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venerdì 3 dicembre 2010

Il nastro bianco e il grigiore della teologia protestante



di Fabio Adernò

Se è vero che l’estetica di una cosa ne è espressione fenomenica dell’essenza, si potrebbe già dedurre dal primo impatto con questo intenso e profondo film di Michael Haneke – che merita davvero la Palma d’oro di Cannes – che vi è ben poco di positivo in una società falsamente moralizzata e moralizzante, dove il giudizio sulle cose si formula sempre e comunque a priori, dove la dicotomia tra Bene e Male si palesa agli occhi dello spettatore già coi colori della pellicola, mirabilmente realizzata in bianco e nero nemmeno fosse una produzione originale degli Anni ’40. E poi, quel silenzio, iniziale e finale; impressionante nel suo colore tetro, assordante nella sua gravità, quasi a voler far presagire, all’inizio, qualcosa di torbido… e volendo far sentire, alla fine, che quel torbido c’è, è tangibile, e non ha soluzione: come affacciarsi su un paesaggio notturno, in una notte senza luna e senza stelle.

“Das Weisse Band” catapulta letteralmente lo spettatore nel nord della Germania nell’anno 1913. La storia abbraccia poco meno di un anno, alle soglie del primo conflitto… ma sembra quasi di trovarsi in una bolla di sapone. I personaggi, la scenografia, la fotografia, tutto sembra essere racchiuso in un fermo immagine d’epoca… si ha come l’impressione di fermarsi a guardare le vecchie foto cartonate dei bisnonni, con quelle lunghe vesti nere, quegli abiti scuri, a tratti lisi, quei capelli impomatati dei giorni di festa, e quelle scarpe impolverate. Rumori e colori, ma anche profumi d’un secolo che sembra lontano anni luce dal nostro, eppure non sono neanche cento anni. La cura doviziosa dei particolari è senz’altro il punto di forza del regista. Nulla è lasciato al caso, dal ronzio delle mosche nella stalla, al cigolare d’una vecchia finestra, allo strusciare d’una
tenda, al rumore che provoca il sale immesso nel pentolone del minestrone. E tutto non potrebbe che essere bianco e nero: il buio delle notti d’inverno e quei campi di frumento sterminati, dove il sole, pallido, illumina le spighe fluorescenti, creando un riverbero a tratti persino infastidente, vien poi ricoperto dalla coltre di neve,
che ovatta persino gli animi.

Qualche critico ha voluto vedere in questa pellicola una sorta di “prefazione” ai mali del XX secolo; ma forse, ciò che realmente trasmette il film è un modo assoluto – e innaturale – di concepire l’esistenza umana: o dentro o fuori, o bianco o nero, tertium non datur. E tale modo altro non è che il concetto di società che s’è sviluppato nei Paesi della Riforma separati dalla Chiesa di Roma, la quale invece ha sempre offerto tutte le sfumature necessarie per comprendere la naturale poliedricità dell’esistenza. Una società ufficialmente nemica di qualunque gerarchia – ecclesiastica in primis – ma che in realtà ha fatto della disciplina “ordinata” un assoluto imprescindibile, dove ognuno “deve stare al suo posto”, perché “Dio ha disposto così”… un qualcosa di estremamente statico, dunque, poiché frutto di una volontà talmente imperscrutabile da non poter essere né interpretata né, tantomeno, conosciuta; paradossalmente, infatti, la Riforma ha prodotto un sistema dogmatico ben più rigido di quello tradizionale cattolico, fatto di regole ferree che, una volta infrante, tali rimangono, poiché, a differenza del Cattolicesimo, non v’è una “via della penitenza” che conduce alla “riconciliazione”, ma solo ed unicamente quella dell’espiazione, che non può che essere dolorosa e spesso interminabile; una sofferenza espiatoria che inizia e si conclude con l’esistenza in questa terra, poiché, non essendoci il Purgatorio, e riservando il Paradiso alle sole anime “predestinate”, la realtà ultima che può attendere l’uomo altro non è che l’Inferno, di cui ha già potuto tastare lo strazio durante l’esistenza terrena, attraverso le malattie, i dolori temporali, i mali quotidiani.

