martedì 21 luglio 2015

"Un pastore non deve decidere in base agli applausi o meno dei media; la misura è il Vangelo, la fede, la sana dottrina, la tradizione" (Mons. Gaenswein)

L’emorragia nella Chiesa tedesca 
di Marco Tosatti, da Libertà e persona del 20.07.2015

La Chiesa cattolica tedesca l’anno scorso ha perso un numero record di fedeli: quasi 218.mila persone, circa 39 mila più dell’anno precedente. 
E’ una cifra particolarmente alta, superiore persino a quella del 2010, l’anno in cui la Chiesa tedesca fu scossa dallo scandalo degli abusi sessuali sui minori. 
In Germania la fede va dichiarata all’atto della dichiarazione fiscale; e in conseguenza di ciò – come illustra il recente caso di Luca Toni – la confessione di appartenenza rivendica e riceve una tassa, la “Kirchensteuer”. 
Sono cifre considerevoli; nel 2011 la Chiesa tedesca ha percepito qualche cosa come 6,3 miliardi di dollari. 
La Chiesa tedesca è il secondo datore di lavoro nel Paese, e la sua influenza è considerevole nel Terzo Mondo grazie anche agli aiuti elargiti con i fondi della Kirchensteuer. 
Alcuni commentatori – come l’americano George Weigel – attribuiscono questa crescente disaffezione, oltre che a ragioni finanziarie, alla tendenza di una larga parte dell’episcopato a tentare di modificare la dottrina della Chiesa. 
Fra questi la dottrina relativa al matrimonio e ai sacramenti per i divorziati risposati, di cui si parlerà nel Sinodo dell’ottobre prossimo. 
E’ interessante in questo senso vedere che cosa afferma, in un’ampia intervista a “Zenit”, mons. George Gaenswein, Prefetto della Casa Pontificia e già segretario di Benedetto XVI. 

Alla domanda dell’intervistatore: 
Alcune di queste dispute provengono dalla sua terra d’origine, la Germania. Perché? 
Sì. È vero che non tutti gli errori vengono da là, ma il punto in questione certamente sì: vent’anni fa Giovanni Paolo II, dopo una lunga e impegnativa trattativa, non accettò che i cristiani risposati potessero accedere all’Eucaristia. 
Ora, non possiamo ignorare il suo magistero e cambiare le cose. 
Perché alcuni pastori vogliono proporre ciò che non è possibile? 
Non lo so. Forse cedono allo spirito del tempo, forse si lasciono guidare dal plauso umano causato dai media… 
Essere critico contro i mass media è certamente meno piacevole; ma un pastore non deve decidere in base agli applausi o meno dei media; la misura è il Vangelo, la fede, la sana dottrina, la tradizione. 

8 commenti:

  1. Tutte le Chiese in Europa sono in crisi, non vedo perché il fenomeno no dovrebbe riguardare anche quella cattolica. Lo stesso Islam, dopo un periodo di espansione, è ora fermo, anzi dato il calo di natalità presente anche nei paesi arabi, come numero di praticanti in assoluto è in recessione.

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    1. Consolazione veramente eroica ( e faziosa ) di chi gioisce della crisi del cattolicesimo!

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    2. Non dovrebbe riguardare la Chiesa perché, se la sana dottrina, la vera ed unica Parola di salvezza, quella di Cristo crocifisso e risorto, fosse presentata e vissuta in modo chiaro e sincero, senza ambiguità, diminuzioni, mondanizzazioni ed adulterazioni varie, sarebbe un faro ed un porto sicuro per tutti gli smarriti e confusi. Purtroppo l' "andate e rendete discepole tutte le genti" oggi è considerato una sciocchezza, come è "brutto" parlar di coppie irregolari.
      Il Vangelo, insomma, ove presentato in tutta la sua profondità ed altezza ineguagliabile, avrebbe una forza di attrazione enorme anche oggi. E lo dimostra l'abbondante messe di vocazioni che cercano fuori dei seminari diocesani il senso del sacro a cui donarsi totalmente.

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    3. Ma quale calo di natalità per gli Islamici? Ma dove? Basta guardarsi in giro: le donne musulmane hanno almeno 3 figli a testa più un altro in pancia! Ci stanno seppellendo!!!

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  2. Restiamo coi piedi per terra, i seminaristi sono sempre pochi, intra ed extra seminari diocesani e non, quanto ai mussuli purtroppo sono sempre di più e stanno diventando arroganti, violenti e prepotenti, altro che moderati......

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  3. La mia è una semplice constatazione, poi se si vuol polemizzare per il solo gusto di farlo... ognuno si consola come può! Dai dai UNICEF la natalità delle donne islamiche, fino a 35 anni fa era di 5,6 figli ciascuno, se poi consideriamo quanti islamici muoiono ogni giorno facilmente i conti tornano. Vorrei aggiungere che se il problema fosse nel CVII ci dovrebbe essere un successo planetario della FSSPX, mentre, al massimo si stima il numero di seguaci in un milione. Stima più ampia...

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    1. Nuovo sa benissimo che il problema della FSSPX è che è percepita (o meglio fatta percepire) come entità scismatica e quindi molta gente ha remore per seguire la Fraternità. Altro discorso riguarda la concessione di CHiese, la gente è ancor oggi legata alla parrocchia (giustamente) e quindi l'attaccamento alla Chiesa permane in tal senso. Alla FSSPX non sono concesse strutture e quindi ha anche una visibilità limitata da parte dei fedeli.

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  4. La Fraternità ha il grosso handicap d'esser considerata fuori della Chiesa e d'esser demonizzata dalla stampa.
    In ogni caso i seminari tradizionali son ricchi di vocazioni. Creare seminari di tale impostazione non è semplice, anche per motivi finanziari oltre che per l'ostilità della stragrande maggioranza dei vescovi..
    Se si istituissero seminari tradizionali diocesani, il confronto avrebbe più senso.

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