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mercoledì 22 gennaio 2020

L'ignoranza (su Giovanni XXIII) genera mostri - II parte: ancora sul falso mito dell'altare al popolo

Dal blog degli amici di Campari e de Maistre  la seconda parte del loro dotto e documentato commento per "insegnare agli ignoranti e sfatare un falso mito su Giovanni XXIII, sul Concilio e su come è andata veramente la riforma liturgica.  (Qui la prima parte).

Luigi

22 gennaio 2020, 
Giovanni XXIII, l'altare e la polemica di Soncino (Cr)  

Abbiamo già parlato dell'organista che a Soncino ha promosso la sua crociata al contrario, contro l'altare antico e il sacerdote colpevole di aver finalmente tolto da una chiesa la "tavola calda modello Lercaro", per dirla alla Guareschi.
Il video che linkiamo qui dà un esempio del basso livello di conoscenza dell'argomento. Prima di fare video su You Tube come un influencer, sarebbe meglio approfondire e non parlare per sentito dire. Secondo questo signore, il Concilio direbbe che ora la Messa è "il popolo che celebra". Ovviamente non cita fonti al riguardo, perché non ci sono. Basterebbe leggere Sacrosanctum Concilium, ma non pretendiamo tanto.

Tant'è che a farne le spese è Giovanni XXIII, presentato come un pasdaran dell'altare girato verso il popolo. Abbiamo già spiegato che non è vero, però ci interessa proseguire l'argomento.
Nel libro "Giovanni XXIII - Angelo Giuseppe Roncalli, una vita nella storia", scritto da Marco Roncalli, nipote del Papa, leggiamo, riguardo il rapporto fra Pio XII e monsignor Roncalli, che era nunzio apostolico a Parigi:

«E' difficile per Roma trovare difetti nel suo comportamento. Quanto a ortodossia poi, nemmeno l'ombra di un sospetto. E non ci sono aspetti maggiori o minori per il nunzio, attento persino alle liturgie ben celebrate e pronto ad esprimere disappunto quando scopre che in qualche chiesa parigina si celebra la messa con l'altare rivolto verso i fedeli, abitudine abusiva, prima della riforma ("abuso" causato da "teste ardenti e un po' bislacche"), così come è pronto a insistere sull'invito a coltivare il latino nelle visite ai seminari, raccomandando la lingua universale della Chiesa ai candidati al sacerdozio in obbedienza alle disposizioni emanate dalla Congregazione dei seminari».

Nella nota 107 si specifica poi un testo dello stesso Roncalli:
«Diario,alle date: 27 giugno 1949, 27 novembre 1949, 26 giugno 1950, ma anche 2 dicembre 1951: "Assistetti alla Messa a S.Severino. Presi freddo e mi nocque. Musica assai migliorata ma la Messa face au peuple [con l'altare rivolto verso i fedeli] una contraddizione grave alle leggi liturgiche. Tutto il Canone pronunciato a voce alta e non in secreto come prescrive il Messale [...]. Avvertii in debito modo il parroco Connan della gravità di questo abuso e credo che sarà arrestato. Oh! Che pena con queste ardenti e un po' bislacche».

Come vediamo, il Roncalli non era per nulla partecipe dei fermenti anti liturgici, che pur avevano una storia lunga. Già sul finire degli anni 20 in Sud America si registravano esperimenti di messe con l'altare al popolo, ma erano abusi belli e buoni.
Passiamo ora alla questione dell'altare "girato". Di ciò nei testi conciliari non si parla, anche se, come esposto, era un tema di cui si discuteva da decenni. Il Concilio però non sembra recepire questo "fermento", che verrà però riproposto con l'introduzione del messale Bugnini-Lercaro, cioè quello di Paolo VI. Su questo punto però si deve essere chiari.

Il cosiddetto "adeguamento liturgico" cui sono state sottoposte alcune chiese, cioè lo sventramento sistematico, non era prescritto da nessuna parte. Si tratta di azioni sconsiderate frutto della furia iconoclasta, quella si postconciliare, da cui è stato preso il clero negli ultimi 40 anni. Da notare la rilevanza penale di quelle azioni, alcune appunto sanzionate dai tribunali con condanne vere e proprie. Sembra paradossale, ma l'assetto di molte chiese storiche è stato salvato dai vincoli posti dalle autorità civili, le eroiche Soprintendenze dei Beni Culturali, che sudano centinaia di camicie per bloccare i crimini contro l'arte e la storia (e il codice penale) che alcuni preti vorrebbero compiere a cuor leggero.
Gli altari moderni spesso e volentieri fanno schifo e sono inseriti in contesti dove risultano essere fastidiosi ed anti estetici. Costano un sacco di soldi, sono fatti talvolta in materiali nobilissimi, ma sono inseriti in chiese costruite attorno all'altare antico e al tabernacolo. Quindi semplicemente non ha senso che siano introdotti in quei contesti. Spesso non sono neanche costruiti in materiali nobili. Abbiamo avuto notizia di pezzi di compensato appoggiati, tenetevi forte, sui trabatelli utilizzati per sostenere le casse da morto.

