sabato 2 novembre 2013

Il papa ha celebrato coram Deo



Sulla tomba del beato Giovanni Paolo II, venerdì il papa ha celebrato coram Deo. Come fanno tutti i sacerdoti quando celebrano le messe private agli altari laterali in San Pietro.
Anche per questo motivo, quello del Papa non è un gesto eclatante nè gran cosa (visto anche i... paramenti dei due concelebranti). 
Però è significativo. Se non avesse voluto, gli sarebbe bastato chiedere un tavolo, ehm, una mensa, come aveva fatto per la cappella sistina.  

Diamo obore al  merito e alla buona fede. 

3 commenti:

  1. Clebrare coram Deo non rappresenta alcun merito particolare e non dimostra alcuna buona o cattiva fede.

    La buona fede possiamo presumerla a prescindere dal celebrare o meno corma Deo, anche se volendo "contestualizzare"
    (parola molto di moda con Francesco vescovo di roma) anche questa uscita di bergoglio, possiamo tutto sommato affermare
    che rientra a pieno nel personaggio: fare e dire tutto e il contrario di tutto, relativizzare e banalizzare tutto, far sembrare tutto
    uguale ed indistinto, tutto equivalente, tutto indifferente. In tal senso anche la palese sciattezza di questa ennesima uscita liturgica (ministranti o concelebranti compresi) è assolutamente coerente col personaggio che da subito ha confuso le preghiere con i silenzi e i buonasera con i sacramentali.

    Polimar

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  2. si ma l'ha fatto solo perché diversamente non avrebbe potuto celebrare materialmente sulle "reliquie" di Giovanni Paolo II, cosa che non avrebbe mai potuto fare su un tavolino

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  3. Ma la fede di un sacerdote o del vescovo o del papa non si può vedere certo se celebra in la latino o in italiano o se canta oppure no. Non è una critica ma un'osservazione.

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