lunedì 18 novembre 2019

I grandi protagonisti della musica sacra romana. Dodicesimo"Medaglione": Giacomo Carissimi

Pubblichiamo il dodicesimo contributo che il Maestro Aurelio Porfiri ha donato a MiL: 
il primo, su Palestrina, QUI,
il secondo, su Orlando di Lasso, QUI,
il terzo su de Victoria QUI,
il quarto QUI su G. M. Nanino,
il quinto QUI su Domenico Massenzio da Ronciglione e le aggregazioni laicali,
il sesto QUI su Cristobal de Morales,
il settimo su Giuseppe Ottavio Pitoni QUI ,
l'ottavo su Gregorio Allegri QUI),

il nono su Giuseppe Baini   QUI.
Il decimo su  Gaetano Capocci QUI.
L'undicesimo su Giovanni Aldega QUI.
I nostri lettori possono anche leggere QUI una recensione del nuovo volume sulla liturgia del Maestro QUI un'altra riflessione sulla Sacrosanctum Concilium.
Luigi



MUSICA SACRA AL DI FUORI DELLA LITURGIA

Quando parliamo di musica sacra spesso ci riferiamo all’uso della stessa nella liturgia, ma esiste una musica ad indirizzo sacro che non è fatta per la liturgia. Qui bisognerebbe affrontare tutte le questioni terminologiche su musica sacra, liturgica, rituale, religiosa, di Chiesa e via dicendo, ma non lo farò qui. C’è da dire che ci sono composizioni che hanno valenza strettamente liturgica, almeno nell’uso dei testi anche se non sempre nelle loro versioni musicali: non basta usare il testo del Kyrie per far sì che certe composizioni siano de facto liturgiche. È necessaria una qualità nella musica, e abbiamo parlato già di questo. C’è da dire che certe composizioni sono comunque di grande beneficio alla nostra vita spirituale, pur se esse non hanno spazio nella liturgia. Nel medioevo c’erano le Laudi, cantate dalle confraternite spesso in lingua volgare, dalla cui evoluzione nascerà l’Oratorio musicale, forma nata in ambiente filippino agli inizi del 1600. Grande protagonista nell’evoluzione dell’Oratorio sarà Giacomo Carissimi (1605-1674), nato a Marino, vicino Roma. Fu maestro a Roma per molti anni, specialmente nella chiesa di Sant’Apollinare vicino a piazza Navona, dove fu poi sepolto. 

Andrea Milanesi su Avvenire così ci parla di questo compositore: “Non si può comprendere appieno la forza dirompente e il messaggio innovativo dell'opera musicale di Giacomo Carissimi (1605-1674) senza calarsi tra le pieghe degli avvenimenti storici, culturali e soprattutto religiosi che marchiarono a fuoco i primi decenni del XVII secolo: quando il contrattacco cattolico nei confronti della Riforma protestante di Lutero trovò nelle più disparate discipline artistiche saldi e irremovibili baluardi sia teologici che confessionali. A ribadire la centralità non solo di gratia et fides o di spes et caritas, ma soprattutto della fedeltà ai fondamenti tradizionali della Chiesa: alle Sacre Scritture, alla figura della Madonna, alla schiera dei Santi, all'insindacabile guida del magistero papale e al sostegno della potenza salvifica dei Sacramenti. Ed è proprio questo complesso dottrinale che si impone con grande evidenza nella luminosa parabola creativa del compositore di Marino, per oltre quarant'anni maestro di cappella presso la romana Basilica di Sant'Apollinare (annessa al Collegio Germanico e Hungarico), nonché punto di riferimento assoluto nella definizione e nell'evoluzione della forma musicale dell'oratorio in lingua latina”. E in effetti l’Oratorio fu la possibilità per i compositori di usare mezzi musicali a volte diversi da quelli che si usavano nella liturgia (durate più lunghe, maggiore forze vocali e strumentali) per raccontare storie, storie di santi e dalle Sacre Scritture, o di eventi religiosi particolarmente importanti. Era questa una forma di istruzione popolare di grande importanza al di fuori dell’oggettività del culto liturgico. Di Carissimi possiamo certamente ricordare il suo Oratorio più famoso, Iephte, un Oratorio a 6 voci del 1648 della durata di circa 20 minuti.

Queste composizioni extra liturgiche, ebbero successo soprattutto grazie all’opera dei padri filippini, che dedicarono molte risorse allo sviluppo di questa particolare forma musicale. Carissimi, fu uno dei più grandi compositori di Oratori, ma nella storia ne verranno molti altri in ambito cattolico e protestante, fino ai tempi moderni e contemporanei. È importante che la musica serva l’istruzione cristiana dentro e fuori la liturgia, ma sempre musica di qualità. Ci sarebbe da fare il discorso sull’uso di temi religiosi o cristiani nella musica commerciale. Non possiamo negare che la musica commerciale ha una diffusione enorme fra la popolazione, specialmente dal secolo scorso. Questo fatto non può essere negato e deve essere affrontato come merita. Io penso che non ci sia nulla di male a trattare temi e di tipo spirituale anche nella musica commerciale, anzi questo fatto può aiutare alcune persone ad avvicinarsi a Dio. Ma non bisogna mai fare confusione fra una musica commerciale che può essere fruita negli ambiti propri alla stessa, e l’uso liturgico. Queste sono due cose diverse. Il culto liturgico ha un carattere oggettivo, è la Chiesa che prega, quindi non deve essere ridotto a una espressione di sentimentalismi. Deve essere chiaro un fatto: anche se possiamo comprendere che in qualche modo nella nostra cultura noi saremo esposti alla musica commerciale dobbiamo assolutamente impedire che essa entri nelle nostre liturgie dove non ho assolutamente posto perché non è per le stesse appropriata. Ma allo stato attuale, questa è oramai mai una battaglia persa.



Aurelio Porfiri

2 commenti:

  1. G. Carissimi è una dei sommi musicisti italiani del tutto dimenticato dalle istituzioni concertistiche, ridotte ormai a bombardare le orecchie con le musiche straniere, soprattutto sinfoniche, della seconda metà dell'ottocento e la prima metà del novecento. A Roma le ultime esecuzioni risalgono agli anni cinquanta quando un giovane Bartolucci diresse tutti gli oratori di Carissimi nell'Oratorio del SS. Crocifisso a Roma dove il grande operò, avendo come solisti artisti come Beniamino Gigli e Boris Christoff. L'esecuzione di alcuni oratori avvenne poi negli anni ottanta per iniziativa del p. G.M. Catena, magister puerorum della Sistina ( il 'mago' della voce dei ragazzi lo chiamava Bartolucci tutt'altro che tenero con tutti)nell'Oratorio del S.S.Sacramento. L'accademia di S. Cecilia,dopo un 'esecuzione da parte della Cappella Sistina, di un oratorio nella stagione dei concerti negli anni sessanta, ha ignorato totalmente il quarto centenario della nascita ( 2005) di quel grandissimo compositore cattolico.

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