domenica 31 gennaio 2010

don Gagliardi: la liturgia della Parola nelle due forme del rito romano

Segnaliamo un recente intervento di don Mauro Gagliardi - Ordinario della Facoltà di Teologia dell’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum” di Roma e Consultore dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice - sul tema: Il sacerdote nella liturgia della Parola della Santa Messa. Riportiamo qui il paragrafo conclusivo dell'articolo in cui, dopo aver descritto le differenze tra le due forme del rito romano, l'autore ne esamina aspetti positivi e negativi:



[...] Da quanto detto, si nota una continuità sostanziale tra il modo di celebrare la Liturgia della Parola nei due Messali, unita a dei cambiamenti, alcuni arricchenti, altri più problematici. La continuità si basa su diversi motivi. Il primo e principale è che la Liturgia della Parola della Messa accoglie in sé solo ed esclusivamente testi biblici (Antico e Nuovo Testamento). Rappresenta, pertanto, uno snaturamento di questa parte della celebrazione l’inserzione di testi extra-biblici, fossero anche presi dai Padri, dai grandi Dottori e Maestri di spiritualità cristiana. A maggior ragione, non possono essere letti testi profani o scritti sacri di altre religioni[xix]. Altro motivo di continuità è la struttura della Liturgia della Parola, che è simile nelle due forme del Rito Romano.
Vi sono anche diversi aspetti che indicano un cambiamento. Nel rito di Paolo VI la selezione di pericopi è molto più ricca che nel precedente Messale. Questo fatto è senza dubbio positivo e risponde alle indicazioni della Sacrosanctum Concilium[xx]. Sarebbe tuttavia il caso di abbreviare numerose pericopi troppo lunghe[xxi]. Positiva è anche la norma per la quale le letture sono proclamate dall’ambone e, quindi, con i lettori rivolti verso il popolo. Questa postura è infatti più indicata per la Liturgia della Parola[xxii]. Positiva è ancora la norma che prescrive l’obbligatorietà dell’omelia alla domenica e nei giorni di precetto. Qui il sacerdote ha un ruolo importante e delicato. Recentemente, S. E. Mons. Mariano Crociata ha ricordato che «è decisivo che l’omileta abbia coscienza di essere egli stesso un ascoltatore, anzi di essere il primo ascoltatore delle parole che pronuncia. Egli deve sapere innanzitutto, se non solamente, rivolta a sé quella parola che sta pronunciando per altri»[xxiii]. La preparazione accurata dell’omelia è parte integrante del ruolo del sacerdote nella Liturgia della Parola. Benedetto XVI ci ricorda che l’omelia ha sempre scopo sia catechetico che esortativo[xxiv]: non può essere dunque una lezione di esegesi biblica, sia perché deve esprimere anche il dogma, sia perché deve essere un discorso catechetico e non accademico; né può essere una semplice parenesi che richiama certi valori vaghi, magari presi dalla mentalità corrente senza alcun filtro evangelico (il che significherebbe separare la parte esortativa, che riguarda il bene da operare, da quella veritativa o catechetica).
Circa il ministero dei lettori, la forma ordinaria permette che non solo leggano ministri appositamente istituiti dalla Chiesa per questo compito, ma anche altri fedeli laici. Il ruolo del sacerdote, in questo caso, non è più quello di leggere sempre in prima persona le letture bibliche, ma quello – più remoto – di assicurare che questi lettori siano davvero idonei. Nessuno può semplicemente salire all’ambone e proclamare la parola di Dio nella liturgia. Se non vi sono persone adeguatamente preparate, il sacerdote deve continuare ad assumersi in prima persona il ruolo di lettore, finché non si potrà assicurare la presenza di lettori veramente idonei. Per ragioni di spazio, non possiamo qui soffermarci sul tema della Preghiera dei Fedeli.
Infine, un elemento di cambiamento che rappresenta un impoverimento è la mancanza di indicazioni precise sugli atteggiamenti corporei che il sacerdote deve assumere all’atto di leggere (in particolare il Vangelo). Tuttavia, questa rappresenta una scelta di fondo del nuovo Messale, che è molto meno preciso del precedente su questi aspetti, lasciando il campo aperto a diversi atteggiamenti celebrativi. Si può ovviare a simile carenza, applicando al nuovo rito le usanze di quello antico, lì dove questo è possibile, per quelle indicazioni che non sono escluse esplicitamente dalle attuali rubriche, come il tenere le mani giunte all’altezza del petto durante la proclamazione del Vangelo. Ciò contribuisce alla dignità della celebrazione della Liturgia della Parola e può rappresentare un esempio di quel reciproco influsso tra i due Messali auspicato da Benedetto XVI, quando ha scritto che «le due forme dell’uso del Rito Romano possono arricchirsi a vicenda». Anche in questo modo «nella celebrazione della Messa secondo il Messale di Paolo VI potrà manifestarsi, in maniera più forte di quanto non lo è spesso finora, quella sacralità che attrae molti all’antico uso»[xxv].

