martedì 29 dicembre 2015

Pontoglio: se anche la Chiesa tradisce le proprie radici



Adesso dite voi cosa c'è di «cuore pieno di marciume» secondo l'omelia predicata da don Angelo Mosca, parroco di Pontoglio, in queste due frasi che il sindaco e il consiglio comunale di Pontoglio hanno apposto al cartello segnaletico del Comune bresciano.
L'Italia è piena di cartelli che non significano niente. Di sindaci e giunte comunali che si pregiano di aver raccomandato la scrittura, accanto al nome della località, di «Comune denuclearizzato». Oppure, tanto cari alle sinistre, di sindaci e giunte che dopo essersi presi per mano e aver fatto un bel girotondo, hanno stampato sotto il nome del loro paese e città l'inciso «Comune per la pace».
Chi ha mai avuto niente da dire su questi pensierini pettinati d'aria fritta e arcobaleno? Avete mai sentito preti e parroci lamentarsi di queste scritte, che niente aggiungono e niente tolgono al fatto che ti trovi a Gorgonzola piuttosto che a Oristano? E invece, proprio adesso che circolano per il mondo mattacchioni che vorrebbero sottometterci a una strumentalizzazione della religione che non prevede nessuna tolleranza né, tanto meno, misericordia, certi preti e certi parroci si svegliano dal torpore parrocchiale e si indignano perché in paese qualcuno prova a ricordare anche solo simbolicamente che questa idea di religione non ci appartiene, non ci va e perciò non sono i benvenuti coloro che la praticassero.
Si è visto ad esempio con il vescovo di Padova. Quello che volentieri, e pur se non richiesto, avrebbe rinunciato al presepe. Perché? Ma certo, perché «non dobbiamo presentarci pretendendo qualsiasi cosa che magari anche la nostra tradizione e la nostra cultura vedrebbe come ovvio. Se fosse necessario per mantenere la tranquillità e le relazioni fraterne tra di noi io non avrei paura a fare marcia indietro su tante nostre tradizioni». Al che uno si chiede, ma cosa sei diventato sacerdote a fare se pensi che le relazioni fraterne si mantengano rinunciando a quello che sei, alla tua fede e alle tue tradizioni, permettendo al prepotente le sue prepotenze?
Nel suo piccolo, il parroco di Pontoglio va anche oltre l'assurda ritirata del porporato veneto (1). Il prete di Pontoglio legge il Corriere e la Repubblica, legge che questo cartello strilla «via i musulmani» invece che quello che, dalla prima elementare in avanti, ogni italiano non analfabeta può tranquillamente leggere sul cartello medesimo. E così, da chierico prepotente, con le spalle coperte dal fior fiore dell'inquisizione politicamente corretta (che legge fiaschi e scrive fischi), strepita dal pulpito, domenica 20 dicembre, proprio sotto Natale, dando del «marcio» interiore al sindaco e agli amministratori di un paese.
Picchia duro, il parroco di Pontoglio, dice che «il cristianesimo non è né tradizione né cultura. La religione non deve creare muri. Il nostro vescovo e il nostro Papa Francesco, con la Bibbia, ci insegnano che si debbono amare tutti gli uomini, da ovunque essi provengano». In aggiunta, non contento dell'invettiva dal pulpito, sollecita i ragazzi della parrocchia a una raccolta di firme per togliere il cartello.
Domanda: ma dove sarebbero i «muri» e il «marciume» in una scritta, magari ridondante, magari pleonastica, magari bizzarra, in una democrazia dove rispetto e buona creanza dovrebbero essere principi ovvi, normali, da far valereovunque e comunque, senza bisogno che siano scritti sui cartelli stradali? D'accordo, c'è retorica in quella segnaletica di Pontoglio. Ma, ripeto, perché non scandalizza nessuno il cartello «Comune per la pace» (quando non credo ci siano comuni sospettabili di essere «per la guerra») o del paesello «denuclearizzato» (quando il problema del nucleare non esiste in Italia), mentredovrebbe scandalizzare una scritta che raccomanda tolleranza, rispetto, senso civico, altrimenti «qui non siete i benvenuti»? Considerati i tempi di intolleranza e maleducazione diffusa, a noi sembra che siano principi che si dovrebbero raccomandare a lettere cubitali in ogni ambito educativo e istituzionale.
Bene perciò hanno fatto gli amministratori di Pontoglio a richiamare il loro parroco al puro e semplice esame letterale di quel cartello.
Difficile però che il nostro parroco intenda l'italiano. Uno che dice che il cristianesimo non è «né tradizione né cultura» non è soltanto lievemente analfabeta. È proprio uno che ha sbagliato mestiere.

