martedì 12 marzo 2019

Undicesimo della morte di Dom Gérard Calvet O.S.B. (fondatore di Le Barroux)


Con due settimane di ritardo (ma Dom Gérard ci perdonerà) pubblichiamo il ricordo di Romualdica.
Luigi


[Oggi 28 febbraio 2019 ricorre l’undicesimo anniversario della morte di Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008), fondatore e primo abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux. Lo ricordiamo nelle preghiere e lo raccomandiamo a quelle dei lettori. In sua memoria, offriamo di seguito la traduzione dell’articolo di Dom Hervé Courau O.S.B., abate del monastero Notre-Dame de Triors, “Souvenirs sporadiques” (La Nef, n. 302, aprile 2018, pp. 24-25), trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]
Ho visto Dom Gérard Calvet per la prima volta il 2 febbraio 1968. Giovane professo di Fontgombault, facevo allora il mio servizio militare nella regione di Tournay, e la vicina abbadessa di Ozon, Madre Immaculata de Franclieu, intima del mio abate Dom Jean Roy, mi consigliò di trascorrere questa festa mariana dai vicini monaci, con lo scopo di sollevare il morale di Padre Gérard, da poco quarantenne, all’indomani del suo ritorno dal Brasile. “Il ritorno da Curitiba lo sta molto provando”, mi disse in sostanza. L’immediato post-Concilio lo stava quindi perturbando gravemente, più precisamente quel post-Concilio nella sua versione brasiliana senza remore né barriere. La ricreazione trascorsa con lui fu effettivamente alquanto cupa. Il leggerissimo sole invernale non riusciva veramente a infondere gioia nei cuori.
Perciò non sono rimasto sorpreso di ritrovarlo pochi mesi dopo a Fontgombault, una volta terminato il servizio militare. Due monaci più anziani di Tournay, già bene integrati nella comunità, gli diedero la speranza di trovarvi un luogo di pace ove potersi radicare. Tuttavia fu abbastanza breve: mi sembra che la permanenza non oltrepassò i sei mesi. Percepivo in lui una vitalità che si calibrava con esitazione davanti all’osservanza millimetrica di Fontgombault. Lo vedemmo partire con rammarico, poi non sentii più parlare che di tanto in tanto della sua odissea monastica: Montrieux, Montmorin, poi Bédoin, e infine Le Barroux.
L’estate 1984 fu la volta della fondazione di Triors, a poca distanza dal Barroux, dove Dom Gérard e i suoi monaci s’installavano da qualche anno un poco alla volta. Progressivamente le costruzioni coincidevano in maniera fervente con l’ideale di Padre Gérard, fiere e impressionanti, all’altezza della sua comunità giovanile di una trentina di monaci. Pochi giorni dopo l’arrivo a Triors, con altri due monaci dovetti prendere la rotta per il Sud, in occasione della benedizione abbaziale di Jouques. L’automobile passò ai piedi della collina dove la chiesa in costruzione si completava un poco alla volta, come una nave d’alto bordo, sfidando i venti contrari che avrebbero voluto opporsi alla sua identità benedettina.
A partire dall’estate 1988, tutto ha accelerato. Quando il riconoscimento fu ristabilito, si sono succedute le grandi cerimonie: benedizione di Padre Gérard come primo abate (2 luglio 1989), poi la dedicazione della nuovissima chiesa (2 ottobre 1989). Ho potuto profittare della prima e mi feci rappresentare per la seconda. Le relazioni divennero più frequenti, nondimeno con un po’ di riserva.
Le cose migliorarono ulteriormente in occasione di un incontro a Gaussan nell’autunno 1995, per la benedizione delle campane alla quale si era recato con un gruppo di monaci. Il contesto immediato mi sfugge, ma un’allusione al fatto che alla fine degli anni 1950 ero stato allievo a La Pierre-Qui-Vire lo fece balzare, e mi vide allora capace – favorito che gli assomigliava – di comprendere in maniera positiva le differenze fra le nostre osservanze.
Così non esitò, al momento della fondazione di Sainte-Marie de La Garde, alla fine del 2002, a domandarmi di svolgere un ruolo canonico in questo sviluppo. In effetti, la Commissione Ecclesia Dei gli consigliò di fare intervenire un terzo per presiedere la mini-congregazione che nasceva con questa seconda casa. Il fecondo reclutamento continuava a caratterizzare l’opera del Padre Gérard: si poteva presagire che la fondazione sarebbe diventata presto abbazia, e serviva dunque un terzo per svolgere il ruolo di presidenza, oltre al ruolo che spettava all’abate fondatore.
