Grazie al contributo di un lettore, Giuseppe, riprende la nostra raccolta di Echi tridentini in letteratura. Già curata da Jacopo (da cui speriamo di ricevere altri approfondimenti letterari), Giuseppe ci presenta oggi il cantautore francese Brassens (e speriamo presto altri ancora). Ma innanzi tutto, vorremmo riportare le brevi note autobiografiche con cui Giuseppe si presenta, e che dicon tutto del valore missionario della Messa di sempre: "nato cattolico, chierichetto precoce e innamorato della Liturgia, mi sono allontanato dalla Chiesa e dalla Fede a partire dagli anni 1964-65; il mio percorso di agnostico convinto ha trovato sulla via, tre anni fa, inopinatamente, una Messa gregoriana frutto dell’indulto di papa Giovanni Paolo. Non me ne sono staccato più e ho intrapreso un percorso tutto nuovo: di pentimento, di riscoperta e amore, di ripensamento e giubilo, di dubbio, di umiltà e di preghiera".
Georges Brassens (1921-1981), sanguigno e gagliardo poeta chansonnier, in Italia è conosciuto soprattutto per le traduzioni di Nanni Svampa e Fabrizio de André (chi scorderà mai lo splendido “Gorilla”, contro il quale a poco gioverebbero i programmi di protezione del CSM?). Non era certo un baciapile, lui: agnostico sornione, anarcoide, umorale, ma dotato d’intelligenza, sensibilità e rispetto, capace persino di musicare ed eseguire con intensa commozione la splendida “Prière” di Francis Jammes; eccola:
Nei primi anni settanta volle dire la sua sulla riforma liturgica di papa Montini: da par suo, con le parole sue (che naturalmente un credente non può non trovare eccessive e irriverenti), ma con sincerità e spregiudicatezza. La canzone ha per titolo “Tempête dans un bénitier” (Tempesta in un’acquasantiera); in assenza di un video originale, ecco gl’indirizzi di un paio di esecuzioni dignitose:
Sarà bene precisare che, al di là del divertimento spontaneo e di qualche amara risata, i frequentatori del blog di fede cattolica resteranno giustamente perplessi di fronte alla semplificazione dissacratoria di Brassens: la Messa – per un credente – è pur sempre la Santa Messa e la formula della Consacrazione (in latino, in italiano o in dialetto nepesino) compie l’incomprensibile e meravigliosamente reale miracolo della transustanziazione. Nel silenzio adorante, o nella chiacchierata volenterosa, o persino con un orripilante sottofondo di chitarre e bonghi, il miracolo avviene: ed è quel che più conta.
Ma… fra l’incanto del gregoriano e le lagne similquasisanremesidantan la differenza c’è, si vede, si sente; e grazie, dunque, al beffardo poeta agnostico che ha gli occhi e le orecchie funzionanti e – col suo stile – è il caso di dire che ce la canta e ce la suona.
Qui di seguito, il testo:
Tempête dans un bénitier
Le souverain pontife avecque
Les évêques, les archevêques,
Nous font un satané chantier.
Ils ne savent pas ce qu'ils perdent,
Tous ces fichus calotins,
Sans le latin, sans le latin,
La messe nous emmerde.
A la fête liturgique,
Plus de grandes pompes, soudain,
Sans le latin, sans le latin,
Plus de mystère magique.
Le rite qui nous envoûte
S'avère alors anodin,
Sans le latin, sans le latin,
Et les fidèles s'en foutent.
O très Sainte Marie mère de
Dieu, dites à ces putains
De moines qu'ils nous emmerdent
Sans le latin.
Je ne suis pas le seul, morbleu!
Depuis que ces règles sévissent,
A ne plus me rendre à l'office
Dominical que quand il pleut.
Il ne savent pas ce qu'ils perdent
Tous ces fichus calotins,
Sans le latin, sans le latin,
La messe nous emmerde.
En renonçant à l'occulte,
Faudra qu'ils fassent tintin,
Sans le latin, sans le latin,
Pour le denier du culte.
A la saison printanière
Suisse, bedeau, sacristain,
Sans le latin, sans le latin
Feront l'église buissonnière,
O très Sainte Marie mère de
Dieu, dites à ces putains
De moines qu'ils nous emmerdent
Sans le latin.
Ces oiseaux sont des enragés,
Ces corbeaux qui scient, rognent, tranchent
La saine et bonne vieille branche
De la croix où ils sont perchés.
Ils ne savent pas ce qu'ils perdent,
Tous ces fichus calotins,
Sans le latin, sans le latin,
La messe nous emmerde.
Le vin du sacré calice
Se change en eau de boudin,
Sans le latin, sans le latin
Et ses vertus faiblissent.
A Lourdes, Sète ou bien Parme,
Comme à Quimper Corentin,
Le presbytère sans le latin
A perdu de son charme.
O très Sainte Marie mère deDieu,
dites à ces putains
De moines qu'ils nous emmerdent
Sans le latin.
