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martedì 13 aprile 2010

Pro memoria per don Silvano Sirboni e per molti altri preti, sulla Messa coram Deo

Un commento al nostro post sull'articolo di don Sirboni, sulla Messa coram Deo pubblicato sulla rivista Vita Pastorale di aprile 2010, ci ha particolarmente colpito per la disarmante onesta (anche intellettuale) tanto nella parte in cui l'autore ammette l'avversione e il disprezzo che i suoi insegnanti di liturgia gli avevano inculcato con insistenza (e con successo) nei confronti del rito antico, tanto, e maggiormente, nella parte in cui lo stesso sacerdote ammette i frutti spirituali scoperti e goduti con la conoscenza del rito antico, grazie ad un'esperienza nella chiesa di S. Gregorio ai Muratori (FSSP) e al Motu Proprio Summorum Pontificum.
Riportiamo alcuni brani più significativi che speriamo tocchino il cuore dei lettori, soprattutto di quanti tra Loro, preti e vescovi in primis, non hanno ancora voluto/saputo apprezzare la semplice ricchezza spirituale e l'immenso contenuto teologico della liturgia antica; di quanti non ammettono la toccante "esperienza" (pur limitata perchè umana) di Dio che si riesce a fare attraverso essa, e di quanti continuano imperterriti ad esserne oppositori prevenuti, accecati dai loro pregiudizi, così come lo era il sacerdote che ha scritto.
Speriamo che anch'Essi si documentino e facciano un'esperienza simile a quella qui di seguito narrata ad utilità di tutti!
E ci auguriamo che, incuriositi dalle parole dal sacerdote riportate con tanta serenità e pacatezza, anche i più ostili provino a riconoscere alcuni errori di fondo del loro atteggiamento ostile, a conoscere, e magari a celebrare, la S. Messa antica. Magari non cambieranno idea, ma magari, con la grazia di Dio, sì.
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I nostri complimenti al sacerdote per la fatica e il coraggio! Ci rallegriamo per la sua esperienza e per i frutti di cui sta tutt'ora godendo, a vantaggio della suo ministero sacerdotale!
Ci consola un po' sapere che ci sono preti che nonostante tutto e tutti sanno abbandonare i preconcetti di una faziosa educazione e di una malsana ideologia incultata loro, e sappiano riconoscere i propri errori a vantaggio della Verità, e cioè di Gesù Cristo.
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Il sottolineato è nostro.
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"Sono un giovane prete specializzato in liturgia.
Fino a qualche anno fal la mia opinione verso la messa antica oscillava tra indifferenza e opposizione.
All'Istituto di liturgia pastorale in cui ho studiato (di cui non faccio il nome) mi era stato trasmesso direttamente ed indirettamente, un "santo disprezzo" verso un rito considerato quasi, newl migliore dei casi, come superstizioso, se non, nel peggiore dei casi, come diabolico.
La mentalità che mi era stata inculcata e di cui andavo fiero, era di considerare prima di tutto e innanzi tutto l'assemblea. [...] (don Sirboni parla di "servizio reso all'assemblea").
Mi sono poi spostato a Roma e lì qualche mio amico più di una volta mi invitò ad andare alla messa antica in una chiesa romana dove da decenni la si celebrava, ma ho sempre rifiutato l'invito quasi con orrore. La messa antica non solo non mi interessava, ma pur senza conoscerla mi faceva schifo.
Un giorno, per puro caso mi trovavo dalle parti del mausoleo di Augusto e per puro caso mi sono imbattuto in una chiesetta sconosciuta, san Gregorio dei Muratori. Vi entro anche per riposarmi un po. E stava per iniziare la messa: la messa antica! Il primo pensiero che mi è passato per la mente è stato quello di "fuggire". Ma vinto dalla stanchezza son rimasto. Era la prima volta che vedevo una messa preconciliare; l'impressione avuta da quella prima volta è stata pessima e mi ha fatto convincere ancor di più della bontà e della necessità della riforma liturgica.
Quel rito semplicemente mi è apparso ermetico, totalmente chiuso come la cassaforte di un caveau bancario.
Poi lessi le parole pronunciate da Giovanni Paolo II qualche settimana prima e in cui definì la liturgia preconciliare come un rito che rivelava la sostanza stessa di ogni altra liturgia.
E' da quella impressione di ermeticità che la messa antica mi diede unitamente all'affermazione di GPII che ho iniziato una lunga riflessione.
Avevo di fronte la cassaforte liturgica della Chiesa, ma come aprirla? Celebrando la messa antica? [...]
Come allora aprire questa cassaforte? Semplice: documentandomi.
Sono andato alla ricerca di testi di storia liturgica e soprattutto mi son messo a sfogliare il messale antico che mi era stato insegnato ad odiare e fuggire come la peste.
Ho avuto molte difficoltà a superare le barriere costituite da ciò che ora so essere stati dei pregiudizi. Ho avuto molta difficoltà. Ma man mano che avanzavo mi rendevo conto che quel rito poteva essere anacronostico, poteva essere biblicamente povero, poteva essere semplice, ma non ci trovavo nulla nè di diabolico nè di superstizioso.
Ancora però non riuscivo a vederci la sostanza in grado di rivelarmi il senso di tutte le altre liturgie.
Ho preso il coraggio a due mani, mi sono preparato, e un giorno ho iniziato a celebrarla. Lo devo ammettere, per poter "scassinare" questa cassaforte ho dovuto faticare non poco; ho dovuto celebrare molte volte la messa antica ed ogni volta lo facevo con sforzo. Non mi sono lasciato scoraggiare dalle difficoltà, sapevo che per giungere in vetta ad una montagna bisogna faticare, ed ho faticato, ho sudato.
La fatica più grande è stata quella di spogliarmi di 15 anni di (de)formazione subita. Poi venne il motu propio Summorum Pontificum.
Ora, a 42 anni, ho scoperto il tesoro inestimabile che è il rito antico, ho scoperto il perchè esso e solo esso costituisce e rivela il senso di qualsiasi altra liturgia; non passa giorno in cui io non celebri la messa antica; e quando per necessità pastorali devo celebrare la messa nuova lo faccio con grande sofferenza; [...] "
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Grazie, caro giovane sacerdote di 42 anni. Di cuore. Grazie!
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37 commenti:

