sabato 4 giugno 2011

La Bellezza che ci salva di Enrico Maria Radaelli

Recensione di Maria Guarini


Tra le conclusioni del Convegno di dicembre scorso sul Concilio Vaticano II è emersa la consapevolezza che nella difficoltà ermeneutica in cui ci dibattiamo si nasconde la carenza della metafisica. E’ un problema di forma e di sostanza: la modernità fa perdere chiarezza accusando il dogmatismo normativo, ma accantonare la metafisica è significato accantonare la fede che è messa in un angolo.

E’ appena uscito un nuovo libro di Enrico Maria Radaelli (*), un autore che ha la peculiarità di intraprendere percorsi metafisici di rara profondità e suggestione intellettuale e spirituale, sviluppando e proseguendo sia l'opera di Romano Amerio che la sua personale elaborazione su dove e come sia avvenuto il «disorbitare della Chiesa dal suo fine primario» e individuando le soluzioni secondo la Tradizione perenne, non quella “vivente” in senso storicistico.

Abbiamo la ventura di immergerci in 300 pagine che flagellano e svuotano di ogni sua più ridicola pretesa di ragionevolezza e persuasività il liberalismo massonico: La Bellezza che ci salva. La forza di imago, il secondo Nome dell’Unigenito di Dio, che, con Logos, può dar vita a una nuova civiltà, fondata sulla bellezza.

Avrebbe potuto chiamarsi La Verità che ci salva (soprattutto dal liberalismo massonico), ma l’Autore ha voluto riferirsi alla nota affermazione dostoevskjiana in primo luogo per mostrarne una volta per tutte la futilità, in secondo per portare finalmente alla ribalta le devastanti nuove eresie iconologiche propalate dalle diaboliche vesti cementizie delle nuove chiese, che sono lo specchio di quelle logiche che stanno oscurando la Tradizione perenne, unica portatrice della Verità.

Nelle nuove chiese impera da decenni l’«assenza di immagini» di Cristo e delle sue schiere di angeli e santi, impera cioè l’iconoclasmo, e Radaelli dimostra che esso è il risultato visivo e appariscente dell’attuale ostinata e grave sospensione della pastorale dogmatica nel magistero della Chiesa, dunque è doppiamente «incompatibile con l’Incarnazione» (p. 156).

La sospensione del munus dogmatico a favore di un insegnamento meramente “pastorale”, denunciato da mons. Gherardini come il più grave intorbidamento del magistero attuale, è dichiarato da Radaelli un vero e proprio «peccato di pastoralità del magistero» (p. 54) sia contro la fede che contro la carità, iniziato da Giovanni XXIII e tenuto dai Papi fino ai giorni nostri: «Ma – mette in guardia Radaelli – senza chiarezza dogmatica anche l’arte sacra sarà confusa, relativista e gnostica» (p. 285).

Lo si vede nella Messa, dove, dopo aver spesso «annientato e distrutto gli antichi altari con incredibile e furioso scempio, spiegabile solo con l’odio per la sacra liturgia Tridentina» (p. 170), si è riversata tutta sulle variazioni liturgiche, ognuna cangiante dal più al meno riguardo alla sacralità alla nobiltà e alla religiosità, studiate con scientifica circospezione dalla commissione liturgica istituita da Paolo VI, col dichiarato scopo di raggiungere fratellanza ecumenica con chi quei cangiamenti, se non anche tagli selvaggi, aveva già fatti propri secoli fa.

Il testo è frutto di uno sforzo intellettuale intriso di preghiera, anzi di Adorazione, diretto ad affrettare il tempo in cui il Trono più alto stabilisca che il linguaggio immerso nell’orizzonte Trinitario dell’arte sacra, discendente dal Nome Imago, ha la stessa potenza veritativa del linguaggio magisteriale discendente dal Nome Logos – e a questo obbediente – proteggendo oggi i fedeli dalle nuove eresie iconologiche come da sempre li ha difesi da quelle logiche, anch’esse tuttavia da ricondurre nei loro argini dai quali sono esondate, invadendo territori che dovevano e devono essere invece custoditi con sacro timore.

