martedì 23 luglio 2013

Novus Horror Missae... in "rito ambrosiano" per la GMG 2013 in Brasile


Un lettore ci segnala questo episodio... di ulteriore grave deriva della liturgia "relativizzata".
Questa volta il "colpevole" è il Vicario Generale della diocesi di Milano, S.E. mons. Mario Delpini, ha concelebrato la messa per i giovani fedeli ambrosiani a San Paolo in Brasile... 
Come potete vedere, l'Horror Missae consiste nel fatto che e al solenne momento della dossologia, l'episcopale "presidente" della celebrazione fa elevare tutti i calici utilizzati col vino consacrato (oppure sono patene brutte). Di solito però si alzano solo un calice e una patena, anche qualora fossero usati più vasi sacri. 
Ma se ciò non bastasse, e sta qui l'abuso più grave!- l'elevazione "complessiva" non viene fatta da sacerdoti o diaconi (che se ne stanno dietro, con le mani in mano...) ma da alcuni giovani (laici e laiche)... 
A guardare bene i volti di questi giovani... si leggono le espressioni più differenti... a confermare l'inopportunità di questa scelta discutibilissima!!!
Ah, da notare un'altra chicca: nell'entusiasmo di celebrare una Messa "concelebrata" da laici, si sono dimenticati del Crocefisso... che è rimasto appeso di lato, quasi in un angolo.

La foto è stata addirittura pubblicata come immagine principale dell'articolo pubblicato sul  IncrociNews sito ufficiale della diocesi di Milano sulla settimana dei giovani per la GMG 2013. Come dire: "embè? a non non ce ne può ... importà de meno. Lo abbiamo fatto e siamo contenti di averlo fatto!".

Con la premura che ci contraddistingue e la generosità nell'informare chi di dovere (che non sa o finge di non sapere) indichiamo i recapiti di mons.Tremolada, che è il responsabile poer la diocesi di Milano per la pastorale liturgica:  vic_evang@diocesi.milano.it

__________________________________________________________________
ADDENDA
Qui lo scambio di corrispondenza tra la Redazione di MiL e mons. Tremolada

ERRATA CORRIGE
Correttamente ci segnalano diversi lettori un fattore che ci era sfuggito. Dato il colore liturgico verde dei paramenti indossati dai... celebranti (almeno da quelli preti, intendiamoci), la Messa dev'essere stata celebrata secondo il Rito Romano. Nel Rito Ambrosiano, infatti, dopo Pentecoste, fino alla dedicazione del Duomo esclusa (III domenica di Ottobre), si usa il colore rosso.
I casi sono due: o la Messa è stata celebrata in Rito Romano, non avendo ottenuto il permesso dell'Ordinario del luogo a celebrare secondo altro rit (essendo il rito legato al territorio e non alla persona, salvo deroghe o messe private), oppure è stata celebrata in Rito Ambrosiano, utilizzando il colore verde, perchè magari  non sono stati rinvenuti disponibili tanti paramenti (casule e stole) del colore rosso. 

 
AGGIORNAMENTO (24.07.2013, ore 17:30)
La foto è stata rimossa dalla galleria fotografica "diocesana" della Messa celebrata da mons. Delpini coi giovani a Brasilia
e la pagina del sito diocesano che ne parlava è stata cancellata.


Roberto

52 commenti:

  1. E' uno schifo ! Uno schiaffo alla Liturgia taggato squallidamente di ( falso ) progressismo populista e giovanilista.
    Non ci sono giustificazioni !
    In un ambiente laico ( quando la società era più sana) si sarebbero chieste, ed ottenute, le dimissioni del dirigente che abbia fatto uno scandalo pubblicamente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. avevo visto tante cose ...questa mi mancava....fanno pena

      Elimina
    2. Andrea... mi spiace veramente per quello che scrivi; altre volte ci siamo confrontati e mi ero fatto l'idea di una persona equilibrata e propositiva
      Pensa: io a MONZA ho partecipato a qualche messa tradizionalista e non so chi tra me e te sia rimasto più schifato. Almeno qua gli ambrosiani hanno rispettato la Chiesa e la comunità che li hanno ospitati celebrando in rito romano, non spostando il crocefisso e lasciandolo dov'era. A Monza l'altare si sposta quando c'è la celebrazione tradizionalista in dispregio alla Chiesa, alla Messa Conciliare, alle suore che ospitano i tradizionalisti per la loro messa a motivo della perentoria e reiterata "richiesta" del Vicario Generale della diocesi di Milano (che si chiama...)
      Ciao... Manuel

      Elimina
    3. "Celebrazione tradizionalista", "Messa conciliare", "Dispregio alla Chiesa"....ma sai di cosa stai parlando almeno?
      Come si può leggere un'accozzaglia di parole del genere?