  1. io non sono prete e non ho studiato in nessun istituto liturgico, men che meno in uno di liturgia pastorale (liturgia pastorale?!)
    ma come il prete in questione pure io, semplicemente frequentando la mia parrocchia, sono stato indottrinato, più con l'esempio e gli imbarazzati e disgustati silenzi che con le parole, a nutrire un santo disprezzo verso la liturgia preconciliare. Anch'io da buon discepolo sono arrivato a disprezzare il rito antico.

    Anche io quando ho aperto gli occhi e mi sono accorto che disprezzavo ciò che non conoscevo ho iniziato a conoscere; e man mano che conoscevo,  amavo; ed amando apprezzavo.

    E anche io ho dovuto auti-farmi una sorta di de-lavaggio del "lavaggio del cervello" che i preti neomodernisti mi avevano fatto senza neppure che me ne accorgessi.

    Ed ora sono fieramente tradizionalista, lo sono fino al midollo. Non disprezzo il Novus Ordo, più semplicemente non mi interessa più. Così come non mi interessa il soggiorno in formica di mia suocera, nuovissimo nonostante abbia quasi 50 anni; non solo non mi interessa ma non l'ho nemmeno voluto nel mio magazzino  e dopo aver spiegato alla cara suocera i motivi per i quali non volevo in casa un deposito di pericolosisima formaldeide  s'è presa in affitto un magazzino e lo tiene li.