Note:
[...]
xx) «Nelle sacre celebrazioni si restaurerà una lettura della sacra Scrittura più abbondante, più varia e meglio scelta» (Concilio Vaticano II, Sacrosanctum Concilium, n. 35).
xxi) Altri difetti del lezionario post-conciliare sono segnalati da A. Nocent in Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo (ed.), Scientia liturgica. Manuale di liturgia, III: L’Eucaristia, Piemme, Casale Monferrato 2003 (III edizione), pp. 195-200.
xxii) Cf. J. Ratzinger, Introduzione allo spirito della liturgia, San Paolo, Cinisello Balsamo 2001, p. 77.
xxiii) M. Crociata, Omelia nella Messa al Convegno Liturgico per Seminaristi, Roma 29 dicembre 2009: http://www.chiesacattolica.it/cci2009/segretario/chiesa_cattolica_italiana/cei/00009347_Roma__S.E._Mons.Crociata_al_Convegno_liturgico.html
xxiv) Cf. Benedetto XVI, Sacramentum Caritatis, n. 46.
xxv) Benedetto XVI, Lettera ai Vescovi in occasione del Motu Proprio «Summorum Pontificum».

Fonte: Zenit.org

43 commenti:

  1. Sono da poco tornato da una messa per la morte di un uomo buono e giusto, che ha fatto del bene sia alla sua parrocchia che alla sua città. Una messa 'funebre'? No, secondo il significato che normalmente si dà a questo aggettivo: una messa gioiosa, con il Gloria e l'Alleluia. Una chiesa non bella, quasi un capannone, come con disprezzo hanno detto su questo blog alcuni aristocratici amanti del passato: una chiesa piena di amici o semplici conoscenti che non cantavano in gregoriano né stavano a sentire motetti di Orlando di lasso o di Palestrina: cantavano in italiano cose sicuramente meno belle, ma con una corale espressione di fede ("Io credo, risorgerò: questo mio corpo vedrà il Salvatore"): quasi tutti si sono comunicati, certo come si poteva, senza molto 'decoro' esterno perché la chiesa era piccola, ma con vera partecipazione, chi accogliendo l'ostia tra le mani, chi direttamente sulla lingua, senza che nessuno guardasse in cagnesco l'altro. E sì, in questa parrocchia dove il prete si spende da decenni, anche con la recita del Rosario, ma pure con la creazione di occasioni e di strutture di vita comune per anziani e per giovani e con continua attenzione ai loro problemi, c'erano, orrore!, le chierichette. Vi assicuro che in quella gioiosa confusione c'era poco del 'sacro' che molti, anche legittimamente ricercano, ma sicuramente Cristo non mancava. Non facciamo dei gesti ,dei colori, deii suoni e dei profumi, della bellezza del rito l'elemento centrale del nostro essere cristiani e, peggio ancora, un motivo continuo di divisione, sarcasmo e, a volte, ingiurie  

    RispondiElimina
  2. E questo dovrebbe giustificare il nuovo rito?

    RispondiElimina
  3. Simone da Varagine31 gennaio 2010 21:50

    Mi scusi "settantenne" ma qualcuno vi vieta di assistere a tutto quello che Lei ha mirabilmente descritto? mi sembra di no...anzi...molti sacerdoti e molti vescovi favoriscono tutto ciò. Ma noi reietti fedeli di serie B legati alla Santa Messa tradizionale? Ostacolati in tutto, derisi o tollerati a fatica. A quanti sacerdoti abbiamo chiesta una Celebrazione...e quante volte siamo stati respinti con ben più cagneschi sguardi che Lei descrive o con più ingiuriosi epiteti. Quante volte siamo stati relegati in ghetti ? Settantenne la prego non si lasci trascinare dai soliti demagogismi e provi a guardare un po' ANCHE LA SOFFERENZA DEL FRATELLO CHE LE STA ACCANTO  e , se può o vuole, preghi anche per noi.

    RispondiElimina
  4. Filippo Burighel31 gennaio 2010 21:59

    Non ho visto la Messa in questione per cui non esprimo giudizi (cosa che nessuno dovrebbe fare privi dell'autorità necessaria), ma tutti possono esprimere delle opinioni. Mi astengo in ogni caso dal darle sul "come" di questa Messa da lei descritta, che eventualmente le arriveranno da altri più esperti di me sulle norme liturgiche (io sono un dilettante dell'argomento e non ho problemi a riconoscerlo).

    Le dico però qual'è la mia opinione su altri punti partendo da un episodio che le riporta: oggi nella Messa secondo la forma ordinaria i fedeli si comunicano in ordine sparso, per così dire. C'è chi si inginocchia e riceve il Corpo di Cristo sulla lingua; chi pur ricevendolo sulla lingua non si inginocchia affatto o si ingobbisce per avvicinare la bocca alla mano del sacerdote; chi pur accogliendo il Corpo di Cristo sulla mano segue scrupolosamente le indicazioni dell'indulto che permette questo modo di comunicarsi e chi poco ci manca che strappi la sua particola dalle mani del sacerdote. E precisiamo una cosa: non sto parlando di chi abbia problemi fisici a inginocchiarsi, io stesso sono in sedia a rotelle e non posso farlo.
    Mi dica, secondo lei a creare divisioni cos'è? Il fatto che ci si guardi in cagnesco per come ci si comunica o il fatto che sia permesso comunicarsi in modi diversi? Guardarsi in cagnesco è un'errore, certo, ma non è un errore anche la tentazione a dividersi?