      Elimina
    4. Ho due occhi per vedere e due orecchie per sentire. A quelle messe a Monza ci ho partecipato e quindi so di cosa sto parlando

      Elimina
    5. Manuel, la Liturgia deve essere rispettata integralmente senza se e senza ma ... se alziamo un poco la voce per denunciare un evidentissimo abuso ( perchè mai dei giovani avrebbero dovuto mettersi nello spazio riservato ai Concelebranti e rubando a loro il gesto hanno elevato il Corpo di Nostro Signore - che un laico non può toccare - e il Preziosissimo Sangue ??? ) questo nostro gesto conferma che amiamo la Chiesa totalmente ! Per essere dei piacioni " mi ero fatto l'idea di una persona equilibrata e propositiva" dovremmo forse dire che tuttto andava bene ? Tacendo avremmo fatto un peccato contro Dio e contro la coerenza umana che è in noi . Preferiamo la Via della Croce, del dileggio, dello sputo e della flagellazione alle lusinghe ! Quanto hanno fatto in quella Messa è grave dal punto di vista liturgico e teologico. I giovani LAICI , anche se degnissimamente dei bravi ragazzi, non possono ne' debbono appropriarsi dei gesti cultuali dei Consacrati. Noi abbiamo il coraggio di dirlo mentre gli stessi Consacrati, per vari motivi che non sto ora ad evidenziare, non lo possono dire pubblicamente ma lo pensano e , schifati al par nostro, lo dicono privatamente. Preghiamo dunque affinchè ai bravi giovani vengano risparmiate quelle azioni dispregiative del Sacerdozio Ministeriale e della Santa Liturgia. Un saluto caro.

      Elimina
    6. nessuna Messa è "uno schifo"...

      Elimina
  2. Chi è della diocesi di Milano sa ed è tristemente abituato...
    Non ci si può fare assolutamente niente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non riguarda, ahimè, piú solamente la diocesi di Milano.

      Elimina
  3. Ciò che non riesco a comprendere è per quale ragioni le celebrazioni con e per i giovani debbano essere concepite in termini di carnevalata o quantomeno di sciattoneria. Data la fuga in massa dei giovani stessi dalle chiese, non viene mai a nessuno il dubbio che forse non è il metodo migliore?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Me lo chiedo anch'io ma non trovo alcuna risposta. Evidentemente un certo qual tipo di sensibilità liturgica e di percezione del sacro sono irrimediabilmente perduti.

      Elimina
  4. That is not the Ambrosian Rite, this is! https://www.youtube.com/watch?v=z2cNZR_lJWI

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I'm afraid you are wrong: Ambrosian rite is what today ambrosian priest and bishops celebrate, that is what you see in that picture. Nothing else, nothing more. Come here in our diocese and see...
      Carolus Mediolanensis

      Elimina
  5. Siamo all'aperta apostasia di un clero sedicente ambrosiano che perseguita le forme cattoliche a casa e va in vacanza a sfogare le peggiori inclinazioni. La corruzione spirituale (su quella materiale si potrebbe facilmente scommettere) di questi pseudoministri non può essere ulteriormente essere ignorata dall'Arcivescovo (che invece di prendere provvedimenti li manda in Brasile) senza che finalmente siano i fedeli (ancora cattolici) a giudicare l'ortodossia dei loro pastori. Strabo Lombardus

    RispondiElimina
  6. avete ragione. Sono questi i veri problemi di cui deve occuparti la chiesa.

