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martedì 13 aprile 2010

Un articolo sulla messa coram Deo su una rivista paolina

Un nostro caro amico, e assiduo lettore, Raffaele, ci segnala questo articolo, pubblicato su VITA PASTORALE del mese di aprile 2010, che trascriviamo più sotto.
Non ci piace per niente!

O meglio: ci piace moltissimo la lodevole proposta del sacerdote don Romano Nicolini, di Rimini, e ci rallegriamo per la sua "ri-visitazione del proprio ministero sacerdotale" a seguito dell'esperienza della messa celebrata coram Deo.

Quanto riportato dal buon don Romano, conferma che l'esperienza della buona liturgia, seria, composta, corretta, e vissuta con fede, può far meglio di mille parole e mille studi.

Essa infatti aiuta il Sacerdote e i fedeli a comprendere ciò che il Sacerdote stesso celebra, e chi il Sacerdote rappresenta.

Ci auguriamo che questo sacerdote, e con lui tanti altri, prenda coraggio a due mani e anch'egli dia inzio alla celebrazione fissa di una messa "guardando in faccia il Signore".

Gli ricordiamo che per fare questo, non deve chiedere il permesso a nessuno, nè al Vescovo tanto meno alla Redazione di nessuna rivista. Ai tempi della riforma, i preti non si fecero tanti scrupoli a girare gli altari e voltarli verso i fedeli, dando le spalle ai crocefissi, o peggio, al Santissimo nel tabernacolo.

Non se li faccia lui a ri-girarli verso Dio! Lo fa il Papa (come egli stesso implicitamente afferma) affinchè altri sacerdoti lo imitino!!

CORAGGIO DON ROMANO, imiti il Papa! Non renda vani gli sforsi di Benedetto XVI!

Lei ha promesso fedeltà al Romano Ponteficie, non alla Redazione di un mensile!

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Non ci piace, invece, la risposta - che tanto ci dà da soffrire - di don Silvano Sirboni.

Non ci piace per niente.

Essa potrebbe rappresentare un fulgido esempio di disonestà intellettuale di una certa classe di sacerdoti, che sfoggiando citazioni, riempendo righe di frasi trite e ritrite (e di parte), non sanno però leggere nel cuore, nè tra le righe, di chi scrive loro per confindare belle e toccanti esperienze personali. Classe di sacerdoti che pur di difendere e diffondere le proprie convinzioni ideologiche, schiacciano e ignorano le attitudini e i convincimenti (spesso migliori) di chi la pensa diversamente.
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Ci dispiace leggere, infatti, come l'avversione di fondo, il pregiudizio, lo spirito critico verso un'altra forma di celebrazione (che non sia quella della sopravvalutata riforma liturigica), siano, in certi ambienti e in certi preti, così radicati e accaniti non solo da incutere timore preventivo (l'ottimo don Romano deve mettere le mani avanti, per evitare una lapidazione verbale "preventiva") ma da rendere tanto ciechi e sordi anche di fronte all'evidenza!

Queste persone, accecate da suberbo pregiudizio e arrogante ideologismo, non riescono e non vogliono riconoscere (nè ammettere) toccanti ed espliciti apprezzamenti della bontà teologica della celebrazione rivolta al Signore (e non all'assemblea, a prescindere dalla compostezza o meno dei fedeli!!).

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Don Silvano Sirboni non ha voluto capire il grande miracolo che gli era stato raccontanto.

Un sacerdote, mediante l'invio di una lettera, gli confidava che celebrando verso il crocefisso, aveva compreso meglio il proprio ministero sacerdotale! Aveva riscoperto la propria funzione conferitagli con l'ordinazione presbiteriale! Quale migliore gioia per un sacerdote!! Soprattutto nell'anno di santificazione dei sacerdoti!

E invece, don Sirobni, niente. Non una parola di compiacimento. Non un cenno sulla possibilità che la celebrazione verso Dio possa essere, per certi aspetti, migliore dell'altra, verso il popolo. No. Nulla.

Don Sirboni passa quel grande miracolo vissuto da don Romano sotto silenzio, ma, puntuale, non manca di rimarcare i soliti pretesi pregi della riforma: l'aspetto conviviale della Messa, il sacerdozio dei fedeli, l'opportunità della traduzione delle orazioni, ecc. ecc. ecc. ecc. (uff, che noiachebarba, chebarbachenoia! Sempre le solite cose! Quello ormani lo sanno anche i sassi!!).

Perchè non cita anche, per par condicio, autori che illustrano le motivazioni e i pregi della celebrazione verso Dio?

Ci sia consentito dire che don Silvano, nella sua risposta, sia uscito un po' fuori tema per eludere la questione posta da don Romano. E , assai più grave, che si sia permesso di "criticare" la prassi del Papa.

