Ecco due video in ripresa continua della gloriosa giornata di Thiberville di domenica scorsa, quando un arrogante vescovo progressista, agghindato d'abiti liturgici color arcobaleno, è venuto a comunicare che, sentito l'avviso del comitato centrale diocesano..., visto il piano quinquennale di riorganizzazione pastorale... tutto quanto premesso e considerato... la parrocchia era dissolta e il parroco revocato senza nuovo incarico.
Abbiamo già riferito in questo post che cosa è successo dopo. Andatelo a rileggere perché, sinceramente, ne val la pena. E poi godetevi questi video.
Dei quali forniamo un breve riassunto per chi non comprende il francese: entra il parroco (l'abbé Michel), applaudito, e va all'ambone a dirigere il canto d'ingresso mentre il tronfio episcopo fa l'ingresso processionale in chiesa, tra i fischi. Dopo il segno di croce, il nuovo rito prevede la prima delle innumerevoli monizioni o chiacchierate e il vescovo visibilmente contrariato dall'incipiente contestazione (dice tra l'ilarità generale che è la festa di Ognissanti, quando si festeggiava invece l'Epifania...), ne profitta per leggere un comunicato in cui, senza dare nessuna motivazione o spiegazione che non sia una burocratica 'riorganizzazione', comunica il suo diktat. Deve intervenire un laico del posto, al suo fianco, per invitare i presenti alla calma. Finito il discorsetto episcopale, nel momento in cui conclude che l'abbé Michel non è più parroco, la gente insorge, i chierichetti si allontanano dal presbiterio e la gente comincia a uscire. Prende la parola quello stesso laico di prima e il suo discorso è un piccolo capolavoro di oratoria popolare. Ricorda ai presenti il suo attaccamento alla Chiesa e il suo ruolo di lettore abituale alla Messa delle 10 del mattino, forma ordinaria, che frequenta (e, con ciò, chiarisce quindi di non essere un tradizionalista). Prosegue protestando rispetto per la funzione sacra di Monsignore, che viene a far visita al suo gregge, e osserva come attendesse dal pastore una parola chiara, e onesta, sulla dolorosa scelta. Constata invece, e qui viene il bello, che il vescovo è venuto ad ammannire loro parole vuote e insincere (langue de buis, dicono i francesi) e ha taciuto qual è il vero e unico peccato dell'abbé Michel, per cui viene scacciato: la sua sensibilità tradizionale, che lo ha portato ad applicare con la soddisfazione di tutti la volontà di S.S. Benedetto XVI (applausi dall'assistenza): la coesistenza della Messa ordinaria in francese, orientata verso Dio, e quella straordinaria. Conclude, con un climax appassionato, richiamando il vescovo, e tutti i presenti, alla responsabilità verso Iddio presente nel tabernacolo.
Parla infine l'interessato, l'abbé Michel il quale osserva come nell'anno sacerdotale viene proposto a modello il curato d'Ars (dietro la cui statua si è, significativamente, piazzato), che restò ad Ars per 40 anni, mentre il vescovo vuol distruggere una comunità fervente e vitale. Non si stupisce, visto che ha sentito dei suoi confratelli, tirapiedi del vescovo, rimpiangere che si fosse potuto ordinare un tradizionalista come lui (la caccia ai non modernisti, nei seminari, è a quanto pare ancora aperta). Aggiunge che, se non sarà più parroco sotto il profilo canonico, resterà comunque il pastore di quella gente e conclude con gli avvisi che, in fondo, significano tutto: nel pomeriggio la Messa in forma straordinaria, in quella stessa chiesa parrocchiale. Come se nulla fosse successo.
E così è. In Francia le chiese appartengono ai comuni. Il Consiglio comunale di Thiberville ha già votato all'unanimità che la casa canonica resti in ogni caso affidata all'abbé Michel. Quanto alle altre chiese servite dall'abbé Michel, erano presenti per sostenerlo 12 dei 13 sindaci dei comuni interessati. Il vescovo Nourrichard avrà un bel filo da torcere... Anche perché nessuno capirà mai perché, se c'è una parrocchia che funziona (la più viva della diocesi, dati ufficiali sulla base di frequenza, sacramenti e finanze) si debba cacciare il parroco. C'è penuria di preti? Bene: accorpate le parrocchie vicine a quella di Thiberville, non viceversa (specie se, è dato ufficiale, il prete modernista che dovrebbe inglobare la parrocchia di Thiberville ha visto crollare, in un anno, le donazioni alla sua chiesa del 45% in un anno). Ma, in effetti, non c'è nulla da capire: nell'intervista pubblicata col nostro precedente post, il 'successore' dell'abbé Michel ha ammesso che la decisione discende non da ragioni pastorali, ma dalla necessità di sanzionare l'abbé Michel...
Un'ultima nota 'di colore' (è il caso di dirlo). Notate quel signore di pelle nera in prima fila, con indosso lo scapolare della confraternità locale, mentre si spella ad applaudire il suo parroco ingiustamente sanzionato dal vescovo. Ecco: mentre in certe parti dell'ex cristianità presuli in debito di protagonismo e appetito di telecamere si lambiccano per organizzare, onde far parlare di sé, feste dei popoli dove far esibire all'offertorio gli immigrati in danze bantù, a Thiberville gli immigrati li fanno membri delle confraternite e li fan sedere in prima fila. Qual è secondo voi la vera accoglienza?
Dieci, cento, mille Thiberville!



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