venerdì 21 aprile 2017

Vicenza: niente chiese ai cattolici, sì agli ortodossi. Tradizionalisti contro la Curia. La notizia finisce sui giornali

Continuano le discriminazioni contro i cattolici.
A Vicenza, nonostante la richiesta ai sensi del Motu Proprio "Summorum Pontificum" e dell'Istruzione dell'Ecclesia Dei "Universae Ecclesiae", i fedeli legati alla forma straordinaria del Rito Romano restano ancora, dopo 10 anni, senza una chiesa. Mentre la Curia ne affida una agli Ortodossi.
Per carità, meglio loro che gli anglicani o i protestanti, eh, ma perchè da questo slancio di "misericordia ecumenica" restano sempre fuori i cattolici?
Questi episodi non solo sono abusi dal punto di vista canonico (per cui i fedeli, se si organizzassero, vincerebbero il processo canonico contro il Vescovo, a' sensi dell' art. 7 Summorum Pontificum e art. 10 § 1 Universae Ecclesiae e altri, si veda sotto) ma dei veri e propri insulti alla famigerata "misericordia" che tanto vanno cianciando ultimamenti i prelati, come se fosse un'invenzione ultima di Francesco. Si accolgono coloro che, di fatto, sono fuori dalla Chiesa Cattolica, e si bastonano invece coloro che dentro lo sono da secoli.
Bella roba davvero! Poi si stupiscono se il gettito ex 8xMille diminuisce! 
Quousque tandem abutere patientia nostra? 

Articolo tratto da L'Arena, del 19.04.2017 

Roberto




Summorum Pontificum: 

art 5
§ 1. Nelle parrocchie, in cui esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica, il parroco accolga volentieri le loro richieste per la celebrazione della Santa Messa secondo il rito del Messale Romano edito nel 1962. Provveda a che il bene di questi fedeli si armonizzi con la cura pastorale ordinaria della parrocchia, sotto la guida del Vescovo a norma del can. 392, evitando la discordia e favorendo l’unità di tutta la Chiesa.
§ 2 omissis
§ 3. Per i fedeli e i sacerdoti che lo chiedono, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma straordinaria anche in circostanze particolari, come matrimoni, esequie o celebrazioni occasionali, ad esempio pellegrinaggi.
art. 7
Se un gruppo di fedeli laici fra quelli di cui all’art. 5 § 1 non abbia ottenuto soddisfazione alle sue richieste da parte del parroco, ne informi il Vescovo diocesano. Il Vescovo è vivamente pregato di esaudire il loro desiderio. Se egli
non può provvedere per tale celebrazione, la cosa venga riferita alla Commissione Pontificia “Ecclesia Dei”.

Universae Ecclesiae: 

art. 8 
8. Il Motu Proprio Summorum Pontificum costituisce una rilevante espressione del Magistero del Romano Pontefice e del munus a Lui proprio di regolare e ordinare la Sacra Liturgia della Chiesa [3] e manifesta la Sua sollecitudine di Vicario di Cristo e Pastore della Chiesa Universale [4].
Esso si propone l’obiettivo di:
a) offrire a tutti i fedeli la Liturgia Romana nell’Usus Antiquior, considerata tesoro prezioso da conservare;
b) garantire e assicurare realmente a quanti lo domandano, l’uso della forma extraordinaria, nel presupposto che l’uso della Liturgia Romana in vigore nel 1962 sia una facoltà elargita per il bene dei fedeli e pertanto vada interpretata in un senso favorevole ai fedeli che ne sono i principali destinatari;
c) omissis
art. 10 
10. § 1. La Pontificia Commissione esercita tale potestà, oltre che attraverso le facoltà precedentemente concesse dal Papa Giovanni Paolo II e confermate da Papa Benedetto XVI (cf. Motu Proprio Summorum Pontificum, artt. 11-12), anche attraverso il potere di decidere dei ricorsi ad essa legittimamente inoltrati, quale Superiore gerarchico, avverso un eventuale provvedimento amministrativo singolare dell’Ordinario che sembri contrario al Motu Proprio.
 art 13
13. I Vescovi diocesani, secondo il Codice di Diritto Canonico, devono vigilare in materia liturgica per garantire il bene comune e perché tutto si svolga degnamente, in pace e serenità nella loro Diocesi [5], sempre in accordo con la mens del Romano Pontefice chiaramente espressa dal Motu Proprio Summorum Pontificum [6]. In caso di controversia o di dubbio fondato circa la celebrazione nella forma extraordinaria, giudicherà la Pontificia Commissione Ecclesia Dei.
art. 14 
14. È compito del Vescovo diocesano adottare le misure necessarie per garantire il rispetto della forma extraordinaria del Rito Romano, a norma del Motu Proprio Summorum Pontificum.

art 15 
15. Un coetus fidelium potrà dirsi stabiliter exsistens ai sensi dell’art. 5 § 1 del Motu Proprio Summorum Pontificum, quando è costituito da alcune persone di una determinata parrocchia che, anche dopo la pubblicazione del Motu Proprio, si siano unite in ragione della loro venerazione per la Liturgia nell’Usus Antiquior, le quali chiedono che questa sia celebrata nella chiesa parrocchiale o in un oratorio o cappella; tale coetus può essere anche costituito da persone che provengano da diverse parrocchie o Diocesi e che a tal fine si riuniscano in una determinata chiesa parrocchiale o in un oratorio o cappella.
art 16
16. Nel caso di un sacerdote che si presenti occasionalmente in una chiesa parrocchiale o in un oratorio con alcune persone ed intenda celebrare nella forma extraordinaria, come previsto dagli artt. 2 e 4 del Motu Proprio Summorum Pontificum, il parroco o il rettore di chiesa o il sacerdote responsabile di una chiesa, ammettano tale celebrazione, seppur nel rispetto delle esigenze di programmazione degli orari delle celebrazioni liturgiche della chiesa stessa.
art 17 
17. § 1. Per decidere in singoli casi, il parroco o il rettore, o il sacerdote responsabile di una chiesa, si regolerà secondo la sua prudenza, lasciandosi guidare da zelo pastorale e da uno spirito di generosa accoglienza.
§ 2. Nei casi di gruppi numericamente meno consistenti, ci si rivolgerà all’Ordinario del luogo per individuare una chiesa in cui questi fedeli possano riunirsi per ivi assistere a tali celebrazioni, in modo tale da assicurare una più facile partecipazione e una più degna celebrazione della Santa Messa.

2 commenti:

  1. Ennesimo esempio di faziosità e ostilità dall'interno, che si ritorce contro la Chiesa, dichiarando subdolamente l'illegalità della celebrazione VO, mai canonicamente abolito, contro il SP, per non ammettere il fallimento della riforma liturgica che avrebbe dovuto riportare il popolo in chiesa e l'aumento delle vocazioni. A questi mitratelli non resta che fare i ducetti nella desolazione delle chiese sempre più vuote, nella forte riduzione dei matrimoni religiosi e dei battesimi e di una morale sempre meno cattolica.

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  2. Ancignano è a 10 km da Vicenza.

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