Invece metter da parte i soliti discorsi in difesa della "riforma", invece di seguire la scia del Pontefice di interrogarsi sul perchè dell'abitudin del Papa di celebrare il Divino Sacrificio in fronte a Gesù Crocefisso (su qualsiasi tipo di altare), invece di indagare sulle cause della riscoperta vissuta da don Romano, don Sirboni, con la sua "fumosa" risposta, sembra voler negare il tutto, tacendolo, e indurre la tendenza contraria, cercando di rimarcare i vantaggi (nuovi, perchè scoperti da pochi decenni) della celebrazione coram populo, a discapito del miglior uso millenario della celebrazione ad Deum.

Ma si sa, criticare il Papa, più o meno velatamente, è considerato oggi un peccato veniale. Un illecito "condonato".

Consigliamo a tal proposito a don Sirboni un'ottima lettura: Rivolti a Dio di U.M. Lang (con prefazione di J. Ratzinger). Così può apprendere qualcosina sulla bontà del giusto orientamento della preghiera e della celebrazione eucaristica.

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Un ultima annotazione: don Sirboni ha fatto un passo falso. Ha espressamente detto che nel Messale di S. Pio V l'oggetto in questione non è il latino (ovvio!) ma l'immagine di Chiesa che quell'ordo esprime ed alimenta. Che dire? O non ha capito nulla della Messa tradizionale, e in tal caso si documenti, o ha capito tutto ed è chiara quindi il perchè della sua avversione a quel rito tanto venerabile, santo e santificante. E al Papa. In tal caso provi a "convertirsi" dopo un esame di coscienza.
..

Per concludere: chiediamo alla Redazione di Vita Pastorale qualche delucidazione in proposito, o meglio, una rettifica della risposta, di don Sirboni, vista la diffusione del del prestigioso mensile.

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Ecco il testo dell'articolo, il sottolineato è nostro.

Più sotto, la foto dell'articolo del mensile paolino.

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"E se tornassimo a celebrare la messa (in italiano) con la faccia rivolta al Crocifisso e non alla gente? Cosa dite? Prima di lapidarmi attendete un poco. Tempo fa ho sostituito il sacerdote (assente per motivi di salute) che celebra la santa messa in latino a una comunità di Rimini. La celebrazione è perfettamente in regola con le direttive della diocesi, è approvata e riconosciuta. Vi assicuro, celebrare la santa messa guardando in faccia il Signore e non il bambino che strilla, la signora che arriva in ritardo, il sacrestano che… è stato per me una ri-visitazione del mio principale ministero.
Non neghiamocelo: quando celebriamo con la faccia rivolta ai fedeli diamo certamente la sensazione della comunità che si raccoglie attorno alla mensa, ma è anche vero che attorno alla mensa non sempre la principale attenzione è per il Signore che viene tra noi. Non è poi detto che la nostra faccia (esclusi i presenti) sia più bella di quella di Cristo. Se, durante la celebrazione eucaristica, si fa in modo che tutti, compreso il celebrante, guardino più intensamente a Dio, forse aumenterà il senso di percezione della sacralità dell’evento e anche – speriamo – dell’importanza di aderire a un Mistero che ci trascende. Credo che ci sia qualcuno a Roma che la pensa così.
Quando celebrare in tal modo? Basterebbe una domenica al mese, avvisando prima e facendo in modo che la cosa sia adeguatamente preparata, dopo gli opportuni permessi. Vos videatis.
don Romano Nicolini – Rimini

Risponde don Silvano Sirboni.
Tenendo conto delle attuali diatribe, la risposta esigerebbe quasi un trattato di teologia sacramentaria e di storia della liturgia. Considerati gli spazi di questa rubrica, è gioco forza limitarsi a due considerazioni.
1. La messa riformata dal Vaticano II, con la stessa autorità del Concilio tridentino, è in latino. Le diverse Conferenze episcopali, per promuovere quella “piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della liturgia e alla quale il popolo cristiano… ha diritto e dovere in forza del battesimo” (SC 14) hanno la facoltà di tradurre l’edizione tipica latina nelle lingue comprese dai diversi popoli (cf SC 36 e 54). La liturgia cristiana non è un insieme di misteriose formule magiche ma il dialogo fra lo Sposo e la Sposa (cf SC 7, 84-85, 102).
Assai diverso è il discorso sull’uso della messa secondo il messale di S. Pio V, dove l’oggetto in questione non è il latino (sovente usato nelle messe internazionali con il Messale di Paolo VI), ma l’immagine di Chiesa che quell’ordo esprime e alimenta. La sua liceità, a precise condizioni, per andare incontro a particolari esigenze, non ne annulla la “straordinarietà” e non esime affatto da un esame storico, teologico e pastorale sull’opportunità o meno del suo uso (cf motu proprio Summorum Pontificum, 7 luglio 2007).
2. La liturgia non è un ordo confezionato e inviato dal cielo, ma il frutto storico per comunicare il mistero della salvezza secondo la dinamica dell’incarnazione, cioè con segni visibili che, eccetto ciò che è di istituzione divina, sono legati ad una precisa epoca e contesto culturale (cf SC 21).
Se a un certo momento è attestata la prassi (ma non ovunque) che il sacerdote si rivolga a Oriente insieme all’assemblea soprattutto per le orazioni (cf A. Jungmann, Missarum sollemnia I, 212-213), è soprattutto con la prassi di collocare sull’altare l’urna con il corpo dei santi (X sec.) che il sacerdote è costretto a collocarsi dalla parte dell’altare che guarda il popolo voltandogli di conseguenza le spalle, non certo con l’intenzione di guardare “in faccia il Signore” (cf M. Righetti, Storia liturgica I, 502, 506-512; per una più ampia informazione sul dibattito cf AA.VV., Spazio liturgico e orientamento, Qiqaion 2007, 151-239).
La riforma scaturita dal Vaticano II, tra le altre cose, ha voluto recuperare la dimensione conviviale dell’eucaristia per rendere più visibile ciò che ha fatto Gesù (= un convito pasquale; cf OGMR 72) e rendere più chiara la finalità del sacrificio eucaristico che consiste nel “diventare tutti un solo corpo in Cristo” (Agostino, De civitate Dei, X, 6).
Inoltre la presidenza non è sostitutiva del sacerdozio dei fedeli (cf CCC 1140-1141). Il servizio ministeriale passa attraverso il servizio reso all’assemblea che, pertanto, non è, e non deve essere, un ostacolo alla devozione del presidente. Se lo è, perché distraente e rumorosa, l’anomalia è nell’assemblea, non nella posizione del presidente."