    RispondiElimina
  7. Ma sì, sarà qualche usanza brasiliana.... Dopotutto siamo aperti alle tradizioni di tutto l'universo (chissà come celebrano i marziani - ovviamente UNO, ultra novus ordo), a patto di cacciare chi si sente vicino a ciò "che per le generazioni anteriori era sacro e grande...
    DP

    RispondiElimina
  8. vic_evang@diocesi.milano.it
    vicario evangelico?

    RispondiElimina
  9. Frutti geneticamente modificati del vescovificato bergogliano. Il bello deve ancora venire..... ma noi saremo altrove. Non certo a buffet animati da clown e jolly ma dietro a veri santi sacerdoti. Abbiamo tifato e gioito per la nomina di Scola a MIlano. Ma per come sta reggendo la diocesi e per quel che ha accettato in conclave si è rivelato una vera pericolosa nullità.
    Mazzarino

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ... Si sarete altrove... Fuori dalla S. Chiesa Cattolica.

      Elimina
  10. Che tristezza! Intervenga il card. Scola

    RispondiElimina
  11. Nota: i paramenti nella foto sono verdi, ma in questo periodo il verde in Rito Ambrosiano NO non si usa mai. La Messa era quindi probabilmente in Rito Romano. Ciò nulla toglie alla gravità del gesto.

    RispondiElimina
  12. Capitò purtroppo anche a me, laica, d'essere portata, nel 1986 in qualità di catechista insieme ad una collega, sull'altare per la messa dei bambini..... i bambini attorno all'altare e noi sic, CONCELEBRANTI col parroco perchè, a differenza della foto qui dell'articolo dove sembra di più che stiano DOPO la consacrazione, il momento prima della comunione, noi invece facemmo proprio l'atto della consacrazione :-(
    Finita la messa confessai al mio parroco il disagio che dovetti subire e che all'epoca non comprondevo e lui ed altri due sacerdoti mi solevano tranquillizzare dicendomi che era tutto normale, che anch'io ero sacerdote, sic, e che il concilio aveva avviato UNA NUOVA CHIESA.... strutturata sul POPOLO E L'ASSEMBLEA non più sul sacerdote....
    Fu grazie al compianto padre Raimondo Spiazzi O.P. alla nostra lunga amicizia che mi aiutò a comprendere l'errore gravissimo e il senso del disagio che avevo provato e che non mi lasciò più....
    Poi ecco la Redemptoris Sacramentum e la Ecclesia de Eucharistia giusto appunto a condannare con Giovanni Paolo II questi gravissimi abusi, ma a quanto pare non è servito a nulla perchè è mancato chi facesse applicare questi documenti....
    La Sacramentum Caritatis di Benedetto XVI, idem, a momenti non viene rispettata neppure dal suo successore che nel libretto delle Messe pontificie a Rio ha abolito totalmente il latino anche dal Canone di Consacrazione.....
    Non vorrei che mons. Guido Marini si fosse lasciato attrarre anche lui dall'euforia generale, lo stile del palco e il libretto delle messe esclusivamente nella lingua del luogo, cancellano in un attimo il duro lavoro di Benedetto XVI che sperava di riuscire, solo con l'esempio, di far applicare una certa disciplina liturgica, ma i fatti dimostrano che queste regressioni ne sono solo un triste annuncio....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. il successore di Benedetto XVI, cara signora Caterina, è il Papa regnante! Non le è simpatico? pazienza, ma è a lui che dobbiamo obbedienza.

      Elimina
  13. Due sono gli elementi notiziabili che trasformano il cattolicesimo in circo: la location delle rare Messe tridentine e le altrettanto rare cerimonie dissacranti di un rito indefinito celebrato da qualche prete ignorante. Un bel servizio alla fede, ai cattolici, alla società. L'equilibrio, la decenza, i preti che fanno il proprio dovere, per voi non fanno notizia. Bisogna invece indignare la gente, farla incazzare. Complimenti, continuate così e riceverete come oscar il mongolino d'oro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anonimo, quando nel 1986 (internet ancora non c'era e neppure i cellulari) divulgammo il nostro episodio, la voce giunse al vescovo che effettivamente chiamò il nostro parroco al quale non abbiamo mai saputo cosa gli disse, ma sull'altare a noi catechiste non ci chiamò più.....
      D'accordo per l'equilibrio dell'informazione sana e profana, ma denunciare gli abusi è una richiesta impressa nella Redemptoris Sacramentum di Giovanni Paolo II.