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  2. Ho anch'io una piccola esperienza da riferire accanto a quella di don Sirboni ( un cognome da Libro Cuore, mi permetto di dire ).
    Ho studiato Lettere Moderne tra il '67 e il '72, dopo aver frequentato il Liceo Classico. Erano tempi di contestazione e io, pur essendo un conservatore molto deciso, mi lasciai influenzare dalle affermazioni contenute in "Lettera a una professoressa" della scuola di Barbiana ( in sostanza di don Milani ).La cultura classica veniva trattata come un'anticaglia, per non dire come una cosa vecchia e stantia, utilizzata per rimarcare la differenza di classe fra i "signorini" e gli altri. D'altra parte al Liceo avevo avuto un insegnamento prevalentemente grammaticale e sintattico ( alnmeno così mi parve ). Perciò decisi che non avrei insegnato Latino. Solo dopo una ventina d'anni di insegnamento mi venne lo strano uzzolo di leggere la Vulgata, Nuovo e Antico Testamento. Così scoprii la meravigliosa solennità del Latino ecclesiastico, al punto che oggi preferisco leggere le Ore in Latino. Avverto lo scarto più forte negli inni, la cui traduzione italiana, pur con tutta la buona volontà di chi l'ha realizzata, mi appare veramente modesta rispetto all'originale. Ecco finalmente il Latino vivo, altro che lingua morta! E' morta la lingua che non parla all'anima. Invece ecco come suona sant'Agostino non tradotto. "...fecisti nos ad Te et inquietum est cor nostrum donec requiescat in Te." Quanto al popolo "poco acculturato" credo che si sia "montato" il problema della lingua morta. Specialmente nei paesi di lingua neolatina, il testo bilingue basta e avanza. Del resto che va a Medjugorie impara le preghiere in croato nel giro di due giorni.

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  3. Andrea Carradori13 aprile 2010 16:37

    Bravissima la Redazione di Messainlatino che ha fatto sua la bellissima lettera di Don Ninni !
    Testimonianze come quelle del giovane Sacerdote citato fanno molto bene alla nostra anima in questi giorni in cui , con il Papa, la Santa Chiesa è perseguitata dai nemici di Cristo e del Vangelo.
    Ripetiamo , con le parole di Nostro Signore Gesù Cristo, l'invocazione al Padre :  " Deus meus, Deus meus, utquid dereliquisti me? "

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  4. Caro don Ninni,
    permettimi innanzitutto in qualità (immeritata) di Catechista e pure laica domenicana di abbracciarti di tutto cuore per le parole con le quali hai spiegato un tormento che non è solo tuo ma, credimi, anche di molti catechisti quando sulla loro strada non incontrano parroci del tuo spessore....

    E poi sono qui a ringraziarti anche come semplice fedele perchè, grazie agli insegnamenti e ad alcuni suggerimenti del venerabile padre Raimondo Spiazzi O.P. " alla Messa non guardare MAI il sacerdote in faccia, concentrati su quello che fa - mi spiegava - ed anzi, se hai difficoltà di concentrazione, NON GUARDARLO PROPRIO, IMMAGINALO DI SPALLE PERCHE' CON TE E' A DIO CHE EGLI SI STA RIVOLGENDO anche se la Messa di oggi non lo rende più tanto chiaro...."