Il Protestantesimo ha avuto la pretesa di annullare il concetto di “Chiesa”, distruggendo il ruolo mediatore del Sacerdozio e facendo del ministero un mero “servizio alla comunità”, servizio che non può che essere svuotato del suo significato più profondo perché, non essendo più un tramite, il pastore è solo l’incaricato di turno a dare qualche consiglio; privo del carattere ontologico che conferisce l’Ordine Sacro, la guida spirituale della comunità ha unicamente una funzione strumentale, per altro mutilata della sua essenza; egli “deve” essere d’esempio, ma quest’esempio basta che sia apparente. Così com’è apparente il culto: freddo, diafano, privo degli splendori della Liturgia romana, esso trasmette un persistente senso ferale; e seppure ad esso si intersecano corali e musiche di pregio, esse appaiono prive di trasporto trascendente: è tutto orizzontale, piatto, spoglio di qualunque verticalismo necessario ad ogni rapporto col Divino.

L’austerità auspicata nei costumi, ha prodotto piuttosto un deterioramento della natura stessa della fede, ridotta a logorante intimismo spirituale che nel “servizio domenicale” ha il suo coronamento: il pastore legge la Bibbia e interpreta a modo suo la Scrittura, con un passivo accoglimento del sermone da parte dell’assemblea. La mutilazione dell’impianto sacramentale, ove l’Eucaristia è unicamente “memoria” e non vero e proprio Sacrificio, in realtà produce lo svuotamento del Cristianesimo, perché si toglie Cristo come Cibo e se ne dà solo un ricordo sbiadito, impoverito nella natura del dono eucaristico.

Raschiando via dall’uomo l’anelito alla possibilità di “essere in Dio”, si concede ad esso solo di essere “di Dio”, schiavi e non figli. L’apparato morale costruito da Lutero – che di morale, per altro, ne ebbe ben poca – ha trasformato l’uomo, per natura orientato al Bene Sommo, in una creatura che ha un continuo bisogno di emendazione, alla quale viene ricordato quotidianamente che ha una natura pervicacemente orientata al peccato (e dunque alla morte) ma che la Grazia è un qualcosa di praticamente irraggiungibile: che fare dunque? Soffrire, patire, mortificarsi. Ciò che il Cattolicesimo ha sempre rifiutato, in ultimo condannando il Giansenismo, per il Protestantesimo è regola di vita. Non essendoci la mediazione della Chiesa, alla quale Cristo ha affidato i Sacramenti, l’uomo è lasciato solo davanti a Dio: non esiste la comunione dei Santi, l’intercessione della Vergine, l’ausilio della grazia sacramentale; esiste solo l’uomo singolo, che deve misurare la sua coscienza in modo autonomo e, consapevole di quanto sia peccatore, espiare, espiare, espiare.

Nello spettrale villaggio tedesco descritto dal film, si riesce a toccare con mano questa fredda realtà, priva di qualunque calore umano. Tutti sospettano di tutti, poiché non confidano in nessuno. La riunione domenicale è un atto dovuto, per conformismo; ma mentre per il cattolicesimo i Sacramenti agiscono ex opere operato, per il protestantesimo la presenza alla funzione della domenica è un qualcosa di quasi apotropaico, e chi non va in chiesa “avrà sicuramente qualcosa da nascondere”.

Lo sguardo glaciale del pastore è tra gli elementi più enigmatici della pellicola. In quella fredda severità, persino nel gestire gli affari familiari, si riscontra una untuosità ipocrita, epifenomeno di quel fariseismo radicato in ogni “buona società” protestante; atteggiamento, questo, senz’altro dettato dalle necessità dell’impianto teologico, privo di ogni respiro, di pathos, reso un immobilismo conformista e moralistico luterano. “Nel villaggio tutti sanno…” eppure tutto si risolve in ossequiosi gesti. Lo zelante pastore, ad esempio, punisce la figliola senza accertarsi di cosa abbia realmente fatto: la umilia, con parole taglienti come lame affilate, fino a farla svenire. Perché? si chiede lo spettatore: la risposta è che non v’è altro giudizio se non quello immediato, fondato sulle categorie statiche del sillogismo protestante: tutti gli uomini sono peccatori, tu sei un uomo, dunque sei un peccatore. E dunque, per espiare, non avendo la possibilità del foro sacramentale della confessione – ove la contrizione del cuore diventa sublime atto di amore per Dio che si rende presente nel perdono assolutorio – altro non resta che portare per chissà quanto tempo un nastro bianco, simbolo di una purezza intima perduta, indice di quella impossibilità per l’anima di lavarsi alla fonte della salvezza.