      Elimina
    2. Suscitare sana indignazione per la dissacrazione del sacrificio di Cristo è atto meritorio. Le crimonie dissacranti sono tuttaltro che rare e dopo Rio saranno la regola. I preti poi che fanno "il proprio dovere" hanno sbagliato mestiere.

      Elimina
    3. Caro Anonimo delle 13:38, il mongolino d'oro lo proponi anche per Giovanni Paolo II, visto che ha emanato la Redemptionis Sacramentum? La conosci almeno tale Istruzione? Se non la conosci, leggila, in particolar modo l'ultimo articolo dove invita i fedeli laici "in spirito di Verità e carità" (vado a memoria) a denunciare le "rare" (come dici tu) cerimonie dissacranti.
      Secondo te il "bel servizio da fare" alla Chiesa e alla Redemptionis Sacramentum è voltarsi dall'altra parte?
      Personalmente credo sia meglio girare i tacchi e andare dove queste porcherie sacrileghe nemmeno passano per l'anticamera del cervello del celebrante, e lasciare che i morti seppelliscano i loro morti.

      Elimina
  14. sine verbis (si dice così?) :-(

    RispondiElimina
  15. Caro Anonimo delle 13:38
    Ma che dice? Noi non avremmo mai dato notizia di preti e vescovi diligenti, zelanti, pazienti, retti in dottrina e pratica liturgica? Ah no? Senza andare troppo indietro nel tempo (don Andrea e don Giorgio) li ha letti alcuni degli ultimi post di questi giorni?
    Proprio vero: a volte la gente fa polemica tanto x farla

    RispondiElimina
  16. Una celebrazione della "Religion de l'Humanité" di Auguste Comte? Siamo dopotutto in Bresile

    RispondiElimina
  17. ...ed io resto sulla riva del fiume ad aspettare e sarcastico me la rido: tanto o vengo trascinato giù dalla piena che arriverà oppure vedrò passare il cadavere di quello che resta....vediamo un po' cosa succederà! Mi sono veramente stancato di vedere questi abominii...ne soffro fisicamente...

    RispondiElimina
  18. Ma quella non e' una Messa cattolica, ma un rito voodoo, in omaggio ai localismi locali. E, se qualche eretico vuole convincermi che nonostante tutto quella sia una messa, gli spieghero' che quello non e' un abuso, ma un abominio.

    RispondiElimina
  19. Caro Roberto e cari amici,
    ma da quando il segno ha preso il posto del senso?
    Anche io sono un amante della liturgia, ma a cosa servono le regole? A cosa i paramenti se non ad aiutarci a rivivere il mistero?
    Questa vostra "caccia alle streghe", questa pseudo crociata in nome dell'ortodossia è disarmante.

    Per la cronaca, comunque, la questione latina, in nuce (visto che vi piace), a voler stare rigidi linguisticamente, ogni studioso sa bene che nei secoli si è persa l'articolazione delle lettere, la pronuncia e anche il senso del "parlato": il nostro latino non è quello di Gregorio XVI, nè quello della Vulgata di San Gerolamo o di San Tommaso. Dà gusto, è un vezzo linguistico, estetico, musicale, racconta sfumature che si perdono nella traduzione, ma DEVE mantenere la sua straordinarietà. Di certo non denota una differenza qualitativa tra chi lo predilige e chi no.

    E non scomodate quella santità che è Papa Benedetto a supportare le vostre tesi di "malinconia liturgica": quello che è stato fatto è stato dare un nome a quel tipo di gestualità che i "sacerdoti santi" di cui sopra, spesso, si limitano a riportare meccanicamente, facendo a gara per la talare più bella, senza "perder tempo" a raccontarne la bellezza a chi non ha gli strumenti per comprendere.

    A questo punto ben venga Papa Francesco a ricordarvi che la Chiesa non abbisogna di opinionisti, ma di fedeli.
    Chi vi manca, PioXII?