    Apprendevo questi insegnamenti quando ancora non sapevo neppure che esistesse la Messa detta san Pio V....ma da allora passo più tempo, durante la Messa, soprattutto dalla Consacrazione alla Comunione, in ginocchio e a pensare all'unione MISTICA DEI SANTI E DEGLI ANGELI nell'Eucarestia Celeste...VERSO DIO, VERSO DIO, TUTTO, ogni respiro, ogni palpito, ogni battito degli occhi... e mi sforzo di vedere Cristo nel sacerdote che celebra....e grazie a Dio "lo vedo"....anche se non sempre, non in quelle liturgie chiassose e piene di PROTAGONISTI...o dove il prete chiacchiera troppo annullando ogni concentrazione e spostandola su di se anzichè su ciò che vorrebbe che fosse....le buone intenzioni non bastano, ecco perchè ringrazio il tuo coraggio ad osare....
    Coraggio, avanti così....ed un incoraggiamento all'altro sacerdote che ha scritto a Vita Pastorale, facendo mie le parole della Redazione Messainlatino che ringrazio per questa sensibilità all'argomento spinoso:
    <span><span>CORAGGIO DON ROMANO, imiti il Papa! Non renda vani gli sforsi di Benedetto XVI! </span></span><span><span>Lei ha promesso fedeltà al Romano Ponteficie, non alla Redazione di un mensile!</span></span><span><span></span></span><span><span>Oggi più che mai abbiamo bisogno di Sacerdoti coraggiosi, eroi dell'obbedienza e della fedeltà a Pietro, solo così i fedeli, il gregge, potrà davvero ricompattarsi e davvero SANTIFICARSI...</span></span><span><span></span></span><span><span>Sia lodato Gesù e Maria!</span></span>

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  5. Anche dalla mia esperienza posso trarre la lezione che basta documentarsi, con onestà, umiltà e spirito di obbedienza alla Chiesa, al suo perenne Magistero, alla sua sana e Santa Dottrina. Ma ringrazio ancora presso Dio, poichè non ho potuto farlo di persona, il mio vecchio Parroco, per avermi messo "la pulce nell'orecchio"...

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  6. Il giovane don, lo rimarrà per sempre, anche quando avrà 80 anni. "Ad Deum qui laetificat juventutem meam"

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  7. Grazie per queste parole, esse dicono le cose come stanno: tutti noi , alla prima esperienza con la messa antica, siamo rimasti interdetti e contrariati; io, educato alla nuova mentalità, pensai fosse una messa settaria per fanatici scismatici. Poi quel rito antico mi ha sempre più attirato, esso è la matrice della liturgia, una volta entrati nel meccanismo del rito e compresi i vari momenti esso diventa la maniera più bella per incontrare il Signore, è una messa che santifica e che suscita le vocazioni. A questo sacerdote vero, che come tutti i preti di oggi, viveva nel preconcetto che prima del Concilio si fosse vittime di numerosi abbagli dico grazie perchè ha fatto cadere le scaglie dai suoi occhi.

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  8. <p><span><span>Papa Benedetto, ha accolto i lefreviani e gli anglicani; ha rispettato conservato e assicurato anche a molti altri gruppi il mantenimento del loro rito. Che cosa vuol dire questo? Che il Papa si sbaglia?</span></span>
    </p><p><span><span>Ora leggendo: “<span>Ora, a 42 anni, ho scoperto il tesoro inestimabile che è il rito antico, ho scoperto<span> il perchè esso e solo esso costituisce e rivela il senso di qualsiasi altra liturgia</span>; non passa giorno in cui io non celebri la messa antica; e quando per necessità pastorali devo celebrare la messa nuova lo faccio con grande sofferenza; [...] "”, </span></span></span>
    </p><p><span><span>mi rattrista il cuore se penso che questo caro sacerdote non ha o non aveva le idee abbastanza chiare.</span></span>
    </p><p><span><span>Grazie Papa Benedetto che permetti tutti i possibili riti all’interno dell’Unica Chiesa di Cristo Signore! Riti che sono TUTTI ricchezza per noi e per la maggior gloria del Signore.</span></span>
    </p><p><span><span>Coraggio, e buon apostolato </span></span>
    </p><p><span><span>(a su birboni?!).</span></span></p>

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  9. Antonello, ??? E non aggiungo altro.

