venerdì 17 luglio 2015

L'Acton Institute: alcune tesi scientifiche della Laudato si imprudenti.

Da Vatican Insider


ANDREA TORNIELLI Città del Vaticano

Uno dei punti nevralgici della enciclica «Laudato si'», che si riconnette con l'esortazione «Evangelii gaudium», è la critica globale all'attuale sistema di sviluppo e dunque il legame che rende l’emergenza ecologica il volto odierno della questione sociale. Francesco afferma: «al di là di ogni previsione catastrofica, è certo che l’attuale sistema mondiale è insostenibile». Molte pagine del nuovo documento, sottoposto a critiche preventive prima ancora che se ne conoscesse il testo, vengono ora discusse da vari punti di vista. Le tesi e le ipotesi di Francesco sono per esempio giudicate «imprudenti» da padre Robert Sirico, presidente dell'Acton Institute, una «think tank» che ha come missione quella «di promuovere una società libera, virtuosa, e umana» approfondendo il legame tra fede e libertà. E che di fatto sostiene l'assoluta libertà del mercato e dei mercati come soluzione ai problemi del mondo cercando di legarla alla dottrina sociale della Chiesa.

Nella «Laudato si'» Papa Bergoglio ha offerto una panoramica realista della situazione: ha denunciato «la sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza», ha detto che «molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti». «I poteri economici - si legge nella Laudato si' - continuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria», oggi «qualunque cosa che sia fragile, come l’ambiente, rimane indifesa rispetto agli interessi del mercato divinizzato, trasformati in regola assoluta».

 «L’economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto... La finanza soffoca l’economia reale. Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale. In alcuni circoli - ha puntualmente sottolineato - si sostiene che l’economia attuale e la tecnologia risolveranno tutti i problemi ambientali», allo stesso modo in cui si afferma che i problemi della fame si «risolveranno semplicemente con la crescita del mercato». «Ma il mercato da solo però non garantisce lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale».

Bergoglio ha ricordato che «la politica non deve sottomettersi all’economia» e questa non deve sottomettersi alla tecnocrazia. A proposito della crisi finanziaria afferma: «Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza» che potrà solo generare nuove crisi. Francesco ha chiesto di «evitare una concezione magica del mercato, che tende a pensare che i problemi si risolvano solo con la crescita dei profitti». E ha osservato che «il principio della massimizzazione del profitto, che tende ad isolarsi da qualsiasi altra considerazione, è una distorsione concettuale dell’economia» e che «oggi alcuni settori economici esercitano più potere degli Stati stessi».

Quello sull'«economia che uccide» è dunque il vero punto nevralgico di scontro tra l'attuale pontificato e i veri gangli del potere mondiale.

Nel suo commento all'enciclica, pubblicato sul Wall Street Journal e sulla newsletter dell'Acton Institute, padre Sirico afferma: «Andiamo al sodo: molto di ciò che viene scritto nell’enciclica di Papa Francesco sulla custodia ambientale, Laudato si’, pone una sfida importante ai sostenitori del libero mercato, quelli di noi che credono che il capitalismo è una forza potente per la cura del pianeta e per far uscire le persone dalla povertà». Dopo aver evidenziato che uno dei «punti più graditi» della lettera papale è l'invito alla discussione, Sirico aggiunge: «Ma gran parte dei punti discussi in questa enciclica e molte delle ipotesi che ne conseguono sono imprudenti. C’è un forte pregiudizio contro il libero mercato, e suggerimenti che la povertà è il risultato di un’economia globalizzata».

 Il presidente dell'Acton Institute rivendica: «Il capitalismo ha stimolato la maggiore riduzione della povertà globale della storia mondiale: secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, il numero di persone che vivono con $1,25 al giorno è passato da 811 milioni nel 1991 a 375 milioni nel 2013. Questa è solo una statistica tra le miriadi di pagine favorevoli al capitalismo. Un dibattito onesto tra gli esperti eliminerà questa fandonia». Inoltre, a suo dire, «l’enciclica concede imprudentemente troppo all’agenda ambientale laica, per esempio, denigrando i combustibili fossili». E conclude: «La creazione di ricchezza può diminuire la povertà, e la povertà e lo sfruttamento spesso vanno di pari passo».

Dunque l'economia che uccide, l'impoverimento crescente nei Paesi sviluppati - dovrebbero far riflettere anche soltanto le immagini della lotta fisica ai banconi dei supermercati inglesi Tesco per cercare di accaparrarsi generi alimentari scontatissimi perché in scadenza, o il semplice dato che mostra l'aumento della povertà assoluta tra le famiglie italiane, passate dal 5,2% del 2011 al 7,9% del 2013 - e le responsabilità dell'attuale sistema capitalistico nel quale i mercati finanziari fanno da padroni, sarebbero soltanto una «fandonia». Il «dogma» mercatista non si può mettere in discussione. L'unica soluzione ai problemi della povertà, del sottosviluppo, dell'ambiente è quella di lasciare il mercato ancora più libero di agire, e anche di condizionare le vite dei vari Paesi, come sta accadendo nell'Unione Europea: unione di monete ma non di valori comuni e neanche di comuni strategie politiche, come dimostra lo scaricabarile sugli immigrati e la rinuncia a un ruolo guida nei tentativi di risolvere la crisi mediorientale.

