sabato 13 marzo 2010

Il sacerdote immagine di Cristo

Mercoledì 17 marzo, alle ore 18,30, avrà luogo a Roma (Palazzo Ruspoli, Largo Goldoni, 56) la presentazione di un grande libro, dal titolo “Il sacerdote immagine di Cristo attraverso quindici secoli d’arte“, di Steen Heidemann. Il libro, splendidamente illustrato ed edito in sei lingue (in italiano dall’Editore Cantagalli), contiene oltre 500 riproduzioni a colori di quadri raffiguranti il prete cattolico nell’esercizio del suo ministero. Gli autori dei testi sono: Benedetto XVI, il cardinale Antonio Canizares Llovera, il cardinale Jorje Arturo Medina, l’arcivescovo Raymond Burke, l’arcivescovo Malcolm Ranjith, monsignor Gilles Wach, monsignor Michael Schmitz e altri prelati.

Il compilatore del libro, Steen Heidemann, per sette anni ha visitato musei e collezioni private in cerca di opere d’arte, che ha fotografato. Il risultato è eccezionale: si tratta di un libro senza precedenti. Grazie all’Istituto del Cristo Re Sovrano Prete, è stato possibile arricchire il volume con testi e commenti scritti da illustri uomini di Chiesa, fra i quali il Santo Padre.

I relatori della presentazione saranno Monsignor Raymond Burke, Monsignor Michael Zielinski, Monsignor Gilles Wach e il vaticanista Andrea Tornielli, moderatore.

Il volume, di grande valore artistico e religioso, contiene riproduzioni di importantissimi quadri provenienti da prestigiose collezioni private e viene presentato a Roma – nel corso dell’Anno Sacerdotale proclamato da Benedetto XVI - grazie all’iniziativa di Liana Marabini, impegnata nella realizzazione di libri e film ispirati alla storia della Chiesa. Lei stessa è editore delle edizioni in lingua tedesca, spagnola e inglese di questo prezioso libro.

Fonte: Raivaticano

12 commenti:

  1. L'iniziativa è ottima, però rimane da risolvere un problema cruciale: perchè nell'ultimo secolo l'arte sacra è andata spegnendosi? A me sembra che "L'eresia dell'informe", il titolo del libro sulla liturgia di Martin Mosebach sia illuminente anche in questo ambito. In un luogo molto importante della Cattolicità italiana è stata esposta, con notevole autocompiacimento, un Via Crucis in terracotta con corpi che sembrano pezzi  frammentati  di cemento e SENZA TESTA. Tutti ricordano il crocifisso posto sul pastorale di Giovanni Paolo II, con i bracci cascanti, quasi fossero in fase di scioglimento: poteva esprimere il "trionfo della croce"? Credo che l'elemento chiave sia nel rifiuto della rappresentazione del corpo umano, del "soma". Identico rifiuto dell'analogia edificio-corpo umano si riscontra nell'architettura sacra. Non vorrei avventurarmi in elucubrazioni filosofico- teologiche spericolate ma mi sembra di dover dire che ci si trova davanti a un riserbo imbarazzato o a un rifiuto di fronte all'idea del corpo umano come intermedio tra il microcosmo e il macrocosmo, documentato in epoca rinascimentale dall'"uomo vitruviano" reso mirabilmente da Leonardo e ben presente a qual grandissimo anatomista che fu Michelangelo. Per rimettere in auge l'arte sacra ci vorrebbe il corrispettivo contemporaneo di un Nicola Cusano: chi sarà capace di una simile impresa?

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  2. è un libro bellissimo che consiglio a tutti di poter avere ..........

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  3. DANTE PASTORELLI13 marzo 2010 13:29

    1) La fonte traduce pedissequamente il nome dell'Istituto di Cristo Re "Sovrano Prete". Leggasi in italiano: Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote.
    2) il monaco benedettino olivetano Zielinski è diventato monsignore?