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  10. Capisco benissimo il "cambio di rotta" di questo prete. Una cosa che non piaceva prima poi finisce che piace. Quante volte è successo a me nella mia vita! E' quante volte una cosa non piace perché non la si conosce!
    Sono andata alla mia prima Messa V.O. nel 1989. Mi aveva portato la segretaria della mia parrocchia. Che dire che mi trovavo proprio spaesata. Non capivo niente! Dopo cinque Messe ho scoperto che il frate che celebrava diceva che la Santa Sede era vacante! Allora non sono più tornata e, di conseguenza, mai più una Messa V.O. fino al 2001 quando ho avuto la fortuna di frequentarla a Miami nel quantiere cubano. Alcuni mesi dopo sono tornata in Argentina e rimasta senza Messa V.O. fino al 2009.

    L'unica cosa che capivo era che le Messe N.O. della mia parrocchia a Buenos Aires si celebravano sempre peggio a seconda del sacerdote che celebrava. A volte mi toccava un incurante, altre uno che contestava la dottrina della Chiesa. Ogni tot anni cambiavano i preti e le liturgie subivano una "caduta libera". Mi toccava sempre girare e rigirare la diocesi in cerca di una Messa N.O. sì ma celebrata nella dovuta maniera. Molte volte dovevo farmi mezz'ora di viaggio per una Messa N.O.!

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  11. Andrea Carradori13 aprile 2010 21:43

    Lux , non si preoccupi !
    La Messa nel mirabile rito antico è di origine apostolica ed è stata fecondata dalla pietas dai padri della Chiesa a le anime buone e devote di tutti i secoli del Cattolicesimo.
    Nulla di razionale, nulla di intellettuale e nulla di populistico.
    Solo il desiderio di lodare Dio guardando e colloquiando con Colui che è stato trafitto per i nostri peccati.
    Ecco il motivo per cui la Messa nel venerabile rito antico è feconda di grazie, apportatrice di vocazioni religiose e sacerdotali.
    Ecco perchè la Santa Messa, apostolica-gregoriana, è temuta dalle forze infernali e dai nemici della Chiesa.
    Non si può avere una perfetta devozione se non si passa anche attraverso la venerazione della forma antica della Messa.
    A poco valgono tanti discorsi e tanti studi liturgici, sia pur lodevoli.
    Il Santo Sacrificio della Messa, nella forma antica, caratterizzerà, per gli anni che verranno, a Dio piacendo, la rinnovata devozione verso l'Altissimo e verso l'unica chiesa di Cristo che è la Santa Chiesa Cattolica-Apostolica e Romana.

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  12. immagino le facce piene di disprezzo e i sorrisetti di compatimento che farebbero tutti (?) i preti della mia diocesi (ahimè....) di fronte alla confessione sincera di questo sacerdote dal cuore puro e umile, mediante il quale -lui sì- vedrà Dio !....

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  13. quali riti sarebbero ricchezza (o abominio) per tutti? anche quelli sincretistici con contaminazioni introdotte da laici improvvisati liturghi?

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  14. Che fine ha fatto Dante Pastorelli?

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  15. in effetti me lo chiedo anch'io da qualche tempo.

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  16. Caro Franco, mi rivolgo a te così pur essendo io più giovane di te. Sono tendenzialmente tradizionalista, ma questo non mi ha impedito di leggere don Milani. Quest'uomo è morto prima che si concludesse l'avventura del Concilio, e sono sicuro che le sue parole ci avrebbero stupito. Don Milani (vedi Esperienze pastorali) parla di una liturgia bella, eccelsa, ma non catechistica; per lui il problema è la catechesi, ma non pensa minimamente a piegare la liturgia all'esigenza dell'insegnamento della dottrina, tant'è che fa insistere il discorso solo ed esclusivamente sulla necessità di rivoluzionare la catechesi, non la liturgia!!!!!!!!!!Sono stati i catto-comunisti a far dire a don Milani parole non sue

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  17. Volevo aggiungere: le traduzioni sono sciatte e sbagliate sia dal latino all'italiano sia nell'uso della stessa lingua volgare