    E, da amanti della liturgia dei segni quali lasciate intendere, perché non rieducarci anche al vocabolario petrino di oggi che, forse, ci permette di invitare alla gioia dell'incontro con Cristo anche chi è allergico al profumo d'incenso?

    Quando la smetteremo di custodire gelosamente la nostra fede e inizieremo anche solo a tornare al posto dopo la Comunione con un sorriso raggiante in volto?
    O a guardare negli occhi i fratelli con cui scambiamo la pace, o a percepire che senso ha allargare le braccia al Padre Nostro?
    Quando torneremo a manifestare la gioia?
    Quando torneremo a parlare più di Gesù e un po' meno della Sua Sposa?

    Qui si perde tempo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Stefano, non ho capito niente!!

      Elimina
    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
    3. Effettivamente non si capisce cosa voglia dire Stefano , però ha stimolato la nostra fantasia ... io l'ho riletto 3 volte ...

      Elimina
    4. solito discorso semplicistico che riduce tutto a "talare più bella" o a "vi manca Pio XII"! Soliti luoghi comuni in un post che veramente non ha capito nulla sull'ordo missae vecchio e nuovo e di come quest'ultimo sia qualcosa di sostanzialmente diverso! Nessuno fa crociate mi creda magari cerchiamo di far comprendere che l'andazzo attuale di talune parrocchie non è quello che si converrebbe per le celebrazioni eucaristiche. E poi mi risponda seriamente lei dice "rieducarci anche al vocabolario petrino di oggi che, forse, ci permette di invitare alla gioia dell'incontro con Cristo anche chi è allergico al profumo d'incenso".....quanta gente và oggi a messa e quanta ne andava nel pre-concilio con il latino che nessuno capiva ed era brutto e cattivo?? Forse oggi si capiscono le parole ma non più il senso profondo della celebrazione??? Ci rifletta!!

      Elimina
    5. Caro stefano, sembri un lefebvriano spiritoso che si prende gioco dei modernisti.
      Sei simpatico.

      Elimina
    6. scusa stefano, proverò a prenderti sul serio e ti rispondo frase per frase:

