sabato 13 giugno 2015

Pellegrinaggio per la Vita: omelia di Mons. Agostini

 V Domenica dopo Pasqua
Basilica di S. Giorgio al Velabro - Roma

Sia lodato Gesù Cristo! Come al principio del tempo pasquale la liturgia della V Domenica dopo Pasqua è di festa e di gioia: la Chiesa non si stanca di celebrare il giubilo della resurrezione del Signore, le grazie della redenzione che sono state riversate nei nostri cuori e che fecondano la nostra vita. Ma la debolezza che il peccato originale ha impresso alla natura umana, tuttavia, inclina a svicolare da ciò che di meglio siamo e abbiamo, a lasciare la via della Grazia per tornare a quella della lontananza, della latitanza e della deresponsabilizzazione. Perciò, nella Colletta abbiamo invocato la Grazia divina dispensatrice di ogni bene, giacché i nostri pensieri e le nostre azioni per essere buoni devono venire da Dio. Abbiamo chiesto due grazie: quella di pensare bene e quella di agire bene, di pensare rettamente e di conformare la nostra condotta all’ideale indicato. Il duplice invito allo sforzo personale e alla preghiera stabilisce in noi l’equilibrio dell’ascesi cristiana.
Abbiamo chiesto di avere idee rettequae recta sunt”. Le idee rette, vere, sono quelle ispirate dalla Grazia, che si ottengono con la ricerca continua e sincera della Verità, con la retta ragione illuminata dalla Fede, si chiedono con la preghiera, si rafforzano con la pratica dei Sacramenti, si coltivano attraverso lo studio serio, le buone letture e le buone conversazioni e con lo sforzo della loro messa in pratica. Ma nel campo della nostra anima, e in quello del mondo, crescono anche le idee storte, contorte, sbagliate; nel nostro tempo queste paiono in aumento, si camuffano con una parvenza di verità che confonde di più e distrugge più profondamente. Fin dall’inizio queste idee vengono dal principe di questo mondo che ha invidia del Creatore, e odia le sua creazione, soprattutto l’uomo, la creatura più simile a Dio. Oggi le idee che devastano maggiormente son quelle che mirano a rovinare la somiglianza con Dio, la verità della natura umana, la verità dell’identità dell’uomo: “Fece l’uomo a sua immagine: a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò” (Gn 1,27). Vediamo questa verità minata sin nella più tenera età dei bimbi, vediamo il tentativo subdolo, pervicace, sistematico di alcuni filoni culturali d’intromettersi nel rapporto educativo genitori-figli con la pretesa di soppiantarne il ruolo come ben acclarano anche certe ingannevoli pubblicazioni in casa cattolica. Le idee fuorvianti che insidiano la verità primordiale della creazione crescono dalla triste pianta della negazione di Dio, si alimentano nella separazione da Lui e nel rigetto della vita della Grazia, e raggiungono lo scopo con l’oltraggio a Dio e la distruzione dell’uomo.
Le idee rette generano propositi buoni, buone intenzioni, il desiderio di tradurre in atti ciò che il Signore ha ispirato, ciò che la ricerca e la pratica della Verità ha fatto conoscere. I propositi buoni sono necessari, ma non sono sufficienti. La saggezza popolare assicura che: “solo di buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno”, ossia con le sole buone idee, con i soli buoni propositi che non divengono mai atti, non si va in Paradiso. Le idee rette raggiungono il loro scopo nelle buone azioni e si arriva alle azioni rette attraverso propositi santi e decisioni coraggiose e responsabili.
Le intenzioni buone, attraverso le decisioni, devono divenire azioni! Ciò che ci costruisce come persone sono gli atti, le azioni: “quae recta sunt… éadem faciamus”. Dalle buone idee derivano buone intenzioni che determinano buone azioni. Gli atti buoni creano ambienti buoni, solidarietà buone, buoni circuiti, buona convivenza cristiana e civile. Proprio il contrario delle idee cattive che alimentano cattive intenzioni, e attraverso cattive decisioni producono atti cattivi che distruggono anziché costruire. La vita genera vita, la morte morte! A una mente serena e onesta ciò appare molto chiaro già su questa terra. Tuttavia l’esito più importante e definitivo lo si avrà con la vita o con la morte eterna. Non dobbiamo sbagliarci: ciò che ci costruisce per il Paradiso o distrugge per l’Inferno è la qualità delle azioni terrene. “Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore” sulle buone azioni fatte o non fatte, sulle azioni cattive fatte o evitate, saremo giudicati sulla Fede, sulla Speranza, sulla Carità tradotte in atti concreti. Anche