Le sue pagine scalano pareti di roccia dogmatica con la forza attrattiva di un linguaggio chiarificatore ed icastico che ne scava e porta alla luce lo splendore della verità. Riconosciamo il sistema teologico-filosofico propriamente scolastico, insieme ai lampi di luce del ‘Sensus Communis’, in cui l’autore si muove con grande levità ed eleganza, nello sgorgare di parole incandescenti, che conservano tutta la loro pregnanza semantica originaria, dalla quale i correnti linguaggi ateoretici mutuati dalle filosofie immanentiste e lo stile colloquiale che rende i discorsi ambigui ed approssimativi rischiano di allontanarci. Esse immediatamente destano l’intuizione e lo stupore che sempre si accompagna alla conoscenza per riposare, poi, nella riflessione e nell’assimilazione di vere e proprie melodie fatiche, che aprono alla scoperta di quello che ci appare il nostro paesaggio più naturale, si spingono fino al nocciolo più profondo della nostra ricerca a partire dai sacri Nomi del sommo Intelletto per riconfluirvi ricolmi dell’acqua delle sorgenti celesti. Ed ecco configurarsi il paesaggio, nuovo della germinale fioritura: «audacia» che nasce dalla sua intrinseca fecondità: «Tradizione», denso del realismo incantato ed incantevole, di una filosofia dell’estetica propriamente e gioiosamente trinitaria.

Tre gli obiettivi, o “proposte forti”, di questo libro scritto per ridare animo a una civiltà fondata sulla bellezza:
◦primo obiettivo (Proposta preliminare): ripristinare gli argini del Fiume della bellezza, le cui Sorgenti sono nelle relazioni trinitarie, dimostrando che essi, legata com’è la bellezza alla verità, si trovano soltanto nella guida “dogmatica” che la Chiesa ha tenuto da sempre (nella quale la verità è riconosciuta nella sua limpida, univoca e splendida realtà), e non in una guida meramente “pastorale”;
◦secondo obiettivo (Prima proposta): individuare le Origini della Bellezza scoperte quasi senza saperlo da san Tommaso d’Aquino settecento anni fa individuando i quattro Nomi dell’Unigenito di Dio (Imago, Splendor, Logos e Filius), specie il primo, che, in quanto Volto, Aspetto ed Espressione del Logos, cioè del Pensiero, è anche la prima Fonte della conoscenza;
◦terzo obiettivo (Seconda proposta): rendere esplicito il criterio da sempre utilizzato dalla Chiesa per fare bellezza, cioè per insegnare, individuato dall’Autore nel binomio «tradizione-audacia» (e come tale autorevolmente riconosciuto anche dal cardinal Ravasi in un seminario tenuto nella Biblioteca del Pontificio Consiglio per la Cultura il 14-7-2010). Infatti “il dittico «tradizione-audacia» rappresenta la forte muraglia intorno all’Hortus conclusus dell’insegnamento della Chiesa – stavolta sul piano metodologico – per tenere avventuristi da una parte e abitudinari dall’altra fuori comunque entrambi dalla cerchia della sua fervorosa città dove regna solo la vita, l’operosità costruttiva dell’attenzione, lo slancio calmo di chi sa che ogni buon insegnamento, ogni buon progetto armonico, ogni santa parola, è una maternità, una straordinaria maternità che dà i suoi frutti soprannaturali tutti pronti per l’eternità” (p. 245).
Con queste tre “proposte forti” riprendere la costruzione della Civiltà della Bellezza non è più un sogno, ma un lieto, sacro dovere.


26 commenti:

  1. Simon de Cyrène4 giugno 2011 09:04

    Un libro che utilizza nozioni oscure ( "Tradizione perenne": mai letto questo concetto nel Magistero degli ultimi duemila anni)  e chiaramente afferma pseudoverità estranee al cattolicesimo (come "<span>Tradizione perenne, unica portatrice della Verità"</span><span>) </span><span>non deve valer la pena di essere letto.</span>
    Ringrazio la recenzione per avermi permesso di valutare l'opera per quel che sembra valere.
    Ubi Petrus Ibi Ecclesia. I.P.

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  2. Parli così perché per te "Tradizione" è una cosa del passato (remoto e da seppellire) piuttosto che qualcosa che continua (e perciò "perenne" e garanzia di Verità contro le invenzioni). Complimenti per averlo espresso con linguaggio da sagrestia.

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  3. fatti e parole4 giugno 2011 09:22

    questo commento sprezzante, -9:04:12- frutto di un astioso e <span>fazioso pregiudizio</span>,
    mostra tutta la supponenza e la presunzione di chi fa del partito preso la sua ragione di vivere, pensare e parlare: uno che ritiene di sapere già tutto, per cieca ideologia, ovvero il contrario della sapienza socratica, tesa all' inesausta ed ONESTA ricerca della Verità, NON ha bisogno di leggere più nulla, considerando sè stesso un libro vivente di somma autorità, a cui tutti devono inchinarsi.

