanno... dovrebbero comportarsi da veri pastori! Tutti renderanno conto a Dio del loro comportamento...

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  5. Che fine hanno fatto i dubbia?!? Che codardagine! Anche Burke alla fine è come Bergoglio: opportunista. Non è mettendo la cappa magna è un po’ di pizzo che si salverà il cattolicesimo romano!!!

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    1. Ma che noia Anonimo delle 22:32 !!! Che disco rotto!!! Cambia un po' vabbè che la mente talvolta più di tanto non riesce a fare ma...

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    2. Primula rossa25 marzo 2020 12:39

      La noia, caro 08:03, non è il disco rotto (dal papa), è l'acquiescenza dei sedicenti tradizionalisti che si sono abituati al clima squallidamente "misericordioso" che sta dissolvendo la Chiesa.

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    3. x Anonimo delle 08:03 - I disturbati sono presenti nella "vita reale", non si può pensare che non ci siano anche "on line". A me divertono.

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  6. Che guazzabuglio di "Anonimo"!
    Un po' più di fantasia non guasterebbe,
    altrimenti non si capisce il senso
    del pensiero dei vari interlocutori

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  7. La verità che in questo mondo già incasinato per conto suo, il virus è piombato a scompigliare le capocce. Infatti sta imperversando una confusione fatta di vortici di notizie e contro notizie, esperti che si contraddicono, social dilaganti, giornalisti a politici che si accapigliano, la Rai che si accaparra la facoltà di smentire le fake news (ah ... ah...ah), uno stato impietrito dalla burocrazia a sua volta ingessata dalla mafia, una schiera di ecclesiastici dalla faccia spompata che che dall'alto della loro impotenza sparano ognuno la sua. Che macello!!! Stiamo allo sbando!!!



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