    E' necessario capire che la strada segnata dal Santo Padre è quella che conduce a un'unica forma del rito in cui tutti si possano riconoscere, che riprenda ciò che della Tradizione pur in buona fede ci si è lasciati alle spalle e accolga ciò che di buono provenga dall'esperienza di questa decenni di novità liturgica.

    RispondiElimina
  5. Caro settantenne, sono di origini contadine e non ho nulla a che fare con il branco di aristiocratici amanti del passato a cui ha fatto riferimento. Peraltro, credo che qualche ragione Lei la abbia. Infatti, spesso ci si lascia un po' troppo andare, su questo sito (spesso per semplici ragioni di carattere polemico), a digressioni di carattere puramente estetico che non hanno molto a che fare con la liturgia.
    I paramenti ed i canto gregoriano sono soltanto il giusto (giusto) complemento al rito e non la conditio sine qua non per definire se un atto liturgico è in linea o meno col Messale tridentino. Non c'è dubbio, infatti, che in una parrocchia piccola e povera come quella che Lei ha descritto, una Messa secondo il rito tridentino non può richiedere merletti e trine e si dovrà accontentare di molto meno. D'altronde, se Lei ha letto quello che si scrive anche su questo blog, avrà saputo che vi sono comunità che celebrano il rito tridentino quasi da carbonari, in condizioni molto peggiori di quelle da Lei descritte. Con le pezze al c..., tanto per usare un termine in uso tra noi poveracci, ma cercando comunque di dare il meglio anche sotto il profilo dell'atteggiamento e della forma a Nostro Signore.
    Sono certo che, se il suo nomignolo significa una effettiva realtà anagragfica, ricorderà (se anche Lei è di origini contadine e frequentava una chiesa di montagna come la mia), che anche ai Suoi tempi la Messa in latino, nella Sua parrocchia, veniva celebrata senza troppe finocchierie. Ma con un rispetto che oggi si è quasi del tutto perso. 
    Quello che si sostiene qui, o meglio, quello che io sostengo, è che col NO si è perso in larga misura (a meno di casi eccezionali) il senso del rispetto per quello che si compie e, inoltre, si è messa da parte, proprio per privilegiare l'aspetto gioioso dello stare insieme, la realtà. Vale a dire il fatto che quello che si celebra è un atto che trae origine da un supplizio (intendo carne maciullata, schiacciata, trapassata, battuta, strappata, di fronte alla Madre del condannato), non da una bevuta tra amici, nel quale l'uomo fece "macelleria" del proprio Salvatore.  Con tutti i personalismi che l'interpretazione del CVII ha innescato, inoltre, si è aperta la voragine delle mille sensibilità dei mille celebranti (quasi fossero showmen e non preti) e si è persa quell'uniformità celebrativa che era un elemento importante della nostra identità. E Dio solo sa se abbiamo bisogno di identità, come cattolici e come italiani.
    Continui pure, quindi, a ritrovarsi gioiosamente con gli altri amici (compagni? fratelli? li chiami come vuole) della Sua parrocchia, e lasci a noi aristocratici d'accatto la libertà di pregare anche per Lei come a noi sembra giusto.

    RispondiElimina
  6. Redazione di Messainlatino.it1 febbraio 2010 00:10

    Una domanda, Settantenne. In quel funerale, o in altri cui ha partecipato, ha mai sentito l'invito a pregare per il giudizio che deve affrontare il defunto?

    Io, le confesso, mai. Il defunto è sempre per così dire canonizzato, è già in paradiso. Ovvio che al funerale del morto si parli solo bene; ma accennare al fatto che deve affrontare il giudizio particolare, e che lo scopo del funerale è proprio pregare affinché Dio gli usi misericordia, questo non avviene mai. Lo scopo del funerale sembra invece quello di una semplice commemorazione del defunto.

    Esamini lo stesso canto che ha citato, e che è sempre invariabilmente cantato nei funerali: "Io credo risorgerò, questo mio corpo vedrà il Salvatore". Non omette forse qualcosa? 99 persone su 100 capiranno (e evidentemente si vuole che così sia capito) che il Salvatore verrà a salvarmi. Tutti santi, tutti cavalieri, nessun rischio di inferno, tranquilli, roba per spaventare i servi della gleba...

    RispondiElimina
  7. A nonne', so' campanaro fijo de campanaro, ma sòno, nun so' sonato! Er carosello 'n chiesa lassamolo alla cappella der manicomio! La messa ha da esse' seria seria, bella bella e sacra sacra. Li baccanali li famo noiantri a Frascati, cor frascati, senza preti né frati (e apprezza a rima, nonne'!).