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  18. caro andrea corradori, grazie per le informazioni, ma credo che per averlo studiato tanti anni fa e per esercitare tale rito da tanto, credo di conoscere bene il suo contenuto. Non sono uno fuori della Chiesa mi creda. Ma il mio intevento, se legge bene, non era come lei lo ha interpretato. Sono con quanto dice il Papa, infatti nella Chiesa Cattolica romana non c'è solo un rito... tutti sono ricchezza e canonici! Non sto ora ad elencarglieli tutti basta guardarsi intorno per vederli

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  19. Mastro Preciso14 aprile 2010 08:39

    Però questa storia degli altari rivolti ad orientem solo perchè furono messe le reliquie dei santi e non per guardare a Dio la Redazione ce l'aveva sempre nascosta. Cosa ci dice?

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  20. <span><span><span>Siamo tutti rimasti profondamente commossi (come evidenziato da 22 segnalazioni di gradimento)<span></span>      
    <span>di fronte alla confessione sincera di questo sacerdote dal cuore puro e umile, testimonianza di quella  disponibilità e buona volontà dei puri di cuore, che, pronti a liberarsi delle loro scorie di attaccamenti alle proprie idee, pregiudizi e affezioni egoiche, (anche talvolta ad una ideologia e ad un'epoca malata di ideologismi) sono tra quei <span>"piccoli", detti beati </span>da Nostro Signore, ai quali è stato promesso che "vedranno Dio" ! (e così egli racconta di vederLo e sentirLo di nuovo vicino, nel suo rinnovato autentico INCONTRO col Signore, che nella celebrazione della Messa VO "laetificat iuventutem eius" !...)</span>      
         
    <span>....ammettendo comunque che sia un vero sacerdote; mentre potrebbe (sotto il nick "don Ninni") anche celarsi un utente anonimo, lettore di blog, fedele devotissimo alla Tradizione e fautore del ritorno al VO, che ha dato una rappresentazione molto verosimile dei sentimenti e del percorso interiore e pratico di riscoperta del Tesoro della Liturgia perenne, facendosi così portavoce ideale (e pubblicamente "virtuale") di tutti i sacerdoti anonimi che hanno percorso gli stessi passi di        
    ritorno al Tesoro, con quei precisi sentimenti che l'"interprete" esprime, e che quei sacerdoti sparsi nell'orbe cattolico, pur condividendo appieno, non hanno sempre il coraggio di raccontare, o non hanno ancora "le parole per dirlo" !        
    (quei sentimenti e quel percorso, probabilmente l'utente-interprete li ha raccolti da confidenze dirette di veri sacerdoti da lui conosciuti da vicino, dunque copiati dal vero....)</span></span></span> 
    </span>

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  21. <span>....bene ha fatto dunque la Redazione a pubblicarlo, come esempio edificante ed incoraggiante a tutti i sacerdoti (perplessi, dubbiosi, timorosi, o ancora refrattari, indecisi, ma in vario modo e misura, ora qui, ora lì, attirati e sospinti dall'epocale iniziativa di Papa Benedetto di rimettere la Chiesa sulla Via di sempre....; a tanti che cominciano a corrisponderre, sia pur attraverso un faticoso risveglio, e un cammino incostante, cosparso di sassi, e di alterni sentimenti, attrazione-repulsione, passi avanti e poi sguardi all'indietro e soste di "rimpianto" per le cose a cui si era attaccati -40 anni di "fantasie"novatrici-, un po' come S. Agostino quando si opponeva e resisteva al dolce richiamo alla conversione, che lo affascinava con <span>forza misteriosa e tutta nuova</span> dicendoGli: "Aspetta, Signore...ancora un poco, lasciami ancora un poco, con le cose vecchie!..."):  in questo modo, essa ha dato voce a chi non ha voce.</span>

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  22. <span>si dovrebbe comunque precisare che trattasi di una rappresentazione "letteraria" (nel caso in cui fosse identificata come tale), dove il "verosimile" rimanda con grande fedeltà al "vero"....</span>

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  23. ?? il Papa che permette TUTTI I RITI POSSIBILI??? *DONT_KNOW*
    ma di che sta parlando? e dove l'ha letta sta cretinata?
    Si rilegga il Summorum Pontificum che non definisce affatto DUE RITI quello celebrato da lui e quello celebrato dalla FSSPX, ma parla di UN UNICO RITO IN DUE FORME POSSIBILI ossia due Messali che ne cambiano la forma e non la sostanza...