      Caro Roberto e cari amici,
      ma da quando il segno ha preso il posto del senso?
      [perché intendi dire che forma e sostanza sono in contraddizione? E da quando? Allora aboliamo i documenti d'identità, perché per quanto precisi non bastano a descrivere tutta la personalità dell'individuo che vorrebbero identificare univocamente.]
      Anche io sono un amante della liturgia, ma a cosa servono le regole? A cosa i paramenti se non ad aiutarci a rivivere il mistero?
      [e quindi? Siamo d'accordo]
      Questa vostra "caccia alle streghe", questa pseudo crociata in nome dell'ortodossia è disarmante.
      [quale caccia alle streghe? Puoi essere più preciso? Che cosa ti ha infastidito?]
      Per la cronaca, comunque, la questione latina, in nuce (visto che vi piace), a voler stare rigidi linguisticamente, ogni studioso sa bene che nei secoli si è persa l'articolazione delle lettere, la pronuncia e anche il senso del "parlato": il nostro latino non è quello di Gregorio XVI, nè quello della Vulgata di San Gerolamo o di San Tommaso. Dà gusto, è un vezzo linguistico, estetico, musicale, racconta sfumature che si perdono nella traduzione, ma DEVE mantenere la sua straordinarietà. Di certo non denota una differenza qualitativa tra chi lo predilige e chi no.
      [Certamente, lo stesso vale ancor di più per la lingua volgare, il latino in quanto lingua morta è rimasta "congelata" nei secoli, quindi ha subito meno la naturale evoluzione di una lingua corrente, parlata. Al contrario l'italiano corrente è già molto diverso da quello di soli 50 anni fa e la continua, compulsiva direi, ripubblicazione delle rubriche e dei messali oltre che della stessa Bibbia, dimostrano l'esatto contrario. Non per nulla la liturgia antica conserva la sua forma da quasi quindici secoli. Quindi, anche fosse, non vedo il motivo per cui preferire una lingua parlata, e quindi in continua mutazione, per rappresentare misteri eterni, nascosti nei secoli dal Padre Eterno. Puoi spegare meglio questa tua strana convinzione?]
      E non scomodate quella santità che è Papa Benedetto a supportare le vostre tesi di "malinconia liturgica": quello che è stato fatto è stato dare un nome a quel tipo di gestualità che i "sacerdoti santi" di cui sopra, spesso, si limitano a riportare meccanicamente, facendo a gara per la talare più bella, senza "perder tempo" a raccontarne la bellezza a chi non ha gli strumenti per comprendere.
      [Bho!]
      A questo punto ben venga Papa Francesco a ricordarvi che la Chiesa non abbisogna di opinionisti, ma di fedeli.
      Chi vi manca, PioXII?
      [Beh, a dirla tutta chi ha ridotto la fede ad opinione non è certo stato PioXII, ti accorgi della tua contraddizione?]
      E, da amanti della liturgia dei segni quali lasciate intendere, perché non rieducarci anche al vocabolario petrino di oggi che, forse, ci permette di invitare alla gioia dell'incontro con Cristo anche chi è allergico al profumo d'incenso?
      [Allergico al profumo d'incenso? Però ai dopobarba ai profumi e deodoranti, lacche ceroni fondotinta cerette e sopracciglia depilate non siete allergici? Eppure le chiese ne sono piene la domenica! Discorso davvero imbarazzante, io mi lavo la mattina e mi passo un deostick questo non mi produce tristezza ne ridozione di gioia nell'iniziare la giornata. Imbarazzante davvero]
      Quando la smetteremo di custodire gelosamente la nostra fede e inizieremo anche solo a tornare al posto dopo la Comunione con un sorriso raggiante in volto?
      [meglio morire che perdere la fede, a che ti serve guadagnare il mondo se perdi te stesso?]
      O a guardare negli occhi i fratelli con cui scambiamo la pace, o a percepire che senso ha allargare le braccia al Padre Nostro?
      [Abbiamo tutto il giorno per guardare il prossimo dritto negli occhi, così come ora cerco di fare con te, ma almeno io ho solo la domenica per guardare in faccia Dio e non gradisco distrazioni. La percezione è una cosa soggettiva il rito è una cosa oggettiva]

      Elimina
    7. Quando torneremo a manifestare la gioia?
      [Sei frustrato? Depresso? Perché pretendi di trascinare tutti nel tuo stato stravolgendo la liturgia? Se vuoi cambiare il mondo comincia a cambiare te stesso, se non riesci a migliorare te stesso non è peggiorando lo stato degli altri che starai meglio].
      Quando torneremo a parlare più di Gesù e un po' meno della Sua Sposa?
      [Verba volant...ma tu continua pure a parlare]

      Qui si perde tempo..
      [E che ci sei venuto a fare?]

      Elimina
    8. Risposte senza senso. Stefano ha ragione. Nel vostro cieco sostegno per una liturgia ormai deposta dalla storia e dalla Chiesa sta la cifra sintetica della vostra fede. Arida, secca. E sì che nella Parola i formalismi cultuali sono ben apostrofati, tanto dai profeti quando da Gesù stesso. Una seconda cosa, non meno importante : nelle vostre risposte c'è astio, sarcasmo e vuoto senso di superiorità nei confronti dei fratelli... Vi dice nulla "senza la Carità sono un cimbalo che risuona" al vento? Mah!