    RispondiElimina
  8. brava Redazione !
    ogni tanto conviene ripetere queste verità di Fede elementari, che la Chiesa docente ha disinvoltamente relegato  in soffitta, subito dopo il Concilio:  i cattolici da circa 40 anni non sentono parlare più dei NOVISSIMI, (Morte Giudizio Inferno Paradiso) che erano il sunto e la bussola della vita morale cristiana, perchè è stata regalata a tutti l'illusione che Dio sia solo Misericordia, perdona senza pentimento nè conversione...salvezza per tutti automatica!
    Succede anche per questa causa che quasi tutti vadano con leggerezza a fare la Comunione senza prima confessarsi, per mesi e mesi !
    I sacerdoti non si sognano più di richiamare alla memoria gli elementi fondamentali della Catechesi cattolica tra i quali quella imprescindibile Verità che la Grazia di Dio esige che noi collaboriamo attivamente con essa in pensieri, parole ed opere, come già ricordava S. Agostino:
    "Colui che ti ha creato senza di te, NON ti salverà senza di te
    !"
    (e che esiste il Purgatorio, dove la Giustizia di Dio richiede la soddisfazione della pena temporale meritata -MERITO, parola obliata- con i peccati, di cui si spera che in punto di morte il defunto abbia chiesto perdono...)
    ...ahimè, è facile constatare come i preti si siano fatti allievi e maestri del "6 politico" !

    RispondiElimina
  9. Per Filippo Burighel: non mi sembra che fare la comunione in modi diversi debba essere per forza un fattore così dirompente di divisione. Un po' di tolleranza su ciò che non è essenziale sarebbe auspicabile da parte di tutti noi. Non credo nemmeno che la cattolicità della Chiesa debba per forza comportare una unicità di rito: per molti secoli i riti sono stati diversi anche nel mondo latino e sono stati percepiti come un arricchimento, esattamente come le molteplici esegesi della Scrittura. A tutt'oggi oltre al rito romano molti altri sono presenti nelle diverse regioni dove la chiesa cattolica è presente
    Per Simone da Varagine: sono del parere che chi  ritiene la messa del VO un elemento irrinunciabile del proprio esser cattolico debba poterla avere. Pensi però per quante volte e in quante occasioni l' autorità ecclesiastica ha negato la sua comprensione ad altre esigenze a favore di una uniformità più o meno forzata. Venire incontro a legittimi desideri di gruppi di fedeli implica proprio un allentamento dell'uniformità disciplinare post-tridentina
    Per O' Sarracino: perché sottolineare così l'aspetto del supplizio, della carne maciullata etc. etc. ? L'eucarestia non nasce dalla croce (anche se alla croce è strettamente collegata) ma da una cena; e la domenica, giorno per eccellenza delle celebrazioni liturgiche, è il giorno della Resurrezione,non del supplizio, e Cristo risorto spezzò lui stesso il pane mangiando ad Emmaus con i suoi discepoli
    Per risveglio: alla fine del rito del commiato si canta, come si è sempre cantato: Venite Santi di Dio, accorrete angeli del cielo, prendete la sua anima e presentatela al trono dell'Altissimo" e "In paradiso ti scortino gli Angeli, al tuo arrivo di accolgano i martiri". Gli ammonimenti sui Novissimi si fanno prima che uno muoia, dopo lo si affida alla misericordia di Dio, non alla sua giustizia
    Per Er campanaro: con la maleducazione si va poco avanti, anche a Frascati (per altro sono davvero un nonnetto e ti auguro di avere nipoti come i miei)

    RispondiElimina
  10. <span> l'Eucaristia nasce da una cena ??? tutto qui...
    </span>
    con 4 amici a tavola e poco altro ...poco più che convivialità...?

    ho capito, ci risiamo: più o meno come diceva qui qualche blogger neo-protestante: l'essenza della S. Messa è un "pasto" ! (con letture e allegre canzoncine di contorno...)
    Di nuovo Lutero docet!
    (ovvero, come disse anni fa quel cardinale che non ricordo:
    "Io non ho paura delle false dottrine che circolano, ma della vasta e spaventosa ignoranza che le accoglie a braccia aperte!")
    :'(