Il male, dunque, è un qualcosa di connaturato all’uomo, una catena dalla quale non può sfuggire, un piombo dal quale non si può liberare e che gli impedisce di tendere pienamente a Dio. E nei volti dei bambini di questo film, tutti molto espressivi ed intensi, si vede riflessa questa luce spenta nei loro occhi, poiché è stato loro inculcato che non c’è via d’uscita… e il comportarsi bene non è “fare la volontà di Dio, che vuole il tuo bene” ma piuttosto far ciò di cui non si può fare a meno per mitigare la collera di un Dio geloso e severo.

E si può tranquillamente dire, forse, che i veri protagonisti della pellicola sono proprio queste piccole anime, violentate nella loro intimità spirituale, vittime di una disciplina rigidissima, che produce una diffusa e costante infelicità. E gli abitini neri nei quali sono avvolti è come se fossero le loro piccole bare, poiché si ha l’ardire di pensare sia bene – per le loro anime – che essi muoiano al mondo, come se la nascita fosse già una colpa, per non essere stati voluti angeli.

I fatti misteriosi che avvengono lungo il film, legati da quel fil rouge che poi è, per l’appunto, il filo del Male, si intrecciano senza soluzione di continuità: l’inizio e la fine sono tronchi, il susseguirsi di avvenimenti accresce la tensione verso una conclusione che si attende con ansia… ma il Male, per i protestanti, inizia nell’uomo e finisce nell’uomo, non può passare, ma solo un po’ attenuarsi, per poi ritornare in modo prorompente e inesorabile, come la falce in tempo di mietitura, in una vita priva della Grazia.

40 commenti:

  1. Nobis quoque peccatoribus3 dicembre 2010 13:34

    Ringrazio per il post. Avevo sentito parlare di questo film senza poterlo vedere. Ma ho conosciuto in modo non superficiale realta' protestanti, anche se ora sfociate ormai nell'agnosticismo e nel paganesimo.

    E' proprio la disperazione e l'assenza di speranza che caratterizza tali societa' a tutti i livelli, anche se ovviamente le statistiche internazionali le dipingono come autentici paradisi.

    Extra Ecclesiam nulla salus. Il protestantesimo e' un sistema per far precipitare le persone nella disperazione e nella dannazione.

    I molti turisti che da quei Paesi vengono in Italia non credo che lo facciano per ammirare la statua di Garibaldi al Gianicolo o la sede della Prefettura di Latina. E poi il fondatore di Repubblica si lamenta che non abbiamo avuto la riforma protestante.

    FdS

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  2. Sicuramente vedrò il film. Un solo appunto (non me ne vogliate) alla frase "<span>La riunione domenicale è un atto dovuto, per conformismo.</span>"potrei rispondere che è lo stesso per tanti cattolici che vanno alla Santa Messa domenicale, guardando spesso l'orologio per scappare appena di volta il sacerdote. E lo dico con amarezza.

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  3. è la solita solfa di tutti i cristiani di serie A... ma se c'è qualcuno che va alla messa solo per abitudine, sono sempre più quelli che ci vanno per rendere autentico culto a Dio e partecipare del Santo Sacrificio di Cristo, nonostante le difficoltà e i boicottaggi nemmeno tanto nascosti.
    L'amarezza dovresti conservarla per chi VORREBBE una vera S Messa e si trova in diocesi (e sono TROPPE) dove purtroppo non c'é! Diciamo non c'è ancora, confidando nel Signore...

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  4. Questo è un articolo estremamente schierato, dove il bianco è troppo bianco e il nero è troppo nero. Ci può essere un modo differente di mettersi in gioco nei rapporti ecumenici. Sì, certo. Vi porto l'esempio del nostro parroco e dei nostri catechisti che si sono cimentati in una versione ecumenica della III° preghiera eucaristica: che non nega il dogma della chiesa ma non lo esibisce come un randello. Per ora è recitata come preghiera privata, ma il parroco ha chiesto l'autorizzazione del vescovo per usarla in qulche cercostanza, in assemblee preparate.

