sabato 22 maggio 2010

Il salmo invitatorio (Ps. 94)

DOMENICA - A MATTUTINO
PRIMO NOTTURNO
Invitatorio. (Salmo 94. del salterio.)

94 1 Laus cantici ipsi David.

Venite, exsultemus Domino,
iubilemus Deo salutari nostro:

1 - Lode-cantico [che appartiene - si attribuisce] allo stesso David.

Venite, esultiamo per il Signore,
giubilanti acclamiamo a Dio, nostra salvezza!

2 præoccupemus faciem eius in confessione,
et in psalmis iubilemus ei :

2 Preveniamo il suo volto con la confessione,
e con salmi acclamiamo a Lui!

3 Quoniam Deus magnus Dominus,
et Rex magnus super omnes deos:
quoniam non repellet Dominus plebem suam:

3 Perchè Dio grande è il Signore
e gran re su tutti gli dèi.
perché il Signore non respingerà il suo popolo

4 quia in manu eius sunt omnes fines terrae,
et altitudines montium ipse conspicit.
4 perché nella sua mano sono i confini tutti della terra,
e le altezze dei monti Egli stesso guarda.
5 Quoniam ipsius est mare, et ipse fecit illud,
et aridam fundaverunt manus eius:
5 Perché Suo è il mare ed Egli l'ha fatto,
e la [terra] asciutta han fondato le sue mani.
6 Venite, adoremus, et procidamus ante Deum,
et ploremus coram Domino qui fecit nos:
6 Venite, adoriamo e prostriamoci davanti a Dio,
e piangiamo davanti al Signore che ci ha creati.
7 quia ipse est Dominus, Deus noster;
nos autem populus eius, et oves pascuae eius.
7 Perchè egli è il Signore, Dio nostro;
noi invece il suo popolo e le pecorelle del suo pascolo.
8 Hodie, si vocem eius audieritis,
nolite obdurare corda vestra,
8 Oggi, oh se voleste ascoltare la sua voce!
«Non indurite i vostri cuori

9 sicut in exacerbatione
secundum diem tentationis in deserto:
ubi tentaverunt me patres vestri,
probaverunt et viderunt opera mea

9 come nel [dì dell']offesa,
come nel giorno della tentazione nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri,
[mi] misero alla prova e videro le mie opere!
10 Quadraginta annis proximus fui generationi huic,
et dixi; Semper hi errant corde;
10 Per quarant'anni fui disgustato (lett: fui prossimo [alla vendetta]) con questa generazione,
e dissi: - Sempre costoro errano col cuore,
11 ipsi vero non cognoverunt vias meas:
quibus juravi in ira mea:
Si introibunt in requiem meam.
11 essi in vero non conobbero le mie vie!
A loro giurai nella mia ira:
Non entreranno nel mio riposo
(nelle formule di giuramento "se" = "non")

Commento di S. Alfonso

Questo salmo, come dichiara s. Paolo (Hebr. 3. et 4.), riguarda direttamente Gesù Cristo, il quale è dichiarato qui Dio creatore ed insieme salvatore del mondo: onde siamo esortati noi fedeli a lodarlo e ad ascoltarlo come nostro supremo pastore.

Venite, exultemus Domino, iubilemus Deo salutari nostro. Venite, rallegriamoci nel Signore e cantiamo con giubilo le lodi di Dio nostro Salvatore. Praeoccupemus faciem eius in confessione et in psalmis iubilemus ei. Prima che sorga il sole troviamoci alla sua presenza col lodarlo e confessargli le nostre colpe (scrive s. Agostino: Est confessio laudantis, est confessio gementis); e giubiliamo cantando le sue glorie.