    RispondiElimina
  11. caro Sarracino,
    non tanto e non solo si è perso il senso del Mistero incomprensibile di quella Passione e Morte di Nostro Signore (e di quanto essa fu iniqua e cruenta, visto che in realtà il Sacrificio del Calvario che si ripete sull'altare ad ogni S. Messa è <span>incruento</span>, ma Reale), ma proprio la coscienza e la Fede nel fatto stesso che esso<span> sia un'offerta a Dio Padre </span>del Sacrificio Perfetto compiuto da Gesù con la Immolazione della sua Persona, Corpo, Sangue, Anima e Divinità, realmente presenti nel pane e vino consacrati e transustanziati in LUI, offertosi in quell'Ultima Cena -prima Santa Messa di tutte le Messe a venire- in espiazione dei nostri peccati:
    dalle parole riduttive con cui l'amico settantenne attesta la sua (in)consapevolezza di ciò che si compie realmente nella S. Messa, scaturisce la lacrimevole constatazione dello sfacelo progressivo, dilagante e inarrestabile della Fede cattolica, nel Cuore stesso della sua sostanza - il Sacrificio Eucaristico- indotto, dal fatidico anno 1969, attraverso la Messa NO, che doveva in teoria aumentare la consapevolezza e la partecipazione e dei fedeli al Mistero Eucaristico !
    si dimostra ancora una volta la verità della sequenza
    LEX ORANDI --> LEX CREDENDI
    (con effetto inverso a quello positivo, vissuto dalla Chiesa fino al 1968, ahimè...)
    ...e ogni volta che lo constatiamo, è un amaro risveglio dalle illusioni conciliari e post-, circa il mitico "vento di primavera"!

    RispondiElimina
  12. scusami l'osservazione ma cosa c'è di strano nel dire che l'Eucarestia nasce da una cena...poi è anche e soprattutto anche altre cose ma la sua origine è quella: nei Vangeli di parla spesso di Gesu' che partecipa alla mensa di diverse persone: la mensa è uno dei fatti fondamentali

    RispondiElimina
  13. condivido pienamente che fare la Comunione in doversi modi non deve essere un fattore di divisione nel NO come non dovrebbe esserlo nemmeno nel VO. Personalmente ritengo che il ricevere con le mani il Pane Eucaristico sia il modo più naturale (forse per la mia pesperienza delle prima Comunione quando mi hanno ossessionato con l'idea che l'Ostia non doveva essere toccata nè con le mani nè coi denti e io non sono mai riuscito a capirlo). Le mani sono la parte di noi con la quale lavoriamo, sono la parte di noi che più usiamo nei gesti per pregare, sono la parte di noi con la quale dimostriamo agli altri di essere in pace con loro (e la mancanza di questa condizione è come un peccato mortale se non peggio...): perchè non dovrebbero essere degne di ricevere il Pane Eucaristico?

    RispondiElimina
  14. vede, maggio, purtroppo lei, come tanti, tantissimi -dalla sua generazione frino all'ultima di età scolare- è vittima dell'immane CAOS dottrinale e liturgico che ha travolto la massima parte dei cattolici, come un ciclone che travolge le foglie secche, di cui non si vede ancora la fine, e che ha OTTENEBRATO le coscienze su verità fondamentali della Fede cattolica...
    quindi mi dispiace: temo che non potrebbe seguirmi, anche se io provassi a rispiegarle ciò che qui è stato GIA' spiegato centinaia di volte!
    ora sì che c'è da invocare lo Spirito Santo perchè riporti la vera Luce nelle anime oscurate, cominciando da tanti ministri di Dio, che non testimoniano più la Fede bimillenaria, ma spesso preferiscono avviarsi e spingerci verso un sincretismo universale, dove l'identità cristiano-cattolica sarà un pallido ricordo, come un sogno svanito o un racconto fiabesco in un libro di soffitta, corroso dal tempo...e sarà l'abominio della desolazione (finchè Dio stesso non interverrà a restaurare la sua Casa lesionata e sconvolta)
    :'(

    RispondiElimina
  15. DANTE PASTORELLI1 febbraio 2010 18:45

    La S. Messa non ha origine da una cena: nasce durante una cena pasquale che immediatamente viene modificata in sacramento che anticipa la morte di Cristo. Quindi la cena è l'occasione per distinguere due pasque, due riti, due memoriali : un vivo ricordo da una parte, una realtà sacramentale dall'altra. Vecchia e nuova alleanza.

    Il sacerdote si purifica le mani prima di procedere alla consacrazione, e con le mani purificate tocca l'Ostia, il calice e distribuisce la S. Comunione. I fedeli possono ricevere il corpo di Cristo senza questo rispetto? Eppure quando ti siedi a tavola ti sei già lavaoo le mani specie se vieni da fuori; il corpo di Cristo lo puoi accogliere con le mani che tutto han toccato prima d'entrare in chiesa? Avrei meno da ridire se ci fosse una forma obbligatoria di abluzione anche per i fedeli.

    RispondiElimina
  16. DANTE PASTORELLI1 febbraio 2010 18:47

    La partecipazione ad altri pranzi non ha niente a che fare con l'ultima cena e la sua trasformazione in S. Messa. Perché allora Gesù non ha trasformato in S. Messa una di queste riunioni conviviali?

    RispondiElimina
  17. DANTE PASTORELLI1 febbraio 2010 19:02

    La varietà dei riti può essere una ricchezza, ma deve trattarsi di riti cattolici, perfettamente rispondenti alla teologia della S. Messa come canonizzata una volta per tutte infallibilmente ed irrevocabilmente a Trento. Quando la Chiesa ha vietato altri riti lo ha fatto per salare l'unità di Fede senza la quale non si dà Chiesa..

