lunedì 17 novembre 2014

"Come difendere la fede senza alzare la voce"

di Cristina Siccardi
Scriptorium-Riscossa Cristiana
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Nel 2010, in occasione della visita di papa Benedetto XVI in Inghilterra e in vista dell’esposizione mediatica che la Chiesa avrebbe avuto in concomitanza dell’evento, si è avviato proprio in Inghilterra il progetto Catholic Voices che ha trasformato un gruppo di cittadini cattolici in comunicatori capaci della propria Fede: autorevoli (ma non ufficiali), disponibili, preparati a rappresentare la posizione cattolica in maniera rapida ed efficace, senza vittimismi, né aggressività, né odio, né rancore. San Francesco di Sales, quando convertiva, era tranquillo e sereno, seppure appassionato nello zelo, e vedeva nel protestante l’anima da salvare, non il rivale da annientare. Queste voci cattoliche hanno partecipato e partecipano tuttora a decine di dibattiti, interviste, programmi radiofonici e televisivi, incontrando ampi consensi, sia in ambito ecclesiastico che tra gli operatori della comunicazione. Il progetto Catholic Voices è approdato in Italia ed ora è anche uscito un libro per offrire consigli sulla comunicazione: Come difendere la fede senza alzare la voce di Austen Ivereigh, a cura di Martina Pastorelli, edito da Lindau.
«Tu sei cattolico, vero?» È la domanda che sempre più spesso ci si sente rivolgere nel corso di una conversazione che sorge in ufficio, a scuola, fra amici e parenti su temi particolarmente sensibili, quali aborto, eutanasia, omosessualità, contraccezione, procreazione assistita, immoralità del clero, matrimonio, divorzio…. Gli interlocutori sono indottrinati perché Tv, stampa, Internet, nonché l’osmosi culturale di questa civiltà secolarizzata li ha formati così, mentre il cattolico fa la figura del retrogrado, del jurassico, del bigotto… In queste circostanze, saper argomentare in maniera rapida, convincente, chiara e pacata è essenziale per riuscire a far riflettere le persone, a farle ragionare per smontare pregiudizi e luoghi comuni.
I temi sono qui affrontati uno per uno, in maniera analitica; comunque, si badi bene, si tratta di un manuale che non è da prendere come “oro colato” in tutto quello che riporta, ma è un supporto metodologico da prendere seriamente in considerazione. «L’esperienza di Catholic Voices ha prodotto anche un metodo, pensato nei mesi precedenti l’arrivo del Papa, che funziona per chiunque si trovi a rappresentare il punto di vista della Chiesa e in qualsivoglia contesto, dallo scambio di battute al bar alla conversazione durante la pausa pranzo. Sono situazioni che di fatto si assomigliano e che hanno in comune un solo imperativo: bisogna essere veloci, convincenti e apparire “umani”, altrimenti si perdono sia l’interesse che la simpatia del prossimo» (p. 9).
Il metodo, che si propone di offrire gli strumenti per un’apologetica idonea alla comunicazione attuale, fra persone non addette ai lavori, richiede un particolare approccio che prevede innanzitutto che si metta da parte l’aggressività, che si riformuli (reframe) la critica, pensando che di fronte non abbiamo un nemico da abbattere, ma una persona che ignora e deve essere condotta a meditare e a ragionare su tematiche esistenziali e filosofiche che non possono essere trattate in maniera relativistica e soggettivistica. Scopo del libro è insegnare ad approcciarsi con serenità, sapendo che la verità appartiene al cattolico e tale serenità deve trasparire, quindi non sbaragliare dialetticamente l’avversario, ma esprimere al meglio le proprie posizioni, mettendo l’altro in condizione di capirle ed essere indotto alla curiosità e a volerne sapere di più. «Cercare l’intenzione positiva dietro a ogni critica permette di abbandonare la mentalità difensiva che porta a chiedersi: “E ora come la giustifico questa?”, per domandarsi piuttosto: “Qual è il vero punto di disaccordo su questo argomento?”» (p. 10).
Insomma, bisogna avere di fronte sempre l’obiettivo, ovvero raggiungere la verità, ma il modo che si adotta per far arrivare l’interlocutore alla verità su un determinato argomento può essere determinante per il raggiungimento o meno dello stesso obiettivo. « […] ogni intervista alla radio o alla tv, ogni discussione animata durante la pausa caffè, ogni scambio di battute a un party, rappresentano un’opportunità di evangelizzazione. O meglio, un’occasione per rimuovere gli ostacoli all’evangelizzazione, per chiarire le incomprensioni e far luce tra pregiudizi e idee confuse, per permettere alle persone di riconsiderare le loro obiezioni su quanto dice la Chiesa e sulla posizione cattolica. Comunque la si voglia chiamare – evangelizzazione, apologetica o comunicazione – è una testimonianza di vitale importanza» (p. 12). Come affermava il Cardinale John Henry Newman: «Le idee false possono essere confutare discutendo, ma vengono spazzate via solo dalla verità» e per spazzare via le menzogne c’è bisogno di cattolici, come diceva ancora il geniale Beato Newman, che «conoscono il proprio credo così bene da dare conto di esso»!
Ai cattolici perciò conviene prepararsi seriamente: tornare al Catechismo di San Pio X, leggere buoni libri, leggere sane e istruttive riviste (pensiamo, per esempio, ai Quaderni di San Raffaele, per i delicati, nonché scientifici-filosofici-giuridici temi di bioetica; oppure, più in generale, a Tradizione Cattolica, Radici Cristiane…), consultare buoni siti Internet, e avvalersi dell’ausilio di solidi sacerdoti per essere in grado non soltanto di parlare e di confrontarsi, ma anche di essere credibili e convincenti, senza dimenticarsi mai che la verità, oltre a passare attraverso l’intelletto, passa anche attraverso la testimonianza di vita, la bellezza, la purezza e il cuore.

2 commenti:

  1. Segnalo ai lettori l'ultimo articolo pubblicato su Disputationes Theologicae (inizialmente apparso anche su queste colonne, ma poi prontamente rimosso, sicuramente per le più infime ragioni politiche).

    http://disputationes-theologicae.blogspot.it/2014/11/mons-pozzo-la-messa-straordinaria-puo.html

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    1. Io segnalerei questo articolo sul medesimo argomento, citato da Perplesso. che mi pare assai più consono e più armonioso al "sentire cum Ecclesia".
      http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2014/11/mons-pozzo-la-messa-straordinaria-puo.html

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