lunedì 2 dicembre 2019

Sacro - Sacramento - Sacerdote - Sacrificio

La Croce è sorretta
dal SACRO CUORE di Gesù!
di Enrico Salvi.

Poiché su questo blog si registrano interventi di commentatori che, almeno da come si esprimono, rivelano una grave lacuna circa il significato di SACRO, SACRAMENTO SACERDOTE e SACRIFICIO, è forse opportuno un intervento che, senza avventurarsi in considerazioni troppo dotte e raffinate, si rifaccia prevalentemente all’etimo delle parole in questione, cioè al loro «significato vero e genuino attinto alle sue origini» (etimo.it). 


D’altra parte, l’ignoranza del significato di SACRO, SACRAMENTO, SACERDOTE e SACRIFICIO interdice, lo si voglia o no, l’incorporazione al Cattolicesimo, religione SACRA per eccellenza. Da quanto seguirà, infatti, si evincerà come la SACRALITÀ sia l’indiscutibile radice del Cattolicesimo, come pure indiscutibile è la necessità del SACRAMENTO nelle sue sette (e corrette) modalità di applicazione, a cominciare dal Battesimo, che è tale in quanto cancella il peccato originale e non, come si dice oggi, con un totale svuotamento di senso, “segno dell’accoglienza del nuovo arrivato nella comunità cristiana” o altre banalità vaticano-secondiste del genere. Piuttosto, grazie al Battesimo la
VERTICALITÀ del SACRO s’innesta, attraversandola, sull’ORIZZONTALITÀ dell’UMANO, realizzando già un primo significato del simbolo della Croce ed unendo immediatamente il battezzato al Sacrificio Redentore del Calvario.

Da etimoitaliano.it apprendiamo che: «L'etimologia della parola SACRO è da ricondursi al
latino sacer (forma arcaica sakros), la cui radice si ritrova all’accadico (lingua o insieme di lingue dell'area semitica, ormai estinte) saqāru (“invocare la divinità”), sakāru (“sbarrare, interdire”) e saqru (elevato). Simili radici come sac-sak-sag troviamo nell'indoeuropeo col significato di aderire, attaccarsi (alla divinità). D'altro canto, nel sanscrito il verbo sac-ate significa seguire, accompagnare, e, in senso più ampio, adorare».

Pertanto, la parola SACRO indica da un lato l'unione con l’Elevato, il Divino, e dall'altro la separazione (appunto la "santità", in senso etimologico) del SACRO dal profano. Da notare che il simbolo della Croce è formato dall'intersezione del SACRO (linea verticale) con il profano (linea orizzontale) in un unico Punto che per i Cristiani – ma dovremmo dire per tutti gli uomini – è il SACRO CUORE di Gesù, Redentore Universale. A rigore, pertanto, il profano (pro-fanum, davanti al tempio e quindi fuori di esso) non esiste di per se stesso, dal momento che sulla sua orizzontalità è innestata, ab aeterno, la verticalità del SACRO. E proprio qui sta la nota dolente: la riduzione (illusoria) del verticale all’orizzontale, ovvero del Cristo a (seppur eccezionale) persona umana, ciò costituendo un’illegittima e disintegrante operazione la cui responsabilità, sia detto con estrema franchezza, non può non ricadere sugli addetti ai lavori.

Una liturgia che si allontani (o addirittura abbandoni) la verticalità del SACRO, per esaltare l’orizzontalità dell’umano (e quindi il profano, a cominciare da “creatività” liturgiche (sic), musiche inappropriate, omelie fuori tema e quant’altro) si annulla da sé, e annullandosi sottrae all’umanità dei fedeli la possibilità di elevarsi lungo la VERTICALE SACRALE, lasciandola (o inducendola?!) a crogiolarsi in un piatto sentimentalismo che prende, anzi usurpa il posto della Carità, parola facilmente pronunciabile ma non altrettanto facilmente incarnabile, dato che Essa è Cristo-Dio: Verbum CARO factum est, ove CARO cioè CARNE indica la perfetta CARITÀ, ovvero l’OBLAZIONE DI SÉ del Verbo in quanto CORPO E SANGUE che sale sulle Croce, ovvero sullo Stauros, il palo verticale, sul quale è issato il Patibulum, il palo orizzontale, per la Redenzione dell’umanità. 

«Con il termine Sacro intendiamo dunque ciò davanti a cui il sentimento di un uomo bennato risponde con il bisogno di inchinarsi e d’inchinarsi come non si potrebbe davanti a nulla di soltanto terreno. È qualcosa di misterioso e insieme di determinato, di straniero e insieme di intimo. Lo si percepisce al lume delle stelle, dinanzi alla vastità del cielo, ma è altra cosa dai corpi cosmici e dallo spazio; emerge dal mondo ma arriva da altrove» (Romano Guardini, Scritti Filosofici). 

Ora, francamente, non sembra che i fedeli partecipanti alla liturgia vaticano-secondista sentano “il bisogno di inchinarsi come non si potrebbe davanti a nulla di soltanto terreno”. Al contrario, in tale liturgia l’afflato sacrale è completamente assente, sostituito da un’insignificante temperie umanitaria e pacifista, se non addirittura pseudo mistica. 