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  4. fatti e parole4 giugno 2011 09:23

    <span>questo commento sprezzante, -9:04:12- frutto di un astioso e <span>fazioso pregiudizio</span>,  
    mostra tutta la supponenza e la presunzione di chi fa del partito preso la sua ragione di vivere, pensare e parlare: uno che ritiene di sapere già tutto, per cieca ideologia, ovvero il contrario della sapienza socratica, tesa all' inesausta ed ONESTA ricerca della Verità, NON ha bisogno di leggere più nulla, considerando ormai se stesso un libro vivente di somma autorità, a cui tutti devono inchinarsi.</span>

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  5. Accecati dall'oscurità delle tenebre in cui vogliono permanere, i Simon de Neocatecumenal (orgogliosamente papolatri quando si tratta di firmare un commento, ferocemente antipapalini quando si tratta di obbedire al Pontefice in materia liturgica e dottrinale), reagiscono furenti a qualsiasi cosa riguardi anche solo lontanamente la Tradizione.

    Il nostro fratello Simon, nel leggere «annientato e distrutto gli antichi altari con incredibile e furioso scempio, spiegabile solo con l'odio per la sacra liturgia Tridentina» si è sentito chiamato in causa, ha piegato indietro la testa ed ha urlato con voce roca e cavernosa il nome del suo iniziatore: "Baal! Baal! Baal!"

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  6. Sembra voler ignorare che la Tradizione o è perenne (può evolversi nei modi non nella sostanza) o non è Tradizione, ma tradimento.
    Ed è bastato questo per non cogliere NULLA di un  percorso e di una proposta di grande valore ed interesse.

    Approfitto per aggiungere le coordinate del Libro:
    <span>La Bellezza che ci Salva. Edizione pro manuscripto, Milano 2011, pp. XX + 306, euro 35; si può richiedere all’Autore (328.83.42.142), via San Sisto, 3 -20123 Milano, oppure con e-mail a: info@enricomariaradaelli.it, o a: www.hoepli.it.</span>

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  7. <span>Sembra voler ignorare che la Tradizione o è perenne (può evolversi nei modi non nella sostanza) o non è Tradizione, ma tradimento.  
    Ed è bastato questo per non cogliere NULLA di un  percorso e di una proposta di grande valore ed interesse.  
     
    Ringrazio la Redazione e approfitto per aggiungere le coordinate del Libro:  
    <span>La Bellezza che ci Salva. Edizione pro manuscripto, Milano 2011, pp. XX + 306, euro 35; si può richiedere all’Autore (328.83.42.142), via San Sisto, 3 -20123 Milano, oppure con e-mail a: info@enricomariaradaelli.it, o a: www.hoepli.it.</span></span>

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  8. Bella recensione ( e non recenZione, sapiente Simon...!) che fa venir voglia di leggerlo questo testo. Ne ho fatto richiesta via mail (un po' caro, pazienza), nell'attesa qualcuno sa dire qualcosa di più sul dittico tradizione-audacia individuato come criterio per, diciamo, ripareggiare la Verità?

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  9. <span>Lascio parlare l'Autore. Ho tratto il brano da un suo articolo pubblicato dall'Osservatore Romano. Ovviamente nel libro la trattazione si fa più atraente e coinvolgente.  <span> 
     
    Tradizione e audacia. E il genius creativo che le combina.  
    La realtà, all’interno della quale soltanto si muovono Bellezza e Verità, vive di entrambe le sponde: tradizionalismo e audacia, e la caduta di uno dei due argini, qualunque sia dei due, esonda l’intelletto nell’irrealtà, per cui bisogna tenerli entrambi. 
    Ma i vogliosi di indipendenza, di libertà, che fanno? Buttano via la «storia», che è «tradizione», che è «memoria», e si attaccano alla sola «originalità», perché, a causa di ciò che abbiamo visto prima, hanno ‘l’orrore di veder entrare la storia nel proprio oggi’, hanno orrore, dalla cosa «antica», di farne una cosa «anche» nuova, che diverrebbe però così capace, come tutte le cose belle e vere che la gente si ferma a guardare o a sentire ammirata, di percorrere gli anni, i secoli, i millenni, fino all’oggi e per sempre.  
    Nel 1400 Filippo Brunelleschi e Leon Battista Alberti, che non odiavano né l’antico né il nuovo, ma li amavano entrambi, coraggiosamente presero l’antico, lo colsero con garbo da Roma e da Atene, e lo rifondarono di nuovo con somma cura a Firenze. Essi sono l’esempio del coraggio che ha un vero «tradizionista»: fare «Rinascimento», ossia ‘saper trasportare l’antico nel proprio oggi’ con la capacità inventiva di trasfondere nel nuovo l’antico, il tutto con quel quid che solo l’artista possiede per compiere la cosa come si deve, ossia facendo una cosa «bella ad arte».  
    Brunelleschi e Alberti hanno guardato l’antico, lo hanno conosciuto, hanno ammesso poi che lo potevano tradere – trasportare, tradurre – nel proprio oggi, e lo hanno fatto, compiendo l’operazione conoscitiva della Tradizione. E nessuno poi li ha mai accusati di essere conservatori, reazionari, misoneisti, ma tutti in tutti i secoli corrono a incantarsi delle loro sublimi meraviglie.  </span></span>