      Elimina
  20. Personalmente provo un certo disagio per l'accentuazione esagerata della vita ecclesiale come "festa". La confessione è presentata come "festa del ritorno alla casa del Padre". Io direi che questa festa dovrebbe essere sempre accompagnata da un sentimento di "compunzione" per il male compiuto, insomma il ritorno in salute come per una convalescenza da una malattia molto seria. Quanto alla Messa... consideriamo la prima fra tutte, quella dell'Ultima Cena. Basta leggere il testo sublime di Giovanni per rendersi conto di come le parole di Gesù fossero un "addio" ( a Dio ) in vista di un'imminente passaggio terribile, incentrato su una Persona unica ( Gesù Cristo Vittima e Salvatore ) piuttosto che su una collaborazione assembleare, tanto meno festosa ( IO sono la vite, voi siete i tralci ). Per di più viene tirato in ballo un tradimento e un traditore presente sul posto e col cuore avvelenato dal Nemico. Il calice a cui Gesù aveva precedentemente accennato e da cui avrebbe pregato di essere distolto non era certo un calice di delizie. Alcune notazioni a latere: secondo quanto si legge, Padre Pio tendeva a celebrare la Messa in un tempo lunghissimo perché riteneva di ripetere il sacrificio del Calvario. In aggiunta: Maria promise a Bernadette di farla felice NELL'ALTRA VITA, NON IN QUESTA. Nell'Apocalisse ( "Libro della Rivelazione" ) l'andamento della Storia ( sacra e profana ) appare tutt'altro che caratterizzata dall'elemento "festoso".
    Per cui lo stile "Chiesa di Dio, popolo in festa", quando adottato in prevalenza mi sembra improprio, e tale non corrispondere agli stati d'animo umbratili e spesso dolorosi che ogni persona deve attraversare. Il risultato potrebbe essere la sensazione di un sorriso tirato artificiosamente o di una gioia di paccottiglia.
    Non sono stato io a inventare l'espressione "valle di lacrime".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il celeberrimo brano di Matteo delle case sulla sabbia e sulla roccia.
      Ci sono persone che “si mascherano da cristiani” e peccano o di eccessiva superficialità o di troppa rigidità, dimenticando che un vero cristiano è un uomo della gioia che poggia la fede sulla roccia di Cristo. Rigidi e tristi. O allegri ma senza avere idea della gioia cristiana. Sono due “case”, in certo modo opposte, in cui abitano due categorie di credenti e che in entrambi casi hanno un difetto grave: si fondano su un cristianesimo fatto di parole e non si basano sulla “roccia” della Parola di Cristo. Le caratteristiche dei “cristiani di parole”: un primo tipo –“gnostico – “invece di amare la roccia, ama le parole belle” e dunque vive galleggiando sulla superficie della vita cristiana. L’altro tipo possiamo chiamarlo “pelagiano”, ha uno stile di vita serioso e inamidato. Cristiani che “guardano il pavimento”: Il fatto è che di questi cristiani “ce ne sono tanti”. Ma, “non sono cristiani, si mascherano da cristiani”. “Non sanno chi sia il Signore, non sanno cosa sia la roccia, non hanno la libertà dei cristiani. E, per dirlo un po’ semplicemente, non hanno gioia”.
      (dall’Omelia di Papa Francesco, 27 giugno 2013)

      Elimina
    2. La pace e la gioia donata da Gesù

      1 - Dio promise la pace e la gioia nella notte santa del Natale dagli Angeli che annunciavano la nascita di Gesù: "Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia,[1] e la moltitudine dell'esercito celeste lodava Dio e diceva: pace in terra agli uomini che egli ama”[2].
      La gioia fu preannunziata da Cristo stesso molte volte. Nell'ultima cena con il discorso d'addio, testamento d’amore, proclama: "questo vi ho detto perche la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena"[3]; vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà, nessuno vi potrà togliere la vostra gioia [...] Chiedete e otterrete perché la vostra gioia sia piena[4]; Gesù parla agli Apostoli di queste cose mentre sono è nel mondo, perchè abbiano in se stessi la pienezza della sua gioia[5].
      Gesù Risorto offre la gioia e la pace. Dopo la rivelazione della sua Risurrezione le donne, "abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli "[6]. "La sera di quello stesso giorno […] venne Gesù, si fermò, in mezzo a loro e disse: Pace a voi [...] E i discepoli gioirono al vedere il Signore[7]. "Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: Pace a voi […] per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti” [8]. E dopo l'ascensione "essi tornarono a Gerusalemme con grande gioia"[9].