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Fonte: Vita pastorale (Aprile 2010).

40 commenti:

  1. Sunt lacrimae rerum13 aprile 2010 09:02

    Don Silvano Sirboni fa parte di quella schiera di eletti liturgisti che vengono obbligatoriamente inviati dai principati e dalle corti delle Commissioni Liturgiche diocesane.
    Ho dovuto sopportare la prima parte di una conferenza del Sirboni, tanto per mettere la firma attestante la mia presenza a quella ripetitiva conferenza del nulla.
    Naturalmente approfittando della pausa, visto che era caldo e che tutti si erano dilungati nelle piacevoli conversazioni nel giardino ( a nessuno interessava quello che aveva detto sul nulla il Sirboni) me ne sono andato via alla chetichella...
    Pensate quanti soldi le Diocesi periferiche debbono spendere per organizzare i convegni sul nulla con la presenza obbligatoria degli eletti liturgisti conservatori come il Sirboni.
    Sveglia !!! Il mondo va avanti !!!

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  2. Sunt lacrimae rerum13 aprile 2010 09:11

    Dimenticavo.
    La lettera del Sacerdote riminese è bellissima e svela l'altezza del Sacerdozio ministeriale.
    La " riposta" del Sirboni è una specie di copia-incolla dei decreti e dei luoghi comuni della dittatura post conciliare.
    La "risposta" non dice nulla, non chiarisce nulla e nulla consiglia.
    Ecco lo stile del Sirboni e degli altri eletti esegeti conservatori liturgisti del nulla : non dire nulla, non esprimersi e non prendere, apparentemente, posizione su nulla.
    Dalla nullità della "risposta" del Sirboni scaturisce la percezione della dittatura  dei liturgisti conservatori : vuoti anzi pieni solo della loro supponenza e della loro arroganza.
    Non hanno neppure dei validi argomenti da proporre tant'è che sono strapieni di arroganza !
    L'ennesima vergogna di un vergognoso sedicente " liturgista ".

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  3. anonimo presbitero13 aprile 2010 09:14

    Sono un sacerdote.   anche io, cominciando a celebrare la MEssa (Novus Ordo) coram Deo, ho capito di più... E ho capito ancor di più quando ho celebrato la Messa secondo il Vetus Ordo.

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  4. Luis Moscardò13 aprile 2010 09:18

    "Al presidente ha fatto male un dente
    passa il potere al vicepresidente
    e se anche il vicepresidente ha male a un dente
    avanti il prossimo e avrà la presidence!"

    http://www.youtube.com/watch?v=ctsTpAmg8tE

    Davanti a discorsi del genere o la si piglia a ridere o di mattinata ci si arrabbia; ma in definitiva è più caritatevole (per noi stessi) prenderla a ridere. Poi magari dal filmato su proposto qualche liturgista, nella seconda giovinezza, può prendere spunto. Garanzia: tutto rigorosamente verso l'assemblea -ma poi perché questo gergo da condominio?- verso il Pubblico! E-e-e- la presidance!

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  5. Conoscendo Don Romano e le sue abituali indicazioni ai gruppi di cui era/è (?) responsabile (adulti scout)......... francamente la cosa non mi entusiasma!

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  6. Mi meraviglio che ci si meravigli dellla risposta e dell'insensibilità di don Sirboni. Se queste persone conoscessero cosa si il sacerdozio cattolico ed avessero una retta fede, non potrebbero dire e fare le cose che dicono e fanno ostinatamente. E' proprio per la loro incredulità che si sono impadroniti della riforma liturgica e ne hanno favorito una deriva interpretativa eterodossa. E' questo il motivo per cui odiano il Papa, ed è questo il motivo per cui tentano (invano) di impedire l'opera di reindirizzo intrapresa. Ed è questa la cuasa proma del loro operato passato e presente, nonchè il motivo per cui sono insensibili ad ogni richiamo e correzione: rifiutano la retta fede cattolica.

