martedì 4 maggio 2010

Il card. Mayer su Concilio e postconcilio: ci fu ingenua euforia

di S. Izzo

"La nostra un po' ingenua euforia ci aveva fatto dimenticare che la sorte di un testo conciliare dipende fortemente dalla serieta' con la quale esso viene letto, assimilato e messo in pratica". Lo afferma il card. Augustin Mayer in un'intervista rilasciata 10 anni fa ma pubblicata solo oggi, postuma, dall'Osservatore Romano. "Si e' spesso parlato del Concilio - spiega il porporato che fu uno dei responsabili della stesura di alcuni documenti - come significante una divisione netta tra un periodo buio, quello precedente, e la rifioritura successiva. Ma e' uno schema fuori dalla storia. In realta' anche prima non e' che fosse tutto nero". Quanto alla presenza di "grandi conflitti all'interno della assemblea conciliare", Mayer ammette: "certamente ci furono delle tensioni. C'erano diversita' di opinioni ma si cercava sempre di trovare una sintesi valevole tra i tesori piu' preziosi della vita ecclesiastica passata e gli stimoli fondati da un'apertura non cieca ma ragionata ai segni dei tempi. Il documento 'Optatam totius' fu approvato dai Padri conciliari alla prima lettura con una maggioranza superiore ai due terzi dei componenti. La sua definitiva approvazione plebiscitaria fu per me e per tutta la Commissione una grandissima gioia". Paolo VI, ricorda il cardinale benedettino morto venerdi' scorso all'eta' di 99 anni, "era un uomo profondamente spirituale, dotato di uno spirito di preghiera impressionante. Era interamente dedito, senza alcun risparmio, al proprio compito. Visse e governo' la Chiesa in anni difficili. Dal punto di vista ecclesiale Montini era molto aperto a tutti gli sviluppi teologici, ecumenici e politici; quelli promettenti e quelli minacciosi. Lui che felicemente aveva concluso il Concilio e che lo considerava un 'grande dono', relativamente presto ebbe molto da soffrire per la mancata assimilazione all'interno della Chiesa". "Cominciava allora - conclude il card. Mayer - il periodo dell'appello al cosiddetto 'spirito del Concilio', in forza del quale si evitava la vera cognizione, interpretazione ed attuazione dei principi conciliari: Paolo VI, con 'il cuore riempito d'amarezza', dovette constatare che dopo il concilio, invece dell'attesa giornata di sole e' venuta una giornata di nuvole e di tempesta; fatto tanto piu' doloroso quanto i mali che affliggono la Chiesa, in gran parte non vengono da fuori ma dal di dentro".

Fonte: AGI, via Papa Ratzinger blog

3 commenti:

  1. Come mai certe interviste non si potevano pubblicare dieci anni fa?

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  2. Dal punto di vista ecclesiale Montini era molto aperto a tutti gli sviluppi teologici, ecumenici e politici;<span> quelli promettenti e quelli minacciosi.</span>

    ma è così difficile immaginare che proprio da quelle aperture a tutti gli sviluppi, con indifferenza riguardo alle buone o cattive conseguenze, sono entrati non deboli spifferi, ma correnti micidiali, fumo, tempeste e smog ad invadere la Chiesa ?
    è tanto difficile vedere che non erano piccole fessure ma grandi, ambigue e pericolose porte aperte a tutti gli ingressi, anche dei nemici della Fede e della Chiesa ?
    :(

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  3. <span><span>la sorte di un testo conciliare dipende fortemente dalla serieta' con la quale esso viene letto,</span> 
     
    Già!....ma  perchè omette di dire anche : 
    "dipende dalla chiarezza di enunciazioni univoche e non passibili di opposte interpretazioni " ?</span>
    <span>?
    In realtà l'ambiguità di certi testi conciliari, riferita all'intento programmatico -dichiarato- di essere PASTORALE E NON DOGMATICO fu proprio il grimaldello con cui  i modernisti riuscirono a scassinare la cassaforte delle certezze del Depositum FIDEI inalterabile!</span>

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