      Il bisogno della gioia nel cuore dell’uomo

      2 - La pace e la gioia sono beni che tutti cerchiamo. L'uomo anela a vivere in un'atmosfera di pace interiore, di serenità, di amicizia, di simpatia per l'altro, di condivisione, di gioia vera e profonda. L'uomo può godere di molte gioie umane naturali, volute da Dio, che ha disposto l'intelligenza e il cuore della creatura per la ricerca della verità e della gioia. C'è la gioia esaltante della esistenza, della vita, quella austera del lavoro, quella inebriante ed entusiasmante dell'amore, quella esigente del sacrificio. E' connaturale all'uomo il bisogno della felicità. Scriveva il Servo di Dio Paolo VI nell'Esortazione apostolica sulla gioia cristiana: "Vi sono diversi gradi di questa «felicità». La sua espressione più nobile è la gioia, o la «felicità» in senso stretto, quando l'uomo, a livello delle facoltà superiori, trova la sua soddisfazione nel possesso di un bene conosciuto e amato. Così l'uomo prova la gioia quando si trova in armonia con la natura e soprattutto nell'incontro, […] nella comunione con gli altri. A maggior ragione egli conosce la gioia e la felicità spirituale quando la sua anima entra nel possesso di Dio, conosciuto e amato come bene supremo e immutabile"[10].
      3 - Quindi, oltre alle gioie umani naturali, ci sono le gioie umane spirituali. La gioia, anche se è facilitata da moventi esterni di ordine anche materiale, può venire solo da un movente interno, da uno stato interiore spirituale, da una maturazione interiore. Essa è data quando è garantito l'equilibrio dell'interiore con l'esteriore.

      Elimina
  21. ..."indichiamo i recapiti di mons.Tremolada, che è il responsabile poer la diocesi di Milano per la pastorale liturgica"...

    Ammesso che al Tremolada gliene possa fregare qualcosa di eventuali proteste & rimostranze, si noti che il buon Delpini è il Vicario Generale di questa povera diocesi devastata. Vicario Generale sta a dire che è il n° 2, in pratica il vice del dormiente Scola e, naturalmente, capo anche di Tremolada che fa parte del personale della curia...

    Comunque il piccolo Mario non si fermerà qui... vedo calze rosse in un futuro nemmeno troppo remoto...

    RispondiElimina
  22. Roberto, non cadere in errore anche tu: "fa elevare tutti i calici utilizzati col Sangue di Cristo", non come hai scritto "fa elevare tutti i calici utilizzati col vino consacrato".
    Giuseppe

    RispondiElimina
  23. Solo chi non vive nella diocesi ambrosiana può ancora stupirsi per queste cose, o peggio può pensare che segnalare gli abusi serva a qualcosa.

    RispondiElimina
  24. La roba in questione, per quanto orrida, NON si tratta di rito ambrosiano. I paramenti del tempo dopo Pentecoste sono rossi fino alla dedicazione del Duomo (terza domenica di ottobre). Mi stupisce che, sia chi fa queste segnalazioni, sia chi le pubblica sia così superficiale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sempre gentili. Grazie per la "fraterna" ammonizione espressa in tono per niente acida e saccente.

      Elimina
    2. Non ti stupire caro Robertus che hai scritto, giustamente ( Sempre gentili. Grazie per la "fraterna" ammonizione espressa in tono per niente acida e saccente) QUELLI hanno la faccia da peperoncino sottaceto ...

      Elimina
  25. Davide "ArciCantore" Carollo24 luglio 2013 08:57

    Gli abusi liturgici ormai non si contano piu' e non fanno piu' notizia, purtroppo.

    Anzi, mettono in cattiva luce chi li critica, additato come parruccone oscurantista, che infastidisce gli altri con le "sue" idee, come se fossero farina del suo sacco e non quello che la Chiesa era prima del Concilio.

    Cio' che un tempo era illecito non puo' diventare lecito, e viceversa!

    La Verita' rimane in eterno e non cambia secondo l'umore e le mode del momento; proprio per questo S.Pio V, consapevole dei pericoli di corruzione che avrebbe corso la Santa Messa, la blindo' con quel monito che anziche' intimorire strappa sorrisi di compatimento da parte del prete modernista di turno.

    Firmato con nome e cognome, tanto qualche Curia ha gia' la mia foto con la scritta "Wanted"....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi associo a Lei ed alla sua lucida disamina! Perfetto far presente e ribadire ancora una volta che "Ciò che un tempo era illecito non può diventare lecito, e viceversa!" Non è questione di tradizionalisti o meno è questione di fede cattolica o di qualcos'altro!

      Elimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.