Credo di ricordare che Dom Gérard mi parlò di tutto questo diversi mesi prima della fondazione, forse addirittura anni prima: perciò m’inviava il suo Priore a precisare gli aspetti, argomentando che l’aspetto canonico della situazione gli sfuggiva; ciò assomiglia alquanto al caro Padre Abate, che governa a colpi di belle intuizioni, come un grande principe, lasciando in seguito ad altri il compito di mettere il pennacchio nell’ordine conforme alle contingenze ecclesiastiche.
Comunque sia, nel giugno del 2002 mi convinsi a parlare di Dom Gérard al Padre Abate Primate, Dom Notker Wolf: l’occasione mi si presentava in Lituania, dove lo incontrai alla dedicazione della fondazione di Solesmes in quel Paese. Lontani dai nostri rispettivi uffici, un po’ “in vacanza”, io e lui avevamo lo spirito del tutto libero. Di fatto, questo primo scambio con lui riguardante Le Barroux lo trovò più aperto di quanto io temessi: mi ringraziò della mia testimonianza e mi assicurò che avrebbe fatto quanto possibile per introdurre nella struttura della Confederazione questo potente ramo, sebbene intimidisse non poco altri monasteri. Il riconoscimento dell’Ordine ebbe luogo finalmente nel settembre 2008, sei mesi dopo il ritorno a Dio di Dom Gérard; ma fu come un segno del cielo per completare la sua fervente opera. Quando dunque ringraziai il Padre Abate Primate, mi disse con semplicità, testimoniando l’ammirazione che ebbe nell’occuparsi di questo dossier: “Questi fratelli, li amo!”.
Torniamo un poco indietro. Dovetti visitare regolarmente come previsto i due monasteri in nome della Commissione Ecclesia Dei. Furono dei bei momenti, talora un po’ tesi, spesso illuminati dalla bonomia di Padre Gérard, che nei momenti critici sapeva fare abbassare la pressione con grandezza. In ogni caso fu ciò che accadde quando ritenne di dovere dare le dimissioni. Di tanto in tanto l’aveva evocato, ma come scherzando. Poi il 10 novembre 2003, nel primo pomeriggio, vidi il Padre Priore arrivare dalle monache dove stavo trascorrendo la giornata, e mi disse che il Padre Abate mi attendeva nel suo ufficio per significarmi questa importante decisione.
Giunsi rapidamente da Dom Gérard. Mi accolse con il più grande sorriso abituale, forse un po’ più grande del solito, poi si mise a proseguire l’impegno al quale si stava occupando: terminare la stesura di una lettera a un cardinale, ciò che gli prese un po’ di tempo, poi preparò la busta, ciò che gli prese ancora più tempo, perché ne scriveva l’indirizzo sontuosamente, con una calligrafia di elevata arte. Non potevo credere che fosse così meticoloso in un momento così serio. Poi, guardandomi nuovamente, si tolse l’anello e la croce pettorale come un bambino felice di arrivare in vacanza, presumendo che ciò bastasse e che si potesse avvertire la comunità.
In effetti, la cerimonia ufficiale ebbe luogo senza tardare al capitolo, ma dopo che il Priore e il Cerimoniere gli restituirono le insegne per procedere ufficialmente a queste dimissioni dalla sua carica, con le preghiere d’abitudine. Meno di quindici giorni dopo, ci fu l’elezione. L’emozione era sensibile un po’ dappertutto, ma era ancora lui che trovai più tranquillo nella casa, con la giocosità che lo caratterizzava. L’elezione si fece nelle forme richieste, con la sobria solennità dei grandi uffici benedettini. Dom Gérard non ne prese parte, attendendo nel suo ufficio, quindi in ritiro. Non appena il suo successore fu eletto, lo si avvisò e si mise nella fila dei monaci per dargli l’obbedienza, come gli altri. Il 25 gennaio seguente si tenne la benedizione abbaziale, e nuovamente Dom Gérard prestò obbedienza nelle mani del suo successore, con l’emozione che si può immaginare da una parte e dall’altra. La pagina era stata girata.
Con la sua magnifica opera Dom Gérard mi ha insegnato un giorno l’esistenza della “quadruplice alleanza” che ci fu, più di un secolo fa, fra Solesmes (i due monasteri di Saint-Pierre e di Saint-Cécile) ed En-Calcat gemellato con Dourgne: due monasteri di monaci e due di monache. Gli abati erano Dom Paul Delatte e Dom Romain Banquet, e le abbadesse del grande irradiamento mistico erano Cécile Bruyère e Marie Cronier. Nei tempi difficili che precedettero le espulsioni del 1902, la loro quadruplice amicizia associava i due grandi rami benedettini di Francia, fondati rispettivamente da Dom Guéranger (1837) e Dom Muard a La Pierre-Qui-Vire (1850), da cui nacque En-Calcat.

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