Quoniam Deus magnus Dominus et rex magnus super omnes deos; quoniam non repellet Dominus plebem suam, quia in manu eius sunt omnes fines terrae, et altitudines montium ipse conspicit. Poiché egli è il grande Iddio ed il gran re, superiore a tutti i falsi dei ed a tutti i re della terra. Il Signore non ributta niuno della sua plebe, mentr'egli guarda così l'altezza de' monti come la bassezza delle valli: viene a dire così i potenti del mondo (s. Agostino, terrenas potestates) come i poveri del mondo disprezzati: perché il tutto è in suo potere.

Quoniam ipsius est mare et ipse fecit illud et aridam fundaverunt manus eius: venite adoremus et procidamus ante Deum; ploremus coram Domino qui fecit nos; quia ipse est Dominus Deus noster, nos autem populus eius et oves pascuae eius. Del Signore è il mare e la terra, giacché tutto da lui è stato creato: venite dunque e adoriamolo colla faccia a terra; gemiamo davanti a quel Signore che ci ha creati, mentr'egli è il nostro Dio e noi siamo il suo popolo e la sua gregge.

Hodie si vocem eius audieritis nolite obdurare corda vestra, sicut in exacerbatione secundum diem tentationis in deserto, ubi tentaverunt me patres vestri, probaverunt et viderunt opera mea. Oggi se udirete la sua voce non vogliate udire i vostri cuori. Si avverta qui che le parole scritte di sopra: sicut in exacerbatione secundum diem tentationis in deserto etc. son poste nell'officio, secondo anticamente si leggeva il salmo: ma dipoi questo salmo fu corretto nel modo come si legge oggidì nel citato salmo 94., ed ivi si dice così: Sicut in irritatione, secundum diem tentationis in deserto, ubi tentaverunt me patres vestri; probaverunt me et viderunt opera mea. Secondo questa lezione meglio s'intende il testo, spiegandosi così: Non vogliate indurire i vostri cuori, siccome faceste un tempo, irritandomi (poiché qui è Dio che parla agli ebrei) nel deserto, ove i padri vostri vollero tentarmi con esplorare da me se io era vero Dio, cercando in quel luogo arido e mancante di tutto acqua, pane e carni; e già essi lo sperimentarono e videro i miei prodigj, che io posso fare quanto a me piace.

Quadraginta annis proximus fui generationi huic (nella versione corretta del salmo si legge offensus fui, che s. Paolo spiega (Hebr. 3. 10), infensus fui generationi illi et dixi: Semper hi errant corde: ipsi vero non cognoverunt vias meas, quibus iuravi in ira mea, si introibunt in requiem meam. Per quarant'anni io sono stato adirato con questo popolo (qui si noti che lo stesso significa offensus che proximus, cioè proximus ad ulciscendum, come dicono il Du-Hamel ed il Bellarmino) e dissi: Sempre questi hanno il cuore perverso; non voglion conoscere i miei retti giudizj, secondo i quali io ho giurato nel mio sdegno di non farli entrare nella mia requie, cioè nella terra da me promessa.

4 commenti:

  1. incorreggibilità23 maggio 2010 06:07

    <span><span><span><span><span>Per quarant'anni io sono stato adirato con questo popolo...</span></span></span><span><span><span>e dissi: </span></span></span></span></span>
    <span><span><span><span><span>Sempre questi hanno il cuore perverso; non voglion conoscere i miei retti giudizj, secondo i quali io ho giurato nel mio sdegno di non farli entrare nella mia requie, cioè nella terra da me promessa.</span></span></span></span></span>

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  2. parroco di campagna23 maggio 2010 07:30

    un bel regalo per lamattina di Pentecoste,grazie.Ad meliora quotidie.

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  3. Grazie per averci riproposto questo bellissimo salmo.
    Sono passati oltre quarant'anni, ma ancora ricordo con nostalgia il canto dell'invitatorio in occasione dell'"uffizio" ovvero la messa dei defunti accompagnata dal canto del mattutino e dalla benedizione del tumulo.
    Ho ancora in mente la melodia, intonata dal parroco, parato di nero e con la berretta.
    Ero chierichetto e benedico quell'educazione e questi ricordi.

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