Si può anche notare come la messa in discussione del «dogma» mercatista, pur senza l'indicazione di «terze vie» che la Chiesa ha abbandonato da tempo, sia stata più volte proposta anche da Benedetto XVI nella «Caritas in veritate», là dove invitava a «eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale», spiegava che il mercato da solo però non garantisce lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale. Auspicava un'autorità politica mondiale «per il governo dell'economia mondiale; per risanare le economie colpite dalla crisi, per prevenire peggioramenti della stessa e conseguenti maggiori squilibri; per realizzare un opportuno disarmo integrale, la sicurezza alimentare e la pace; per garantire la salvaguardia dell’ambiente e per regolamentare i flussi migratori».

 Kishore Jayabalan, direttore dell'Acton Institute di Roma nonché in passato collaboratore del Pontificio consiglio per la Giustizia e la pace, già fortemente critico contro l'«Evangelii gaudium», ha commentato a proposito dell'enciclica: «Più penso a questo dilemma, più mi rendo conto che l’economia è come l’impianto idraulico della nostra casa comune. L’economia è assolutamente necessaria per la manutenzione e la prosperità di quest’ultima, anche se preferiamo non pensarci troppo. Preferiamo concentrarci sull’architettura, sul giardino e, naturalmente, sulle persone al suo interno, però senza un impianto idraulico efficace la casa crolla e non solo a livello materiale».

Solo che all'efficace similitudine proposta da Jayabalan e dalla sua fede incondizionata nel mercato, manca qualche precisazione. Nella nostra «casa comune» l'impianto idraulico viene tenuto in condizioni efficienti perché porti una quantità di acqua potabile e perfetta soltanto a un paio di appartamenti-attici all'ultimo piano del condominio. Chi vive negli altri appartamenti, come pure negli scantinati, anche se apre il rubinetto, non vede uscire niente. Ed è inutile chiamare l'idraulico, perché non ci sono le chiavi delle condutture e le regole sulla (non) distribuzione le hanno unilateralmente stabilite i proprietari dei due attici.

La tesi secondo la quale tutti gli strumenti economici sono in sé neutri, non esistono problemi di sistema e strutturali e l'unica soluzione è una libertà ancora maggiore del mercato, è un'idea che appare a chi decide di guardare in faccia la realtà, ingenua o interessata. Un'idea certamente apprezzata da quelle 85 persone che detengono una ricchezza pari a quella della metà della popolazione mondiale, cioè a 3,5 miliardi di persone più povere. La forbice tra ricchi e poveri del pianeta diventa infatti sempre più larga. Papa Francesco sta provando a suonare il campanello dei due attici che tengono il sistema idraulico del condominio perfettamente funzionante, ma soltanto a loro uso, consumo e soprattutto accumulo.

3 commenti:

  1. L' acton Institute non promuove "l'assoluta libertà del mercato e dei mercati come soluzione ai problemi del mondo": Tornielli è passato da supersostenitore di posizioni tradizionali al fronte opposto e porgressista - roba do non credere.
    Della sua nuova fazione ha anche sposato lo tecnica giornalistica della distorsione disonesta: infatti l'Acton Institute NON afferma "l'assoluta libertà del mercato e dei mercati come soluzione ai problemi del mondo", ma invece promuove la libertà di mercato responsanbile e guidata moralmente alla luce dei principi cristiani, come via ad un benessere condiviso e non utopistico. Tutto l'articolo è fondato sulla premessa, falsa, che il criterio sposato dall'Acton Institute è il cosiddetto capitalismo selvaggio: 5 minuti di discussione aperta con qualche rappresentante siginificativo smonterebbe il tutto, ma naturalmente Tornielli non si sporca le mani col nemico, che va zittito con tecniche da attivista.
    Oppure, basterebbe leggere i documenti pubblicati dall'Acton Institute, invece di comportarsi da Talebano incaricato (da chi?) delle difesa del fortino a tutti i costi. Che valore giornalistico può avere un articolo che, invece che informare onestamente, cerca di infangare l'avversario a priori?

    Desolante.

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  2. Tornielli è della CGLI?
    Capistalismo selvaggio? mi piacerebbe leggere un'enciclica anche contro la tassazione al 60%, e l'immigrazione selvaggia e ideologicamente inferta
    questa chiesa è ormai un sindacato...

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  3. Siamo alla frutta, invece di occuparsi delle anime (ma ormai non ci credono più questi prelati) la Chiesa si occupa di ecologia....incredibile....

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