    <p><span><span><span>Veramente sei santo, Signore,</span></span></span>
    </p><p><span><span><span>ti benedice tutta la creazione, </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>Tu che, </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>per mezzo del tuo figlio, Gesù </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>e con la potenza dello Spirito, </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>dai vita e santità a ogni cosa, </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>e sempre e ovunque non manchi di accogliere in Assemblea tutti i popoli, </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>per l’offerta spirituale al tuo Nome. </span></span></span>
    </p><p> 
    </p><p><span><span><span>Ti preghiamo, dunque, perché questi doni, che a Te portiamo come segni della nostra umile dedizione, per mezzo dello stesso Spirito,</span></span></span>
    </p><p><span><span><span>Tu li santifichi, perché in mezzo a noi sia presente Gesù, nei segni e sacramenti del suo Amore, che ci ha chiamato a celebrare e condividere.</span></span></span>
    </p><p> 
    </p><p><span><span><span>Egli stesso, nella notte in cui fu tradito, ringraziando e benedicendo Te, prese il Pane, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo:</span></span></span>
    </p><p> 
    </p><p><span><span><span>PRENDETE E MANGIATENE TUTTI, QUESTO È IL MIO SACRAMENTO, </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>SEGNO DATO A [...]

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  5. <p><span><span><span>Allo stesso modo, dopo la santa Cena, ringraziando e benedicendo Te, prese il calice del vino e lo diede ai suoi discepoli dicendo:</span></span></span>
    </p><p> 
    </p><p><span><span><span>PRENDETE E BEVETENE TUTTI, QUESTO È SACRAMENTO DELLA MIA VITA, </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>SEGNO DATO A VOI E A TUTTI, </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>NUOVO E ETERNO TESTAMENTO DI LIBERAZIONE E RISCATTO DAL MALE</span></span></span>
    </p><p><span><span><span>MANGIATE E BEVETE IN MEMORIA DI ME.</span></span></span>
    </p><p> 
    </p><p><span><span><span>Mistero della fede. </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>Annunciamo la tua morte, Signore, celebriamo la tua resurrezione, </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>perché venga il Regno!</span></span></span>
    </p><p> 
    </p><p><span><span><span>Ora dunque, Signore, noi ricordiamo la passione liberatrice di Gesù, la sua mirabile resurrezione e il suo ritorno a Te, </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>ma attendiamo anche la venuta del Regno </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>e perciò ti dedichiamo questa nostra eucarestia di lode, offerta viva e santa al tuo Nome.</span></span></span>
    </p><p> 
    </p>

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  6. <p><span><span><span>Guarda, ti preghiamo, questa tua Assemblea in eucaristia e, </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>riconoscendo in essa le stesse disposizioni di Gesù sulla croce, concedici che, nutriti del Pane della vita e del Vino della tua benedizione, segni e sacramenti di Gesù stesso, da Te siamo trovati nell’unità dello Spirito del tuo Figlio.</span></span></span>
    </p><p> 
    </p><p><span><span><span>Lo stesso Spirito </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>ci trasformi in ringraziamento eterno</span></span></span>
    </p><p><span><span><span>per l’avvento del Regno, </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>in comunione universale nel tuo Amore,</span></span></span>
    </p><p><span><span><span>in particolare con Maria, </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>gli apostoli, </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>i martiri </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>e tutti i santi.</span></span></span>
    </p><p> 
    </p><p> 
    </p><p> 
    </p>

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  7. <p><span><span><span>Fa, Signore, che questa eucaristia di riconciliazione </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>dia la pace alla terra e ai viventi, </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>in cui tu stesso poni la tua compiacenza,</span></span></span>
    </p><p><span><span><span>dia la pace alla chiesa, pellegrina nell’esodo e nel nascondimento, dia la fede e la comunione nel tuo Amore ai nostri pastori (il papa, il nostro vescovo, le conferenze episcopali, i sacerdoti, i religiosi), ai diaconi, ai ministranti, ai tuoi servi nella pastorale, a tutte le genti, e a tutto il mondo che consideri tuo anche se non ti professa.</span></span></span>
    </p><p> 