    Il problema sollevato dal sacerdote invece è ben diverso... nella FORMA (e non rito) ordinaria della Messa il nuovo messale detto Paolo VI provoca abusi e creatività liturgica.... al contrario egli, celebrando nella FORMA ANTICA ha compreso che quella è la Messa più sicura e nella quale riesce ad esprimere al meglio il suo ministero sacerdotale...

    ergo, lux, o si fa rimettere le pile nuove per autoilluminarsi, o con umiltà si lascia illuminare dalla Chiesa nella sua integrale maestria!

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  24. L'opinione secondo cui gli altari furono rivolti "ad orientem" solo per rispetto delle reliquie dei Santi su essi collocate o per altre ragioni accessorie era un luogo comune degli studi liturgici del XX secolo e purtroppo lo è rimasto ancora oggi.

    In realtà, ricerche più approfondite hanno dimostrato che l'orientamento dell'altare risale ad un'epoca molto più antica e non è direttamente legata al culto delle reliquie. Un liturgista serio, preparato e non sospetto di tradizionalismo, come Jungmann, espresse notevoli perplessità a proposito dell'altare rivolto al popolo, mostrando come tale scelta abbia debolissimo fondamento storico.

    È stupefacente che gli attuali studiosi di liturgia prescindano deliberatamente da queste informazioni e continuino a riproporre l'idea che l'altare fosse originariamente rivolto al popolo.

    Resta poi il fatto che l'equiparazione di antico o primitivo con buono è profondamente erronea e come tale fu additata da Pio XII. Nella Chiesa non c'è cambiamento sostanziale, ma sviluppo omogeneo e positivo sì. La liturgia tridentina è certamente più espressiva di quella paleocristiana, perché nel frattempo il dogma, la mistagogia, la pietà sono andati incontro a numerosi approfondimenti. Non dimentichiamo che, ai tempi di S. Paolo, la Messa si celebrava nel contesto di una cena ebraica. Fu l'Apostolo il primo riformatore, ordinando che il Sacrificio fosse scorporato dal pasto. Ora chi di noi riterrebbe non dico decente ma anche soltanto appropriato tornare ad un uso del genere?

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  25. <span><span><span>
    <p><span>Egregio Mic che scrivi: "<span>quali riti sarebbero ricchezza (o abominio) per tutti? anche quelli sincretistici con contaminazioni introdotte da laici improvvisati liturghi?"</span></span>
    </p><p><span><span>forse non lo sai ma nella nostra Chiesa</span></span> Cattolica si praticano diversi riti: Il rito romano (tridentino V.O e N.O.), ambrosiano, rito di Braga e altri riti di ordini religiosi (vedi Certorini).
    </p><p><span>Per non parlare dei riti delle chiese sui iuris di rito liturgico occidentale e di rito Bizantino come per esempio: il rito liturgico alessandrino, il rito liturgico antiocheno o siriaco occidentale, il rito liturgico siriaco orientale, il rito liturgico armeno.</span>
    <span>
    <p><span>Di recente si è  aggiunto pure il rito degli anglicani rientrati in comunione con il Papa. Come vedi il Rito a cui tu fai riferimento non è l’unico, come non è unica la lingua liturgica, grazie a Dio!</span>
    </p></span></p></span><span>
    <p> 
    </p></span></span>
    <p> 
    </p></span>
    <p> 
    </p>

    RispondiElimina
  26. una precisazione.

    quando parlavo di un rito antico che <span><span>costituisce e rivela il senso di qualsiasi altra liturgia </span>avevo in mente le parole di Giovanni Paolo II </span>nella Lettera alla Plenaria della Cngregazione del Culto Divino datata 21 settembre 2001 in cui il papa diceva, in riferimento alle preghiere contenute del messale antico che "esse rivelano la sostanza stessa di qualsiasi Liturgia".