    S. Pio V abolì i riti che non vantavano almeno 200 anni di vita, perché potevano esser infetti di eresia: lasciò in vita quei riti più antichi e venerabili che niente avevano in comune con il protestantesimo ed eresie precedenti preparatorie.
    La varietà può esser ricchezza solo se è esplicita ed inequivocabile l'unità di fede. Purtroppo certi riti questa esplicitazione integra della fede non la manifestano. Il discrimine è tutto qui.
    Sulla cena ho già detto qualcosa altrove: ma riordati che la Messa è il sacrificio che si rinnova sacramentalmente. E' questa morte redentrice che si ripresenta realmente e sostanzialmente. Il rito entro cui questa centralità del Sacrificio ricorda ovviamente il rito dell'ultima cena. Cristo disse ai suoi Apostoli "Fate questo in memoria di me": cioè fate quel che io sto ora facendo, come lo sto facendo ed il fine per cui lo sto facendo. E non si riferiva più alla cena ebraica, ma al sacrificio del Corpo Divino che agli Apostoli fu offerto da mangiare: il vero convito cattolico inizia qui.

    RispondiElimina
  18. grazie per la risposta pero' siamo su questo sito per scambiare opinioni, imparare, raccontare e anche criticare ma bisogna evitare atteggiamenti catastrofici (caos dottrinale e liturgico, foglie secche...). Se poi avessi letto bene quello che ho scritto ("..poi è anche e soprattutto anche altre cose..") forse non parleresti di sincretismo o di pallide identità. Io non sono mai salito su un pulpito (salgo solo in cantoria per suonare l'organo)  e ascolto qualcuno dal pulpito solo perchè da una posizione alta si sente (acusticamente) meglio. Un po' di ottimismo non guasterebbe; tutti debbono collaborare a migliorare quello che c'è di stonato oggi nella liturgia  e nell pastorali senza tornare indietro ma riproponendo con vero e attuale cio' che una certa parte del clero in preda a euforie di modernità ha tolto di brutto senza nemmeno (umilmente) pensare che poteva continuare a vivere assieme a tante novità che i tempi potevano ispirare arricchendone e smussandone tutti gli eccessi poichè la storia della chiesa è una continuità (anche quando ci sono stati brutti errori)

    RispondiElimina
  19. DANTE PASTORELLI1 febbraio 2010 19:56

    Conosco assai bene la campagna e le piccole chiese. Anche le più povere avevano i loro paramenti liturgici dignitosi, anche con trine e merletti, le tovaglie ricamate, intagliate o con pizzo, pianete e piviali d'ogni colre liturgico, ombrellino per il SS.mo, baldacchino ecc.
    Eran frutto della generosità dei poveri, e spesso del lavoro delle casalinghe ancor giovani o delle vecchiette.

    RispondiElimina
  20. <span>CARI AMICI, NON TOCCATEMI MAGGIO!!! E' LA MIA VIA "SICURA" AL PARADISO! CHIEDO ALLA REDAZIONE DI IMPORRE CANONICAMENTE CHE A MAGGIO POSSA RISPONDERE SOLO IO.....</span>
    <span>MAGGIO. SVEGLIA IL BANCHETTO, LA CENA PER IL CRISTIANO VIENE DOPO LA MESSA, QUANDO TESTIMONIA L'AVVENUTO INCONTRO CON CRISTO. MA CACCHIO, VOI STRANI CULTURALCENTROCOMMERCIALISTI SIETE COSì SERI DOPO LA MESSA CHE PRODI SEMBRA UN BARZELLETTIERE DI ZELIG. MA NON LO E'?</span>
    <span>Matteo Dellanoce</span>

    RispondiElimina
  21. dici delle cose ovvie: anche nei Vangeli (a parte una eccezione) la Cena viene dopo tutta una vita passata lodare Dio,a parlare del Regno di Dio (parabole e segni) e del modo per realizzare e raggiungere il Regno: anche nella S.Messa "il banchetto" come lo chiami tu viene alla fine, dopo la lode, il riconoscimento dei propri peccati, la lettura della Parola, la riconciliazione, preceduto e finalizzato ad uno scopo ben più alto di quello a cui possiamo umanamente pensare...Una volta nel breviario si recitava "Christus semel pro peccatis nostris mortuus es, justus pro injustis, ut nos offeret Deo..." 

    RispondiElimina
  22. scusatemi ma come si puo' dire pechè Gesu' non ha fatto questo o non ha fatto quest'altro. Io ho solo detto che Gesu' partecipava spesso ai banchetti. Non ho nemmeno detto che l'ultima Cena è la S.Messa...ma non mettimoci sempre di fronte a Gesu' come uomo solo della croce...Le purificazioni sono gesti biblici antichi (forse dettati più da motivi di igiene che di sacralità)...nei Vangeli Gesu' parla di altri modi di impurità...