    </p><p> </p>

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  8. <p><span><span><span>Ascolta le speranze e le attese della famiglia umana, Tu che sei sempre e ovunque presente, quando due o tre proclamano il tuo Nome e congiungi nel tuo Amore tutti quelli che sono lontani e dispersi.</span></span></span>
    </p><p> 
    </p><p><span><span><span>Ricordati infine dei nostri defunti e di tutti quelli che hanno lasciato questo mondo </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>e fa che, come per tutti speriamo, </span></span></span>
    </p><p><span><span><span>tutti giungano al banchetto del cielo, in Gesù nostro Signore, nel quale Tu doni ogni bene.</span></span></span>
    </p><p> 
    </p>

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  9. no, è ecumenica, leggila bene.

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  10. una volta il sacerdote restava voltato tutto il tempo... ma la chiesa era piena e ben pochi avevano voglia di scappare...

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  11. appunto: l'ecumenismo è una delle novelle eresie.

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  12. Mon Dieu! Assomiglia alle prossime traduzioni della conferenza episcopale...

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  13. Ma che bravi, ne sapete una anche più del messale! Complimenti!!

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  14. Redazione di Messainlatino.it3 dicembre 2010 15:40

    Anafora assolutamente eretica e messa (minuscolo) radicalmente invalida. Senza transustanziazione (del resto, quel prete non ci crede).
    Per favore, risparmiaci quelle stupidaggini. Oppure, meglio ancora, dacci nome e cognome del parroco e indirizzo della parrocchia, così scriviamo un bell'esposto alla Congregazione per il Clero e a quella per il Culto Divino, nonché al vescovo del luogo.
    Enrico

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  15. "<span>il parroco ha chiesto l'autorizzazione del vescovo per usarla in qulche cercostanza, in assemblee preparate"...lo saprà già il vescovo locale...
    </span>

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  16. <span> si sono cimentati in una versione ecumenica della III° preghiera eucaristica: che non nega il dogma della chiesa ma non lo esibisce come un randello. Per ora è recitata come preghiera privata, ma il parroco ha chiesto l'autorizzazione del vescovo per usarla in qulche cercostanza, in assemblee preparate</span>

    amici miei, altro che alla frutta! "Assemblee preparate" o de-cattolicizzate?

    Noi non usiamo le nostre parole come randelli, come dice costui, ma cerchiamo di mostrare con chiarezza lo splendore delle Verità insegnate dalla Chiesa... ma in chi NON VUOLE ascoltare sembrano 'parole dure', ma è perché la verità è UNA e non cangiante a seconda dei gusti del momento o degli pseudo-ispirati di turno!
    Il problema che quello che non si coglie e che risulta perso completamente è il 'cuore' di queste Verità: il Signore, che nell'Eucaristia si fa Presente e non SEGNO!

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  17. dici a noi? ma di QUALE messale stai parlando, di grazia?

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  18. <span><span>si sono cimentati in una versione ecumenica della III° preghiera eucaristica: che non nega il dogma della chiesa ma non lo esibisce come un randello. Per ora è recitata come preghiera privata, ma il parroco ha chiesto l'autorizzazione del vescovo per usarla in qulche cercostanza, in assemblee preparate</span>  
     
    amici miei, altro che alla frutta! "Assemblee preparate" o de-cattolicizzate?  
     
    Noi non usiamo le nostre parole come randelli, come dice costui, ma cerchiamo di mostrare con chiarezza lo splendore delle Verità insegnate dalla Chiesa... ma in chi NON VUOLE ascoltare sembrano 'parole dure', ma è perché la verità è UNA e non cangiante a seconda dei gusti del momento o degli pseudo-ispirati di turno!  
    Il problema che quello che non si coglie e che risulta perso completamente è il 'cuore' di queste Verità: il Signore e il Suo Santo Sacrificio, e che Lui nell'Eucaristia si fa Presente e non SEGNO! </span>
    Per non parlare di altre perversioni neppure tanto nascoste

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  19. Se perdiamo la sua presenza nell'Eucarestia perdiamo Lui. Cos'altro ci resterebbe? Poi sarebbe per noi inutile perderci a discettare su questo o quel versetto della Scrittura...come fanno gli amici del film, tra l'altro...