A questo punto anche il significato di SACRAMENTO dovrebbe essere chiaro. Sempre secondo l’etimologia, «SACRAMENTUM, dal latino SACRARE consacrare e terminazione MENTUM proprio di nomi verbali: propriamente cosa consacrata», e ancora, importantissimo quanto inattuale (vedi per esempio la facilità con cui si ripudia il Sacramento del Matrimonio): «In antico i Latini lo dissero per Giuramento, che è il modo in cui si rende sacra una promessa». Pertanto il SACRAMENTO, se così si può dire, contiene e trasmette il SACRO senza del quale l’uomo va allo sbando, come sta accadendo ormai da decenni. Con la sua verticalità il SACRO è il timone della barca. E difatti anche il timone è verticale all’acqua che è orizzontale, e senza timone la barca va alla deriva. Deriva, occorre dirlo, alla quale la Barca di Pietro sembra celermente avviata, trovandosi ormai assai vicina agli scogli sui quali rischia di fracassarsi.

Di conseguenza, ben altro che il “presidente dell’assemblea” (che sa tanto di riunione di condominio o di consiglio di amministrazione) il SACERDOTE è «colui che offre a Dio le cose sacre [...] da SACER sacro e DOT rappresentante la radicale, che trovasi nel gr. DOT-EOS aggettivo verbale di DI-DO-MI io do […] Nel cattolicismo, Prete che dice messa». Ragion per cui ci si dovrebbe chiedere quanti ne siano rimasti di veri sacerdoti, che abbiano davvero consapevolezza della nobile ed esclusiva missione affidatagli dal Verbo Incarnato; di amministratori (cioè servi, dato che amministrare significa servire) del SACRO; di veri sacerdoti che siano in tutto e per tutto “rapiti” dallo Spirito Santo che li ha resi tali mediante il SACRAMENTO dell’Ordine; di veri sacerdoti coscienti che l’umanitarismo costituisce di per sé un orizzonte di fallimento; di veri sacerdoti che sappiano che i fedeli hanno un irrinunciabile bisogno del SACRO, nel quale è l’unica possibilità di redenzione.

In ultimo, ma non da ultimo, SACRIFICIO «propr. render sacro, per i Cristiani Morte di Gesù Cristo sulla croce per la redenzione del genere umano». Quindi SACRIFICARE «composto di SACRI da SACER e FACERE fare: propr. render sacro». Il SACERDOTE è colui che ha il potere rinnovare il Sacrificio pronunciando in Persona Christi sul pane e sul vino le parole della CONSACRAZIONE: Questo È il Mio Corpo, Questo È il Mio Sangue: sequenza ineffabile (e tremenda!) che, inutile negarlo, nel Novus Ordo è ridotta al solito “racconto” che ha finito per affievolire nei fedeli (e nel celebrante?) la fede nella PRESENZA REALE, proprio IN QUEL MOMENTO, del Signore Gesù. Si pensi alla subdola frase «Annunciamo la tua morte Signore, proclamiamo la Tua resurrezione nell’attesa della tua venuta», pronunciata subito dopo la Consacrazione, insidia subliminale che mina la fede, giacché se c’è un’attesa, vuol dire che sull’Altare non c’è la Presenza Reale. 

Si conclude proponendo ai SACERDOTI (e ai fedeli) un significativo passo dallo straordinario testo settecentesco Notizia de’ vocaboli ecclesiastici di Domenico Magri Maltese (1717):

«Sacerdos, le cui etimologie sono varie, e cioè Sacra dans, Sacra dos, Sacer dux e Sacra docens, li quali significati tutti doverebbe realmente contenere un grado si eminente della Chiesa, perché il sacerdote dà cose sacre, è una ricchezza sacra, e guida sacra con il buon esempio, e insegna con le parole cose sacre. Se il Sacerdote considerasse un tanto sollevato ministero, una così segnalata grandezza, renderebbesi al certo quasi che impeccabile. Quanti, che vissero laici di professione, ma sacerdoti di merito, nel final giudizio saranno unti et onorati con la stola sacerdotale. E per il contrario molti Sacerdoti di nome saranno degradati, e consegnati al braccio di satanasso, come minaccia Crisostomo ».

2 commenti:

  1. Opportuna e urgente precisazione dottrinale per i cristiani del post CVII. Le nostre nonne, magari semianalfabete, sapevano i termini essenziali della fede. Ora ai ragazzi di insegna da parte di sedicenti catechisti ( sic!) tutto il contrario. I logorroici e narcisistici proclami del CVII hanno prodotto solo una paurosa ignoranza dei fondamenti della dottrina cattolica. Il catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato nel 1992, il cui prezioso e chiaro Compendio, contenente un capitoletto sui Sacramenti, è stato fatto pubblicare da papa Benedetto con MP, quale uno dei primi atti del suo aureo pontificato è del tutto ignorato.

    RispondiElimina
  2. Uno scritto eccellente. Vivissimi complimenti all'autore. Con la speranza che siano in molti a leggerlo e a ben meditarlo. Cor Iesu, miserere nobis.

    RispondiElimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.