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  7. sono un giovane prete specializzato in liturgia. Fino a qualche anno fal la mia opinione verso la messa antica oscillava tra  indifferenza e opposizione. All'Istituto di liturgia pastorale in cui ho studiato (di cui non faccio il nome) mi era stato trasmesso direttamente ed indirettamente, un "santo disprezzo" verso un rito considerato quasi, newl migliore dei casi, come superstizioso, se non, nel peggiore dei casi, come diabolico.

    La mentalità che mi era stata inculcata e di cui andavo fiero, era di considerare prima di tutto e innanzi tutto l'assemblea. Tutto era in funzione di questa. (don Sirboni parla di "servizio reso all'assemblea".
    Mi sono poi spostato a Roma e lì qualche mio amico più di una volta mi invitò ad andare alla messa antica in una chiesa romana dove da decenni la si celebrava, ma ho sempre rifiutato l'invito quasi con orrore.
    La messa antica non solo non mi interessava, ma pur senza conoscerla mi faceva schifo.

    Un giorno, per puro caso mi trovavo dalle parti del mausoleo di Augusto e per puro caso mi sono imbattuto in una chiesetta sconosciuta, san Gregorio dei Muratori.
    Vi entro anche per riposarmi un po. E stava per iniziare la messa: la messa antica!
    Il primo pensiero che mi è passato per la mente è stato quello di "fuggire". Ma vinto dalla stanchezza son rimasto.

    Era la prima volta che vedevo una messa preconciliare; l'impressione avuta da quella prima volta è stata pessima e mi ha fatto convincere ancor di più della bontà e della necessità della riforma liturgica.
    Quel rito semplicemente mi è apparso ermetico, totalmente chiuso come la cassaforte di un caveau bancario.

    Poi lessi le parole pronunciate da Giovanni Paolo II qualche settimana prima e in cui definì la liturgia preconciliare come un rito che rivelava la sostanza stessa di ogni altra liturgia.  

    E' da quella impressione di ermeticità che la messa antica mi diede unitamente all'affermazione di GPII  che ho iniziato una lunga riflessione.

    Avevo di fronte la cassaforte liturgica della Chiesa, ma come aprirla?
    Celebrando la messa antica? Ancora una idea del genere mi riempiva di orrore.
    Come allora aprire questa cassaforte?

    Semplice: documentandomi. Sono andato alla ricerca di testi di storia liturgica e soprattutto mi son messo a sfogliare il messale antico che mi era stato insegnato ad odiare e fuggire come la peste. Ho avuto molte difficoltà a superare le barriere costituite da ciòi che ora so essere stati dei pregiudizi. Ho avuto molta difficoltà. Ma man mano che avanzavo mi rendevo conto che quel rito poteva essere anacronostico, poteva essere biblicamente povero, poteva essere semplice, ma non ci trovavo nulla nè di diabolico nè di superstizioso. Ancora però non riuscivo a vederci la sostanza in grado di rivelarmi il senso di tutte le altre liturgie.


    Ho preso il coraggio a due mani, mi sono preparato, e un giorno ho iniziato a celebrarla.

    Lo devo ammettere, per poter "scassinare" questa cassaforte ho dovuto faticare non poco; ho dovuto celebrare molte volte la messa antica ed ogni volta lo facevo con sforzo.
    Non mi sono lasciato scoraggiare dalle difficoltà, sapevo che per giungere in vetta ad una montagna bisogna faticare, ed ho faticato, ho sudato.

    La fatica più grande è stata quella di spogliarmi di 15 anni di (de)formazione subita.

    Poi venne il motu propio Summorum Pontificum.


    Ora, a 32 anni, ho scoperto il tesoro inestimabile che è il rito antico, ho scoperto il perchè esso  e solo esso costituisce e rivela il senso di qualsiasi altra liturgia; non passa giorno in cui io non celebri la messa antica; e quando per necessità pastorali devo celebrare la messa nuova lo faccio con grande sofferenza; come con sofferenza una gran dama abituata a [...]

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  8. Il problema è che Don Sirboni in mala fede usa argomentazioni trite e ritrite per squalificare la forma "extraorninaria", dando un' idea sbagliata di quella ordinaria, mettendole in contrapposizione; oltre a ciò dimentica che <span>non esiste l'idea di celebrazione coram populo , ma la celebrazione è sempre coram Deo.</span> Don Romano d'altra parte purtroppo dice cose sacrosante, ma sembrano quasi solo di "opportunità pastorale" molto attaccabili e non da ragioni teologiche profonde come Lang e Ratzinger,  anche lui sembra dimenticare l'incontrovertibile assunto che ogni celebrazione è Coram Deo sia essa "di spalle" che "di fronte". Chepoi la posizione "di spalle" sia meno ambigua, non toglie che entrambe le soluzioni siano state<span> da sempre accettate dalla Chiesa</span> con debiti accorgimenti, si vedano croci e candele come il nostro Santo Padre ha ripristinato