    Per favore, monostrante, dicci che era uno scherzo e che continuate a dire la Messa come da Messale

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  20. <span>Se perdiamo la sua presenza nell'Eucarestia perdiamo Lui. Cos'altro ci resterebbe? Poi sarebbe per noi inutile perderci a discettare su questo o quel versetto della Scrittura...come fanno gli amici del film, tra l'altro...  
     
    Per favore, ministrante, dicci che era uno scherzo e che continuate a dire la Messa come da Messale</span>

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  21. Infatti vi è una pervicace e pervasiva negazione dell

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  22. <span><span>Se perdiamo la sua presenza nell'Eucarestia perdiamo Lui. Cos'altro ci resterebbe? Poi sarebbe per noi inutile perderci a discettare su questo o quel versetto della Scrittura...come fanno gli amici del film, tra l'altro...    
       
    Per favore, ministrante, dicci che era uno scherzo e che continuate a dire la Messa come da Messale</span></span>

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  23. Bravi era rivolto al parroco e ai suoi solerto parrocchiani

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  24. <span>"Bravi" era rivolto al parroco e ai suoi solerti parrocchiani</span>

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  25. La prima cosa che mi viene da scrivere, di getto...ma vi siete fottuti il cervello???? Prete, catechisti, e peggio di tutti, il Vescovo...
    Chi o cosa autorizza un parroco e dei fedeli a cambiare o, in questo caso, inventare di sana pianta una preghiera eucaristica (e, quindi, il cuore della Messa stessa)...qui non siamo nella pastorale, ma nel dogma...e soprattutto, quali sarebbero queste assemblee apposite, e, ammessa e non concessa questa possibilità, che necessità c'era di fare preghiere eucaristiche (e, quindi, non semplici preghiere) per permettere la concelebrazione? Abuso liturgico ed eresia, questo, altrochè!

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  26. la differenza è solo nella terminologia, voi vi aspettate la semplice riproposizione del DOGMA, duro e puro; invece oggi, quando si parla di ecumenismo, serve un modo molto più allusivo, di dialogo e di rispetto reciproco delle nostre storie e non di contrapposizione. In questa preghiera, che non è ancora liturgica, non si nega la presenza reale o la volontà di salvezza universale di Gesù sulla Croce. si parla di sacramenti da celebrare e condividere, si parla di chiesa e Assemblea che si fa eucarestia, ringraziamento al Signore. Veramente fa specie che si interpretino parole di fede, speranza e amore, come fossero un tradimento. E se il tradimento fosse riproporre il dogma, senza riferisi a Gesù e alla sua Parola vivente e giudicante? 

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  27. E' un film molto ben girato e molto ben interpretato, anche se infine un po' irrisolto. C'è qualche scena e qualche battuta un po' dura, ma poche. Avercene di film così in circolazione!

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  28. seminarista ancora più affranto3 dicembre 2010 19:06

    ministrante continua a fare il ministrante... la teologia lasciala ai veri TEOLOGI... e ascolta ciò che la Santa Chiesa Cattolica ha sempre insegnato e trasmesso in 2000 anni e che tutti i Sommi Pontefici nonchè centinaia e centinaia di uomini Santi hanno streunamente custodito e difeso anche con la loro stessa vita fino allo spargimento del sangue... caro ministrante non bestemmiare e non farti traviare da quel parroco sicuramente più che sessantenne rimasto incollato agli anni '70... poveraccio!!!! pregherò per la vostra Parrocchia e per le vostre anime....

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  29. Proprio chi annacqua (o "non esibisce") il dogma, finisce prima o poi per non riferirsi più a Gesù e alla Sua Parola vivente...e l'Eucaristia non si fa in comunità, non la fa la comunità, ma la fa il Signore Gesù...l'Eucaristia, la Messa, sono doni divini, non sono prodotti umani, da fare e disfare a proprio piacimento...cosa che, invece, facevano e fanno gli eretici...
    Vi invito a leggere questi interessanti articoli
    http://www.unavoce-ve.it/04-04-24.htm
    http://blog.messainlatino.it/2010/01/agnoli-messa-cattolica-e-messa.html
    http://unafides33.blogspot.com/2010/09/la-santa-favola.html
    E a proposito di ecumenismo, il non presentare il dogma nella sua interezza, il relativismo, il sincretismo, sono offese prima di tutto ai fratelli separati, che non conoscono la verità cattolica (conoscere è ben diverso dal vedersi imporre, cosa che invece oggi molti scambiano!), che si sentono presi in giro, e che vedono l'interlocutore che non rispetta la fede cui appartiene...
    Non bisogna, ovviamente, andare con il randello, non bisogna essere sgarbati o violenti, ma nemmeno si può relativizzare la verità di fede...bisogna essere moderati e dialoganti nel presentare la Fede, ma non nella Fede stessa!