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  10. <span>La cosa più significativa è che qualunque realizzazione non può prescindere dalla 'conoscenza'. Se non è il 'conoscere' - che nella Bibbia ha la valenza dell'unione intima sponsale e quindi la relativa fecondità - che muove il volere e l'agire, non si realizza nessuna delle espressioni umane che diventano 'collaborazione' col Signore nella "creazione nuova" da Lui riportata al Padre...    
    Per me l'"audacia" sta nella determinazione e nella consapevolezza del tradurre in concreto - amando le 'cose nuove' che il Signore fa germogliare ogni istante - in ogni ambito della nostra vita, quel che ci è dato conoscere. Con la consapevolezza che, se le radici non sono nella Tradizione autentica portatrice di una Presenza, non è vera 'conoscenza'; ma miraggio, inganno, con tutta l'inconsistente evanescenza dell'uno e la pesante deformazione dell'altro, che ci allontanano dalla Realtà Somma, che è Dio.</span>
    Oggi, invece, più che alla 'conoscenza', si tende a dare maggiore enfasi alla 'sensazione', al 'sentimento'...

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  11. <span>Grazie, Mic.</span>
    <span></span>
    <span>Essi sono l’esempio del coraggio che ha un vero «tradizionista»: fare «Rinascimento», ossia ‘saper trasportare l’antico nel proprio oggi’ con la capacità inventiva di trasfondere nel nuovo l’antico</span>
    <span></span>
    <span>Ma questo non dovrebbe avvenire solo in riferimento alla bellezza nell'arte. Voglio dire tale audacia di trasfondere l'antico nel nuovo non attiene proprio a quella 'operosità costruttiva' della Chiesa, che dovrebbe saper trasmettere la verità in tutto il suo splendore, senza tradirla? E perdonate, non è forse di questa audacia di fare 'rinascimento' anche nella liturgia, trasfondendo l''antico nel nuovo che ha quasi paura il mondo tradizionista attuale?</span>

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  12. <span>Infatti l'autore non ritiene possibile riprendere la costruzione della "Civiltà della Bellezza", che poi è anche la "Civiltà della Verità" e ancora la "Civiltà della Bontà", se non nella guida “dogmatica” che la Chiesa ha tenuto da sempre (nella quale la verità è riconosciuta nella sua limpida, univoca e splendida realtà), e non in una guida meramente “pastorale” e, come tale, pragmatica spesso in senso esondante dai margini che rendono ogni guida Sapiente e sicura...  E ciò deve avvenire, in primis, nella Liturgia, che è fonte e culmine della Fede che diventa Vita di ogni giorno.</span>

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  13. <span><span>La 'novità', che considero un dono, del testo sta nell'aver individuato nei Nomi del Signore che gli appartengono come Seconda Persona della Santissima Trinità e nella contemplazione della loro Essenza, espressa in termini che fanno volare alto, ciò che  che ne riceviamo e trasponiamo nella vita, nell'arte, nella storia... </span>  
    Non mancando di accennare a quel che accade, in mancanza...</span>

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  14. Simon de Cyrène4 giugno 2011 12:05

    Ma, salvo ad avere le traveggole, in questo testo riportato da mic alle 10:36 non vedo nessuna allusione a una nozione di "Tradizione perenne" e ancor meno il fatto che questa sia "l'unica portatrice di verità".
    Forse è in un altro testo, o forse il recensore ha messo la propria "teoria" personale scambiandola per quella di Livi? I.P.