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  9. Stavo per iniziare a enucleare svariati concetti, quand'ecco che l'occhio mi cade sulle ultime due righe della lettera di San Sirboni ai Confusi. Egli infatti cita la devozione del presidente e la posizione del presidente.
    Ma benedetto don Sirboni, ma di quale presidente sta parlando?! Forse di quello del Consiglio, di quello dell'Avis, della Pro-Loco,dell'associazione preti in stand-by ? Quale?
    Perchè vede caro don Sirboni, se Lei Venera la liturgia, ( qualunque essa sia) la Celebra, quindi è il Celebrante. Ma se per lei la liturgia è un riempitivo tra la questua e gli avvisi settimanali...beh allora la presiede (come i pastori protestanti) ergo, ne è il presidente. 

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  10. Anche se fisicamente dimostro 32 anni e forse anche di meno involontariamente mi sono diminuito gli anni: ne ho 42.

    E faccio  tantissimo sport:

    alpinismo e sci per tenere in forma il fisico;

    messa antica per tenere in forma l'anima.

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  11. Esperienza di un laico cresciuto e formato dopo il Concilio. Non sono di Rimini ma partecipo alle  Messa Tridentine coram Deo ed alle funzioni del gruppo di Rimini, di cui nessuno fa il nome evidentemente per proteggerlo. La vita cristiana della nostra famiglia è profondamente cambiata e tutto viene dalla partecipazione alla Consacrazione ed alla Comunione in ginocchio coram Deo. Ogni minuto è per Cristo, ovunque, senza paura nè esitazioni.
    Tre settimane fa il Vescovo di Rimini (che non ritengo sia affatto favorevole alla Messa antica) ha visitato questa comunità ed ha celebrato per loro solenne e Tridentino e, una settimana fa, con grande stupore ed apprezzamento dei fedeli "normali" , il coro del gruppo è stato chiamato a cantare la Messa Natalizia Solenne del Vescovo presso il tempio Malatestiano.
    In duomo a Bologna ogni mattina alle ore 9.30 viene celebrata con grande devozione e partecipazione una Messa in Italiano coram Deo. E' fatica farne a meno. Fra qualche settimana servizio all'altare e coro tridentino coi romagnoli a Bologna alla presenza del Card.Caffarra.
    E il 2 giugno dal Papa ..........
    Che Maria Mater Ecclesiae li (ci) protegga!
    Mazzarino

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  12. <span><span><span>Ricordo che questo blog ha già consacrato un post all`esimio liturgista don Sirboni: </span></span></span>
    <span><span><span></span><span>http://blog.messainlatino.it/2010/04/propaganda-sui-foglietti-della-messa.html      
       </span></span>  
    <span><span>È lo stesso che ha scritto:      
    "ERA il 7 marzo 1965, prima domenica di quaresima, quando, dopo secoli di silenzio, l’assemblea riunita per la celebrazione dell’Eucaristia, grazie alla riforma liturgica del concilio Vaticano II, poté finalmente unire la propria voce a quella del sacerdote e partecipare attivamente alla messa, <span>della quale i fedeli costituiscono il soggetto principale."</span>   </span></span></span>
    <span><span><span>   
    I fedeli= soggetto principale della divina Liturgia?      
    E questo sarebbe un liturgista ?  Chiamato a fare conferenze? Un esperto?  
    A quel livello di ideologia, siamo nella propaganda, perchè di certo non è ignoranza ma consapevole e deliberata volontà di sconvolgere la liturgia cattolica, di svuotarla della sua sacralità.      
    Chi è il Protagonista della divina liturgia, don Sirboni?    
    </span></span></span>

    RispondiElimina
  13. morirà un giorno anche Don Sirboni... (tutti dobbiamo abbracciare sorella morte) e con lui queste ideologie malate e false

    RispondiElimina
  14. Quand serons-nous délivrés de ces «liturgistes» tripatouilleurs de rites?…

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  15. Luis Moscardò13 aprile 2010 12:00

    ... è il duro percorso che intraprende chi -convinto di essere "arrivato"- è stimolato dalla propria intelligenza e sensibilità a prendere il largo. E' molto simile a una conversione. Solo un sacerdote può sapere che cosa si provi. Un monaco che -forzato dagli eventi e dalla cura pastorale- si trovò da noi incastrato a celebrare more antiquo, alla fine della Messa tornò in chiesa e disse che non aveva mai provato un'esperienza del genere commovendosi fino alle lacrime: aveva vissuto per la prima volta all'altare il Calvario e la gloria del Risorto. Dopo vent'anni e più di Messe NOM celebrate col massimo rispetto e la massima devozione aveva inciampato sul cofano del tesoro.

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  16. io non mi illudo: i novatori passeranno, non v'è dubbio; che con essi passi pure il prurito novatore non lo credo.

    Per smaltire le tossine messe in circolo dai novatori nelle vene della Chiesa ci sono solo due vie: o una trasfusione completa di sangue, oppure attendere che il tempo faccia il suo divere di galantuomo espellendo le cellule malaticcie e inferme.