    RispondiElimina
  23. DANTE PASTORELLI1 febbraio 2010 23:13

    Perché tu parli dell'ultima cena e vi associ anche altri banchetti. Così confondi cose che stanno su piani diversi ed hanno diverso significato. Insomma fai confusione di cui, di questi tempi, non c'è pproprio bisogno.
    Chi ha detto che Cristo è solo l'uomo della Croce? Tutta la vita di Dio incarnato è segno e mezzo della nostra rinascita: ma il riscatto si realizza sulla croce tramite la soddisfazione infinita all'infinito amore infinitamente offeso.
    Le abluzioni e le purificazioni avevano un carattere simbolico.  I sacerdoti si presentavano al'altare col capo coperto perché avevan freddo?

    RispondiElimina
  24. Credo che quando si cerca di ragionare per convicere ed eventualmente essere convinti e in cambio si viene accusati di ottenebramento e di inconsapevolezza, non ci sia più spazio comune. Auguro a tutti quelli che amano condannare fino al punto di usare espressioni di disprezzodi  e a volte di vero e proprio odio (e per questo si fabbricano un Dio a loro immagine e somiglianza) di trovare anche loro misericordia e di non essere giudicati secondo il il detto evangelico "chi avrà detto racha al suo fratello etc.

    RispondiElimina
  25. Caro Sig.Pastorelli, ho visto foto di Messe al campo, o di Messe per i combattenti sul campo, senza merletti e trine, tutte naturalmente col V.O., riferendosi alla 1^ e 2^G.M.. Se c'è il merletto, bene (se vuole, benissimo), ma se non ci può essere, pazienza. L'importanza è il rigore liturgico, il rispetto dei fedeli e la presenza del Signore (non nell'ordine, ovviamente). Battendo solo (questa è l'impressione che qualcuno ha dato al "settantenne") su aspetti di carattere formale ed estetico (importanti ma subordinati concettualmente alla centralità del sacrificio) si da una idea falsata delle motivazioni alla base del nostro amore per il V.O..
    In ogni caso, concordo con le sue precisazioni (anche per la mia esperienza personale).

    RispondiElimina
  26. Caro settantenne, non è questione di odio. Anzi, come Le ho detto sono normalmente gli affezionati al V.O. a trovarsi in minoranza ed a subire il sarcasmo dei "progressisti". Il fatto è che nella dicotomia sacrificio-cena risiedono le ragioni più profonde delle nostre differenze di vedute (ed il Papa in proposito ha detto la Sua). E tali differenze sono quelle che, in fin dei conti, separano cattolici da protestanti.
    Per quel che La riguarda, Le assicuro comunque il mio assoluto rispetto e mi scuso se avessi dato una diversa impressione.

    Questa discussione, comunque, credo che debba essere motivo di riflessione. La mancata chiarezza non fa che esacerbare le differenze, anche su aspetti non centrali (parlo delle trine non del Sacrificio), rendendo più difficile, quando sarà finita, lo stare insieme. Credo che per questo il Papa proceda con cautela e progressività, evitando gli strappi, consapevole dei danni quasi irreversibili dovuti ad una certa interpretazione del CVII.
    Sta a noi aiutarlo, cercando, nel frattempo, di non prenderci a cazzotti (almeno, diamoli piano e quando le prendiamo, gridiamo sottovoce!).

    RispondiElimina
  27. DANTE PASTORELLI2 febbraio 2010 07:32

    Ho già altre volte scritto che una Messa per gli scout durante un'escursione o la Messa per i militari e sotto le bombe posson comportare una minore cura nelle vesti sacre.
    Ricordo, però, di aver visto foto di Messe celebrate da cappellani militari che niente avevan da invidiare per dignità e decoro a quelle delle parrocchie.

    RispondiElimina
  28. quando la discussione si avvicina a toccare la Verità, senza edulcoramenti o mascheramenti che prolunghino il sonno quarantennale delle coscienze, molti si ritraggono terrorizzati all'idea di doverla guardare in faccia...col gravissimo rischio di dover cambiare idee, mentalità e comportamenti sclerotizzati, a cui si era molto affezionati (la stessa cosa vediamo accadere in quei preti e vescovi che  hanno orrore all'idea di un ritorno della Chiesa alla Dottrina e alla Messa di sempre!)

    RispondiElimina
  29. spero che quei sacerdoti non avessero freddo...il capo coperto era un gesto (e un simbolo) di rispetto: l'Antico Testamento è il momento in cui gli uomini cercavano di parlare con Dio sentito e amato come un dio giusto e terribile... 

    RispondiElimina
  30. condivido pienamente pero' pensa la cosa è bilaterale nel senso che vale per gli ostinati progressisti e vale anche per chi vede solo male  negli eventi degli ultimi anni per una nostalgia chiusa del passato...
    Pregare e parlare e poi ancora pregare e ancora parlare...  