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  15. Ma quale estetica! Estetica alla card. Burque? Andare a messa di Pio V è andare a celebrazione di "altri tiempi", fuori da tempo, tempo scaduto, fuori tiempo massimo. Estetica è por caso pomposità artefatta,  con strascico di 18 metri, pomposità asfittica, con aggiunta di prosternazioni adulatorie, peccaminose por chi fa e por chi riceve. Vestizione e spogliazione ridicola pseudo-liturgia in liturgia. Questa no è Cena del Signore, avrebbe detto Paolo di Tarso. Altro che protagonismo del prete in messa di Paolo VI! Liturgia pontificale tridentina è spettacolo, anzi avanspettacolo, lì sì il celebrante è cuore di celebrazione , lì sì c'è rituale sacrificale ma no c'è Gesù, Lui è grande assente. I tridentinisti ottocentisti vogliono solo con questo rito desuetto preservare qualcosa di sacro solo per se stessi, forma di potere che rende inaccessibili e inviolabili: ma così fanno inaccessibile la Parola e il Pane dell'unico Protagonista: una chiesa, lontana da Vangelo. Che vergogna questo libro e che vergogna questo Motu proprio e questo  istruzione che dovrebbe chiarire, am contiene buggie e artefatti giuridrici. Il vicario di Cristo che invece vuole questa chiesa ricca di paramenti e di potere, di squilli di trombe, pizzi e merletti e povera di Gesù. No può essere vero. Ma tanto Dio rifugge da ori e da libracci di sapienti esteti tridentinisti e ottocentisti, mentre ascolta i miseri. Speriamo nel prossimo papa.

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  16. pepito sbazzeguti4 giugno 2011 15:23

    Inopportuno,a parte le sue bestemmie ;a parte le sue eresie vecchie come il cucco e la sua presupponenza in materia liturgica;a parte la sua insolenza verbale, LEI-DELLA-SANTA-MESSA-NON-HA-CAPITO-NIENTE!!
    Magari,poi,ci si prostra davanti a Kiko,nevvero?

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  17. Hai muy razòn, caro fratello Inopportuneocatecumenal, porque nos adoramos un solo dio uno (Kiko) e trino (Kiko, Carmen y Pezzi). Tambien!

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  18. ...uno, trino, y naturalmente quattrino! (el dinero che escuchamos da nosotros fratellos de comunidad neocatecumenal).

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  19. Liturgia pontificale tridentina è spettacolo, anzi avanspettacolo, lì sì il celebrante è cuore di celebrazione , lì sì c'è rituale sacrificale ma no c'è Gesù, Lui è grande assente.  
     
    .....nella Messa Tridentina  no c'è Gesù .....
    ? ? ?.....  
     
    formidabile , stupefacente , incomparabile rovesciamento della Verità:  
      il "colpo da maestro" di satana, efficacemente portato a segno DENTRO la Chiesa, attraverso l'indottrinamento tenace di due generazioni fatto dal  "teologo" Kiko, operante con successo nella pastorale e catechesi della "nuova chiesa conciliare", da 42 anni, col consenso o tacito assenso delle gerarchie, secondo il noto principio inclusivo: "nella Chiesa c'è posto per tutti"....

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  20. L'ho letto...4 giugno 2011 18:31

    Condivido il commento. Libro tra l'altro da me letto. Prima di fare commenti, da una parte o dall'altra, bisognerebbe leggere per intero i libri. A volte non significa nulla che lo scriva tizio o caio.
    Ad ogni modo, oltre a non essere preciso nelle indicazioni è anche pieno di pregiudizi che non si capiscono se non per una non serietà scientifica dell'autore.
    Mi spiace. Speravo in qualcosa di veramente diverso.

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  21. Legga attentamente, Simon.
    "Tradizione perenne", non è altro che la Tradizione sviluppatasi dagli Apostoli a oggi nelle modalità indicate nel suo Commonitorium (23) da Vincenzo di Lérins e fatte proprie dal Vaticano I, Cost. Dei Filius. Non essendo "saltuaria", né "temporanea", né "discontinua", né "effimera", è ciò che a tutti tali concetti si oppone: è perenne, e ciò è concetto intrinseco alla Chiesa, ente metafisicamente perenne proprio perché non si scosta né si può scostare nemmeno di uno iota dalla sua propria entità in ciascuno dei quattro trascendentali che determinano l'essere, malgrado storicamente, ma solo storicamente, possa darsi una loro più o meno grave manomissione.

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  22. Eppure questa Messa Tridentina, questa Messa "Antica" era così tanto amata da TUTTI i nostri grandi santi!

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  23. in questo blog ci sono alcuni che non stanno bene se non nominano in ogni occasione il cnc

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  24. siete peggio dei cnc, non potete stare senza nominarli

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  25. Inopportuno sei veramente inopportuno. Trasferisciti in qualunque altra confessione o denominazione religiosa, ma ti prego, stai alla larga dal cattolicesimo, almeno fino a quando nutri questi cattivi pensieri.

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  26. Il Simone di Cirene del Vangelo aiutò Cristo a portare la Croce. Questo invece è un industriale in fabbricazione di Croci.

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