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  30. Andrea Carradori3 dicembre 2010 21:25

    Quel testo è eretico :  conseguentemente, la messa è invalida perchè sono state mutate le parole della Consacrazione.
    Non vale neppure la pena che stiamo ulteriormente a commentare una cosa così grave, soprattutto dal punto di vista disciplinare : chi autorizza un prete o una comunità di modificare  persino il testo essenziale della Messa ?
    Spero che sia uno scherzo ... "scherzi a parte ..."
    Non posso credere che si giunga a tanto ...

    RispondiElimina
  31. come si fa a dire che la differenza sta solo nella terminologia, se le parole veicolano certi significati e non altri e dietro ogni signifcato c'è una realtà diversa? la cosa grave è che questa stessa obiezione me la sono sentita dire giorni fa dal Preside di una facoltà teologica, che forma i sacerdoti di oggi e di domani?
    E' solo differenza di terminologia confondere Gesù 'segno' con Gesù Vivo e Vero, che "ci ha comandato di celebrare i Sacri Misteri" con lui come Sacerdote vittima e sacrificio? Chi si è perso questo, cosa ci fa con la Parola vivente e giudicante?

    RispondiElimina
  32. <span>come si fa a dire che la differenza sta solo nella terminologia, se le parole veicolano certi significati e non altri e dietro ogni significato c'è una realtà diversa? </span>
    <span>la cosa grave è che questo, che ormai è uno slogan ricorrente nel nuovo stile dialogale a approssimativo introdotto anch'esso dal concilio, cioè "è solo questione di linguaggio diverso", me lo sono sentito dire giorni fa dal Preside di una facoltà teologica, che forma i sacerdoti di oggi e di domani! 
    E' solo differenza di terminologia confondere Gesù 'segno' con Gesù Vivo e Vero, che "ci ha comandato di celebrare i Sacri Misteri" con lui come Sacerdote vittima e sacrificio? Chi si è perso questo, cosa ci fa con la Parola vivente e giudicante?</span>

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  33. Qui non c'è bisogno di essere tradizionalisti per inorridire!!

    Forse solo Adista o Golias apprezzerebbero una roba del genere!

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  34. Nobis quoque peccatoribus4 dicembre 2010 00:51

    Panteismo e negazione della Transustanziazione mascherandola di qualcosaltro. E questo quanto alla sostanza.

    Quanto al metodo non vedo che rispetto si debba portare all'errore e alla menzogna. Il problema dell'eresia e dell'apostasia dei nostri tempi e' l'adorazione di una falsa pace.
    Estote parati! Queste sono comunque idee che circolano nelle sacrestie moderiste.

    FdS

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  35. Non è amarezza, ma costatazione di quello che avviene nelle chiese oggi. A me non piace nascondere la verità. E' ovvio che c'e' chi va alla Messa per offrire veramente un autentico culto a Dio, ma sono la minoranza. Purtroppo c'e' troppa abitudine in troppi cristiani e non dipende da come viene celebrata la Messa.

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  36. Non ne sarei così sicura. Sicuramente era diversa la cultura e il rispetto del Sacro nella gente, ma questo non è imputabile solo alla S. Messa preconciliare. E' un insieme di fattori.

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  37. era solo una battuta per quello che hai scritto sopra.. ma un po' di elasticità mentale voi progressisti no???

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  38. Da cosa avrebbe dedotto che sono progressita? Semplicemente perchè non disdegno la S.Messa post conciliare quando è celebrata decentemente (che il mio parroco ha sempre celebrato dignitosamente con tanto di organo del 1800) ? Non credo di essere io ad aver bisogno di elasticità mentale ...

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