    RispondiElimina
  31. vede Bartimeo, se "lo Spirito Santo soffia dove vuole", ognuno di noi può dare una risposta utile a maggio55, non è che lei ne ha l'esclusiva, vero ?
    ...e poi, la Madonna è "Ianua coeli" per tutti i figli di Dio, non maggio55 o chiunque di noi, non le pare ?
    ;)

    RispondiElimina
  32. come ho già detto a "daniela", le consiglio di rileggerre e riflettere su quella Parola di Gesù, sul significato della vera pace:

    Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra; non sono venuto a portare la pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera, e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama il padre o la madre piú di me, non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia piú di me, non è degno di me. (Mt 10, 34-37)

    Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. (Gv 14, 27)"

    RispondiElimina
  33. x maggio55
    <span>come ho già detto a "daniela", le consiglio di rileggere e riflettere su quella Parola di Gesù, sul significato della vera pace:  
     
    Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra; non sono venuto a portare la pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera, e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama il padre o la madre piú di me, non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia piú di me, non è degno di me. (Mt 10, 34-37)  
     
    Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. (Gv 14, 27)"</span>

    RispondiElimina
  34. Caro Maggio,
    il Banchetto non è in Chiesa, in Chiesa c'è l'unione sacrificale, il distacco dal mondo, momento mistico per eccellenza, il banchetto è nel mondo affinchè tutti possano provare la gioia di essere Sazi ( c'è la radice della sapienza) di Dio! Se tu mi ribalti il concetto, dici che si deve entrare in Chiesa per banchettare ( divertirsi pascalianamente) perchè ciò che c'è fuori è uno schifo! Guarda fai lo stesso ragionamento do chi organizza la "notte bianca"! Tutto diventa etimologicamente artificioso!
    Mi spiace ma le cose ovvie, oggi sono ilfondamento da cui ripartire, perchè nel mondo della complessità artefatta la semplicità è la risposta!
    Ciao
    Matteo

    RispondiElimina
  35. PRETENDO L'ESCLUSIVA!!!!!!! :-D :-D :-D ;) ;) ;)
    MAGGIO E' MIOOOOOOOOOO
    Matteo

    RispondiElimina
  36. applicare "..Non sono venuto a portare la pace ma una spada.." a questo dialogo mi pare un po' pretenzioso e soprattutto una interpretazione un po' troppo personale di quelle parole: mi sembra un gocciolino forzato parlare di "spada" su un blog che parla di tradizione e messa in lingua latina...se ci si dovesse guastare il sangue per discussioni come queste è bene che passi la legge sull'eutanasia...

    RispondiElimina
  37. guarda Matteo che io sono un cristo qualsiasi...mi fai arrossire se mi dedichi tanta importanza

    RispondiElimina
  38. Maggio,
    non dire Cristo qualsiasi se no mi viene in mente il cristianesimo anonimo dei soltiti noti e mi fai passare l'appetito!
    Cristo è persona non individuo!
    Ciao
    Matteo

    RispondiElimina
  39. Torniamo al Tema. La Parola di Dio. Tra i cattolici preconciliari si faceva la curiosa distinzione tra sacramento e Parola di Dio. La contrapposizione era fittizia e fuorviante e non teneva conto della Verità.
    Il sacramento origina dalla Parola di Dio. E’ per la Parola di Gesù, che troviamo nell'Evangelo, che amministriamo il Battesimo. E l’eucarestia non sarebbe valida se non si pronunciassero le Parole di Gesù, tali e quali le riporta la Scrittura. E così ogni altro sacramento riceve il suo fondamento e la stessa forma dalla Parola.
    Opponendo il sacramento alla Parola si fa una svalutazione grave. La Scrittura è sacra!!!!!!!!! cioè non solo ispirata (l'azione dello Spirito nel passato), ma “spirante” Dio (azione dello Spirito nel presente). Quando si legge la Parola come tale, si compie un atto mistico, come quello "sacramentale", che è stato troppo e inutilmente distinto (la mediazione e il potere ecclesiastico, collegato alla teoria per cui la grazia agirebbe ex opere operato: argomento da rivedere alla luce della Critica Biblica): ma è sempre una dimensione di grazia fondamentale, senza la quale sarebbe come contrapporre la preghiera alla liturgia:  la liturgia stessa è Ascolto, con caratteri suoi propri, entrambe in rapporto di differenti specie ad un unico genere della sottomissione del cristiano alla Parola che spira nello Spirito  e risuona nel Figlio.

    RispondiElimina
  40. "cristo qualsiasi" è un modo di dire nel pistoiese...

    RispondiElimina
  41. se nella Liturgia Eucaristica è messo in ombra di valore del Sacrificio, non più sentito e vissuto in pienezza di Fede come prima avveniva, ne risulta diminuita anche l'efficiacia della Parola sulla vita pratica morale e spirituale dei cristiani, cioè sulla loro Fede concretamente vissuta in collaborazione con la Grazia: è il raffreddamento progressivo della Carità (amore per Cristo) che osserviamo in noi e attorno a noi da 40 anni, senza che i "movimenti" abbiano potuto offrire a ciò neanche un pallido rimedio....
    (ma solo un illusorio rifugio nel "sentimentale" ed "emozionale", miseri surrogati della antica spiritualità, quella dei Santi! )

    RispondiElimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.