Provo a darne una traduzione italiana, sperando che Luisa o qualche altro francofono volenteroso mi perdoni le inesattezze e integri e corregga da par suo:
“Tempesta in un’acquasantiera: il sovrano pontefice, e con lui vescovi e arcivescovi, hanno fatto un casino che non ti dico. Non sanno quel che si pèrdono, tutti ‘sti baciapile imbecilli: senza il latino, senza il latino la messa è una gran barba. Alla festa liturgica, niente più riti solenni: senza il latino, all’improvviso, niente più magici misteri. Il rito che ci incantava si rivela, allora, insignificante, senza il latino, e i fedeli zitti zitti se ne vanno. Maria santissima madre di Dio, diglielo tu a questi Fra Stronzoni che ci annoiano (ce li rompono!) senza il latino.
Caspita, non sono io, certo, il solo, da quando imperversano le regole nuove, a non andare più a messa, la domenica, a parte quando piove. Non sanno (…) Rinunciando al mistero, hai voglia a fare tin tin, con le monete della questua! E quando verrà la primavera, accoliti, chierichetti e sacrestani marineranno la chiesa. Maria santissima (…)
Uccellacci arrabbiati e stolidi, corvacci neri intenti a segare, rosicchiare e tranciare il sano e buon vecchio ramo della croce su cui sono appollaiati! Non sanno (…) Il vino del sacro calice si trasforma in acqua da sanguinaccio senza il latino, e le sue virtù si fiaccano. A Lourdes, a Sète, o magari a Parma o a Quimper Corentin, i preti senza il latino hanno perso ogni fascino. Maria santissima (…)
Esiste, di questa canzone, una traduzione ritmica a cura di Betto Balon e Salvo Lo Galbo. Mi pare di averne visto, su Internet, un’esecuzione, ma non riesco più a trovarla. Eccone, comunque, il testo, non fedelissimo ma – a parer mio – di buona efficacia:
"Acquesantiere in tempesta"
Non navigate, o marinai,
per le acquesantiere in tempesta;
il Pontefice ha perso la testa
e ci ha messi tutti nei guai!
Stanno giocandosi il gregge,
tutti questi gabbadei!
Senza il latino, amici miei,
la messa non si regge!
Niente più pompe in cammino,
durante la liturgia,
muore il mistero e la magia,
se tolgono il latino.
Tutto quel rito divino
ci sembrerà un'idiozia
e i parrocchiani andranno via,
se mancherà il latino.
Le nuove messe ci rompono,
Vergine, diglielo tu,
da quando in chiesa il latino
non si usa più.
Non sono l'unico, perdio!
che aborrendo le regole nuove,
solamente se il sabato piove,
fa visita in casa di Dio!
Stanno giocandosi il gregge,
tutti questi gabbadei!
Senza il latino, amici miei,
la messa non si regge!
Senza quel tocco eleusino,
nessun fedele vi fa
un obolo di carità,
se tolgono il latino.
Cerimoniere e scaccìno,
cominceranno via via
a marinar la sagrestia,
se mancherà il latino.
Le nuove messe ci rompono,
Vergine, diglielo tu,
da quando in chiesa il latino
non si usa più.
Questi pretonzoli, in realtà,
non rimangono che pinco palli,
se rosicchiano, come sciacalli,
la croce che sopra gli sta!
Stanno giocandosi il gregge,
tutti questi gabbadei!
Senza il latino, amici miei,
la messa non si regge!
Dai sacri calici, il vino
ci puzzerà di stantio
e lo berremo senza brio,
se tolgono il latino.
Fedeli del Palatino,
miracolati di Lourdes,
cosa potrà ammaliarci più,
se tolgono il latino?
Le nuove messe ci rompono,
Vergine, diglielo tu,
da quando in chiesa il latino
non si usa più!
per le acquesantiere in tempesta;
il Pontefice ha perso la testa
e ci ha messi tutti nei guai!
Stanno giocandosi il gregge,
tutti questi gabbadei!
Senza il latino, amici miei,
la messa non si regge!
Niente più pompe in cammino,
durante la liturgia,
muore il mistero e la magia,
se tolgono il latino.
Tutto quel rito divino
ci sembrerà un'idiozia
e i parrocchiani andranno via,
se mancherà il latino.
Le nuove messe ci rompono,
Vergine, diglielo tu,
da quando in chiesa il latino
non si usa più.
Non sono l'unico, perdio!
che aborrendo le regole nuove,
solamente se il sabato piove,
fa visita in casa di Dio!
Stanno giocandosi il gregge,
tutti questi gabbadei!
Senza il latino, amici miei,
la messa non si regge!
Senza quel tocco eleusino,
nessun fedele vi fa
un obolo di carità,
se tolgono il latino.
Cerimoniere e scaccìno,
cominceranno via via
a marinar la sagrestia,
se mancherà il latino.
Le nuove messe ci rompono,
Vergine, diglielo tu,
da quando in chiesa il latino
non si usa più.
Questi pretonzoli, in realtà,
non rimangono che pinco palli,
se rosicchiano, come sciacalli,
la croce che sopra gli sta!
Stanno giocandosi il gregge,
tutti questi gabbadei!
Senza il latino, amici miei,
la messa non si regge!
Dai sacri calici, il vino
ci puzzerà di stantio
e lo berremo senza brio,
se tolgono il latino.
Fedeli del Palatino,
miracolati di Lourdes,
cosa potrà ammaliarci più,
se tolgono il latino?
Le nuove messe ci rompono,
Vergine, diglielo tu,
da quando in chiesa il latino
non si usa più!



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