    Una terza via, forse, sarebbe possibile, ed è l'inserimento a pieno titolo della FSSPX nella Chiesa. Tale inserimento apporterebbe una buona dose di sangue fresco, puro. Tale fatto certamente darebbe una accelerata al processo di eliminazione delle cellule guaste.
    Ora, visto che trovo impraticabile la trasfusione completa credo che l'ultima ipotesi sia al presente l'unica seriamente percorribile.

    Preghiamo perchè i colloqui tra la Santa Sede e la FSSPX giungano a buon fine, anche se non subito. L'importante non è fare in fretta, ma fare bene.

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  17. mamma mia, mentre leggevo il post di quel sacerdote che piano piano ha iniziato ad apprezzare la messa di sempre, davvero mi commuovevo. purtroppo per seguire il percorso di riconversione di quel sacerdote è necessaria una premessa: l'umiltà. una virtù che manca in chi a priori continua ad opporsi alla messa di sempre. io, classe 73, vissuto durante il lungo pontificato conciliare e buonista di GPII, ho iniziato a riscoprire la fede solo grazie a radio maria ed alla messa di sempre. da un anno non riesco più ad andare alle messe conciliari, sono così inconsistenti, esci dalla messa e non ti lascia niente dentro, di contra, quando vado alla messa di sempre, è davvero una gioia immensa, non solo l'andare a messa, ma anche l'attendere spaspodicamente il momento del mio ritrovare l'amatissimo Salvatore. Un Grazie a tutti i sacerdoti che permettono a noi assetati di Gesù, di poter accedere alla fonte della gioia del Santo Sacrificio. aiutiamo la FSSPX, sono loro i custodi della tradizione e della cattolicità, o comunque devolviavo l 8 per mille a radio maria, sentire padre livio è importante per iniziare a comprendere il carattere diabolico ed autodistruttivo del maledetto concilio vaticano secondo  

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  18. Che i colloqui giungano a buon fine... certamente, ma non posso smettere di pregare Dio affinché sia il più presto possibile, ossia, bene e in fretta... scusa, io chiedo, Lui sa se accogliere o meno la mia preghiera.

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  19. Commovente il post di don Ninni, mi ci sono ritrovato parecchio per il suo amore alla Messa di sempre 
    La liturgia antica ha esercitato sempre un fascino su di me anche se non la conoscevo direttamente, ma quando grazie al Motu Proprio ci è stata ridonata la Messa tridentina, ho cominciato a studiarla, mi sono documentato, la celebro di tanto in tanto, la preferisco a quella di Paolo VI (che comunque celebro quasi sempre coram Deo), dico il breviario in latino e quello del 1962, andiamo avanti allora  nella riscoperta e nell'uso della liturgia tradizionele, infinitamente più profonda, più divina, più santa....
    I liturgisti come Sirboni hanno purtroppo le scaglie sugli occhi.... sono prigionieri dell'Ideologia..... e chi è prigioniero dell'ideologia.... è un ceco e guida di cechi..... preghiamo che il Signore li illumini
    don Bernardo

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  20. Per don Silvano......

    bla, bla bla, bla, bla bla, bla. bla (confezionato ad arte) ho sentito il mio liturgista imbottirmi di queste nozioni: Sposo, Sposa, banchetto, convivio, mensa, cena, conviviale, festa, bla bla bla bla bla bla.....
    Mai una sola volta parola quale 2SACRIFICO".

    Basta non ne possiamo più............ il buon sacerdote guarda Concettina che arriva in ritardo, guarda Elisa, vestita per benino, guarda Andrea con i pantaloni sotto la schiena, , guarda orietta incipriata, guarda Giorgio che sorride alla sua ragazza, guarda quella coppia distratta, guarda l'avvocato che ride della sua omelia, guarda il commercialista compito, guarda tutti insomma, ma gira le spalle al tabernacolo, e non guarda in volto il suo Signore.
    Don Silvano.......basta con questi indottrinamentei sessantottini e fuori luogo,.........adesso basta.

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  21. ...........girando le spalle al Santissimo....non si va da nessuna parte......non riceviamo nessuna grazia e benedizione...............!!!! A  tanti sacerdoti manca...l'umilta'.....il rispetto per il Signore!!!! Il RISPETTO!!!! Da li' bisogna iniziare il cambiamento!!! Il resto e' solo arroganza e superbia!!!!

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  22. Alla REDAZIONE: non dovete fare pubblicità a don Sirboni, non lo merita. Scrivo da Alessandria e so come è la sua parrocchia dove non c'è neppure l'ombra di un inginocchiatoio. Solo sedie. Non merita d'essere preso in considerazione. date spazio e fate pubblicità piuttosto a questi preti che celebrano coram Deo in N.O. o in V.O.

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  23. la Redazione intende certamente documentare e sottolineare cosa si pensa in giro, purtroppo! Meglio conoscere che ignorare e sottovalutare...