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nostre note
1. forse l'autore intendeva dire "prelato veneto": Mons. Cipolla infatti non è cardinale, e non è quindi insignito della porpora.

9 commenti:

  1. En estos tristes tiempos el "sindaco di Pontoglio ha avuto coraggio" y valor. Aqui en Espanya tenemos que aprender mucho de los Alcaldes de la querida nacion hermana Italia. Sobre todo en estos momentos ( qui, a Spagna d' incertezza politica e ritorno alla guerra civile ).
    Bravo per il Sindaco e un 0 al Vescovo di Padova (l'amata citta' di Sant'Antonio) e anche un altro 0 per l'ignorante Parroco.
    Buon Natale et prosequitur.

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  2. Applicazione estrema e demagogica dell'ecumenismo e del 'dialogo', padre del relativismo modernista di per se anticristiano, iniziato con superficiale bonomia da papa Giovanni e proseguito con cieca ed acritica insistenza dai papi successivi, con la sola parentesi del tanto odiato grande papa Benedetto.

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  3. Se perfino i ministri di Dio rinunciano alle tradizione… ricordo a tutti la frase: "Nulla veritas, sine traditione" La chiesa come la intendiamo noi è finita, è solo grazie a poche persone di buona volontà che persiste la tradizione del presepio, delle carole, ed ogni tanto anche gli zampognari (che ormai qui al nord non ci sono quasi più), ci toglieranno tutto, anche la tradizione e l'identità. Gridano a No global, ma sì alla globalizzazione del relativismo e dell'islam. No, non ci sto!
    Grazie ai papi conciliari e post conciliari con la sola parentesi di Benedetto XVI che ha toccato le corde giuste, altrimenti non lo obbligavano a dimettersi, perché contrariamente a quello che molti pensano, e quello che naturalmente dicono ufficialmente, io ne sono convinto che Benedetto sia stato obbligato a dimettersi. Non so come e non so da chi.
    Ci toglieranno tutto anche le chiese, l'identità, ma non ci toglieranno MAI Cristo che vive dentro di noi e che non ci abbandonerà mai.
    A.

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    1. Concordo totalmente, costretto a togliere il disturbo......io qualche idea l'avrei sul chi e come, ma la tengo per me, no, Cristo non ci abbandonerà, ma saremo costretti all'anonimato e a nasconderci, sed non praevalebunt.

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  4. Benedetto XVI ha stato obbligato a rinunziare. Ragionate: Anno della Fede indetto... riforma del rito del Battesimo iniziata... inclusione del nome di San Giussepe nei Nuovi Canoni della Messa deciso... Enciclica Lumen Fidei scrita...
    Non sono imbecille.

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    1. Corrigenda: rinunciare.

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  5. Nel Ius Canonicum si dice: se la rinuncia e' non licita e' sempre valida. Si guarda al bene supremo delle anime. Percio' Papa Francesco est verus Papa. e Vicarius Christi. Attraverso i papi cattivi come dice Bertrand de Margerie S.J. Nostro Signore guida sempre la Chiesa e cosi risplende la sua Onnipotenza che non ha bisogno di noi.

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  6. ricordiamoci che dopo il concilio vat.II di preti veri cattolici ne sono rimasti molto pochi, e non sono nè il prete di pontiglio nè (il cosidetto vescovo - titoli che non meritano) Cipolla - guardiamo al cattolicesimo ormai, solo nei preti tradizionali, che pensano a fare davvero i preti, e non i sindacalisti, i sociologi, ne i contadini. Forse l'unico, ma erano altri tempi, da guardare con entusiasmo è stato Don Bosco.

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    1. "Forse"? Ma Lei sa chi era San Giovanni Bosco?
      Don Bosco sapeva parlare alla società di eternità... Oggi invece si parla sempre , solo e a chiunque di società: ma come ha detto lei, erano altri tempi

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