Dunque l'altare moderno non è obbligatorio per il Novus Ordo, si può benissimo consacrare Ad Deum. La celebrazione verso il popolo si deve inserire solo laddove è possibile. Non ce lo stiamo inventando. Nell'ordinamento generale del Messale Romano leggiamo:
«299. L’altare sia costruito staccato dalla parete, per potervi facilmente girare intorno e celebrare rivolti verso il popolo: la qual cosa è conveniente realizzare ovunque sia possibile. L’altare sia poi collocato in modo da costituire realmente il centro verso il quale spontaneamente converga l’attenzione dei fedeli[116]. Normalmente sia fisso e dedicato».

Leggiamo inoltre:
«303. Nelle nuove chiese si costruisca un solo altare che significhi alla comunità dei fedeli l’unico Cristo e l’unica Eucaristia della Chiesa. Nelle chiese già costruite, quando il vecchio altare è collocato in modo da rendere difficile la partecipazione del popolo e non può essere rimosso senza danneggiare il valore artistico, si costruisca un altro altare fisso, realizzato con arte e debitamente dedicato. Soltanto sopra questo altare si compiano le sacre celebrazioni. Il vecchio altare non venga ornato con particolare cura per non sottrarre l’attenzione dei fedeli dal nuovo altare».

I due punti appaiono contraddittori, come molte cose nel Novus Ordo, ma se facciamo fede al 299, possiamo presumere che l'altare moderno non sia obbligatorio. Al riguardo, si è espressa la Congregazione per il Culto Divino nel 2000, in risposta ad un quesito.

«Quando si tratta di chiese antiche o di gran pregio artistico, occorre, inoltre, tenere conto della legislazione civile al riguardo dei mutamenti o ristrutturazioni. Un altare posticcio può non essere sempre una soluzione dignitosa. Non bisognerebbe dare eccessiva importanza ad elementi che hanno avuto cambiamenti attraverso i secoli. Ciò che rimarrà sempre è l’evento celebrato nella liturgia: esso è manifestato mediante riti, segni, simboli e parole, che esprimono vari aspetti del mistero, senza tuttavia esaurirlo, perché li trascende. L’irrigidirsi su una posizione e assolutizzarla potrebbe diventare un rifiuto di qualche aspetto della verità che merita rispetto ed accoglienza». (Prot. N° 2036/00/L Responso della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, In PONTIFICII CONSILII DE LEGUM TEXTIBUS,Communicationes, vol. XXXII, n. 2, Roma 2000, pp. 171-173. Le inserzioni esplicative fra parentesi quadre sono dellaredazione di Cristianità).

In realtà basterebbe solo un po' di buon senso, come ad esempio quello di Ratzinger:
«[...] ci sarebbe un obbligo generale di costruire - "laddove possibile" - gli altari rivolti verso il popolo. Questa interpretazione, però, era stata respinta dalla competente Congregazione per il Culto divino già in data 25 settembre 2000, quando spiegò che la parola "expedit" [è auspicabile] non esprime un obbligo ma una raccomandazione. L'orientamento fisico dovrebbe - così dice la Congregazione - essere distinto da quello spirituale. Quando il sacerdote celebra versus populum, il suo orientamento spirituale dovrebbe essere comunque sempre versus Deum per Iesum Christum [verso Dio attraverso Gesù Cristo]. Siccome riti, segni, simboli e parole non possono mai esaurire la realtà ultima del mistero della salvezza, si devono evitare posizioni unilaterali e assolutizzanti al riguardo. Un chiarimento importante, questo, perché mette in luce il carattere relativo delle forme simboliche esterne, opponendosi così ai fanatismi che purtroppo negli ultimi quarant'anni non sono stati.
[...]
Il liturgista di Innsbruck Josef Andreas Jungmann, che fu uno degli architetti della Costituzione sulla Sacra Liturgia del Vaticano II, si era opposto fermamente fin dall'inizio al polemico luogo comune secondo il quale il sacerdote, fino ad allora, avrebbe celebrato 'voltando le spalle al popolo'. Jungmann aveva invece sottolineato che non si trattava di un voltare le spalle al popolo, ma di assumere il medesimo orientamento del popolo. La liturgia della Parola ha carattere di proclamazione e di dialogo: è rivolgere la parola e rispondere, e deve essere, di conseguenza, il reciproco rivolgersi di chi proclama verso chi ascolta e viceversa. La preghiera eucaristica, invece, è la preghiera nella quale il sacerdote funge da guida, ma è orientato, assieme al popolo e come il popolo, verso il Signore.»