    <span><span>Fu quel giudizio del papa così positivo verso l'antico messale che mi spinse a intraprendere una revisione critica e  riconsiderare il giudizio pessimo che mi era sta</span></span><span><span>to di fatto insegnato ad avere  verso il medesimo messale.</span></span>
    <span><span></span>
    </span>
    <span></span>
    <span> </span>
    <span></span>

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  27. pessimi insegnanti... il miei grazie a Dio sono stati sempre equlibrati

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  28. Precisazione? Leggendo questa parola speravo in un altro seguito come,ad esempio, ammettere che don Ninni è un sacerdote virtuale uscito dalla fantasia del blogger A.E invece  vedo che A.insiste in quel giochetto.
    <p>Ho da subito avuto l`intuizione e poi la conferma che don ninni fosse un sacerdote virtuale creato da A. senza dubbio fiero del riscontro avuto dalla sua creatura.  Ho preferito tacere, ma dal momento che  il gioco è stato svelato, più sopra, posso dire che non apprezzo per niente questi metodi, la Redazione è caduta nel tranello elogiando e ringraziando di cuore una creatura virtuale, consacrandogli addirittura un thread, l`autore del "canular" non ha avuto la correttezza di avvertire la Redazione, altri blogger hanno creduto alla testimonianza di "don Ninni", e gli hanno testimoniato solidarietà e simpatia . Non mi piacciono le menzogne e le manipolazioni, non è con questi metodi che si renderà più seria e credibile, l`azione di chi difende la Tradizione, che si aiuterà i sacerdoti che VERAMENTE vivono una situazione di ostracismo da parte dei loro superiori, che sono VERAMENTE oggetto di pressioni, quando non sono ricatti, che sono anche talvolta messi alla porta della loro parrocchia.
    <span>Sarebbe stato e di molto preferibile raccontare la storia del sacerdote ninni, modello di ciò che succede nella realtà.</span> 
    Peccato.</p>

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  29. Se poi dietro il nick don Ninni si cela un vero sacerdote che scrive come A. da tempo su questo blog, lo prego di scusarmi...A. che dice di non essere sacerdote, di non aver studiato in nessun istituto liturgico...

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  30. Attenzione alla Messa more antiquo: dà assuefazione!!!

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  31. Confermo!  Per ora la mia crisi di astinenza è a ciclicità settimanale, per cui riesco a farvi fronte. Se dovesse diventare giornaliera dovrei lavorare "solo per la benzina". Per fortuna ho vicino una buona messa quotidiana ordinaria coram Deo. Preghiamo la Madonna di Fatima affinchè, illumini la Chiesa, e prima possibile, tutte le Messe ordinarie siano celebrate coram Deo. 

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  32. ritorno alla Luce14 aprile 2010 14:43

    è appunto per questo che  i sostenitori accaniti del potere modernista si oppongono con tutte le forze sia alla sua celebrazione, sia al rientro effettivo e completo della FSSPX !

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  33. Veramente rimango stupido che uno studente di Liturgia possa considerare l'antico rito romano "schiffoso" e "diabolico". Capisco che ha cambiato idea ma che un cattolico, un prete della Chiesa Cattolico consideri "diabolico" il rito celebrato da piu di 1000 anni da tutta la Chiesa latina e tanti santi sacerdoti ,,,mi lascia a bocca aperta... come faceva a non accorgersi che essere eretico era lui???

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  34. a me spaventa chiunque  consideri "schiffoso" qyualunque rito. secondo me ha dei seri problemi

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  35. Da ricordare che il Concilio Tridentino colpì di anatema coloro che avessero considerato i riti della chiesa allora in vigore "irritabula impietatis".

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