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  24. <span>"Fra qualche settimana servizio all'altare e coro tridentino coi romagnoli a Bologna alla presenza del Card.Caffarra."</span>

    A Bologna dove? Ed esattamente quando?

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  25. Dare spazio a certe storture è anche offrire la possibilità di informare correttamente, di mettere in raffronto certe aberrazioni e la retta Dottrina, perchè quelle sconvolgenti aberrazioni sono il pane quotidiano nei seminari, negli istituti di liturgia, nelle riviste"cattoliche", nelle parrocchie.

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  26. Don Silvano bugniniano....ma per l'amor del cielo...Dio ce ne scampi!!!!!!!!

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  27. Trovo perfettamente calzante e condivisibile il commento della redazione su quei "certi sacerdoti" imbottiti di pregiudizio. Vi racconto un aneddoto. Tempo fa, sul settimanale della diocesi di Padova, l'allora direttore don Cesare Contarini, rispondendo a un lettore nella pagina delle lettere, scriveva testualmente che era appena stato a Roma, aveva dovuto sorbirsi una lunga e noiosa celebrazione nella basilica di San Pietro, ovviamente in gran parte in latino, e non aveva visto l'ora di tornare alla sua "messetta" padovana e in lingua italiana. Ora, se questi sono gli esempi e le cose che ci tocca leggere sulla stampa della nostra Chiesa (scrivo nostra per rispetto, ma in realtà la sento sempre più loro, loro e basta) beh... che il Signore ci liberi e ci protegga!

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  28. Andrea Carradori13 aprile 2010 15:06

    Stupendo intervento di don Ninni, ne ho fatto una "nota" sulla mia pagina facebook.
    Meraviglioso scritto !

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  29. Il problema di fondo, come da più parti si è fatto notare, riguarda la concezione teologica della Messa. È di lì che tutto ha origine.

    Nella prima versione del messale del 1969 (solo in parte e non sostanzialmente modificata in seguito al "Breve esame critico" di Bacci e Ottaviani"), la Messa è definita "la santa assemblea o riunione del popolo di Dio che si raduna sotto la presidenza del sacerdote per celebrare il memoriale del Signore".

    Ora, coloro che hanno elaborato tale definizione sono gli stessi che hanno preso parte attiva alla riforma dei riti. I loro allievi occupano oggi le cattedre di liturgia nei seminari, negli atenei, nelle università cattoliche. E fanno da consulenti liturgici delle principali riviste.

    C'è da stupirsi, quindi, che negli scritti di costoro la dimensione essenziale e trascendente della Messa scompaia a favore di una dimensione accessoria e immanente? C'è da stupirsi che la nozione di Sacrificio di Cristo sia stata rimpiazzata da quella di comunità che celebra (e celebra sostanzialmente se stessa)? C'è da stupirsi che si insista continuamente su concetti ambigui e pericolosi, come il sacerdozio comune, la presenza di Cristo nell'assemblea e nella parola, la necessità di venire incontro ai bisogni dell'uomo e amenità simili? C'è da stupirsi, in altre parole, che anche la liturgia abbia subito gli effetti della svolta antropocentrica?

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  30. Confermo. Entro domani l'infomazione completa di ora e luogo arriverà agli amici di Messainlatino.

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  31.  i nostri pastori che , siccome sono attenti ai segni dei tempi dell'oggi, ignorano bellamente tutto quello che diciamo e ancor più sentiamo in cuore oggi, loro sono cristallizzati agli anni settanta e hanno perso il contatto con la reltà odierna: il prete ''in sintonia con l'oggi'' è colui il quale celebra all'antica.

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  32. anonimo presbitero13 aprile 2010 18:30

    caro don Ninni, anch'io ero scettico verso la Messa "antica". Poi ho cominciato a celebrarla e ho cambiato parere.

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  33. Nobis quoque peccatoribus13 aprile 2010 18:34

    Ringrazio anch'io don Ninni che con profondita' e semplicita' ha detto chiaramente come avviene la formazione liturgica nei seminari diocesani. La Messa di S. Pio V viene descritta con le stesse parole usate da Lutero "anche omicidi e postriboli sono da preferirsi alla messa dei papi", diabolica e supertiziosa e senza dubbio espressione di un'altra Chiesa da considerarsi soppressa.
    Da queste semplici parole deduco che siamo ormai vicini al completamento dei castighi gia' a suo tempo vaticinati da S. Pio V in Quo primum e gia' iniziati molti anni or sono.