Purtroppo, i sostenitori dell'altare frontale "sempre e comunque", mentre accusano i fedeli del rito tridentino di essere retrivi e fanatici, sono i primi ad aver assunto nel tempo pose e comportamenti da invasati patologici, di fatto escludendo ogni possibilità di dialogo e ricomposizione delle liti, distruggendo sistematicamente monumenti e gioielli architettonici.
La vicenda di Soncino, di base, nasce da scarsa preparazione molta faziosità. Chi si oppone al sacerdote "tradizionalista", lo fa sulla base di errori storici e teologici conclamati e marchiani.

Al riguardo, sembra corretto linkare il decreto emesso dal Cardinale Siri a Genova, riguardo gli altari, nel 1974.

5 commenti:

  1. La fedelta alla tradizione liturgico-musicale cattolica è dimostrata da tante prove. Nel 1962 pubblicò il Messale secondo la revisione della Commissione nominata da Pio XII prevista dall' enciclica Mediator Dei, un solo anno ( !?!) dopo rimessa in discussione dal CVII, a riprova che si voleva annullare. Il suo, chimiamolo così, errore fu quello di accettare l'inclusione della Liturgia tra i temi del Concilio che non potè controllare perché da tempo molto e senza forze per la neoplasia gastrica. Si iniziò con la SC che postulava equivoche aperture sulle quali agì subdolamente e a colpi di mano, la Commissione tutta composta di novatori eletta da Paolo VI il quale richiamò Bugnini, prima estromesso perché " novatore spinto ed iconoclasta". Tutte queste interminabili e inconcludenti discussioni sulla liturgia sono dovute alla scarsa e inesatta conoscenza dell'iter della riforma i cui particolari sono sicuramente acclarati. Basta studiarli senza prevenzioni per dimostrarne l'origine ideologica.

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  2. "Sempre la Chiesa si è opposta agli errori, spesso li ha condannati con la massima severità. Ora, tuttavia, la sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia piuttosto che della severità" Con queste parole papa Roncalli ha dato il via al ... bergoglianesimo tutto "misericordia" e "discernimento" (leggi avallo). Altare frontale o non frontale è un argomento che ha certamente il suo interesse, ma di fatto ci troviamo in una situazione penosa grazie all'iniziativa roncalliana. Niente di peggio, in una persona qualsiasi, compresi i papi, del compromesso fra Tradizione e modernismo.

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    1. Concordo al 100%.
      Il compromesso fra Tradizione e modernismo significa tenere in una mano lo stendardo di Nostro Signore Gesù Cristo e nell'altra mano quello di Satana.
      Impossible.
      Bisogna scegliere. O l'uno o l'altro.
      Quindi o la Tradizione o il modernismo.

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  3. "L'altare moderno non è obbligatorio per il NO ". La riforma liturgica fu costruita da coloro che lanciavano il sasso e tentavano di nascondere la mano, preferendo arrivare subdolamente a soluzioni di fatto, approfittando delle equivocità della SC e aiutandosi con colpi di mano. Anche Paolo VI si lamentava degli eccessi della riforma ma ne fu il promotore lasciando operare la cricca arrogante dei novatori. E, a proposito di altari, fu lui che ordinò di demolire l'altare antico della Cappella Paolina in Vaticano ( dove sono gli affreschi di Michelangelo !!) per sostituirlo con un orrendo manufatto moderno versus populum che è stato fatto togliere da papa Benedetto ricostruendo quello antico con i pezzi rimasti. Lo scaricabarile dei pessimi risultati della riforma liturgia e i cavilli testuali contano poco: consideriamo i risultati.

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    1. Ecco perché i modernisti postconciliari ha"fatto santo" Paolo VI.

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