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  4. Scusate il supplemento di commento.Mi sembra che l'arte contemporanea, come afferma Hans Sedlmayr
    ( "La perdita del centro" "La morte della luce" ) rappresenti più il caos che il cosmos ( universo ordinato gerarchicamente ) e faccia riferimento al campo della fisica  e della microfisica, non certo a quallo degli organismi. Sembra addirittura che ci si vergogni del corpo umano, che viene ridotto sommariamente a un rozzo grafema, deformato o stravolto. Come si potrà rappresentare adeguatamente Gesù Cristo, fattosi uomo, e uomo di carne? E come il sacerdote, che a Lui tenta di uniformarsi? A questa carenza si somma
    la crisi del soggetto, che dalle filosofie oggi "di grido" ( Foucalt, Deleuze, Guattari ) viene mostrato come una stazione ferroviaria, attraversata da impulsi passegeri, tutt'altro che intenzionati a cercare consistenza in una realtà unitaria. Probabilmente la crisi dell'arte è l'espressione o almeno il corrispettivo di una crisi filosofica.

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  5. Andrea Carradori13 marzo 2010 17:46

    <span>l'abate Zielinski  ha un ruolo importante nella Curia Romana : ha anche diritto al titolo di Monsignore ? Chiedo semplicemente. Grazie</span>

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  6. Paul de France13 marzo 2010 18:19

    L'Abate Zielinski non è Monsignore, è molto di più: è Abate!
    P. Gilles Wach non è nè Abate nè Monsignore.

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  7. Mi sembra una garanzia il fatto che manchi nell'elenco il nome di Ravasi....un pò me ne dispiace, ma lo ritengo significativo :-D

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  8. DANTE PASTORELLI14 marzo 2010 00:05

    E' stato abate a Pecos credo per un quinquenio. Ma semel abbas semper abbas, come onorevoli sono gli ex-deputati

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  9. Wach non è Monsignore.
    Si è dato il titolo da solo. I francesi, si sa, sono bizzarri.

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  10. DANTE PASTORELLI14 marzo 2010 12:20

    Ch'io sappia, il titolo di monsignore gli fu conferito ad tempus quando era vicario generale in una diocesi africana. Lui stesso in un'intervista ebbe a dichiararlo.
    Monsignore o meno, sta di fatto che ha saputo creare, certo non da solo, ma con l'aiuto di grandi cardinali (Palazzini, Stickler, Oddi ecc.) una realtà sacerdotale di tutto rispetto ormai diffusa in varie regioni del mondo. E, se guardiamo al concreto, gliene dobbiamo esser grati.

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  11. Paul de France14 marzo 2010 13:06

    Se il titolo fu conferito "ad tempus" o, meglio "durante munere", perchè P. Wach continua ad usarlo anche dopo che gli è stato tolto l'incarico di 2.o Vicario Generale della Diocesi di Mouila (al quale era legato il titolo di Monsignore)? Non è un peccato mortale, tuttavia sarebbe più serio non farlo anche per la credibilità dell'Istituto che dirige e che dicono sia buono.

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  12. DANTE PASTORELLI14 marzo 2010 13:49

    Non so che dirti. Scrivigli e offrigli i tuoi consigli. Non li disdegnerà.

    A me, chiamarlo canonico o monsignore non mi costa nulla. Son quei titoli che, come l'onorevole per gli ex-deputati, restano appiccicati addosso. E, ad esser sincero, io li abolirei addirittura riservandoli solo ai vescovi. Di monsignori c'è l'inflazione e molti non sanno neppur leggere e scrivere. Un fatto personale: quando mi rivolgo a mons. Gherardini, io quasi sempre lo chiamo semplicemente "don Brunero".

    Mi risulta che un paio d'anni fa a Roma, durante un'udienza generale, il Papa si avvicinò a Wach e gli chiese: Monsignore, come va il suo seminario?
    A me preme di più il resto, la buona formazione dei sacerdoti. E su questo posso garantire, visto che conosco l'istituto sin dal 1991. Ritengo che in tal campo si debba misurare la credibilità di un superiore oltre che di un seminario e d'un corpo docente.

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