    Quanto a don Sirboni, resto basito della sicumera con cui il nostro si sente libero (feels free direbbero gli inglesi) di affastellare eresie o semlici assurdita' in poche righe: <span>il sacerdote è costretto a collocarsi dalla parte dell’altare che guarda il popolo voltandogli di conseguenza le spalle, non certo con l’intenzione di guardare “in faccia il Signore” ; La liturgia non è un ordo confezionato e inviato dal cielo, ma il frutto storico ...; Il servizio ministeriale passa attraverso il servizio reso all’assemblea.</span>
    <span></span>
    <span>Che Cristo Signori ci aiuti a pregare per il ravvedimento di questi sacerdoti e che abbia misericordia di noi tutti in die amara valde.</span>
    <span></span>
    <span>Personalmente, non ho frequentato il seminario ma come tutti negli anni 70 sono stato oggetto/soggetto di quello spirito del Concilio che intendeva relegare il passato e le sue devozioni nella superstizione. Tuttavia, in cuor mio pensavo che erano tutti pazzi e se in giro si rapiva, rapinava, sparava, assassinava, stuprava,  ecc. a qualche anima bella poteva pur saltare in mente di abolire la S. Messa. Dalle involontarie descrizioni degli adulti l'antico rito mi appariva come qualcosa di tale sovrumana grandiosita' (in senso mistico) che ben poca cittadinanza poteva avere in un mondo preda degli ufficiali giudiziari del peccato.</span>
    <span></span>
    <span>FdS</span>
    <span></span>
    <span>FdS</span>

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  34. <span>smaltire le tossine messe in circolo ? 
    magari il problema fosse solo quello ! 
    <span>in realtà il guaio è che le cellule maligne si riproducono velocemente, soprattutto quando c'è nel Corpo una cisti mai curata nè eliminata chiruirgicamente, che si sta espandendo, e divora rapidmente quelle buone, con il benestare o l'ottimismo laissez-faire delle gerarchie, fin dal 1968: e pare che non abbia nessuna intenzione di atrofizzarsi o essere riassorbita dall'organismo, come molti ingenuamente hanno creduto per ben 42 anni ! (e ancora tantissimi preferiscono "non vedere e non sapere", come dire : "occhio non vede, cuore non duole"...)</span></span>

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  35. <span>e siccome mi riferivo ad una considerazione di Antonello, sulla sua conclusione (rientro benefico della FSSPX), devo amaramente ipotizzare (con alta probabilità....) che è proprio la potenza di quella "cisti" che non vuole affatto il rientro della FSSPX, che sarebbe la cura ottimale per il Corpo malato; e quella potenza si opporrà con ogni mezzo al rientro benefico.....salvo che accada un miracolo, per diretto e inopinato intervento della Provvidenza !</span>

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  36. famiglia paolina varietà di sensibilità, don Alberione virerebbe a destra, verso la Tradizione.

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  37. Rutilio Namaziano13 aprile 2010 20:06

    Ma se don Ninni è prete, come può Antonello non esserlo usando lo stesso PC?

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  38. come gli hai riscoperto
    er valore dell'anonimato

    caro er don ninni

    mo me metto pure io
    e inizio a scrivere post
    firmandome don tizio o don caio

    avranno lo stesso valore dei tuoi
    come i tuoi avranno lo stesso dei miei.

    la vera differenza è se ce metti er vero nome e cognome
    e dove sei incardinato.

    Allora si che poteremo fà a differenza.


    solo che

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  39. Don Amorth nell'ultimo libro intervista parla con certezza di Cardinali satanisti e delle difficoltà incontrate in ambito ecclesiastico. non dimentichiamo che questo famoso esorcista appartiene anche lui alla variegata e tanto discussa Famiglia Paolina.

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  40. Conosco Don Silvano. Mi spiace che non abbia il coraggio di rivedere le proprie impostazioni liturgiche. 
    Non vedo nulla di particolarmente coinvolgente nelle  celebrazioni asssembleari della domenica: una sequela noiosa di recitazioni con parole a volte lontane dalla terminologia quotidiana, senza mai lasciare spazio a silenzi di raccoglimento. Imposizioni di letture di difficile comprensione, il più delle volte esposte da improvvisati lettori che sbagliano accenti e pause di punteggiatura. Recitazione delle parole della consacrazione da parte del celebrante come si trattasse di un semplice racconto. Partecipazione all'eucarestia con affluenza massiva, con la sensazione che ben pochi fedeli siano veramente consci di quanto stanno facendo. Non parliamo poi delle messe per i giovani ...... che sono uno spettacolo deprimente per la sguaiataggine dei canti e le rappresentazioni teatrali che a volte ne scaturiscono.
    Io partecipo tutte le domeniche e con grande sofferenza a questo tipo di celebrazioni.
    Nella diocesi di Alessandria non si fanno celebrazioni secondo il vecchio ordine.
    Per fortuna, nella vicina diocesi di Tortona c'è una chiesa parrocchiale dove si celebra tutte le domeniche una messa tridentina. Vi posso assicdurare che quando posso la frequento e mi sento rigenerato spiritualmente.
    Il latino non è per me un problema. Ma per quanti vedono in questo un ostacolo credo che possano superarlo con l'uso dei messalini. Ne esistono con ottime traduzioni, tali da consentire senza problemi la consapevole partecipazione all'evoluzione del rito.
    Non credo che le celebrazioni in italiano possano essere meglio seguite per questo solo fatto, considederata la scarsa preparazione con cui vengono esposte le letture e, soprattutto, gli scarsi richiami che vengono fatti nelle omelie di concetti e terminologie del vecchio e nuovo testamento, che non sono sempre di facile comprensione.  
      

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