venerdì 26 ottobre 2018

#sumpont2018 Cronache dal Convegno Summorum Pontificum

Roma, 26 ottobre, ore 10. Nella spaziosa sala convegni dell'Istituto Augustinianum, a pochi metri dal colonnato di San Pietro, prende avvio l'annuo pellegrinaggio con un'importante occasione di incontro e di riflessione; argomento: la diffusione nel mondo della liturgia tradizionale nel contesto più generale della situazione della Chiesa universale.

E per entrare in medias res in questo respiro internazionale (attestato anche, se volete, dall'ottima organizzazione di un servizio di traduzione simultanea multilingue), il convegno ha preso avvio con la prolusione del moderatore abbé Barthe (noto ai più non solo per i profondi saggi sulla liturgia, ma anche per il meritevole lavoro di analisi e commento della situazione delle chiese nazionali di vari paesi europei), seguito dalla relazione del Presidente della Federazione internazionale Una Voce Felipe Alanis Suarez.

Ricordiamo brevemente che Una Voce è stata per molti anni l'unica organizzazione laicale a tutela della Liturgia Immemoriale, fondata fin dai tempi cupi dell'iconoclastia conciliare: zattera, anzi arca di Noè nel diluvio e nei tempi oscuri della distruzione e, poi, del tempo degli indulti, quando la Messa di sempre era a mala pena tollerata in piccole ed osteggiate riserve indiane, nella dichiarata attesa (quanto mai frustrata!) che il passare del tempo estinguesse quei vecchi nostalgici incapaci di stare al passo con le magnifiche sorti, e progressive, de “l'aggiornamento”.

Alanis Suarez ha esordito ricordando la situazione del Messico, dove i primi nuclei di Una Voce si formarono intorno ad espatriati di origine europea, probabilmente più sensibili a ragioni di storia e tradizione allora percepita come eurocentrica; ma da quel germe l'interesse per la Messa latina tradizionale si è diffusa anche tra le persone del luogo ed è divenuta una componente in crescita in tutta l'America Latina.

Ad oggi Una Voce può attestare un interesse in costante crescita per la Messa in forma straordinaria e il suo compito è assistere i gruppi che incontrano, ancor oggi, difficoltà nei rapporti coi vescovi diocesani per ottenere quello che, ricordiamo, non solo è un loro diritto canonico ma è anche qualcosa che dovrebbe essere trattato a livello parrocchiale, come la cosa più naturale del mondo (in fondo, si chiede a un prete di celebrare la Messa, no?), e non essere avocato dal Vescovo quasi si trattasse di un problema.

Un messaggio di incoraggiamento, quindi, che viene dall'Associazione che, possiamo dirlo, ne ha viste di tutte negli ultimi travagliati cinquant'anni.
Enrico

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