la marcia per la Vita è un atto concreto. Levare la voce in difesa della vita umana su questa terra, è conditio sine qua non per parlare agli uomini del nostro tempo della Vita eterna. Come potremo convincere il mondo che vuole eclissare Dio dal proprio orizzonte, come potremo parlargli della Risurrezione di Cristo, della Vita che non ha fine, della Vita eterna, se non parliamo e agiamo in difesa della dignità della vita terrena, della sua intangibilità dal sorgere nel seno della madre fino al suo naturale morire? La dignità della vita umana (Humane vitae), il Vangelo della vita (Evangelium vitae) fondamento di ogni famigliare consorzio (Familiaris consortio), dev’essere gridato dai tetti, per le vie e sulle piazze, da pastori e gregge insieme come ci hanno insegnato San Giovanni Paolo II e, in vita e in morte, l’amico Mario Palmaro e come anche oggi ha esortato a fare Papa Francesco. Ne va della Vita eterna!
L’Apostolo Giacomo ricorda con intensità questo nella sua epistola: “Carissimi: fatevi esecutori della parola – ossia mettete in pratica ciò che il Signore ha ispirato, lasciate che dalle buone idee nascano buone intenzioni che si traducono in buone azioni – e non soltanto uditori, ingannando voi stessi” (I,22). Il cristiano che si piega a guardare alla legge della sua vita “alla legge perfetta di libertà e persevererà, non da ascoltatore smemorato, ma da esecutore laborioso, costui sarà beato nella sua attività”. Il cristiano che guarda alla Verità ed è sollecito nel metterla in pratica, trova la sua felicità in ciò che fa. Gli antichi dicevano che la virtù è paga di se stessa. Fare il bene è la nostra vera felicità, anche se talvolta siamo ripagati, da chi il bene non lo compie e non lo vuole, con il male. Se il cristiano non fa così “huius vana est religio, la sua religione è vuota” ammonisce l’Apostolo. E’ questo dinamismo santo della Fede, che fece crescere la Chiesa e la societas nell’età dei martiri, che rese grande il Medioevo e ogni stagione splendida della vita della Chiesa, con le sue multiformi opere e che rende lieta e feconda la vita quotidiana del cristiano, il quale non trova vera pace e soddisfazione se non nell’intima consapevolezza d’aver vissuto la sua religione con opere degne.
Il Vangelo assicura che se chiediamo quanto l’orazione Colletta suggerisce il Signore esaudisce. L’unione dei discepoli con Gesù è talmente stretta che la loro preghiera è una con la sua: il Padre li ama e li esaudisce come ama ed esaudisce suo Figlio. Nei Vangeli del tempo pasquale l’invito alla preghiera è frequente: la preghiera è messa in relazione con la discesa dello Spirito Santo e con la preghiera di Gesù stesso per i suoi. I tre giorni delle Rogazioni che precedono la solennità dell’Ascensione, hanno il tono dell’insistente preghiera per ottenere la grazia e la benedizione di Dio sulla campagna e sui raccolti dell’anno. Le rogazioni nacquero nel V secolo, allorquando, in seguito alle calamità che si abbatterono nel delfinato di Vienne, il vescovo san Mamerto stabilì una solenne processione penitenziale da celebrarsi nei tre giorni prima dell’Ascensione. Nel 511 il concilio d’Orleans estese la pratica alla Francia e da qui l’uso si propagò alla Chiesa intera. Preghiamo per le necessità della Chiesa e per il mondo intero: “Ab omni malo et peccato, ab ira tua, libera nos Domine”, “a subitanea et improvvisa morte, ab insidiis diaboli, ab ira et odio et omni mala voluntate, libera nos Domine”, “a spiritu fornicationis, a fulgure et tempestate, a flagello terraemotus, a peste fame et bello, a morte perpetua, libera nos Domine”. Vediamo che necessità e pericoli sono ancora quelle del V secolo, ciò che più raramente vediamo è il ricorso alla preghiera e alla penitenza per esserne liberati. In alcuni luoghi le Rogazioni si fanno. Lunedì, martedì e mercoledì forse non avremo la possibilità fisica di parteciparvi, tuttavia potremo unirci spiritualmente a quei fedeli che andranno nei luoghi dove le Litanie minori si celebrano, attraverso la lettura dei testi delle Rogazioni nei messalini e il digiuno.
Celebrando la Messa ricordiamo che il Signore esaudisce in egual misura sull’altare e nella vita là dove si domanda sacrificio. Sacrificio in chiesa e per strada: così  “Completiamo nella nostra carne ciò che manca ai patimenti di Cristo”. Sia lodato Gesù Cristo!

1 commento:

  1. Tenere sempre a mente che la natura umana non può piegarsi ai capricci di alcuni.

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